Carrera RSR Porsche Club Romand 1975: una nuova serie limitata di Madyero

E\’ disponibile da oggi una nuova serie limitata Madyero. Stavolta si tratta della Porsche 911 Carrera RSR 3.0 Gruppo 4 di Claude Haldi – Porsche Club Romand. Il modello, solo montato, è declinato in quattro versioni dell\’annata 1975: 1000km di Monza, 1000km di Spa, 800km di Dijon e 1000km del Nurburgring. Questo il link per l\’acquisto: https://www.geminimodelcars.com/search?q=Romand . 


David Bull 1961-2021: ricordo di un editore

E\’ mancato nei giorni scorsi David Bull. Il mondo dell\’editoria automobilistica gli deve molto. David è stato per anni un punto di riferimento nell\’ambito dei libri a tema storico, con titoli divenuti dei classici e destinati ad essere letti e ricordati per molti decenni. Incontrai David un paio di volte agli inizi degli anni duemila, scambiai con lui opinioni e ricevetti consigli e indicazioni che mi sono servite tantissimo per la mia attività. Ho però preferito che anche sul blog fosse una delle persone nel nostro ambiente che lo conoscevano meglio, Janos Wimpffen, a ricordarlo. Ecco quindi il contributo di Janos, che ringrazio per avermi concesso di pubblicare il suo scritto.

Last weekend the world of automotive publishing lost its greatest stalwart, David Bull. To all who knew him he was far, far more than merely the creator of some of the best works of art between book covers. He was a friend, a caring family man, a great intellect, and wicked fun.

We should all be grateful that we had ten more years of him by our side than anyone expected. In 2011 David suffered devasting injuries in a near fatal motorcyle crash. Indeed, his heart stopped twice and he was not expected to make it through the night. He not only survived but he persevered and even thrived when others would have given up. Though paralyzed he made a life for himself so that he could continue his passions, being there for his two growing children and continuing to produce some of the finest books in the genre. However, the complications from those injuries finally caught up to him and with his family by his side at his Phoenix home, the struggle came to an end.

You could always spot them when browsing the shelves of an automotive book store or most enjoyably at some great venue like Goodwood or Monterey. There was always that special presentation of a David Bull book. There was meticulous attention to every detail. Many of the several hundred books released by his firm won major awards around the world.

A native of Boston, David learned his craft with Bentley Publishers but soon struck out on his own, founding Bull Publishing in the mid-1990s. It was soon afterward that he and I met and began a fruitful collaboration that resulted in five of my six major books. He exuded a measured calm in managing the sometimes irrascible nature of this author, and no doubt the others in his stable. There was no one with whom I enjoyed arguing professional points with more than David. His broad knowledge of racing and automotive history, keen business acumen, and precise sense of the literary and visual meant that he usually won the argument—and I was the better for it.

Indeed, saying “measured calm” does not do justice, as anyone who has conversed with David can attest. He spoke with the cadence of a monk. Each word was retrieved from deep within a lexicon that he possessed which rivalled that of any bard of the English language. Then with the careful crafting of a five-star chef he would blend each adjective, noun and verb into a soufflé that was every bit as aesthetically pleasing as were his books.

Over the years the various designers and authors working with him became a bit of a family, swapping affectionate David stories. Whenever we met it was realized that while we were proud of our association with such a fine enterprise, we all had a relationship with David that was far, far deeper. In my case, we shared common interests in art, sports, travel, music, politics, and good beer. But we also had many a deep conversation into the realms of the personal and philosophical. During his dark days I counseled him, having conveyed the experience and inspiration of my sister, who was disabled for nearly her whole adult life. The more we shared, the closer David and I got—to where we unabashedly told of our love for one another. I am certain that all those who were touched by David have similar yet unique tales to tell.


His legacy lives on through his wonderful family, who I have been honored to have met. To the world at large he will be remembered every time you look on a shelf and are immediately drawn to that most exquisite book that only he could produce. The books of David Bull Publishing will be cherished keepsakes for generations.

Da 620 a 5 in 24 ore: il caso, neanche poi tanto raro, della Ferrari F355 1:43 di BBR

Di 620 modelli originariamente disponibili ne hanno lasciati 5, e questo dopo poco più di 24 ore dalla diffusione della newsletter di \”richiamo\” per un modello, va puntualizzato, che era stato annunciato già diverso tempo fa. Ma l\’ultima newsletter ha avuto un effetto notevole di accelerazione. Ancora una volta BBR si conferma un punto di riferimento assoluto, non solo nella qualità dei prodotti ma anche nelle scelte e nelle strategie. Stiamo parlando della Ferrari F355 Berlinetta, un soggetto non certo inedito (neanche nella gamma BBR) ma che l\’azienda di Saronno ha riproposto nel momento giusto, quando i collezionisti iniziavano ad avvertire la mancanza di una riproduzione 1:43 adeguata ai tempi. La versione annunciata è quella del 1994, con cambio manuale e senza airbag. Il modello appartiene alla gamma assemblata in Cina e sarà disponibile verso giugno. 

Cinque le colorazioni: si va dal classico Rosso Corsa (355 esemplari) al sempre apprezzato giallo (100 esemplari), fino al bianco, nero e rosso barchetta, ciascuno in 55 pezzi. Totale: 620 modelli, e al momento di scrivere (20 aprile 2021), sul sito BBR Store ne restano quattro neri e uno rosso corsa. 

Non è la prima volta che un BBR riscuote un tale successo ancor prima della sua commercializzazione, ma di fronte alla capacità di questo produttore di muoversi in un mercato sempre più difficile da prevedere e interpretare si può restare solo ammirati. 

Le anteprime in 3D dell’Alfa Romeo 1750 e 2000 Berlina di Mitica (diecast 1:18)

Alfa Romeo 2000 Berlina

“Mitica” si evolve. Dopo i primi resincast, questo marchio, che fa capo a Carmodel (una realtà che tutto il mondo ci invidia) ha annunciato una serie di diecast con sportelli apribili, sospensioni e ruote sterzanti. Un ritorno al passato e un’evoluzione allo stesso tempo, e la concorrenza è avvertita. Le prime a uscire saranno le Alfa Romeo 1750/2000 Berlina, Questi i colori previsti per il momento: 1750 I Serie rosso prugna, 1750 I Serie verde oliva metallizzato, 1750 II Serie bianco, 2000 blu cobalto (con decals supplementari Polizia e Comando Carabinieri fornite a parte), 2000 blu pervinca e cerchi millerighe. Siamo in grado di presentarvi in anteprima i rendering 3D di questi modelli. Il prezzo al pubblico sarà di € 89,95. 

Alfa Romeo 1750 Berlina I Serie: 

 

 

 

Alfa Romeo 1750 Berlina II Serie: 

 

 

 

 

 

Alfa Romeo 2000 Berlina: 

Alfa Romeo 2000 Berlina (con cerchi millerighe): 

 

 

 

E\' scomparso Remo Cattini, storico direttore di gara del Mugello

Una recente immagine di Remo Cattini: al 
bar Sport di Scarperia nel luglio del 2019, 
insieme a Giorgio Francia [foto David Tarallo]

E\’ scomparso ieri all\’età di 97 anni Remo Cattini. Bresciano ma mugellano d\’adozione, Cattini è stato uno dei fondatori dell\’autodromo del Mugello. La sua storia coincide con quella dell\’automobilismo italiano dagli anni quaranta a oggi. Cattini aveva esordito come commissario sportivo alla Mille Miglia del 1940 e la sua carriera lo aveva portato, in qualità di pilota, sui circuiti di tutto il mondo: Le Mans, il Nurburgring, la Targa Florio, i record di velocità con l\’Abarth. Direttore sportivo della Brescia Corse, Cattini si costruì un\’eccezionale carriera come ufficiale e direttore di gara. La sua presenza al circuito del Mugello fu fondamentale e sempre una garanzia per il corretto svolgimento delle manifestazioni. Ricoprì vari incarichi alla CSAI, contribuendo anche alla formazione di nuove leve oggi al vertice delle strutture che lui stesso frequentò in tanti anni di attività. 

Un modello dimenticato: l\'Alpine-Renault A220 Le Mans 1969 di Duthy43

Duthy43 produsse nel 1990 l\’Alpine-Renault
A220 di Le Mans 1968-1969. 

Ancora alla fine degli anni ottanta, i marchi artigianali, soprattutto francesi, non si contavano. A parte i \”grandi\” come Starter e Provence Moulage, esisteva un incredibile microcosmo di piccolissime realtà, sparse in tutto l\’esagono. A volte i master seguivano itinerari sorprendenti, con modelli che sparivano da una parte per riaffiorare mesi da un\’altra. Senza contare ovviamente le copie più o meno piratesche. Nel 1989 nacque il marchio Duthy43, fondato da Thierry Dumont a Nimes. Pochi se ne ricordano. La produzione fu quantomai varia e originale: Dumont spaziava dai fuoristrada della Parigi-Dakar alle sport-prototipo anni sessanta-settanta, dai camion dei circhi agli autobus. Furono proprio i veicoli dei circhi a costituire un asse portante nella vicenda di Duthy43, che collaborò anche con l\’AFVCC (l\’associazione storica francese dei veicoli del circo), realizzando pezzi di grande fascino, ben concepiti e dettagliati con dovizia di particolari. 

Ben proporzionata, la A220 di Duthy43
corrispondeva come
soluzioni costruttive ai canoni classici dei kit
di quel periodo. 

In questo thread vi presentiamo invece qualcosa di completamente diverso: è uno dei rari factory built prodotti da Duthy43, un\’Alpine A220 di Le Mans 1969, catalogo 9007M. Nella numerazione di Duthy43, le prime due cifre indicano l\’anno di commercializzazione. Nello stesso periodo furono venduti due kit, uno che permetteva di realizzare le versioni di Le Mans 1968 un altro con le versioni del \’69. Fra i soggetti analoghi, possiamo citare le WM di Le Mans 1977 e 1978, uscite nel 1992. I modelli erano di fattura estremamente classica: tutti in resina, con poche fotoincisioni e i dettagli essenziali, come un kit Starter o Provence Moulage dell\’epoca. I factory built erano rifiniti con cura: notevole ad esempio, sull\’Alpine A220, la doppia guarnizione del parabrezza, nera e argento. Dumont, che aveva creato anche un secondo marchio, Gti Miniatures, chiuse ufficialmente con l\’automodellismo nel giugno del 2007 per dedicarsi a tutt\’altro, la fotografia artistica. Gli stampi, però, non vennero ceduti a terzi, escluso quello della Renault 5 Turbo. 

L\’etichetta sul coperchio della
scatola identifica la produzione
factory built. Quanti ne siano stati
montati non è dato saperlo. 

Sul marchio Duthy43 è calato un silenzio quasi assoluto, appena disturbato dalle fantasie di qualcuno che sui soliti forum apre bocca e dà fiato. Qualche anno fa, era corsa addirittura voce che Dumont fosse passato a miglior vita. Gli toccò iscriversi sul forum (di cui non faccio il nome) e intervenire sottolineando come la notizia della sua morte fosse leggermente esagerata. Considerate le comari che popolano certi spazi web consacrati al modellismo, ciò che auguriamo a Dumont è di aver trovato nell\’ambiente della fotografia un contesto di frequentazioni maggiormente inclini a farsi gli affari propri. 

Rémy Elkoubi, Jeunesses Volées

Nella terza parte della storia di Provence Moulage / Provence Miniatures, uscita

 nel blog (http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2021/04/la-storia-di-provence-moulage-parte-3.html) appare fra gli attori principali Rémy Elkoubi. Vorremmo salutarlo anche nella sua veste di narratore e storico, pubblicando, senza ulteriori commenti che sarebbero forse inutili, queste due immagini. 


La storia di Provence Moulage, parte 3: gli anni di Elkoubi, Provence Miniatures e un (inevitabile) tramonto

Pubblichiamo la terza parte della storia della Provence Moulage, a cura di Umberto Cattani e David Tarallo. Ricordiamo che le prime due puntate potete leggerle a questi link: 

http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/09/provence-moulage-ricchezza-e-nobilta.html

http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/10/la-storia-di-provence-moulage-parte-2.html

STORIA DELLA PROVENCE MOULAGE – PARTE III

Una delle tantissime Porsche 911 GT3
competizione di fine anni novanta-inizi
anni duemila. Montaggio Juergen Renardy. 

I motivi per cui, ad un certo punto, Xavier de Vaublanc pensa di lasciare le redini di Provence Moulage non sono mai stati chiari. Di certo, un insieme di cause sono alla base di questa decisione, non ultima e, forse quella più veritiera, sta nel fatto che a Aubagne si avvertivano le prime avvisaglie di un cambiamento di tendenza che, di lì a qualche anno, sarebbe drasticamente avvenuto, con il progressivo calo di vendite dei kit di fascia media, una fetta di mercato che da anni vedeva la casa di Aubagne leader indiscussa. 

I modelli Nationale7 erano di buona fattura
e proponevano temi piuttosto originali. 

In una lunga intervista concessa a Jean-Marc Teissedre, apparsa nel 2001 sulla rivista francese Automodélisme, Rémy Elkoubi, subentrato nel 1999 a capo di Provence Moulage, svelava alcuni aspetti fino ad allora sconosciuti della lotta commerciale intrapresa con la rivale di sempre, la marsigliese Starter. Rémy veniva da una lunga esperienza maturata in tutt’altro campo, essendo stato a capo di un’importante azienda di trasporti. Varcata la soglia dei quarant’anni, s’imponeva una svolta lavorativa. 

Produzione montata Starter: una BMW 
di Le Mans 2000…

…e un\’Audi R8 dello stesso anno. La 
qualità del montaggio era quantomeno 
discontinua. 

Nato nel 1958, Rémy per parte di madre, Aurora Benni, aveva origini italiane. Come già accennato, lasciata la precedente attività, Elkoubi era intenzionato inizialmente a cimentarsi nel campo automobilistico in qualità di costruttore, un progetto presto accantonato perché fin troppo avventuroso. L’impatto con il mondo così particolare delle riproduzioni in scala fu positivo, sulla carta i progetti erano tanti, ad iniziare da una razionalizzazione dei prodotti, grazie a nuovi canali progettuali. Le vecchie istruzioni che corredavano i kit furono presto rimpiazzate da altre più dettagliate, mentre si cercò di allacciare rapporti sempre più stretti con clienti e commercianti. 

Quando Internet era un\’opzione: la 
home page del sito Starter, marzo 2001. 

Rémy si accorse presto che alcuni dettagli della produzione andavano aggiornati. Era impossibile continuare a proporre roll-bar generici oppure dettagli in resina che si rivelavano fin troppo fragili e soggetti a problemi di stampaggio. Consapevole che non sarebbe stato più possibile produrre unicamente kit, Elkoubi si ispirò a quanto accadeva in BBR, all’interno della quale si sfornavano a getto continuo anche riproduzioni finite, in ossequio ad un mercato in continua evoluzione, caratterizzato da richieste mirate. 

Ancora il sito di Starter, aprile 2002. 

L’idea di assorbire la concorrente Starter iniziò a materializzarsi ben presto, complice le difficoltà in cui versava la casa marsigliese. Un accordo con Jean-Pierre Calligaro fu trovato in fretta, Rémy decise che Jean-Pierre sarebbe restato all’interno del nuovo gruppo in qualità di responsabile tecnico di produzione. E’ interessante a questo punto parlare di cifre. 

La Corvette C6 in veste stradale fu 
commercializzata anche montata, in
diverse colorazioni. Non si sapeva quale
fosse la tiratura di questi modelli, oggi
molto difficili da reperire. 

La fusione dei due giganti dell’1:43 portò in dote alla nuova realtà qualcosa come circa 2800 prototipi, molti dei quali si trovarono in concorrenza tra di loro dato che, in precedenza, tra Starter e Provence Moulage c’era stata una lotta feroce a base di doppioni, scontati perché per entrambi la vincente della 24 ore di Le Mans oppure la griglia di partenza della celebre gara di durata francese costituivano il pane quotidiano richiesto dalla maggioranza dei collezionisti. Si cercò quindi di razionalizzare la produzione nel miglior modo possibile. La linea Nationale7, basata su riproduzioni già montate in scala 1:43, fu mantenuta. 

Un kit scomposto in tutti i suoi dettagli. 
Diversi i particolari più fragili e minuti
stampati vantaggiosamente in metallo bianco
di buona fattura. I cristalli in acetato termoformato
avevano i profili serigrafati. 

A Starter, nata con una connotazione specifica per lo sport, fu riservata la fetta di mercato dedicata alle vincenti di Le Mans, alle protagoniste del Mondiale Rally ed alle regine delle competizioni, quasi tutte realizzate come modelli finiti, Nationale-7 avrebbe invece dedicato le sue attenzioni alle vetture francesi classiche, in un raggio d’azione che andava dagli anni quaranta fino all’attualità. 

Starter proponeva da 
par suo la completa linea
delle vincitrici di Le Mans. Modelli
montati provvisti di vetrina, licenziati
e venduti anche dall\’ACO. Qualità
altalenante, distante da 
quanto già proponeva Spark ad
un costo decisamente inferiore. 


Chi non ricorda le primitive 
istruzioni contenute nei vecchi kit
di Provence Moulage? Certo si 
trattava di pochi pezzi ma molti
dettagli erano riservati a chi possedeva
una documentazione probante. Provence
Miniatures puntava al cuore dei modellisti…

Tra i due marchi nacque uno scambio reciproco di referenze, tutte aggiornate e molte delle quali riprese perché nel frattempo esaurite. 

Le Mans era da sempre terra di
conquista. Questa Porsche era già nel
mirino di Minichamps ma un kit
bello e dettagliato come questo 
ad Aachen se lo sognavano. Lang era
pragmatico, Provence Miniatures contava
invece su un gruppo di idealisti. 

La produzione in Madagascar, intrapresa da Starter, fu accantonata, Rémy continuava ad ispirarsi a BBR come filosofia di base, l’intento era di concentrare ad Aubagne tutta la fase produttiva, dal progetto alla realizzazione finale. In una parte dell’intervista, si legge che Elkoubi non temeva affatto la concorrenza di Spark, da poco sul mercato, ritenendo la resina un materiale poco nobile, temendo invece come le nuove realtà firmate Minichamps o Vitesse potessero opporre una concorrenza molto pericolosa. 

Ecco come un modellista in gamba
poteva rivoltare come un calzino un 
kit dettagliato. La Ford Mk.II poteva
esaltarsi se assemblata con le mani della 
festa.

Uno degli ultimi kit. Quello che era nel 1982
e per tutti gli anni ottanta un gigante in 
grado di affrontare e battere la concorrenza
stava un poco alla volta prendendo le 
sembianze di Pollicino. Si stava chiudendo 
un\’epoca, oggi da molti rimpianta. 

L’obiettivo era quello, comune a tutti, di puntare alla qualità, sia che si trattasse di kit oppure di modelli montati. Purtroppo le speranze di Elkoubi iniziarono presto a vacillare, l’ondata cinese arrivò a spazzare via ogni buon proposito. 

Peugeot, Renault, la Carrera 
Panamericana, Mercedes, tante
erano le realtà prese in esame
dalla casa di Aubagne. Alcuni 
modelli furono ripresi dalle vecchie
referenze, altri erano del tutto 
nuovi. Lo sforzo produttivo e
qualitativo era evidente, purtroppo
i tempi stavano cambiando in fretta. 


La copertina del catalogo Starter, 
relativa al 2004. La grafica è intrigante,
ben lontana dalle vecchie
raccolte di foglietti degli anni
passati. La presentazione puntava molto
su colori vivaci, in grado di attirare 
l\’attenzione dei collezionisti. 

Nel 2003 subentrò Emmanuel Baret ma l’avvicendamento non portò a nulla di positivo tanto che un anno dopo Provence Moulage si trovò in liquidazione giudiziaria. 

L\’Aston Martin DB9 era ai tempi molto 
richiesta. Da questa immagine si nota
come il kit fosse ben dettagliato, un\’ottima
base non tanto per i principianti quanto
per chi sapeva destreggiarsi bene 
con lime, stucchi e pennelli. 

Ignioriamo se l\’incubo delle
licenze fosse stato affrontato ad
Aubagne, sta di fatto che l\’ACO
non aveva ancora accampato alcun
diritto. Come già accennato, la
progressiva scomparsa di questi kit
fu per molti (o pochi…?) 
una vera dannazione. 






















Come spesso accade. quattro dei salariati del gruppo cercarono di salvare il salvabile creando un nuovo marchio, Provence Miniatures Automobiles. La storia tribolata non era comunque finita. A metà 2008 Philippe Benoit acquisì il marchio, dopo un passaggio fugace dalle parti di Hervé Colombet, a capo di Heco Miniatures. 

Con la referenza K1798, la 
Mitsubishi Pajero Evo 2003 appariva
sulla copertina di questo depliant. 
Il kit era provvisto di aperture. La
qualità era eccellente ma
la concorrenza stava diventando
ogni mese più agguerrita. 
Un kit costava quanto se non 
più di un montato fatto in Cina
e la pattuglia dei modellisti 
si faceva sempre più sparuta. 

Norev acquisì nel frattempo il marchio Provence Moulage,  creando un’interessante linea di montati in resina, molto simili ad analoghe produzioni Spark. 

\”Attention, création\”: gli intenti di 
Provence Moulage erano chiari. Siamo
nel 2004 e viene pubblicato un 
lussuoso catalogo in carta patinata, all\’interno
del quale sono inserite le linee guida
della firma di Aubagne. 


Un altro dei montati che uscivano dal 
laboratorio di Gémenos. Riproduce con 
buona fedeltà la classica De Tomaso Pantera GTS
in allestimento stradale. Nel settore dei prodotti
già assemblati la concorrenza si era fatta
davvero impietosa. 

La qualità era ottima ma la produzione durò lo spazio di un paio di anni per poi essere abbandonata. Inutile sottolineare come il tutto giungesse da una fonte scontata, ovvero quella cinese. La nostra storia si conclude quindi in sordina, Philippe Benoit continua oggi l’attività anche se questa nel frattempo si è drasticamente ridotta quasi al minimo. 

Un classico fra i classici d\’oltralpe. 
L\’Alpine A110 era come la Stratos per
l\’Italia. Kit full open, riservato a 
modellisti esperti che cercavano
in questi prodotti ciò che un 
diecast oppure uno Spark non potevano
offrire. 

Una Jaguar non poteva mancare nel ricco
catalogo di Provence Miniatures. Il set di 
fotoincisioni a corredo del kit divenne
sempre più completo ed invasivo, 
soprattutto sui modelli apribili. 

I trenta addetti ai lavori, le tirature da 1500 pezzi, i vasti locali appartengono ad un passato oramai molto remoto,  oggi è obbligatorio fare i conti con una realtà del tutto diversa dal lontano 1982, anno in cui nacque Provence Moulage. 


L\’Alpine Renault A110 condotta da Mény
al Tour Auto: a volte era possibile trovare
l\’accordo con un pilota e si materializzava 
la riproduzione di versioni meno note
ma ugualmente interessanti. 

Fa pensare quel passaggio dell’intervista in cui Rémy Elkoubi accennava a Spark come un concorrente per nulla scomodo. Alla luce dei fatti, purtroppo, si trattò di una convinzione mal supportata dai fatti…

Norev acquisì il marchio Provence Moulage quando
questo fu messo in liquidazione giudiziaria. 
I modelli della nuova linea, in resina, erano
realizzati in Cina. Ebbero inizialmente
un\’accoglienza tiepida tanto che la serie si 
interruppe presto, non senza rimpianti. 

Come è evidente, queste riproduzioni
nate da un\’idea di Norev non avevano
nulla da invidiare a quanto arrivava
da Macao. Oggi queste Porsche sono 
piuttosto rare e ricercate. 

La famosa Kangaruh della Targa Florio. Oltre
alle vetture da competizione, la gamma
Norev-Provence Moulage si focalizzò
anche sulla riproduzione di veicoli al 
seguito dei circhi nazionali e delle gare
ciclistiche. Tutti soggetti originali, 
oggi caldamente rimpianti dai collezionisti. 


Più sopra abbiamo pubblicato 
una foto di una Peugeot 304 della
gamma Nationale7. In questa
panoramica si nota che la N7
comprendeva soggetti esclusivamente
francesi, nella maggior parte anni
cinquanta e sessanta. Unica eccezione, 
la Saxo. I prezzi erano concorrenziali, 
uniti a una buona qualità. 

Su alcuni kit come questo, i vetri
erano da inserire su profili cromati
plotterati. L\’A110 fu sfruttata in base
alle tante richieste che arrivavano da 
ogni angolo della Francia. Con questa
Alpine corse Bob Wollek al 
Criterium des Cévennes 1969.  

La R5 Turbo poteva contare su una 
moltitudine di riproduzioni in 1:43, 
paragonabili come numero a quelle
della A110. Da tempo Provence Miniatures, 
già passata di mano, aveva
abbandonato le aperture e le
vetture di punta, preferendo rifugiarsi in una più
ospitale nicchia di mercato. 

Le tirature iniziarono a diminuire
vertiginosamente. Alcuni kit come
questo furono realizzati in pochi 
esemplari. 

Consistente aumento di prezzo degli Spark 1:43 a partire dal 1° giugno 2021

Spark ha appena comunicato un aumento piuttosto consistente del prezzo dei modelli in scala 1:43. A partire dal primo giugno il prezzo consigliato al pubblico sarà di € 69,95 invece di € 64,95. L\’aumento non riguarderà i modelli in magazzino ma solo le novità, incluse quelle annunciate prima della data di giugno, e le riedizioni. 

La Tyrrell-Ford Cosworth campione del mondo 1971 con Stewart fra le prossime proposte della gamma Tameo

Tra i molti progetti cui sta lavorando attualmente, Luca Tameo ha annunciato la Tyrrell-Ford 003 Formula 1 pilotata da Jackie Stewart al GP di Monaco 1971. Il modello, che entrerà a far parte della gamma WCT, consacrata alle Formula 1 campioni del mondo, celebrerà i cinquant\’anni del secondo dei tre titoli mondiali di Stewart.