Nuove edizioni nella serie Raceland Gold Edition: Formula 1 in 1:43 e 1:18


La serie Gold Edition, promossa dal negozio Raceland in collaborazione con Spark, si arricchisce di tre nuove interessanti uscite, che riguardano stavolta vetture di Formula 1 anni settanta-ottanta. Come sempre, la scelta dei soggetti è incentrata su temi riguardanti l\’automobilismo tedesco (piloti, costruttori, team, corse) e anche in questo caso non manca di interesse e di originalità. In 1:43 sono uscite la Hesketh-Cosworth 308D sponsorizzata Rizla-Penthouse, pilotata da Rolf Stommelen al GP d\’Olanda 1977, e l\’ATS-Cosworth D4 di Harald Ertl del GP di Germania 1980. In 1:18 è disponibile invece l\’Eurobrun-Judd ER189 Jagermeister GP di Germania 1989 (pilota Gregor Foitek). 


Ottime scelte, che testimoniano una ricerca approfondita nella storia della Formula 1, alla riscoperta di fatti e storie che rischiano di essere dimenticati. Ognuna di queste vetture meriterebbe una trattazione a parte, tanti sono gli aneddoti legati a ciascuna di esse. 



I modelli, in serie limitata e numerata, sono disponibili ai seguenti link: 



[contenuto sponsorizzato]

Prossimamente sul blog: Porsche 917LH Salzburg Le Mans 1970 di Spark


A complemento della serie di articoli sulle Porsche 917LH 1970 di Spark, pubblicheremo prossimamente sul blog una recensione della versione Salzburg Racing Le Mans 1970. 

L\'ultima Porsche 935 pilotata da Peter Gregg: un\'elaborazione di Massimo Martini

Ai tempi dei tempi l\’uscita della Porsche 935/2 della Burago in scala 1:43 scatenò le fantasie di tanti modellisti, e portò oltretutto all\’uscita di qualche transkit adatto a trasformare quello che essenzialmente era un giocattolo in un modello con tutti i crismi. Le linee, quelle, c\’erano, ed era la cosa più importante. Al resto ci pensavano l\’inventiva e la creatività degli appassionati. Sembra di vedere una delle elaborazioni di quei giorni ormai lontani nell\’osservare le immagini di questa recente creazione di Massimo Martini, porschista sfegatato che in 1:43 ha praticamente tutto, tanto che si sta pericolosamente espandendo verso altre scale (1:32, 1:24, e chissà cos\’altro in futuro…).

Però ogni tanto, qualche \”buco\” nella propria raccolta in 1:43 lo trova e così mette mano a stucco e plasticard per vedere di rimediare alla lacuna. Stavolta è toccato proprio a una vetusta 935 Burago, che è stata convertita nella mitica vettura numero 028 che fu l\’ultima ad essere pilotata da Peter Gregg, due settimane prima del suicidio. Il team Brumos aveva dedicato tutta la stagione 1980 a cercare di migliorare la 935 in configurazione 1979.

Ne era venuta fuori quella che sarebbe dovuta essere la 935 definitiva (chimera che in realtà avevano inseguito – e avrebbero inseguito ancora – altri preparatori americani, per finire con le costosissime JLP dei Paul). Il team di Jacksonville portò in gara la nuova 935, che aveva un\’aerodinamica completamente riveduta e una meccanica rinconsiderata bullone per bullone, alla Daytona Finale 250 in programma il 30 novembre 1980.

Gregg, che aveva già manifestato problemi alla vista, non riuscì neanche a qualificarsi. Era l\’inizio della fine. Come andò lo sanno tutto. Quanto alla vettura, venne riutilizzata nelle stagioni successive prima dal Bayside Disposal Racing, poi dal team Toyota Village, finendo la propria carriera addirittura nel 1985.

Le foto dell\’elaborazione del modello Burago mostrano una trasformazione radicale della carrozzeria e una cura speciale per gli interni, con tanto di pannello in plexiglas, sedile specifico, rollbar e tutti gli altri dettagli, di cui stavolta non mancava documentazione. La raccolta delle vetture della Brumos di Massimo Martini è probabilmente una delle più complete, e pubblichiamo un\’immagine dove compare solo una parte delle vetture presenti nella collezione.

Ancora sulla Porsche 917LH Le Mans 1970 di Spark: un confronto col modello Provence Moulage

Lo scorso 26 giugno avevamo pubblicato la recensione della Porsche 917LH di Spark e le conclusioni erano state condizionate dal giudizio sulla linea del muso che aveva qualche cosa di strano (l\’articolo è visibile a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/06/porsche-917lh-martini-le-mans-1970.html ). Ora, grazie alla collaborazione di Massimo Martini, è possibile pubblicare una serie d\’immagini di confronto fra l\’odierno Spark e un modello che è sempre stato il punto di riferimento per la 917LH, vale a dire il Provence Moulage, venduto in kit negli anni ottanta. Il confronto delle foto mostra probabilmente la soluzione della questione: lo Spark sembra tozzo non per una insufficienza nella lunghezza del muso, ma per l\’andamento eccessivamente \”pesante\” della linea dei passaruota e in generale di un po\’ tutta la sezione frontale.

Vista dall\’alto del Provence Moulage. 
Dal confronto fra i due modelli si nota come il
Provence Moulage abbia i due \”dentelli\”
a fianco della presa d\’aria anteriore, che sullo Spark
sono stati del tutto levigati. 

Nei prossimi giorni pubblicheremo la recensione dell\’altra versione di Le Mans 1970, la Salzburg in uscita proprio ora, ma verosimilmente le conclusioni non cambieranno.

Vista da questa prospettiva, la Spark non pare
troppo critica nelle proporzioni e nelle forme. 

Questo il Provence Moulage, classico kit degli
anni ottanta. 

E\’ nella sezione del raccordo fra il passaruota
e la parte anteriore che lo Spark si \”appesantisce\”. 

A confronto il Provence Moulage appare più
equilibrato e proporzionato. 

Rétro Viseur Hors Série giugno-luglio 2020: 50 ans d\'amour à l\'Anglaise

Dei molti Hors-Série usciti in Francia in questi ultimi tempi, forse questo di Rétro Viseur dedicato ad una selezione delle più iconiche-importanti-strane-vincenti-perdenti auto inglesi non è né il più completo né il più utile per gli appassionati di motori ma è sicuramente una lettura gradevole, resa ancora più intrigante dall\’ottima documentazione fotografica fornita in 130 pagine piene d\’informazioni. Edita da LVA, Rétro Viseur non è mai a corto di materiale, e lo conferma con questo Hors-Série, piuttosto ben fatto. Decennio per decennio, dagli anni cinquanta agli anni novanta, vengono passate in rassegna parecchie delle più tipiche vetture inglesi, dalla Mini alle varie Triumph, MG, Austin sportive, dalle Jaguar berline alle Aston Martin, dalle Rolls alle Bentley. 

Come detto, nulla di trascendentale, ma comunque una bella composizione che entrerà con profitto anche nelle biblioteche ben fornite degli appassionati del genere, oltre a rivelarsi un semplice manuale per chi desideri costruirsi un\’infarinatura sull\’argomento. Insomma, questo tipo di pubblicazione, come molti Hors-Série, è capace di fare da bosco e da riviera. Il prezzo, poi (€ 6,90 in Francia) è particolarmente competitivo: gli articoli sono ben scritti, con aneddoti e curiosità tratte dalla stampa specializzata dell\’epoca, piccole guide sulle varie versioni, consigli all\’acquisto, alcuni dati tecnici e molto altro. 

Un\’ulteriore conferma che l\’editoria francese si sta muovendo ancora bene, a dispetto della situazione generale che sembra tutt\’altro che favorevole alla sopravvivenza della carta stampata. Ma – si sa – la carta stampata muore anche quando dilagano gli analfabeti. 

Esce a settembre la nuova edizione del Ramsay\'s \'British Diecast Model Toys Catalogue\'

Dopo due anni, arriva un aggiornamento del Ramsay\’s British Diecast Model Toys Catalogue, una delle guide più complete e attendibili del settore. Sarà questa la diciassettesima edizione, che comprende una lista con le quotazioni raggiunte di recente non solo da Dinky Toys e Corgi Toys, ma anche Lesney Matchbox, Tri-Ang Spot-On, Budgie Toys, Morestone, Lone Star, Britains, Crescent e altre marche. Quest\’ultima edizione è stata completamente aggiornata con nuove varianti, nuove foto e quotazioni riviste. Le quasi 400 pagine copriranno non meno di 3000 referenze. Pubblicheremo una recensione approfondita non appena la guida sarà disponibile. 

Same Elefante di "nonomologati" in scala 1:87, alcune immagini prese al plastico delle Ferrovie Abruzzesi di Pescara

Stanno per essere commercializzate le varie versioni del Same Elefante in scala 1:87 di \”nonomologati\”. Presentiamo alcune immagini scattate ieri 11 luglio a Pescara sul plastico delle Ferrovie Abruzzesi. Il modello, molto accurato, sarà commercializzato nelle configurazioni che vedete nelle foto. Presenti fotoincisioni, vetri a filo con cornici in rilievo e tanti altri dettali. La versione zavorra viene venduta senza rimorchio coccodrillo. 

La stagione degli allarmi e il pessimo ruolo dei media in questa specie di mascherata da Covid-19

I lettori perdoneranno la digressione extra-modellistica ed extra-automobilistica, ma anche in altre occasioni il blog ha ospitato commenti su temi non necessariamente legati al mondo dei motori. Il pessimo comportamento che i media italiani hanno tenuto nel corso di questi mesi di \”crisi sanitaria\” non avrà forse scandalizzato troppi addetti ai lavori, che si saranno fatti magari influenzare dal continuo bombardamento psicologico iniziato a febbraio e che va avanti tutt\’ora a pieno ritmo. 


Le nostre testate sono in crisi e per loro l\’avvento del coronavirus ha rappresentato un\’autentica manna dal cielo. In particolare siti come Corriere.it e Repubblica.it hanno fatto a gara a diffondere notizie allarmanti dai titoli spesso fuorvianti con il neanche troppo celato intento di acchiappare qualche click in più. E questo mentre i cosiddetti professionisti dell\’informazione, in possesso della verità giornalistica, criticavano senza tregua altri canali alternativi che avevano addirittura problemi a sopravvivere su Youtube se intervistavano qualche personaggio scomodo all\’ordine sanitario imperante. La storia è nota, ma evidentemente funziona se c\’è ancora oggi chi casca in questi tranelli. In Italia è stato facile far presa sull\’opinione pubblica, visto che abbiamo avuto la sfortuna di avere una delle aree più colpite al mondo dal Covid-19. Ma proprio per questo c\’è chi ne ha approfittato. I media, in parte spinti dal potere, in parte dalla loro sete di clamore, durante questi mesi hanno raggiunto nuove vette di banalità e di cialtroneria quotidiana. Quando i contagi sono diminuiti hanno iniziato con la storia della seconda ondata, i professionisti dell\’informazione, che dovrebbero sapere che la deontologia professionale impone di prendere le distanze da ogni esagerazione che non sia ampiamente documentata e nel caso si dovrebbero ascoltare le opinioni contrastanti dei vari scienziati. Ma non c\’è più tempo per fare inchieste serie, e d\’altronde nessuno nelle redazioni si cura più del pericolo di un procurato allarme. Anzi, ci si sente investiti di un ruolo educativo, pedagogico a terrorizzare la gente. Così imparano a fare \”assembramenti\” che potrebbero mettere a repentaglio la sicurezza del paese. 


Ci si mettono poi organizzazioni più o meno disoneste a gettare benzina sul fuoco, con dichiarazioni che non fanno che disorientare l\’opinione pubblica. E anche quando queste dichiarazioni fossero chiare o totalmente credibili, ci penserà il sito di turno a piazzare un bel titolo a effetto, magari basato su un paio di parole estrapolate da un discorso più ampio. Proprio oggi ho trovato su un paio di siti \”ufficiali\”, vale a dire quello dell\’Ansa e quello del Corriere, alcuni esempi di questo scempio mediatico. Un due dei tre ritagli che trovate, campeggia la parola \”allarme\”. Quante volte l\’avrete udita o letta, in questi mesi? Allarme di qua, allarme di là. Allarme aumentano i contagi; allarme, in autunno le terapie intensive pulluleranno di Covid-19. Allarme è ormai una condizione dello spirito. Da giornalista assisto a queste infrazioni (perché tali sono) del codice deontologico senza che all\’ordine nazionale neanche passi per l\’anticamera del cervello di ammonire, di riprendere, di censurare comportamenti apertamente scorretti da parte delle redazioni. C\’è una notizia sul Covid-19 e si pubblica insieme a una generica foto di un infermiere bardato come un apicoltore. Giusto per ricordare che la situazione è di emergenza, eh, casomai che qualcuno osasse pensare ad altro. Lo stato terapeutico che approfitta del virus per privare giorno dopo giorno l\’Italia delle sue libertà costituzionali ha avuto gioco facile. Quando si tratta della salute, tutti sono disposti a rinunciare a quote di diritti pur di vedersi garantita la propria sicurezza sanitaria, in un rapporto dare-avere le cui logiche sono diventate ormai acquisite. Inconsciamente acquisite, in maniera radicata. Un altro ritaglio che pubblico è stato per diverse ore la notizia di apertura di Corriere.it: un infermiere di Cremona ha postato su Facebook un intervento in cui mette in guardia i cittadini sul fatto che il coronavirus non è finito. 


I giornali nostrani (non solo il Corriere, ma anche Repubblica e altri) ci si sono buttati a pesce. \”Ecco, vedete, italiani amanti degli assembramenti, delle cene, delle feste e delle rimpatriate fra compagni di classe? Voi ridete e scherzate, ma fuori c\’è il virus pronto a portarvi al creatore\”. Il messaggio fa leva sul senso di colpa o sulle paure recondite della gente. Del resto, quando prima o poi ci rimetteranno agli arresti domiciliari (perché state sicuri che lo faranno), la motivazione che ne daranno sarà legata ai comportamenti \”irresponsabili\” dei cittadini che non avranno seguito alla lettera le indicazioni delle istituzioni. E così saremo – come si suol dire – cornuti e mazziati. L\’infermiere qualsiasi che posta su Facebook le sue osservazioni diventa degno della prima pagina del sito del Corriere della Sera. E allora perché non pubblicare anche qualche intervento di altri che la pensano in modo radicalmente opposto? Perché sui nostri media trovano accoglienza solo notizie negative o allarmanti riguardo al coronavirus? Stasera vi chiedo davvero di farvi due domande. Poi ci occuperemo di nuovo di modelli e automobili, promesso.   

Rassegna stampa: Modelli Auto numero 140 (secondo trimestre 2020)

Queste rassegne stampa sono volutamente soggettive, molto di parte, direi. Però è così. Questo numero 140 di Modelli Auto lo ricorderò a lungo. Esso è nato nel periodo in parte drammatico in parte ridicolo degli arresti domiciliari collettivi. Una mistione di sentimenti contrastanti, accomunati dall\’estrema difficoltà del periodo, in cui ti chiedevi (e in parte te lo chiedi ancora) se quello che consideravi fino a quel momento familiare o addirittura scontato avrebbe retto all\’ondata del virus e delle sue bizzose conseguenze. Momenti di incredulità passati al telefono con Gianfranco, l\’editore, con tante cose dette e tante anche non dette ma nettamente percepite. La paura del nulla, la speranza di una nuova stagione, la volontà di non gettare al vento quanto fatto negli anni precedenti. Il numero 140 di Modelli Auto sintetizza tutte queste componenti e invece di uscire in una forma dimessa (della serie: ne siamo usciti, ma malconci), esce in grande spolvero, all\’insegna del \”ne siamo usciti e anche bene\”. Io credo che Modelli Auto sia una rivista che ha ancora del margine, e questo può sembrare paradossale per una testata che esiste da un sacco di anni. Eppure lo spirito è quello.

Abbiamo (mi ci metto anch\’io) le risorse per migliorare ancora, perché le idee non mancano e ciascuno – l\’ho già scritto – prova sempre a dare il meglio di sé, : Umberto Cattani, Stefano Adami, Bruno Boracco, Valerio Comuzzi li conoscete bene. La libertà è il segno di questa rivista. La capacità di dire ciò che si pensa, ovviamente in modo professionale e documentato, fornendo anche giudizi di valore giornalistico a fianco dell\’informazione pura e semplice. Se si deve affrontare un argomento delicato lo si affronta. Del resto, a differenza di altre testate concorrenti, Modelli Auto non si è tirata indietro quando si è dovuto scegliere fra un servizio reso ai lettori e la piaggeria nei confronti di un importatore o un distributore. Perché gli inserzionisti – non è una bestemmia – possono anche andare e venire, i lettori restano e vogliono la credibilità. Un numero come il 140 è un numero della maturità e dell\’equilibrio.

Gli argomenti sono tanti: la tecnica di Stefano Adami, la collezione delle Ferrari che hanno corso a Monza, le interviste (BBR e Racing43, recentemente rinata), e poi le recensioni, gli approfondimenti storici (le Corvette in scala), le piccole curiosità. La redazione è già al lavoro per definire le linee guida del numero 141 che uscirà a settembre. Sarà un settembre un po\’ atipico (non dico diverso per non contribuire, neanche volontariamente, alla litania acefala della \”nuova diversità\”), forse senza le borse di scambio, forse senza i tanti contatti nei negozi dopo le vacanze – ma speriamo di no – e in ogni caso ci sarà tanto da ricostruire. Modelli Auto sarà lì con l\’entusiasmo che in questi anni l\’ha contraddistinto.

Due nuove serie montate Madyero: Porsche 935 e Ferrari 612 CanAm 1969

Appena uscite due serie montate Madyero (modelli montati scala 1:43). Questo marchio artigianale prosegue la tematica Porsche 935 con tre versioni della vettura del Jolly Club pilotata in tante occasioni soprattutto da Carlo Facetti e Martino Finotto. Disponibili la vettura del Giro d\’Italia 1977, quella della 24 Ore di Daytona 1978 e quella della 6 Ore di Silverstone dello stesso anno. E\’ ripresa anche la produzione della Ferrari 612 Can-Am 1969 di Chris Amon, un modello che a suo tempo era stato poco sfruttato. Anche in questo caso tre le varianti: Mid-Ohio, Watkins Glen e Michigan. I modelli possono essere acquistati a questo link: https://www.geminimodelcars.com/shop/21889459/143-scale-models