Le prime Formula 1 in 1:43 di GP-Replicas: previste le Ferrari 312 B3, la 312 T2 1977, la F1/89 e la 641/2

Fra marzo e aprile 2020 usciranno i già annunciati primi modelli di Formula 1 in 1:43 di GP-Replicas. Già nelle scorse settimane ne avevamo dato notizia nel blog e ora il produttore ha diffuso maggiori dettagli sulle vetture e sulle versioni. A giudicare dalle immagini, alcuni modelli sono decisamente validi, altri meno. Ovviamente, prima del lancio ufficiale, i produttori tengono sempre a precisare che si tratta di preserie, che alcuni dettagli saranno cambiati e cose di questo genere. Diffidate sempre da questo tipo di annuncio. Nella stragrande maggioranza dei casi, quando un modello viene fotografato e diffuso alla stampa, si tratta dell\’esemplare definitivo che il committente non potrà più cambiare, pena un aumento notevole dei costi, ammesso che sia ancora tecnicamente possibile. Il prezzo al pubblico di questi nuovi resincast 1:43 sarà di € 80,90. Alle Lancia Delta Integrale in uscita abbiamo dedicato ugualmente un recente articoletto sul blog, mettendo in evidenza quello che a nostro avviso squalifica quasi del tutto il modello, prescindere dall\’interesse storico, dal dettaglio e da quanto di buono ci si possa sforzare di mettere: i vetri laterali plotterati che sono quanto di più antiestetico, non solo su modelli più grandi in 1:18 e in 1:12, ma anche sugli 1:43, dove già questa soluzione posticcia denuncia tutti i suoi limiti.
Ecco l\’elenco delle uscite:
Ferrari 312 B3 1974 Lauda e Regazzoni
Ferrari 312 B3 GP Spagna 1974 Lauda
Ferrari 312 T2 1977 Lauda e Reutemann
Ferrari F1/89 1989 Mansell e Berger
Ferrari 641/2 1990 Prost e Mansell

Auto Motor und Sport, un\'alternativa decente alla dilagante mediocrità?

Delle riviste italiane di automobilismo parlo poco. Del resto, ormai, i vari mensili, a cominciare dal decano Quattroruote, per poi continuare con Automobilismo, Auto, Al Volante e compagnia cantata, non offrono che materiale di scarto, pieno di redazionali e infarciti da listini di cui ormai nessuno sa più cosa fare. Si salvano forse le riviste di stampo britannico, come Evo e Top Gear, ma proprio perché derivate e tradotte direttamente dalle edizioni inglesi. A questo punto, però tanto vale andare a cercare gli originali, a meno che non abbiate problemi oggettivi con le lingue, come la stragrande maggioranza degli italiani. Un recente viaggio in Germania mi ha fatto ricomprare, a distanza di anni, un grande classico di quella parte d\’Europa, Auto Motor und Sport (AMS). Una rivista di grande tradizione, quindicinale, edita dalla Motor Presse Stuttgart GmbH e disponibile in edizione nazionale in vari altri paesi, dalla Bulgaria alla Cina, dalla Croazia alla Polonia, fino a Romania, Svezia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Turchia e Ungheria.

Manca l\’Italia, che probabilmente non è un mercato abbastanza evoluto. AMS è anche presente in Argentina come Auto Test, in Messico come Automovil Panamericano e in Spagna come Autopista. La rivista si presenta con una buona carta e con una foliazione di 168 pagine. Non c\’è traccia di listini e i testi sono mediamente più lunghi di quelli che troviamo nelle riviste italiane. Si nota, compatibilmente con le esigenze del mondo esterno, la volontà di proporre qualcosa di originale: l\’articolo principale del quaderno 24 del 7 novembre 2019 è una disamina piuttosto accurata delle strategie tecniche e commerciali di Mercedes per i prossimi anni, con interviste e considerazioni piuttosto approfondite. Simpatiche anche le mini-prove (fra cui quella dell\’Alpine-Renault A110 S, che dicono abbastanza pur senza annoiare. Interessante anche il parallelo fra Tesla Model 3 e BMW Serie 3 ibrida. Buona, direi, anche la parte dedicata al motorsport, che è un retaggio di cui AMS non vuole e non può fare a meno, con una bella retrospettiva dedicata alla Ford GT vista nelle gare di endurance dal 2016 al 2019, anno del suo pensionamento, almeno a livello di partecipazione ufficiale.

Per € 4,20 in Germania credo che ci si possa stare. La rivista la trovate anche in Italia al prezzo di € 5,50 e a quel prezzo ottenete un\’informazione forse meno superficiale e pilotata rispetto ad altre riviste nostrane, che ormai non prendono nemmeno più i soldi dalla pubblicità (che non rende più) ma che intascano direttamente i finanziamenti dalle case con articoli dettati direttamente dagli uffici stampa che passano foto, dati e notizie. Qui forse siamo su un campo leggermente più onesto, anche se il futuro delle riviste di auto moderne stile mi pare abbastanza segnato in linea generale

Jay McInerney, memorie della Toscana vinicola e i modelli: un filo meno stravagante di quanto si possa pensare

Solo all\’accumulatore seriale e indiscriminato sfugge che ogni modello ha un gusto, come ogni libro ha un suo odore. Il paragone col vino può essere azzeccato. Esistono vini pregiati, facili, difficili, nuovi, antichi, per tutti, per pochi, esattamente alla stregua dei modelli. Potremmo una volta fare un gioco, azzardando abbinamenti modelli-vini. E parlando di vini, mi sono sempre piaciuti quei libri che si basano sulle esperienze di viaggio, alla ricerca di cose rare, di personaggi e di atmosfere. Uno dei volumi che più ho amato in questo particolare settore è A hedonist in the cellar, scritto da un insospettabile Jay McInerney.

E\’ un po\’ una versione moderna di certe guide francesi abbastanza empiriche degli anni cinquanta e sessanta, tanto empiriche da risultare oggi particolarmente ispirate. A hedonist in the cellar lo portai una volta a Sebring e lo scordai nell\’aereo che da Miami mi aveva riportato a Milano. Andai a riprendere la seconda copia rimasta alla Feltrinelli international di Firenze perché volevo averlo in biblioteca anche se sarei stato certo di non metterci più mano nei dieci anni successivi. Ed è quello che è accaduto e ora non so neanche più dove l\’ho sistemato. Ma di libri come quello, fatti di rapide interviste, di esperienze sul posto e di tanto gusto per la ricerca e per la scoperta ce ne sono tanti, come dicevo, francesi ma anche italiani. Proprio l\’altro giorno ho ritrovato una raccolta di articoli sulle esperienze vinicole scritto da Vittorio Nannelli, intitolato Di padre in figlio, di vino in vino. Edito da Sarnus nel 2012 è un viaggio attraverso la Toscana dei vini: aneddoti, storie, vicende, personaggi. Ogni vino ha la sua etichetta come ogni modello ha la sua scatola. Mi è sempre piaciuto immaginare cosa accadrebbe a metter mano una serie di articoli sui nostri artigiani dell\’automodello, ma anche sulle aziende più grandi, ripercorrendo in un volume un po\’ desultorio qualche centinaio di chilometri alla ricerca di un passato ma anche delle ragioni del presente. Materiale ne ho, foto pure. E non sarebbe neanche poi così difficile perché l\’inanellarsi degli argomenti viene quasi istintivo. Per il momento non bevete troppo e acquistate modelli con moderazione. Pochi ma buoni.

Borsa di scambio a Calenzano del 17 novembre 2019, debutto della nuova sede

Dopo un quarto di secolo, la borsa di Calenzano ha cambiato sede, spostandosi dall\’Hotel Delta Florence al Centro St.Art di Via Garibaldi 7. Secondo le fonti che abbiamo, si è trattato di un\’edizione più o meno come tutte le altre, né era lecito attendersi qualcosa di particolare rispetto all\’offerta e alla partecipazione consolidate in tanti anni un po\’ tutti uniformi. Ringraziamo Massimo Martini per le foto.

A chi è servita la borsa di scambio di Aachen lo scorso 16 novembre?

Alcuni Maxichamps difettati, proposti a una quindicina di euro. 
Mr. Lang ha da fare, sono soprattutto commercianti quelli
che all\’apertura della borsa di Aachen si avventano sugli
stock di seconda scelta di Minichamps. 

Iniziamo a scartare la prima ipotesi. La borsa non è servita agli espositori e parlando con alcuni esponenti di un po\’ tutte le categorie rappresentate (diecast, edicola, memorabilia, kit, foto, obsoleti ecc), l\’evento organizzato da Danhausen lo scorso 16 novembre all\’Eurogress Center di Aachen è stato tutto fuorché un successo. Negli anni la borsa di Aachen si è polarizzata sempre più su un particolare che chi non la conosce bene ignora ma che in realtà costituisce il nucleo che giustifica l\’organizzazione di una simile mattinata. Alle 10 di mattina, puntualmente, si scatena il caos sul piano rialzato, quello che dà sulla sala principale. Un caos che forse trenta o quarant\’anni fa avrebbe scatenato GYL con una serie dedicata alla borsa o un altro marchio come MRF, Record o Belle Epoque con un\’edizione limitata per pochi intimi.

Quello che resta dopo il passaggio delle cavallette. 

No, nulla di questo naturalmente. Semplicemente arrivano gli scatoloni Minichamps con decine e decine di modelli difettati, venduti a prezzi bassissimi: 15 euro, 20 euro, 30 euro, dipende dalle scale e dalle condizioni. I collezionisti (o i rivenditori) impazziscono e per cinque-dieci minuti succede il finimondo. Ci si strappano di mano scatole e contenitori, volano modelli dappertutto e quasi di botto, tutto finisce com\’è iniziato. La calma piatta arriva sulla borsa, col suo svolgimento normale e privo di ogni acuto degno di nota. Ecco cosa conta ad Aachen: la vendita Minichamps, che in quanto organizzatore guadagna con i tavoli (peraltro economici, va detto: poco più di € 34,00 per m 1,80×0.60) ma soprattutto con questa clamorosa vendita one-shot di pezzi altrimenti invendibili. Del resto se Minichamps è uno dei leader del settore da trent\’anni una ragione ci sarà.

Alcuni modelli della serie standard con difetti (scatole rotte,
pezzi mancanti…) a 15 euro. Alcuni sono perfettamente
ripristinabili con un minimo sforzo. 

Borsa scambio Danhausen, sabato 16 novembre 2019 all\'Eurogress Center di Aachen

La borsa di Aachen, organizzata da Danhausen-Minichamps, è ormai arrivata alla 83ma edizione e gode ancora di una fama notevole. Una fama adeguata allo stato attuale delle cose? Ho deciso di provarlo in prima persona con una sortita come espositore. Ebbene, a confronto di altre borse internazionali che ho visitato di recente (Mulhouse, etc.), Aachen è quella che ha subito una decadenza più netta. Non tanto per il numero dei tavoli, visto che sabato scorso c\’erano oltre trecento espositori, ma proprio per l\’intensità stessa e per l\’interesse dei visitatori.

Aachen è incentrata sugli automodelli, e questo dovrebbe costituire una garanzia per chi ci va per vendere: non ci sono intrusioni di altre categorie come treni e giocattoli d\’epoca, ma ormai questo non è più sufficiente per garantire alla borsa un livello accettabile in termini di redditività. Lo spazio espositivo è enorme, superiore a quello della maggior parte delle altre borse europee e tutti gli espositori, grazie alla particolare conformazione delle sale, godono di una visibilità equivalente. Quanto all\’offerta, direi che la maggior parte dei modelli esposti facesse capo al gruppo Minichamps-Danhausen: anche gli Spark erano pochissimi, così come pochissimi modelli da edicola, zero accessori, alcuni libri, una buona scelta di Matchbox d\’epoca (quella davvero valida, chissà perché), mentre gli speciali e i kit si contavano sulle dita di una mano. E\’ passata quasi subito di proprietario una Ferrari 250 GTO montata da PLM Studio su base Piranha, arrivata dagli Stati Uniti chissà come a qualche cliente locale. Se possiamo definire un modello di PLM Studio un pezzo di pregio, questo era il massimo cui si poteva aspirare. 

Qualche montaggio decoroso su kit Starter e Provence Moulage a una quarantina di euro poteva costituire una buona occasione per non ritornarsene a mani vuote. Le borse in nord Europa durano poche ore, e Aachen non fa eccezione: tutto si gioca dalle 10 (orario di apertura) e mezzogiorno circa. Poi tutti se ne vanno a mangiare, c\’è qualche piccola ondata supplementare di visitatori verso le 13, poi – sebbene l\’ora di chiusura ufficiale sia stata programmata per le 15 – te ne puoi anche andare, tanto non accadrà più nulla. Questa visita a Aachen, che pure conoscevo anche per altre esperienze in tempi recenti, potrà essere la base per alcune considerazioni sul ruolo degli incontri dal vivo che nel nostro hobby diventano sempre più rari e marginali. 

Il ritorno di Tokoloshe: Ferrari 250 GTO 4491GT 1000km Nurburgring 1965

Tokoloshe, marchio nato ormai vent\’anni fa con l\’intento di quadrare il cerchio fornendo modelli montati di buona qualità al prezzo di un kit, è stato uno dei protagonisti dell\’ascesa dei low-cost in resina, che all\’inizio degli anni duemila vedevano la presenza di una concorrenza piuttosto agguerrita, proveniente soprattutto da Italia e Francia. Poi, prima Minichamps, poi Spark (soprattutto Spark, direi), hanno un po\’ affossato queste iniziative, ma i migliori sono rimasti in piedi. I continui aumenti di prezzo degli Spark hanno sicuramente raffreddato l\’entusiasmo degli appassionati e alcuni pensano che ci sia ancora margine per modelli come i Tokoloshe del periodo. L\’ultimo Tokoloshe uscì nel 2003, ed era la Porsche 911 Carrera RS Le Mans 1975 di Grandet/Wollek. Ricordo che ne portai personalmente un esemplare a Jean-Marc Teissèdre in occasione della 1000km di Spa alla fine di agosto. La serie oggi riprende col modello catalogo TOK21, la Ferrari 250 GTO 4491GT della 1000km del Nurburgring 1965 (Sutcliffe/Lumsden). Un modello non certo inedito (ne seguiranno altri decisamente più originali), ma che è stato riconsiderato e ricorretto, a iniziare dalla verniciatura metallizzata che caratterizzava questa vettura, venduta a Sutcliffe da David Piper alla fine del 1964. Il costo del modello montato comprensivo di scatola e basetta grande (non di derivazione Pego-Progetto K come sui vecchi Tokoloshe) è € 59.95, decisamente competitivo.

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.261 (novembre 2019)

Auto Modélisme resta sempre più o meno sugli stessi standard. Alcuni dicono che è superficiale, altri che è troppo generalista, altri probabilmente guardano solo le figure e il problema è che sparano giudizi pure loro. Il problema è che oggi fare una rivista mensile è pesante, lo abbiamo detto tante volte. Non è facile chiudere un numero e dover subito aprire quello del mese successivo. E\’ anche vero che l\’editore ha delle discrete possibilità ma non si pensi che se alle spalle hai una grande casa editrice tutto ti sia possibile. Le risorse principali vanno ad altre testate e Auto Modélisme resta sempre e comunque una pubblicazione settoriale. Questo numero di novembre 2019 esce con diverse cose interessanti. In primis citerei un confronto fra le due Porsche 911 storiche uscite recentemente grazie a Schuco: si tratta delle S Coupé e Targa in 1:18, e di questo confronto c\’era abbastanza bisogno. Se non vi sono ancora bastate le prime due puntate precedenti, abbiamo la terza sulla storia della Porsche 917. Stavolta tocca alle versioni strane e meno conosciute. Speriamo che la facciano presto finita con questa storia della 917 perché non se ne può più. Fra la 917, Steve McQueen e Le Mans 1970 ne abbiamo davvero le scatole piene.

Originale invece è il pezzo storico dedicato alla Peugeot 504 V6 Coupé del Safari Rally 1978, una bella anche se breve retrospettiva seguita dalla recensione del corrispondente modello OttOmobile in 1:18. La sezione dedicata alle slot propone la prima di quattro parti di quella che sarà una storia completa del Super Racing System di Scalextric. Interessante anche per chi normalmente non segue il settore. Insomma, a confronto con quello che offre il mercato in altri paesi Auto Modélisme è, come si dice a Firenze, \”cent\’ori\”.C\’è di meglio ma c\’è anche di molto peggio.

BBR presente con un proprio stand a Epoquauto (Lione, 8-10 novembre)

BBR è presente con uno stand allestito da un rivenditore ufficiale alla manifestazione Epoquauto a Lione, in corso in questo weekend. Da diversi anni ormai Epoquauto sta guadagnando sempre più piede anche nel mondo del modellismo, e per alcuni produttori – almeno quelli con prodotti competitivi – di presentare i propri prodotti e promuoverli a un pubblico internazionale e qualificato. Nelle foto, l\’assortimento BBR a Lione (hall 7, stand N5). 

La congiura degli innocenti, dalla Brabham-Alfa Romeo all\'Alfa-Alfa, un libro di Luca Dal Monte

C\’è storico e storico, anzi uno è il cronista che non ha nulla a che vedere con la storiografia. Lo storico è colui che indaga sui come e sui perché e ne esiste un solo tipo. Deve essere onesto, paziente, disposto a scontrarsi con i suoi errori di valutazione critica. Ma essendo uno scienziato (anche la storia è una scienza anche se inesatta) è disposto a rivedere le proprie teorie o riconsiderare certe fonti quando necessario o scartarne altre anche fra quelle cui aveva finito per affezionarsi troppo. Conosce bene questo mestiere Luca Dal Monte, già passato agli onori delle cronache per una rivoluzionaria biografia di Enzo Ferrari, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Non l\’ho letta, quella biografia, ma molti colleghi giornalisti me ne hanno detto un gran bene. Mi attirava molto di più l\’argomento di questo nuovo libro di Dal Monte, dedicato al periodo fra l\’esordio dell\’Alfa Romeo come motorista di Brabham al passaggio ad una Formula 1 interamente costruita a Settimo Milanese. Questo libro si ispira alla migliore tradizione saggistica italiana (in generale) ma anche ad alcuni criteri di ricerca nei quali gli inglesi sono stati all\’avanguardia per decenni, almeno nel settore automobilistico. Non parlo del cronachismo (con tutto il rispetto) alla Anthony Pritchard, ma penso piuttosto al metodo applicato alla materia da un Doug Nye, tanto per fare un nome che tutti conoscono. La congiura degli innocenti è un libro basato su ricerche condotte nell\’archivio Alfa Romeo, ma anche su interviste dirette con gente come Bernie Ecclestone e Gordon Murray. Per arrivare a parlare con questi personaggi bisogna avere entrature che all\’autore non mancano, e tutto ciò va a beneficio della qualità strutturale del volume. Ma sarebbe sbagliato limitarsi a definire questo libro una ricerca storica, seppure impeccabile; in realtà, pur senza cedere alle facili chimere della fiction, La congiura degli innocenti è un libro visionario, pieno di nostalgia che riesce ad evocare emozioni in maniera indiretta, e questo è il segreto della buona scrittura.

Leggendo queste pagine mi è capitato di svegliarmi la mattina senza riuscire a ricordare di aver visto certe scene la sera prima in un film, in un video su Youtube o chissà dove, salvo rendermi conto, passata l\’incoscienza del sonno, di averle solo lette. 
E\’ un libro che documenta anche gli anni dell\’ascesa di Bernie Ecclestone, già capace, titolare di una squadra di cinquanta o sessanta dipendenti, di tener testa a un colosso come l\’Alfa Romeo, riuscendo puntualmente a trarre benefici da situazioni in cui in teoria avrebbe avuto tutto da perdere. Il bluff, la furbizia, le doti dialettiche, il senso della posizione e dell\’opportunità che hanno reso Ecclestone il padrone della Formula 1, insomma. Tornando all\’Alfa, ne esce cesellata con rara nitidezza la figura di Carlo Chiti, sempre alle prese tra difficoltà tecniche e fumosità politiche in seno a un\’azienda spaccata da correnti di tendenze opposte. Questo libro va letto e meditato, e ripagherà il lettore con un\’informazione che raramente si trova riassunta e presentata con tanta espressività. Faccio una cosa non ortodossa perché scrivo queste impressioni prima di essere arrivato all\’ultima pagina ma mi sento fin da ora di consigliarvi senza alcuna remora questo volume.

Luca Dal Monte, La congiura degli innocenti. Dalla Brabham-Alfa Romeo all\’Alfa-Alfa, Giunti – Giorgio Nada editore, Vimodrone (MI) 2019, pagg. 388 con foto b/n e col., € 30,00.