Ripa S.r.l. annuncia la distribuzione esclusiva europea per la Land Rover Velar LCD Model


Ripa Srl sarà il distributore europeo esclusivo della Land Rover Velar 2018 di LCD Model, un marchio che produce diecast in varie scale oltre a collaborare con altri marchi in vari progetti di produzione. Si sono già aperti i preordini, per una consegna che avverrà fra giugno e luglio. Cinque i colori previsti: nero (LCD18003BL), marrone metallizzato (LCD18003BR), grigio scuro metallizzato (LCD18003GR), rosso metallizzato (LCD18003RE) e bianco (LCD18003WH). 

Spark miniature cars 1930-2018 in Le Mans di San-Ei Shobo Publishing

La recente uscita di un corposo quaderno edito da San-Ei Shobo Publishing co. Ltd. sulla produzione Spark dei modelli di Le Mans ha fatto discutere anche in Europa. Alcuni collezionisti mi hanno chiesto maggiori lumi su questa pubblicazione, sulla quale nel web si trovano pochissime informazioni. Ringrazio l’editore che mi ha fornito una copia di questa rivista-libro per recensirla nel blog. Innanzitutto lo stile, che è quello tipico di questi prodotti giapponesi: la veste ricorda non solo la famosissima rivista Model Car, ma anche tanti altri titoli di Car Graphics e cose simili. Piaccia o non piaccia, è un tratto inconfondibile, molto lontano dai canoni editoriali occidentali. Siamo in presenza di ben 244 pagine di carta patinata, dal costo tutto sommato accettabile se si acquista su siti giapponesi che vendono nel mondo come http://www.1999.co.jp , ma vanno aggiunte le spese di spedizione che sono piuttosto elevate visto il peso dell\’articolo. Per qualche giorno anche CK-Modelcars (Germania) ha avuto in stock questo quaderno, e attualmente attendono una nuova fornitura. Punto principale della pubblicazione, la presenza completa di tutti i modelli 1:43 di Le Mans dal 1930 al 2018 prodotti da Spark e dai marchi accoliti: sono inclusi quindi anche i Bizarre e i Red Line (e quindi le Ferrari) ma non i TSM. Anno per anno, ogni modello è fotografato dalla stessa visuale, con una didascalia che indica numero di catalogo, tipo della vettura e piloti. Non sono inclusi alcuni rarissimi casi in cui una vettura di Le Mans è stata prodotta all\’interno di serie speciali e/o nazionali (ma la Porsche 924 Carrera GTR numero 74 che partecipò alle prove dell’edizione 1981 fatta per l’australiana Biante è stata inserita). A fronte di questo, sono stati inseriti alcuni modelli che non c’entrano con le edizioni della 24 Ore di Le Mans, come la S3404 (Porsche 935 Gr.5 Sperimentale inverno 1975/1976), la S0935 (Porsche 935/78 Gr.5 Test Paul Ricard 1978), la SCLA01/S0021 (Lola T98/10 presentazione) o la S0686 (Audi R15 TDI LMP1 test car 2010): proseguendo su questa falsariga, alla S1271 (Peugeot 908 HDi-FAP test car del 2007) è stato addirittura dedicato un boxettino, il cui contenuto ci è – ahinoi – completamente ignoto… Tornando allo specifico, il repertorio di Le Mans è in ogni caso quasi completo, e si tratta di un utilissimo strumento per collezionisti e operatori del settore. Peccato per le foto, a nostro avviso troppo scure (hanno esagerato con le ombre nere…) ma la qualità generale è davvero elevata. La rivista è completata da vari articoli che forniscono informazioni sul mondo Spark.

I testi sono in giapponese (e non sono previste traduzioni), ma le foto sono interessantissime, talora molto simpatiche, come l’istantanea che ritrae un Hugo Ripert ancora bambino nel laboratorio del padre, vicino a una sfilza di modelli montati pronti a essere spediti. Si descrivono poi le varie fasi della ricerca storica, della prototipazione e della produzione: in alcune immagini appaiono i volti europei di Spark, come i ben noti Luigi Reni e Jean-Pierre Viranet con Yannick Vigne (quest’ultimo, forse meno famoso, è colui che si occupa delle vetture di Le Mans contemporanee). Altri articoli illustrano alcune produzioni speciali di Spark, come quelle per le nipponiche Kid Box e Endurance Info. In copertina, appare la dicitura “vol.01”. Il quadro delle Spark di Le Mans non è ancora completo, e c’è quindi da aspettarsi una seconda parte con modelli che usciranno in futuro.

O magari un secondo quaderno su un tema differente, magari le Formula 1, tanto per fare un esempio a caso. Se avete la possibilità procuratevi senza indugio questo volume, anche se sarete costretti a guardare solo le foto (del resto la maggior parte dei lettori italiani fa la stessa cosa con qualsiasi altro libro). Nel volume è compreso un talloncino che da il diritto alla partecipazione a un concorso che mette in palio tre modelli unici: la Porsche 917K Gulf di McQueen del film Le Mans, la Mazda 787B Gruppo C test Le Mans 1991 e la Panoz Q9 Hybrid delle prove 1998. Non ho idea di come si compili la scheda né a chi vada rispedita indietro, per cui penso proprio che non ritaglierò la pagina…

Un nuovo marchio di resincast in 1/18: VArtModel

Filiera corta e made in China: queste erano considerate le due caratteristiche fondamentali per fabbricare resincast in 1:18. L\’idea originaria fu di OttOmodels ormai diversi anni fa, seguita poi da altri produttori che hanno trovato la loro collocazione sul mercato. Mercato che, in Italia, è assetato di soggetti anni ottanta-primi novanta che hanno caratterizzato l\’automobilismo di massa. Di lacune da colmare ce ne sono ancora tante ed è indubbio che la cosa faccia gola a più d\’uno. Il prossimo luglio vedremo le prime realizzazioni di un nuovo marchio, VArtModel di Vittorio Adda, che ha sede a Tivoli, in provincia di Roma, e che si caratterizzerà per una produzione al cento per cento fatta in Italia. Una novità, quindi. Il primo modello sarà la Fiat Croma Turbo i.E., che sarà disponibile in varie colorazioni. La Croma è in pre-order su sito http://www.vartmodel.com a € 99,00 mentre il prezzo \”pieno\” sarà di € 129,00. Non abbiamo ancora immagini né di rendering né di prototipi di alcun tipo. Attraverso il sito sarà possibile scegliere i colori e le combinazioni degli interni, così come degli ulteriori colori e personalizzazioni (firma personalizzata, guida a destra, targhe personalizzate in rilievo). Per i commercianti sono previste serie speciali che non saranno in vendita sul sito: tali modelli saranno messi in vendita a € 179,00. Per i professionisti che vogliano qualcosa di ancora più particolare, ci sarà la possibilità di concordare serie esclusive di almeno venticinque esemplari.

Inestimables Dinky Toys, Argus 2019-2020 di Stéphane Brochard

Alla fine del 2018 ha visto la luce l\’edizione 2019-2020 della popolare guida di Stéphane Brochard sui Dinky. \”Inestimables Dinky Toys Argus 2010-2020\”, disponibile direttamente sul sito delle Editions LVA (www.la-boutique.com), presenta alcuni aggiornamenti rispetto all\’ultima edizione, uscita nel 2017. Le foto passano da 1750 a 1870, e le quotazioni registrate da 5664 a circa 6000. Tutta la produzione Dinky è catalogata, ma attenzione: si tratta di repertori parziali, che non riportano la totalità dei colori e delle varianti conosciute, ma solo i risultati effettivi delle vendite, relativi al periodo 1999-2018. Ci troviamo quindi di fronte a uno strumento di consultazione pratica che fornisce di solito una doppia quotazione, da una minima a una massima con i mesi della registrazione della vendita. Una guida di questo genere va consultata insieme all\’inglese Ramsay\’s, anch\’essa basata su risultati reali, ma più completa ed enciclopedica. Ci si potrebbe chiedere quale sia l\’utilità di uscire con un nuovo Argus a poco meno di un anno di distanza dall\’edizione 2017: in effetti le novità sono tutt\’altro che sconvolgenti, i risultati sono stati quando possibile aggiornati e qualche stranezza vista durante l\’ultimo anno ha trovato posto nelle 386 pagine del volume. Qua e là, qualcosa di importante si trova e chi desideri tenersi aggiornato sulle tendenze del mercato farà bene ad aggiungere anche questo volume (che costa € 25,00) alla propria biblioteca. Come in altre edizioni, i modelli fabbricati in Sudafrica si trovano alle referenze corrispondenti delle produzioni principali (ad esempio, la Triumph Spitfire la reperite sotto il numero di catalogo 112 dei Dinky britannici), quando forse sarebbe stato più opportuno riservare loro un capitolo specifico. E\’ stata per fortuna ampliata abbastanza la sezione dedicata ai Nicky Toys indiani, che in questi ultimi due-tre anni sono apparsi più volte in vendita grazie allo smantellamento di un paio di importanti collezioni, facendo emergere tra l\’altro varianti di colore poco o per nulla conosciute.

Poco o nulla sulle varie prove di colore o prototipi: con l\’avvento del web i dati si sono moltiplicati e anche la possibilità di incrociarli ricreando non di rado l\’esatta genesi di un modello, incluse le possibili indecisioni del fabbricante (leggere ad esempio il recentissimo contributo del blog dell\’Auto Jaune giusto su un paio di Dinky, la spazzatrice LMV e la gru Salev: https://autojauneblog.fr/2019/03/ ). In considerazione di questo, le pubblicazioni in carta rischiano di farsi venire il fiatone a cercare di tener dietro ad un mondo che si evolve praticamente tutti i giorni. Fino a venti, trent\’anni fa, un Dinky era un Dinky: non si faceva gran ché caso a certe varianti che invece col tempo si sono rivelate fondamentali nella datazione precisa e anche nella determinazione della rarità.

Ovviamente tutto dipende da quanto si voglia entrare nello specifico, e anche per quanto riguarda modelli dalla storia semplice e lineare, si scoprono risvolti che possono portare abbastanza lontano nelle ricerche. E – sia detto tra parentesi – è anche questo il bello di collezionare modelli di antiquariato: cercare di classificarli con criteri storici, magari approfondendo il loro legame con le vicende industriali ed economiche della fabbrica stessa.

Mission Winnow e le licenze: le Ferrari Formula 1 di Looksmart senza il logo

Non finisce di far discutere la presenza di Mission Winnow sulle Ferrari Formula 1 e si direbbe che in piccolo la querelle continui anche con i modelli in scala. E\’ stato annunciato oggi che due prossime novità di Looksmart in 1:43 e in 1:18, relative alla SF71H vittoriosa al GP degli Stati Uniti 2018 con Kimi Raikkonen uscirà priva dei loghi MW. Ecco le foto dei modelli come usciranno sul mercato.

Scala 1:43, art. LSF1018
Scala 1:18, art.LS18F1018

Come eravamo: Storia dell\'automobile nel modellismo

Molti ricorderanno ancora i volumi \”I documentari\” dell\’Istituto Geografico De Agostini di Novara. Si trattava di guide di una sessantina di pagine, che spaziavano dai francobolli alla pesca subacquea, dai gatti agli uccelli canori, passando per i castelli dell\’Alto Adige, le conchiglie da collezione, gli insetti, Paestum, le armi da caccia e una varietà di argomenti degni dei quiz della Settimana enigmistica. Pubblicate tra la fine degli anni sessanta e l\’inizio degli anni settanta, queste guide avevano un ruolo oggi inconcepibile; all\’epoca contribuivano realmente all\’informazione di base su tutta una serie di tematiche allora popolari. Il volume numero 36, uscì nell\’ottobre 1971 e fu dedicato all\’automodellismo. Il titolo rispecchiava il carattere enciclopedico dell\’opera: Storia dell\’automobile nel modellismo 1769-1934. \”1769?\”, si potrà chiedere qualcuno. Sì, perché la disamina iniziava dal carro a quattro ruote ideato dall\’ingegnere francese Nicolas Cugnot…
Il libro era curato, quasi inutile dirlo, da quell\’istituzione che era Edoardo Massucci, e il tutto era a cura del Club delle Quattroruotine. Ho ritrovato questo volume stamani a un mercatino paesano, e a 5 euro era impossibile lasciarlo sul banco. Introduzione di 14 pagine, seguite da una cinquantina di pagine con foto a colori riproducenti modelli in vari materiali e scale, fino al 1934 (chissà poi perché 1934 e non 1938, 1948, 1960 o piuttosto 1965: misteri del passato). Ciò che colpisce è quello che a volte nel blog ho rilevato a proposito del collezionismo di quel periodo: la mescolanza delle scale e dei soggetti, derivata ovviamente dalla relativa scarsità delle uscite, che imponeva ai collezionisti di passare dall\’1:43 dei modelli diecast già pronti alla 1:32 o 1:24 dei kit in plastica.

Nell\’introduzione, la distinzione fra modelli di serie e modelli artigianali si riferiva poi a una bipartizione fondamentale che vedeva diecast e kit in plastica da una parte (accomunati dal far parte di una produzione in ogni caso industriale) e i modelli autocostruiti dall\’altra: per intenderci, quelli dei vari Conti, Da Corte, Brianza, Olive Sans e altri maestri che sovente lavoravano per le case costruttrici. Il libro è interessante non solo per l\’ambientazione delle foto, molto allegra e fantasiosa, ma anche per la presenza di pezzi oggi ormai quasi totalmente dimenticati, come i modelli 1:43 autocostruiti da Eduardo Brazao, alcune realizzazioni di Mario Grossi in 1:12 e di Silvio Morselli o di Bruno Reggiani in 1:5 per il Centro Storico Fiat.

Questo è un libro dove opere artigianali convivono con i kit Aurora, Airfix, Hubley e Monogram, i Dugu con i CIJ, i Rio (già affermatisi da qualche anno) con i Corgi, i Rami, i Solido e gli Ziss. Un bel tuffo nel passato, non solo automobilistico, ma anche (principalmente) collezionistico. All\’epoca le vetrine della maggior parte degli appassionati erano composte da modelli di questo tipo: kit in plastica montati e diecast più o meno elaborati. Se si era fortunati o abbastanza ricchi da potersi permettere un Brianza o un Conti, questo prendeva posto nella parte centrale della vetrina, magari accanto a qualche cimelio; se invece non si era abbastanza facoltosi o magari si era tecnicamente abbastanza abili, ci si arrangiava con ottone, lamierino, balsa, cartoncino e con tutto ciò che si poteva trovare in giro.

La rivoluzione dei modelli speciali stava arrivando, con i primi tentativi dall\’Inghilterra, poi seguiti dai prodotti francesi e italiani. Ma questa è un\’altra storia. Il collezionismo di fine anni sessanta-inizi anni settanta si era ormai affrancato da certe ingenuità tipiche dei decenni precedenti, ma era ancora un po\’ lontano dalle raffinatezze che avrebbero iniziato a caratterizzare i modelli anni ottanta. E\’ quest\’era di mezzo, un po\’ oscura, che di tanto in tanto riemerge da pubblicazioni o foto ritrovate. Un\’epoca in cui la comunicazione fra i collezionisti passava attraverso le riviste, i negozi, le associazioni e le pionieristiche borse di scambio. Era definito \”modellismo puro\” quello dell\’autocostruzione Il resto, almeno da qualcuno, era considerato ancora qualcosa di minor valore, destinato in fondo solo ai ragazzi, ma presto il boom dei kit e più tardi anche dei transkit su base Solido avrebbe dimostrato il contrario. Se vi capita di acquistare questo volume in qualche mercatino o libreria dell\’usato non fatevelo sfuggire: vi farà passare qualche ora di puro divertimento, con foto suggestive e testi in un bell\’italiano preciso e asciutto, tipico dello stile di Massucci.

Doppia presenza di BBR a Ginevra


Martedì prossimo aprirà i battenti il Salone di Ginevra. BBR ha annunciato la propria presenza con una vetrina allo stand 6020. Sarà quindi la seconda volta, dopo il 2018, che l\’azienda di Saronno parteciperà al salone dell\’auto di Ginevra. Contemporaneamente, uno spazio espositivo sarà approntato presso lo storico negozio Expertrains in rue de Berne 8 a Ginevra. Per l\’occasione verranno realizzati modelli in serie limitata, esattamente com\’è accaduto per Rétromobile dello scorso febbraio. 

Annunciata da Tameo la Tyrrell-Cosworth 007 GP Giappone 1976 di Hoshino

La prestazione di Kazuyoshi Hoshino al Gran Premio del Giappone 1976 al Fuji è rimasta ben impressa in chi ha una certa età. Hoshino, considerato da molti come il più grande pilota giapponese, al volante di una Tyrrell 007 iscritta da Heros Racing, si rese protagonista di una performance eccellente, terminata anzitempo a causa della mancanza di disponibilità di… nuove gomme (che erano delle Bridgestone, cosa rara per la F.1 di quel periodo). Per Hoshino, nato il primo luglio 1947, quel gran premio del Giappone era la sua prima gara in Formula 1. Fu, come tutti sanno, il gran premio del rifiuto di Lauda, che spianò la strada per il titolo al suo rivale Hunt. Nella serie Silver Line, Tameo ha annunciato per la fine di aprile un kit della 007 di Hoshino; il modello avrà le gomme da pioggia e sarà anche compresa la riproduzione del casco del pilota.

Focus su: Abarth 124 Spider di TSM Model 1:43

Si è fatta attendere parecchio: annunciata nell\’estate del 2018, l\’Abarth 124 Spider di TSM Model è finalmente disponibile in questi giorni. Sono tre le varianti di colore disponibili: San Marino 1972 black, Costa Brava 1972 red e Turini 1975 white, tutte ovviamente con i cofani in nero opaco. Iniziamo col prezzo: € 89,90 centesimo più, centesimo meno. Per un resincast possono essere parecchi, ma la gamma TSM si aggira su queste cifre anche per ragioni di royalties e di subappalti. Insomma, prendere o lasciare, ma per la qualità proposta, tutto sommato i novanta euro possono essere abbastanza giustificati. BBR, nella gamma fabbricata in Cina, propone la Fiat 124 Spider in varie versioni e colorazioni a prezzi oscillanti fra i 90 e i 119 euro circa, e il livello di finitura non è poi così superiore a quello visto sui TSM. Senza contare che se si desidera la versione Abarth di un certo livello, il TSM diviene una scelta più che giustificata, a meno che non ci si voglia accontentare dell\’Ixo. Il TSM, in ogni caso, non delude: tutto ciò che di meglio si può pretendere da un resincast contemporaneo c\’è, a cominciare da un ottimo livello di verniciature, per continuare con le rifiniture, il livello di montaggio, l\’assetto. 


Ah, le forme e le dimensioni sono fuori discussione, ma su modelli di questo tipo, nati dalle matematiche originali è quasi inutile ricordarlo. Pulitissimo il montaggio del parabrezza, cosa che non si finisce mai di apprezzare. L\’abitacolo è completo e cambia la combinazione dei tessuti secondo il colore della carrozzeria. Bellissimi i gruppi ottici anteriori e posteriori, ben fatte le ruote. 



E\’ tutto molto pulito e realizzato con cura notevole. TSM Model farà verosimilmente seguire altre versioni dell\’Abarth 124 ma intanto il ghiaccio è stato rotto con le prime tre colorazioni della vettura base. Per i collezionisti di vetture italiane e/o sportive questa Abarth 124 di TSM Model è un modello da inserire senza esitazioni nelle vetrine. Ah, giusto una cosa: questa miniatura è così ben fatta che fa quasi dimenticare che siamo in presenza di una Mazda MX5. 


Rassegna stampa: Dinky Toys Collectors\' Association, The Journal, issue no.72 (gennaio 2019)

Il 2019 del DTCA (Dinky Toys Collectors\’ Association) inizia con un fascicolo molto interessante del The Journal, il notiziario dell\’associazione che esce quattro volte l\’anno. Mi piacerebbe iniziare col commento del presidente Michael Driver, che nel suo editoriale segnala la fortuna che hanno avuto in questi ultimi anni i restauri dei vecchi Dinky. Ovviamente non si riferisce ai falsi creati per truffare i collezionisti più o meno esperti (a volte accade anche ai danni dei più competenti!), ma ai modelli rifatti dagli appassionati per riprodurre gli originali oppure per creare delle varianti di colore, meglio se mai esistite, oppure delle versioni particolari mai prodotte. Quella degli \”what if…\” è una categoria particolarmente intrigante del settore dei vecchi modelli. Restaurare un vecchio modello, sia esso un Dinky, un Corgi, un Mercury o quant\’altro, è un\’attività appagante che può dare tante soddisfazioni anche al modellista meno abile. L\’importante, ovviamente, è che il modello restaurato non venga spacciato per originale ma questo è fuori discussione per il modellista privato e anche per il professionista specializzato in ripristini alla luce del sole. Esistono siti molto belli, soprattutto inglesi e francesi, che propongono modelli bellissimi a prezzi ragionevoli. Un\’alternativa valida alle uscite da edicola contemporanee?

In questo numero 72 del Journal si continua poi a parlare dei Foden, un soggetto praticamente inesauribile: nel contributo di Chris Instance (pp.12-15) si arriva anche a stabilire una cronologia nell\’utilizzazione di diversi tipi di assi ruota, incrociando le evidenze a disposizione con le date dei controlli qualità stampigliate sulle scatole originali. Da segnalare che in un\’appendice a p.20 si parla di un recente ritrovamento di quella che dovrebbe essere una delle versioni più rare del Foden con pianale di tipo 2, tutto giallo con ruote verdi. Il modello era già conosciuto, tant\’è vero che appare anche nella celebre guida Ramsay\’s; il pezzo ritrovato non ha scatola e denuncia senz\’altro la sua età, ma le condizioni restano tutto sommato accettabili.
Molto bello l\’articolo di Vic Mumby (pp.16-17), ex impiegato agli stampi presso Meccano Ltd. fino al 1979, che racconta tante curiosità su come si lavorava alla Dinky nello sviluppo dei modelli e nella loro definizione in vista della produzione di serie.