Storie di ieri: Bob Symes e Model World sulla BBC

A metà anni settanta il mondo del modellismo era in piena evoluzione. Tanto per limitarci alla branca dell\’automodellismo, era l\’epoca dell\’esplosione dei kit artigianali, della grande trasformazione del diecast con la crisi della Dinky e della Corgi e con l\’affermazione di case come Solido che avevano saputo meglio della concorrenza cavalcare l\’onda del cambiamento. Era anche l\’epoca di alcune pubblicazioni che sono rimaste dei classici, dei primi studi sul giocattolo di antiquariati, dei notevoli exploit tecnici a livello industriale e delle riviste di formato europeo. Nel 1975 la BBC decise di mandare in onda una serie di trasmissioni storico-didattiche su alcuni settori del modellismo, in primis i treni, ma anche aeromodellismo dinamico, soldatini e altro. Da questa trasmissione, a quanto mi risulta, furono esclusi proprio gli automodelli, forse perché non giudicati abbastanza interessanti dal punto di vista dell\’elaborazione tecnica o chissà per quale altra ragione. Le trasmissioni erano condotte da un personaggio rimasto mitico nella storia della televisione britannica, Bob Symes, con i suoi caratteristici baffoni e le sue giacche a quadri. Bob Symes non era certo uno qualunque: discendente di una nobile famiglia austriaca, era nato nel 1924, fu un geniale inventore e abilissimo divulgatore televisivo.

Su Youtube e su altre fonti è oggi possibile reperire le versioni integrali delle varie puntate, alcune davvero di grande interesse, anche perché i punti di contatto con l\’automodellismo possono essere parecchi: in alcuni passaggi sui kit dei treni in miniatura, ad esempio, si parla di kit in metallo bianco, e si mostra come preparare i pezzi per poi incollarli insieme o saldarli. Il livello di dettaglio di queste trasmissioni era notevole: oggi sarebbe impossibile conservare l\’attenzione del pubblico per lunghi minuti con inquadrature che indugiano sulle differenze fra le varie scale del fermodellismo o sui rivetti presenti su un locomotore \”N\”. Eppure, questi documenti ci raccontano con una brillantezza smagliante il periodo di grande evoluzione degli anni settanta. Possiamo immaginare, fuori da quelle stanze, il primo Brian Harvey che produce i propri kit, la smania di comunicare fra collezionisti, la sete di conoscere tutti gli artigiani sparsi per l\’Europa in un mondo ancora ostinatamente off-line. Gli appassionati divoravano di tutto, e la carta era il principale veicolo di comunicazione. Riviste valide ce n\’erano, ed era una fatica bestiale reperire le informazioni per compilare le famose pagine delle news, meglio se con delle foto. Qualcuno azzardava timidi comunicati stampa, inviati per posta a mezzo mondo. L\’Equipe Tron stava per rivoluzionare il modo di acquistare modelli, con una mentalità avanti di dieci anni rispetto alla maggior parte della concorrenza. Dietro i quadroni delle giacche di Bob Symes ci rivedi i Dugu, i Rio, i John Day e la meraviglia dei primi AMR. Ci rivedi l\’entusiasmo e la frustrazione delle domeniche passate a casa perché era tutto chiuso, e non potevi certo andare sul sito di Raccoon, su quello di GPM o di Miniwerks a cercare modelli da farti arrivare di lì a pochi giorni.

Dovevi aspettare, aspettare e aspettare. E se accendevi la televisione ti ritrovavi Mister Mandarino dei Matia Bazar che ti ricordavano che tu eri negli anni settanta e che al massimo avresti potuto iscriverti al Club delle Quattroruotine. No, perché neanche il Porsche Modell Club esisteva ancora. Se trovavi un calendario potevi pianificare un viaggio a Milano, a Torino o a Roma ma chissà quando. I lunghi inverni erano lunghi davvero. Si faceva di tutto: kit in plastica, trasformazioni con lo stucco, elaborazioni di slot. Diciamo che si trattava di una globalizzazione forzata in chiave locale. Gli anni ottanta? Ancora un\’altra storia, ma in quelle serate in cui Bob Symes intervistava modellisti e costruttori di plastici ferroviari, il guado era ancora a metà. Il segreto di quegli anni era viaggiare, ma in pochi potevano farlo (non esistevano neanche le compagnie low cost). Bob Symes è scomparso nel 2015, e sono tanti a ricordare la sua competenza e la sua garbatezza nell\’affrontare tanti argomenti potenzialmente complicati. Non era raro vederlo, in queste trasmissioni, vestito di tutto punto nei pressi di una stazione ferroviaria di campagna, intento a spiegare come funzionava un passaggio a livello o uno scambio di rotaia. Della serie Model World uscì anche un libro e credo che di recente sia stata edita la serie integrale su CD-Rom.

Il volto umano dell\'endurance: la 24H Series al Mugello

Non avevo mai assistito a una gara della 24H Series. Nello sconfinato panorama delle gare per vetture GT in Europa, questo campionato mi era regolarmente sfuggito, finché stavolta ho avuto l\’occasione di vivere il weekend d\’apertura della stagione 2019, al Mugello. Una gara di 12 ore (anche se divise in due tronconi, tre ore al venerdì, nove al sabato), che mi riporta alla memoria le 24 Ore del Mugello del passato, corse nel 1980 e nel 1981. E\’ proprio necessario andare così indietro nel tempo? In fondo, a parte l\’assenza nel 2018, sono un po\’ di anni che la 24H Series fa tappa al Mugello. Sicuramente, non è comune assistere a gare così lunghe all\’autodromo di Scarperia, e per uno che ormai può definirsi \”diversamente giovane\” il ricordo tende ad andare ad un passato che a molti sembrerà lontanissimo e perduto nelle pieghe della storia (dimenticata). Eppure qualcosa è sopravvissuto: nell\’automobilismo – almeno in un certo tipo di automobilismo – gli odori, i rumori, le scene sono rimaste invariate, per quanto io possa garantire che il vecchio BMW 2000 di F.2 o la March-BMW Gr5 facevano un baccano di cui oggi non si ha più idea. Il fatto che il Mugello dal 1975, anno della sua costruzione, non abbia mai subito una modifica del suo tracciato aiuta a sentirsi a casa quando si svolge una manifestazione che abbia una qualche somiglianza con le corse dei decenni passati.

Endurance allo stato puro, ecco la 24H Series: un clima che si respirava, se non vi ricordate proprio delle due 24 Ore del Mugello, anche in occasione delle 6 Ore valide per il Mondiale Marche, dell\’Europeo Turismo o di Formula 2. Certo, oggi nessuno più smonta un cambio nella bacinella di plastica con l\’olio: per quello ci sono le gare di autostoriche, anzi no perché stanno diventando sempre più snob e fasulle. Però in questa due giorni della 24H Series chi ha un po\’ di nostalgia del passato ha potuto vivere l\’aspetto più autentico di questo sport, magari in chiave moderna, il che non guasta dato che le vetture iscritte erano davvero belle e tecnicamente interessanti.

In questo thread, invece della solita gallery con i concorrenti in pista, vi mostriamo un po\’ di \”colore\” nel paddock, dove si lavorava ancora alla vecchia maniera, almeno per certi aspetti. Un bel tuffo nell\’automobilismo, a testimonianza che con poco (o con meno) è possibile fare molto. L\’idea di questa gallery mi è venuta osservando alcuni meccanici di un team Ferrari cuocersi delle belle seppie verso fine gara. Non amo la semplicità per partito preso ma stavolta era tutto molto simpatico e spontaneo, senza che l\’interesse tecnico e sportivo ne avesse il minimo danno. I concorrenti, davvero tanti (una sessantina) meriterebbero forse una spotter\’s guide. Vedremo fra oggi e domani cosa potrà essere fatto su questo blog.

Il Commer cinematografico di Corgi: una variante promozionale ufficiale?

 A volte sento dire: \”ma che c\’è di nuovo da dire sui modelli obsoleti? Ormai s\’è detto tutto, che cosa potrebbe venire fuori\”? Il discorso è molto diverso: mai come in questi ultimi 10-15 anni si sono scoperti nuovi retroscena, nuove varianti oppure si è potuto fare luce su alcuni misteri che erano rimasti irrisolti per diversi lustri. Oggi i collezionisti sono in contatto come mai era accaduto in passato, e i criteri di analisi e classificazione delle varie tipologie di varianti sono stati notevolmente affinati, a volte mutuando dei metodi da branche del collezionismo estranee all\’automodellismo.

Senza avere l\’imprudenza di classificarla come una variante ufficiale (attendiamo magari qualche delucidazione in merito), è venuto fuori un Commer con telecamera di Corgi (art.479) molto particolare, ospitato in una scatola rotonda in metallo – di quelle utilizzate per conservare le pellicole, con etichette autoadesive che recano la dicitura \”Universal Commercial Films, Universal City, California, 91608\”. Si tratta di un promozionale direttamente commissionato alla Corgi oppure di un modello acquistato sul mercato e modificato dalla Universal Commercial Films? In quanti esemplari e per quale particolare occasione? Difficile dire. Sta di fatto che modelli di questo tipo ce ne sono in giro diversi, ed è sempre complicato ricostruirne l\’origine e l\’utilizzazione, a meno di non ricorrere a fonti dirette, che restano alquanto rare.

24H Series al Mugello: un modo molto valido di fare endurance

Si apre al Mugello la 24H Series organizzata dall\’olandese Creventic. Si tratta di una serie endurance per vetture GT e Turismo che si articolerà in cinque tappe: Mugello, Spa (19-20 aprile), Brno (23-25 maggio), Portimao (5-7 luglio) e Barcellona (30 agosto-1 settembre), con gare da 12 e 24 ore. Parallelamente, si svolgerà un campionato simile in circuiti europei ed extraeuropei (Dubai, già disputata a gennaio), Portimao, Barcellona e COTA (Circuit of the Americas). La serie torna al Mugello dopo un anno di assenza, e le 12 ore di gara saranno divise in due tronconi: tre ore venerdì e nove ore sabato. La 24H Series si compone di otto classi, come segue:
GT classe A6 (vetture GT3)
GT classe 991 (Porsche 911, tipo 991-I 3800cc Cup e 991-II 4000cc Cup)
GT classe SPX (special cars con rapporto peso/potenza di 2,5-2,9kg/HP per 400-500HP)
GT classe SP2 (special cars con rapporto peso/potenza di 3,0-3,4kg/HP per 350-450HP)
GT classe GT4 (per vetture omologate in GT4)
Turismo classe TCR
Turismo classe SP3 (special cars con rapporto peso/potenza di 3,5-4,0/HP per 300-400HP)
Turismo classe Cup1 (BMW M240 Racing Cup)
Turismo classe A3 (vetture aspirate da 2000 a 3500cc e turbo da 1650 a 2000cc)
Turismo classe A2 (vetture aspirate fino a 2000cc e turbo fino a 1650cc)
Pubblichiamo una gallery della prima sessione di prove libere svoltasi stamani.

La Ritmo Gruppo 2 e l\'1/18, un esempio come tanti della guerra in corso…

Per il mese di aprile, OttOmobile ha annunciato l\’apertura dei preordini della Fiat Ritmo Gruppo 2 di Bettega al Rally di Montecarlo 1979, scala 1:18. Un modello che non suona nuovo, eh? In effetti giusto qualche settimana fa, un artigiano italiano aveva commercializzato un kit in resina proprio dello stesso soggetto, seguito a ruota da Laudoracing che non aveva perso tempo per annunciare l\’uscita (nel corso del 2019) della stessa identica vettura. Ora arriva OttOmobile, che verosimilmente, col modello disponibile in maggio, brucerà Laudoracing che forse aveva previsto questa produzione proprio per spiazzare la concorrenza. Questo è giusto un esempio della guerra in corso sugli 1:18, principalmente fra produttori basati in Europa con maestranze orientali. Fra annunci e anticipazioni, la sfida è aperta. I soggetti ancora inediti non mancano, ma certi temi come appunto la Ritmo Gruppo 2 debbono scatenare appetiti di chi sa benissimo che sbagliare un colpo può significare andare in crisi e perdere terreno nei confronti dei rivali. La clientela stessa di modelli di questo tipo è spesso impaziente, critica fino all\’inverosimile (salvo poi tollerare compromessi tecnici che gridano vendetta al cielo), litigiosa e fondamentalmente tirato sui prezzi. Con un prezzo inferiore ai 70 euro, la Ritmo di OttOmobile andrà a ruba. Varrà forse la pena recensirla al suo arrivo.

Istruzioni per l\'uso: come vendere la propria collezione di obsoleti (parte 3)

Nei due articoli precedenti di questa serie di mini-guide (consultabili a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/search/label/Le%20guide%20di%20Grandiepiccoleauto) abbiamo dato alcune indicazioni sulle possibilità di vendita di modelli obsoleti di un certo valore, con consigli di massima e la disamina dei maggiori siti che possono acquistare lotti o singoli pezzi, oppure vendere direttamente su commissione, per conto del cliente. In un articolo avevamo già cominciato ad affrontare il tema delle case d\’asta con sistema di vendita on-line, come la francese Collectoys.

Home page di Wallis & Wallis. 

 In questa terza parte parleremo di qualche realtà britannica, che può costituire una valida alternativa ai sistemi già suggeriti. Da diversi decenni, le case d\’asta inglesi si sono costruite una solida reputazione anche nella vendita di modelli d\’antiquariato. In particolare, ce ne sono tre che si sono particolarmente distinte: Vectis, Warwick&Warwick e Wallis&Wallis. Vectis, probabilmente, è la più conosciuta, anche per i suoi bei cataloghi (disponibili anche in versione cartacea) e per la presenza massiccia come consulente per diverse altre pubblicazioni e ricerche storiche sul tema. Vectis maneggia decine di migliaia di pezzi all\’anno, dai classici Dinky / Corgi ai treni, dalle bambole d\’epoca a qualsiasi altro giocattolo del passato. E\’ tutto molto ben organizzato ed efficiente, e le commissioni richieste variano in funzione del valore e dell\’entità dei lotti proposti. Il rischio è quello di entrare in un sistema un po\’ impersonale, dove la mole degli articoli che passano sotto la lente degli esaminatori può generare alcuni paradossi che alla fine vanno a vantaggio esclusivo del compratore. In ogni caso bisogna tener presente che le aste sono per definizione soggette all\’alea del momento.

Vectis Auctions Ltd.: la home page. 

Se non avete soverchia fretta, l\’asta può riservare parecchie incertezze, ma va anche rimarcato come gli operatori più conosciuti possano contare su una clientela numerosissima che conosce bene le date e gli orari delle vendite nel corso dell\’anno. Come alternativa a Vectis, si possono citare altre due case d\’asta inglesi, Wallis & Wallis (www.wallisandwallis.co.uk) e Warwick & Warwick (www.warwickandwarwick.com): i primi propongono una commissione del 22%+VAT inglese (che corrisponde al 20%), mentre i secondi hanno una commissione finale, tutto incluso, del 21%. Tutte le case d\’asta offrono consulenza gratuita sul valore e sulla possibile collocazione di una raccolta all\’interno della stagione di eventi.

Home page di Warwick & Warwick. 

Se non siete sicuri dell\’effettiva rarità e del valore di una collezione, ricorrete prima alla consulenza di un esperto. In questo caso uno specialista come quelli indicati, non dovendo acquistare per rivendere, sarà in grado di darvi una valutazione realistica e onesta. Stesso dicasi nel caso di raccolte vendute su commissione: sarà interesse del venditore massimizzare il valore dei singoli articoli, e se fra questi c\’è qualcosa di particolarmente raro, non cercherà assolutamente di fregarvi come accade troppo spesso con certi speculatori, ma al contrario metterà in evidenza il pezzo proprio per ottenere il massimo possibile dalla vendita.

Un gruppo di cataloghi cartacei pubblicati da Vectis. 

E\’ sempre una pessima idea cedere una collezione in blocco, soprattutto a chi dovrà rivenderla, perché questo è il vero verso di perdere quasi tutto il capitale impiegato con grande sacrificio nel corso di anni. Nel migliore dei casi, il rivenditore furbo si terrà per sé i pezzi migliori acquistati per due soldi, rivendendo con ampio beneficio quelli peggiori o normali. Attenzione, quindi. Il terreno è minato e la prudenza non è mai abbastanza.

Gallery: Porsche 911 RSR Le Mans 2018 #91 di Spark 1:18 (18S392)

Le 911 RSR con le livree storiche di Le Mans 2018 si fanno aspettare: per il momento niente 1:43 (dovrebbero comunque arrivare nelle prossime settimane), mentre per 1:18 è appena uscita la \”pseudo-Rothmans\”, pilotata da Lietz / Bruni / Makowiecki. L\’altra, quella rosa, seguirà – si spera – a breve. Intanto Spark ha annunciato le due versioni anche in 1:12. Sempre in tema di livree storiche, si aggiungeranno anche le due vetture della Petit Le Mans di Road Atlanta 2018, in 1:43 e nelle due scale grandi. La 911 (991) RSR LMGTE in scala 1:18 di Spark è già nota e non pubblicheremo una recensione dettagliata. Basterà questa gallery per mettere in evidenza i tanti pregi di questo modello, che probabilmente molti acquisteranno quando uscirà con la livrea rosa della vettura vincitrice di classe a Le Mans l\’anno scorso. In ogni caso questo modello è in vendita a un prezzo competitivo a questo link:
https://www.geminimodelcars.com/listing/691815429/porsche-911-rsr-lmgte-pro-2nd-in-class

GTO bresciana: la 4675GT di Oddone Sigala, un modello Remember

Carrozzeria \”tetto lungo\”: una caratteristica della
Ferrari 250 GTO telaio 4675GT ricarrozzata dopo
l\’incidente al Tour Auto 1963. 

Remember Models ha recentemente realizzato una versione poco conosciuta della Ferrari 250 GTO 64 telaio 4675GT. Come molti sapranno, la 4675GT ricevette la carrozzeria stile 1964 dopo un incidente al Tour Auto nel 1963 con Fossati/Francolini. Dopo diverse gare con altri piloti nel corso del 1964, nel mese di luglio di quell\’anno passò a Oddone Sigala, dove ricevette la targa BS-157747. Sigala debuttò con questa vettura al Circuito Stradale del Mugello, per poi disputare altre corse in circuito e in pista. La versione Remember si riferisce alla 1000km di Parigi, corsa a Montlhéry l\’11 ottobre 1964, dove lo stesso Sigala e Edoardo Lualdi-Gabardi ottennero un dodicesimo posto assoluto. Nell\’autunno del 1964 la vettura fu poi ceduta a Vincenzo Nember. Il modello Remember si caratterizza per tutti i più recenti aggiornamenti di questa produzione, a cominciare dai cerchi modello W15, provvisti di gallettoni in alluminio con il corretto orientamento. La produzione è estremamente limitata. Il modello è in vendita a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/692548853/ferrari-250-gto-64-4675gt-1000km-paris

Lo sponsor Amoco caratterizzava la GTO di Oddone Sigala. 
La GTO telaio 4675GT fu targata Brescia nel luglio \’64. 

Abarth il mito dello scorpione. Autosprint Gold Collection vol.2

E\’ in questi giorni nelle edicole il secondo quaderno dell\’Autosprint Gold Collection, la speciale serie dedicata ad alcuni aspetti di grande impatto dell\’automobilismo sportivo. Dopo la prima uscita, dedicata ai settant\’anni di Niki Lauda, è la volta di un\’altra celebrazione dei settant\’anni, stavolta in onore del marchio Abarth. In 132 pagine (e per soli € 5,00) i lettori hanno a disposizione un ritratto dei personaggi e delle macchine più rappresentative dello Scorpione. La figura di Carlo Abarth è ben tratteggiata attraverso la ristampa di articoli dell\’epoca e di vari contributi moderni. Stesso dicasi per piloti quali Arturo Merzario, ma anche per il meno conosciuto (ma non meno importante) Guido Scagliarini, tanto per citare uno dei nomi più rappresentativi dell\’automobilismo del periodo delle origini del marchio. La storia e le storie ci sono; nulla di eccezionale, ma per lo meno decoroso, anche per chi non ha sotto mano gli Autosprint degli anni sessanta e settanta. E\’ ben raccontato un periodo chiave della storia di Abarth, quella del passaggio alla Fiat, ufficializzato nel 1971. Anzi, proprio questo aspetto è sviscerato in modo soddisfacente. Particolare non trascurabile, la storia arriva ai giorni nostri, con la descrizione delle Abarth dopo Carlo Abarth (per parafrasare un bel libro scritto da Sergio Limone qualche anno fa). Si passa quindi dai rally degli anni settanta ormai sotto l\’egida della Fiat, per arrivare alle vicende anni novanta e primi anni duemila che non sono abbastanza antiche per scatenare particolari emozioni e non sono ormai abbastanza recenti per dar vita a ricordi freschi: insomma, un periodo dell\’automobilismo che per ragioni storiche è ancora nel limbo e paradossalmente è meno conosciuto perché ancora poco… studiato! Succedeva la stessa cosa con gli anni sessanta negli anni settanta, e negli anni ottanta col decennio precedente. Oltretutto, essendo il periodo 1995-2005 un\’era a cavallo della diffusione di massa di Internet e della fotografia digitale, le immagini di questo speciale Autosprint relative alle varie Panda, Punto e Stilo rally sono particolarmente utili e interessanti. La storia si chiude coi giorni nostri, trattando dei vari monomarca e delle varie attività sportive promosse dall\’Abarth attuale.

Uno strumento di consultazione per chi voglia saperne di più sull\’Abarth del passato, su cui ormai esistono peraltro innumerevoli pubblicazioni, alcune molto valide, altre parecchio meno, ma paradossalmente questa pubblicazione sarà di particolare utilità per chi desideri un rapido riassunto su argomenti più recenti ma che – come si è già detto – non sono ancora entrati di diritto nella storia dell\’automobilismo per mancati raggiunti limiti di età e che all\’epoca di Internet non erano già più di attualità per apparire nelle varie cronache e gallery dei siti: tanto per fare un esempio, potremmo citare il Trofeo Fiat 2000, la Punto del Mondiale Junior, la Stilo Abarth, la Panda Trofeo, la Punto IRC, il Trofeo Selenia, la 500 Abarth 500 R3T o la Formula Abarth.

Troppi nomi, troppe sigle? Bene, questo Autosprint Gold fa per voi. E in più ripercorrerete la gloriosa storia di un marchio che per fortuna è ancora vivo nonostante in passato sia stato fatto di tutto per cancellarlo dalla memoria. Ma, come diceva Carlo Abarth, \”sono fiero di aver creato questo nome che solo con l\’ignoranza potrà essere dimenticato\”. D\’ignoranza ce n\’è stata parecchia, ma grazie al cielo non abbastanza per fare danni irreparabili, com\’è invece accaduto con altri marchi.
Appuntamento ad aprile col terzo numero, dedicato al venticinquesimo anniversario della
scomparsa di Ayrton Senna.

Rassegna stampa: Model Collector, n.382 (marzo 2019)

Leggevo regolarmente Model Collector all\’inizio degli anni novanta. Era una rivista che arrivava regolarmente da Tron a Milano, ma la si poteva trovare anche altrove in Italia. Preferivo Modelauto Review (ancora più \”inglese\”), ma anche MC costituiva un utile strumento d\’informazione su produttori e realtà che era difficile conoscere in quegli anni in cui il mondo era ancora offline. Model Collector era stato fondato nel 1987 e ospitava anche una selezione di articoli storici su modelli obsoleti, alternati a recensioni piuttosto puntuali su modelli che nel resto d\’Europa non godevano magari di grande fortuna, come gli EFE, ma che nel Regno Unito erano molto popolari e seguiti. Model Collector esiste tutt\’oggi, e nella zona di Firenze, tanto per fare un esempio, si può trovare nella fornitissima edicola all\’interno del centro commerciale I Gigli non lontano dalla zona di Prato-Calenzano. Cos\’è rimasto del vecchio spirito di Model Collector e più in generale delle riviste britanniche? Modelauto Review non esiste più, per non parlare della più inglese di tutte, Pit Road che fu la prima a lasciare la compagnia – e anche parecchio presto.

Per gli amanti del genere direi in primis la grafica: qualcosa, ancora oggi, si è salvato, anche se i contenuti non sono più approfonditi come un tempo. Va comunque ricordato come Model Collectors, di tutte le riviste inglesi, fosse la più europea, almeno come approccio, stile degli articoli e criteri di giudizio, pur conservando comunque una qualche aura isolana. Oggi è ancora abbastanza così: dicevo della grafica, ancora inconfondibile (così come si riconoscerebbe da lontano una rivista nipponica, anche se fosse scritta con i nostri caratteri). Piuttosto puntuale, competente, chiara, Model Collector costituisce una lettura alternativa per chi voglia avere uno sguardo su mondi collezionistici lontani dal nostro.

Certo, l\’influenza degli inserzionisti si fa sentire: Oxford Diecast è uno degli sponsor della rivista, e le piccole recensioni in apertura risentono notevolmente di questo. Non mancano comunque recensioni molto competenti e approfondite, come quella, nel numero di marzo, sulla Volvo P1800 in 1:18 di DNA Collectibles. Simpatica anche la disamina storica sui Matchbox e sull\’effettiva apparizione del caratteristico nome-logo sui fondini nel corso dei due-tre decenni di maggior gloria del marchio. Oggi Model Collectors fa parte di Mytimemedia Ltd. e in Inghilterra ha un prezzo di copertina di GBP 4,35. Maggiori informazioni sulla rivista potranno essere reperite sul sito www.modelcollector.com.