Rassegna stampa: Auto Modélisme n.266 (aprile 2020)

Puntuale è arrivato nelle edicole il numero di aprile di Auto Modélisme, che completa la disamina delle novità di Norimberga con le scale grandi. Non moltissime pagine in tutto, però, sono consacrate al salone tedesco, cosicché un discreto spazio è rimasto per le consuete rubriche. Un numero piuttosto interessante, tutto sommato, con la presentazione della Cobra Daytona in 1:8 realizzata da Michel Stassart e la prima parte di una storia in due puntate della Ferrari 312 PB scritta da Jean-Marc Teissedre, con un occhio particolare ai modelli in 1:43. Interessante la gallery storica dedicata alla BMW 320 Gruppo 2 iscritta da BMW-France al Rally Monte Carlo 1980 per Makinen/Aho, una vettura che sarà presto oggetto di un modello in 1:43 da parte di Spark (qualcuno si ricorda di un vecchio transkit uscito alla fine del… 1980? Quiz per i più ferrati, vediamo chi risponde). 

Il numero di maggio di Auto Modélisme non dovrebbe subire ritardi, tanto più che in Francia non si è avuta una chiusura totale delle attività industriali di non primaria importanza; alcuni gruppi editoriali, tuttavia, fra cui LVA, hanno già annunciato la mancata uscita di certe testate come Rétroviseur, che salterà il numero di maggio. 

"Il n\'y a pas d\'auto sans histoire". Com\'è Rétroviseur? Qualche commento sul numero 365, aprile 2020

Nella pletora delle riviste automobilistiche francesi, Rétroviseur è una delle più anziane, se si eccettuano testate come AutoHebdo o Echappement, entrambe appartenenti al gruppo Michel Hommell. Rétroviseur, invece, fa capo a LVA, una società certo più piccola di quella di Hommell, ma ugualmente specializzata in storia dell\’auto, modellismo e collezionismo in generale. Col motto \”il ny a pas d\’auto sans histoire\”, il mensile Rétroviseur potrebbe assomigliare un po\’ al nostro Ruoteclassiche, ma con articoli in genere meglio documentati, ma per lo più corredati di foto contemporanee. Se la scelta degli argomenti privilegia le vetture stradali con test di guida di relativo interesse, il dossier principale è forse l\’unica cosa davvero degna di una lettura attenta: nel numero di aprile 2020, diverse pagine sono dedicate alla storia completa della Simca Rallye, con un riassunto chiaro e ben documentato di tutta l\’evoluzione dalla Special (una Rallye ante-litteram) fino agli ultimi esemplari di Rallye-3 del 1978.

Non male i disegni che illustrano l\’evoluzione estetica di tutte le configurazioni, inclusi i restyling con i fari rettangolari. Direi che questo speciale Simca Rallye, se vi interessa la vettura e non avete altro materiale cartaceo in archivio, potrebbe da solo valere i 5,95 euro della rivista, che nel resto delle 116 pagine non offre troppo altro d\’interessante.

Una Porsche 935 K3 IMSA a Torino (storie di modelli, episodio 4)

La 935 K3 fotografata nel maggio del 2006, dietro a una
sfilza di libri sulla storia della Toscana, che hanno
spesso fatto da sfondo a tante mie foto pubblicate
all\’epoca sul forum Duegi. 

Dire che all\’indomani della maturità mi sentii rinascere dopo cinque anni di liceo classico in un severo collegio di Firenze sarebbe dire poco. Il pomeriggio dell\’orale un bel viaggio senza meta a Siena col mio migliore amico a bordo della sua Alfa Romeo 33 Red, sancì l\’inizio di una nuova epoca. Ci sentivamo leggeri e un po\’ disorientati. Il mondo ci apparteneva ma in fondo ci faceva anche paura, con tutti i suoi orizzonti che si allargavano, alcuni affascinanti, gran parte ignoti. Nessuno di noi aveva idea di come sarebbe stato un settembre senza scuola, e poi un ottobre libero in attesa dell\’università. Ci organizzammo come potevamo e naturalmente il sottoscritto fece ambiziosi piani modellistici. Una delle mete prescelte fu la borsa di scambio di Torino in settembre, che si sarebbe tenuta come di costume al Jolly Hotel Ambasciatori. Ci andammo in treno, io e il mio compagno dell\’Alfa 33, che per l\’occasione si vestì addirittura in giacca e cravatta. Negli anni precedenti, la scuola aveva imposto delle scelte: le borse frequentate erano quelle di Firenze, rari i viaggi da Paolo Tron a Milano (e anche quelli erano avvenimenti degni di essere ricordati per mesi e mesi durante le angoscianti mattinate in classe). Gli ambienti dell\’hotel di Corso Vittorio Emanuele II erano ampi e abbastanza affollate; il pomeriggio precedente ci eravamo anche concessi una visita a Rodriguez Modellismo, dove avevo trovato ben poco: giusto l\’ultimo numero di Quattroruotine e un modello in scala 1:87 di una Porsche 911, Wiking o Brekina, non ricordo. La borsa fu tutt\’altra cosa: anche se forse erano già finiti i tempi d\’oro di questo tipo di eventi, ci fu l\’imbarazzo della scelta.

…e pochi minuti dopo toccava allo scanner
HP fare da supporto!
I fari supplementari conferivano a questa K3
un\’aria particolare. Luci dal passato. 

Credo fosse presente Fabrizio Pitondo, da cui il mio amico acquistò una delle sue Porsche 911 Targa IMSA montate, il primo modello della serie Pit. Quanto a me, quella fu la prima volta che incontrai Umberto Cattani. Trent\’anni fa. Non ci volle molto per decidere che non avrai potuto fare a meno di una Porsche 935 K3 IMSA Interscope di Record e di una 935 K4 J.David di Starter esposte sul suo tavolo. All\’epoca, chi voleva una K3 doveva sborsare cifre anche notevoli per i kit o per i montati Record o Starter. Di lì a poco avrei ricevuto qualche versione di Le Mans da Renardy, la Sartec e l\’ Italiya del 1980. La K3 Interscope montata da Faster43 fu per un lungo periodo uno dei migliori modelli della mia collezione e l\’idea di averla presa direttamente, senza il filtro della vendita per corrispondenza, cambiava tutto. Di quel modello mi colpì subito la finezza dei dettagli e la ricerca della correttezza storica, caratteristica dei migliori montaggi di Umberto.

Nel 1990 avere in collezione un modello come questo
costituiva un giusto motivo di orgoglio. 

Uscii dal Jolly Hotel di Torino anche con un terzo modello, ma non ricordo quale. Purtroppo, la K3, come gran parte della collezione accumulata fino al 2005-2006, è stata venduta, anche perché la danneggiai parzialmente smontandola e rimontandola: per eliminare una traccia di resina (o di plastica) che si era depositata all\’interno del finestrino laterale, dovetti svitarla e nel serrare di nuovo la vite anteriore si formò una crepa sul cofano. La resina poliestere non perdonava e a nulla valsero vari tentativi di ritocco con vernice Humbrol nera. Avrei forse dovuto insaponare la vite al momento di rimontare il fondino, ma vallo a sapere. Mi restano, come sempre, le foto di quel modello di cui sono andato orgoglioso per tanti anni.

"thesmallbigwheels", nasce il blog di Bruno Libero Boracco

E\’ on line da qualche giorno un nuovo blog, curato da Bruno Libero Boracco, che gli appassionati di modellismo conoscono bene come giornalista specializzato, collezionista competente e collaboratore negli ultimi anni della rivista Modelli Auto edita da Duegi e della Manovella. Bruno scriveva da tempo anche per il sito Piccolegrandiruote, portato avanti da Miniminiera, ma ora che questa testata è offline, la decisione di aprire un sito proprio è stata la più logica, anche in vista di una possibilità di ampliare le collaborazione e avere un\’indipendenza che solo uno spazio autogestito garantisce. Il nuovo sito (che trovate a questo link: https://thesmallbigwheels.blogspot.com/ ) tratterà storia del modellismo ma anche automobilismo d\’epoca.

Sappiamo bene come Bruno ami intrecciare questi due temi; è del resto apprezzata anche su Modelli Auto la sua rubrica che ripercorre la storia di una determinata vettura attraverso le riproduzioni in scala. Fra i temi che potete già trovare sul sito vi è una simpatica carrellata sugli automodelli offerti come gadget a prodotti di uso corrente (detersivi, dolciumi, formaggi, caffè…), una storia della Ford Taunus con riferimento ai molti modelli usciti in tutte le scale e alcune gallery fotografiche. Non resta che augurarsi che il sito venga arricchito con costanza giorno per giorno. All\’autore gli argomenti non mancano di certo, né la volontà di far progredire questo nuovo spazio. Seguiamo con interesse.

Scala 1:8, i programmi 2020 di Minichamps. Si può parlare di nuova tendenza?

Se la scala 1:12 non vi basta, la 1:8 si sta diffondendo con relativa rapidità. L\’1:8 è generalmente utilizzata per modelli promozionali e destinati a particolari reti di clientela e vendita. Basti pensare agli Spark ma anche ai più lussuosi Amalgam. Anche Minichamps è entrata nel giro, con una gamma di modelli che spaziano dalle versioni stradali della Porsche 911 di varie epoche alle Formula 1. Certo non si può parlare di tendenza (e anche nel caso dell\’1:12 bisogna usare questo termine con una certa cautela), ma sicuramente queste uscite testimoniano la volontà di differenziare al massimo l\’offerta – con una ricerca parallela verso il più piccolo, vedi 1:64 – che nel caso dell\’1:8 resterà per forza di cose limitata, visti il costo e la mole dei modelli. Modelli che hanno comunque raggiunto i normali distributori per una vendita destinata ad andare oltre i limiti promozionali per i quali questo tipo di modelli sembrava concepito. Si tratta di oggetti di lusso, riservati a pochi collezionisti, magari a chi si occupa piuttosto di auto vere o memorabilia e desidera mettersi in casa qualcosa di più esclusivo, senza magari spendere cifre ben più alte che un artigiano chiederebbe per una realizzazione esclusiva. Del resto, l\’ambientazione del catalogo Minichamps col programma 2020 dell\’1:8, che vi presentiamo qui in anteprima, la dice lunga sulla clientela che i produttori prevedono per questo tipo di prodotto. Cosa ne pensate?

La Panoz Q9 Ibrida delle prequalifiche di Le Mans 1998: Spark S4867

La Panoz Esperante Q9 ibrida alle prequalifiche di
Le Mans 1998. 
Il modello Spark (catalogo S4867).


Una delle più recenti realizzazioni di Spark è riguarda una vettura ibrida ante litteram, la Panoz Esperante Q9 battezzata Sparky che disputò le prequalifiche della 24 Ore di Le Mans del 1998 con James Weaver e Perry McCarthy (Johnny O\’Connell, annunciato come terzo pilota, non prese parte alla sessione). 

Come al solito, molto accurata la finitura generale.

La Panoz Q9, dotata di propulsione elettrica sulle ruote posteriori e sviluppata dal costruttore americano di concerto con Zytek e Reynard, venne sviluppata dal David Price Racing per la stagione 1998. La Q9 si vide anche nelle prequalifiche di Le Mans, che in quell\’anno si disputarono nella sola giornata del 3 maggio. 

Vestigia di un passato neanche poi così lontano: il
foglietto di decals del kit Starter della Panoz Q9 ibrida. 

Sfortunatamente i piloti non riuscirono a staccare un tempo valido per l\’ammissione alla gara, in una sessione che fece altre vittime illustri, come due delle tre Porsche K8 di Kremer, le due Porsche 911 GT1 di Zakspeed e quella di Larbre Competition e la WM con motore alimentato a GPL. A suo tempo, questa particolare Panoz, decorata in un attraente color porpora cangiante con strisce gialle scontornate di rosso, non sfuggì a Starter che ne ricavò uno dei suoi tradizionali kit in resina, e come al solito toccava ai modellisti il non sempre facile compito di ricavarne qualcosa di decente, a iniziare dal colore della carrozzeria, tutt\’altro che scontato. 

Apprezzabili tanti dettagli, come la finezza
delle paratie dell\’ala posteriore, in fotoincisione. 
Anche da questo dettaglio è possibile apprezzare
la presenza di tanti piccoli particolari. 

 L\’idea di proporre la Q9 ibrida era tornata a MS-Models che aveva commissionato a Spark una serie limitata (numero di catalogo FS23). Adesso la Panoz violetta torna nella serie standard (S4867), che pure non è del tutto identica al modelo \”giapponese\”: qualche leggerissima variazione si nota nel posizionamento di alcune piccole decals, che probabilmente variarono nel corso della giornata di prequalifiche. 

Molto ben realizzati i cerchi, che rendono
perfettamente la realtà. 
Bizzarra la presenza di due decals \”E\” dell\’impianto
di estinzione. Sullo Spark della serie limitata giapponese
ce n\’è solo una, conformemente alle foto in nostro possesso. 

 Non si può non ammirare la perfezione della verniciatura e l\’esattezza dei dettagli su questi Spark di ultima generazione. Come si è detto tante volte, il progresso non è magari mai eclatante, ma è visibile in tanti dettagli; la precisione di montaggio degli Spark ha conosciuto notevoli miglioramenti in oltre vent\’anni di produzione. 

A essere pignoli, sopra il gancio traino
dovrebbe essere posizionato una freccia
gialla in decal. 

Solo fino a 8-10 anni fa, per trovare un esemplare veramente \”perfetto\” di ciascun modello bisognava visionarne almeno tre o quattro; oggi non è più così e si va quasi sempre a colpo sicuro. 




E\’ prevista anche una seconda versione della Q9 Sparky, quella che corse a Road Atlanta (1000 miglia Petit Le Mans) 1998 con John Nielsen, Doc Bundy e Christophe Tinseau. Il modello, annunciato inizialmente per il primo trimestre 2020, dovrebbe essere ormai imminente e sarà inserito nella serie limitata americana (catalogo US069). 

Lancia Stratos e Alfa Romeo Giulietta Sprint Zagato Coda tronca fra le novità 1:43 annunciate da Spark

Sono annunciate per il terzo trimestre 2020 diverse interessanti novità di Spark (1:43). Ricomincia la produzione di vetture italiane, con l\’attesa Lancia Stratos Gruppo 4, che aprirà una serie presumibilmente numerosa con la versione Alitalia vittoriosa al Monte Carlo 1977 con Sandro Munari. Contemporaneamente o quasi uscirà l\’Alfa Romeo Giulietta SZ coda tronca in due versioni di Le Mans 1962 (numero 39 e 40) e in versione stradale rossa. Si aggiungeranno anche diverse Porsche degne di nota, come un paio di 911S del Monte Carlo 1966 e 1967, la 930 Turbo Gruppo B Almeras di Le Mans 1984 e la Porsche 962C di Jo Gardner di Le Mans 1986; fra le altre novità degne di note, la Porsche 962C Gr.C ufficiale di Bell/Stuck/Ickx di Le Mans 1985 e le due 911 GT1 di Le Mans 1996. Sono da aggiungere due Ford Sierra RS Cosworth e alcune Formula 1 particolarmente rare, come l\’Andrea Moda S291 del GP di Monaco 1992.


"Di traverso sul Covid-19": un\'iniziativa di Racing43

Riceviamo da Davide Peraro di Racing43 questa comunicazione su un\’iniziativa che sarà valida fino alla fine della quarantena (ammesso che ci sia una fine a questa storia che ci torna sempre meno, ma questo è un altro paio di maniche): 

\”Acquistando sul nostro sito un Kit di montaggio o un modello montato di un pilota Italiano, la Racing43 devolverà 5 o 10€ all’Associazione Ospedale Dolce Casa per sostenere le famiglie e i bambini in contesto ospedaliero.
Sì, hai capito bene, i soldini ce li mettiamo noi!
Tu devi solo stare a casa e continuare ad accrescere la tua collezione personale. Fino alla fine dell’emergenza sanitaria cercheremo di raccogliere il più possibile, dopodiché porteremo quanto raccolto all’Associazione Ospedale Dolce Casa, nella persona di Alessandra Coppo (legale rappresentante
) e pubblicheremo sul sito e sulla nostra pagina Facebook la rendicontazione.
La Racing43 è sicura che tutti voi avete voglia di mettervi di traverso, ora più che mai!\”

Dinamico, quasi statico: modelli slot da collezione?

I modelli slot hanno ormai una lunga storia alle spalle e non mancano esemplari molto rari e quotati, soprattutto se in condizioni pari al nuovo con scatola. Essi sono collezionati come si può collezionare un Dinky o un Corgi. Alcuni esemplari raggiungono prezzi elevati e a prescindere dalla loro natura statica o dinamica, vengono ricercati per la loro rarità in quanto oggetti d\’epoca. Ma nel caso delle moderne slot, quelle iperdettagliate prodotte da case come BRM o Le Mans Miniatures, ha senso la scelta di collezionare tali modelli come se si trattasse in tutto e per tutto di modelli statici? La risposta naturalmente dipende dai gusti e dalle scelte di ogni singolo collezionista. Alcuni dicono che non ha senso conservare intatti modelli destinati a girare sulle piste, altri si lasciano invece sedurre dalla ricchezza dei dettagli e dalla sempre maggiore cura generale di queste riproduzioni in scala 1:32, ma anche in 1:24.

Il fenomeno non è neanche recentissimo: già marche come Fly, alla fine degli anni novanta, avevano iniziato a suscitare interesse per la qualità delle loro realizzazioni. Successivamente, l\’avvento della resina anche per gli slot, ne ha fatto delle vere e proprie repliche fedeli dell\’originale, forse non al livello di uno Spark in 1:43 o in 1:18 ma certo con caratteristiche che possono attirare l\’attenzione del collezionista di modelli statici. Abbiamo avuto l\’occasione di maneggiare un paio di questi modelli, prodotti in 1:32 da Le Mans Miniatures e dobbiamo dire che l\’impressione generale è davvero ottima. 

Le finiture sono di alto livello e i dettagli sono realizzati con le stesse tecniche viste sui normali resincast. Oltretutto la meccanica sotto al modello è ben nascosta, anche grazie a una confezione concepita ad hoc: specie nel caso delle sport-prototipo e di altre auto da competizione, che sono basse, il pick up non si nota per niente e si ha davvero l\’impressione di trovarci di fronte a un modello statico. Il pilota, obbligatorio su una slot, è spesso realizzato in modo fedele, con dettagli precisi e storicamente attendibili. Osservando certi pezzi si capisce come alcuni collezionisti abbiano ceduto al fascino di questi slot. 

I produttori stanno moltiplicando la loro offerta, attingendo a piene mani all\’amplissimo serbatoio del passato ma anche dell\’attualità. Ecco, a titolo di esempio, l\’Alpine-Renault A442 di Le Mans 1977 e la Matra MS650 di Le Mans 1969, prodotte in Cina da Le Mans Miniatures. Abbiamo cercato di mettere in evidenza nelle foto alcuni dettagli particolarmente importanti per comprendere il livello di questi modelli, che normalmente non vengono pubblicate sui siti ufficiali e nelle riviste. 

"Un poisson pas comme les autres": l\'Alpine A310 Le Mans 1977 di Spark (S5480)

Spark, S5480: l\’Alpine-Renault A310 di Le Mans 1977. 

L\’Alpine Renault A310 \”Poisson Dieppois\” ha una storia particolare, non tanto per i risultati raccolti alla 24 Ore di Le Mans 1977, quanto per la sua originalità e per le tante storie che si sono accumulate negli anni, anche grazie alla partecipazione di un pilota di primo piano come Jean-Luc Thérier. Sull\’avventura del \”Poisson Dieppois\” è uscito ne 2014 anche un libro, scritto da Sophie Tabesse-Mallèvre e intitolato Le poisson Dieppois, un poisson pas comme les autres: vi si ripercorre tutta la storia del progetto Alpine A310 a Le Mans, che ebbe vita breve ma che evidentemente ha lasciato un segno più duraturo nella memoria degli appassionati rispetto ad altre partecipazioni magari più fortunate ma meno pittoresche. 

Come al solito, le dimensioni del modello sono corrette, con
un\’interpretazione indovinata della linea e dei vari ingombri. 
L\’imponente batteria dei fari anteriori, riprodotti in plastica
cromata. La protezione in plexiglas è completa di contorno
che simula lo scotch nero.

L\’Alpine A310 fu iscritta alla 24 Ore di Le Mans 1977 da Bernard Decure, che riuscì a reperire i fondi necessari ad un impegno così complesso grazie al sostegno della camera di commercio di Dieppe (la città d\’origine del marchio Alpine), che intendeva promuovere le attività ittiche locali. Insieme a Jacques Cauchy (alias \”Cochise\”) e al famoso rallysta Thérier, Decure mise insieme una squadra più che degna, preparando a dovere una A310 che venne iscritta nella classe GTP, una sorta di categoria sperimentale, in cui rientrarono le vetture più disparate, dalle Inaltéra di Jean Rondeau alle Lancia Stratos Aseptogyl fino alle WM motorizzate Peugeot. 

Alcuni definiscono la GTP come l\’antesignana del Gruppo C e in parte hanno ragione, ma alla classe erano ammesse anche vetture di derivazione stradale come appunto lo era l\’Alpine A310. La corsa del \”Poisson Dieppois\” si arrestò anzitempo per una perdita d\’acqua. La squadra di Decure ci riprovò nel 1978, mancando però la qualificazione. 

I supporti dell\’ala posteriore, così come gli elementi laterali, 
sono fotoincisi. 

Non è sfuggita a Spark la presenza di un faretto rosso a fianco
del logo Facom nell\’alloggiamento della targa. 

La A310 nel colori della bandiera francese si è rivista a volte in eventi storici come la Le Mans Classic ed è stata messa in vendita da Artcurial nel corso di Rétromobile 2016. 

Per fortuna non si nota moltissimo, ma l\’elemento laterale
plotterato, che dovrebbe riprodurre tutta la vetratura, non
è il massimo del realismo. 

La copertina del libro dedicato
all\’avventura del \”Poisson Dieppois\” alla
24 Ore di Le Mans 1977. 

Il \”Poisson Dieppois\”, poco fortunato in gara, si è rifatto nell\’immaginario collettivo degli appassionati, godendo anche un certo successo modellistico, con riproduzioni nell\’ambito dei kit speciali (basti pensare al JPS) ma anche nel settore slot o più recentemente fra i resincast 1:18 con una riproduzione dovuta a OttOmobile. 

L\’Alpine Renault A310 di Decure nello stand di
Artcurial in occasione di Rétromobile, febbraio 2016
(foto David Tarallo)

Non poteva sfuggire a Spark questa Alpine A310, uscita nella serie 1:43 proprio in questi giorni. Un modello che si è esaurito nel giro di una settimana, tanto che Spark ne ha già programmata una seconda serie supplementare. Anunciata alla fine di settembre 2019, l\’Alpine di Le Mans 1977 non si è fatta attendere troppo, almeno a confronto con altre referenze, che restano in programma per anni interi senza mai vedere la luce. Per chi segue la tematica Le Mans, con uno occhio particolare a Spark, si tratta di un modello irrinunciabile, che testimonia ancora una volta lo sforzo del fabbricante marsigliese nella ricerca dell\’esattezza storica. La documentazione su questa vettura non manca di certo, ma le insidie sono sempre dietro l\’angolo. 

 Oltretutto, nel corso di una gara come Le Mans, i cambiamenti sono frequentissimi e il difficile è ottenere una riproduzione conforme e coerente con un dato momento della manifestazione (qualifiche, partenza, arrivo…). Di solito si sceglie il momento della partenza, ma ci possono essere tante eccezioni anche ben motivate. 

Dell\’assoluta qualità di certe caratteristiche dei modelli Spark (precisione di stampaggio, linee, verniciatura, decorazione) si è già detto ormai tante volte. E oggi come oggi Spark ha anche raggiunto un livello uniforme di finitura, grazie al quale ogni esemplare è montato più o meno alla stessa maniera. Iniziamo però con un particolare che stona abbastanza: il vetro laterale è stato ottenuto con un unico plotteraggio e riporta stampati il deflettore e il montante centrale, con tanto di filetto rosso. 

Da questa immagine si può notare il tubo \”posticcio\”
di ventilazione posto nell\’abitacolo. 

E\’ una soluzione che abbiamo criticato spesso e che è comune anche a scale più grandi (tanto per fare un esempio, la A310 di OttOmobile in 1:18 ha fatto lo stesso). Non è una caratteristica accettabile su modelli di questo tipo. Altri recensori che ammiro molto per la loro competenza la giustificano in qualche modo: io personalmente ritengo che un piccolo sforzo farebbe guadagnare enormemente in realismo senza incidere troppo sui costi. 
Del resto su altri modelli si è tranquillamente montato un pezzetto in fotoincisione o una cornice in plastica, senza troppe complicazioni tecniche. 
Per il resto, il modello è degno dei migliori Spark: bellissimi i cerchi Gotti (dipinti in alluminio e non cromati), curati gli interni col rollbar integrale e tanto di tubo di aerazione fissato sul cruscotto; molto ben riuscita l\’ala posteriore con i supporti fotoincisi traforati e i tiranti delle giusta finezza. Suggestiva la \”batteria\” dei sei fari anteriori, schermati dalla protezione in plexi trasparente, contornata di nastro adesivo nero. Qualche piccola distrazione come l\’assenza del tirante dello staccabatteria poteva essere evitata, ma si tratta comunque di un modello di indubbio effetto.