Un Enzo Ferrari in scala 1:18 da Le Mans Miniatures

Disponibile da Le Mans Miniatures un figurino in scala 1:18 di Enzo Ferrari. In resina, dipinto a mano, raffigura un Ferrari anni 50-primi 60, appoggiato a un muretto, intento a leggere un giornale sportivo, Motori nel mondo. Per l\’ambientazione ci si è ispirati a una foto dell\’epoca, e il risultato è piuttosto riuscito anche se i tratti somatici di Ferrari non sono stati rappresentati a dovere. Altri figurini di Le Mans Miniatures, come Fangio, Hunt, Siffert, Ickx o Pescarolo sono meglio riusciti sotto questo aspetto.

In ogni caso l\’insieme è di buona qualità, compreso il giornale, riprodotto in lamierino con le pagine tampografate; Ferrari ha gli occhiali con le lenti in acetato e l\’ambientazione è corretta. Con la diffusione della scala 1:18, questo sarà sicuramente un articolo ricercato dai collezionisti. E quando si tratta di Ferrari…

Fiat 124 Spider di Mondo Motors: una scelta economica

La Fiat 124 Spider è già uscita presso marchi prestigiosi come BBR, che ne hanno ricavato riproduzioni molto belle e a costi tutto sommato accettabili vista la qualità dell\’esecuzione. Attendendo poi l\’Abarth della stessa BBR, la versione \”cattiva\” della 124 è disponibile nel catalogo di True Scale Miniatures. A questi modelli dettagliati si aggiunge un\’alternativa di tutt\’altro segno, caratterizzata da un prezzo bassissimo (si trova a € 2,50 nelle Coop e altrove) e da una carrozzeria in plastica montata su una base in zamac. Accanto ai normali modelli in metallo, Mondo Motors ha diverse referenze in plastica e anche per la 124 Spider è stata scelta questa soluzione.

Le carrozzerie di questa serie si contraddistinguono per un aspetto ancora più povero rispetto alle riproduzioni in zamac, anche perché in questo caso la colorazione del materiale dà una finitura lattescente che in certe tonalità risulta alquanto giocattolesca. Il bianco della 124 Spider, per fortuna, non è fra i colori peggiori e in questo caso l\’effetto non è eccessivamente plasticoso. Le forme del modello sono corrette, visto che i produttori si avvalgono delle matematiche fornite direttamente dalle case.

I gruppi ottici,in plastica, sono riportati, e gli interni sono riprodotti con sufficiente definizione. I marchi Fiat sul cofano e sul portabagagli sono tampografati. Più che accettabile è il parabrezza con i tergi stampati e la cornice color alluminio. Il punto debole sono le ruote, di diametro troppo generoso e con gomme (in un pezzo unico col cerchio) troppo largo. In ogni caso questa 124 Spider resta per il prezzo un modello decoroso, che potrà costituire una valida base per elaborazioni di vario tipo.

Le 24 Heures du Mans, les années légendaires (années 50-80), un libro di Joël Béroul

Libri sulla 24 Ore di Le Mans continuano a uscirne, più o meno belli, più o meno interessanti, più o meno utili. Questo volume, pubblicato da Ouest-France qualche settimana fa, è un esempio di come si possa ancora fare qualcosa su una corsa come la 24 Ore conservando un\’originalità che dovrebbe sempre contraddistinguere ogni titolo che esce. Si tratta di un ritratto della gara, attraverso le immagini inedite di Henri Béroul, fotografo storico a Le Mans che cessò l\’attività nel 1979 dopo aver aperto un negozio nel centro della capitale della Sarthe che col tempo diventò un punto di riferimento per gli appassionati. In questo libro, scritto dal figlio, la storia di Henri Béroul s\’intreccia con la storia della gara, attraverso immagini di grande interesse anche documentario. Il libro è diviso per temi, abbracciando piloti, scuderie, momenti, usi e costumi della 24 Ore. 


Una girandola di auto, di anni, di particolari che sanno essere importanti nella settimana in cui Le Mans diventa la capitale del mondo sportivo automobilistico. Il pregio di una pubblicazione come questa è il saper descrivere quanto diversa è la 24 Ore, che conserva tutt\’oggi un carattere imprescindibilmente \”glocal\”. Suggestive le foto d\’ambiente di fine anni settanta in cui si apprezza il lento passaggio da un periodo all\’altro delle corse, in cui l\’antico non aveva ancora fatto definitivamente spazio al moderno. Anche il piccolo negozio di Béroul era così, esattamente come Manou al Passage du commerce e altre piccole-grandi istituzioni che hanno fatto sì che andare a Le Mans fosse sempre una festa, parafrasando il testo di una celebre canzone. Questo libro è consigliabile a tutti, compresi quelli che su Le Mans hanno una biblioteca già bella completa.

La Porsche 919 e suoi record: se questo è perdere smalto…

Dopo il ritiro dal WEC avvenuto alla fine del 2017, la Porsche ha avviato un programma denominato 919 World Tour, incentrato sul tentativo di battere i record sul giro dei più famosi circuiti mondiali. 

La 919 viene presentata ufficialmente al Salone di
Ginevra del 2014, prima di debuttare alla
6 Ore di Silverstone (foto David Tarallo)

La notizia non è certo fresca, ma ancora abbastanza fresco è il tentativo – riuscito – di migliorare sulla Nordschleife del Nuerburgring lo storico record che apparteneva a Stefan Bellof sulla 956 Gruppo C. Anche questo lo sanno anche i muri, ma si sono propagate come le onde di un maremoto i commenti sul web dei cosiddetti esperti e dei giudici supremi, soprattutto su Facebook e vari forum dove ovviamente vige la più becera regola dell\’uno vale uno e il più spelacchiato leone da tastiera che passa di lì può aspirare alla stessa autorevolezza di un Norbert Singer o di un Wolfgang Ullrich, tanto per rimanere nel Gruppo tedesco…
919 tribute: la Porsche 919 si concede un anno
all\’insegna della prestazione pura. 

La Porsche 919 in versione sperimentale, senza i lacci e lacciuoli del regolamento LMP1 ha polverizzato ogni record, prima a Spa, poi al \’Ring. Apriti cielo. Soprattutto per il record in Germania, la Porsche è stata tacciata di antisportività o di autocelebrazione velata di codardia. Il record di Bellof – si dice – era stato ottenuto con una vettura ottemperante a una normativa tecnica ben precisa, all\’interno di una gara certificata dalla federazione internazionale e valevole per un campionato del mondo. D\’accordo. Ma l\’iniziativa di quest\’anno legata alla 919 non è assolutamente un\’offesa alla classe di un pilota come Bellof, né alla validità di una fantastica vettura quale fu la 956 degli anni ottanta. 

La 919 in configurazione record, impiegata
quest\’anno nel world tour di congedo. 

Più semplicemente, vuole essere il coronamento di quattro anni agonistici in cui la 919 ha vinto tutto quello che c\’era da vincere in gare vere, e oggi la Porsche sfrutta giustamente a livello pubblicitario i successi raggiunti. Alla casa di Stoccarda si rimprovera di pestare sul pedale della pura propaganda. E anche se così fosse, non sono anche le corse stessa una sorta di propaganda? Anzi, esse costituiscono la più facile delle pubblicità, e questo l\’aveva capito anche uno come Enzo Ferrari. Del resto i record in solitario sono sempre esistiti, basti pensare ai primati ottenuti da Mark Donohue a Talladega con la Porsche 917/30 che aveva dominato la Can-Am. Si tratta di due discipline diverse, ognuna dei quali offre motivi d\’interesse e di discussione tecnica. Del resto c\’è chi come Peugeot e Toyota ha fatto parlare di sé per una-due stagioni prima di mettere una macchina in pista, dopo la presentazione di più o meno probabili manichini: se non hai il DNA vincente, l\’anno migliore è quello in cui annunci l\’avvio di un programma sportivo e la stampa ti segue nei test privati dove ovviamente nessuno può torcerti un capello. Peugeot, poi, ha vinto a Le Mans una volta su cinque con la tanto decantata 908 e Toyota quest\’anno contro nessuno, dopo una serie impressionante di figuracce in mondovisione. 



Si lasci allora la Porsche utilizzare a livello mediatico il proprio successo, dopo aver conquistato tre 24 Ore di Le Mans consecutive, dopo aver sfiorato il colpaccio già alla sua prima partecipazione nel 2014. Evidentemente il primato tecnologico della Porsche deve far rabbia a qualcuno se, come ho letto su un forum, essa avrebbe \”perso smalto dopo l\’uscita della Cayenne\”. Ma di cosa stiamo parlando? Al di là del disgusto che provo verso ogni forma di SUV, la Porsche è stata una delle primissime marche a credere nel potenziale economico di questo tipo di veicoli, molto, ma molto prima che lo facessero ad esempio le nostrane Alfa Romeo e Maserati (tranquilli, fra un paio d\’anni vedrete pure il SUV della Ferrari, non manca tanto). Dunque, perdere smalto dopo l\’uscita del Cayenne. Vediamo cosa è successo, dopo l\’uscita del Cayenne: Porsche ha vinto una 24 Ore di Daytona con una GT, impresa riuscita quasi a nessuno, ha tirato fuori la RS Spyder di LMP2, che tra l\’altro si è aggiudicata la 12 Ore di Sebring nel 2008, presenti i più forti team di LMP1 e di LMP2 di allora, e poi è finalmente tornata nella categoria di vertice con la 919 Hybrid. A latere, numerosissimi sviluppi delle varie RSR di classe GT, che sono da sempre in cima alle classifiche, BoP o non BoP. Del resto una marca che ti tiene in piedi il mondo delle corse, qualche vantaggio regolamentare riesce ad accaparrarselo. L\’automobilismo sportivo è anche politica, e una Ferrari che oggi si lamenta del BoP per la propria 488 GTE ha forse la memoria corta e sicuramente anche la coscienza sporca per tanti episodi del passato sui quali non è neanche più opportuno ritornare. Beh, comunque, se \”perdere smalto\” significa vincere tutto quello che c\’è da vincere, con soluzioni sempre raffinate e con un\’organizzazione seconda a nessuno, sapete che vi dico? Vi auguro di perdere smalto esattamente come ha fatto la Porsche dall\’uscita del Cayenne. 

Qualche idea originale: i figurini in 1:18 di Le Mans Miniatures (Juan-Manuel Fangio)

Fotoincisioni per i laccetti del casco e superfici
in acetato per gli occhialoni. Il Fangio di LMM è
piuttosto simpatico. 

Dei figurini in 1:43 prodotti da Le Mans Miniatures ci siamo già occupati in questo blog, e non del tutto in termini lusinghieri, visto il loro carattere un po\’ troppo industriale. Ma spesso è questione di gusti, e l\’azienda che ha sede vicino a Le Mans (ma che produce in Cina secondo logiche abbastanza simili a Spark) ha altre frecce al proprio arco, come una simpatica serie di figurini in 1:18, rappresentanti diversi personaggi importanti della storia dell\’auto. Alcuni sono fuori produzione, ma altri sono disponibili e via via se ne aggiungono sempre di nuovi. Di recente si è visto un Enzo Ferrari che legge il giornale (per la verità non troppo convincente), mentre a qualche tempo fa risale la realizzazione di un Juan Manuel Fangio anni cinquanta che come somiglianza somatica e come aspetto generale è uno dei più realistici.

Prevista per settembre l\'uscita della 16ma edizione della guida Ramsay\'s


Uscirà a fine settembre la sedicesima edizione della guida Ramsay\’s, la cui ultima versione risale al 2015. La Ramsay\’s è una delle guide più autorevoli nel campo dei diecast; questo libro tiene conto di tutte le produzioni diecast britanniche, con dati aggiornati sulle varianti emerse sul mercato e con i risultati delle più recenti vendite. La guida si può acquistare su www.ramsayspriceguide.com . Alla sua uscita le dedicheremo una recensione approfondita. 

Come le vedevano: una vignetta per la borsa di Woluwe, novembre 1981

Ancora all\’inizio degli anni ottanta, fra i collezionisti serpeggiava una certa frustrazione per la mancanza di soggetti interessanti che i produttori di diecast avevano completamente ignorato e che gli artigiani non avevano ancora inserito nei loro programmi. A proposito di diecast, alcune case come Gama, Schuco, Schabak, andavano specializzandosi in modelli più vicini alla realtà, grazie anche ad accordi con le case ufficiali. Solido, protagonista per tutti gli anni settanta a fianco delle declinanti Corgi e Dinky, iniziava ad accusare il peso della crisi, mentre la rivoluzione dei diecast più dettagliati come i Vitesse era ancora di là da venire.

Oggi i vari Politoys, Solido, Dinky e Corgi degli anni sessanta sono ricercati dai collezionisti di obsoleti, che riescono ad apprezzarli per quello che erano, ossia dei giocattoli, per quanto ben costruiti. Gli appassionati di modellismo dell\’epoca, invece, quelli che montavano i kit e apprezzavano le varie produzioni di punta, vedevano in ciascuno di questi modelli un\’occasione perduta. A livello di diecast c\’era già Brumm, che tuttavia alternava riproduzioni ottime ad altre decisamente scadenti; c\’era Rio, c\’era stata Dugu, ma il periodo preso in considerazione (1900-40 circa) non era in grado di soddisfare le richieste di chi puntava soprattutto sugli anni recenti o sull\’attualità. Nel catalogo di una delle famose borse di scambio di Woluwe (Bruxelles) apparve una buffa vignetta ad opera di un grafico locale che testimoniava la rabbia con la quale i collezionisti potevano accogliere qualche riproduzione decisamente… fuori parametro. Ce n\’è per tutti i gusti, dalla Ford GT40 di Solido (caratterizzata da tutti i dettagli del cofano riprodotti da una semplice decal) alla Ferrari 500 della Brumm, paragonata a un\’Auto Union, dalla ridicola Porsche Carrera RSR Turbo di Shinsei alla Lotus Europa di Politoys.  
Gli occhi per giudicare i collezionisti li avevano anche allora. Alcuni di quei modelli presi in giro in quella vignetta hanno avuto nel tempo la loro rivincita, ma chi desiderava una riproduzione fedele al prezzo competitivo senza svenarsi con uno speciale avrebbe dovuto attendere ancora diversi anni…

Le Mans Miniatures e la Mirage Renault GR8 di Le Mans 1977

Le Mans Miniatures continua la produzione di modelli slot in 1:32 particolarmente dettagliati. Sono molti i collezionisti che acquistano questo tipo di prodotti per semplice esposizione. Dopo la Porsche 917 Kremer del 1981, è la volta della Mirage Renault GR8 di Le Mans 1977, disponibile nelle due versioni di Leclère/Posey e Jarier/Schuppan. Le differenze fra una versione e l\’altra, come gli specchietti retrovisori e alcuni particolari delle livree sono state rispettate. L\’uscita delle due Mirage del 1977 è stata per Le Mans Miniatures anche l\’occasione per rimettere in produzione la vettura vincente a Le Mans nel 1975 con Ickx e Bell. 

Focus su: Renault Dauphine 1093 (1962) di Milezim

La gamma Milezim è la più recente innovazione nella vasta offerta che fa capo a Spark. L\’idea nasce dall\’esigenza di tagliare al massimo i costi, e lo si è fatto in due modi: razionalizzando i metodi di produzione e tagliando un passaggio nella filiera della distribuzione. Per quanto riguarda il primo punto, i metodi di produzione, si è scelta la strada del 3D anche per lo stampaggio dei singoli pezzi e non solo per la fase di prototipazione; quanto alla filiera, i modelli Milezim vengono venduti direttamente dalla rete commerciale di Spark, vale a dire la BAM, senza passare né da importatori né da distributori. Il prezzo di vendita è così sceso a 39 euro, per modelli in resina di ottima qualità, che poco hanno da invidiare alle riproduzioni della serie \”maggiore\”. La scelta cadrà su soggetti – per ora – non da competizione, che non presentino quindi livree particolarmente complesse. Anche se contraddistinta dal numero di catalogo Z0001, la Renault Dauphine 1093 di questo thread non è stato il primissimo modello a uscire, visto che è stato preceduto da un paio di Peugeot che avevamo a suo tempo presentato in anteprima in questo blog.

Gli appassionati di storia conoscono bene le vicende della 1093, una vettura che ha fatto da spartiacque fra la generazione delle 4CV sportive e tutta la saga R8-R12 Gordini. Il modello è di fattura semplice ma accurata, le forme sono corrette e tutto è stato realizzato con una buona attenzione ai particolari. Scritte, fregi e contorni vetro cromati aggiungono un tocco di realismo; in fotoincisione sono i tergicristalli e le targhe.

Molto validi i cerchi, il finissimo volante e la selleria, con i corretti motivi simil-scozzesi. Avendo visionato alcuni esemplari, possiamo dire che il controllo qualità su questi Milezim non è ancora al livello attuale degli Spark: alcuni esemplari mostravano imprecisioni nell\’applicazione dei fregi cromati laterali, altri avevano già perso i tergicristalli, incollati con troppa \”leggerezza\”.

A parte questo, la serie Milezim è in grado di porsi in una fascia di prezzo assolutamente concorrenziale, con una qualità nettamente superiore rispetto a modelli che costano appena 8-10 euro in meno. Vedremo se i successo arriderà a questa idea, che dimostra come Spark si stia guardando intorno alla ricerca di nuove strade e nuove soluzioni.

La scomparsa di Passion43ème

Qualcuno ha già notato come la cessazione delle pubblicazioni di Passion43ème, rivista francese della quale ci siamo sempre occupati in sede di rassegna stampa, fosse nell\’aria. Nata con le migliori intenzioni, Passion43ème aveva provato a riproporre una formula che in tempi meno recenti era stata quella di Argus de la Miniature: una combinazione fra attualità e storia che per un certo periodo – il primo – aveva funzionato, se non altro a livello di qualità dei contenuti. Poi era subentrato, a dar man forte economicamente, il gruppo di Minialuxe, e da quel momento la qualità del prodotto era andata progressivamente diminuendo. Passion43ème era diventata una rivista sempre più banale, con dei contenuti dettati più da scelte commerciali che non da una volontà giornalistica di proporre qualcosa di valido e originale. Uno dei pochi a tenere botta era stato Patrick Dufour ma era ormai evidente che Passion43ème aveva il tempo contato, limitato alla continuazione dell\’appoggio da parte di Minialuxe. Gli errori classici di altre riviste, ha fatto notare Vincent Espinasse dell\’Autojaune, sono stati ripetuti tutti, e in questo caso non si tratta di chiusura per mancanza d\’interesse del pubblico (quella c\’è a prescindere, ma altre riviste continuano a esistere) ma proprio per mancanza di spinta vitale. Così com\’era diventata, Passion43ème difficilmente potrà essere rimpianta. Ora si parla di una continuazione sul web, ma le possibilità di ricollocarsi in modo valido su Internet per una testata che aveva fatto della diffusione tradizionale uno dei suoi motivi di orgoglio paiono piuttosto limitate.