L\'ADAC Supercup: una breve storia [di Elio Venegoni]

Ospitiamo un contributo di Elio Venegoni sulla storia dell\’ADAC Supercup, un campionato forse meno conosciuto ma importante nella storia dell\’automobilismo anni 80. 

ADAC SUPERCUP
di Elio Venegoni

Le auto di gruppo C sono state indubbiamente vetture che sono rimaste nell\’immaginario collettivo di tutti gli appassionati di corse, sia per le formidabili prestazioni sia per l\’aspetto spesso elegante (e sempre funzionale), piuttosto differente da quello degli odierni prototipi figli di avanzate ricerche aerodinamiche ma un po\’ sgraziate a dire poco, almeno a parere di chi vi scrive.


Queste auto hanno corso fino all\’ormai lontano 1993 ma ancora oggi nessuno può dimenticare le Porsche 956 e 962 (tra le più vittoriose nella storia dell\’automobilismo sportivo), le Jaguar della serie XJR, le Lancia LC1 ed LC2, le Mazda 787 e 787B a motore Wankel, le Sauber Mercedes Benz, le Peugeot 905 e moltissime altre…

Tali vetture hanno corso nei principati campionati internazionali ma anche, dal 1986 al 1989, in un campionato di matrice prettamente nazionale, ovvero l\’ADAC Supercup.

Nel 1985 si era corsa l\’ultima stagione del glorioso DRM (Deutsche Rennsport Meisterschaft) e l\’ADAC, l\’equivalente del nostro ACI, decise di dare una sterzata netta introducendo una serie riservata alle automobili di gruppo C.

Le vetture ammesse, per essere più precisi, erano quelle di gruppo C1 e C2, nonché quelle conformi al regolamento IMSA GTP e GTC (molto simili). Vi era un limite di consumo, differente per le varie classi. Le gare (cinque per anno ad eccezione del primo), di tipo sprint, inizialmente si corsero sulla distanza di 180 km ma successivamente il limite fu portato a 220 km. 
Data la relativa brevità non era necessario sostituire il pilota, a differenza delle corse di durata “classiche”.

Nel 1986 il campionato si chiamò ADAC Sport Auto Supercup in quanto fu sponsorizzato dall\’omonima rivista,
nei due anni successivi a Sport Auto subentrò la Wurth ed infine l\’annata 1989 fu patrocinata dal canale televisivo Sat 1.

Durante la prima stagione vi fu un dominio della quasi imbattibile Porsche 962 C di Hans Joachim Stuck, contrastata sul finale solo dalle Jaguar XJR6 sponsorizzate Silk Cut di Eddie Cheever (che vinse l\’ultima corsa al Nurburgring) e Derek Warwick.

L\’anno successivo l\’asso tedesco bissò la vittoria, sempre con la fida 962 C, ma il dominio non fu quasi incontrastato come nell\’anno precedente. Altri piloti vinsero delle gare e precisamente Mauro Baldi, Klaus Ludwig (anche loro su Porsche 962 C) e Jean Louis Schlesser, che portò alla vittoria la Sauber Mercedes-Benz C9 nell\’ultima gara (sempre al Nurburgring).

Nel 1988 invece la musica cambiò e la serie fu contrassegnata dall\’ascesa alla ribalta del francese Schlesser alla guida della Sauber Mercedes-Benz C9, evoluta in versione 1988.

L\’ultimo anno fu infine quello buono per l\’alsaziano Bob Wollek, secondo in campionato nelle due edizioni precedenti.

Si chiudeva così l\’epopea, breve ma intensa, dell\’ADAC Supercup. Le Case non avevano manifestato interesse nel correre l\’anno seguente e così l\’ente automobilistico tedesco non organizzò più il campionato, corsosi sempre in Germania ad eccezione di una gara a Silverstone nell\’anno dell\’addio.

Cosa rimane di quegli anni? Un albo d\’oro scritto tutto da ottimi piloti, molti ricordi di battaglie al calor bianco e… qualche modellino, naturalmente. Minichamps in particolare ha riprodotto le vetture vincitrici (ad eccezione di quella dell\’89) ed anche l\’onnipresente Spark ha messo in commercio qualcosa.

Che dire? Questo articolo potrebbe forse essere lo spunto per iniziare a dedicarsi ad una nuova mini-tematica…

Porsche 917LH Martini Le Mans 1970 Kauhsen/Larrousse di Spark (S0918) 1:43

Spark S0918, Porsche 917LH Martini Racing
Le Mans 1970 Larrousse/Kauhsen. 

Le Mans \’70? Tranquilli, non ve la meneremo per l\’ennesima volta con Steve McQueen, il film e i presepi. Nulla. Solo un modello, peraltro molto atteso, perché Spark quest\’anno sta tirando fuori dei pezzi da novanta, almeno per quanto riguarda i soggetti. In tema di 917 si è cominciato con la riedizione della 917 corta Gulf per continuare con la 917LH Martini che giunse seconda nel 1970 con Larrousse e Kauhsen. Un classico in ogni collezione, e prima o poi Spark, che ci ha girato intorno per anni, doveva metterci le mani. Forse hanno atteso che si ricreasse il mercato per un modello tutt\’altro che inedito, forse volevano fare davvero le cose per bene. Chi aveva il kit Provence Moulage poteva dirsi messo già abbastanza bene, tutto dipendeva da come si era in grado di montarlo, o di farselo montare. Sia come sia, Spark si è decisa, e del resto il master lo aveva già in carniere. Forse alcuni ricorderanno la vettura bianca dei testi di Le Mans (quella col numero 21) che anni fa era uscita nella serie limitata francese (750 esemplari), con la referenza SF061. E fra una settimana circa toccherà alla 917LH Salzburg, sempre di Le Mans 1970. 

A prima vista il muso potrebbe sembrare un po\’ tozzo. Non è
facile dare un giudizio definitivo, anche perché
le corrispondenze con le foto della vettura reale
sembrano giuste. La parte inferiore del bollo bianco
del numero di gara è comunque troppo distante dal bordo
della carrozzeria. 
Una foto molto conosciuta della 917LH di
Le Mans 1970. Notare i coprifari del tipico
colore giallo, particolare che stavolta
è stranamente sfuggito a Spark. In altre
immagini tuttavia questi elementi
sembrano trasparenti. 

Tornando alla Martini, una delle principali caratteristiche di questa vettura è naturalmente il colore. Quel colore maledettamente a metà strada fra il blu e il violetto, che sfugge sempre, ambiguo e beffardo neanche fosse Diabolik. Spark sembra averlo azzeccato. In foto è quasi impossibile ritrarlo nella sua corretta sfumatura, ma posso confermare che dal vivo, quella nuance così ineffabile sembra azzeccata. All\’ombra il modello dà più sul violetto, alla luce sembra più blu. 

Ottimi i fari posteriori, plastica trasparente.
Non manca il tirante centrale dell\’ala posteriore.
I due ganci sono in fotoincisione. 


Ed è quello che dovrebbe accadere, almeno stando alla documentazione in nostro possesso. Per il resto, anche questa LH ha le caratteristiche delle K (corte) di Spark: tutto è impeccabile (made in China), vetri laterali gialli con tanto di deflettore inciso, cerchi a cinque razze perfetti, accoppiati ad altrettanto perfetti pneumatici scolpiti. 

Notevole la pulizia del montaggio e perfetta la posa
delle decals. Notare la punzonatura post-verifiche
dell\’A.C.O.
I cerchi sono eccellenti. La linea del passaruota
è forse un po\’ troppo alta? E\’ questa la ragione
del muso che appare non abbastanza slanciato?

La decorazione è in decals e sembra applicata da un robot. La versione prescelta è quella completa di nastro adesivo color avorio che bloccava il cofano posteriore e qualche altra chiusura (ad esempio in corrispondenza col gancio fermacofano posteriore sinistro, che evidentemente non bloccava a dovere). 

Gancio fermacofano in fotoincisione e… scotch
di rinforzo!


I vetri, in acetato, sono di una trasparenza e di una pulizia senza pari: qui siamo su livelli che farebbero impallidire modelli dal costo triplo o quadruplo, pur con tutto il rispetto per le piccole serie di speciali che continuano ad affascinarmi, indipendentemente dagli exploit di Spark. Non voglio dire che i marchi artigianali debbano mettersi a scimmiottare Spark (non sarebbe neanche nella loro natura), ma solo prendere esempio da alcune soluzioni anche progettuali che contribuiscono non poco a semplificare la concezione – e conseguentemente il montaggio – di un modello senza comprometterne la qualità finale, anzi. 

La parte inferiore con alcuni
tralicci del telaio e la parte inferiore del
motore, i cui dettagli sono evidenziati con
la tecnica del dry brushing.  
Perfetta la verniciatura. Quanto alla tonalità del
caratteristico blu-violetto, diremmo che
Spark ci ha azzeccato. 

Mi è stato fatto notare come forse il muso sembri leggermente corto. Ho osservato le foto: a volte sembra così, sotto altre angolazioni, invece, non emergono discrepanze. Eppure forse qualcosa che non va c\’è, nascosto fra quegli enigmatici ghirigori verdi. 
Su questo Spark classico nel suo genere, c\’è poco di nuovo da dire. I dettagli sono quelli che conoscete già. 

Tanti i dettagli semplici ma molto efficaci, quali la ventola,
le lucine di illuminazione, lo scotch che fissa il cofano
posteriore e i deflettori incisi nei finestrini laterali. 

Il rischio, in presenza di auto così importanti, è quello di sbagliare clamorosamente l\’appuntamento. Ha fatto centro, Spark? Internet aiuta molto, consente di aggiungere e cambiare, correggere e tornare. Se dovessi oggi chiudere una recensione in rivista, con una precisa data di impaginazione, confesso che mi troverei in difficoltà a dare una risposta a una domanda perentoria come questa.  Guarda e riguarda il modello, non sono riuscito – per ora – a capire se quella che sembra una mancanza di slancio della sezione anteriore sia uno dei tanti effetti ottici dovuti alla riduzione in scala oppure nasconda qualche difetto nell\’interpretazione delle forme. 

Aggiornamento del 14 luglio 2020: abbiamo pubblicato un confronto col vecchio kit Provence Moulage, visibile a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/07/ancora-sulla-porsche-917lh-le-mans-1970.html

In questa immagine si nasconde forse la risposta alle
perplessità sulle linee del muso, che sembrerebbe un
po\’ tozzo (o corto?). Eppure tanti riferimenti sembrano
corretti. Forse c\’è troppa poca distanza fra la punta
delle due NACA ai lati dei fari e la linea della carrozzeria,
con un allungamento insufficiente della forma della
copertura dei fari (vedi tratti rossi). 
E\’ questa la chiave della questione? 


Prossimamente sul blog: Porsche 917LH Martini Le Mans 1970 #3 di Spark (1:43)

Ci occuperemo stasera o domani della Porsche 917LH psichedelica di Le Mans 1970, appena uscita da Spark in 1:43. Si tratta di un modello molto atteso, che sarà presto seguito dall\’altra 917LH di Le Mans 1970, quella della scuderia Salzburg.  

Un\'escursione un po\' casuale nella campagna intorno a Tolosa fra CCC, Starter e Provence Miniatures

Destinazione campagna attorno a Tolosa. 

La Francia è ancora terra di grandi appassionati del kit speciale in 1:43. E\’ un paese che ha recepito al massimo le nuove tendenze della produzione (prima i resincast 1:43, poi gli 1:18 e 1:12) ma è rimasto molto legato a una certa tradizione modellistica. Non sono pochi gli appassionati che accumulano decine di kit – e chissà se li finiranno mai. 

Neanche in Italia si trovano raccolte così complete di
kit MG Model, Remember e Madyero…
Un bellissimo gatto padrone di casa. 

Ma questo non importa, la passione del kit significa anche acchiappare tutto quello che si trova, dai vecchi Starter e Provence Moulage fino ai più moderni MG Model, Madyero, Remember e Arena. Un breve viaggio nella provincia tolosana mi ha portato a visitare il laboratorio di Grégory Chaboche, che normalmente monta per la gamma CCC, ma che non disdegna i kit nostrani per la propria collezione. 

Al banco un raro kit Starter della Peugeot 905 Gr.C EVO2
Magny Cours 1991. 

E\’ un po\’ buffo trovare kit provenienti quasi dalla stessa fonte, che attendono il montaggio da anni e chissà per quanto attenderanno ancora. 

Quasi finita un\’Alpine A110 Tour Auto 1977
di Meny, kit Provence Miniatures. 
Colla acrilica Remember… e ancora un\’immagine della
Peugeot 905 EVO2 di Starter. 

L\’importante è stato trascorrere una giornata fra colle e vernici, senza particolari scoop giornalistici, ma nella tranquillità di un hobby che in un paese come la Francia continua ad avere una nutrita schiera di seguaci. 

Rassegna stampa: Auto Italiana n.3 (primavera 2020)

Di Auto Italiana il blog aveva recensito il primo numero all\’inizio di novembre 2019. Saltato il secondo numero, che non aveva a mio parere mantenuto le promesse del primo, ecco il terzo (primavera 2020), che invece sembra proseguire il cammino che l\’editore ha pensato per questa rivista così anomala, almeno per il panorama nostrano. La terza uscita di Auto Italiana è quasi interamente consacrata all\’Alfa Romeo che nel 2020 compie 110 anni. Ricordiamo che nel 2010 Marchionne rifiutò qualsiasi celebrazione in occasione del secolo dell\’Alfa, reputando che semplicemente non ci fosse nulla da festeggiare, viste le condizioni miserevoli in cui il marchio si trovava all\’epoca, sia come vendite, sia come gamma in catalogo. Non è che oggi la situazione sia tanto migliorata, anzi. In ogni caso, un anniversario come questo merita, almeno dal punto di vista editoriale, una particolare attenzione, e Auto Italiana lo fa in maniera originale e interessante, cavalcando passato e presente con una serie di articoli di ottimo livello, ben scritti e ben documentati.

Auto Italiana non è propriamente né una rivista di storia né una rivista di attualità: anzi, è tutte e due le cose ma a modo suo ed è per questo che ogni uscita non è destinata a lasciare indifferenti. Lo sforzo di proporre qualcosa di nuovo e di livello superiore alla media è evidente, e i risultati sono apprezzabili. In questo numero 3 abbiamo tanti contributi su aspetti anche meno noti della storia dell\’Alfa, fra cui un ricordo di Nicola Romeo scritto dal bis-nipote, una carrellata su alcuni personaggi che hanno fatto grande questo marchio, una fresca intervista al pilota Giovinazzi o una chiacchierata con Bernie Ecclestone. 
Completano il menù fotografie e documenti rari e mai banali. Notizie difficili da trovare altrove si celano un po\’ dappertutto nei testi redatti con una cura che oggi è merce rara. Auto Italiana non è una rivista per tutti ma neanche vuole esserlo. Meno male. Appuntamento a luglio con il quaderno numero 4. 

Da Madyero due versioni della Porsche 911 Carrera RSR Kremer-Samson del 1974


Nuova serie limitata di Madyero, stavolta sulla ben conosciuta base della Porsche Carrera RSR 3,0: si tratta di due versioni della vettura blu e arancione \”Samson\” preparata dai fratelli Kremer per il 1974. 


Il modello è stato realizzato nelle versioni 1000km del Nurburgring (Schickentanz/Keller) e Le Mans (Heyer/Keller/Kremer). Ecco i link per l\’acquisto: 
https://www.geminimodelcars.com/listing/829332223/porsche-911-carrera-rsr-kremer-samson-le
https://www.geminimodelcars.com/listing/815434406/porsche-911-carrera-rsr-kremer-samson

BBR annuncia la Ferrari SF1000 F.1 GP d\'Austria 2020 in 1:43


Il prossimo 5 luglio è in programma al Red Bull-Ring di Zeltweg il primo GP della stagione di Formula 1 di questo sciagurato 2020. Ammesso che l\’evento si disputi veramente, BBR ha anticipato che produrrà la Ferrari SF1000 di Vettel e Leclerc nella versione della gara d\’apertura. I primi due modelli saranno in 1:43. Una volta di più, BBR è la più veloce nell\’annunciare – e verosimilmente anche nel produrre – una vettura che sarà comunque ricercata dai collezionisti. Ricordiamo che anche Looksmart ha in programma la SF1000, per il momento in versione test Barcellona (1:43 e 1:18). 

Per quanto riguarda i diecast, Burago, che in un primo momento aveva sospeso la produzione della SF1000 (in 1:18) ha raggiunto un accordo con Carmodel che avrà l\’esclusiva mondiale del modello, che arriverà verso novembre. Ne riparleremo. 

BBR annuncia la Ferrari SF1000 F.1 GP d\'Austria 2020 in 1:43


Il prossimo 5 luglio è in programma al Red Bull-Ring di Zeltweg il primo GP della stagione di Formula 1 di questo sciagurato 2020. Ammesso che l\’evento si disputi veramente, BBR ha anticipato che produrrà la Ferrari SF1000 di Vettel e Leclerc nella versione della gara d\’apertura. I primi due modelli saranno in 1:43. Una volta di più, BBR è la più veloce nell\’annunciare – e verosimilmente anche nel produrre – una vettura che sarà comunque ricercata dai collezionisti. Ricordiamo che anche Looksmart ha in programma la SF1000, per il momento in versione test Barcellona (1:43 e 1:18). 

Per quanto riguarda i diecast, Burago, che in un primo momento aveva sospeso la produzione della SF1000 (in 1:18) ha raggiunto un accordo con Carmodel che avrà l\’esclusiva mondiale del modello, che arriverà verso novembre. Ne riparleremo. 

Alfa Romeo Alfetta GT/GTV/GTV6, una guida di Auto-Forever

Nella collana dell\’editore Auto-Forever specializzata nelle guide è uscito da poco un utilissimo studio che ripercorre tutta la storia dell\’Alfetta GT, dal 1974 fino alla fine della produzione, nel 1987. Vengono esaminati in modo pratico tutti i modelli: GT, GTV e GTV6 in tutte le versioni. in 116 pagine, questo volume si pone come una vademecum agile ma oltremodo esaustivo della produzione dell\’Alfetta, con materiale iconografico originale come documenti, dépliant d\’epoca e foto originali. 

Anno per anno si dà conto di tutte le varianti, dei cambiamenti estetici e tecnici, senza trascurare l\’aspetto agonistico legato ai rally e alla pista. Le guide di Auto-forever sono state introdotte nel 2015 e sono già disponibili con alcuni interessanti titoli, fra cui un paio di monografie sulla BMW e una sulla Mercedes serie W107. Modellisticamente, l\’Alfetta sta tornando di moda: non molto tempo fa Solido ha proposto una GTV6, ma per il prossimo futuro sono annunciati modelli che faranno sicuramente accapigliare i contachiodi (scusate le ripetizioni di questi giorni): Laudoracing, in 1:18, produrrà la GT, la GTV e la GTV Turbodelta. 

Annunciate in preordine da agosto, esse hanno già scatenato la caciara su Facebook, e a Laudoracing si aggiungerà presto Cult con la GT 1.8 del 1974, sempre resincast 1:18. Pochi giorni fa ci si è messa anche Spark con l\’annuncio di una GTV6 del 1980 in 1:43. 

Un libro come questo, quindi, sarà prezioso quando si tratterà di recensire miniature come queste. Fra i pregi di questa pubblicazione vi è la trattazione completa anche delle serie speciali, fatte per i mercati europei ed extraeuropei, come quello sudafricano. A soli venticinque euro è un titolo che potrà occupare un posto nella biblioteca di ogni appassionato, non necessariamente alfista. Di recente, in Francia, libri di questo tipo sono sempre più frequenti, con tre o quattro editori in grado di proporre collane di ottimo spessore culturale, a prezzi assolutamente abbordabili. Un confronto con l\’asfittico panorama nostrano sarebbe fin troppo facile. 

Laurent Pennequin, Alfa Romeo Alfetta GT/GTV/GTV6 le guide detaillé 1974-1987, Auto Forever, 2019, pagg. 116, 229 foto in b/n e col., copertina cartonata, ISBN 978-2-9561862-2-9, € 25,00 (in Francia)

Porsche 936/80 Gr.6 Bob Wollek / Giorgio Francia 9 Ore di Kyalami 1982: Spark SG507

Nella serie tedesca è appena uscita la Porsche 936 di Joest che arrivò terza alla 9 Ore di Kyalami con Bob Wollek e Giorgio Francia. 












Bob Wollek!!!???







UUUUUUUUHHHHHH!!!! AAAAAAAAHHHHH!!!



Scusateci wollekologi se pronunciamo il nome del nume invano. Transeat questa volta, ok?


Col numero di catalogo SG507 è disponibile
la Porsche 936/80 Gruppo 6 della 9 Ore di Kyalami 1982. 
Dunque. Dicevamo: la Porsche 936 di Joest. Questa macchina ha una storia particolare. Non è altro che la vettura che iscritta come 908/80 arrivò seconda a Le Mans nel 1980. All\’epoca il team Joest non aveva il permesso dalla Porsche di utilizzare la sigla 936. Quando Stoccarda ritirò le proprie 936 dopo la stagione 1981 per dedicarsi alla 956, Joest poté tranquillamente chiamare la sua vettura per quello che effettivamente era, ossia 936, per la precisione 936/80, a ribadire che quella di Le Mans era in tutto e per tutto una 936, anche se sotto mentite spoglie. Del resto lo stesso Jacky Ickx aveva commentato osservando che rispetto alla 936 del 1977, la 908/80 aveva tutto in comune tranne l\’accendino. 
La vettura fu impiegata nel DRM e nell\’Interserie 1982 con i colori Vegla. Alcuni ricorderanno il vecchio Solido-Record dei tempi andati. A fine stagione il team Joest fece una bella trasferta in Sudafrica per la celebre e prestigiosa 9 Ore di Kyalami, dove la 936/80 fu pilotata da Bob Wollek, un affezionato della scuderia tedesca, e dal nostro Giorgio Francia. 
Edizione limitata a 500 esemplari numerati. Il colore
fluorescente non viene reso correttamente in foto. 
Una versione meno conosciuta della 936 di Joest. Spark
ha avuto una buona idea a ricordarsi di questa gara. 

Come e perché a Francia fu chiesto di pilotare la 936 di Joest lo ignoro. Incontro spesso Francia e conto di poterglielo chiedere la prossima volta. I due, in ogni caso, rimediarono un dignitosissimo terzo posto assoluto dietro le due Porsche 956 ufficiali di Ickx/Mass e Bell/Schuppan. 

Tanti piccoli dettagli: prima e dopo del nome di
Francia appare il logo del suo sponsor personale CAR.
Notare anche i pezzetti di scotch disseminati qua e là. Il filetto
nero che separa il bianco dall\’argento è una decal metà nera
e metà bianca, impiegata per nascondere il più possibile
sbavature nella finitura bicolore. 

Quarto posto per un\’altra macchina di Joest, la Porsche CK5 che era stata affidata a Merl, Heyer e Schornstein. Ottima l\’idea di Spark-Deutschland di realizzare una serie limitata della 936/80 sudafricana, che aveva ancora in parte i colori Vegla, seppure con lo sponsor locale Lindsay Saker. Le strisce centrali blu-rosse-bianche di Vegla erano state sostituite con altre di colore giallo-nero-rosso, che richiamavano evidentemente la bandiera tedesca. Le parti blu-bianche-argento restarono invariate. 
L\’abitacolo è ben dettagliato e non manca la riproduzione
del pezzo di gommapiuma ancorato al sedile. 
Ci sono cose che non tramontano mai: a grande richiesta,
riecco il mitico pavé di Vollmer opportunamente
sporcato, utilizzato per le foto sul forum Duegi
chissà quanto tempo fa.

Per l\’occasione, tra l\’altro, le due ampie prese d\’aria sulle fiancate vennero tappate prefigurando il ritorno alla configurazione pre-1982 per la versione successiva di questa 936/80 destinata a portare i colori del nuovo sponsor Warsteiner, con i quali la vettura disputò diverse gare del DRM nel 1983 e nel 1984. L\’edizione di Spark (catalogo SG507) è numerata e limitata a 500 esemplari. 

Ancora il pavé grande protagonista. 
Il bello del forum è che vi fa vedere cose che
altri umani neanche si sognano. 

Credo che questa versione sia inedita ma non ne sono del tutto sicuro. Ora non ho sotto mano tutta la documentazione della produzione di kit in resina anni ottanta-novanta, ma la scelta di Spark è senza dubbio felice perché propone una vettura conosciuta ma in una configurazione originale e molto meno nota rispetto alla Vegla del DRM 1982. 

Nella 936/80 di Kyalami le prese d\’aria laterali
furono schermate. 
Indubbiamente elegante nella sua livrea simil-Vegla,
il modello di Spark colma una lacuna nella storia di
questa macchina. 

Non manca il gancio traino fotoinciso. 
Il modello si presenta montato con la solita cura, e la verniciatura tricolore è certamente ben realizzata. Tutto è al posto giusto, senza soverchi difetti o stonature. Un altro bel modello di questa produzione di fine primavera-inizio estate che notoriamente è uno dei periodi dell\’anno in cui Spark spinge al massimo. Lasciamo la parola alle foto che commentiamo con delle didascalie più dettagliate del solito.