Looksmart annuncia le Ferrari SF21 Formula 1 2021 in 1:43 e in 1:18

Looksmart ha annunciato per il terzo trimestre 2021 l\’uscita della Ferrari SF21 Formula 1 in versione GP del Bahrein (Charles Leclerc e Carlos Sainz jr). I modelli saranno disponibili sia in 1:43 sia in 1:18. 



Rassegna stampa: Modelli Auto n.143 (primo trimestre 2021)

Pensare che l\’edizione del primo trimestre di Modelli Auto era quella del Salone di Norimberga mette un po\’ di tristezza. Ora che siamo in piena nuova normalità (dalla quale non si tornerà mai indietro) i giornalisti non dovranno più scarpinare alle fiere in cerca di notizie e novità ma potranno starsene comodamente seduti a casa senza fare un metro. Vuoi mettere gli sbattimenti in meno. Modelli Auto inizia il 2021 con una ricca edizione, cinquantotto pagine piene di argomenti interessanti e sviluppati con passione. In questo numero si celebrano i settant\’anni di Formula 1 con una bella retrospettiva di modelli 1:43 ben montati e commentati con competenza; si prosegue poi con dei focus su Brooklin Models, Profil24 e con un articolo che presenta le creazioni di Vincenzo Lupo, modellista che da anni si dedica alla realizzazione di vetture particolari, rare e semisconosciute che popolano le gare in salita e gli slalom italiani. L\’articolo tecnico è consacrato alla BMW M3 GTR GT2 di Jeff Koons di Le Mans 2010, un\’elaborazione su base JPS di Gualtiero Negri per la collezione di Piero Tecchio. 

Non mancano, naturalmente le recensioni e un paio di schede di documentazione, stavolta incentrate sull\’asta Artcurial che si è tenuta a Parigi agli inizi dello scorso febbraio. A sette anni dalla sua ripresa, Modelli Auto si sta ancora evolvendo, cercando di migliorarsi. Il filo conduttore è quello di pensare, volta per volta, una rivista che proponga contenuti difficili da trovare sul web, che ha le sue logiche e la sua dimensione. Una testata cartacea non deve né imitare né inseguire la rete, altrimenti muore. 


Credo che un periodico tradizionale debba piuttosto inventarsi un proprio percorso, non certo ignorando la presenza di Intenet ma cercando una complementarità. Non è un compito facile, perché la sfida a volte si gioca su sfumature, e non è detto che si trovi sempre la chiave della riuscita, ma l\’indipendenza concettuale (che non significa ovviamente isolamento) è l\’unico modo per giustificare la presenza della carta stampata in un mondo che sembra fare di tutto per imporre l\’effimero anche nell\’atto della lettura. Si potrebbe parafrasare lo slogan con cui un garbato Luciano Rispoli concludeva ogni puntata di \”Parola mia\”: Internet è Internet, ma una buona rivista è sempre una buona rivista

"Un poisson pas comme les autres": Alpine A310 GTP un anno dopo. Spark S5683

Le sortite di Spark non sono mai casuali. Giusto un anno fa il blog parlava dell\’Alpine-Renault A310 GTP di Le Mans 1977, novità che andò ben presto esaurita visto l\’interesse specifico della versione (l\’articolo potete leggerlo a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/04/un-poisson-pas-comme-les-autres-lalpine.html ). Ebbene, oggi seconda parte. Stessa auto, stessa gara un anno dopo, il 1978. Abbandonata la livrea ittica, l\’Alpine A310 di Bernard Decure si presenta con una nuova decorazione tipica di quell\’epoca, con una banda di varie tonalità di blu degradanti dall\’azzurro al celeste, un po\’ come quelle che si vedevano sulle Ford Zakspeed, salvo che in quel caso il colore dominante è il bianco e non il nero. 



Rispetto all\’anno precedente, la A310 è alleggerita di una ventina di chili e abbassata di sette centimetri. Il motore ha guadagnato circa trenta cavalli, passando a 290. Ma in questo caso, malgrado l\’impegno di Denis Morin e Guillaume De Saint Pierre, l\’Alpine, iscritta in GTP, non riesce a qualificarsi, molto penalizzata dalla mancanza di velocità di punta sull\’Hunaudières. Dopo Le Mans, la A310 di Decure parteciperà ad altre gare meno importanti, principalmente rally e salite. 








Ecco una breve disamina delle caratteristiche principali della A310 Le Mans 1978 di Spark. 

Esterni: La livrea è delle più complicate. Spark, come sempre, si fa un punto d\’onore nell\’applicare alla perfezione decals che farebbero impazzire la maggior parte dei modellisti. Impeccabile la verniciatura, eccellenti tutti gli incollaggi, praticamente invisibili, e dire che le ampie vetrature, incluse quelle dei fari, e gli innumerevoli dettagli riportati, ce ne sarebbero di pastrocchi da combinare. 



Invece nulla di tutto questo: lo Spark è di una pulizia unica. Osserviamo con piacere come un elemento che era stato criticato dal blog sulla vettura del 1977, ossia i vetri tagliati in plotteraggio unico con le cornici, sia stato ritoccato: i contorni sono ora fotoincisi ed è tutta un\’altra cosa. Allora Spark quando vuole (se vuole) riesce a progredire! Doppiamente strana quindi la mossa del gambero in altri modelli – vedi Porsche 911. Speriamo che su altre uscite importanti come le prossime Delta qualcosa si muova. 








Interni: Quelli di un kit montato bene. Rollbar integrale, specchietto retrovisore, estintore e altri piccoli particolari che rivelano che Spark era in possesso di una documentazione specifica molto ricca. Solite cinture in decals, ma in questo caso si notano davvero poco. 

Ruote: Molto belli i Gotti, come del resto sulla vettura del 1977. Cerchio verniciato in alluminio satinato, pastiglia centrale fotoincisa con parte interna arancione. Tutto molto coreografico e poco industriale, valorizzato da pneumatici perfetti, come spalla e larghezza. 



Finiture: Del livello di montaggio è stato già detto. Il modello è lo stesso del 1977, quindi con gli stessi pregi, inclusi i bei supporti in fotoincisione dell\’ala posteriore, con relativi tiranti. Specchietti, ganci, faretto rosso sul tetto, scarico con tanto di adesivino Devil, tutto è al suo posto. 


Giudizio finale: con un modello così, vien quasi voglia di continuare a collezionare gli Spark. Quasi. 

Bentley GT in giallo rhadium: una nuova serie limitata Norev in esclusiva per il sito ufficiale

Solo duecento pezzi (ma senza placca numerata per via della particolare confezione in polyfoam): il nuovo modello Norev in esclusiva per il sito ufficiale è una Bentley GT 2018 in giallo rhadium, numero di catalogo 182789, scala 1:18. Già disponibile, il suo prezzo è € 129,00 più spese di spedizione (gratuite a partire da… 130 euro di spesa. Furbi eh?). 



Rassegna stampa: AutoModélisme n.274 (aprile 2021)

E\’ in distribuzione in questi giorni il numero di aprile di AutoModélisme. Se il numero di marzo, che riprendeva con un nuovo editore un cammino interrotto alla fine del 2020, aveva suscitato pareri contrastanti, non è che l\’uscita di aprile abbia diradato definitivamente le nubi delle perplessità. Certo, si apprezza lo sforzo di migliorare i contenuti, e il ritorno di due collaboratori quali Jean-Louis Blaisius e Guillaume Waegermacker apporta una dose supplementare di qualità ed esperienza. Uno dei problemi principali della rivista è una grafica scadente: ci si chiederà cosa possa interessare della grafica a chi cerca contenuti modellistici. 

Mi pare evidente che pubblicare immagini enormi di modelli in scala 1:43 non solo toglie spazio prezioso ai testi, ma rende anche un pessimo servizio ai pezzi fotografati. Neanche un modello della collezione di Piero Tecchio reggerebbe a certi ingrandimenti (o forse uno di quelli sì, ma avete capito il concetto). Che senso ha sparare a una pagina e mezzo un vecchio Mini Racing montato all\’inizio degli anni ottanta o un modello speciale casalingo fatto con delle tecniche degne di un RD Marmande o poco ci manca (con tutto il rispetto per Mini Racing e RD Marmande, sia ben chiaro)? AutoModélisme sta ripetendo errori già fatti da altri, e che altri hanno corretto per poter sopravvivere nel modo più consono a un settore che non chiede degli standard da Vogue.

Quanto ai contenuti, restiamo sul banale, ma in questo caso la cadenza mensile impone delle tempistiche che fatalmente incidono sul livello medio degli argomenti: le art car sono qualcosa di visto e rivisto, anche se stavolta aggiornato alle ultime uscite modellistiche. Oltretutto, per definire art car la Porsche 962C sponsorizzata da Lui o le Hesketh Penthouse ci vuol coraggio ma fossero quelli i problemi. Lo scarso approfondimento e la superficialità pervadono sottilmente pagine che vorrebbero dire ma non dicono, che raccontano l\’ovvio a chi l\’ovvio già lo conosce. 

La rubrica \”l\’angolino dei lettori\” farà vendere copie a chi si vede pubblicare le proprie realizzazioni ma siamo proprio sicuri che interessi a qualcuno, oltre che al diretto interessato, sua moglie e ai quattro sfigati del forum che frequenta, vedere un cruscotto naif o un box in 1:43 che sembra una gabbia per criceti? Sfogliando l\’AutoModélisme attuale sembra di vedere una rivista di inizi anni novanta, e stavolta la nostalgia non c\’entra: sono i difetti a venire fuori, i tempi sono cambiati. Abbondano foto di modelli montati maldestramente, nulla è approfondito come si dovrebbe e la tecnica latita del tutto o quasi. 

Un articolo pseudo-tecnico è affidato al responsabile dell\’Atelier Camara: ne viene fuori un insipido diarino del montaggio di un kit MFH in scala 1:20, dal risultato mediocre, come abbastanza mediocri – purtroppo – sono tutti i modelli che provengono da quel laboratorio. Auto Modélisme per ora è questo o poco più.

Non stiamo a dire che era meglio prima, perché se la rivista ha dovuto cessare l\’attività ci sarà stato pure un perché (peraltro legato ai problemi del gruppo editoriale, quindi il caso è abbastanza particolare). Il fatto è che AutoModélisme attuale è una rivista che ancora non ha né capo né coda, indipendentemente dalle qualità o dai difetti della gestione precedente. 



Sono e sarò sempre un convinto sostenitore della carta stampata che secondo me può ancora oggi avere un ruolo ben preciso, parallelo alle correnti del web. Ma giustificare l\’esistenza di una testata affermando tautologicamente che \”è già bene che esista\” significa già condannarla a non si sa quale fine. 

I quarant\'anni di Marsh Models: 1981-2021

Proprio oggi ricorrono i quarant\’anni di un marchio importante nel settore degli speciali in 1:43, Marsh Models. John e Pam Simons avviarono l\’attività il 5 aprile 1981, un periodo molto lontano da quello che stiamo vivendo, in cui il mondo del modellismo era profondamente diverso. Eppure Marsh Models, come diversi altri produttori britannici ha saputo adeguarsi al mercato che cambia, ed è ancora sulla breccia dopo tanto tempo. In questi giorni Marsh Models è impegnata nei montaggi del prossimo modello, la Chaparral McLaren M12 di John Surtees (Bridgehampton 1969), nella foto. 



Rassegna stampa: Echappement Collection #1 (aprile-maggio-giugno 2021): Le phénomène GTI

Con questa pubblicazione la rivista Echappement, passata sotto la proprietà delle Edition Larivière inaugura una serie di speciali trimestrali che si annuncia particolarmente attraente. La prima uscita è dedicata alle \”hot-hatchback\”, ossia le GTI, fenomeno tipico degli anni ottanta-novanta, iniziato con la Volkswagen Golf GTI, la Renault 5 Alpine e altre auto indimenticabili, sempre \”emozionali\”. Sedici modelli vengono passati al vaglio, e le scelte sono anche piacevolmente originali: non mancano ovviamente i classici, quali le già citate Golf e R5, ma vi sono Renault 11 Turbo, Citroen AX GT e anche la Mini Cooper 1.3 delle ultime generazioni. 


Una lettura gradevolissima, attraverso oltre 160 pagine di testi ben scritti e foto fresche, accompagnate da un po\’ di documentazione d\’epoca, soprattutto pubblicitaria (della serie \”come eravamo\”). In Francia il costo nelle edicole di questo Echappement Collection è di € 12. Da non perdere.  





Vic Elford e la Porsche 911, tributo al Rally di Monte Carlo 1968 [a cura di Nicola Lettieri]

Tributo al Rally di Monte Carlo 1968: Vic Elford e la Porsche 911 [testo e foto a cura di Nicola Lettieri]

Il pilota inglese Vic Elford, per gli amici “Quick Vic”, è stato uno dei più poliedrici e versatili piloti di tutti i tempi, capace di correre e trionfare nelle più diverse categorie del Motor Sport.

Vic Elford

A conferma di ciò, è sufficiente prendere in considerazione il suo anno “magico”: il 1968.

La lunga serie di trionfi di “Quick Vic” iniziò il 25 gennaio con la vittoria al Rally di Monte Carlo in coppia con David Stone con la Porsche 911 T.

Seguì, il 4 febbraio, la vittoria alla 24 Ore di Daytona con la Porsche 907 Long Tail (#005) n.54 ufficiale insieme con Jochen Neerpasch, Rolf Stommelen, Jo Siffert ed Hans Herrmann.

Appena un mese dopo, il 23 marzo, ottenne con la Porsche 907 corta (#026) ufficiale insieme con Jochen Neerpasch il 2° posto alla 12h di Sebring.

24 Ore di Daytona 1968













Il 5 maggio vinse, sempre su Porsche 907 corta ufficiale (n.224) in coppia con Umberto Maglioli, la 52° Targa Florio, dopo aver recuperato nei confronti dell’Alfa Romeo 33/2 di Nanni Galli ed Ignazio Giuinti un ritardo di 18 minuti causato da una foratura.

Il 19 maggio, ancora una vittoria alla 1000 km del Nürburgring con la Porsche 908 (#008) ufficiale in coppia con Jo Siffert.

Rally Monte Carlo 1968

Purtroppo alla 24 Ore di Le Mans del 28 – 29 settembre, la sua Porsche 908 LH fu squalificata per alcune irregolarità commesse nella sostituzione di un alternatore, altrimenti “Quick Vic” avrebbe sicuramente messo la sua firma sull’ennesimo ottimo risultato, stante la superiorità in qualifica delle 908 LH rispetto alle Ford GT40.

Infine, al suo debutto in Formula Uno nel mese di luglio al Gran Premio di Francia, riuscì ad ottenere il 4° posto con una Cooper BRM scarsamente competitiva, dietro a piloti come Ickx, Surtees e Stewart.

12 Ore di Sebring 1968

Tralasciando per il momento la splendida vittoria di Vic Elford alla Targa Florio ’68, che conto di approfondire in futuro, vorrei soffermarmi sul Rally di Monte Carlo del 1968 e sulla prima vittoria in questa durissima e prestigiosa competizione per la Porsche con la 911 T.

Il “Monte 1968” fu una gara di svolta anche perché, dopo che nella prima metà degli anni sessanta si erano imposte piccole vetture come le Saab 96 e le Mini Cooper S anche grazie al sistema dei coefficienti prestazionali, in quell’anno vennero cancellati i tempi imposti a favore degli “scratch” nelle prove speciali. Da allora, quindi, l’auto più veloce e il pilota con il piede più pesante avrebbero vinto.

24 Ore di Le Mans 1968

1000km del Nuerburgring 1968

Da Stoccarda furono inviate in Francia due 911 T da 180 CV che sarebbero state guidate da Vic Elford e David Stone (la 911 T n.210) e dall’esperto Pauli Toivonen e Martti Tiukkanen (la gemella n.116) e che avrebbero dovuto vedersela con le agili e performanti Alpine Renault.

Quell’anno il clima era quasi primaverile e la neve era solo ai bordi delle strade: la squadra di assistenza dovette far arrivare in fretta gomme più performanti, senza chiodi né tasselli, per garantirsi la maggiore tenuta di strada possibile in quelle singolari condizioni.

L’Alpine-Renault di Gérard Larrousse alla partenza dell’ultima tappa aveva 14” di vantaggio su Elford, seguito da Toivonen, poi il colpo di scena: Elford vinse le prime due PS e nella terza – La Couillole – recuperò ben 51” al francese, braccato anche dalla seconda Porsche n.116 di Toivonen. Al secondo passaggio del Turini, complice un po’ di neve gettata sulla strada da alcuni spettatori improvvisatisi “spalatori”, l’Alpine di Larrousse con le gomme “racing” uscì di strada finendo contro un muro e la Porsche ottenne finalmente la prima vittoria e la prima doppietta al Monte Carlo della 911. Quell’anno, il favorito nella squadra Porsche era certamente il più esperto Toivonen ma, complice il bel tempo e le singolari condizioni della strada, fu Elford a vincere per le sue migliori doti di stradista rispetto al finlandese, più a suo agio sulla neve.

Incontro al Turini, giugno 2018

Nel mese di giugno del 2018, cinquant’anni dopo la vittoria al Monte della 911 T di Elford/Stone e quarant’anni dopo la vittoria del francese Jean-Pierre Nicolas in coppia con Vincent Laverne alla giuda della 911 Carrera RS 3.0 (l’ultima assoluta per Porsche), la Casa di Stoccarda organizzò un meeting con cinque ex piloti di rally alla tappa del Col de Turini del Rally di Monte Carlo alla giuda di cinque iconiche Porsche per celebrare le prime e ultime vittorie del marchio al Monte.

Monte Carlo, giugno 2018

Alla guida di una 911 S 2.0 Coupè, c’era Herbert Linge che aveva partecipato alla prima apparizione della 911 al Rally di Monte Carlo nel 1965, piazzandosi all\’ottavo posto assoluto. Il francese Jacques Alméras, guidava una 911 3.0 Gruppo 4 del ’74 con la quale nello stesso anno era diventato campione francese della montagna nella classe \”GT Special\”. René Rochebrun, che aveva corso come copilota di Jean-Jacques Santucci al Monte del 1978, giudava una 911 Carrera 2.7 RS bianca del 1972. Jean-Pierre Nicolas era ancora una volta al volante della 911 SC blu e oro del 1978 che aveva guidato durante l\’ultima vittoria di Porsche al Rally di Monte Carlo ‘78. Ed infine, alla guida di una 911 (991-2) Carrera T del 2018, costruita per rendere omaggio alla 911 T che aveva guidato nel 1968, c’era Vic Elford.

La vettura, esemplare unico, presentava numerosi richiami alla vittoriosa 911 T del 1968, come ad esempio i fari supplementari, i paraspruzzi posteriori, strumenti da rally Halda sul tunnel centrale, sedili avvolgenti con finitura in tessuto di carbonio e gli anni \”1968\” (lato passeggero) e \”2018\” (lato conducente) ricamati sul poggiatesta e riportati sulla placca di identificazione all’esterno della vettura, naturalmente decorata con i numeri di gara “210”.

Terribilmente affascinato da questa vettura, da buon collezionista Porsche ed ammiratore di Vic Elford, qualche mese fa ho deciso di rivolgermi al mio amico Giuseppe di “JH Racing Models” per la realizzazione del modello in scala 1/43 da mettere in collezione, usando come base la rossa 991-2 Carrera T di Minichamps realizzata in serie limitata di 200 pezzi per il negozio tedesco Cartima.

Una fase dell\’elaborazione


Giuseppe ha aggiunto i fari supplementari realizzando il supporto saldando tubi in ottone, inserito, autocostruendola, la strumentazione Halda sul tunnel centrale, realizzato i paraspruzzi con plasticard opportunamente sagomato e stampato le decals affidandosi ad un professionista esterno al quale ha fatto realizzare anche la cartolina da inserire come sfondo nella confezione. 


La strumentazione Halda
sul tunnel centrale

Montaggio dei fari supplementari

Il risultato finale ha pienamente soddisfatto le mie aspettative, meritando un posto di riguardo nella mia vetrina insieme alla sua illustre progenitrice.

Vecchio e nuovo…




Annullata l\'edizione estiva della Fiera di Norimberga, tutto rimandato al febbraio del 2022

Com\’era abbastanza facile prevedere, anche la Fiera di Norimberga ha dovuto cedere di fronte all\’incertezza causata dal Covid-19 e dagli interessi che ci girano attorno. Vi riportiamo il comunicato ufficiale in inglese dove gli organizzatori danno appuntamento a partecipanti e visitatori al febbraio 2022. Vogliamo scommettere che sarà annullata anche l\’edizione del 2022, sostituita magari da una fantastica diretta streaming?

The first-ever Summer Edition of the world-renowned Spielwarenmesse in Nuremberg was to open its doors this July after being postponed in January. In its role as organiser, Spielwarenmesse eG had pulled out all the stops to provide the industry with a suitable networking platform this year. Following the unrelenting uncertainty surrounding the coronavirus pandemic both on a national and international level, it has been decided to cancel the event and to focus instead on Spielwarenmesse 2022. The resolution was passed at the supervisory board meeting on 25 March.

 

Commenting on this latest move, Ernst Kick, CEO Spielwarenmesse eG, stated: “Initially, we received excellent feedback about the Summer Edition from both exhibitors and visitors. In recent weeks, however, the disappointingly slow improvement in the pandemic has been fuelling uncertainty across the industry. Our top priority remains the health and safety of all our participants.” The lack of political perspective with regard to trade fairs has had a considerable impact on the ability of exhibition organisers to make firm plans and for international manufacturers and buyers to schedule and book their travel and accommodation. Despite the measures already set in motion, it would be impossible to stage the Spielwarenmesse Summer Edition successfully without having the all-important run-up to the fair clearly mapped out.

 

From now on, all energy will be channelled into the regular Spielwarenmesse which is scheduled to run from 2 to 6 February 2022 and will take place in conjunction with Spielwarenmesse Digital. For the first time ever, the organiser will be linking the indispensable experience of the live exhibition in Nuremberg with the virtual world, enhancing the participation of both suppliers and buyers whilst providing them with the best possible service. “We’re receiving such a positive response from across the board. The market players cannot wait to get together again in February. And we’re very much looking forward to welcoming everyone back to Nuremberg for the 72nd Spielwarenmesse,” Mr Kick concluded.

Alle origini della Lancia Beta Montecarlo Gr5: Spark S2289, 6 Ore di Silverstone 1979

Spark ha già ampiamente scavato nella storia della Lancia Beta Montecarlo Gruppo 5, ma ora è la volta di una versione fondamentale, quella dell\’esordio in gara della vettura, alla 6 Ore di Silverstone del 1979, con Riccardo Patrese e Walter Roehrl. Nel corso del 1979 la Beta Montecarlo Gruppo 5 fu sottoposta a una serie di costanti miglioramenti, con l\’impiego di uno o due esemplari in varie prove del Mondiale Marche. Dopo Silverstone, la Beta si rivide in altre occasioni, con una livrea diversa (strisce rosse anziché bianche), sempre su carrozzeria nera opaca. Nel corso del 1979, le Beta Montecarlo furono oggetto di leggere modifiche gara per gara. A parte la combinazione coda corta-muso senza lama (Vallelunga, Pianta/Alen), le principali variazioni riguardarono lo specchio di poppa. 

A Silverstone fu utilizzata una sorta di parafiamma molto rudimentale (forse in alluminio) che Spark ha ben riprodotto con una fotoincisione. La provvisorietà della soluzione è comprovata dalla presenza di due \”occhi\” rettangolari che probabilmente dovevano ospitare le luci di stop e le frecce. Una delle aperture, al centro, fungeva da alloggiamento per il terminale di scarico. Successivamente, la parte posteriore venne aperta e i gruppi ottici furono sistemati in un primo tempo alla base della \”U\” rovesciata, per poi andare a occupare l\’area superiore, che è poi la configurazione più nota. 

La Lancia di Silverstone non è del tutto inedita: in passato anche Best Model l\’aveva riprodotta pur senza modificare alcunché del prototipo, cosa abituale (e inevitabile) nel settore dei diecast. 

Lo Spark testimonia l\’utilizzo di una documentazione completa: ad esempio non sono stati tralasciati i due tondi gialli con i loghi dello sponsor locale The Rivet Supply co., applicati su ciascun lato del tetto. 



I dadi delle ruote sono rossi a destra e blu a sinistra, i vari ganci, gancetti e manettini sono replicati con scrupolo così come altri dettagli quali la protezione sul radiatore di sinistra e il rinforzo su quello di destra. Forse la scritta anteriore \”Lancia Beta Montecarlo\” avrebbe potuto essere più grande: nelle foto dell\’originale il confronto può essere fatto facilmente con lo sticker Magneti Marelli, posizionato al centro della lama anteriore, che ci pare della giusta grandezza. Le cornici laterali sono riprodotte in fotoincisione, così come la calandra, della giusta forma (nel 1979 il bordo e lo sviluppo interno erano diversi rispetto a quelli dal 1980 in poi). 

I finti fari anteriori sono stati realizzati con una fotoincisione bidimensionale, con base opaca e filetto di contorno lucido: soluzione semplice e ingegnosa che rende bene la realtà. Presente il rollbar integrale (forse un po\’ spesso ma non si nota più di tanto), il sedile nel giusto color marrone chiaro con cinture – ahinoi in decal – rosse, un estintore non particolarmente raffinato e tutti gli accessori tipici della Beta gruppo 5, dalla particolare staffa del piantone del volante alla pannellatura in alluminio. Un modello ben fatto, con ruote e pneumatici realistici, una verniciatura perfetta e una posa decals esente da critiche. Sicuramente uno degli Spark da prendere in questo 2021.