Porsche 956 Gr.C Kenwood Le Mans 1983 da kit Remember

Perché non pubblicare un WIP partendo da qualcosa di piuttosto semplice e correntemente disponibile sul mercato per vedere l’effetto che fa. E’ stato scelto un kit in resina 1:43 di Remember direttamente derivato dal vecchio Starter, la Porsche 956 a coda lunga. Il kit è commercializzato senza decals a un prezzo particolarmente competitivo (link: https://www.geminimodelcars.com/listing/1344468471/porsche-956-grc-long-tail-without-decals ). In pratica si tratta di uno Starter provvisto di accessori moderni, come acetati ristampati (comprese le calotte dei fari anteriori, che sullo Starter erano riprodotti da semplici blocchi di resina giallognola), ruote tornite Remember tipo W13 e pneumatici. Le decals per questo WIP, della versione Sonauto di Le Mans 1983, hanno un’origine piuttosto famosa, perché provengono dallo stock di Guy Roels, uno dei fondatori di GYL, a suo tempo importatore belga di AMR e promotore di modelli specifici marchiati GYL-AMR (ma che ve lo diciamo a fare). Riccardo Fontana realizzerà il WIP in più episodi, con foto e spiegazioni del caso. Buon divertimento.

Testo e foto di Riccardo Fontana

Gli echi di Novegro, cui non ho potuto assistere personalmente causa infortunio, portano a tutta una serie di ottime considerazioni sui modelli che tanto ci piacciono: pare infatti, a sentire i fortunati che hanno potuto andarci, che la quantità di ottimi montati a prezzo più che ragionevole fosse estremamente abbondante, come ancora più abbondante era l’offerta di kit “vergini”, anche di grande qualità, e spesso venduti ad ottimi prezzi.
La morale di tutti ciò è semplice seppur atavica: ha ancora senso una Spark che ormai vende i suoi modelli a quasi 80€ quando ormai non si fa neanche più troppa fatica a trovare non dei kit, ma dei montati (buoni) a meno?
Dipende: noi ci sentiremmo di dire di no, ma le vie del signore e le loro sfumature sono infinite, e chi non può o non sa montare i kit, d’altronde, troverà sempre (relativamente, vista la forbice di prezzo sempre più ridotta) gli Spark.
Già, ma è così drammatico in fondo il montaggio di un kit?
Questa serie di articoli vuole dimostrare cosa possa fare un qualunque appassionato, con capacità tutte da dimostrare e con peraltro problemi di vista da vicino, alle prese con un kit in resina in scala 1:43, di fascia oltretutto piuttosto economica: in questo caso, la prescelta è la Porsche 956 “coda lunga”, una ristampa Remember da kit Starter disponibile.
Il modello è l’ideale per chiunque voglia divertirsi con poco, e da buon Starter è semplicissimo: pochissimi pezzi, ma abbastanza nitidi e precisi.
Non ci saranno rifacimenti in stile “giapponese” o interventi estremi, solo cose alla portata di un normale tutto pollici con al più esperienza di Protar e di qualche kit in plastica in scala 1:24, ossia un altro mondo rispetto ad un kit in resina in scala 1:43.
Ci sarà qualche fine intervento di dettaglio e correzione qua e là, ma nulla più, anche perché non ne sarei capace.
Il primo step è la pulizia del modello dalle inevitabili bave di stampaggio, che sono sempre presenti seppur in quantità molto ridotta dato il buon lavoro svolto da chi il kit l’ha fatto, operazione semplice e fattibile con un coltellino e della carta vetrata fine.
Il primo problema è venuto dalla rottura di una guarnizione del finestrino della portiera sinistra: ho incollato una striscia di plasticard sulla sagoma della porta, e poi ho provveduto a carteggiarla all’interno ed all’esterno fino a farle assumere curvatura e spessore della scocca.
Operazione improvvisata, ma tutto sommato riuscita.
Il secondo macro-problema, è forse una pecca, una delle pochissime, del master Record-Starter della 956, ed è rappresentata dallo spessore del muso sotto le prese d’aria dei freni, decisamente troppo ridotto rispetto alla realtà.
Avevo già notato lo stesso difetto su un’altra 956, stavolta la Record vincitrice a Le Mans nel 1982, ma trattandosi all’epoca di un modello rinvenuto già montato all’epoca (bene oltretutto) non volli intervenire: stavolta, ovviamente, è tutto diverso, e ci proviamo.
Ho provveduto a ricalcare la foggia del muso su del plasticard millimetrato spesso 0.3 mm, e poi l’ho ritagliato ed incollato sotto le prese dei freni, stuccando e carteggiando il tutto.
L’effetto, non è dei peggiori, e rende maggiormente giustizia a quello che, ancora per i canoni odierni, è decisamente un buon modello.
L’ultima operazione è consistita nello stuccaggio e relativa carteggiatura di alcuni ritiri e buchi, di cui uno particolarmente grosso nel sottoporta destro, ma niente di particolarmente grave.
Fino a qui, le modifiche andavano fatte qualunque fosse stata la versione di 956 prescelta, dalla seconda puntata in avanti ci concentreremo sulle modifiche di dettaglio per questa specifica versione, che è la Kremer di Mario e Michael Andretti e Philippe Alliot, terzi assoluti alla 24 Ore di Le Mans 1983.
Fin qui sono state due ore di lavoro piacevoli e rilassanti, il seguito ci dirà del resto.

Da Remember una nuova serie di cinture di sicurezza racing 1:43

In sostituzione del TK71, ormai esaurito, Remember Models torna a offrire dei set di cinture di sicurezza per modelli 1:43. La nuova referenza (TK326) permette di utilizzare cinture a 4 e a 6 punti, riprodotte con nastro autoadesivo blu, nero o rosso. A corredo vi è una plancia fotoincisa e una decal ad acqua con la scelta di tre marchi: Willans, Sabelt e Autoflug. I TK326 sono disponibili a questo link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=TK326

Un anticipo di futuro

a cura della redazione

Si dice spesso di come l’invidia sia una brutta bestia, tipica proprietà di chi giudica chi fa senza avere il coraggio di fare.
Ebbene, in un mondo in cui capita sempre più spesso di vedere pressappochismo e relativa incompetenza premiati dal successo, forse anche per noi, che proprio digiuni e incompetenti in termini di motorsport, modellismo e giornalismo non ci riteniamo, è venuto il momento di spingerci oltre, e di provare a proporvi (anche) dei contenuti diversi, più a “misura di media”, per così dire.
Abbiamo molte idee che bollono in pentola, dai podcast con interviste ai protagonisti delle nostre passioni alle prove-monografie di auto e moto che hanno fatto epoca, fino a visite ad eventi, specialisti, commercianti e restauratori di ogni tipo.
Il modellismo, comunque, avrà una grossa parte di tutto ciò, nulla verrà trascurato, perché auto, moto, corse e modelli sono, per chi è bruciato dalla nostra passione, un tutt’uno imprescindibile ed indivisibile.
Ci vorrà tempo, perché proveremo a fare le cose al meglio delle nostre possibilità, com’è ovvio che sia.
State tranquilli: su PLIT non vedrete mai delle povere Ford Escort trasformate con pianali della Delta e motori della Sierra Cosworth, il “peggio” che potrà capitarvi, molto più in là, sarà di vedere la ricostruzione filologica di una Escort RS MKI come a Boreham l’hanno pensata nel 1970 (che sarebbe più bella da sentire e da vedere e ci costerebbe pure molto meno).
Chiediamo a voi, che sempre numerosi ci leggete, di commentare dicendoci cosa ne pensiate, perché la vostra opinione è importantissima: vi piacerebbe vedere qualche contenuto del genere? Se sì, dateci ancora un po’ di tempo, e non ve ne pentirete.

Il raduno di fine anno del MAMS alla Villa Martinelli di Mapello

La Villa Martinelli di Mapello (BG), meraviglioso esempio di architettura del primo 900, è stata la cornice, domenica 27 novembre 2022, del consueto pranzo di fine anno del M.A.M.S (Monza Auto Moto Storiche). L’incontro è stato l’occasione per rinsaldare l’amicizia fra i soci, scambiarsi gli auguri natalizi, nonché per tirare le somme delle attività svolte quest’anno e per tracciare le linee guida dell’attività futura.

Il presidente del club Luigi Ubezio ha sottolineato come il 2022 abbia visto un graduale ritorno alla normalità dopo il periodo della pandemia. L’attività dei raduni è ricominciata, soprattutto nella seconda metà dell’anno; in particolare il M.A.M.S. ha celebrato degnamente i 100 anni dall’inaugurazione dell’Autodromo Nazionale di Monza non solo organizzando un convegno, preceduto dalla proiezione di filmati d’epoca, che ha visto la partecipazione di giornalisti e piloti monzesi, ma anche portando nella centralissima piazza Trento e Trieste ben 134 mezzi d’epoca. La manifestazione denominata “Centopercento” ha visto una partecipazione di pubblico ad di là di ogni aspettativa.

Per l’anno a venire è previsto un pieno ritorno alla normalità, con un fitto calendario di raduni, uno dei quali dedicato ai fratelli Brambilla, indimenticati piloti monzesi, e con una riapertura della sede agli incontri settimanali dei soci.

I partecipanti al pranzo hanno naturalmente raggiunto Villa Martinelli a bordo dei loro mezzi d’epoca: Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Maserati, Fiat, BMW e Mercedes.

Andrà tutto all’asta

di Riccardo Fontana

Fine aprile 2020.
È un giorno imprecisato, non ricordo quale fosse con esattezza, ma ne ricordo la sostanza, e non potrò mai più scordarla.
Sono sul letto, ho freddo: non è una sensazione dettata da un’effettiva rigidità del clima, è la morsa della paura che stringe i vasi sanguigni e rende mani e piedi gelidi.
Sono, al pari di altre decine di milioni di persone, appena stato recluso fino a data da destinarsi, ho un lavoro in una piccola azienda provinciale che si fa ogni giorno più incerto e traballante per ovvie ragioni, e ho una relazione, appena cominciata, con una ragazza che vive in un altro stato. Se, in questo momento, sullo Zanichelli cercassimo il termine “disperazione”, probabilmente ci sarebbe scritto “vedi Riccardo Fontana”.
Non esco da giorni, ma che dico giorni, settimane, ma che dico settimane, non esco da quando “l’Avvocato di tutti gli iDalianiH” ci ha rinchiusi in casa per l’emergenza: ho provato ad uscire, a fare la spesa alla Coop sotto casa, ma quelle file bestiali di carrelli fatti entrare col contagocce dal buttafuori mi mettevano ancora più angoscia, così ho deciso di fare una spesa gigantesca e non uscire.
Cerco di non guardare la televisione, non ne posso più di sentirmi dire l’andamento dell’epidemia da improbabili fisici e matematici, da un momento all’altro mi aspetto un cardiologo a dimostrare il Teorema di Stokes su Rai Scuola.
Non posso più tollerare tutti quei grigi deficienti convinti di avere la verità in saccoccia che sparano le loro puttanate su ogni tipo di supporto noto ed ignoto all’uomo: si parla senza remora di confini chiusi da qui all’eternità, o comunque per almeno due anni, e di quarantene di un mese (e perché non di un anno? O di quindici? L’internamento sull’Ile du Diable l’abbiamo considerata?) in entrata e uscita da qui a mai più.
Ripenso a dei ragazzi, evidentemente maturandi, che mi passarono in fianco chiacchierando il giorno prima che Conte optasse per il lockdown: “daiiii, che figata, con un po’ di culo magari non facciamo la maturità!”.
Penso che, quella maledetta maturità, vorrei farla io per tutti loro purché quest’inferno psicosociale finisca immediatamente.
Penso alla voglia di ucciderli che mi, ripensandoci, mi prende come una pantera che mi azzanna la gola: chissà se, a novembre 2022, saranno ancora contenti del lockdown.
Provo a buttarmi sul modellismo, monto una Ferrari 250 GTO della Western Models, in scala 1:24, presa poco prima in un negozio a Parma: mi viene molto bene, ma non l’ho quasi mai più riguardata da allora.
Nei rari momenti in cui guardo i telegiornali, tipicamente quando la sera salgo a mangiare da mia madre, ascolto tutto e il contrario di tutto: membri dell’OMS in grado di dire tutto e il contrario di tutto nel giro di pochi secondi (non mi dilungherò a citare ogni singolo episodio, anche se potrei: sono convinto che non aggiungerebbe nulla, e sono ancora più convinto che anche voi lettori ve ne ricordiate benissimo), servizi sul turismo di prossimità, i box di plexiglass per le spiagge.
Vedo orde di idioti sfornare pizze giorno e notte, ed appendere ovunque quell’insopportabile messaggio cretino che di quel periodo di tregenda fu la cantilena perpetua: “Andrà tutto bene”.
Magari con l’arcobaleno, fatto disegnare ai loro figli, coi pastelli che, con la DAD, non stanno usando.
Sento che la mia psiche sta andando esattamente nella stessa direzione del mondo che mi circonda: in poche parole, a troie.
Di lì a poco avrò un crollo quasi definitivo, tanto che arriverò a considerare caldamente l’idea di licenziarmi e trasferirmi all’estero dalla mia fidanzata, per mai più fare ritorno.
Il tutto, ovviamente, senza lavoro, dovendomi mantenere, e senza praticamente parlare una parola della lingua incriminata (perché di lingue ne parlo parecchie, ma all’epoca col tedesco facevo ancora più fatica di adesso, che un po’ alla Markku Alen ma riesco a farmi capire).
Poi, per fortuna hanno riaperto, prima gradualmente e poi sempre di più, ma la cassa integrazione è continuata ancora per un bel po’: ricordo le prime volte in regime di semi-libertà, a Genova passando per i Giovi, un giro stupidissimo che avrò fatto milioni di volte, vissuto in quel contesto con più pathos che se avessi dovuto raggiungere il Mont Saint Michel da Pavia via routes nationales.
Poi il lavoro che riprende, e dopo due mesi scarsi il delirio che ritorna, durando anche più a lungo della prima volta.
In tutto ciò non ho mai avuto paura di ammalarmi di covid: a quattordici anni ho provato la broncopolmonite, tenendomi la febbre con picchi di 41,7 (!) per quasi una settimana nonostante un bombardamento di antibiotici più che sufficienti a curare una mandria di elefanti, e tossendo ogni giorno delle bottiglie di catarro misto a (parecchio) sangue: quel dolore, che non era da poco, era nulla in confronto al male mentale del mai abbastanza maledetto biennio 2020-2021.
Mi sforzavo di pensare in maniera razionale: dopotutto, anche durante l’epidemia di Spagnola del 1918-1920 si era tornati in tempi più che ragionevoli alla normalità, con percentuali di morti nemmeno paragonabili oltretutto, in quanto di svariati ordini di grandezza superiori in quel caso.
Anche il nome del “nemico contro cui eravamo in guerra” (concetto interessante, vero? La guerra contro un virus, concetti inutilmente militareschi a gogò, quasi a voler pre-irreggimentare una popolazione occidentali “debosciata” da quasi ottant’anni di pace in vista di qualche, pur “improbabile”, futura guerra.
Com’era quella cosa del pensar male?), beh il nome dicevamo: sars-cov 19, in arte “covid”, un nome da film catastrofista di serie C, neanche più i nomi colloquiali che almeno venivano concessi un tempo a dei morbi anche più letali: un tempo si sarebbe chiamata influenza cinese.
Sarebbe cambiato qualcosa? Assolutamente no, ma di occasioni per spersonalizzare e rendere tutto quanto più arido e glaciale possibile non ne perdiamo veramente mai.
Però siamo inclusivi, fluidi, tolleranti verso le felci marziane e gli spinaci di Alpha Centauri.
Maledetti retrogradi oscurantisti e reazionari che non siete altro, tsé…
Perché ho voluto inondarvi con questa tiritera? Anche per un fatto auto-terapeutico forse: non avevo mai condensato tutto questo, ma ora mi sento più leggero, e penso di non essere l’unico ad averla vissuta così male.
Resto convinto che ci sia gente, anche a fronte dei molti suicidi che hanno segnato quel periodo, che se la sia vissuta parecchio peggio.
In fondo, o per la malattia nel caso dei più deboli ed esposti o per “semplice” disagio in tutti gli altri casi, ne siamo tutti usciti vivi per miracolo.

Ferrari accetta le dimissioni di Mattia Binotto

Ferrari annuncia di aver accettato le dimissioni di Mattia Binotto che il 31 dicembre lascerà il suo ruolo di Team Principal della Scuderia Ferrari.

Benedetto Vigna ha commentato: “Desidero ringraziare Mattia per i suoi numerosi e fondamentali contributi nei 28 anni passati in Ferrari, e in particolare per la sua guida che ha portato il team ad essere di nuovo competitivo nella scorsa stagione. Grazie a questo, siamo in una posizione di forza per rinnovare il nostro impegno, in primo luogo per i nostri incredibili fan in tutto il mondo, per vincere il più importante trofeo nel motorsport. Tutti noi della Scuderia e nella più vasta comunità Ferrari auguriamo a Mattia tutto il meglio per il futuro”.

Mattia Binotto ha dichiarato: “Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni.”

Inizia ora il processo per identificare il nuovo Team Principal della Scuderia Ferrari, che dovrebbe concludersi nel nuovo anno.

Un’altra interpretazone della Stratos Publimmo del Monte Carlo ’79

L’articolo di oggi scritto da Riccardo Fontana sul recupero di una Stratos Monte Carlo di Racing43 (link: https://pitlaneitalia.com/2022/11/28/lancia-stratos-publimmo-racing-rally-monte-carlo-1979-di-racing43/ ) ha suscitato molto interesse anche sui social. Ed è curioso come i modelli si richiamino e tornino magari nella stessa giornata sotto forme diverse. E’ il caso di questa elaborazione su base Solido che ci ha proposto Marco Nolasco.

“I modelli che Riccardo Fontana presenta sul PLIT continuano a riportarmi agli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, ai viaggi a Loano e alle decine (o forse centinaia) di Solido e non solo che pasticciai con trans kit e decals varie, perciò insisto a giocare a ping pong con Riccardo e ti rifilo qualche foto della mia Stratos Publimmo.

Diversamente dalla sua Racing 43 la mia è appunto un Solido, la n. 73 uscita nel 1979, elaborata con il transkit n. TK14 di Tron del 1980, 3500 lire per il modello e altrettante per il trans kit.

Come si dovrebbe vedere aggiunsi qualche dettaglio qua e là. Anche l’antenna è autocostruita con un crine che, essendo flessibile, evita le tipiche rotture accidentali di quando si maneggiano maldestramente questi modelli che, in genere, non sono conservati nelle teche.

Lo schema cromatico è leggermente diverso, ho controllato al volo su Internet e direi che è corretta la mia”.

“E già che siamo a Montecarlo nel ’79, che vissi dal vivo con  la mia A112 Abarth nuova di zecca che, in un tratto ghiacciato, andò a baciare una Seat 132 di una coppia di spagnoli…, completo il discorso con la ben più famosa Stratos che quel rally lo vinse, la Chardonnet di Darniche. Stesse considerazioni della precedente, salvo che è questo è il TK13. Aggiungo solo che in entrambi i modelli allargai i passaruota posteriori”.

Lancia Stratos Publimmo Racing Rally Monte Carlo 1979 di Racing43

testo e foto di Riccardo Fontana

Spesso, girando per negozi, ci si gode il lato a mio avviso più bello del modellismo: il ritrovamento del tutto fortuito ed inaspettato di bella roba, che magari nemmeno si cerca da non dormirci la notte, ma che fa forse più piacere di roba che si cerca in una maniera che, a volte, diventa quasi insana.
È quello che mi è successo qualche mese fa in un noto negozio del milanese: c’era una cassetta della frutta colma di speciali montati degli anni che furono, sporchi e… Malamente rovinati dall’incuria estrema degli avventori che, con la stessa grazia di tanti elefanti in un negozio di cristalli, li hanno maneggiati con mani pesanti ed unte di sugna prima del sottoscritto, distruggendoli quasi in toto (suggerimento al proprietario: quando arrivano, mettiamoli fuori dalla portata di certa gente gli speciali, oppure amputiamo loro gli arti superiori, a discrezione).
C’era parecchia bella roba, ma tra tutte spuntava una bella Lancia Stratos Gruppo 4 Racing 43, evidentemente montata molto bene, che aveva già perso la fanaleria supplementare, un faro antinebbia, l’antenna, lo specchietto, e l’antenna.
Lo spoiler sul tetto si era staccato, ma fortunatamente girava ancora per la cassetta, ed è stato possibile recuperarlo (nelle foto del modello “prima”, lo vedete già riattaccato al suo posto).

Pagato il prezzo richiesto, più che onesto in verità, mi avvio verso casa con la mia Stratosina, versione Publimmo Racing, condotta con scarsa fortuna da Fulvio Bacchelli e Bruno Scabini al Montecarlo 1979: chissà chi l’avrà fatta? Sul fondino, a pennello, è riportata la scritta “N°1/03, Fabio”.
Chissà che storia c’è dietro, e come ha fatto questo modello ad arrivare pieno di polvere tra le grinfie di un’orrida banda di “umarel” con le mani di Mike Tyson, come al solito tutto ciò è probabilmente andato irrimediabilmente perduto, ma viene sempre spontaneo interrogarsi a proposito: anche e soprattutto questo è il fascino dei modelli speciali.
Arrivo a casa, riattacco l’alettone, e… E la Stratos va a dormire in vetrina, monca dei suoi pezzi mancanti.

Non sono un grande adepto degli acquisti online, sono un mezzo matto che nel 2022, a discapito dei suoi trent’anni, fa tutto in luoghi fisici e con persone fisiche, e detto fuori dai denti mi rifiuto anche di attivare l’home banking, da tanto ho pena di questo mondo di segaioli che vivono dietro ad un computer senza lo straccio di un rapporto umano, e senza peraltro sentirne la mancanza.
“La Forza”, prima o poi, mi condurrà ai particolari mancanti, e così è stato: finalmente ho potuto recuperare una batteria di fari supplementari marchiata Equipe Tron, e i lavori di restauro della Regina sono potuti riprendere, per ben… Due ore di febbrile lavoro, che hanno portato al risultato che potete vedere.
La configurazione prescelta è stata quella a fari “spiegati”, cioè notturna: non posso immaginare una Stratos Gruppo 4 in un contesto più evocativo di una prova speciale corsa di notte, con l’urlo squassante del Dino V6 elaborato da Claudio Maglioli che precede il fascio dei fari e il passaggio della vettura, quasi sempre di traverso, davanti agli spettatori.
Gli antinebbia sono stati recuperati da degli avanzi di kit Racing 43 che avevo nella mia cassetta magica, e completati con le parabole Tron avanzate dal set utilizzato per la batteria dei fari supplementari.
L’antenna a sua volta viene dalla cassetta dei rimasugli, ed è anch’essa di origine Racing 43.
Hanno completato l’opera i bei cerchi Campagnolo riverniciati correttamente in rosso (una delle poche pecche del montaggio originale: questa versione coi cerchi oro era completamente inverosimile) e la verniciatura in nero opaco degli scarichi, prima lasciati al naturale.
Mancherebbe lo specchietto, purtroppo non ho niente da adattare, però il modello può di fatto dirsi recuperato.
Trovo che sia stato un ottimo modo per divertirsi con veramente poco, anche se resta il fatto che, con un minimo di incuria in meno, non ci sarebbe probabilmente stato bisogno di tali operazioni.

“La storia di Le Mans Ferrari Prototipi”

In occasione del ritorno ufficiale del Cavallino nella massima categoria dell’endurance, il Museo di Le Mans organizza un’esposizione tematica dedicata alla storia della marca nella 24 Ore. Fra le vetture protagoniste della mostra temporanea, che si è aperta lo scorso 26 novembre, vi sono una 250LM, una 512M e una 312PB provenienti da collezioni private.

Per quanto riguarda il resto del parco vetture esposto, la Porsche 907 ha lasciato spazio a due nuovi modelli nell’area dedicata alla Casa di Stoccarda, una 935 e un’autentica 550 ufficiale. Dal 20 dicembre, inoltre, il museo accoglierà la nuova 963 di classe LMDh.

In vista del centenario della 24 Ore, anche il museo sarà oggetto di migliorie e ristrutturazioni e per questo osserverà alcuni periodi di chiusura eccezionale: dal 1° al 6 gennaio e dal 4 al 23 luglio 2023. Le visite libere al circuito non saranno inoltre possibili fino al 31 marzo 2023.

Milano: scatti e spigolature

Sono anni che mi dicono che Milano è cambiata, che è più bella, più interessante, piena di arte, cultura e cotillon. Non ci credo. E comunque non ne ho mai avuto la sensazione. Forse è tutta fuffa. Non è una città che amo, tutt’altro. Ma quando il mio collega e amico Massimo Campi ne parla attraverso le immagini (col potere delle immagini, direbbe Paul Zanker), anche Milano acquista un interesse. Anzi, lo riacquista, perché per certi versi Milano ha un fascino indiscutibile, che passa dalle vicende editoriali degli anni trenta alle atmosfere tardo-notturne descritte da Dino Buzzati, che essendo giornalista, oltre che scrittore, sapeva cogliere l’eccezionale nell’ordinario, cosa che forse a Milano puoi fare meglio che altrove. Sia come sia, Milano: scatti e spigolature è un libro con cui si possono passare alcune ore di puro divertimento. Massimo Campi ha compiuto un percorso iconografico alquanto personale, sulle tracce di simboli celeberrimi della città (il Castello Sforzesco, il tram, la Scala, la Bovisa…) ma anche di angoli che con ritrosia si aprono probabilmente a chi laggiù c’è nato e cresciuto. Tante volte mi sono chiesto se a Milano oggi c’è ancora traccia dell’ovattata malinconica crepuscolare atmosfera di Lombardia cantata da Herbert Pagani. Eppure ancora qualcosa di quelle nebbiose suggestioni trapela ancora dalle pagine del volume che sto sfogliando. Come se la city life non fosse che un pietoso belletto di sogno. Le foto di Massimo Campi, convertite in bianco e nero raccontano di una città comunque enigmatica pur nella sua razionale chiarezza. E’ una chiarezza ingannevole, lo è stata sempre, almeno per chi arriva da fuori. Valorizzano le foto i testi di Simonetta Caligara, in un evocativo viaggio di ricordi, citazioni letterarie e popolaresche, intrise di storia e di erudizione urbana. Una pubblicazione consigliata a chi ama perdersi per le vie una città.

Milano: scatti e spigolature, testi di Simonetta Caligara, foto di Massimo Campi, € 18,90, ISBN 9791221418354