Un kit semplice su base Progetto K: Abarth 1000 TCR, un\'idea di Remember

La chiusura della Pego, produttore di Progetto K, ha avuto tra gli appassionati un effetto che forse pochi riuscivano a prevedere. Ne abbiamo parlato spesso nel blog, e la qualità di certe riproduzioni, al di là delle finiture un po\’ semplificate rispetto alle produzioni cinesi, è apprezzata ancora oggi, anche da chi vuole cimentarsi in elaborazioni e trasformazioni. Remember Models ha un lotto di scocche grezze e pezzi per ottenere la Fiat Abarth 1000TCR e ne ha ricavato un kit. 

Il modello è completo di cofano posteriore in resina, tergicristalli fotoincisi e altri piccoli aggiuntivi come specchietti retrovisori Remember. E\’ fornito anche un foglio di decals. Il kit è in vendita a questo link: 
https://www.geminimodelcars.com/listing/783691675/fiat-abarth-1000-tcr-assetto-corsa-with

Coronavirus, annullato il Salone di Ginevra: ma è la fine di un\'epoca?

Fino a qualche giorno fa lo svolgimento dell\’edizione 2020 del Salone di Ginevra non sembrava in discussione, con gli organizzatori che avevano anche diramato un comunicato all\’insegna di un certo ottimismo. Invece, stamani, è arrivata la doccia fredda. Non si tratta ovviamente di una decisione presa dall\’organizzazione, ma di un provvedimento federale, che blocca fino a metà marzo ogni evento che preveda la partecipazione di più di mille visitatori. 

Già quest\’anno le premesse per il Salone ginevrino erano tutt\’altro che rosee, con il forfait di marchi prestigiosi come Lamborghini ma anche la mancanza di diversi costruttori generalisti che negli anni avevano svolto un ruolo senz\’altro importante. Del resto, da tempo, ci si interroga sull\’effettiva utilità dei saloni automobilistici nel mondo di oggi. Il Covid-19 avrà dato al Salone di Ginevra il colpo di grazia, oppure la manifestazione elvetica riuscirà a riprendersi, riproponendosi per il 2021. L\’edizione del 2020 non verrà posposta, e quindi, per la prima volta dall\’interruzione a causa della seconda guerra mondiale (si riprese nel 1949), Ginevra non ospiterà la grande esposizione. Un annullamento di questo genere è comunque un unicum che non si era mai verificato nella storia del salone, neanche nel 2006, quando un\’eccezionale nevicata durata diversi giorni sembrò compromettere molte delle funzionalità della manifestazione. 
Al di là del coronavirus, ormai siamo forse alla fine di un\’epoca, e il famigerato morbo non ha dato che il colpo di grazia a un evento che soffriva già di una crisi piuttosto preoccupante. 
Ecco il comunicato ufficiale del GIMS, diramato stamani (i vari enti partecipanti e le case stanno cercando di salvare il salvabile con collegamenti in diretta web a porte chiuse e altre iniziative simili, che assomigliano più che altro a un brodino riscaldato): 

La 90e édition du Geneva International Motor show qui aurait dû accueillir les médias à partir de lundi prochain et le grand public du 5 au 15 mars 2020 n’aura finalement pas lieu. Il s\’agit d\’une injonction du Conseil fédéral du 28 février 2020 selon laquelle tous les événements réunissant plus de 1.000 personnes sont interdits jusqu’au 15 mars 2020.

Les organisateurs acceptent cette décision: «Nous regrettons cette situation, mais la santé de tous, acteurs et visiteurs, est notre priorité absolue ainsi que celle de nos exposants. Il s’agit d’un cas de force majeure et d’un coup très dur pour les exposants qui ont massivement investi dans leur présence à Genève. Nous sommes pourtant convaincus qu’ils comprendront cette décision» a déclaré Maurice Turrettini, Président du Conseil de Fondation. «Nous tenons à remercier chaleureusement toutes les personnes impliquées dans l’organisation de ce qui devait être l’édition 2020 du GIMS.»

A quelques jours de l’ouverture de la manifestation, le montage des stands était à bout touchant. Il y a une semaine, lors des conférences de presse annonçant l’édition 2020, rien ne laissait présager la nécessité d’une telle mesure. La situation a changé avec l\’apparition des premiers cas confirmés de coronavirus en Suisse, puis l\’injonction du Conseil fédéral le 28.02.2020. L\’événement doit être annulé en raison de cette décision.

Le démontage devra maintenant s’organiser dans la foulée. Les conséquences financières pour tous les acteurs de la manifestation sont importantes et devront être évaluées dans les semaines à venir. Une chose est sure : les billets vendus de la manifestation seront remboursés. Les organisateurs communiqueront au plus vite à ce sujet via leur site web.

Fiat 600 Coriasco Croce Rossa Italiana, un\'elaborazione 1:43 di Fabrizio De Gennaro

Non mi ero quasi accorto che erano passate quasi due settimane dall\’ultimo articolo del blog. Brutto segno in questo caso. Le notizie balorde di questi giorni fanno passare la voglia di scrivere articoli che non si è costretti per lavoro a fare. La vita va avanti anche se non sempre gli spunti sembrano abbastanza interessanti per un blog come questo.

Per spezzare il silenzio pubblico le foto di un\’elaborazione realizzata su base Fiat 600 Coriasco da edicola, dovuta alle abili mani di Fabrizio De Gennaro, di cui ci siamo occupati spesso in passato. La trasformazione ha dato una versione Croce Rossa Italiana molto interessante e ricca di dettagli. Le foto rivelano l\’accuratezza dell\’insieme e la ricerca del particolare.

Un\'occhiata ad AutoHebdo, fascicolo n.2254 del 12 febbraio 2020

Oltre che alle riviste di modellismo, il blog dedica spazio, seppure più raramente, a quelle di automobilismo, specie quando esse realizzano qualche fascicolo o numero speciale. Questa volta non c\’è nulla di particolare, salvo una breve nota su un numero qualsiasi del famosissimo settimanale francese AutoHebdo. Alla fine degli anni settanta, AutoHebdo era un vero punto di riferimento. Ricordo che a Firenze gli appassionati aspettavano il suo arrivo all\’edicola sotto i portici di Piazza della Repubblica. Era uno dei pochi contatti col resto del mondo (c\’era Autosprint, ma non sempre bastava). I reportage sulle varie gare internazionali, i test e ovviamente anche gli articoli di modellismo, molti dei quali firmati da Jean-Marc Teissèdre, erano sempre freschi, nuovi e fornivano documentazione fotografica di prim\’ordine, che allora era merce rara. AutoHebdo esiste ancora oggi ed è arrivato al suo 2254° fascicolo. 

Tutto è cambiato da quell\’epoca, e oggi la rivista è una delle tante voci nel marasma dell\’informazione (o comunicazione?). Resta l\’autorevolezza del passato, o per lo meno la credibilità che i lettori erano disposti a dare alla rivista? Difficile dire, probabilmente AutoHebdo avrà subito la stessa parabola della maggior parte di tutti i settimanali specializzati europei. Del resto, negli anni settanta e ottanta la stampa era più indipendente rispetto a oggi? Domanda complessa che meriterebbe altri approfondimenti. 
La foliazione attuale di AutoHebdo è di 68 pagine, con una buona varietà di argomenti. La lunghezza dei testi è mediamente maggiore rispetto ad un Autosprint, come probabilmente maggiore è lo spazio dedicato ai rally, che in Francia al momento sono forse più popolari che in Italia; anche l\’endurance trova maggiore spazio, sebbene in questo numero se ne parli poco, ma tempo qualche settimana si entrerà in pieno spirito Le Mans. Troviamo alcune interviste (Sébastien Bourdais, Sacha Fenestraz, Petter Solberg), e dei consuntivi su eventi appena conclusi come Rétromobile e il Monte Carlo Historique. Tutto sommato non male, considerando anche alcuni validi articoli di approfondimento sull\’industria e sull\’economia dell\’automobilismo. Il linguaggio è gradevole e lo stile di scrittura sobrio e più lontano da certi toni da tifo che troviamo su Autosprint. In Francia AutoHebdo ha un prezzo di € 4,80 ed è anche possibile acquistare la versione on line al costo di € 2,80 a numero (che diventano € 79,90 anziché 142,80 per un abbonamento annuale di 51 uscite). Ricordiamo infine il sito generale del gruppo Hommell: www.hommell-magazines.com

Autostyl Miniatures: un caso tipicamente francese nel centro di Clermont-Ferrand

Negli anni settanta e ottanta si favoleggiava dei negozi francesi, contenenti modelli impensabili in altre nazioni, e i pochi fortunati che riuscivano a viaggiare tornavano in patria con racconti che finivano per alimentare ancora di più il mito di nomi soprattutto parigini, ma non solo: la

rue de Saint-Esprit a Clermont-Ferrand ospita la
vetrina di Autostyl63. 

BAM, le Chat Botté, ACB \”polo del lusso\” negli anni novanta, ma anche Annecy Miniatures nell\’omonima città non lontano dalla Svizzera, Manou a Le Mans, Tacot in Alsazia e così via. Alcuni di questi centri hanno chiuso, altri si sono trasformati, quasi sempre in peggio. Eppure qualche eccezione c\’è, e nella Francia, specie quella più profonda, operano ancora alcune attività che si allontanano dai sentieri battuti per imboccare strade meno scontate.
Rue Saint-Esprit a Clermont-Ferrand è un\’elegante via del centro storico, dove in un periodo abbastanza recente è nato un negozio specializzato, Autostyl. Il quartiere è facilmente raggiungibile parcheggiando presso la non lontana place de Jaude. Autostyl è gestito con semplicità e originalità; la parte della produzione industriale trattata è relativa soprattutto a vetture stradali (prevalentemente francesi, ma non mancano le italiane e le tedesche) degli anni settanta/ottanta/novanta.

Philippe, il titolare di Autostyl, con alcune sue creazioni
su base Prestige (Mini Racing, modelli in resina 1:43). 

Quasi solo 1:43, ma ormai è disponibile anche una sezione 1:18. A parte la produzione di grande serie, comunque interessante perché comprende anche ormai rari Vitesse, Norev e così via, la caratteristica più affascinante di Autostyl è la scelta di alcuni modelli obsoleti, ma soprattutto la produzione limitata di modelli speciali su base Prestige, di provenienza Mini Racing, un marchio attivo ancora oggi. Il laboratorio collegato al negozio produce quindi vetture stradali tipo Peugeot 104, Renault 5, Peugeot 205, scegliendo anche versioni poco conosciute dell\’epoca, incluse colorazioni particolari, edizioni speciali e così via. Spesso sono i clienti a commissionare i montaggi, ma altri modelli vengono realizzati senza ordini specifici e poi messi in vendita. Si utilizzano, oltre ai Prestige, anche altri kit come Starter, Alezan, Provence Moulage e basi industriali. Ciò che mi ha impressionato durante la visita è stata la frequenza dei clienti. In un venerdì pomeriggio tante le visite di persone interessate e anche apparentemente competenti. Nonostante tutto, l\’1:43 \”tira\” ancora. Autostyl partecipa anche alle borse di scambio nella regione: il 1° marzo ce n\’è in programma una a Moulins, nel vicino dipartimento dell\’Allier, organizzata dal Mini Auto Club 03.

Nelle vetrine si trova anche una buona parte della
produzione recente e attuale. 
L\’interesse del negozio è legato anche (o soprattutto) a
modelli realizzati dal laboratorio della boutique stessa e
a diversi pezzi rari e particolari. 

Qui la vita modellistica è ancora attiva; la gente colleziona, si incontra alle borse e nei negozi, legge riviste e compra libri.
Da Autostyl è rimasta l\’aria tipica di certi negozi francesi del passato. Bisogna passarci del tempo, osservare, parlare. Non deve esserci fretta. Del resto perché entrare se si ha fretta? Si deve cercare con lentezza, assaporare il gusto del collezionare e dell\’esperienza sensoriale. Curiosando fra le vetrine si trova di tutto: due Sauber Gruppo C di Automany, montate bene, con uno stile anni 80, una Gordini factory built di Manou (col numero di serie punzonato sul fondino), alcuni Norev più rari, dei Minichamps di fine anni novanta, giocattoli in plastica che si vendevano ai mercati e così via. Non c\’è davvero niente di banale.

La scala 1:18 è ormai d\’obbligo anche per un negozio
molto tradizionale. 
E\’ necessario scrutare ogni centimetro quadrato. 

Autostyl è ancora un posto tremendamente \”analogico\”, non certo avulso da Internet (i suoi modelli sono inseriti su eBay, esiste una pagina Facebook, ecc.), ma dove si respira ancora un\’atmosfera che altrove non esiste più. Non voglio per forza creare una contrapposizione di valori fra passato e futuro. Forse – ci pensavo proprio nei giorni scorsi – l\’ideale si è raggiunto nei primissimi anni duemila, quando la realtà e la virtualità, che erano ancora abbastanza separate fra di loro, hanno convissuto per un certo periodo integrandosi e arricchendosi a vicenda. Oggi, peraltro, queste classificazioni sono addirittura obsolete, costituendo ormai il mondo virtuale un unicum con quello cosiddetto reale. Tornando ai modelli, in negozi come questi, chi viene da lontano, si rende conto del perché di una Simca Rallye della Norev, un\’Alpine A610 di GTS o una Peugeot 106 XSi di Vitesse hanno un senso. Anche i Norev o i Solido in 1:18 qui si integrano perfettamente in una tradizione profonda e radicata. Autostyl ha trovato un modus vivendi nel difficile periodo che i negozi di modellismo oggi affrontano scegliendo una linea fortemente personale e orientata alla passione più viscerale. La scelta, a quanto pare, è stata vincente. Quasi quasi viene voglia di tornarci domani.

Modelli in lavorazione, presto disponibili. Si riconoscono
tanti soggetti, inclusa una Austin Metro della Corgi in 1:36
che sarà restaurata e aggiornata per una cliente che
aveva la vettura reale! 
Tre modelli montati di Autostyl su base Prestige:
Citroen GSA Break, Renault 5 TX, Renault 5 Alpine. 

Il nuovo e l\’antico convivono in modo armonioso. 

L\'importanza di chiamarsi Spark. Una Porsche 356 che dura nel tempo

Ricordo bene il momento in cui acquistai questo modello: una Porsche 356A 1500GS Carrera di Spark, numero di catalogo S1356. Esisteva ancora la Pego, distributore della casa di Ripert. Sono passati tanti anni da quell\’acquisto, e la Porsche è rimasta in collezione. La presi anche per un preciso intento: controllare, stagione dopo stagione, l\’eventuale evolversi e il deterioramento dei materiali, anche a fronte di cosa stava accadendo a marche come Minichamps, Norev, Kyosho e compagnia bella. Gli Spark si distinguevano per le loro caratteristiche costruttive, questo è scontato, ma le colle, le vernici, le rifiniture, le gomme avrebbero resistito agli attacchi del tempo? Sono passati quasi dodici anni, e di tanto in tanto riguardo questo modello per scrutare eventuali falle.

Non ce ne sono. In particolare, quello che faceva temere i collezionisti era il distacco di parti incollate alla carrozzeria, fenomeno peraltro che qualche Spark aveva mostrato, ma si era trattato di fenomeni sporadici e dovuti probabilmente alle differenze notevoli di pressione e di temperatura durante il viaggio (così almeno mi aveva raccontato Luigi Reni a Le Mans nel 2008 o nel 2009). Sulla Porsche 356 nessuna traccia di distacco dei vetri, che non hanno fatto una piega. Anche tutto il resto è a posto, se si eccettua la presenza, in due cerchi su quattro di alcuni \”dentelli\” sul bordo, che non sono riuscito a classificare. Probabilmente si tratta di segni di manipolazione che sono sempre stati presenti. Nessuna alterazione della verniciatura, nessuno scurimento delle cromature. Insomma, i segnali, almeno per Spark, sono incoraggianti, e questa direi che è una buona notizia, perché i collezionisti comprano per conservare a lungo i loro modelli.

Un rapido passaggio a Clermont-Ferrand: riviste in declino?

D\’accordo, Auto Modélisme non se la passa troppo bene, forse nemmeno altre riviste più generali, ma arrivando in Francia sembra di vedere l\’Italia di venti o venticinque anni fa, nel senso migliore del termine. La gente è meno esasperata, meno aggressiva, sicuramente c\’è più potere d\’acquisto. La classe media, nel nostro paese completamente annientata e spesso ricacciata ai limiti della miseria (ci vorranno generazioni per ricostruire tutto, ammesso che ce lo permettano), qui è ancora piuttosto ben visibile, anche in città medie come Clermont-Ferrand, uno dei centri industriali più conosciuti, essendo tra l\’altro la sede di Michelin. 


Una visita ad un\’edicola è quasi d\’obbligo, anche per vedere cosa c\’è di nuovo. Ebbene, la varietà di qualche anno fa in materia di automobilismo e di modellismo c\’è ancora. Qui ti racconteranno che tutto è in declino e forse la situazione non è ideale se la si confronta col caso più unico che raro che è il Regno Unito (dove peraltro un\’istituzione come Autosport continua solo online). Se si prende l\’Inghilterra come pietra di paragone, l\’Italia sembra un paese di serie C. 
C\’è una via di mezzo che tutto sommato non è neanche disprezzabile, che è quella di paesi come Germania, Francia, Olanda o Belgio, dove la l\’informazione specializzata in edicola ha ancora una sua consistenza numerica. 

Ci sarebbe ovviamente da discutere sulla qualità generale di certe riviste francesi o tedesche, ma prodotti nostrani come Quattroruote, Ruoteclassiche o similari non sono migliori della concorrenza estera. Detto in parole povere, in Italia non possiamo neanche gloriarci di qualche \”eccellenza\” editoriale che possa reggere il confronto con le altre testate internazionali. 
Osservare una scelta come quella delle foto (ripeto, un\’edicola a caso, non un centro specializzato) la dice lunga sul divario che ormai abbiamo accumulato nei confronti di altri paesi. Certo, la stampa cartacea, lo dico con rammarico essendo un appassionato del genere, non rappresenta il futuro e non è solo su questi parametri che può fondarsi un confronto completo dei mezzi d\’informazione, ma la sensazione che in Italia gli editori siano ormai alla frutta è sempre più concreta ogni volta che varco i confini. 

Due nuove edizioni limitate di Madyero: Porsche 935/L IMSA Andial Riverside e Daytona Finale 1983

Sono sempre molto ben accolte le edizioni limitate di Madyero e queste due versioni più recenti sono particolarmente accurate. Per queste realizzazioni, Madyero ha modificato e rivisto alcuni dettagli specifici di questa configurazione 1983 della Porsche 935/L Andial, come certi particolari dell\’ala posteriore e della lama anteriore, sdoppiata sulla Ditzler; per quanto riguarda l\’ala, Madyero non ha dimenticato di riprodurre due supporti supplementari sotto l\’elemento centrale, visibile in alcune immagini. 

La vettura, ormai è noto anche ai meno attenti, corse in IMSA fra il 1982 e il 1985 con diverse livree e tipi di carrozzeria, che richiamavano la 935/78 Moby Dick del 1978. Dal punto di vista modellistico, per Remember e Madyero by Remember questa auto ha una storia particolare: ormai tanti anni fa, Remember realizzò il kit e il montato della versione Meister che corse a Riverside nel 1982. Fu poi la volta della Swap Shop bianca del 1985 e della Abraham arancione del 1984, ma c\’è voluto del tempo per ottenere modelli finalmente accurati. 

La documentazione nei primi anni novanta era quella che era e non sempre si riusciva ad ottenere risultati accurati. In periodi molto più recenti, Madyero ha ripreso in mano sia le versioni Abraham sia le Swap Shop, ricavandone anche varianti che col marchio Remember non erano mai uscite, come la vettura numero 7 della 12 Ore di Sebring 1985. Tornando ai due nuovi modelli, si tratta della Ditzler di Riverside 1983 e della Swap Shop della Daytona Finale 3h 1983. Poche settimane fa era stata la volta della versione Daytona Finale 3h, ormai esaurita. I modelli Madyero sono disponibili sul sito www.geminimodelcars.com

WEC: accolto l\'appello presentato dall\'AF Corse contro la squalifica alla 4 Ore di Shanghai

Ferrari ha accolto con soddisfazione l’esito dell’appello presentato da AF Corse contro la squalifica della vettura numero 51 al termine della 4 Ore di Shanghai del 10 novembre scorso, terzo round del FIA World Endurance Championship, vinta da Alessandro Pier Guidi e James Calado.
Le verifiche effettuate nel post-gara avevano portato alla squalifica dopo aver riscontrato che la parte anteriore sinistra della vettura risultava più bassa rispetto all’altezza minima fissata dai regolamenti. Il problema – secondo AF Corse – era legato ai danneggiamenti causati dal contatto con la vettura numero 62 avvenuto nel corso del giro 101.

Nella sua sentenza, la Corte d’appello Internazionale della FIA ha riconosciuto l’assenza di dolo o negligenze da parte del team, tanto dal punto di vista di preparazione della vettura quanto nella definizione dell’assetto, certificando che la non conformità riscontrata al termine della corsa sia stata provocata proprio dal contatto in gara.


Con questa decisione, Alessandro Pier Guidi, James Calado e AF Corse si preparano con ancora maggior determinazione alla prossima gara del FIA WEC, in programma presso il COTA il 22 e 23 febbraio prossimi.

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.264 (febbraio 2020)

Dopo un numero di gennaio alquanto mediocre, all\’insegna peraltro della celebrazione incondizionata delle grandi scale, Auto Modélisme torna su livelli meno scadenti con un\’edizione – quella di febbraio – sicuramente più equilibrata e completa. Fa piacere leggere un editoriale come quello di Alan Geslin, che rispecchia le considerazioni di un numero sempre maggiore di appassionati di automobilismo e modellismo. Il \”signe extérieur de richesse\” non sono altro che quegli orrendi SUV che ogni giorno ci dobbiamo sorbire per strada, una sorta di inquinamento visivo, oltre che reale, che rispecchia bene la mancanza di gusto contemporanea. Passiamo oltre. In questo numero trovate davvero molti argomenti di un certo spessore, anche dal punto di vista storico: citerei la storia della Opel Kadett \”psichedelica\” di Helmut Mander, protagonista negli anni settanta delle cronoscalate e non solo. Sorprende a volte che persone competenti come i redattori della rivista cadano giù dal pero non sapendo scrivere che due righe a proposito del modello della Kadett di Mander, realizzato tempo fa da Autodrome. \”Foto trovata sulla rete\”. Il modello stesso ha una storia molto particolare e non sarebbe stato male raccontarla, ma come si è detto più volte, a parziale discolpa, vi è l\’inesorabile cadenza mensile della rivista con i tempi stretti e l\’ansia continua di chiudere il numero. Molto accurata la recensione della Mercedes 600 Pullman di CMC in 1:18, un modello che incarna il massimo della possibilità espressa dai marchi orientali in tema di grandi scale. 

Andrebbe casomai approfondito come mai su una percentuale abbastanza elevata si siano riscontrati difetti di montaggio e di finitura, ma questo una rivista non te lo dirà mai. Interessante la disamina della storia di una particolare Maserati 450S, quella caratterizzata dalla doppia numerazione di telaio 4505/4506, raccontata anche attraverso i modelli. E\’ questo il regno della produzione JFB Models, ampiamente pubblicizzata, attraverso la declinazione di versioni conosciute e semisconosciute. A me la 450S di JFB Models ricorda molto, troppo, il modello AMR, così come altri della produzione di questo marchio. La competenza del responsabile non è minimamente in discussione, così come la sua conoscenza enciclopedica della storia della Maserati, ma a me questi modelli mi hanno sempre convinto solo in parte, anche per un prezzo a mio parere troppo elevato, nonostante le pretese alto di gamma. 


Si prosegue poi con varie recensioni, curiosità e molte foto. Un numero quindi piacevole, per una rivista che sicuramente sta vivendo il momento non facile della carta stampata. Certo, in Francia se la passano meglio rispetto allo sfascio che si osserva in Italia, ma ci si chiede sempre di più il vero senso di riviste come queste, che vogliono accontentare tutti rischiando di non accontentare nessuno. Fino a quindici anni fa l\’informazione passava esclusivamente attraverso questi canali. Oggi le riviste specializzate (tranne alcune) hanno perso la loro autorevolezza, schiacciate tra la tirannia degli inserzionisti e lo scarso interesse di un pubblico che ha trovato altre fonti più complete e continue.