La Lancia Delta Integrale Evo1 di Norev: una buona occasione?

La Lancia Delta Integrale Evo1 riappare nella
serie economica di Norev. 

Da qualche tempo Norev ha rilanciato il marchio Jet Car, che gli appassionati di obsoleti conoscono bene. Con l\’etichetta Jet Car vengono commercializzati oggi dei Norev in 1:43 a prezzi particolarmente bassi (sui dieci euro, dipende dai siti e dai negozi), con finiture semplificate ma con alcune caratteristiche indubbiamente interessanti. Ne vale la pena? Non ne vale la pena? Difficile dare un giudizio definitivo, considerando anche la varietà di soggetti, storici o di maggiore attualità, francesi e del resto d\’Europa. In Francia la serie ha avuto un discreto successo, specie per quanto riguarda vetture come la Peugeot 205 GTI col tetto apribile o la Citroen 2CV6. E\’ apparsa di recente anche la Lancia Integrale Evo, indubbiamente un\’auto destinata a far discutere gli appassionati ogni volta che esce un modello nuovo o una riedizione (basti pensare alle accanite dispute sui Kyosho in 1:18 su Facebook, tanto per fare un esempio). La Norev si presenta in un classico colore rosso.

Le forme sono corrette, le finiture semplificate
nonostante qualche sforzo di dettaglio. 

Piuttosto belle le ruote, validi i gruppi ottici. 

Le finiture di questi modelli sono semplificate non al livello dei Mondo Motors ma a qualcosa si deve rinunciare; non che l\’aspetto generale sia necessariamente povero: c\’è qualche tampografia, i gruppi ottici, soprattutto quelli posteriori, sono più che accettabili, le ruote sono valide e la qualità della verniciatura è al livello dei Norev di gamma alta. La Norev aveva già in catalogo l\’Integrale, in versione Club Lancia. Sempre dovuto a Norev era il modello di Hachette nella serie Lancia Story Collection (colore giallo, venduta come Evo2, poi anche Martini 6). L\’attuale Jet Car deriva da questi due modelli?

Il colore rosso dona alle forme della Delta Integrale. 

Lo stampo sembra leggermente diverso. In ogni caso il Norev standard e l\’Hachette avevano i tergi riportati mentre il Jet Car li ha stampati direttamente sul parabrezza; la vetratura del Jet Car è integrale e comprende anche le portiere anteriori, mentre gli altri due avevano i cristalli aperti sulle portiere. Spesso è complicato ricostruire le parentele di queste produzioni, che di tanto in tanto riemergono sotto forme e marchi diversi. Il fondino del Jet Car, che è venduto in una semplice scatolina in acetato, presenta due fori che tradiscono una presentazione su basetta, come era il caso del Norev e anche dell\’Hachette. Le proporzioni generali del Jet Car sembrano corrette e il modello si presenta nel complesso bene.

La scatola è semplice e a misura del modello, qui
fotografato insieme a un\’Alfa Romeo 33 di Alezan. 

Il consiglio, forse non troppo originale, è quello di prenderne un paio: uno da conservare così com\’è, per amore di collezionismo, e l\’altro su cui divertirsi aggiungendo dettagli e modificando qua e là secondo le possibilità e gli accessori a disposizione. Opinioni?

Un nuovo utile accessorio da Tameo: copertura tromboncini di aspirazione in 1:43

Col numero di catalogo PG39 è ora disponibile un set di dodici coperture per i tromboncini di aspirazione in scala 1:43. Come di costume, la qualità è elevata per questo marchio italiano che continua a sfornare modelli e accessori di sicuro interesse. 


Looksmart annuncia le tre Ferrari 330 P3 ufficiali di Le Mans 1966 in scala 1:43


Non sapremmo dire se si possa ancora parlare di effetto film ma Looksmart annuncia per il terzo trimestre 2020 l\’intero schieramento delle Ferrari 330 P3 di Le Mans 1966 in scala 1:43, ovvero i due coupé di Scarfiotti/Parkes e Bandini/Guichet e lo spyder di Ginther/Rodriguez. La qualità complessiva sembra buona e sarà interessante, al momento dell\’uscita dei modelli, un confronto con i meno recenti Red Line, che potrebbero rivelarsi \”parenti stretti\” di questi nuovi Looksmart. Vedremo. 

Un kit semplice su base Progetto K: Abarth 1000 TCR, un\'idea di Remember

La chiusura della Pego, produttore di Progetto K, ha avuto tra gli appassionati un effetto che forse pochi riuscivano a prevedere. Ne abbiamo parlato spesso nel blog, e la qualità di certe riproduzioni, al di là delle finiture un po\’ semplificate rispetto alle produzioni cinesi, è apprezzata ancora oggi, anche da chi vuole cimentarsi in elaborazioni e trasformazioni. Remember Models ha un lotto di scocche grezze e pezzi per ottenere la Fiat Abarth 1000TCR e ne ha ricavato un kit. 

Il modello è completo di cofano posteriore in resina, tergicristalli fotoincisi e altri piccoli aggiuntivi come specchietti retrovisori Remember. E\’ fornito anche un foglio di decals. Il kit è in vendita a questo link: 
https://www.geminimodelcars.com/listing/783691675/fiat-abarth-1000-tcr-assetto-corsa-with

Coronavirus, annullato il Salone di Ginevra: ma è la fine di un\'epoca?

Fino a qualche giorno fa lo svolgimento dell\’edizione 2020 del Salone di Ginevra non sembrava in discussione, con gli organizzatori che avevano anche diramato un comunicato all\’insegna di un certo ottimismo. Invece, stamani, è arrivata la doccia fredda. Non si tratta ovviamente di una decisione presa dall\’organizzazione, ma di un provvedimento federale, che blocca fino a metà marzo ogni evento che preveda la partecipazione di più di mille visitatori. 

Già quest\’anno le premesse per il Salone ginevrino erano tutt\’altro che rosee, con il forfait di marchi prestigiosi come Lamborghini ma anche la mancanza di diversi costruttori generalisti che negli anni avevano svolto un ruolo senz\’altro importante. Del resto, da tempo, ci si interroga sull\’effettiva utilità dei saloni automobilistici nel mondo di oggi. Il Covid-19 avrà dato al Salone di Ginevra il colpo di grazia, oppure la manifestazione elvetica riuscirà a riprendersi, riproponendosi per il 2021. L\’edizione del 2020 non verrà posposta, e quindi, per la prima volta dall\’interruzione a causa della seconda guerra mondiale (si riprese nel 1949), Ginevra non ospiterà la grande esposizione. Un annullamento di questo genere è comunque un unicum che non si era mai verificato nella storia del salone, neanche nel 2006, quando un\’eccezionale nevicata durata diversi giorni sembrò compromettere molte delle funzionalità della manifestazione. 
Al di là del coronavirus, ormai siamo forse alla fine di un\’epoca, e il famigerato morbo non ha dato che il colpo di grazia a un evento che soffriva già di una crisi piuttosto preoccupante. 
Ecco il comunicato ufficiale del GIMS, diramato stamani (i vari enti partecipanti e le case stanno cercando di salvare il salvabile con collegamenti in diretta web a porte chiuse e altre iniziative simili, che assomigliano più che altro a un brodino riscaldato): 

La 90e édition du Geneva International Motor show qui aurait dû accueillir les médias à partir de lundi prochain et le grand public du 5 au 15 mars 2020 n’aura finalement pas lieu. Il s\’agit d\’une injonction du Conseil fédéral du 28 février 2020 selon laquelle tous les événements réunissant plus de 1.000 personnes sont interdits jusqu’au 15 mars 2020.

Les organisateurs acceptent cette décision: «Nous regrettons cette situation, mais la santé de tous, acteurs et visiteurs, est notre priorité absolue ainsi que celle de nos exposants. Il s’agit d’un cas de force majeure et d’un coup très dur pour les exposants qui ont massivement investi dans leur présence à Genève. Nous sommes pourtant convaincus qu’ils comprendront cette décision» a déclaré Maurice Turrettini, Président du Conseil de Fondation. «Nous tenons à remercier chaleureusement toutes les personnes impliquées dans l’organisation de ce qui devait être l’édition 2020 du GIMS.»

A quelques jours de l’ouverture de la manifestation, le montage des stands était à bout touchant. Il y a une semaine, lors des conférences de presse annonçant l’édition 2020, rien ne laissait présager la nécessité d’une telle mesure. La situation a changé avec l\’apparition des premiers cas confirmés de coronavirus en Suisse, puis l\’injonction du Conseil fédéral le 28.02.2020. L\’événement doit être annulé en raison de cette décision.

Le démontage devra maintenant s’organiser dans la foulée. Les conséquences financières pour tous les acteurs de la manifestation sont importantes et devront être évaluées dans les semaines à venir. Une chose est sure : les billets vendus de la manifestation seront remboursés. Les organisateurs communiqueront au plus vite à ce sujet via leur site web.

Fiat 600 Coriasco Croce Rossa Italiana, un\'elaborazione 1:43 di Fabrizio De Gennaro

Non mi ero quasi accorto che erano passate quasi due settimane dall\’ultimo articolo del blog. Brutto segno in questo caso. Le notizie balorde di questi giorni fanno passare la voglia di scrivere articoli che non si è costretti per lavoro a fare. La vita va avanti anche se non sempre gli spunti sembrano abbastanza interessanti per un blog come questo.

Per spezzare il silenzio pubblico le foto di un\’elaborazione realizzata su base Fiat 600 Coriasco da edicola, dovuta alle abili mani di Fabrizio De Gennaro, di cui ci siamo occupati spesso in passato. La trasformazione ha dato una versione Croce Rossa Italiana molto interessante e ricca di dettagli. Le foto rivelano l\’accuratezza dell\’insieme e la ricerca del particolare.

Un\'occhiata ad AutoHebdo, fascicolo n.2254 del 12 febbraio 2020

Oltre che alle riviste di modellismo, il blog dedica spazio, seppure più raramente, a quelle di automobilismo, specie quando esse realizzano qualche fascicolo o numero speciale. Questa volta non c\’è nulla di particolare, salvo una breve nota su un numero qualsiasi del famosissimo settimanale francese AutoHebdo. Alla fine degli anni settanta, AutoHebdo era un vero punto di riferimento. Ricordo che a Firenze gli appassionati aspettavano il suo arrivo all\’edicola sotto i portici di Piazza della Repubblica. Era uno dei pochi contatti col resto del mondo (c\’era Autosprint, ma non sempre bastava). I reportage sulle varie gare internazionali, i test e ovviamente anche gli articoli di modellismo, molti dei quali firmati da Jean-Marc Teissèdre, erano sempre freschi, nuovi e fornivano documentazione fotografica di prim\’ordine, che allora era merce rara. AutoHebdo esiste ancora oggi ed è arrivato al suo 2254° fascicolo. 

Tutto è cambiato da quell\’epoca, e oggi la rivista è una delle tante voci nel marasma dell\’informazione (o comunicazione?). Resta l\’autorevolezza del passato, o per lo meno la credibilità che i lettori erano disposti a dare alla rivista? Difficile dire, probabilmente AutoHebdo avrà subito la stessa parabola della maggior parte di tutti i settimanali specializzati europei. Del resto, negli anni settanta e ottanta la stampa era più indipendente rispetto a oggi? Domanda complessa che meriterebbe altri approfondimenti. 
La foliazione attuale di AutoHebdo è di 68 pagine, con una buona varietà di argomenti. La lunghezza dei testi è mediamente maggiore rispetto ad un Autosprint, come probabilmente maggiore è lo spazio dedicato ai rally, che in Francia al momento sono forse più popolari che in Italia; anche l\’endurance trova maggiore spazio, sebbene in questo numero se ne parli poco, ma tempo qualche settimana si entrerà in pieno spirito Le Mans. Troviamo alcune interviste (Sébastien Bourdais, Sacha Fenestraz, Petter Solberg), e dei consuntivi su eventi appena conclusi come Rétromobile e il Monte Carlo Historique. Tutto sommato non male, considerando anche alcuni validi articoli di approfondimento sull\’industria e sull\’economia dell\’automobilismo. Il linguaggio è gradevole e lo stile di scrittura sobrio e più lontano da certi toni da tifo che troviamo su Autosprint. In Francia AutoHebdo ha un prezzo di € 4,80 ed è anche possibile acquistare la versione on line al costo di € 2,80 a numero (che diventano € 79,90 anziché 142,80 per un abbonamento annuale di 51 uscite). Ricordiamo infine il sito generale del gruppo Hommell: www.hommell-magazines.com

Autostyl Miniatures: un caso tipicamente francese nel centro di Clermont-Ferrand

Negli anni settanta e ottanta si favoleggiava dei negozi francesi, contenenti modelli impensabili in altre nazioni, e i pochi fortunati che riuscivano a viaggiare tornavano in patria con racconti che finivano per alimentare ancora di più il mito di nomi soprattutto parigini, ma non solo: la

rue de Saint-Esprit a Clermont-Ferrand ospita la
vetrina di Autostyl63. 

BAM, le Chat Botté, ACB \”polo del lusso\” negli anni novanta, ma anche Annecy Miniatures nell\’omonima città non lontano dalla Svizzera, Manou a Le Mans, Tacot in Alsazia e così via. Alcuni di questi centri hanno chiuso, altri si sono trasformati, quasi sempre in peggio. Eppure qualche eccezione c\’è, e nella Francia, specie quella più profonda, operano ancora alcune attività che si allontanano dai sentieri battuti per imboccare strade meno scontate.
Rue Saint-Esprit a Clermont-Ferrand è un\’elegante via del centro storico, dove in un periodo abbastanza recente è nato un negozio specializzato, Autostyl. Il quartiere è facilmente raggiungibile parcheggiando presso la non lontana place de Jaude. Autostyl è gestito con semplicità e originalità; la parte della produzione industriale trattata è relativa soprattutto a vetture stradali (prevalentemente francesi, ma non mancano le italiane e le tedesche) degli anni settanta/ottanta/novanta.

Philippe, il titolare di Autostyl, con alcune sue creazioni
su base Prestige (Mini Racing, modelli in resina 1:43). 

Quasi solo 1:43, ma ormai è disponibile anche una sezione 1:18. A parte la produzione di grande serie, comunque interessante perché comprende anche ormai rari Vitesse, Norev e così via, la caratteristica più affascinante di Autostyl è la scelta di alcuni modelli obsoleti, ma soprattutto la produzione limitata di modelli speciali su base Prestige, di provenienza Mini Racing, un marchio attivo ancora oggi. Il laboratorio collegato al negozio produce quindi vetture stradali tipo Peugeot 104, Renault 5, Peugeot 205, scegliendo anche versioni poco conosciute dell\’epoca, incluse colorazioni particolari, edizioni speciali e così via. Spesso sono i clienti a commissionare i montaggi, ma altri modelli vengono realizzati senza ordini specifici e poi messi in vendita. Si utilizzano, oltre ai Prestige, anche altri kit come Starter, Alezan, Provence Moulage e basi industriali. Ciò che mi ha impressionato durante la visita è stata la frequenza dei clienti. In un venerdì pomeriggio tante le visite di persone interessate e anche apparentemente competenti. Nonostante tutto, l\’1:43 \”tira\” ancora. Autostyl partecipa anche alle borse di scambio nella regione: il 1° marzo ce n\’è in programma una a Moulins, nel vicino dipartimento dell\’Allier, organizzata dal Mini Auto Club 03.

Nelle vetrine si trova anche una buona parte della
produzione recente e attuale. 
L\’interesse del negozio è legato anche (o soprattutto) a
modelli realizzati dal laboratorio della boutique stessa e
a diversi pezzi rari e particolari. 

Qui la vita modellistica è ancora attiva; la gente colleziona, si incontra alle borse e nei negozi, legge riviste e compra libri.
Da Autostyl è rimasta l\’aria tipica di certi negozi francesi del passato. Bisogna passarci del tempo, osservare, parlare. Non deve esserci fretta. Del resto perché entrare se si ha fretta? Si deve cercare con lentezza, assaporare il gusto del collezionare e dell\’esperienza sensoriale. Curiosando fra le vetrine si trova di tutto: due Sauber Gruppo C di Automany, montate bene, con uno stile anni 80, una Gordini factory built di Manou (col numero di serie punzonato sul fondino), alcuni Norev più rari, dei Minichamps di fine anni novanta, giocattoli in plastica che si vendevano ai mercati e così via. Non c\’è davvero niente di banale.

La scala 1:18 è ormai d\’obbligo anche per un negozio
molto tradizionale. 
E\’ necessario scrutare ogni centimetro quadrato. 

Autostyl è ancora un posto tremendamente \”analogico\”, non certo avulso da Internet (i suoi modelli sono inseriti su eBay, esiste una pagina Facebook, ecc.), ma dove si respira ancora un\’atmosfera che altrove non esiste più. Non voglio per forza creare una contrapposizione di valori fra passato e futuro. Forse – ci pensavo proprio nei giorni scorsi – l\’ideale si è raggiunto nei primissimi anni duemila, quando la realtà e la virtualità, che erano ancora abbastanza separate fra di loro, hanno convissuto per un certo periodo integrandosi e arricchendosi a vicenda. Oggi, peraltro, queste classificazioni sono addirittura obsolete, costituendo ormai il mondo virtuale un unicum con quello cosiddetto reale. Tornando ai modelli, in negozi come questi, chi viene da lontano, si rende conto del perché di una Simca Rallye della Norev, un\’Alpine A610 di GTS o una Peugeot 106 XSi di Vitesse hanno un senso. Anche i Norev o i Solido in 1:18 qui si integrano perfettamente in una tradizione profonda e radicata. Autostyl ha trovato un modus vivendi nel difficile periodo che i negozi di modellismo oggi affrontano scegliendo una linea fortemente personale e orientata alla passione più viscerale. La scelta, a quanto pare, è stata vincente. Quasi quasi viene voglia di tornarci domani.

Modelli in lavorazione, presto disponibili. Si riconoscono
tanti soggetti, inclusa una Austin Metro della Corgi in 1:36
che sarà restaurata e aggiornata per una cliente che
aveva la vettura reale! 
Tre modelli montati di Autostyl su base Prestige:
Citroen GSA Break, Renault 5 TX, Renault 5 Alpine. 

Il nuovo e l\’antico convivono in modo armonioso. 

L\'importanza di chiamarsi Spark. Una Porsche 356 che dura nel tempo

Ricordo bene il momento in cui acquistai questo modello: una Porsche 356A 1500GS Carrera di Spark, numero di catalogo S1356. Esisteva ancora la Pego, distributore della casa di Ripert. Sono passati tanti anni da quell\’acquisto, e la Porsche è rimasta in collezione. La presi anche per un preciso intento: controllare, stagione dopo stagione, l\’eventuale evolversi e il deterioramento dei materiali, anche a fronte di cosa stava accadendo a marche come Minichamps, Norev, Kyosho e compagnia bella. Gli Spark si distinguevano per le loro caratteristiche costruttive, questo è scontato, ma le colle, le vernici, le rifiniture, le gomme avrebbero resistito agli attacchi del tempo? Sono passati quasi dodici anni, e di tanto in tanto riguardo questo modello per scrutare eventuali falle.

Non ce ne sono. In particolare, quello che faceva temere i collezionisti era il distacco di parti incollate alla carrozzeria, fenomeno peraltro che qualche Spark aveva mostrato, ma si era trattato di fenomeni sporadici e dovuti probabilmente alle differenze notevoli di pressione e di temperatura durante il viaggio (così almeno mi aveva raccontato Luigi Reni a Le Mans nel 2008 o nel 2009). Sulla Porsche 356 nessuna traccia di distacco dei vetri, che non hanno fatto una piega. Anche tutto il resto è a posto, se si eccettua la presenza, in due cerchi su quattro di alcuni \”dentelli\” sul bordo, che non sono riuscito a classificare. Probabilmente si tratta di segni di manipolazione che sono sempre stati presenti. Nessuna alterazione della verniciatura, nessuno scurimento delle cromature. Insomma, i segnali, almeno per Spark, sono incoraggianti, e questa direi che è una buona notizia, perché i collezionisti comprano per conservare a lungo i loro modelli.

Un rapido passaggio a Clermont-Ferrand: riviste in declino?

D\’accordo, Auto Modélisme non se la passa troppo bene, forse nemmeno altre riviste più generali, ma arrivando in Francia sembra di vedere l\’Italia di venti o venticinque anni fa, nel senso migliore del termine. La gente è meno esasperata, meno aggressiva, sicuramente c\’è più potere d\’acquisto. La classe media, nel nostro paese completamente annientata e spesso ricacciata ai limiti della miseria (ci vorranno generazioni per ricostruire tutto, ammesso che ce lo permettano), qui è ancora piuttosto ben visibile, anche in città medie come Clermont-Ferrand, uno dei centri industriali più conosciuti, essendo tra l\’altro la sede di Michelin. 


Una visita ad un\’edicola è quasi d\’obbligo, anche per vedere cosa c\’è di nuovo. Ebbene, la varietà di qualche anno fa in materia di automobilismo e di modellismo c\’è ancora. Qui ti racconteranno che tutto è in declino e forse la situazione non è ideale se la si confronta col caso più unico che raro che è il Regno Unito (dove peraltro un\’istituzione come Autosport continua solo online). Se si prende l\’Inghilterra come pietra di paragone, l\’Italia sembra un paese di serie C. 
C\’è una via di mezzo che tutto sommato non è neanche disprezzabile, che è quella di paesi come Germania, Francia, Olanda o Belgio, dove la l\’informazione specializzata in edicola ha ancora una sua consistenza numerica. 

Ci sarebbe ovviamente da discutere sulla qualità generale di certe riviste francesi o tedesche, ma prodotti nostrani come Quattroruote, Ruoteclassiche o similari non sono migliori della concorrenza estera. Detto in parole povere, in Italia non possiamo neanche gloriarci di qualche \”eccellenza\” editoriale che possa reggere il confronto con le altre testate internazionali. 
Osservare una scelta come quella delle foto (ripeto, un\’edicola a caso, non un centro specializzato) la dice lunga sul divario che ormai abbiamo accumulato nei confronti di altri paesi. Certo, la stampa cartacea, lo dico con rammarico essendo un appassionato del genere, non rappresenta il futuro e non è solo su questi parametri che può fondarsi un confronto completo dei mezzi d\’informazione, ma la sensazione che in Italia gli editori siano ormai alla frutta è sempre più concreta ogni volta che varco i confini.