Tazio Nuvolari, il figurino in scala 1:18 da Le Mans Miniatures

Le Mans Miniatures arricchisce la sua gamma di figurini in resina scala 1:18 con il mitico Tazio Nuvolari. Annunciato oltre un anno fa, il Nuvolari di Le Mans Miniatures ha seguito un percorso abbastanza particolare. L\’idea è stata quella riprodurlo, a partire da una foto originale d\’epoca, con la sigaretta in mano, alla 24 Ore di Le Mans del 1933. La foto era bella e sul soggetto inutile spendere parole inutili. Se non ché, c\’era un dubbio, ossia il colore della tuta. Rossa? Blu? O altri colori. Scartando altre possibilità, Le Mans Miniatures ha lanciato alla fine del 2018 un sondaggio su Facebook, che ha decretato, seppur con un margine non troppo significativo, la supremazia del blu. E così il figurino di Nivola arriva in questi giorni con una bella tuta blu e con tutte le finezze che caratterizzano la produzione di Le Mans Miniatures in questa scala.

La visiera degli occhialoni è in plastica trasparente e tutta la colorazione è stata realizzata a mano (in Cina). Il figurino è in resina ed è stato prototipato con grande cura, da modellisti esperti nella realizzazione di opere di questo genere. Anche la somiglianza del viso è notevole. Fra le altre novità di Le Mans Miniatures possiamo aggiungere altri due figurini che completeranno in modo simpatico ed efficace molte vetrine: Ferdinand Porsche e Gérard Ducaruge in tenuta Matra.

Per chi fosse interessato, il Tazio Nuvolari di Le Mans Miniatures è reperibile a questo link:
https://www.geminimodelcars.com/listing/692670202/tazio-nuvolari-at-le-mans-1933-with-alfa

Novità di "nonomologati" parte 3: è la volta della scala 1:43

 Pur essendosi dedicato fino ad ora esclusivamente all\’1:87, il marchio \”nonomologati\”, a partire dalla sua riorganizzazione avvenuta qualche anno fa, non ha mai nascosto di puntare anche ad altro, soprattutto la scala 1:43. Dopo diverso tempo, ecco che si è presentata l\’occasione giusta, col recupero di materiale della Gamma Models, che sarà riproposto al pubblico a prezzi competitivi. I modelli saranno commercializzati solo montati (a tempo debito vi forniremo tutte le indicazioni utili), rifiniti ad un ottimo livello. Per il momento abbiamo potuto visionare alcune Alfa Romeo Arna e Alfasud, in livree Vigili Urbani di Roma e Milano, Polizia e Vigili del Fuoco. 

Sono previste anche altre vetture e altre versioni. Nelle foto potrete ad esempio vedere alcune carrozzerie di altri modelli già verniciate e pronte per il montaggio. Vi presenteremo presto anche le immagini delle versioni definitive delle Arna e delle Alfasud montate, cui al momento delle foto mancavano le targhe e alcuni altri piccoli dettagli restavano da perfezionare. Sulla basetta in plastica nera comparirà come d\’abitudine il logo \”nonomologati\”.

Novità di \'nonomologati\' parte 2: un Astra prototipato e realizzato in 3D

Fra le prossime novità in 1:87 del marchio \’nonomologati\’ figura un camion Astra che sarà stampato direttamente in 3D, quindi senza il classico passaggio master-stampaggio. Tutto ciò è consentito dai progressi delle ultime stampanti 3D, che assicurano una pulizia di esecuzione impensabile fino a poco tempo fa. Ciò che esce dalle stampanti è ormai pronto per la verniciatura, senza quelle zigrinature alla superficie che rendevano complicata l\’applicazione di queste tecniche. Solo chi aveva a disposizione apparecchiature professionali poteva ottenere risultati di un certo tipo. Del resto anche un produttore come Spark, per la produzione MileziM, ha scelto lo stampaggio diretto di tutte le componenti del modello. Con questa tecnica è possibile raggiungere un grado di dettaglio soddisfacente anche su un 1:87; sul camion Astra, ad esempio, la griglia anteriore è passante, con le aperture di diversa dimensione. Altre varianti dell\’Astra sono previste, per un soggetto praticamente inedito, che si presta peraltro a tante configurazioni.

Fiat 690 \'millepiedi\' Recoaro su base Brekina: una realizzazione di \'nonomologati\'

Nomen omen: \”nonomologati\” tiene fede al DNA del marchio con una serie di nuove realizzazioni di cui vi terremo aggiornati nei prossimi giorni. In questo primo nuovo thread vi presentiamo un\’elaborazione realizzata sulla base del Fiat 690 \”millepiedi\” recentemente prodotto da Brekina in 1:87. Sulla base di una documentazione di un mezzo realmente esistito, \”nonomologati\” propone una versione Recoaro, ricca di dettagli supplementari. Ma andiamo con ordine: prima di tutto la nuova verniciatura satinata nei colori dell\’azienda italiana, insieme alle decals specifiche applicate con grande cura. Quello che salta all\’occhio è la precisione delle finiture, com\’è costume della produzione di \”nonomologati\”. Molti i particolari riportati: il fregio anteriore è in fotoincisione, mentre sono stati aggiunti tanti altri dettagli, dai paraspruzzi al bagagliaio, dai fari agli antinebbia fino ad alcune chicche, quali la riproduzione dei fogli di viaggio presenti nell\’abitacolo, che è un po\’ una firma di questo produttore.

Sarà presto disponibile anche una versione col carico di bottiglie, che costerà una ventina di euro in più rispetto alla configurazione senza carico (130 euro contro 110). Si tratta come sempre di modelli di alto livello, destinati a un pubblico competente e di nicchia. Abbiamo avuto la possibilità di visionare e fotografare il primo esemplare del 690 Recoaro in occasione della borsa di Scambio alla Stazione di Prato Centrale proprio stamani. Oltre a questa elaborazione, \”nonomologati\” ha in programma diverse altre novità, fra cui una produzione limitata di modelli artigianali in 1:43, di cui vi daremo conto in un prossimo thread.

Delle gare in salita per autostoriche nel weekend della Scarperia-Giogo: una visione controcorrente

Non ho mai particolarmente apprezzato le gare per autostoriche, tranne alcune eccezioni rappresentate da eventi di punta come quelli a Goodwood, la Le Mans Classic, il Montecarlo Historic e roba simile. Non è certo un atteggiamento snobistico, visto che ho trascorsi nelle categorie praticamente in tutti i ruoli. Alla fine degli anni novanta ero addetto stampa della Scuderia Piloti Fiorentini che in quel periodo si contrapponeva validamente a tante altre realtà italiane, fra cui ovviamente l\’altro sodalizio principale fiorentino, la Scuderia Biondetti. All\’epoca, la Coppa della Consuma era capace di attirare duecento partenti, e di macchine belle ce n\’erano. Soldi ne giravano, lasciamo perdere di quale natura, ma ne giravano. Alcune gare che si disputano oggi, a parte quelle di grande tradizione storica, sono nate proprio in quell\’epoca, fra cui la Scarperia-Passo del Giogo. Erano anni che non ci andavo, quest\’anno è stata l\’occasione per farci un salto. Sempre a mio modo, ovvero evitando accuratamente il gorillaio presente alla partenza e all\’arrivo e sistemandomi in qualche curva strategica provvisto di ogni cosa necessaria a passare un pomeriggio in completa indipendenza.

Riaperta la strada, subito via, per evitare le grandezzate da pescatori che si sentono in questi contesti attorno ai parchi chiusi. Una regola d\’oro che ho imparato da tanti anni: scansare premiazioni, scansare ristoranti strapieni (alla Coppa del Chianti, se non eri almeno in cinque o sei non ti prendevano neanche in considerazione, chissà sarà oggi). Oltretutto se nella tua ingenuità provavi a salutare certi personaggioni con i quali normalmente eri in confidenza, quelli manco ti salutavano. Questo era (e forse è) l\’ambiente delle gare per autostoriche. Preferisco le sofisticazioni dei campionati professionistici, almeno quelli se le danno sul serio e per delle ragioni giustificabili. Cos\’ho trovato dopo anni di assenza in queste categorie? Poco di nuovo. Mancano ormai le auto più belle, quelle degli anni cinquanta o sessanta che nessuno più ha il coraggio di portare in gara perché bisogna per forza fare il tempo, e per quello ci vogliono le Ritmo, le 127, le 128 o le 911 Carrera SC, macchine che se vai in al parcheggio della Coop le trovi. Senza offesa per questi mezzi tipici degli anni settanta-ottanta, vederle all\’opera nelle gare per auto d\’epoca fa oltretutto davvero strano. Si vede che anche chi scrive sta diventando d\’epoca. Oggi forse le cose si saranno anche assestate, e gli eccessi speculativi che videro le cronoscalate per auto d\’epoca di venti anni fa al centro di certe operazioni di personaggi ai limiti della legalità sono finiti. Per alcuni versi è un bene.

Per altri, oltre al gusto di una scampagnata e allo scatto di qualche altro centinaio di foto che serviranno a ben poco, resta la sensazione di qualcosa di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno. Altrimenti, la mia personale alternativa è sempre la solita: seguire l\’attualità (che è quella che avrà un valore giornalistico in futuro) e rifarsi gli occhi sui libri di storia quando si ha nostalgia del passato.

Canepa-Porsche Hot Rod Pikes Peak 1981: un modello 1:43 autocostruito da Massimo Martini

La Canepa-Porsche hot rod di Bruce Canepa
al Pikes Peak 1981. 

Dice che dopo questa smetterà per qualche tempo dedicandosi a raccogliere Spark, ma secondo me fra un po\’ di giorni lo rivedremo armeggiare di nuovo a qualcosa di complicato. In fondo il modellista – quello vero – si pone da solo davanti a sfide sempre più complesse, e l\’ultima realizzazione di Massimo Martini è proprio un caso tipico di modellismo d\’antan, intriso di una passione e di una dedizione che oggi trovano pochi riscontri. Erano diversi mesi che Martini aveva in mente di realizzare un curioso hot road, di quelli che animavano le corse americane tra la fine degli anni settanta e i primissimi anni ottanta. Bruce Canepa, personaggio versatile e vulcanico, ne elaborò alcuni utilizzando motori Porsche sempre più potenti, fino ad un\’incredibile versione turbo da 450 cavalli che gli permise di strappare il miglior tempo nelle prove della Pikes Peak 1981, perdendo poi la corsa solo per colpa di uno spettatore che gli attraversò la strada dietro una curva cieca, facendolo andare in testacoda; ripresosi, Canepa concluse secondo assoluto, dopo che fino a quel tratto conduceva con un margine di sicurezza nei confronti del rivale Unser. Tante storie e aneddoti si celano dietro questa incredibile avventura e la Canepa-Porsche rispecchia in pieno quello stile tipicamente americano di intendere le corse.

Il modello di Massimo Martini è completamente autocostruito in plasticard e altro materiale \”di fortuna\”. Il motore deriva da alcuni pezzi di modelli speciali tagliati e saldati insieme, mentre il resto della meccanica è stato ricavato con parti in plasticard, resina, metallo, alluminio e quant\’altro. In queste foto potete ammirare alcune delle fasi della lavorazione e il risultato quasi definitivo (mancano ancora i numeri di gara, un po\’ complicati da realizzare); incredibilmente realistici sono anche i cerchi e per le gomme Martini è riuscito a trovare delle soluzioni pienamente convincenti cercando e ricercando fra i cassetti dei ricambi.

Oltre alla sua abilità, quello che suscita ammirazione è la determinazione e il coraggio di iniziare opere di questo genere a volte senza avere ben chiara, almeno all\’inizio, la soluzione dei numerosi problemi che si presenteranno nel corso della realizzazione.

Gallery: motore Porsche 911 RSR LMGTE

Assente dalla LMP1 dalla fine del 2017, Porsche ha continuato a schierare le 911 RSR ufficiali nella classe Pro della categoria LMGTE, conquistando la certezza del titolo mondiale con il risultato della 6 Ore di Spa, disputatasi la scorsa settimana. Pubblichiamo una gallery di immagini del motore della 911 RSR, che potrà forse essere utile a chi vorrà cimentarsi in qualche elaborazione o montaggio dettagliato, specialmente ora che Profil24 ha annunciato dei kit in scala 1:12. 

Shutter & Speed: un libro di Gary Critcher

Fuori dai tradizionali canali professionistici esistono ancora tanti archivi privati di appassionati che nei decenni passati hanno assistito a corse automobilistiche, facendo foto talvolta interessanti e rimaste inedite fino ai giorni nostri. C\’è chi è convinto, ad esempio, che in Messico esistano ancora tesori nascosti relativi alla Carrera Panamericana, tanto per citare una gara celebre, di cui manca sempre documentazione. Venendo a casi meno eclatanti, restando nella nostra Europa, sicuramente l\’Inghilterra resta una miniera per materiale di questo tipo, avendo ospitato ogni tipo di competizione e potendo contare su un bacino di appassionati decisamente superiore alla media. Gary Critcher è uno di questi fan delle competizioni e fin da giovanissimo ha frequentato, negli anni sessanta, diverse gare accompagnato dal classico rullino e macchina fotografica amatoriale. 

Questo non significa che non riuscisse a fare foto interessanti, anzi. E a distanza di quaranta o cinquant\’anni quel materiale, pellicole o diapositive, è tornato utile ora che si ricercano con grande avidità immagini inedite sulle gare di quel periodo. La sua frequentazione agli eventi non era costante ma era contraddistinta da una grande varietà: circuito, gare in salita, rally e altre manifestazioni. L\’idea di ripescare parte di questa documentazione, a Gary Critcher è venuta di recente: realizzare un album fotografico con alcuni di questi reportage, concentrandosi sugli anni sessanta e settanta. Ne è venuta fuori una piacevolissima raccolta sul \”come eravamo\”, oltre centoventi pagine di divertimento puro, con immagini a volte anche divertenti e curiose scattate in circuito, nei garage dei box, nel paddock o semplicemente dalle tribune, nelle vesti di spettatore. In questo volume c\’è di tutto: la Formula 1, alcuni incredibili test a Indy, le Anglia da turismo e le Race of Champions di buona memoria, passando per le formule minori, le GT e i volti di personaggi celeberrimi, da Hill a Moss, da Hunt a Stewart. 


Una documentazione di prima mano che merita di essere assaporata poco a poco, perché certe foto apparentemente banali nascondono autentici tesori e altre tecnicamente ben riuscite sono una vera gioia per gli occhi. Imperdibili alcune istantanee scattate a Spa, ma anche le immagini di un\’incredibile corsa in salita in Kenya o il Malayan Grand Prix del 1962 cui partecipò anche una Ferrari 750 Monza… Tutto è straordinariamente fresco e spontaneo, impaginato con gusto e accompagnato da didascalie precise e piacevoli. Ci sentiamo di consigliare senz\’altro questo volume, che vi regalerà diverse ore di relax. 


E la buona notizia è che Gary Critcher sta lavorando a un secondo volume, che conterrà, fra l\’altro, soggetti come l\’Ontario 500 del 1972, il GP d\’Inghilterra 1985, il Guards Trophy 1970, una giornata di test a Brands Hatch nel 1986 e alcune immagini dell\’incredibile Stein-Porsche bimotore che avrebbe dovuto correre a Indy nel 1966. Sapete cosa? Il piacere che dà questo libro è lo stesso che assicura l\’ascolto di un bootleg dei Pink Floyd.


Per informazioni e per l\’acquisto si potrà visitare il sito http://www.shutterandspeed.com
Gary Critcher, Shutter & Speed. A personal photographic collection of motor racing images from the 1960s and 1970s, , iStudio Publishing 2018, pagg.124 con foto col. e b/n, GBP 15.
Una sterlina di ciascun libro venduto è destinata al Grand Prix Trust, un\’associazione di beneficienza fondata da Jackie Stewart oltre vent\’anni fa.

Incontri al Passo del Giogo: un\'Alfa Romeo Giulia TZ2

Non capita spesso d\’incontrare per strada una TZ2. In questi giorni la zona del Mugello è un po\’ in fibrillazione per lo svolgimento della cronoscalata Scarperia-Giogo, in programma il prossimo fine settimana. Il passaggio di un collezionista svizzero con la sua Alfa Romeo TZ2 per le strade che sono le stesse del vecchio Circuito Stradale (corso fino al 1970) è l\’occasione per ammirare qualcosa di eccezionalmente raro e bello. Le foto sono state scattate proprio sul Passo del Giogo, uno dei tratti più spettacolari e caratteristici del Mugello Stradale. 

La canicule de Spa, intermezzo nevoso

Essendo questo un blog semiserio (e anche semi-freddo), alcune foto d\’ambiente di Spa non ci stanno male. Nel 2003, prima della gara del campionato Sport di Mangoletsi, l\’ufficio stampa di Spa inviò una mail ai giornalisti accreditati che aveva come oggetto \”La canicule di Spa\”. In quella mail si ironizzava sul fatto che i media avrebbero trovato in Belgio un tempo degno di Sebring, pertanto si consigliava di portarsi da casa creme solari dalla più alta protezione. Era fine agosto e non si è mai saputo se si trattasse di ironia o di un innocente, semplice avviso. Fatto sta che in quel weekend cadde tanta di quell\’acqua da fare invidia a dieci edizioni della 24 Ore del Nurburgring messe insieme. Tutto sommato rientrava nel\’ordine delle cose. Questa notte, invece, Spa si è un po\’ superata: queste foto non sono dello scorso inverno ma di stamani 4 maggio…