Una serie di Porsche 911 Carrera RS Gruppo 3 di Le Mans 1975/1977 montate da Denis Carrara

Dopo alcuni anni di interruzione, Denis Carrara torna a realizzare una piccola serie di modelli montati su basi di altri produttori. In passato l\’artigiano toscano aveva proposto alcune realizzazioni su base Yow Modellini, Remember e altri marchi. Stavolta presentiamo alcune Porsche 911 Carrera RS Gruppo 3 su base Remember e decals MRE. Si tratta di elaborazioni molto accurate, condotte sulla base di una documentazione d\’epoca e rispettose delle differenze fra una vettura e l\’altra (tappi serbatoio, specchietti, faretti di illuminazione e così via). Le decals MRE avevano evidenti errori di taglia e per alcune di esse si è dovuto ricorrere a delle ristampe. 


Data l\’età e la scarsa qualità dei foglietti MRE, la posa delle decals è stata particolarmente critica, con problemi a non finire di aderenza e di adattamento alle carrozzerie. Devo dire che Denis non è mai stato particolarmente fortunato con questi montaggi speciali: ricordo nel 2014 quanto dovette tribolare per applicare le bande bianche alla Ferrari P4/5 NART di Yow. Un parto, letteralmente, e mi pare che se ne parlò anche nel blog.
La serie delle Carrera RS ha incontrato l\’interesse dei collezionisti e sul sito www.geminimodelcars.com restano ancora alcuni esemplari, peraltro non di tutte le versioni. 


Originariamente, le vetture riprodotte erano quattro: la numero 96 di Le Mans 1977 (piloti Savary / Corthay / Salamin) e tre di Le Mans 1975: la Lois numero 75 di Maurer / Beez / Straehl (per questa sono state utilizzate le decals standard del kit Remember, che non è rimasto standard ma è stato modificato e integrato con diversi dettagli), la numero 77 (Sabine / Dagoreau / Aeschlimann) e la numero 80 (Touroul / Hesnault). 


La Carrera Gruppo 3 a Le Mans ha avuto una storia forse meno articolata rispetto ad esempio alla Carrera RSR 3000 o alla 934 Turbo, ma proprio per questo certe versioni sono ancora poco note e meriterebbero ciascuna una storia a parte, che magari racconteremo in un prossimo futuro. 


Ogni modello di questa serie è montato su una speciale basetta di legno ed è provvisto di un certificato con numero seriale indicante anche l\’anno di montaggio. Numerazione e anno sono presenti anche sulla base, sulla quale è incollata anche la placchetta di Carrara Models. 

Lancia Stratos Gr4 Alitalia Rally Monte Carlo 1977 Sandro Munari: Spark S9090

Raggiunto l\’accordo con FCA, Spark
può riprendere a riprodurre Lancia, Abarth,
Fiat e Alfa Romeo. Con numero di catalogo
S9090 è appena uscita la Stratos vincitrice
del Monte Carlo 1977. 

Quando lo scorso aprile Spark annunciò l\’uscita della Stratos vincitrice del Monte Carlo 1977 furono in molti a sperare che il modello mostrato come pre-serie non fosse quello definitivo. E ciò a causa delle decals verdi che in corrispondenza con i vetri lasciavano scoperta una parte di carrozzeria, a formare una cornice bianca che nella vettura reale ovviamente non esisteva. Per fortuna, appunto,si trattava solo di un pre-serie, corretto da Spark in fase di produzione. 

Le forme del modello sono azzeccate. In passato
Spark aveva riprodotto configurazioni GTP e prototipo.
Ora è la volta delle Gruppo 4, dove Spark ha una
scelta pressoché infinita. 


Da anni Spark aveva fra i suoi master quello della Stratos: ricordiamo le due vetture di Le Mans 1976 e 1977 uscite parecchio tempo fa, poi una versione Tour Auto nella serie francese e la prototipo della Targa Florio 1974 (la versione 1973 uscì come Reve Collection). Praticamente tutte auto da pista, mentre il programma rally, che in teoria è anche il più nutrito, è rimasto fermo per anni e anni. Perfezionata la licenza con FCA Italy S.p.A. per la riproduzione di Abarth, Fiat, Alfa Romeo e Lancia, Spark recupererà verosimilmente il tempo perduto e per quanto riguarda la Stratos lo fa già con una delle versioni più conosciute, la vettura sponsorizzata Alitalia, vincente al Monte Carlo 1977 con Munari e Maiga. 

Molto bella la \”batteria\” dei fari supplementari,
lasciati scoperti. Corretto anche l\’andamento
ad arco della base del supporto. 


Saranno tempi duri per i produttori di speciali che hanno in catalogo la Stratos. Il modello Spark non ha nulla da invidiare come forme e proporzioni alle migliori interpretazioni viste fino ad oggi, e sono tante. Semmai sarà necessario, per differenziarsi dalla concorrenza, curare al massimo la fedeltà storica, e questo – almeno per quanto riguarda le versioni più famose – non dovrebbe essere un gran problema. Appunto: non \”dovrebbe\”. E invece purtroppo si cade sempre su qualche buccia di banana che rovina tutto. 

La griglia anteriore è fotoincisa, come
pure la targa. 


L\’antenna è un po\’ grossolana e
il materiale scelto, la plastica, non aiuta. Sul tetto, il
riporto in alluminio che celava la presa d\’aria non è
probabilmente fedele. 


Chi acquista uno Spark è verosimilmente alla ricerca del modello definitivo. Intendiamoci: per definitivo non intendo il miglior modello del mondo. Intendo invece un modello dal costo medio in grado di fare la sua parte in una collezione con un\’ottica a lungo tempo. 

I paraspruzzi sono fotoincisi; in fotoincisione
pure la targa con tanto di cifre in rilievo. Peccato
che il font non sia quello giusto…
Qualche fotoincisione a simulare il sistema
delle sospensioni posteriori. 


Un modello da acquistare nel caso, ad esempio, si voglia una sola Stratos rappresentativa, e si cerchi il miglior compromesso senza dover andare a cercare fra le realizzazioni esclusive dai costi proporzionati alla qualità (almeno si spera). Questa Stratos di Spark è un modello fatto ottimamente, su questo non si discute. 

Abbastanza ben riprodotti i classici cerchi
Campagnolo a cinque razze. Ottime le gomme
scolpite. 
La maniglia della portiera è fotoincisa, molto realistica. 


La qualità di assemblaggio, poi, è ancora migliorata e ormai è difficile incappare in qualche esemplare davvero bacato. Sono tutti più o meno uguali e quindi li si può acquistare senza troppi problemi anche on line senza doverli esaminare di persona. La cura con la quale è stata applicata la livrea tricolore, soprattutto sulla persiana posteriore, è davvero notevole.

I sedili sono del colore giusto, che purtroppo
evidenzia il materiale \”povero\” delle cinture. 


Ottimi i cerchi, buona l\’idea di montare i cristalli laterali in posizione aperta, di grande effetto la fanaleria anteriore e parimenti impeccabile la verniciatura. I sedili sono correttamente dipinti in grigio chiaro, peccato che su questo colore le cinture rosse in decals risaltino più del dovuto, facendo sentire la mancanza di qualcosa di leggermente meno dozzinale. Tutto è assemblato con criterio e l\’impressione di kit montato è gradevole e riporta la mente al passato facendo leva sull\’effetto nostalgia che è stata anche un po\’ la fortuna di Spark. 

A prova di critica il posizionamento delle
decals. Le placche del rally sono
applicate su una base fotoincisa. 


Detto questo, al modello definitivo manca un \”ette\”, come si diceva nell\’ottocento a Firenze, ma sono quei dettagli che ti fanno retrocedere di un gradino o due quando ti vai a confrontare su soggetti celeberrimi come una Stratos Alitalia. Nulla di drammatico, ma abbastanza per infastidire un collezionista dotato di un minimo di attenzione storica. Primo, le targhe, ed è un peccato perché sono state realizzate in fotoincisione con le lettere e le cifre in rilievo. 

I finestrini laterali sono stati montati
in posizione aperta, un tocco originale già
utilizzato su altre Stratos di Spark. 


Una raffinatezza, peccato che i font siano errati. Ma ci vuole così tanto a fare targhe italiane con font corretti? I paraspruzzi posteriori, in fotoincisione e anche piuttosto ben fatti, mancano del tirante che andava dalla carrozzeria al lato inferiore, ma questo è tutto sommato un problema risolvibile in pochi minuti, ammesso che si abbia voglia di mettere le mani su uno Spark. 

Anche la targa posteriore presenta gli
spessi pregi e difetti di quella anteriore. Eccellenti
i gruppi ottici. Ma l\’alloggiamento della targa
non dovrebbe essere nero?


Terzo, l\’antenna, del colore giusto ma in plastica e un po\’ troppo cicciotta. Quarto, un difetto riscontrabile su tutti gli Spark, l\’alloggiamento del passaruota lasciato dello stesso colore della carrozzeria. Sull\’anteriore si nota parecchio. Una mano di nero opaco avrebbe dato profondità creando un effetto trompe-l\’oeil. I nomi dei piloti sono scritti con un carattere che pare troppo piccolo e l\’alloggiamento della targa secondo me dovrebbe essere nero, non bianco. Sul resto vi è ben poco da dire. Spark ha già annunciato altre Stratos, fra cui alcune versioni del Tour Auto come la vincente del 1977 con Bernard Darniche, un\’altra vettura particolarmente allettante per i \”pistaioli\”. A parecchi fischieranno le orecchie. 

Aggiornamento del 14 agosto 2020: osservando ancora meglio la documentazione, vengono fuori altre piccole incoerenze. Piccole ma significative, come la forma sbagliata delle frecce laterali, che dovrebbero essere a goccia e non rettangolari ad angoli stondati come nel modello. In alcune immagini i sottoporta sembrano neri (verniciati con l\’antirombo per intenderci), ma in certe altre la fiancata appare del tutto bianca (vedi foto sotto). 

Per fare i pignoli, le razze dei cerchi paiono troppo larghe e la forma dello specchietto retrovisore esterno non è probabilmente giusta al cento per cento. Sul tetto, inoltre, vi era un riporto in alluminio che sul modello assomiglia più ad una presa chiusa. Rimando all\’articolo di Umberto Cattani (vedi link sotto) in cui si parlò anche di questo particolare. 

Nel marzo del 2013, Umberto Cattani aveva pubblicato, per il nostro blog, il diario di un\’elaborazione di su base HPI, in cui si possono vedere anche diverse utili foto della vettura reale. 
Questo il link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2013/03/hpi-lancia-stratos-rally-montecarlo.html

Ancora vivo il panorama dei piccoli marchi artigianali: Jean Damon (Jade Miniatures)

Jean Damon: modellista, fotografo e
creativo inventore di storie di ispirazione
automobilistica illustrate da… Jean-Pierre Viranet!

Il titolo dice tutto. Non servono grandi spiegazioni. Il mercato si evolve ma certe realtà restano. E non è assolutamente detto che un marchio come Spark abbia ucciso tutto il resto, anzi. A volte, paradossalmente, certi artigiani ne traggono beneficio. Sono temi a mio avviso interessanti che sarà possibile sviluppare nel blog. Blog che in certi casi lascia invece spazio a Modelli Auto. Sul prossimo numero uscirà un articolo su Jade Miniatures, una realtà francese presente nel settore degli speciali 1:43 dal lontano 1992. Una visita al laboratorio di Jean e Evelyne Damon ha svelato alcuni aspetti che i lettori di Modelli Auto scopriranno nel numero autunnale. Vi raccomando di continuare a sostenere Modelli Auto e ve lo dico non perché ci scrivo anch\’io ma perché esso fa parte del nostro patrimonio editoriale specializzato, che va assolutamente valorizzato. 

Il Covid e la malainformazione italiana: giusto un paio di esempi

Che i media italiani abbiano dato il peggio in questo periodo di presunta crisi sanitaria è ormai un dato di fatto. Probabilmente i vari siti e i giornaloni nostrani sognavano da anni un caso come questo e – fortuna? sfortuna? – quando è arrivato non si sono certo lasciati sfuggire l\’occasione di sfruttarlo a dovere. Quotidianamente siamo alle prese con un\’informazione approssimativa, martellante, superficiale, dove la parola \”allarme\”, che proprio per sua natura dovrebbe essere utilizzata con parsimonia, viene chiamata in causa con una superficialità deplorevole. \”Diminuiscono i morti ma è allarme assembramenti\”; \”muoiono meno anziani ma è allarme giovani\”. Lo ho già scritto in altra parte del blog. Personalmente non ho ancora capito se i media stiano obbedendo a regole che arrivano loro dall\’alto o semplicemente si siano innamorati di questo virus e a loro volta facciano di tutto perché la gente non passi un minuto della propria vita senza scordarsene. Le conseguenze saranno pesanti. Da giornalista sono scandalizzato e non mancherò di segnalare i casi più assurdi o ridicoli di un\’informazione ormai ridotta a titoli sgrammaticati e autoreferenziali. Oggi è il turno dell\’Ansa, in teoria la fonte principale di informazione di prima mano nel nostro paese. Appare in bella evidenza un articolo in cui si ricorda, casomai ce ne fossimo dimenticati, che la nuova normalità potrà durare diversi anni, con lockdown a organino (a yo-yo, direbbe Diego Fusaro), in base alle valutazioni delle commissioni mediche, cui ormai ci siamo del tutto arresi, consegnando senza riserve le nostre libertà individuali. Questi lockdown intermittenti scandiranno le vite delle società, visto che \”il pericolo Covid-19 potrebbe pure ripresentarsi ciclicamente: gli esperti di Harvard prevedono epidemie ogni inverno almeno fino al 2025 qualora l\’immunità dovesse durare una quarantina di giorni come per altri coronavirus\”. Non c\’è uno straccio di ragionamento articolato, nessun approfondimento scientifico nella notizia dell\’Ansa, solo una ripetizione fino alla nausea della prospettiva dei peggiori scenari in un articolaccio raffazzonato in cui si riassumono teorie di vari \”esperti\” prese un po\’ a caso qua e là. \”Almeno fino al 2025\”. Già. E perché non fino al 2030 o 2035, già che ci siamo? Allegri, restoacasisti e incalliti delle serenate sui balconi. 


Da ottobre-novembre il mondo sarà di nuovo tutto per voi. Altra perla, stavolta quasi patetica, del sito dell\’Ansa, l\’annuncio che oggi i contagi si sono abbassati ma raddoppiano le vittime

Da due a quattro.

Véhicules assistance Rallye, uscita n.1: Citroen C35 Phase 2 Team Peugeot Talbot Sport

La prima uscita della serie \”véhicules d\’assistance
Rallye\” di Altaya è il Citroen C35 phase II del
Team Peugeot Talbot Sport. 

Il tema dei veicoli di assistenza rally sta diventando sempre più popolare. Dapprima territorio quasi esclusivo dei produttori di modelli speciali, da qualche anno ha attirato l\’attenzione dei produttori di diecast e resincast 1:43 e anche 1:18. Ora, in Francia, esce una serie da edicola espressamente dedicata a questo tipo di veicoli. Personalmente in questa tematica non ci trovo nulla di particolarmente interessante, ma devo essere un\’eccezione se ogni volta che esce un Ducato della Martini o un camion dell\’assistenza Lancia, si scatena il putiferio su Facebook. Segno dei tempi. In ogni caso, questi mezzi possono essere utili in un diorama o in una vetrina per ravvivare un insieme di auto da rally. 

Simpatico e realistico il carico sul portabagagli:
un baule in alluminio e alcune parti della
Peugeot 205 Turbo 16 Gruppo B: quattro cerchi con gomme
e un cofano posteriore (in plastica come il resto degli oggetti
sistemati sul tetto). 


Come al solito, per gli abbonati a questa collezione, prodotta da Ixo per Altaya, sono riservati parecchi omaggi, fra cui un Fiat 242E Olio Fiat 1976/77 e un camion Fiat 683N Lancia Alitalia (quest\’ultimo solo per coloro che scelgono il prelievo automatico della quota mensile di abbonamento). Curioso il fatto che Altaya si sia servita di una foto del Fiat 672 di ABC per illustrare il suo  683N. Questa raccolta è per ora valida solo in Francia e le uscite verranno distribuite ogni 15 giorni. Il prossimo mezzo sarà il Saviem SG2 Renault Sport, che sarà seguito dal Citroen Jumper 2.8 HDI team Citroen Sport e dal Ford Transit Mk2 Belga Team. Sarà poi la volta di due uscite particolarmente interessanti per il pubblico italiano, il Fiat Ducato Lancia Martini e il Fiat 242 Lancia Alitalia. 

Buono, in considerazione della fascia di
prezzo, il livello di rifinitura generale.
La decorazione è in decals e tampografia. 

L\’uscita di lancio del Citroen C35, nelle edicole dal 5 agosto scorso, è di e 2,99: vale quindi la pena procurarselo, a quel prezzo. Successivamente il prezzo salirà per i modelli seguenti a € 8,99 per poi attestarsi su € 16.99. Difficile dire se a quel punto il gioco varrà la candela. Sono considerazioni che ogni collezionista fa in base alle proprie disponibilità ma anche in base alle priorità e ai gusti personali. 

Fra i dettagli riportati, i fendinebbia, i tergicristalli
e gli specchietti laterali. 

Cineserie sono e cineserie restano, su questo ci sono pochi dubbi. Si tratta di oggetti gradevoli e rifiniti con una certa cura, utili magari anche per delle elaborazioni, ammesso che la qualità della zamac e degli altri materiali assicuri una certa durata nel tempo, cosa tutt\’altro che scontata.  

Prossimamente sul blog: Lancia Stratos Gr.4 Alitalia Rally Monte Carlo 1977 di Spark

La prossima recensione di un modello Spark sul blog sarà quella della Lancia Stratos Gruppo 4 Alitalia vincitrice del Rally Monte Carlo 1977 con Munari. Seguite queste pagine. 

Rassegna stampa: Autoitaliana n.4, estate 2020

Di Autoitaliana ci siamo occupati nel blog fin dalla prima uscita della nuova serie. Questa rivista che vuole porsi al vertice almeno in quanto a grafica e qualità dell\’impaginazione, a mio parere non riesce a trovare una continuità accettabile. A numeri decisamente buoni, come quello scorso, si alternano altre uscite parecchio più ordinarie, come se la mancanza d\’ispirazione fosse sempre lì, dietro l\’angolo, complici anche le mille difficoltà che incontra il settore della carta stampata, almeno in Italia. 


Lo sforzo di produrre qualcosa di originale si vede, si capisce ma non sempre basta la raffinatezza del progetto grafico o la qualità, indubbia, delle immagini. Qualche sprazzo di interesse lo vediamo anche nel numero estivo, come ad esempio l\’articolo sugli eccezionali ritrovamenti di Corrado Cupellini, ora raccontati in un libro: fa un certo effetto rivedere la Porsche 906 rossa della Brescia Corse oppure la Ferrari 330 GTC del conte Lurani-Cernuschi nella sala della sua villa, con le pareti tappezzate dagli autografi dei più grandi dello sport automobilistico. Si cerca sempre, in Autoitaliana, di raccontare la storia e l\’attualità del design nostrano, e questo è apprezzabile. Le otto icone per i novant\’anni della Pininfarina offrono spunti abbastanza intriganti, così come originali sono le illustrazioni di Federico Bombiero / Petrol Tribe, che ha trasferito su tavola, quindi su un supporto bidimensionale, le livree di alcune delle più famose Formula 1 sponsorizzate da aziende italiane: la March Beta, la Brabham Martini, la Toleman Segafredo, la Brabham Parmalat e così via. 


Questo numero estivo è molto \”diluito\”, si può sfogliare anche distrattamente, magari iniziando dalla fine, come se fosse una rivista giapponese. Se vale i dieci euro richiesti? In questo caso sì e no. 

Un po\' di storia: la Fiat 509 SM Tipo Corsa di Autostile

La Fiat 509 SM di Autostile, sesto kit
della gamma. Uscì nel corso del 1979. Il
prototipo era di Bosica.

Non si può dire che i produttori artigianali degli anni settanta-inizi ottanta mancassero di originalità. Del resto, il campo era ancora tutto libero e certe scelte erano anche differenti da quelle che si sarebbero prese oggi. Si guardava parecchio all\’anteguerra, mentre certi collezionisti che speravano nei piccoli produttori proprio per avere soggetti puntualmente ignorati dai marchi industriali, erano costretti ad attendere o ad arrangiarsi elaborando i diecast. In ogni caso, i produttori nostrani erano spesso all\’avanguardia con le loro realizzazioni, anche se il punto di riferimento era rappresentato dagli artigiani francesi. 

All\’epoca le ruote a raggi ABC
suscitavano molta ammirazione, in un\’epoca
in cui molti produttori utilizzavano ancora
ruote a raggi stampate in metallo bianco. 


Qualche giorno fa mi è capitato un modello tipico di quel periodo, prodotto in metallo bianco da Autostile, marchio di Carlo Brianza che aveva esordito con il kit della Ferrari Dino 206 di Scarfiotti, proseguendo con altri soggetti molto apprezzati dai collezionisti, fra cui la Ferrari 512S coda lunga in un paio di versioni. Con il numero di catalogo 6 venne commercializzata nel 1979 il kit della Fiat 509 SM Tipo Corsa degli anni venti. Il prezzo del modello in scatola di montaggio era di circa 14.000 lire, e per 40.000 lire era possibile avere anche il factory built. 

La riproduzione era fedele alla
vettura reale. Notare i parafanghini posteriori. 


Il modello, il cui master si doveva a Vincenzo Bosica, era stato apprezzato anche dal pubblico estero e la rivista Minis dell\’ottobre-novembre 1979 ne lodava le forme e le ruote a raggi veri nichelate, prodotte da ABC. Per collocare il modello nei suoi tempi, possiamo ricordare cosa producevano in quei mesi altri marchi artigianali italiani: Fadini era uscito col suo terzo modello, la Stutz Black Hawk, FDS, continuava ad alternare attualità (Ferrari 312 T4, Ligier JS11) con la storia (Ferrari 275 GTS 1964), Conti Models si dedicava alle Fiat Ritmo Gruppo 2, mentre Hobos presentava alcune varianti della Porsche 917PA insieme alla Lotus 79 Formula 1. 

Pochi i pezzi nel kit, ma come spesso
accadeva non era facilissimo far combaciare
telaio, balestre, mozzi e attacchi delle
sospensioni. 

Il kit della Fiat 509 SM non è oggi particolarmente raro ed è possibile trovarne ancora, a prezzi del tutto abbordabili, su eBay e altrove. Si tratta di un soggetto ancora oggi molto interessante, che potrebbe essere montato secondo lo stile di quegli anni oppure costituire una base per un progetto di revisione totale, magari fatto da qualche modellista giapponese. Chissà. 

Una foto sulla copertina del libro sui
modelli FIAT di Edoardo Massucci, pubblicato
nel 1985 da Automibilia è quasi di rigore! La Fiat 509 di
Autostile compare nella lista riepilogativa del volume. 

In ogni caso sconsiglierei qualsiasi soluzione intermedia. Il modello di queste foto è stato montato in anni abbastanza lontani, senza interventi aggiuntivi rispetto ai pezzi che venivano forniti nella scatola. Anche i numeri di gara in decals sono quelli originali. 

Prossimamente l’Alfa Romeo 33/3 12 Ore di Sebring 1969 di Madyero

Sono arrivate proprio oggi le prime resine del prossimo modello Madyero, l’Alfa Romeo 33/3 della 12 Ore di Sebring 1969. Con questa riproduzione, Madyero ritorna dopo alcuni anni sul tema 33, avendo già riprodotto la 33TT12 del 1973 e la 33TT12 del 1975. La 33/3 del 1969 è un modello piuttosto complesso, che va studiato attentamente, visto che la vettura cambiava di gara in gara. 

Madyero apre quindi con la versione dell’esordio, avvenuto alla 12 Ore di Serbing del marzo 1969, quando l’Autodelta schierò tre esemplari della tanto attesa 33 a motore 3000cc per Casoni/ De Adamich/Surtees, Vaccarella/Bianchi e Galli/Giunti/Casoni. Com’è arcinoto, il debutto delle 33/3 fu tutt’altro che entusiasmante, con tutte le vetture, iscritte nella classe prototipi 3000, già ferme per problemi tecnici dopo pochissimi giri. La 33/3 del 1969 è un soggetto che non esce da diverso tempo: ricordiamo il modello Manou dei primordi, poi il Project43 e il meno conosciuto RS-Models di Valerio Barnini. Più recentemente, Tron ha realizzato la versione coupé che prese parte alla gara di Hockenheim con Nino Vaccarella. Il modello Madyero sarà disponibile sia in kit sia montato. 

Franco Scaglione e l\'Alfa Romeo 2000 Sportiva: un modello di Replicars

Esistono probabilmente riproduzioni più moderne della
2000 Sportiva, ma questo di Replicars ha un
fascino particolare: è il fascino del metallo bianco e
dei dettagli all\’inglese?

Capita a volte di recuperare qualche vecchio modello riproducente una vettura che chissà perché non avevi mai troppo considerato. L\’altro giorno mi è capitato una vecchia Alfa Romeo 2000 Sportiva coupé di Replicars, quel marchio olandese che aveva realizzato una bella serie di modelli montati in metallo bianco, sullo stile degli Western o dei Brooklin, tanto per intenderci (e credo che gli stampi fossero realizzati in Inghilterra dall\’onnipresente SMTS). La Sportiva è opera di Franco Scaglione, la cui opera in questi ultimi anni è stata rivalutata, com\’è giusto che sia. Ricordo un convegno a Firenze a cura dell\’ASI nel 2008, una delle prime iniziative volte a far conoscere il genio e l\’opera di questo grande tecnico, progettista e disegnatore. Dicevo della Sportiva. L\’avevo sempre snobbata, eppure dopo aver osservato per un po\’ il modello Replicars, essa mi è apparsa sotto una luce diversa. Riflettendoci, in essa ci vedi già le linee della Lamborghini 350 GTV, oppure certi stilemi che ritrovi addirittura nelle Porsche Abarth. Scaglione seppe rinnovarsi senza mai tradire se stesso, prerogativa del genio. La Sportiva venne costruita in soli quattro esemplari (due coupé e due spyder) perché l\’Alfa preferì portare avanti progetti meno complessi e quindi meno costosi. Scaglione ne restò piuttosto deluso. Mi sono un po\’ trastullato a fotografare la Sportiva Coupé di Replicars sul libro dedicato dall\’ASI nel settembre del 2008 alla vita e all\’opera di Franco Scaglione. A volte mi chiedono a cosa serva dedicarsi ai modelli. A cosa serva di preciso non lo so. So solo che si può farlo in due modi: accumulandoli in modo acritico e indiscriminato oppure fermandosi ad ascoltare le storie che hanno da raccontare.