"Di traverso sul Covid-19": un\'iniziativa di Racing43

Riceviamo da Davide Peraro di Racing43 questa comunicazione su un\’iniziativa che sarà valida fino alla fine della quarantena (ammesso che ci sia una fine a questa storia che ci torna sempre meno, ma questo è un altro paio di maniche): 

\”Acquistando sul nostro sito un Kit di montaggio o un modello montato di un pilota Italiano, la Racing43 devolverà 5 o 10€ all’Associazione Ospedale Dolce Casa per sostenere le famiglie e i bambini in contesto ospedaliero.
Sì, hai capito bene, i soldini ce li mettiamo noi!
Tu devi solo stare a casa e continuare ad accrescere la tua collezione personale. Fino alla fine dell’emergenza sanitaria cercheremo di raccogliere il più possibile, dopodiché porteremo quanto raccolto all’Associazione Ospedale Dolce Casa, nella persona di Alessandra Coppo (legale rappresentante
) e pubblicheremo sul sito e sulla nostra pagina Facebook la rendicontazione.
La Racing43 è sicura che tutti voi avete voglia di mettervi di traverso, ora più che mai!\”

Dinamico, quasi statico: modelli slot da collezione?

I modelli slot hanno ormai una lunga storia alle spalle e non mancano esemplari molto rari e quotati, soprattutto se in condizioni pari al nuovo con scatola. Essi sono collezionati come si può collezionare un Dinky o un Corgi. Alcuni esemplari raggiungono prezzi elevati e a prescindere dalla loro natura statica o dinamica, vengono ricercati per la loro rarità in quanto oggetti d\’epoca. Ma nel caso delle moderne slot, quelle iperdettagliate prodotte da case come BRM o Le Mans Miniatures, ha senso la scelta di collezionare tali modelli come se si trattasse in tutto e per tutto di modelli statici? La risposta naturalmente dipende dai gusti e dalle scelte di ogni singolo collezionista. Alcuni dicono che non ha senso conservare intatti modelli destinati a girare sulle piste, altri si lasciano invece sedurre dalla ricchezza dei dettagli e dalla sempre maggiore cura generale di queste riproduzioni in scala 1:32, ma anche in 1:24.

Il fenomeno non è neanche recentissimo: già marche come Fly, alla fine degli anni novanta, avevano iniziato a suscitare interesse per la qualità delle loro realizzazioni. Successivamente, l\’avvento della resina anche per gli slot, ne ha fatto delle vere e proprie repliche fedeli dell\’originale, forse non al livello di uno Spark in 1:43 o in 1:18 ma certo con caratteristiche che possono attirare l\’attenzione del collezionista di modelli statici. Abbiamo avuto l\’occasione di maneggiare un paio di questi modelli, prodotti in 1:32 da Le Mans Miniatures e dobbiamo dire che l\’impressione generale è davvero ottima. 

Le finiture sono di alto livello e i dettagli sono realizzati con le stesse tecniche viste sui normali resincast. Oltretutto la meccanica sotto al modello è ben nascosta, anche grazie a una confezione concepita ad hoc: specie nel caso delle sport-prototipo e di altre auto da competizione, che sono basse, il pick up non si nota per niente e si ha davvero l\’impressione di trovarci di fronte a un modello statico. Il pilota, obbligatorio su una slot, è spesso realizzato in modo fedele, con dettagli precisi e storicamente attendibili. Osservando certi pezzi si capisce come alcuni collezionisti abbiano ceduto al fascino di questi slot. 

I produttori stanno moltiplicando la loro offerta, attingendo a piene mani all\’amplissimo serbatoio del passato ma anche dell\’attualità. Ecco, a titolo di esempio, l\’Alpine-Renault A442 di Le Mans 1977 e la Matra MS650 di Le Mans 1969, prodotte in Cina da Le Mans Miniatures. Abbiamo cercato di mettere in evidenza nelle foto alcuni dettagli particolarmente importanti per comprendere il livello di questi modelli, che normalmente non vengono pubblicate sui siti ufficiali e nelle riviste. 

"Un poisson pas comme les autres": l\'Alpine A310 Le Mans 1977 di Spark (S5480)

Spark, S5480: l\’Alpine-Renault A310 di Le Mans 1977. 

L\’Alpine Renault A310 \”Poisson Dieppois\” ha una storia particolare, non tanto per i risultati raccolti alla 24 Ore di Le Mans 1977, quanto per la sua originalità e per le tante storie che si sono accumulate negli anni, anche grazie alla partecipazione di un pilota di primo piano come Jean-Luc Thérier. Sull\’avventura del \”Poisson Dieppois\” è uscito ne 2014 anche un libro, scritto da Sophie Tabesse-Mallèvre e intitolato Le poisson Dieppois, un poisson pas comme les autres: vi si ripercorre tutta la storia del progetto Alpine A310 a Le Mans, che ebbe vita breve ma che evidentemente ha lasciato un segno più duraturo nella memoria degli appassionati rispetto ad altre partecipazioni magari più fortunate ma meno pittoresche. 

Come al solito, le dimensioni del modello sono corrette, con
un\’interpretazione indovinata della linea e dei vari ingombri. 
L\’imponente batteria dei fari anteriori, riprodotti in plastica
cromata. La protezione in plexiglas è completa di contorno
che simula lo scotch nero.

L\’Alpine A310 fu iscritta alla 24 Ore di Le Mans 1977 da Bernard Decure, che riuscì a reperire i fondi necessari ad un impegno così complesso grazie al sostegno della camera di commercio di Dieppe (la città d\’origine del marchio Alpine), che intendeva promuovere le attività ittiche locali. Insieme a Jacques Cauchy (alias \”Cochise\”) e al famoso rallysta Thérier, Decure mise insieme una squadra più che degna, preparando a dovere una A310 che venne iscritta nella classe GTP, una sorta di categoria sperimentale, in cui rientrarono le vetture più disparate, dalle Inaltéra di Jean Rondeau alle Lancia Stratos Aseptogyl fino alle WM motorizzate Peugeot. 

Alcuni definiscono la GTP come l\’antesignana del Gruppo C e in parte hanno ragione, ma alla classe erano ammesse anche vetture di derivazione stradale come appunto lo era l\’Alpine A310. La corsa del \”Poisson Dieppois\” si arrestò anzitempo per una perdita d\’acqua. La squadra di Decure ci riprovò nel 1978, mancando però la qualificazione. 

I supporti dell\’ala posteriore, così come gli elementi laterali, 
sono fotoincisi. 

Non è sfuggita a Spark la presenza di un faretto rosso a fianco
del logo Facom nell\’alloggiamento della targa. 

La A310 nel colori della bandiera francese si è rivista a volte in eventi storici come la Le Mans Classic ed è stata messa in vendita da Artcurial nel corso di Rétromobile 2016. 

Per fortuna non si nota moltissimo, ma l\’elemento laterale
plotterato, che dovrebbe riprodurre tutta la vetratura, non
è il massimo del realismo. 

La copertina del libro dedicato
all\’avventura del \”Poisson Dieppois\” alla
24 Ore di Le Mans 1977. 

Il \”Poisson Dieppois\”, poco fortunato in gara, si è rifatto nell\’immaginario collettivo degli appassionati, godendo anche un certo successo modellistico, con riproduzioni nell\’ambito dei kit speciali (basti pensare al JPS) ma anche nel settore slot o più recentemente fra i resincast 1:18 con una riproduzione dovuta a OttOmobile. 

L\’Alpine Renault A310 di Decure nello stand di
Artcurial in occasione di Rétromobile, febbraio 2016
(foto David Tarallo)

Non poteva sfuggire a Spark questa Alpine A310, uscita nella serie 1:43 proprio in questi giorni. Un modello che si è esaurito nel giro di una settimana, tanto che Spark ne ha già programmata una seconda serie supplementare. Anunciata alla fine di settembre 2019, l\’Alpine di Le Mans 1977 non si è fatta attendere troppo, almeno a confronto con altre referenze, che restano in programma per anni interi senza mai vedere la luce. Per chi segue la tematica Le Mans, con uno occhio particolare a Spark, si tratta di un modello irrinunciabile, che testimonia ancora una volta lo sforzo del fabbricante marsigliese nella ricerca dell\’esattezza storica. La documentazione su questa vettura non manca di certo, ma le insidie sono sempre dietro l\’angolo. 

 Oltretutto, nel corso di una gara come Le Mans, i cambiamenti sono frequentissimi e il difficile è ottenere una riproduzione conforme e coerente con un dato momento della manifestazione (qualifiche, partenza, arrivo…). Di solito si sceglie il momento della partenza, ma ci possono essere tante eccezioni anche ben motivate. 

Dell\’assoluta qualità di certe caratteristiche dei modelli Spark (precisione di stampaggio, linee, verniciatura, decorazione) si è già detto ormai tante volte. E oggi come oggi Spark ha anche raggiunto un livello uniforme di finitura, grazie al quale ogni esemplare è montato più o meno alla stessa maniera. Iniziamo però con un particolare che stona abbastanza: il vetro laterale è stato ottenuto con un unico plotteraggio e riporta stampati il deflettore e il montante centrale, con tanto di filetto rosso. 

Da questa immagine si può notare il tubo \”posticcio\”
di ventilazione posto nell\’abitacolo. 

E\’ una soluzione che abbiamo criticato spesso e che è comune anche a scale più grandi (tanto per fare un esempio, la A310 di OttOmobile in 1:18 ha fatto lo stesso). Non è una caratteristica accettabile su modelli di questo tipo. Altri recensori che ammiro molto per la loro competenza la giustificano in qualche modo: io personalmente ritengo che un piccolo sforzo farebbe guadagnare enormemente in realismo senza incidere troppo sui costi. 
Del resto su altri modelli si è tranquillamente montato un pezzetto in fotoincisione o una cornice in plastica, senza troppe complicazioni tecniche. 
Per il resto, il modello è degno dei migliori Spark: bellissimi i cerchi Gotti (dipinti in alluminio e non cromati), curati gli interni col rollbar integrale e tanto di tubo di aerazione fissato sul cruscotto; molto ben riuscita l\’ala posteriore con i supporti fotoincisi traforati e i tiranti delle giusta finezza. Suggestiva la \”batteria\” dei sei fari anteriori, schermati dalla protezione in plexi trasparente, contornata di nastro adesivo nero. Qualche piccola distrazione come l\’assenza del tirante dello staccabatteria poteva essere evitata, ma si tratta comunque di un modello di indubbio effetto. 

A quarant\'anni dalla vittoria di Jean Rondeau a Le Mans, le foto del… trentennale

Ricorre quest\’anno il quarantennale della vittoria di Jean Rondeau a Le Mans, un avvenimento storico in un\’edizione alquanto atipica della 24 Ore. L\’articolo su Rondeau pubblicato nell\’ultimo numero di Autodiva (di cui leggete la recensione a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/04/come-autodiva-analisi-di-una-rivista-un.html) mi ha spinto a cercare nei miei archivi, fino a trovare alcune immagini dell\’omaggio dedicato presso il museo di Le Mans al costruttore francese in occasione del trentennale della vittoria nel 2010. Ecco quindi una breve carrellata di quello che era possibile ammirare al museo della 24 Ore, in cui alle vetture normalmente in collezione si erano aggiunte altre auto e vari cimeli. La M379B nei colori ITT-Le Point, vittoriosa a Le Mans dovrebbe essere il terzo telaio costruito di questo modello. Dopo la vittoria del 1980, questa M379B, che aveva esordito alla 24 Ore del 1979 con i colori ITT-Oceanic, fu schierata nel 1981 con lo sponsor Otis e poi ancora nel 1982 (Primagaz). Nel giugno 1983 venne venduta a un industriale e poi a un avvocato parigino. Nel 1986 fu esposta in occasione della 24 Ore, di nuovo con la decorazione di Le Mans 1980. Non saprei se la carrozzeria utilizzata fosse una di quelle utilizzate originariamente; essa appare oggi ben vissuta, ma in ogni caso non credo sia la carrozzeria con la quale la vettura, guidata da Jean Rondeau e Jean-Pierre Jaussaud, terminarono la gara. 
(foto David Tarallo). 


Com\'è Autodiva? Analisi di una rivista un po\' atipica (numero 43, terzo trimestre 2020)

Autodiva ricorda un po\’ il nostro Autocollezioni Magazine: contenuti molto selezionati, direttore-factotum (nel nostro caso Gérard Gamand, pilota, collezionista, esperto di storia). La rivista esce ogni tre mesi e si pone come obiettivo quello di trattare temi particolari, poco conosciuti e comunque sotto un aspetto inedito con documentazione di qualità. In passato, iniziative editoriali di questo genere  hanno avuto vita breve (vedi ad esempio Historic Motor Racing all\’inizio degli anni duemila) mentre altre, finanziate in modo adeguato, hanno potuto continuare in modo abbastanza tranquillo la loro vita. Autodiva, in lingua francese, costa € 9,90. La cover story di questo numero è dedicata a Jean Rondeau, di cui quest\’anno ricorre il quarantesimo anniversario della vittoria di Le Mans. Su Rondeau è stato già scritto tanto, compresi alcuni libri molto ben fatti, contemporanei alla sua attività. 

Eppure in questo articolo di 15 pagine, qualche cosa di interessante e di inedito si trova, compreso un utile schema con tutta la produzione Rondeau, con un occhio particolare per il modello M379, quello vittorioso a Le Mans. Le foto appartengono all\’archivio di Christian Vignon. 

Interessante, nello stesso numero, la prova della Venturi 400 in configurazione monomarca; altri articoli storici raccontano la stagione Can-Am 1966 e l\’evoluzione della prima McLaren di Formula 1. 
Davvero intriganti le memorie di Guy Prat, meccanico della Matra, che racconto a Henri Gué la lunga trasferta a Buenos Aires per la 1000km del 1971, gara tristemente passata alla storia per l\’incidente di Ignazio Giunti. In sintesi, Autodiva non è forse una pubblicazione irrinunciabile come potrebbe esserlo Automobilsport, ma merita senz\’altro una certa attenzione per l\’originalità delle scelte e la cura dei testi e della documentazione. 

Post-produzione e post-verità: la Porsche 917 a sei ruote (ma il modello è tutt\'altro che un fake)

E\’ di moda sui forum, sui blog e siti vari creare, con l\’ausilio delle enormi potenzialità della post-produzione (ossia il ritocco e la trasformazione a tavolino delle foto), realtà parallele o post-verità, che sconfinano direttamente nella fantasia. Fake? Certamente, ma se sono dichiarati e onesti, perché no? 
E\’ il caso della Ferrari 312 T8, mitica monoposto a otto ruote mai esistita, creata non negli uffici tecnici di Maranello, ma in un laboratorio fotografico, della quale Cult Car ha realizzato un simpatico modello in scala 1:43 (foto sotto). E tutto sommato, se una monoposto a otto ruote l\’avevano immaginata i giapponesi per Takaya Todoroki, perché non pensare a un caso omologo ferrarista?


Del resto ricavare modelli da fumetti, film o cartoni animati non è certo una novità; tirarne fuori altrettanti approfittando della fervida fantasia dei photoshoppisti è un\’altra frontiera dell\’immaginazione modellistica.  

Fra le tante stranezze che girano in rete vi è una Porsche 917K a sei ruote (lo schema è quello della Tyrrell P34), che avrebbe partecipato alle prove della 24 Ore di Daytona 1970 con Jo Siffert al volante. 

Naturalmente questa macchina non è mai esistita: o meglio, è esistito il muletto con la lettera T, ma non certo con quattro ruote anteriori. Ma proprio perché gli amanti di queste bizzarrie sono parecchi, Remember ha pensato di rendere omaggio a questo fake realizzando una serie limitata di questa 917 a sei zampe, sperando che essa venga accolta col giusto spirito. 


Del resto, Rino Robustelli non faceva modelli a forma di pallone da calcio, di wurstel o in bianco e nero? 
Il modello della Porsche 917K a sei ruote è disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/791798801/porsche-917k-gulf-team-wyer-six-wheeler

Aggiornamento: Il modello non è più disponibile, qualcuno è stato molto veloce… Ci sarà forse una seconda serie. 

Da Eliomodels una serie limitata dell\'Alpine Renault A110 di Neyret al Rallye du Maroc 1975

Eliomodels produrrà presto una serie limitata (si parla di 5 o 6 esemplari al massimo) dell\’Alpine-Renault A110 1800 pilotata da Neyret al Rally del Marocco 1975. La base prescelta è il Trofeu, modello già ottimo di per sé, che sarà decorato con decals disegnate da Roberto Pigorini e stampate da Fides. Pigorini, ex-manager Pirelli di Bollate (Milano), si occuperà anche del montaggio. 

Georges Pont e il master di un\'Alfa Romeo inedita di Le Mans

Un master di un modello può costare svariate migliaia di euro; dietro la prototipazione è spesso sottovalutato da chi non ha mai avuto a che fare, direttamente o indirettamente, con la produzione di modelli. Ecco perché chi ha acquistato per 341 euro su eBay il master dell\’Alfa Romeo 6C 1750 GS Coupé di Le Mans 1933 dovrebbe aver fatto un buon affare. Georges Pont aveva messo in vendita il prototipo di una configurazione inedita, che riproduce la vettura che con i francesi André Rousseau e François Paco concluse all\’ottavo posto assoluto e primo di categoria fino a 3 litri (nella foto sotto).

Per la verità il modello non è proprio del tutto inedito, se si considera una riproduzione di Raymond Daffaure nella serie RD Marmande, ma stiamo parlando di un modello di oltre mezzo secolo fa, autocostruito esemplare per esemplare. Molto probabilmente, chi ha acquistato il prototipo di Pont (che, ricordiamo, è il fondatore del marchio CCC, oggi proprietà di Nils Hévia), cercherà di sfruttare al massimo l\’investimento, replicandolo in serie più o meno limitata.

Da Remember la Porsche 917K Gulf Le Mans 1971 test (vettura con le prese d\'aria)

E\’ disponibile in edizione limitata la Porsche 917 con gli snorkel che prese parte alle prove della 24 Ore di Le Mans 1971. Il modello, montato in scala 1:43, è disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/777102528/porsche-917k-snorkel-version-gulf-le

Rassegna stampa: Modelli Auto n. 139 (primo trimestre 2020)

Ha senso andare avanti con rubriche come \”rassegna stampa\” in un periodo in cui il mondo (o una vecchia idea del mondo) sembra in procinto di collassare su se stesso ogni giorno che passa? La risposta è difficile. Ad ascoltare il \”canale unico\” italiano – credete ancora alla pluralità d\’informazione? – siamo alle soglie della catastrofe. Forse sì, forse no; fatto sta che in passato l\’uomo ha subito crisi ben peggiori di questa, solo che non ce ne ricordiamo. E poi cosa dovrebbero dire i dinosauri? Quelli mica te la raccontano, oggi.

Il numero 139 di Modelli Auto, nato e pubblicato in piena era Covid-19, è un signor numero e scusate se lo dice uno che fa parte della squadra dei collaboratori, ma quando ci vuole ci vuole. Non è un momento facile, a meno che non abbiate investito buona parte dei vostri patrimoni in carta igienica, in bitcoin o in armi.

La chiusura dei negozi è una mazzata per molte delle riviste specializzate, e meno male che ci sono le edicole aperte. Gli abbonati stanno ricevendo Modelli Auto in questi giorni, ed è davvero – come dicevo – un numero ricco. Il nostro Bruno Boracco si è come al solito smazzato Norimberga, accompagnato dal Gianfranco Berto, l\’editore, armato di macchina fotografica. Affrontare Norimberga non è semplice: bisogna scarpinare e parlare con tremila persone se si vuole tirar fuori qualcosa di originale che non sappia di comunicato stampa. Molta parte della rivista è occupata dalla Toy Fair 2020 (miracolosamente scampata al ciclone coronavirus) ma non è che il resto dei contenuti sia un mero riempitivo, anzi. Troviamo le solite puntuali e competenti recensioni di Umberto Cattani, la tecnica e alcuni speciali come l\’articolo dedicato a Paolo Mazzoni, creatore del marchio Fast by Ciemme43.

A proposito di tecnica, gustoso il WIP di Alessandro Prini, settima parte di una serie di montaggi dedicati ai protagonisti della Trento-Bondone: stavolta tocca alla Giannini 650NP di Maurizio Leonardelli, elaborazione su base Tamiya. Piero Tecchio completa con ulteriori foto il resoconto del lavoro di Chan Rosso sulla Ferrari 250 GTO di AMR. E non è finita qui: Modelli Auto si conferma un ottimo mix e una delle riviste più varie sulla scena. E siamo sicuri che sconfiggerà anche il Covid-19.