Premiazione al Centro stile Ferrari per i piloti e i team campioni 2019 nelle GT

Nella splendida cornice del nuovo Centro Stile Ferrari si è svolta ieri la sesta edizione della cerimonia di premiazione dei piloti e dei team che si sono laureati campioni nelle competizioni GT di tutto il mondo al volante delle vetture del Cavallino rampante.

Palmares e futuro. La serata, che ha avuto tra i suoi presentatori anche il due volte campione del GT World Challenge America Toni Vilander, si è sviluppata alternando i video e le immagini più emozionanti del 2019 su due imponenti schermi che hanno reso se possibile ancora più suggestivo un luogo già iconico. Sul palco sono saliti oltre quaranta protagonisti di una stagione che ha arricchito il palmares Ferrari di venticinque allori.
Nel suo discorso di benvenuto agli ospiti, rappresentati dai premiati ma anche dagli sponsor e dai fornitori ufficiali per le competizioni GT, il Chief Marketing and Commercial Officer Enrico Galliera ha rimarcato il profondo legame tra la Casa di Maranello ed i propri clienti, tracciando un veloce bilancio di una stagione che passerà alla storia anche per il trionfo nella 24 Ore di Le Mans e nella Petit Le Mans, rimarcando la volontà di continuare la striscia di successi anche con l\’introduzione della 488 GT3 Evo 2020.

Serie internazionali. La premiazione dei vincitori dei campionati internazionali ha permesso la giusta acclamazione per Luzich Racing, trionfatore nella European Le Mans Series con quattro successi in sette gare con Alessandro Pier Guidi, Nicklas Nielsen e Fabien Lavergne, e per Toni Vilander che, smessi temporaneamente i panni del presentatore, ha ricevuto il riconoscimento per una stagione da dominatore nel Blancpain World Challenge America. Per il finlandese e il team R. Ferri Motorsport si è trattato del secondo successo consecutivo nella serie SRO. Sul palco anche Andrea Bertolini e Louis Machiels che si sono aggiudicati il Blancpain GT World Challenge Europe nella classe Pro-Am al volante della 488 GT3 di AF Corse che hanno voluto dividere questo momento con il loro storico compagno Niek Hommerson. Premiati anche Florian Scholze e Wolfgang Triller per il titolo nella classe Am conquistato con HB Racing nella stessa serie, così come Stephen Earle, al terzo trionfo consecutivo nella classe Iron nel Blancpain GT Sports Club.
Applausi anche per la stagione di Sergio Pianezzola e Giacomo Piccini che hanno confermato il loro titolo nella Le Mans Cup e per i mattatori della 24H Series, Scuderia Praha, con Jiri Pisarik a ritirare il premio anche in rappresentanza di Josef Kral e Matteo Malucelli con cui ha diviso l\’abitacolo della 488 GT3. Non potevano mancare anche Jean-Paul Pagny, Jean Bernard Bouvet e Thierry Perrier che si sono imposti nella Ultimate Cup e Bjorn Grossmann, a ritirare il premio per la vittoria nella classe SPX della serie tedesca VLN che si disputa esclusivamente sulla Nordschleife del Nurburgring.


Serie nazionali e gare singole. Dopo aver celebrato i successi nel Campionato Italiano Velocità Montagna di Roberto Ragazzi, Stefano Artuso e Tommaso Colella, sono stati premiati i vincitori del Campionato Italiano Gran Turismo. Sul palco si sono alternati Alberto Lippi e Giorgio Sernagiotto, dominatori della classe GTL, Antonio Fuoco e Sean Hudspeth, rivelazioni nella classe Pro-Am della serie Sprint, e Stefano Gai, campione italiano Endurance con la 488 GT3 di Scuderia Baldini. 
La serata ha quindi vissuto il suo momento clou con le premiazioni dei vincitori delle gare singole, come la 24 Ore di Spa con Christian Hook, Manuel Lauck, Alexander Mattschull e Hendrik Still premiati assieme a Michele Rinaldi per il trionfo nella classe Am. Il programma ha quindi celebrato la doppietta nella Road to Le Mans di Mikkel Mac e Fabien Lavergne con la 488 GT3 di Luzich Racing prima di lasciare il palco al racconto dei due successi più importanti del 2019, le vittorie alla Petit Le Mans e alla 24 Ore di Le Mans.
In entrambi i casi, la presenza costante sul palco è stata quella dei tre piloti ufficiali, Alessandro Pier Guidi, James Calado e Daniel Serra, cui si sono affiancati Giuseppe Risi, al quale è stato tributato un lungo e caloroso applauso da tutti i presenti per il successo sul tracciato di Road Atlanta, e Amato Ferrari che ha ringraziato commosso sul palco tutti gli uomini che hanno permesso di conquistare la trentaseiesima vittoria nella gara endurance più importante del mondo.


Doppio appuntamento per Bird. Nel corso del fine settimana è stato anche annunciato il ritorno al volante della 488 GTE di AF Corse nel FIA WEC di Sam Bird che affiancherà Davide Rigon e Miguel Molina sulla vettura numero 71 in occasione della 12 Ore di Sebring e della 24 Ore di Le Mans.

Pescando un po\' a caso: due Porsche di Spark. Costruiscono il futuro conoscendo il passato

In questi giorni il blog si è occupato spesso di Spark, e mi pare giusto vista la ricchezza dell\’offerta e anche l\’interesse dei programmi annunciati – chiusure per corona virus permettendo. Fra gli ultimi arrivi basta pescare anche a casaccio e si trovano tematiche, sottotematiche e sotto-sottotematiche interessanti per tutti. Le serie nazionali continuano a essere molto attive, in particolare quella tedesca e quella belga, ma in tempi recenti anche quella americana si è mossa parecchio, attingendo in particolare alle stagioni dell\’IMSA tra fine anni settanta e inizio anni ottanta, il che significa prevalentemente Porsche, con le innumerevoli varianti della 935. Fra le ultime uscite vi è la vettura sponsorizzata dalla birra Busch che prese parte alla gara di Road America 1979 con Charles Mendez.

Questa livrea riporterà alla mente un modello del passato, il Top43 che riproduceva la stessa vettura, ma in versione 24 Ore di Daytona. Ecco, credo che Spark sia l\’unico dei marchi \”industriali\” (?) a far rivivere nei collezionisti emozioni quasi ancestrali. Almeno finché le generazioni che ai tempi dei Top43 o di quei modelli là erano già attive. I collezionisti del futuro accumuleranno SUV in scala 1:18. L\’idea di Spark è stata originale: riprendere la \”Busch\” ma cambiare versione. Peraltro quella vettura, nata come 934/5, nel corso degli anni assunse le sembianze definitive di una 935, disputando l\’intera stagione IMSA 1979 con i colori bianchi e blu dello sponsor delle birre. Una sorta di omaggio al vecchio Top43, mantenendo ben aperto lo sguardo sul futuro. Solo chi conosce bene la storia del modellismo, oltre che quella dell\’automobilismo, può scegliere soggetti di questo genere.
Passiamo al tema Le Mans, che Spark sta declinando con inesorabile sistematicità.

Le Mans 1999: questa volta una semi-stranezza, in mezzo a tante 993 GT3 e alle emergenti 996 GT3. Si tratta di una 911 modello 993 ma nella versione Carrera RSR Cup convertita alla classe LM-GT. Questa vettura fu pilotata da Ricci, Perrier e Nourry, tre nomi ciascuno dei quali meriterebbe una storia a parte. Renaissance ha recentemente realizzato un transkit di questa RSR, da utilizzare su base Tamiya 1:24. Anche in questo caso lo Spark non delude, con la decorazione realizzata in film cromato, vetri riportati (realistici in questa vettura, non frutto di un banale compromesso come su certe BMW M3 e anche sulle 993 GT2 dello stesso marchio). Si apprezza in generale uno sforzo supplmentare di dettaglio. A differenza di altri marchi del passato, Spark sta cercando di migliorarsi ancora, cosa che Starter e Provence Moulage prima e Minichamps poi non seppero o non vollero fare. Insomma è ancora lontano il momento in cui arriverà un concorrente serio per il gruppo di Ripert.

Porsche 956 Gruppo C Le Mans 1982 Ickx/Bell di Spark: analisi di una riedizione

Col numero di catalogo 43LM82, la Porsche 956 Gruppo C
vincitrice di Le Mans 1982 è un classico della produzione
Spark. Il modello è stato riedito in queste settimane. 


La Porsche 956 che vinse la 24 Ore di Le Mans con Jacky Ickx e Derek Bell è arcinota, probabilmente una delle auto da corsa più conosciute di tutta la storia dell\’endurance. Fu la prima vittoria di una Gruppo C a Le Mans e l\’inizio di uno dei tanti periodi d\’oro della casa di Stoccarda nelle gare di durata, con una vettura che avrebbe marcato tutti gli anni ottanta e anche oltre. Anche all\’epoca i marchi di modelli speciali non si fecero sfuggire l\’occasione, dagli specialisti francesi della resina al metallo bianco, e ci si mise abbastanza presto anche un leader dei diecast qual era allora la Vitesse a sviluppare la tematica Porsche 956 (a coda lunga) con una serie infinita di versioni. 

La versione più aggiornata. 

Il primo modello Spark, fotografato sul sito Carmodel.

L\’auto \”tirava\” e le sue riproduzioni in scala pure. In tempi molto più recenti Spark non si fece troppo attendere per mettere in catalogo la vincente di Le Mans 1982. Il modello è stato riproposto adesso a distanza di diversi anni e abbiamo colto l\’occasione per verificare se la tendenza di Spark di aggiornare e modificare modelli già esistenti abbia avuto un seguito. La risposta è positiva, anche se a volte i cambiamenti sono davvero minimi, ma testimoniano in primis la volontà del produttore di migliorarsi continuamente, secondo che anche nel caso di vetture di cui si pensava di sapere tutto è sempre possibile aggiungere o cambiare qualcosa. 

L\’alloggiamento del faro con la calotta molto più realistica
e con la decal Cibié. 

Ci basiamo per questo confronto sulle immagini del sito Carmodel (che non ha cambiato le foto del modello originario con quelle del modello uscito in questi giorni) e naturalmente sugli esemplari contemporanei arrivati ieri da Mix Diffusion. 

L\’autoventilante anteriore, aggiornato…
…e quello posteriore. Ora gli ugelli di ventilazione sono
molto più fini e convincenti. L\’avevate mai visto un ugello
convincente? Ora l\’avete visto. 


Già il modello attuale è più valido perché beneficia della modifica dell\’altezza del tetto, troppo sfuggente sui primi esemplari della 956 fatti da Spark, un difetto corretto nelle edizioni successive. Notiamo anche gli autoventilanti sono ora molto più fini e la la \”dentellatura\” del perimetro è ora ricavata con una fotoincisione e non più con un pezzo in plastica. 

Le scritte Rothmans sono fornite in una busta attaccata
alla basetta. Spark non ha mai omesso loghi \”proibiti\”,
a differenza di marche concorrenti quali Minichamps. 
La linea è ora corretta, con il giusto andamento della
calotta dell\’abitacolo. 

Appare ora anche la filettatura in argento sulla parte del cruscotto che è possibile intravedere alla base del vetro e le calotte coprifaro sono più proporzionate, più sottili e seguono meglio l\’alloggiamento della carrozzeria. 

I vari manettini sono riprodotti sempre con molta
cura. 


I supporti dell\’ala posteriore sono fotoincisi ma questa non
è una novità. Lo spoiler mi pare si adatti meglio alla carrozzeria. 

Nel vano fari è presente la decal gialla Cibié, che nella prima edizione non c\’era. Qualche miglioramento anche nella serie dei vari manettini, switch e bottoni vari, a riprova di un lavoro di documentazione certosino. Mi pare anche che spoiler posteriore si adagi meglio fra le due pinne e il modello in generale appare più pulito e preciso nel montaggio.  

Spark, le riedizioni e la capacità di migliorarsi

Quando mi arrivano dei lotti di Spark per clienti e per la mia collezione, le considerazioni che vengono da fare sempre tante. Mi soffermo a guardare i modelli, a cercare di capire dove si è intervenuti per migliorare, e nel caso delle riedizioni se ci siano stati cambiamenti rispetto alle serie precedenti. Qualche mese fa il blog aveva pubblicato un thread sulla Porsche 962C Gruppo C di Le Mans 1988 dove si mostrava come un modello uscito un decennio prima avesse beneficiato di tutta una serie di piccole modifiche e aggiornamenti diventando così più realistico e storicamente preciso. Da qualche tempo Spark ha preso a produrre riedizioni dei modelli che all\’epoca si vendettero di più, e non necessariamente solo le vincenti di Le Mans, come qualcuno aveva pensato.

Probabilmente tornerò sull\’argomento nei prossimi giorni con qualche analisi più approfondita. Fa piacere vedere come le riedizioni non siano una mera riproduzione dello stesso modello, ma piuttosto un adattamento alle esigenze moderne, pur senza stravolgimenti che modifichino la natura del prodotto. Spark continua a non avere sostanzialmente concorrenti in questa fascia di prezzo, anzi per la concorrenza produce; al momento quindi non si intravede un altro marchio capace dello stesso rapporto qualità-prezzo, e ovviamente della stessa vastità di catalogo. Da lontano (ma anche un po\’ da vicino) uno Spark sembra un modello speciale montato, e in effetti lo è. E a distanza di molti anni possiamo anche dire che i materiali utilizzati sono validi, visto che sui modelli non c\’è traccia di invecchiamento o di deterioramento dei materiali, com\’è accaduto invece con le marche diecast provenienti dalla Cina. Le colle sono forti, le decals stanno al loro posto senza spaccarsi e screpolarsi, i vetri non si ingialliscono, le fotoincisioni rarissimamente si staccano (accadeva all\’inizio, ora il problema è stato risolto, ma si staccano anche sui BBR da 300 euro, dipende da com\’è concepito il modello), le resine non s\’imbarcano e queste sono già buone notizie per i collezionisti, esasperati da altre marche che non assicurano la stessa stabilità nel tempo. Per molti versi Ripert ha trovato la quadratura del cerchio, almeno dal punto di vista produttivo. Per quanto riguarda il reale assorbimento del mercato, il discorso è più complesso. L\’attività di Spark è estremamente differenziata e comprende anche le edizioni per le edicole, con modelli 1:43 semplificati ma comunque validissimi. Esiste ormai anche un\’osmosi fra la linea economica MileziM e la produzione standard, con la prima che si occupa di vetture stradali ma passa i progetti alla seconda per varianti più complesse. Spark insomma è una rete più che un\’entità singola, quindi capace di aggiustare il tiro in corsa e di adattarsi alle esigenze di mercato che mutano di anno in anno. Vedremo poi nelle prossime settimane quanto la produzione sia stata effettivamente rallentata a causa dei blocchi alle aziende locali imposti dal governo cinese per fronteggiare la diffusione del corona virus, il tutto all\’indomani di un Salone di Norimberga che in molti non hanno esitato a definire in tono minore. 

Lancia F&M Spyder Prototipo Mugello 1969, una bella elaborazione di Jean-Jacques Perdrizet

Spesso Internet consente di venire a contatto con tanti appassionati e modellisti e nel migliore dei casi anche di ricevere foto e notizie delle loro realizzazioni. Il blog è sempre stato aperto a questo tipo di testimonianze, la più recente delle quali è di Jean-Jacques Perdrizet, un modellista francese che ci mostra oggi una sua elaborazione, basata su una Lancia Fulvia di Progetto K. Utilizzando le decals del vecchio kit Barnini, e mettendoci per il resto parecchio olio di gomito, Jean-Jacques ha ottenuto la Spyder Prototipo F&M nella versione che corse lo stradale del Mugello nel 1969 con Sandro Munari. Oggi come oggi non mancano kit e modelli finiti della F&M, ma vuoi mettere la soddisfazione di farsi un modello in casa, armeggiando con lime e attrezzi vari, nel vero spirito modellistico? Facciamo quindi i complimenti a Jean-Jacques Perdrizet anche per il suo entusiasmo e leggiamo le parole che lui stesso ha scritto per riassumere il suo lavoro. 

La voici donc, parti d\’une base Progetto K 1/43, démontage et décapage complet pour partir toujours sur une base saine, puis découpe du pavillon, après avoir fais des recherches sur l historique de cette \”perle\” qui à l\’époque (1969) a été faite à 2 exemplaires L\’auto est une « F&M Spécial ». Fiorio et Maglioli. Je ne vous ferai pas ici le pedigree complet de Cesare Fiorio que vous connaissez sans doute pour avoir été directeur sportif illustre que ce soit chez Lancia puis Fiat en Rallye ou chez Ferrari en F1.Claudio Maglioli était pilote d\’essai chez Lancia dans les années 60 et également préparateur indépendant sur les autos qu\’il testait et qu\’il connaissait forcément! 
Dès 1971 il se concentrera sur le développement technique des futures Lancia de course et sera dans tous les bons coups de la marque italienne. De la Stratos à la Monte-Carlo Gr5 en passant par la Beta HF ou les protos d\’endurance du Groupe C, son nom apparaîtra à chaque fois. Il restera lié à Lancia jusqu\’en 1988 où les dirigéants supprimeront la Squadra Corse officielle.

L\’idée de départ de cette Fulvia étêtée vient de lui. En 1969, dans l\’avion qui le ramène des USA où il a disputé les 24h de Daytona et les 12h de Sebring sur une Lancia Fulvia HF Zagato, Claudio Maglioli ne cesse de se rappeler l\’étuve qu\’était le cockpit de son auto durant toute la course. Certain que ces conditions d\’inconfort sur une épreuve aussi longue gênaient le pilotage, il rêve alors d\’une barquette sans toit du gabarit de sa Fulvia. 

Allégée «où il faut », son comportement serait encore plus dynamique ce qui la rendrait idéale sur les grandes courses routières de l\’époque. Voilà une très belle histoire, que je connais par cœur, car chaque modèle que je fais et avant d attaquer le moindre démontage, je me documente le plus possible, après la découpe, traçage d\’un gabarit, sur papier, puis ajusté sur la caisse, et enfin fabrication sur base plastique de ce qui fait la rareté de l\’objet et bien sur. 


Unique, quelques séances de ponçage a différents grains, puis collage définitif, de la pièce, mastic, ponçage, re mastic, re ponçage jusqu\’à obtenir une surface plane et sans défaut il a fallu revoir la planche de bord, changer le baquet, et pose de harnais decals, le vitrage également découpe à la DREMEL miniature, pioché sur l ancien pare brise, teinte rouge Lancia, mais avant primaire pour effacer les défauts de ponçage, puis re ponçage au 600, 800, et 1200, a l\’eau, avant une sous couche blanche que j ai dépoli, au 2000 à l\’eau, puis enfin la teinte 2 couches en brillant direct, pose de vos decals \”magnifiques\” et remontage de tout les optiques, greffe d\’un échappement latéral, chaque réalisation est passé à la céramique liquide après 24h de pose decals, afin d\’obtenir un beau brillant et de protéger les decals dans le temps. 


Voilà, j\’espère que cela vous conviendra, en tout cas j\’en réalise pas mal au 1/43, (rallye, courses de cotes, proto gr f etc..) issue de mon expérience de pilote dans le passé, je souhaiterais développer ce magnifique travail de création, de transformation, je suis preneur de commandes même spéciales.



Rassegna stampa: Dinky Toys Collectors\' Association, The Journal, issue no.76 (January 2020)

Il primo dei quattro numerI annuali del notiziario del DTCA è stato distribuito alla fine di gennaio. Il Dinky Toys Collectors\’ Association fa un\’opera di ottimo livello grazie anche ad alcuni entusiasti collaboratori sempre molto attivi. Non tutti i numeri sono sullo stesso piano di qualità e questo quaderno numero 76 non è che sia particolarmente eclatante. In ogni caso vi si trovano alcuni spunti degni di nota come un articolo sulla storia e sulle varie edizioni di un articolo promozionale Dinky noto ai bambini dell\’epoca, la collector\’s licence. Una decina di pagine sono dedicate ad un\’insolita antologia. Sapete che il Journal, ad ogni edizione, dedica spazio alla scelta personale di un collaboratore. Stavolta è il presidente del DTCA, David Cooke, a presentare molti modelli che sono stati venduti nel settembre 2019 da Vectis, provenienti dalla cosiddetta Hampstead Collection di Larry Noade. Giusto qualche mese fa, proprio nel Journal, si parlava dell\’esigenza di fare maggiore chiarezza sulla classificazione esatta dei colori dei vari modelli. Da queste dieci pagine i vari modelli, divisi per colore, testimoniano le varianti esistenti fra i vari punti di rosso, giallo, verde medio, celeste, rosso scuro, verde chiaro, marrone, grigio, blu, verde scuro. Interessante tra l\’altro ritrovare varianti rare, come l\’Austin A40 Devon 40d (152) in rosso scuro o l\’Austin A40 Somerset 40j (161) in rosso. Collezionisti, attenti ai colori, anche quando vendete le collezioni. Occhio agli squali e informatevi sempre prima di vendere a due lire agli speculatori. 

Simpatici gli articoli sulle copie o sui modelli ispirati ai Dinky prodotti da alcune marche neozelandesi e su alcuni autobus londinesi dalle decorazioni promozionali, fra cui diverse rarità come il 289 Routemaster tricolore Esso Safety Grip Tyres, code-1 per il mercato americano. I bus a due piani sono nella produzione Dinky una vera tematica nella tematica. Il DTCA organizzerà il proprio incontro annuale il prossimo 27 giugno a Derby.

Montegrosso, una nuova linea di prodotti Tameo. Si inizia con due Tyrrell 009

Nei giorni scorsi Tameo aveva suscitato la curiosità di tutti annunciando una linea denominata \”Montegrosso\”. Il primo comunicato per la verità non conteneva molti elementi utili a capire di cosa si trattasse, anzi non ne conteneva proprio! \”Kit e altro\” aveva annunciato, finché oggi un po\’ della nebbia si è diradata alla notizia che le prime due referenze della gamma Montegrosso saranno due kit 1:43 della Tyrrell Formula 1 del 1979. I kit Montegrosso saranno caratterizzati da un prezzo particolarmente contenuto; il metallo bianco continuerà ad essere il materiale principale, mentre i dettagli e tutto il resto saranno progettati in modo da rendere questi kit particolarmente semplici da montare per i meno esperti. 

Si direbbe un po\’ il concetto della serie CPK dello stesso Tameo. Ecco il dettaglio dei primi due modelli, la cui data di uscita non è ancora nota: 
MTG001 Tyrrell-Ford Cosworth 009 F.1 GP Belgio 1979 Didier Pironi / Jean-Pierre Jarier
MTG002 Tyrrell-Ford Cosworth 009 F.1 GP Monaco 1979 Didier Pironi / Jean-Pierre Jarier

Il coronavirus impatta anche sulla distribuzione dei modelli

C\’era da attendersi che il coronavirus avrebbe avuto alcune dirette conseguenze sulla distribuzione dei modelli provenienti dalla Cina. Dopo la chiusura del capodanno cinese, il governo non ha concesso la riapertura a numerose aziende per evitare un\’ulteriore propagazione del virus. Le novità in arrivo in questi giorni hanno lasciato la Cina prima della diffusione conclamata del coronavirus, ma già i modelli annunciati per marzo e aprile subiranno ritardi. Tra i primi marchi ad annunciare ufficialmente questo stato di cose è OttOmobile, con un comunicato diramato ieri. Sentendo comunque qualche importante rivenditore nostrano, forse non tutti i mali vengono per nuocere, vista la surproduzione orientale che da anni costringe i commercianti a sforzi che non sempre vengono premiati con risultati di vendita adeguati. Si deve prendere tutto e subito, pagare e aspettare di vendere le novità, che vanno ad aggiungersi a quello che si ha ancora in magazzino. Un sistema che già di per sé sarebbe destinato a collassare nel volgere di qualche anno. 

Ad Automotoretrò un premio a Fulvio Maria Ballabio per i suoi cinquant\'anni nell\'automobilismo sportivo.

Una vita per i motori, come pilota e costruttore. Questa in due parole potrebbe essere la biografia di Fulvio Maria Ballabio, che riceve ad Automotoretrò un premio per i suoi 50 anni spesi nel mondo dei motori. Di tutti i tipi: kart, moto, auto, motoscafi Off-Shore; tanto da diventare pilota professionista e poi costruttore di una delle prime vetture GT stradali al mondo in fibra di carbonio: la Montecarlo Automobile Centenaire nel 1989. Per questo in occasione del salone piemontese si assegna un riconoscimento anche a Guglielmo Bellasi, quale produttore della scocca della Montecarlo Centenaire.



Fulvio Maria Ballabio – classe 1954 – nasce a Milano, ma da quasi 40 vive e lavora nel Principato di Monaco dove svolge anche attività diplomatiche, tanto da essere considerato italo-monegasco e soprannominato ”il Console volante”.

La sua carriera inizia nel 1970 nel motocross, con numerose vittorie nelle categorie formative in sella a varie marche tra cui Ancillotti, CZ, Gerosa, KTM e altre ancora, ma quella alla quale resta più legato è senza dubbio  la milanese Moto Mazzilli,  con cui partecipa anche a prestigiose gare di regolarità come la mitica “Valli Bergamasche”.
Dopo le fondamentali esperienze con i kart, raggiunta l’età per la patente, il fascino delle quattro ruote si fa sempre più forte e Ballabio debutta nei rally, inizialmente come navigatore,  poi mettendosi direttamente al volante con discreti risultati. Arriva a guidare una Skoda ufficiale e una Ferrari 308 Gr.4 al Rally di Monza del 1983.

Dai rally, il passaggio alle monoposto è presto fatto, seguendo tutta la classica trafila di quei tempi: dalla  piccola Formula Monza, alla Formula Ford, poi via via in F.2000 e F.3, dove arrivano i primi successi in ambito nazionale, come la vittoria a Monza. E’ la pista la vera passione di Ballabio, e la sua crescita professionale continua con il passaggio nel Campionato Europeo di F.2 nel 1983 con Merzario e AGS, con la quale entra più volte in zona punti. Risultati che creano la possibilità di firmare un contratto per correre in F.1 nel 1984 con la Spirit-Hart in coppia con Emerson Fittipaldi.

Gareggia nel Turismo in Argentina e debutta nelle corse Endurance con Sauber in Giappone. Corre anche con  vetture Alba e continua la sua carriera negli USA, in IMSA, nel team Momo di Giampiero Moretti. Nelle gare di durata passa presto alla guida della Porsche 956, con la quale nel 1986 è quinto alla 24 Ore di Le Mans, per non citare gli altri piazzamenti prestigiosi come il quarto posto nella 1000 Km del Nürburgring. Il suo amore per l’Endurance e le vetture Sport Prototipo è molto forte, tanto da continuare a correre in diverse situazioni negli anni successivi, fino ad arrivare al ritorno a tempo pieno nel 1995 e ’96, cui fanno seguito successivi impegni con Centenari, Courage e Osella.  A Le Mans partecipa non solo come pilota, ma anche come costruttore, quando nel 1993 prova a schierare la MIG derivata dalla Montecarlo Centenaire, con motore realizzato da Carlo Chiti. 

Il 1985 e il 1986 sono anche gli anni della Formula 3000, dove Ballabio porta per la prima volta in pista a Imola la Montecarlo GP01, mentre il triennio successivo dall’87 al ’90 lo vede impegnato nel Campionato CART di F.Indy. Inoltre, con la sua Lola si afferma in una sfida contro le F.1 al Motorshow di Bologna!
Oltre all’asfalto c’è però lo sterrato e nel 1986 Ballabio partecipa alla Parigi-Dakar. Cosa manca? Il mare. Infatti il mondo della valocità per Fulvio Maria Ballabio non conosce confini e superfici. Una parte importante della sua carriera lo vede cimentarsi nell’off-shore, dove si consacra campione del Mondiale IPA a Key West nel 1987 dopo aver vinto ben 9 gare su 12 arrivi. Due Viareggio-Bastia-Viareggio e altri successi a Montecarlo, St.Tropez, Guernsey, Portofino, anche con barche della marca da lui fondata. Il legame con il mondo della nautica ha portato infatti alla nascita di Montecarlo Marine, brand attivo nel settore degli yacht.

Successivamente Ballabio si è anche cimentato nell’organizzazione di eventi motoristici. Tra di essi, nei primi anni novanta  ha organizzato e anche vinto la  World Cup di kart (250cc) riservata a campioni della F.1 e F.Indy, davanti ai colleghi Fangio, Merzario, Rebaque, Forini, Keegan, Amati e altri ancora.

Le automobili GT restano però la vera passione e Ballabio ha avuto la possibilità di coronare un sogno, quello di costruire una gran turismo stradale monegasca. Tra i tanti impegni agonistici, nel 1989 si trova il tempo per presentare la Centenaire,  realizzata dalla Montecarlo Automobile, la prima casa automobilistica monegasca da lui stesso fondata. La vettura viene progettata con la collaborazione di Carlo Chiti e Guglielmo Bellasi, che realizza la scocca in carbonio. Proprio l’uso del carbonio e dei materiali compositi, da trentacinque anni a questa parte sempre lavorati dai partner Guglielmo e Roberto Bellasi, contraddistinguono i modelli MCA.


Questa attività di costruttore di nicchia, producendo esemplari in serie limitata, continua ancora oggi. Lo scorso anno ha visto la luce la Tecno Nanni Galli V8 Ecoracing a GPL, dedicata al pilota più legato alla casa bolognese, scomparso di recente. Una GT moderna, da corsa e stradale,  sempre realizzata in carbonio, spinta da un motore Alfa Romeo V8 4.7 da 503 CV di derivazione Maserati con alimentazione monofuel a GPL. Il glorioso marchio Tecno ha infatti stretto un rapporto di collaborazione con Montecarlo Automobile per la produzione di supercar a energie alternative, con l’obiettivo di arrivare a zero emissioni.
Montecarlo Automobile sta invece lavorando direttamente alla produzione della una nuova Centenaire del terzo millennio,  una hypercar con motore Alfa Romeo V8 che vedrà la luce nei prossimi mesi, grazie anche a nuove collaborazioni internazionali.

Ballabio da anni corre e collauda i vari sistemi per ridurre l’inquinamento da Co2, lavorando sui diversi tipi di alimentazione anche nel motorsport, tanto da arrivare a realizzare la MCA Quadrifuel e portare alla vittoria l’Alfa Romeo Giulietta negli Ecorally.

In realtà non sono molti i piloti così poliedrici, capaci di passare da una categoria all’altra e da una disciplina all’altra, con esperienze tanto diverse ed importanti in competizioni in tutto il mondo, tra Europa, Americhe, Caraibi, Asia. Pochi hanno saputo cimentarsi nel doppio ruolo di piloti e costruttori e di presentarsi anche a Le Mans in queste vesti.
Nella sua lunga avventura con i motori, Ballabio ha vinto nella sua Monza in Formula 3, in motonautica nella sua Montecarlo, a Bogotà, dove era console, in kart ed Endurance. Ora, anche se ha ridotto sensibilmente i propri impegni, è comunque un pilota sempre in attività.

Il 65enne Fulvio Maria Ballabio oggi vive a Monaco e, dopo il primogenito David di 10 anni, ha avuto il secondo figlio Josef-Milan dalla moglie Desa. Si dichiara felice delle sua carriera, ma ancor di più della sua famiglia.

In futuro continuerà ad occuparsi di energie alternative, con una Monte Carlo Automobile Ecologica da 1100 HP, abbinata magari una Montecarlo City.

A Torino, il premio alla carriera in occasione di Automotoretrò, dove Montecarlo Automobile ha un proprio stand, gli è stato consegnato dall’attore Remo Girone, che ha interpretato Enzo Ferrari nel film “Le Mans ‘66”. 

Brumm e Madyero? Come un code3!

Cosa sia un code3, il collezionista avvertito dovrebbe già saperlo, quindi non mi dilungo a spiegarlo. Settembre 2003, o giù di lì: Madyero mi mostra una piccola serie di Ferrari 512BB-LM elaborate su base Brumm con decals della vettura numero 73 di Le Mans 1982. L\’elaborazione è molto ben fatta, i vetri di plasticaccia sono stati sostituiti da altri in acetato (stranamente fumé…), le ruote sono nuove e tanti altri dettagli si sono aggiunti a una base tutto sommato decente. La scatola, se non sbaglio, ha l\’etichetta Madyero e vetrinetta Tokoloshe, uguale a quelle di Progetto K, il cui capannone sorgeva a pochi chilometri dal laboratorio di Madyero e sebbene non si possa parlare di serie ufficiale (non esista alcun accordo fra Madyero e Brumm), il modello può essere interessante anche per i collezionisti del marchio del buon Rio Tattarletti, visto che si tratta di una serie, e non di un\’elaborazione singola, realizzata da un produttore ben conosciuto nell\’ambiente dell\’1:43.
All\’epoca la versione della Swap Shop non era molto nota – credo che resti tutt\’oggi una delle meno conosciute, chissà perché? – e la serie si vendette abbastanza bene. Il buffo è che di tanto in tanto ne trovo una in vendita su eBay o su qualche sito specializzato. A distanza di quasi vent\’anni il modello ha goduto di una certa notorietà e oggi resta una curiosità collezionistica. Di questa edizione mi è rimasta solo un\’immagine realizzata all\’epoca, addirittura con lo scanner (!). Dopo tutto questo tempo in quanti se ne ricordavano ancora?