Inestimables Dinky Toys, Argus 2019-2020 di Stéphane Brochard

Alla fine del 2018 ha visto la luce l\’edizione 2019-2020 della popolare guida di Stéphane Brochard sui Dinky. \”Inestimables Dinky Toys Argus 2010-2020\”, disponibile direttamente sul sito delle Editions LVA (www.la-boutique.com), presenta alcuni aggiornamenti rispetto all\’ultima edizione, uscita nel 2017. Le foto passano da 1750 a 1870, e le quotazioni registrate da 5664 a circa 6000. Tutta la produzione Dinky è catalogata, ma attenzione: si tratta di repertori parziali, che non riportano la totalità dei colori e delle varianti conosciute, ma solo i risultati effettivi delle vendite, relativi al periodo 1999-2018. Ci troviamo quindi di fronte a uno strumento di consultazione pratica che fornisce di solito una doppia quotazione, da una minima a una massima con i mesi della registrazione della vendita. Una guida di questo genere va consultata insieme all\’inglese Ramsay\’s, anch\’essa basata su risultati reali, ma più completa ed enciclopedica. Ci si potrebbe chiedere quale sia l\’utilità di uscire con un nuovo Argus a poco meno di un anno di distanza dall\’edizione 2017: in effetti le novità sono tutt\’altro che sconvolgenti, i risultati sono stati quando possibile aggiornati e qualche stranezza vista durante l\’ultimo anno ha trovato posto nelle 386 pagine del volume. Qua e là, qualcosa di importante si trova e chi desideri tenersi aggiornato sulle tendenze del mercato farà bene ad aggiungere anche questo volume (che costa € 25,00) alla propria biblioteca. Come in altre edizioni, i modelli fabbricati in Sudafrica si trovano alle referenze corrispondenti delle produzioni principali (ad esempio, la Triumph Spitfire la reperite sotto il numero di catalogo 112 dei Dinky britannici), quando forse sarebbe stato più opportuno riservare loro un capitolo specifico. E\’ stata per fortuna ampliata abbastanza la sezione dedicata ai Nicky Toys indiani, che in questi ultimi due-tre anni sono apparsi più volte in vendita grazie allo smantellamento di un paio di importanti collezioni, facendo emergere tra l\’altro varianti di colore poco o per nulla conosciute.

Poco o nulla sulle varie prove di colore o prototipi: con l\’avvento del web i dati si sono moltiplicati e anche la possibilità di incrociarli ricreando non di rado l\’esatta genesi di un modello, incluse le possibili indecisioni del fabbricante (leggere ad esempio il recentissimo contributo del blog dell\’Auto Jaune giusto su un paio di Dinky, la spazzatrice LMV e la gru Salev: https://autojauneblog.fr/2019/03/ ). In considerazione di questo, le pubblicazioni in carta rischiano di farsi venire il fiatone a cercare di tener dietro ad un mondo che si evolve praticamente tutti i giorni. Fino a venti, trent\’anni fa, un Dinky era un Dinky: non si faceva gran ché caso a certe varianti che invece col tempo si sono rivelate fondamentali nella datazione precisa e anche nella determinazione della rarità.

Ovviamente tutto dipende da quanto si voglia entrare nello specifico, e anche per quanto riguarda modelli dalla storia semplice e lineare, si scoprono risvolti che possono portare abbastanza lontano nelle ricerche. E – sia detto tra parentesi – è anche questo il bello di collezionare modelli di antiquariato: cercare di classificarli con criteri storici, magari approfondendo il loro legame con le vicende industriali ed economiche della fabbrica stessa.

Mission Winnow e le licenze: le Ferrari Formula 1 di Looksmart senza il logo

Non finisce di far discutere la presenza di Mission Winnow sulle Ferrari Formula 1 e si direbbe che in piccolo la querelle continui anche con i modelli in scala. E\’ stato annunciato oggi che due prossime novità di Looksmart in 1:43 e in 1:18, relative alla SF71H vittoriosa al GP degli Stati Uniti 2018 con Kimi Raikkonen uscirà priva dei loghi MW. Ecco le foto dei modelli come usciranno sul mercato.

Scala 1:43, art. LSF1018
Scala 1:18, art.LS18F1018

Come eravamo: Storia dell\'automobile nel modellismo

Molti ricorderanno ancora i volumi \”I documentari\” dell\’Istituto Geografico De Agostini di Novara. Si trattava di guide di una sessantina di pagine, che spaziavano dai francobolli alla pesca subacquea, dai gatti agli uccelli canori, passando per i castelli dell\’Alto Adige, le conchiglie da collezione, gli insetti, Paestum, le armi da caccia e una varietà di argomenti degni dei quiz della Settimana enigmistica. Pubblicate tra la fine degli anni sessanta e l\’inizio degli anni settanta, queste guide avevano un ruolo oggi inconcepibile; all\’epoca contribuivano realmente all\’informazione di base su tutta una serie di tematiche allora popolari. Il volume numero 36, uscì nell\’ottobre 1971 e fu dedicato all\’automodellismo. Il titolo rispecchiava il carattere enciclopedico dell\’opera: Storia dell\’automobile nel modellismo 1769-1934. \”1769?\”, si potrà chiedere qualcuno. Sì, perché la disamina iniziava dal carro a quattro ruote ideato dall\’ingegnere francese Nicolas Cugnot…
Il libro era curato, quasi inutile dirlo, da quell\’istituzione che era Edoardo Massucci, e il tutto era a cura del Club delle Quattroruotine. Ho ritrovato questo volume stamani a un mercatino paesano, e a 5 euro era impossibile lasciarlo sul banco. Introduzione di 14 pagine, seguite da una cinquantina di pagine con foto a colori riproducenti modelli in vari materiali e scale, fino al 1934 (chissà poi perché 1934 e non 1938, 1948, 1960 o piuttosto 1965: misteri del passato). Ciò che colpisce è quello che a volte nel blog ho rilevato a proposito del collezionismo di quel periodo: la mescolanza delle scale e dei soggetti, derivata ovviamente dalla relativa scarsità delle uscite, che imponeva ai collezionisti di passare dall\’1:43 dei modelli diecast già pronti alla 1:32 o 1:24 dei kit in plastica.

Nell\’introduzione, la distinzione fra modelli di serie e modelli artigianali si riferiva poi a una bipartizione fondamentale che vedeva diecast e kit in plastica da una parte (accomunati dal far parte di una produzione in ogni caso industriale) e i modelli autocostruiti dall\’altra: per intenderci, quelli dei vari Conti, Da Corte, Brianza, Olive Sans e altri maestri che sovente lavoravano per le case costruttrici. Il libro è interessante non solo per l\’ambientazione delle foto, molto allegra e fantasiosa, ma anche per la presenza di pezzi oggi ormai quasi totalmente dimenticati, come i modelli 1:43 autocostruiti da Eduardo Brazao, alcune realizzazioni di Mario Grossi in 1:12 e di Silvio Morselli o di Bruno Reggiani in 1:5 per il Centro Storico Fiat.

Questo è un libro dove opere artigianali convivono con i kit Aurora, Airfix, Hubley e Monogram, i Dugu con i CIJ, i Rio (già affermatisi da qualche anno) con i Corgi, i Rami, i Solido e gli Ziss. Un bel tuffo nel passato, non solo automobilistico, ma anche (principalmente) collezionistico. All\’epoca le vetrine della maggior parte degli appassionati erano composte da modelli di questo tipo: kit in plastica montati e diecast più o meno elaborati. Se si era fortunati o abbastanza ricchi da potersi permettere un Brianza o un Conti, questo prendeva posto nella parte centrale della vetrina, magari accanto a qualche cimelio; se invece non si era abbastanza facoltosi o magari si era tecnicamente abbastanza abili, ci si arrangiava con ottone, lamierino, balsa, cartoncino e con tutto ciò che si poteva trovare in giro.

La rivoluzione dei modelli speciali stava arrivando, con i primi tentativi dall\’Inghilterra, poi seguiti dai prodotti francesi e italiani. Ma questa è un\’altra storia. Il collezionismo di fine anni sessanta-inizi anni settanta si era ormai affrancato da certe ingenuità tipiche dei decenni precedenti, ma era ancora un po\’ lontano dalle raffinatezze che avrebbero iniziato a caratterizzare i modelli anni ottanta. E\’ quest\’era di mezzo, un po\’ oscura, che di tanto in tanto riemerge da pubblicazioni o foto ritrovate. Un\’epoca in cui la comunicazione fra i collezionisti passava attraverso le riviste, i negozi, le associazioni e le pionieristiche borse di scambio. Era definito \”modellismo puro\” quello dell\’autocostruzione Il resto, almeno da qualcuno, era considerato ancora qualcosa di minor valore, destinato in fondo solo ai ragazzi, ma presto il boom dei kit e più tardi anche dei transkit su base Solido avrebbe dimostrato il contrario. Se vi capita di acquistare questo volume in qualche mercatino o libreria dell\’usato non fatevelo sfuggire: vi farà passare qualche ora di puro divertimento, con foto suggestive e testi in un bell\’italiano preciso e asciutto, tipico dello stile di Massucci.

Doppia presenza di BBR a Ginevra


Martedì prossimo aprirà i battenti il Salone di Ginevra. BBR ha annunciato la propria presenza con una vetrina allo stand 6020. Sarà quindi la seconda volta, dopo il 2018, che l\’azienda di Saronno parteciperà al salone dell\’auto di Ginevra. Contemporaneamente, uno spazio espositivo sarà approntato presso lo storico negozio Expertrains in rue de Berne 8 a Ginevra. Per l\’occasione verranno realizzati modelli in serie limitata, esattamente com\’è accaduto per Rétromobile dello scorso febbraio. 

Annunciata da Tameo la Tyrrell-Cosworth 007 GP Giappone 1976 di Hoshino

La prestazione di Kazuyoshi Hoshino al Gran Premio del Giappone 1976 al Fuji è rimasta ben impressa in chi ha una certa età. Hoshino, considerato da molti come il più grande pilota giapponese, al volante di una Tyrrell 007 iscritta da Heros Racing, si rese protagonista di una performance eccellente, terminata anzitempo a causa della mancanza di disponibilità di… nuove gomme (che erano delle Bridgestone, cosa rara per la F.1 di quel periodo). Per Hoshino, nato il primo luglio 1947, quel gran premio del Giappone era la sua prima gara in Formula 1. Fu, come tutti sanno, il gran premio del rifiuto di Lauda, che spianò la strada per il titolo al suo rivale Hunt. Nella serie Silver Line, Tameo ha annunciato per la fine di aprile un kit della 007 di Hoshino; il modello avrà le gomme da pioggia e sarà anche compresa la riproduzione del casco del pilota.

Focus su: Abarth 124 Spider di TSM Model 1:43

Si è fatta attendere parecchio: annunciata nell\’estate del 2018, l\’Abarth 124 Spider di TSM Model è finalmente disponibile in questi giorni. Sono tre le varianti di colore disponibili: San Marino 1972 black, Costa Brava 1972 red e Turini 1975 white, tutte ovviamente con i cofani in nero opaco. Iniziamo col prezzo: € 89,90 centesimo più, centesimo meno. Per un resincast possono essere parecchi, ma la gamma TSM si aggira su queste cifre anche per ragioni di royalties e di subappalti. Insomma, prendere o lasciare, ma per la qualità proposta, tutto sommato i novanta euro possono essere abbastanza giustificati. BBR, nella gamma fabbricata in Cina, propone la Fiat 124 Spider in varie versioni e colorazioni a prezzi oscillanti fra i 90 e i 119 euro circa, e il livello di finitura non è poi così superiore a quello visto sui TSM. Senza contare che se si desidera la versione Abarth di un certo livello, il TSM diviene una scelta più che giustificata, a meno che non ci si voglia accontentare dell\’Ixo. Il TSM, in ogni caso, non delude: tutto ciò che di meglio si può pretendere da un resincast contemporaneo c\’è, a cominciare da un ottimo livello di verniciature, per continuare con le rifiniture, il livello di montaggio, l\’assetto. 


Ah, le forme e le dimensioni sono fuori discussione, ma su modelli di questo tipo, nati dalle matematiche originali è quasi inutile ricordarlo. Pulitissimo il montaggio del parabrezza, cosa che non si finisce mai di apprezzare. L\’abitacolo è completo e cambia la combinazione dei tessuti secondo il colore della carrozzeria. Bellissimi i gruppi ottici anteriori e posteriori, ben fatte le ruote. 



E\’ tutto molto pulito e realizzato con cura notevole. TSM Model farà verosimilmente seguire altre versioni dell\’Abarth 124 ma intanto il ghiaccio è stato rotto con le prime tre colorazioni della vettura base. Per i collezionisti di vetture italiane e/o sportive questa Abarth 124 di TSM Model è un modello da inserire senza esitazioni nelle vetrine. Ah, giusto una cosa: questa miniatura è così ben fatta che fa quasi dimenticare che siamo in presenza di una Mazda MX5. 


Rassegna stampa: Dinky Toys Collectors\' Association, The Journal, issue no.72 (gennaio 2019)

Il 2019 del DTCA (Dinky Toys Collectors\’ Association) inizia con un fascicolo molto interessante del The Journal, il notiziario dell\’associazione che esce quattro volte l\’anno. Mi piacerebbe iniziare col commento del presidente Michael Driver, che nel suo editoriale segnala la fortuna che hanno avuto in questi ultimi anni i restauri dei vecchi Dinky. Ovviamente non si riferisce ai falsi creati per truffare i collezionisti più o meno esperti (a volte accade anche ai danni dei più competenti!), ma ai modelli rifatti dagli appassionati per riprodurre gli originali oppure per creare delle varianti di colore, meglio se mai esistite, oppure delle versioni particolari mai prodotte. Quella degli \”what if…\” è una categoria particolarmente intrigante del settore dei vecchi modelli. Restaurare un vecchio modello, sia esso un Dinky, un Corgi, un Mercury o quant\’altro, è un\’attività appagante che può dare tante soddisfazioni anche al modellista meno abile. L\’importante, ovviamente, è che il modello restaurato non venga spacciato per originale ma questo è fuori discussione per il modellista privato e anche per il professionista specializzato in ripristini alla luce del sole. Esistono siti molto belli, soprattutto inglesi e francesi, che propongono modelli bellissimi a prezzi ragionevoli. Un\’alternativa valida alle uscite da edicola contemporanee?

In questo numero 72 del Journal si continua poi a parlare dei Foden, un soggetto praticamente inesauribile: nel contributo di Chris Instance (pp.12-15) si arriva anche a stabilire una cronologia nell\’utilizzazione di diversi tipi di assi ruota, incrociando le evidenze a disposizione con le date dei controlli qualità stampigliate sulle scatole originali. Da segnalare che in un\’appendice a p.20 si parla di un recente ritrovamento di quella che dovrebbe essere una delle versioni più rare del Foden con pianale di tipo 2, tutto giallo con ruote verdi. Il modello era già conosciuto, tant\’è vero che appare anche nella celebre guida Ramsay\’s; il pezzo ritrovato non ha scatola e denuncia senz\’altro la sua età, ma le condizioni restano tutto sommato accettabili.
Molto bello l\’articolo di Vic Mumby (pp.16-17), ex impiegato agli stampi presso Meccano Ltd. fino al 1979, che racconta tante curiosità su come si lavorava alla Dinky nello sviluppo dei modelli e nella loro definizione in vista della produzione di serie.

Un\'occhiata al catalogo Solido primavera 2019: in evidenza l\'1:18

Solido si è imposta all\’attenzione in questi ultimi due-tre anni per i suoi modelli in scala 1:18, di una qualità più che accettabile a prezzi competitivi. La produzione più interessante riguarda soprattutto vetture icona degli anni ottanta, come la Peugeot 205 1.3 Rallye Phase I e la 205 GTi 1.9 Phase I, che sono già in produzione. A breve si aggiungerà la versione Tour de Corse 1989 della Rallye, in edizione limitata a 1000 esemplari. Molto attesa è anche l\’Alfa Romeo GTV6 1984, prodotta per ora in rosso e in nero. Fra le sportive si aggiungono la Porsche 356 pre-A 1953 in grigio e la versione Eva Peron Carrera Panamericana 1953 #200. Altri soggetti vari (Caterham Seven 275R 2018, Max Buggy 1968, Renault 4L F4 fourgonnette) si aggiungeranno insieme ad un\’interessante gamma di vetture turismo competizione e sportive: già annunciate la Mercedes 190E Evo2 DITM 1990 Klaus Ludwig, la 190E Evo2 1990 stradale in nero e una serie di BMW M3, nelle versioni DTM 1989 (Ravaglia) e stradale in nero o rosso. La M3 di Ravaglia sarà un\’edizione limitata a 1000 esemplari. Ancora, diverse versioni del Citroen Type HY e la Citroen D Spécial 1972 in bleu Camargue, jaune Jonquille o rouge Massena.

Come si vede, un programma particolarmente nutrito, completato da diverse varianti della Porsche 911 RS 2.7 / RSR 2.8 in serie limitata a 1500-2000 esemplari e tante altre versioni di modelli già visti, fra cui una coloratissima Renault 4L Jogging 1981 (1500 pezzi). La gamma Formula 1 continuerà con l\’uscita nel corso dell\’anno della Renault RS19 (già è in catalogo la RS18). Molto meno vivace l\’offerta dell\’1:43, in cui sinceramente non vediamo nulla di particolarmente nuovo o interessante: si tratta sempre di vecchi stampi riciclati.

Rassegna stampa: Autosprint Gold collection, n.1 ("Lauda favoloso Niki 70")

Autosprint inaugura una nuova serie speciale, denominata \”Gold collection\” che ogni mese, per un anno, affronterà con fascicoli di 132 pagine, alcuni aspetti chiave della storia dell\’automobilismo sportivo. Il primo volume, uscito la settimana scorsa, è dedicato a Niki Lauda, che compie settant\’anni. Sono pubblicate interviste uscite su Autosprint nel corso della carriera di Lauda pilota, team manager e amministratore. Un ritratto del campione austriaco attraverso testi d\’epoca e foto molte delle quali inedite. All\’inizio della pubblicazione si trovano alcuni contributi nuovi, fra cui, imperdibile, una rievocazione di Pino Allievi dei momenti importanti del suo rapporto di giornalista con Lauda. Anche Arturo Merzario rende omaggio – a suo modo – a questo pilota che ha sempre saputo distinguersi dalla mediocrità, anche sotto l\’aspetto della comunicazione. Ancora oggi Lauda è un personaggio diverso dagli altri, con una sua spiccata personalità e sempre qualcosa di originale (e interessante) da dire. \”Niki Lauda – scrive Donnini – si configura complessivamente come uno dei pochissimi personaggi di sport e motorsport talmente ricco mentalmente da poter essere definito autore dotato di una sua letterarietà filosofica, di spessore narrativo, financo cinematografico, d\’una sua ideologia e di una mercantile dignità volatile ma importante\”. Ecco forse il vero senso di questa pubblicazione: celebrare sì, ma far capire contemporaneamente perché Lauda sia stato così capace di segnare la storia della Formula 1 e anche di lasciare la propria impronta nell\’immaginario collettivo. Con iniziative come la Gold Collection, Autosprint segue le orme di una certa scuola del giornalismo automobilistico britannico, che sa mescolare attualità e storia, cronaca e analisi; Motor Sport in questo è stato maestro ed è bello vedere come una testata italiana abbia compreso la validità di una simile formula: l\’appassionato ha bisogno di qualcosa che finora solo libri costosi (e a volte nemmeno quelli) erano in grado di fornire.

Per soli 5 euro, Gold Collection è una bella occasione per leggere o rileggere di episodi importanti, commentati e inquadrati da specialisti. Al fascicolo su Lauda è allegato un raccoglitore cartonato che accoglierà le dodici uscite. Appuntamento il 28 marzo con il secondo quaderno della serie, dedicato ai settant\’anni del marchio Abarth.

Modeltoys Alfa Romeo oltre 1/43, il terzo libro di Tiziano Gallinella

Uno dei massimi esperti di modelli Alfa Romeo, Tiziano Gallinella pubblica un terzo volume sui modelli del Biscione, stavolta dedicato alle riproduzioni in scala più grande dell\’1:43. Riproduzioni per collezionisti e giocattoli nelle più varie scale grandi (1:32, 1:36, 1:24, 1:18 ecc.) sono repertoriate in un volume di 320 pagine (prezzo € 60,00). Sono oltre 850 i pezzi fotografati con la loro scatola originale e più di 4000 le referenze che trovano posto nelle liste finali. Il volume, che segue \”Minimodelli Alfa Romeo\” e \”Mini Alfa del XX secolo\”, è stato stampato in 349 esemplari numerati e autografati dall\’autore. Il libro è disponibile nelle librerie specializzate. Per informazioni, Tiziano Gallinella, e-mail tqxgal@tin.it , tel. +39 347 3868770.