Come una Targa Florio: Elio Venegoni ricorda la Ronde Cévenole

Riceviamo da Elio Venegoni questo interessante contributo, che traccia la storia della Ronde Cévenole, una gara ingiustamente dimenticata dagli appassionati di casa nostra. Ricordando che il blog continua a essere aperto agli interventi di tutti (basta che siano argomenti originali con testi scritti in un italiano corretto), ringraziamo pubblicamente Elio, ideatore, per chi non lo sappia della gamma 1:43 Eliomodels, e speriamo di ospitare presto altri suoi articoli. 


LA RONDE CEVENOLE
[di Elio Venegoni, foto sua g.c.]


Esistono, nella storia più che secolare delle corse automobilistiche, diverse competizioni che hanno scritto pagine importanti, forse non più ripetibili al giorno d\’oggi ma che sono purtroppo cadute un po\’ nel dimenticatoio. Nei tempi odierni Internet la fa da padrona e, con i suoi contenuti spesso usa e getta, non aiuta la conservazione della memoria storica, quella memoria storica che invece è essenziale per fare cultura e non solo mera cronaca.

Ecco quindi che navigando in Rete si possono trovare facilmente informazioni, immagini e filmati dell\’ultimo rally disputato magari in Mongolia ma latitano in maniera preoccupante documenti relativi alla mitica Ronde Cévenole, per fare solo un esempio…

Una corsa che è entrata di diritto negli annali dell\’automobilismo ma della quale i più giovani non hanno mai sentito parlare… e questo è davvero un peccato!

Esiste sì un lunghissimo thread dedicato alla Ronde, su quell\’impareggiabile luogo di aggregazione – virtuale – che è il francese Forum Auto, ma altro non si trova o quasi…

La gara transalpina si è disputata dal 1959 al 1979 ed ha fatto parte del campionato francese rally a partire dal 1970 fino al 1979; il 1980 è l\’anno nel quale è stata soppiantata dal Rallye des Garrigues.
Il percorso si srotolava nell\’entroterra di Vigan, piccolo comune del dipartimento del Gard, regione dell\’Occitania (è in quei posti che si diffuse la lingua d\’oc) e percorreva le pendici del Mont Aigoual.

Le prime edizioni si corsero come un normale rally ma dal 1967 la formula variò, andando a ricalcare quella della più celebre Targa Florio, ovvero si disputò su un percorso di 42 chilometri da percorrere più volte, in entrambi i sensi di marcia.

Questa spettacolare corsa attirò i più famosi piloti francesi e non solo (nel 1969 fu vinta da Ignazio Giunti, alla guida di un\’Alfa Romeo 33/2) nonché automobili di ogni genere, prototipi compresi, che le Case automobilistiche testavano a dovere in condizioni limite proprio su queste strade.

Si gareggiava in pieno giugno ed il caldo metteva a dura prova i concorrenti, già impegnati da un percorso quanto mai tecnico e decisamente vario.
L\’albo d\’oro registrò la presenza di corridori di altissimo livello: da Jean Rolland al nostro Giunti, da Bernard Darniche a Jacques Henry, dal normanno Jean-Luc Thérier (purtroppo scomparso nel mese di luglio dello scorso anno) a “Cavallo Pazzo” Jean-Claude Andruet, più volte vincitore e – perdonatemi la nota personale – autentico idolo di chi vi scrive…

Particolare il fatto che la gara si svolgesse senza la presenza del navigatore a bordo della vettura, negli anni della formula Targa.

Si sarebbero poi disputate altre edizioni di questa corsa, negli anni novanta, ma la “vera” Ronde Cévenole è stata indubbiamente quella che si è svolta negli anni sessanta e settanta.
In questi ultimi tempi, nei quali ormai la ricerca della massima sicurezza è imperante, una competizione di questo tipo sarebbe impossibile; non ci resta quindi che affidarci ai ricordi, per riviverla, ed ovviamente ai nostri amati modellini…


Da Remember una riedizione della Fiat Abarth 1000 TCR: 24 Ore di Spa 1970 e Imola 1971

L\’Abarth 1000TCR è uno dei classici della produzione Remember. Per un lungo periodo la disponibilità di questi modelli si è interrotta ma ora è stata avviata un\’edizione limitata con le versioni più conosciute. Si inizia con la vettura Gruppo 2/I Divisione della 24 Ore di Spa 1970 (Johannes Abt/Umberto Grano) e con l\’esemplare Brescia Corse preparato da Garavello per Rino Amighini (Imola 1971, Campionato italiano). I due modelli sono disponibili a questo link: 
https://www.geminimodelcars.com/search?q=Factory+1000TCR


L\'Alpine A110 di Neyret del Rally del Marocco 1975: le foto del modello Eliomodels

Agli inizi di aprile avevamo dato annuncio di una piccola serie di Alpine-Renault A110 in versione Rally del Marocco 1975 realizzate da Eliomodels su base Trofeu. Potete leggere l\’anteprima a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/04/da-eliomodels-una-serie-limitata.html
Ecco ora alcune immagini del modello appena completato. 

Nuovi scenari dopo il virus? Il futuro delle borse di scambio

Un Novegro di ormai tanti anni fa: 4 dicembre 2011
(foto David Tarallo)

Vi risparmio il titolo \”le borse di scambio ai tempi del coronavirus\”. Fare le frasi che finiscono \”ai tempi del coronavirus\”, scimmiottando un famoso titolo di Garcia Marquez fa molto radical chic. Del resto fa radical chic anche leggere Garcia Marquez, un autore che non ho mai capito. Sono allergico agli scrittori sudamericani, dei quali non mi riesce di andare oltre le tre pagine senza iniziare a non capirci più niente. Ma lasciamo stare. Le borse di modellismo se la passeranno male, peggio dei negozi. Se infatti i negozi, già morenti prima della diffusione del Covid-19, potranno organizzarsi in qualche modo e al limite anche sfangarla in casi eccezionali, le borse sono destinate a una crisi che in questo momento sembra irreversibile. Forse le più grandi, come Novegro, potranno salvare il salvabile nella bella stagione organizzando degli spazi aperti, ma per le più piccole il futuro non è per niente sicuro. Chi aveva puntato tutto sulle borse per il proprio commercio è destinata ad avere problemi; sono molti peraltro i negozi che riuscivano a integrare i propri introiti grazie a queste manifestazioni. Altri piccoli e medi venditori in nero, che non possono spostarsi su piattaforme ufficiali senza rischiare problemi col fisco, dovranno arrangiarsi in altro modo, con Facebook, con Subito o altri sistemi che comunque complicheranno la loro attività.

Model Game a Bologna, 2013 (foto David Tarallo)

E\’ problematico, oggi come oggi, prevedere un Novegro il prossimo settembre o dicembre. Ancora più complesso pensare alla possibilità di visitatori dall\’estero. In tutto questo, i negozi on-line hanno potuto contare sulla scialuppa di salvataggio rappresentata dall\’onnipresenza della rete. In queste settimane molti hanno aumentato il loro fatturato rispetto agli stessi mesi del 2019. I collezionisti continueranno a comprare e quindi il loro budget sarà indirizzato verso acquisti on line, la sola alternativa ancora in piedi. E\’ purtroppo uno scenario che forse accelera certi fenomeni che erano già in atto.

A volte ritornano: avanti e indietro dall\'Inghilterra per almeno tre volte. Lo strano caso di un Trojan Dinky (storie di modelli, episodio 5)

Il Trojan Van Brooke Bond Tea di Dinky
fotografato per la vendita eBay nell\’aprile del 2014.
Le auto d\’epoca o di pregio cambiano di mano spesso e a volte possono compiere strani giri fino a tornare indietro al proprietario di anni e anni prima. E\’ un destino che le accomuna – fatte le debite proporzioni – ai modelli, alcuni dei quali durante la loro vita totalizzano tanti di quei chilometri da fare invidia a un\’auto vera (con la sola differenza che li accumulano nei pacchi postali). Uno dei casi più eclatanti è quello degli AMR e derivati, facilmente riconoscibili per la loro numerazione progressiva e oggetto di innumerevoli compravendite tutto sommato sempre circoscritte tra i soliti venti o trenta volti conosciuti, fra cui si annoverano tutte le specie presenti nel nostro mondo modellistico, dall\’appassionato puro allo speculatore interessato solo al profitto passando per differenti sfumature di personalità e comportamenti. Spessissimo ritrovo, come in un perpetuo rifrullo, modelli venduti quindici, dieci o cinque anni fa. Anche in altri casi la storia di un modello può essere ricostruita con buona approssimazione: mi riferisco ai pezzi d\’antiquariato come i Dinky, e massimamente a esemplari di eccezionale rarità che non possono non dare nell\’occhio al momento in cui, dopo aver dormito magari vent\’anni in una collezione, riemergono in una vendita all\’asta organizzata da Vectis, da QDT o da altri conosciuti operatori del settore. Più raro il caso di modelli meno di pregio, ma le eccezioni ci possono essere sempre. Normalmente, se non si tratta di qualcosa di particolarmente raro, tipo un prototipo, un pre-serie, un saggio di colore, un errore di produzione o roba del genere, ritrovare qualcosa di cui ci si è disfatti diventa un\’impresa ardua. 
2012: il Trojan in vendita sul sito di Dinkyworld. 
Eppure, a volte, succede con risultati imprevedibili. Nel 2012 acquistai da un famoso specialista della Dinky, Kerri Stanley, quello che probabilmente era il miglior esemplare conosciuto del furgone Trojan con la livrea Brooke Bond Tea (numero 455). L\’alta quotazione del modello non era data tanto dalla sua rarità – se ne trovano sempre in giro –  quanto dalle eccezionali condizioni di conservazione. Stanley, titolare di Dinkyworld, era specializzato in modelli rigorosamente perfetti con scatola: la sua scelta era sempre limitatissima ma nel negozio venivano trattati esclusivamente esemplari eccezionali. Dovetti purtroppo separarmi da questo modello un paio di anni dopo: lo acquistò su eBay un collezionista inglese. 
Riappare nel 2015 su QDT!
Pace, quello che si perde in modelli forse si guadagna in salute. O forse no: ancora un anno dopo, verso la fine del 2015, il Trojan della Dinky riaffiorò sul sito di QDT, come parte della \”Reference Collection\”, che non ho mai saputo se fosse legata all\’acquirente diretto del mio modello. Lì per lì le condizioni perfette del Trojan attirarono la mia attenzione, perché ricordavo perfettamente l\’esemplare che avevo venduto su eBay. 
L\’inconfondibile smerlatura della vernice argentata
sotto il paraurti. 
Un modello non raro: la sua particolarità risiede
nell\’eccezionale stato di conservazione. 

Ne avevo conservato le foto e un rapido confronto mi dette la conferma che quello offerto da QDT era esattamente il modello da cui mi ero separato anni prima. Alcuni particolari non lasciavano spazio ad alcun dubbio, come la \”smerlatura\” della vernice alluminio sotto il paraurti e altri piccoli dettagli, inclusa la scatola. Riacquistai il modello che tornò quindi felicemente a casa dopo quanti passaggi? Due o forse più di due? Il collezionismo è appassionante per queste strane opportunità che spesso ci mette sul nostro cammino, pronte ad essere colte per rituffarsi allegramente nella spirale senza uscita della psicopatologia.

Disponibile il kit della Ferrari 512S Coupé Sebring 1970 di Tameo (gamma Montegrosso)

Il terzo kit della gamma Montegrosso è finalmente disponibile. Dopo centinaia di Formula 1, Luca Tameo torna sui prototipi scegliendo la Ferrari 512S Coupé, presentata per ora solo nella versione vittoriosa della 12 Ore di Sebring. Il kit, in metallo bianco, ha il dettaglio di tutta la zona motore e cambio e consentirà ai modellisti più esperti di sfogarsi abbondantemente con infiniti dettagli. Come al solito, di prima qualità le fusioni, le fotoincisioni e tutti i pezzi che compongono questo superkit. Nessun dubbio che dopo la versione vittoriosa a Sebring verranno realizzate altre varianti. Il kit è disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/796733051/ferrari-512s-coupe-12h-sebring-1970

Un\'annata persa e ora rischia anche la 24 Ore di Le Mans

F1 & WEC: évoluer ou disparaitre? La copertina
del numero del 15 aprile di AutoHebdo è eloquente. 

Anche se non viene detto apertamente, la 24 Ore di Le Mans 2020 è a rischio. Ufficialmente la gara è stata rinviata al 19-20 settembre, ma sembra sempre più complicato organizzare un evento simile con le premesse che si sono verificate nel corso di questi ultimi due-tre mesi. Il WEC, così come la Formula 1, è alle prese con una crisi di cui è difficile prevedere gli sviluppi. La copertina di AutoHebdo di questa settimana (fascicolo n.2261 del 15 aprile) propone un\’inchiesta piuttosto dettagliata sul futuro delle due categorie mondiali su pista, accomunate da problemi simili, seppure suscettibili di soluzioni diverse. Purtroppo ogni giorno arriva una notizia poco confortante: proprio nella giornata di ieri, il primo ministro belga, Sophie Wilmès, ha annunciato il divieto di ogni manifestazione di massa fino al 31 agosto. La 6 Ore di Spa, che da fine aprile era stata posposta al 15 agosto, salterà a causa di questa decisione, così come la 24 Ore della SRO, prevista a luglio e che sarà rinviata a data da destinarsi. Per quanto riguarda il WEC direttamente a Le Mans, per poi disputare l\’ultima gara della stagione 2019-2020 in Bahrein (21 novembre). Al momento la ACO sta studiando diverse possibilità, non ultima quella di disputare l\’evento a porte chiuse; ma parlare di porte chiuse per un evento come la 24 Ore di Le Mans è quantomeno difficile: solo ciascuna squadra porta con sé una trentina di persone, per non parlare del personale di servizio, dell\’organizzazione, dei giornalisti, della sicurezza, dei commissari, dei medici e di tutti quelli che devono essere presenti per garantire il buon funzionamento dell\’evento. Il tutto in un mondo in cui le frontiere sono chiuse o limitate, incluso l\’intero spazio Schengen – e questo fino a nuovo ordine, ossia chissà fino a quando.

La partenza della 6 Ore di Spa 2019 (foto David Tarallo)

Credo che la presenza della 24 Ore resti in calendario solo proforma. Forse nell\’organizzatore c\’è ancora la speranza di salvare l\’evento ma non vedo come si possa pensare realisticamente di organizzare una gara di respiro mondiale il cui programma si svolge nell\’arco di un\’intera settimana. La fine di settembre è domani e l\’impressione è che tutto l\’automobilismo resterà in quarantena almeno per i prossimi sei-otto mesi.

La Stein Porsche bimotore di Indianapolis 1966: un\'autocostruzione di Massimo Martini

Di macchine bizzarre a Indianapolis ne sono passate tante e pochissime fra queste si sono rivelate vincenti. Spesso alla Indy-500 la semplicità è stata l\’arma vincente; semplicità che quasi sempre si accompagna alla robustezza e quindi all\’affidabilità. Ma il bello di Indy sono anche le auto stravaganti, ai limiti dell\’assurdità, che soprattutto negli cinquanta e sessanta hanno tentato il colpaccio puntando tutto su concetti buoni sulla carta, ma che alla prova dei fatti dimostrarono tutte le loro lacune. E\’ il caso di una monoposto spinta da due motori Porsche, uno che spingeva le ruote anteriori, l\’altro che agiva su quelle posteriori. Albert Stein fu l\’ideatore di questo particolare mezzo; Stein era un appassionato di motori con alle spalle una buona esperienza nelle Midget, che alla 500 Miglia di Indianapolis iscrisse questa vettura bimotore.

In realtà il progetto covava da almeno tre anni, durante i quali Stein si era scervellato per risolvere, in teoria, i molteplici problemi tecnici che una soluzione di questo tipo comportava. Studiando il progetto della Fageol Twin Special Offenhauser degli anni quaranta, decise di riprenderne il concetto, utilizzando stavolta più moderni propulsori Porsche 2 litri, quelli che equipaggiavano la 911. Il telaio tubolare venne progettato da John Huffaker, facendo ricorso alla combinazione di acciaio e di alluminio. Bill Cheesbourg, originario di Tucson, fu il pilota prescelto per tentare di qualificare la Stein Porsche Special alla 500 Miglia. Causa persa, e non tanto per colpa del pilota, di per sé anche piuttosto valido, quanto per le tantissime lacune di una vettura che probabilmente non stava in strada nemmeno sul dritto.

Poca velocità di punta, torsioni a go-go e mancanza di una vera sincronia fra i due motori 6 cilindri tedeschi (che facevano quel che potevano) tolsero quasi subito dal novero dei pretendenti ai 33 posti in griglia la vettura di Albert Stein. Invano nei mesi successivi Stein cercò l\’appoggio ufficiale della Porsche per la prosecuzione di un progetto che molto probabilmente era nato storto. La Stein Special, comunque, il suo posto nella storia delle curiosità di Indy se lo guadagnò. Difficile che un soggetto Porsche (anzi, doppiamente Porsche, per fare una battuta…!) passasse inosservato a Massimo Martini, che armato del suo solito plasticard, della pluricinquantennale \”scrapbox\”, come direbbero gli inglesi, di righelli e misuratori ha praticamente costruito da zero una replica in 1:43 di questa stravagante vettura.

Come al solito, fondamentale è stata la fase di progettazione e di confronto di tutte le misure e degli ingombri; poi la parte telaistica e quella meccanica, in questo caso piuttosto complesse. Non è stata un\’impresa facile, come si potrà ben immaginare. Magari un giorno Spark, Truescale o qualcun altro \”copieranno\” l\’idea, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver fatto tutto da solo partendo dal foglio bianco? In questo caso le foto non hanno neanche bisogno di didascalie. Complimenti.

Colpogrosso o Montegrosso? Umberto Smaila c\'entra qualcosa con Tameo?

Quando dici che uno casca dalle nuvole… stamani mentre ero in coda al supermercato mi arriva una mail da Tameo: \”Abbiamo letto il suo bell\’articolo su ModelliAuto e vorremmo precisare che la ditta della nuova Ferrari 512S si chiama Montegrosso e non Colpogrosso. Sappia che in questo brutto periodo ci ha fatto sorridere ed è stata una buona cosa :-))\”. EH!!!??? Concedendo sempre il beneficio del dubbio a ciò che faccio (parto sempre dal presupposto di aver sbagliato io, la buona prassi giornalistica impone che fidarsi di se stessi è bene e non fidarsi è meglio). Parecchio spiazzato vado a rivedermi l\’impaginato della Infonews del numero 139, dove si trova il \”pallino\” – non è proprio un articolo – e quello che leggo è il nome corretto della nuova gamma di Tameo, \”Montegrosso\”. Sulla copia cartacea della rivista, idem con patate. Beh qualche buontempone avrà voluto fare il pesce d\’aprile al nostro Tameo, magari inviandogli per Whatsapp un\’immagine ritoccata. Gli garantiamo il classico quarto d\’ora di celebrità (anonima) pubblicando lo scambio di nomi, che ai meno giovani ricorderà quel disinvolto programma di Umberto Smaila che ha fatto storia. Più che a Tameo questo scambio boccaccesco l\’avrei visto meglio fatto nella cerchia di Brumm, che di burle di questo tipo se ne intende. Però, riflettendo… \”Colpogrosso\” non era poi così male per una marca di modelli. No?

Ecco a voi la nuova gamma
Colpogrosso…
ah no, scusate: Montegrosso. 

BBR store di nuovo aperto: da oggi saranno spediti anche gli ordini in arretrato

BBR ha annunciato che a partire da oggi ripartono le spedizioni, anche quelle che nelle settimane scorse erano state sospese a causa della crisi Covid-19. Nel periodo di chiusura, tuttavia, è sempre stato possibile passare ordini sul sito www.bbrmodelstore.com