La Porsche 917K Gulf Le Mans 1971 di Spark in 1:43 (S0916)

Uscita in questi giorni, la Porsche 917K
Gulf Le Mans 1971 di Spark non delude
le aspettative. 
Ogni uscita di una Porsche 917 di Spark non lascia indifferenti e per il marchio di Ripert questi modelli rappresentano sempre un investimento redditizio. Non è un caso se modelli del passato sono state già soggetti a riedizioni, come le tre 917K Gulf di Le Mans 1970 o la vettura vincente di Le Mans 1971. 
Molta la cura in tanti piccoli dettagli, come
la copertura in scotch grigio sulla presa anteriore. 
Piuttosto ben realizzati i fari, con la copertura in
plexi giallo (che in foto non si nota).
Assolutamente pulita la parte arancione che gira
intorno alla carrozzeria. 
In attesa delle 917LH di Le Mans 1970, che arriveranno presto (la numero 3 psichedelica è annunciata già per la prossima settimana), Spark ha colmato un\’altra importante lacuna nel suo ideale schieramento della 24 Ore, riproducendo la vettura a coda corta della Gulf che arrivò seconda nell\’edizione del 1971, con Attwood e Mueller. 
Combinazione sapiente fra plastica e fotoincisioni,
la parte a vista del telaio è eccellente. Come
al solito perfetti i gruppi ottici. 
Un particolare che poteva essere trattato meglio
è la parte interna del passaruota, dove
il colore celeste stona abbastanza.
Non si poteva passare una mano di nero opaco?
Fra piccoli dettagli storicamente corretti
e una soddisfacente pulizia di montaggio, la
917 di Spark offre vere e proprie finezze,
come la combinazione gomme/cerchi. 
Le linee della 917K di Spark non mi pare che possano essere messe in discussione: se in passato non sono mancati modelli validissimi, soprattutto in resina, il modello Spark rappresenta una specie di sintesi di quanto di meglio i produttori artigianali hanno offerto in tanti anni di attività. In questo senso fa piacere notare come Spark ben raramente faccia passi indietro nella riproduzione delle linee e delle proporzioni di una vettura. 
Tanti piccoli particolari dimostrano un\’accurata
ricerca storica. 
Realistico il deflettore del finestrino, un particolare
diverso rispetto alla 917K Gulf del 1970. 
Spark ha deciso di riprodurre lo scotch nero
applicato attorno alle calotte dei fari anteriori. 
A mio avviso un modello come questa 917K può tranquillamente aspirare a ricoprire un ruolo \”definitivo\” in una collezione che guardi all\’esattezza storica senza puntare a exploit modellistici dai costi infinitamente maggiori. 
Come sempre la verniciatura è fine, uniforme,
non lucidissima. 

Attendendo le 917LH che arriveranno
nelle prossime settimane, la 917K di Le
Mans 1971 è una buona occasione per
aggiornare la collezione con un prodotto
moderno e ben fatto. 
Insomma, se le vostre raccolte sono composte per lo più da speciali montati (bene) senza che abitualmente andiate a spendere migliaia di euro in modelli esclusivi, ben difficilmente potrete trovare qualcosa di meglio rispetto a questo Spark. Soprattutto per meno di settanta euro, questo non deve mai essere dimenticato. Quando Spark fa la Spark, non ce n\’è quasi per nessuno. Il modello si fa apprezzare per una generale pulizia di montaggio: ne ho avuti sotto mano tre esemplari e l\’omogeneità della finitura è apprezzabile, anche se non mancano piccole differenze (ma si tratta comunque di modelli montati a mano, seppure in serie). Sulla verniciatura è impossibile muovere la benché minima critica. Alcuni contachiodi di un forum francese che sovente sconfina nella stucchevolezza potranno obiettare che il punto di colore è troppo accesso / troppo carico / troppo così / troppo colà spaccando il capello in quattro senza che le loro dispute conducano ad alcunché di costruttivo. Ma lasciamo volentieri le frustrazioni ai frustrati. 
Annunciata alla fine di dicembre del 2019,
la 917K Gulf Le Mans 1971 di Spark
fa parte della serie standard non numerata,
che sarà molto probabilmente rifatta se andrà esaurita.
Occhio quindi alle speculazioni. 
Non essendo questa una recensione nel senso canonico del termine, mi limito a indicare ciò che mi ha impressionato di più. Così, in ordine sparso: i cerchi, con le caratteristiche razze multicolori, abbinati a delle gomme praticamente perfette con tanto di filettino dorato Firestone. Se riuscite a trovare qualcosa di più realistico anche su modelli dal costo triplo, fatemi sapere; poi direi le tante piccole aggiunte che testimoniano un\’accurata ricerca fra le foto d\’epoca: il lumino arancione sul tetto, la presa d\’aria supplementare sul numero di gara posteriore, i vari interruttori e alloggiamenti dei manettini dell\’elettricità e dell\’estintore sulla fiancata, gli interstizi riempiti di colore nero (che nostalgia dei vecchi kit…), la struttura del telaio sul posteriore, felice combinazione fra plastica e fotoincisione, l\’abitacolo semplice ma completo, la finezza delle alette supplementari col loro bravo supporto, il plexi dei fari e dei finestrini laterali giallo, l\’ottima resa dello sparato arancione sull\’anteriore, che tanti altri hanno sempre malamente riprodotto con più o meno improbabili combinazioni fra decals e verniciatura… 
Ancora una vista del cerchio col suo pneumatico
perfettamente scolpito. Riprodotte come si deve anche
le specifiche della carrozzeria 1971. 

Potrei continuare a lungo, ma credo che le foto metteranno in evidenza anche altri pregi che non ho citato nel testo. Un consiglio? Da comprare a occhi chiusi. Quasi a occhi chiusi, vai. 

Prossimamente sul blog: Spark S0916 Porsche 917K Gulf Le Mans 1971 (1:43)

Fra le più recenti novità di Spark, il blog recensirà almeno la Porsche 917K che giunse seconda alla 24 Ore di Le Mans 1971 con Attwood e Mueller. Un vero Spark? Possiamo anticipare che non delude le attese!

OttOmobile e l\'arte di azzeccare le uscite: fra novità vere e ritorni a grande richiesta

E\’ ormai noto che molte produzioni limitate e numerate non vengono immesse sul mercato nel quantitativo massimo dichiarato. Beh, se ci pensate lo facevano anche certi artigiani, ma in quel caso si trattava più di attribuire alle varie serie un numero massimo difficilmente raggiungibile anche se non del tutto fuori dalla realtà, per starci larghi. Produttori moderni di resincast e diecast raggiungono invece il limite della produzione, ma spesso lo fanno in due o più tronconi; decidono così per non rischiare troppo in caso di risposta più fredda del previsto o semplicemente per alimentare la domanda. 
OttOmobile non è nuova a questo tipo di strategie e oggi ha annunciato l\’ultimo quantitativo della Peugeot 205 1.3 Rallye in scala 1:12, che nel novembre 2019 era andata esaurita nel giro di poche ore. La produzione è limitata a 999 esemplari, così come la Volkswagen Golf GTI Plus 1800, un altro 1:12 presentato oggi e che sembra particolarmente interessante, visto che riproduce l\’estremo sviluppo della prima serie della Golf prima di essere sostituita dalla seconda generazione. 


Marsh Models sta distribuendo in questi giorni il kit e il montato della Wolf Dallara WD-1 pilotata da Gilles Villeneuve nella Can-Am del 1977. Siglato MM306, il modello, ovviamente in 1:43, è stato dedicato da John e Pam Simons alla memoria di Colin Fraser e John Hicks, entrambi i quali avevano pianificato di metterlo in produzione senza avere la possibilità di concretizzare il progetto. E questa è anche la prima vettura di Gilles Villeneuve riprodotta da Marsh Models in quasi quarant\’anni di attività. Marsh ha in programma anche la configurazione precedente, nelle versioni Villeneuve e Chris Amon. 

Quando Starter faceva come Spark: una Porsche RS60 per l\'A.C. d\'Auvergne

Negli anni ottanta, ma anche negli anni novanta, non erano insolite le collaborazioni di Starter con enti, club e gruppi vari di appassionati per la realizzazione di serie limitate. Un po\’ come fa oggi Spark non solo con gli importatori nazionali ma anche con negozi, sponsor, team e organizzatori. Intorno al 1992, Starter in collaborazione con S2M63 confezionò per l\’Automobile Club d\’Auvergne (la regione in cui si trova il circuito di Charade, non lontano da Clermont-Ferrand) una serie limitata della Porsche RS60 che vinse la 6 Ore d\’Auvergne con Jo Bonnier. Il modello era ben montato e avvitato su una basetta con una elegante placca che descriveva la versione; le stesse informazioni si trovavano sull\’etichetta della scatola. Il modello della mia collezione fu preso da Paolo Tron (Milano43) che forse ci potrebbe dire qualcosa in più sulla storia di questa serie.

Curiosità: nella scatola si trovava anche un bigliettino che invitava a maneggiare con cura la RS60 blu, che – così recitava il breve testo – \”non aveva che un numero molto limitato di \’sorelle\’ \”, senza specificarne però il numero esatto.

Novità da Raceland: BMW 320 Turbo Gr.5 Rummel Mineralöl Spedition DRM Norisring 1981 Karl-Heinz Becker

Novità nella gamma 1:43 Gold Edition di Raceland in collaborazione con Spark. Con la referenza RS1735 è disponibile la BMW 320 Turbo Gruppo 5 con la quale Karl-Heinz Becker, originario della Westfalia, conquistò il quarto posto nella II Divisione del DRM al Norisring nel 1981. Becker ha avuto una carriera a dir poco sorprendente: esordì infatti ventenne nel 1964 con una Glas 1204 TS e oggi partecipa al volante di una Dallara nella FIA Boss GP-Serie. Se non è passione questa… 


Nel 1977 Becker partecipò al DRM con una BMW 320 Gruppo 5 a motore aspirato 2 litri, trasformato in turbo 1,4 litri per la stagione 1978. Ogni anno la vettura veniva modificata e migliorata, permettendo a Becker di occupare stabilmente le prime posizioni dello schieramento della II Divisione. E\’ il caso del quarto posto al Norisring dietro Lancia Beta Montecarlo e Ford Capri nel 1981, ultima stagione del DRM con le Gruppo 5 e il podio della gara successiva al Nurburgring. 


Raceland ha promosso la produzione di un bel modello in serie numerata e limitata a 500 esemplari, disponibile a questo link: https://www.raceland.de/BMW-320-Turbo-Gr.5-Rummel-Mineral%c3%b6l-Spedition-4-Div.2-DRM-Norisring-1981-Karl-Heinz-Becker-6

Contenuto sponsorizzato da www.raceland.de 

Chi tocca le italiane muore. Ce la farà Spark a salvarsi dai contachiodi?

Notoriamente i contachiodi sono quelli che fanno le pulci ai treni. Non gli sfugge niente perché – lo dice il nome stesso – passano la loro vita a contare i rivetti sui vagoni e guai se ne manca uno. Anche nell\’automodellismo abbiamo gli equivalenti dei contachiodi e ogni categoria ha le sue fissazioni.

Forse perché hanno dovuto restare a lungo digiuni di soggetti che fino a poco tempo prima solo Burago e Polistil avevano prodotto come giocattoli, i contachiodi-automobilistici italiani sono particolarmente accaniti. Sanno tutto sulle serie della A112 e mese dopo mese ti saprebbero raccontare per filo e per segno l\’evoluzione delle viti del cruscotto o delle zigrinature del gommino dei pedali. E\’ cultura anche questa, per carità.

Ma ha il problema di essere a rischio ossessione. Un affastellamento di informazioni anche dotte senza uno straccio di sintesi. Quando esce un Laudoracing si scatena l\’inferno. I contachiodi (gli lasceremo questo nome per comodità) si sguinzagliano e riempiono Facebook di filotti sempre più puntuti. Per un produttore è un rischio. All\’estero ne esistono di altre specie (per esempio sul forum di Caradisiac ci sono i wollekologi che non sono meno pedanti), ma anche in Italia sinceramente siamo messi bene. Non vi dico poi quando esce una Delta Integrale. Quella è l\’università delle vitoline e delle cuciture dei sedili. Ogni uscita dei Kyosho in 1:18 rimedia una salva di fischi e di rimostranze da fare invidia ai peggiori dilettanti della Corrida di Corrado. Pernacchie, cani sciolti, campanacci. La scusa poi è comoda: \”se fosse fatta bene la prenderei\”. Eh, no cari contachiodi, non giocate sporco. Il contachiodi è geneticamente spilorcio. Lui in realtà spera che il modello non sia fatto bene per non doverlo prendere, altrimenti sarebbe un casino tirar fuori centocinquanta euro tutti sull\’unghia. Mi si è raggelato il sangue quando ho ricevuto giorni fa la newsletter numero 56/2020 di Spark, contenente non meno di tre Delta Integrali. 
Hugo Ripert, sei impazzito? Non ti bastava fare tranquillin tranquillino le tue brave Tiga, Spice e Rondeau di Le Mans senza andar dritto verso un vespaio che non t\’immagini neanche? E così le Delta di Spark, in uscita per la fine dell\’anno, faranno compagnia a quelle di Top Marques, annunciate per l\’estate. Confesso che non ho neanche controllato se le due versioni stradali siano le stesse e se il modello provenga dallo stesso stampo. Prepariamo il divano e i pop-corn, lo spettacolo sarà di quelli che neanche nei commenti dei video del Greg su Youtube. 

Il Fiat 690 motrice e rimorchio Aia di "nonomologati" (scala 1:87)

Proseguiamo con la presentazione delle più recenti realizzazioni di \”nonomologati\”. In scala 1:87 è ora disponibile il Fiat 690 a quattro assi più rimorchio nella livrea Aia, molto elegante e classica. In questo caso la cabina deriva dal Brekina ma molte sono state le modifiche apportate, con un ampio uso di particolari fotoincisi (come il \”baffone\” sulla calandra, la scaletta laterale, le maniglie), fari ottici (inclusi i due fendinebbia gialli tondi sotto il paraurti) e altri dettagli aggiuntivi. 

Come sempre, arricchiscono il modello i bellissimi Trilex. I cassoni sono autocostruiti in alluminio da \”nonomologati\”  e sono provvisti di serrature e cerniere in fotoincisione. Il Fiat 690 Aia è disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/822990289/fiat-690-4-axles-lorry-with-4-axles

Echi degli anni settanta nella Francia profonda: Mont Blanc e Injectaplastic, un mondo che non esiste più

Non sono un esperto di modelli in plastica degli anni settanta, e fino a questo momento non avevo dedicato loro neanche troppa attenzione, tranne alcune eccezioni forse ancora più antiche, come le produzioni spagnole (Paya, Rico…), alcune delle quali veramente notevoli. Per non parlare poi di alcuni splendidi pezzi nostrani come i Rivarossi e i Pocher nelle scale più grandi, che hanno raggiunto quotazioni da capogiro. Poi c\’è tutta una serie di modelli ben più modesti, italiani ma anche francesi, come i Joustra o i Mont Blanc. Ed è proprio di Mont Blanc, la Renault 5 in scala 1:16 circa, teleguidata, nella quale mi sono imbattuto durante uno dei miei giri nella provincia a sud di Le Mans. So che questo marchio produsse diverse versioni della Renault 5, più o meno contemporaneamente all\’uscita della vettura reale, fra cui una bellissima Alpine nera coi filetti rossi. Questa che ho trovato è una versione \”competizione\” di fantasia, e il numero 76 sulla scatola fa pensare all\’anno di uscita. Si tratta indubbiamente di un fondo di magazzino, visto che il modello non è mai stato tirato fuori dalla confezione. La rarità dell\’oggetto consiste in questo caso quasi unicamente nelle condizioni di conservazione. La particolarità di questo tipo di prodotti era anche la fedeltà di riproduzione. 

Non sono rari modelli anche in scale più grandi che sono stati fatti oggetto di profonde elaborazioni da parte di abili artigiani che ne hanno ricavato pezzi di grande impatto. Del resto esemplari in condizioni mediocri ma ancora integri si trovano senza troppe difficoltà a borse, mercatini e anche su eBay, e vengono via a prezzi ragionevoli. Ho deciso di prenderla, questa Renault 5, anche se esula quasi del tutto dai miei interessi principali. Sono un appassionato di obsoleti, ma delle produzioni più \”serie\”, quelle che all\’epoca erano considerate a metà strada fra un giocattolo e una miniatura per collezionisti. Questo della Mont Blanc, invece, è e resta nient\’altro che un giocattolo. Ricordo però pezzi di grande pregio prodotti proprio da Mont Blanc, come un\’affascinante Citroen SM in 1:12 con le portiere apribili. 
Esistono appassionati non necessariamente specializzati nella raccolta di questo genere di modernariato che hanno in casa qualcosa di simile. Mi viene in mente un caro amico, Pier Luigi Madiai, che nell\’aprile 2004 fotografai per un articolo su Automodélisme, insieme ad una grossa Porsche 917 filoguidata.

Ripropongo la foto in questo thread perché credo renda bene lo spirito col quale si possono collezionare anche pezzi che poco o nulla c\’entrano con lo spirito generale delle nostre raccolte e spero che Gigi non ne avrà a male se oggi, a distanza di oltre quindici anni, pubblico di nuovo questa immagine che a me pare indicativa di una passione vissuta in modo totalizzante. Quasi casualmente, insieme alla R5 di Mont Blanc ho trovato uno dei quei modelli in plastica \”da bazar\”, come li chiamano in Francia, una Simca 1100 di Injectaplastic, una marca che negli anni settanta fabbricava automobiline un po\’ semplificate ma fedeli nelle linee, in 1:43 e in scale più grandi. 


Questi erano pezzi destinati alla grande distribuzione come supermercati, bancarelle, tabaccai e simili. Del resto i Norev in plastica si trovavano, anche in Italia, dai tabaccai, ma gli Injectaplastic avevano probabilmente un prezzo ancora più basso. La confezione è in blister ancorato al cartoncino mediante delle semplici graffe in metallo. Anche in questo caso la rarità è data dalle condizioni integre delle confezione. 


Queste produzioni più piccole in materiale plastico ricordano certe marche italiane come la Grisoni di Bologna. I percorsi collezionistici sono infiniti e a volte è bello trovare i fili che legano argomenti apparentemente lontani fra loro. A voi lettori i commenti. 

Fiat 639 pulizia strade Comune di Bologna: una realizzazione "nonomologati" in 1:87


In questi giorni presentiamo le ultime novità di \”nonomologati\”. Fra queste vi è un Fiat 639 particolarmente interessante. Derivato da un kit Tommasoner, il modello riproduce un mezzo in dotazione al Comune di Bologna per la pulizia delle strade. La base d\’origine è stata modificata e migliorata con vetri a file e fanali speciali. 


Il cassone in fotoincisione è di produzione \”nonomologati\” e rivestito in legno. La produzione è stata limitatissima e in questo caso non vi saranno riedizioni. Il modello è disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/809138498/fiat-639-2-axles-water-sprying-truck