Due Spark a casaccio? Dell\'inesauribilità del filone! Porsche 934 e Renault 5 GT Turbo

Da tempo il blog non recensisce né segnala l\’uscita di modelli Spark. Fondamentalmente per due ragioni: la prima perché è impossibile star dietro a tutte le uscite e ho preferito quindi prendere una decisione un po\’ draconiana; la seconda è più soggettiva ma ugualmente ben motivata: avendo perso, come collezionista, interesse in questi modelli, soprattutto per caratteristiche che non mi convincono più di tanto (penso ai cerchi cromati in plastica o alle cinture in decals), è logico che siano sempre meno i modelli Spark che mi sono passati per le mani in questi ultimi due-tre anni. Nondimeno esiste qualche eccezione e non è che ciò che di buono ha fatto Spark di recente io non lo abbia notato. Lo sforzo lo apprezzo, così come apprezzo la felicità di molte delle scelte, che spaziano dalle vetture di serie, alle intere griglie di Le Mans, fino alle affascinanti vetture di Formula 1 degli anni settanta-ottanta. Oggi farò un\’eccezione, Spark fa il proprio rientro nel blog con due \”coups de coeur\”, come dicono i francese. Due soggetti del tutto diversi fra loro, ma che testimoniano la validità del lavoro del marchio di Ripert anche nella classica scala 1:43, oltre ovviamente a certi exploit nell\’1:18 di cui ho parlato ben raramente, me ne rendo conto. Due soggetti, dicevo, scelti un po\’ alla rinfusa, ma non troppo; dei modelli che nella mia vita di collezionista hanno avuto la loro importanza. Il primo non è un nuovo stampo: la Porsche 934 di Spark è uscita da un bel pezzo, ma questa è una delle versioni più belle, la Kores di Le Mans 1980 (ref. S4422). Ricordo sempre le decals BKS da adattare sul Solido, e poi tanti altri modelli, compreso quello – eccellente – di Madyero. Secondo me la Kores di LM80 è la più bella 934 insieme alla Urcun di Le Mans 1978. Gusti, è chiaro. Quegli scacchi viola in campo nero mi hanno sempre attirato, e lo Spark ha tutto per piacere ai collezionisti. Non avendo poi i BBS classici ma dei Gotti a 5 razze, l\’effetto plasticoso a me tanto inviso è scongiurato. Una bella passata di alluminio opaco attutisce ancora più l\’impressione, come del resto è stato già fatto su alcuni modelli della serie francese. Un ottimo modello, con la qualità di un kit montato bene.

L\’altra scelta di oggi è un modello che avrà un futuro, almeno nelle infinite varianti rallystiche, la Renault 5 GT Turbo millesimo 1988 (ref. S3858). Davvero una miniatura eccellente, con tante finezze come le cinture di sicurezza posteriori incernierate al montante, un elegantissimo \”blanc cassé\” e tanti di quei dettagli da rendere il rapporto qualità-prezzo praticamente imbattibile, malgrado gli inesorabili rincari. Una recensione di questo modello uscirà nel numero 123 di Modelli Auto, in edicola a partire dalla fine di marzo 2016.

Insomma, era tanto per dire che \”Spark c\’è\”. E continua ad essere un punto di riferimento, pur con alcuni distinguo che potrebbero certamente essere discussi.

Rassegna stampa: Dinky Toys Collectors\' Association, The Journal n.60

Personalmente non trovo molto da dire sul primo numero del 2016 del The Journal della DTCA. Gli argomenti sono trattati con la consueta competenza e serietà, ma i soggetti decisamente non mi \”ispirano\” più di tanto, questa volta. Troviamo la storia, la genesi e lo sviluppo completo di un bizzarro modello della Dinky, l\’Autogiro (produzione inglese e francese, n.60F), una bella panoramica sullo Studebaker Camion Laitier (Dinky France 25O) e sulla Lorry-Mounted Coles Crane (Dinky GB n.972). A parte il maggiore o minore interesse di certi argomenti, è strano pensare che a distanza di tanti decenni da quelle produzioni, salta sempre fuori qualcosa di nuovo, come un paio di edizioni promozionali, una tedesca, l\’altra olandese, della gru Coles, tanto per fare un esempio.

Nuova variante di colori per la McLaren P1 di Tecnomodel (1:18)

E\’ disponibile una nuova variante della McLaren P1 2015 di Tecnomodel, scala 1:18. Si tratta di un esemplare in verde smeraldo con i cerchi verniciati nello stesso colore della carrozzeria. Come sempre molto elegante la presentazione. Il codice di catalogo è T18-EX05E.

I programmi 2016 di CMC (1:18)

Diecast Premium: così si definiscono alcune fra le produzioni di punta nell\’ambito dei diecast. Se la parola premium sia giustificata o se costituisca piuttosto uno specchietto per le allodole, lascio ai collezionisti decidere. Certo, le versioni competizione della Ferrari 250 GTO qualche perplessità la suscitano, e tutto lascia pensare che non si tratti di pre-serie ma di modelli che vedranno presto la luce tali e quali. In ogni caso, ecco le prossime uscite di CMC. Come al solito anche qualche modello zozzo tanto per ammortizzare gli stampi (va di moda e lo fa anche il mitico Brauer, che di recente ha proposto un\’orrida Ferrari 275 GTB che dovrebbe rappresentare una vettura dopo un tragitto su un percorso innevato… e se lo fa Brauer…).

Ferrari 250 GTO Le Mans 1962

Ferrari 250 GTO Targa Florio 1962

Ferrari 250 GTO Tour Auto 1964

Talbot Lago T150SS Teardrop Coupé Figoni & Falaschi 1937 (bicolore)

Talbot Lago T150SS Teardrop Coupé Figoni & Falaschi 1937 (monocolore)

Talbot Lago Coupé Le Mans 1939

Auto Union Tipo C Nurburgring 1936 Rosemeyer

Auto Union Tipo C GP Germania 1937 Stuck sr.

Mercedes 300SL GP Berna 1952

Mercedes 300SL GP Berna 1952

Mercedes 300SL GP Berna 1952

Mercedes transporter con vettura zozza (vedi anche Maserati più sotto)

Mercedes LO2750 e W25 Grand Prix \”T-Car\”

Mercedes LO2750

Mercedes LO2750

Mercedes LO2750 \”clear finish version\” (sigh…!)

Maserati zozza per gli allocchi

I sessant\'anni della Corgi celebrati con una serie di edizioni speciali

Il 2016 segna il sessantesimo anniversario del marchio Corgi. Per commemorare l\’evento, il fabbricante britannico ha previsto tutta una serie di iniziative, fra cui l\’uscita di diversi modelli celebrativi, con scatola speciale. Programmate auto, bus, camion e aerei. Per quanto riguarda gli automodelli usciranno in questa serie particolare, tra marzo e aprile, una Ford Escort Mk.I Mexico in diamond white, art.VA09519, una Rover P6 3500 Vip color marrone Brasilia, art.VA06519, e una Morris Minor 1000 in Highway Yellow, art.VA05808. I tre modelli saranno commercializzati col marchio Vanguards. In più è già uscito nella serie Days Gone un furgone promozionale con i loghi del 60° anniversario, art. DG205005), acquistabile solo dal sito ufficiale.

Presto da Ebbro il kit in scala 1:20 della Brabham-Honda BT18 Formula 2

Tra i prossimi kit in plastica annunciati da Ebbro figura un\’interessante Brabham-Honda BT18 F.2 in scala 1:20. L\’uscita del kit è prevista nel corso dell\’anno.

Alfa Romeo 33 Stradale 1968 scala 1:12 di Premium ClassiXXs: gallery supplementare

Pubblichiamo una gallery supplementare di alcuni tra i più significativi dettagli dell\’Alfa Romeo 33 Stradale in scala 1:12 di Premium ClassiXXs. L\’articolo principale è visibile a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/01/alfa-romeo-33-stradale-1968-scala-112.html

 
 
 
 

Alfa Romeo 33 Stradale 1968 scala 1:12 di Premium ClassiXXs

Alfa Romeo 33 Stradale fotografata nell\’ottobre 2008
in occasione di un convegno a Calenzano (Firenze)
su Franco Scaglione. Probabilmente non esiste
un esemplare uguale all\’altro [foto David Tarallo].

Annunciata nella seconda parte del 2015, la 33 Stradale di Premium ClassiXXs (catalogo 40035) arriva puntualmente sul mercato, confermando la tendenza ad una certa rinascita della scala 1:12. Nel periodo in cui molti fabbricanti stanno attingendo a piene mani all\’ancora amplissima riserva degli 1:18 rimasti inediti, c\’è già chi sperimenta strade alternative, abbinando a questa scala \”ingombrante\” e senza dubbio di grande lignaggio la soluzione moderna del resincast. Ed eccola qua, l\’Alfa Romeo 33 Stradale in scala 1:12. Una vettura che non ha certo bisogno di presentazioni, un capolavoro di quel genio di Franco Scaglione, una figura troppo spesso dimenticata. La 33 Stradale, cui l\’Alfa Romeo avrebbe preferito – e per giunta anni più tardi – la Montreal, era una vera e propria vettura da corsa; le prestazioni si avvicinavano molto a quelle della 33 Prototipo che aveva debuttato nel 1967. Il motore 8 cilindri a V da 1995cc sviluppava 230 cavalli; il passo era stato allungato di 10 centimetri rispetto alla 33/2 Prototipo dalla quale la Stradale derivava.

Maquette in scala 1:2,5 realizzata da Franco Scaglione nel 1966
per prove aerodinamiche in vista della produzione della 33 Stradale. Convegno
dell\’ottobre 2008 su Franco Scaglione presso l\’Istituto di disegno industriale, Università
di Firenze, Calenzano [foto David Tarallo].

La primissima configurazione prevedeva il tergicristallo imperniato sul tetto e un fregio sul cofano anteriore, mentre successivamente si scelsero due tergicristalli montati in modo più convenzionale alla base del parabrezza mentre la decorazione sul cofano scomparve. Dovrebbero essere diciotto gli esemplari della 33 Stradale prodotti. Alcune vetture vennero anche utilizzate in competizione, in pista e nelle cronoscalate.

Il modello

In questa scala si inizia ad esigere veramente \”tutto\”, nel senso che i dettagli sono così grandi che è impossibile semplificare troppo. Per un prezzo competitivo (circa 250 euro da Model Car World), Premium ClassiXXs è riuscita a produrre un modello che farà scuola. La tiratura è di 500 esemplari, non numerati.
Immaginiamo solo l\’effetto che potrebbero fare altre supercar in questa scala, nella quale si è già cimentato un altro leader dei modelli in resina come OttOmobile e non è escluso che prima o poi un marchio come Laudoracing possa fare anch\’esso il grande salto. L\’impressione è di generale qualità, di estrema pulizia di montaggio, con una cura e un\’esattezza dei particolari che non è dato vedere tanto frequentemente. L\’1:12 è una scala che \”rende\” e questo magnifico modello di colloca nella prestigiosa tradizione inaugurata da Tamiya ormai molti decenni fa.

Nota: una gallery supplementare con le foto di ulteriori dettagli del modello è visibile a questo link:
http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/01/alfa-romeo-33-stradale-1968-scala-112_25.html

Un modello in scala 1:12 è sempre impressionante.

Proporzioni e linee sono perfettamente rispettate. L\’armonia e l\’equilibrio
generale sono evidenti.

L\’esemplare prescelto per la riproduzione ha un solo faro per parte e ha un fregio anteriore, assente su molte vetture. I coprifari sono in acetato piuttosto spesso. Le cornici sono fotoincise, mentre altri particolari sono in plastica cromata. La pulizia del montaggio è di altissimo livello. Su questo esemplare si notano solo delle piccole tracce di colla
sul coprifaro lato guida.

La componentistica degli interni, in plastica, rende benissimo l\’idea dei vari materiali. E\’ presente
anche la puntinatura che simula il fissaggio della calotta della strumentazione al cruscotto.

Perfetto il montaggio della vetratura, con cornice in fotoincisione, vetro in acetato e parte nera a simulare la
guarnizione in gomma. Le cerniere sono fotoincise, con tanto di riproduzione delle tre viti di fissaggio.

Il cruscotto è un capolavoro, con tutti i pulsanti, leve e levette riprodotte in modo maniacale.

Dall\’ampia vetratura è possibile ammirare l\’eccellente lavoro fatto
nella riproduzione del cruscotto e della strumentazione.

Perfettamente applicato anche il lunotto. La griglia laterale nera è fotoincisa, mentre le \”persiane\”
posteriori sono in plastica.

In fotoincisione è riprodotta la protezione dei tromboncini di aspirazione. Perfetta la resa satinata delle
parti in nero.

Da quest\’angolazione si apprezza la cura con la quale è stato incollato il lunotto.

Cerchi in plastica e pneumatici in gomma dura con doppia scritta Dunlop
tampografata, che mi lascia un po\’ perplesso. Non dovrebbe essere
piuttosto \”Dunlop Racing\”? Forse anche troppo grande il carattere.

Come le griglie posteriori, anche le anteriori sono in fotoincisione. Eccellente la
riproduzione degli specchietti, con parte riflettente. I cerchi, pur essendo in plastica, hanno una
resa soddisfacente. Non manca la riproduzione della valvola di gonfiaggio, indispensabile
in una scala come questa.

Altri particolari. I tergi sono in plastica, ben fatti e realistici.

I gruppi ottici offrono un grande realismo. Lo scudo Alfa è in
plastica cromata.

Si può apprezzare la perfetta trasparenza dell\’acetato, che non crea alcuna
distorsione, come succede invece in modelli di altre marche, anche \”solo\” in 1:18.

Il listello del vetro laterale è in fotoincisione.

Molti particolari in plastica cromata ad alta definizione aggiungono un tocco raffinato.

Ancora un particolare del perfetto accoppiamento cornici-acetati,
sicuramente uno dei punti più validi di questo modello.

Quel poco di meccanica visibile sotto lo specchio di coda è riprodotto con
sufficiente scrupolo.

Eccezionali i gruppi ottici posteriori. La targa è una normale tampografia.

Non abbiamo ancora parlato della verniciatura, ma solo perché eravamo affascinati
da tutta una serie di altri particolari. In una parola, il livello di finitura della
carrozzeria è PERFETTO. Non un puntino, non una colatura, non un capello fuori posto. Notevole.

Grandi effetti ottenuti trattando opportunamente i particolari degli interni in plastica.

Le linee sono perfettamente \”leggibili\”, segno che la verniciatura
fa il proprio dovere, senza imporsi sulle varie intersezioni della carrozzeria.

Difficile fare meglio in questa categoria. Sulla 33 Stradale cerchi
color alluminio si alternavano a cerchi di colore oro.

Le gomme sono trattate correttamente, con un battistrada
realistico e un punto convincente di nero semilucido.

Effetti di luce su una carrozzeria verniciata come meglio non si potrebbe.

La scritta e lo stemma Alfa Romeo, cromati.

Il fondino è semplificato, come sempre accade su questo genere di modelli.
L\’essenziale c\’è. I terminali di scarico sono in tubo metallico passante.

Insieme al modello viene fornito un particolare panno nero per la
pulizia e un libriccino che illustra i tratti salienti della vettura.



In definitiva, l\’Alfa Romeo 33 Stradale di Premium ClassiXXs è un successo sotto
tutti i punti di vista. Attendiamo con impazienza le prossime realizzazioni, e se il buon giorno
si vede dal mattino…

1976-2016, speciali e diecast: if you want bread you go to a baker and for cakes you go to a patisserie

I temi fondamentali dell\’attualità automodellistica sono noti: la collocazione degli speciali, il ruolo dei resincast, lo sviluppo dei diecast veri e propri. Lo sviluppo della produzione in tutte le sue varianti è stato formidabile in questi ultimi 15 anni, tanto da generare nicchie e tendenze inimmaginabili. Può essere interessante capire qual era la situazione esattamente quarant\’anni fa, un\’epoca in cui i produttori di \”speciali\” iniziavano a imporsi sul mercato e le marche mainstream di modelli industriali accusavano crisi di non poco conto che avrebbero portato a numerose defezioni tra la fine degli anni settanta e l\’inizio degli anni ottanta.
E\’ bene ricordare che allora il modello diecast nasceva essenzialmente come un giocattolo ma veniva collezionato anche adulti (spesso ovviamente modificato) per mancanza di reali alternative. Oggi la distinzione è si è collocata su un altro piano: con i loro alti e bassi esistono ancora i diecast per i bambini, mentre dall\’avvento di Vitesse o altri marchi a partire dagli anni ottanta, si è formato tutto un filone di diecast pensati esclusivamente per i collezionisti (Minichamps, Ixo, Trofeu ecc. ecc.).
Torniamo quindi indietro di quarant\’anni, con l\’aiuto dell\’archivio informatizzato di Motor Sport; lo spunto è stato abbastanza banale. Cercavo su Google il nome di un collezionista maltese con cui ero in corrispondenza alla fine degli anni ottanta, quando ho trovato una citazione nel sito web di Motor Sport, che permette però delle ricerche limitate. E\’ stato sufficiente tuttavia a far continuare la mia inchiesta, visto che per fortuna posseggo i CD-ROM ufficiali con le scansioni di tutti i numeri della rivista inglese.

Miniatures News

Negli anni settanta, Motor Sport pubblicava regolarmente un paio di rubriche molto seguite dagli appassionati, Cars in Books e Miniatures News. Come nella miglior tradizione britannica, molto testo e poche foto, ma oggi vi si trovano nascoste delle vere perle. Nel numero di dicembre 1975, si scriveva della penuria di modelli di F.1, rimarcando come i maggiori produttori di diecast ignorassero sistematicamente soggetti potenzialmente di grande fascino. La questione venne ripresa da un lettore, un certo G. Milgrom di Dor.Mills, Ontario (Canada), che nel numero di aprile 1976 pubblicò una foto della sua raccolta di modelli Tamiya in scala 1:12, alcuni dei quali modificati a partire dalla base standard. Fu l\’occasione per Motor Sport di tornare con decisione sull\’argomento, lamentando come in effetti marchi storici del calibro di Dinky e Corgi avessero quasi del tutto abbandonato i soggetti sportivi, a differenza di quanto erano soliti fare negli anni cinquanta e sessanta.

Motor Sport, aprile 1976, pag. 376, intervento di G.Milgrom con una foto dei suoi
modelli Tamiya in scala 1:12.

Il confronto prese ulteriormente piede nel numero di maggio, dove Motor Sport riportò il commento anonimo di un piccolo produttore diecast, che rimarcava come i costi degli stampi fossero diventati eccessivi per investimenti troppo numerosi. Il costruttore ricordava che un nuovo stampo richiedesse non meno di 30000 sterline d\’investimento. Una crisi nella quale si stavano inserendo bene gli artigiani, con numeri di tutto rispetto, che non di rado commercializzavano anche versioni montate dei loro modelli, a prezzi ovviamente molto alti rispetto a quelli dei diecast: un factory built di Grand Prix Models o di Auto Replicas poteva costare sulle 25 sterline, quasi dieci volte tanto rispetto a un Corgi o a un Dinky.

Una ERA Grand Prix factory built di Auto Replicas.

Uno che stava riuscendo a sfruttare appieno la situazione favorevole era Brian Harvey, che parallelamente al suo negozio Grand Prix Models di Radlett, aveva avviato una ricchissima serie di kit e di montati speciali in scala 1:43, e che in quei mesi stava lavorando a soggetti che i collezionisti aspettavano come la manna dal cielo, la Lotus XI o l\’Aston Martin Project 215.

Pane o dolci…?

La questione sollevata non sfuggì ai lettori e nel numero di luglio vennero pubblicati due commenti di diverso tenore, ma entrambi sintomatici della situazione del periodo: uno di Bill Baxter, marketing manager della sezione diecast della Mettoy Co. Ltd. (in pratica la Corgi), e l\’altro di un collezionista maltese, Joseph Xuereb (il nome da cui era iniziata la mia ricerca su Google). Abbastanza facile intuire gli argomenti di Baxter: esigenza di produrre modelli conosciuti al grande pubblico, e quindi non di nicchia anche per mantenere bassi i costi di produzione e vendita, richiesta da parte degli acquirenti di modelli con gadget, accessori, parti mobili, insomma dotati di quel \”play value\” di cui i produttori di speciali potevano ovviamente fare a meno. \”It is toys that we produce – scriveva Baxter – toys for children\”. Semplice e chiaro. Penso sia molto utile riportare per intero la chiusa della lettera: \”…although we are in the die-cast engineering business, we retain out deep-rooted interest in the art of model making and we welcome the current growth in specialist model-making activities. These smaller firms bring new life and vigour into the field. Working in much smaller volumes with very, very much lower overheads, they fill a very useful role in helping to provide a complete service to the serious model collector. But if you want bread you go to a baker and for cakes you go to a patisserie. The basic tecnique is the same, but the prices are totally different\”. Da parte sua Xuereb si lanciava in una serie di critiche abbastanza radicali ai modelli speciali: prezzi alti, scarsa qualità generale, difficoltà di montaggio ed eccessiva fragilità erano i punti su cui il collezionista di Malta basava la sua argomentazione secondo la quale era tutto sommato molto meglio continuare a raccogliere Rio, Solido, Schuco, Lesney Yesteryear e Corgi. Forse abbastanza ingenua la soluzione per ridurre i costi di produzione e permettere alle grandi case di toccare nicchie di specialisti: \”can production costs be cut down through use of different materials and manufacturing methods, different presentation and more high pressure marketing, semi-kit presentations, more use of consumer requirement data?\” Sta di fatto che di lì a poco marchi come Dinky e Corgi, già in crisi, avrebbero chiuso i battenti o sarebbero stati costretti a manovre ancora più drastiche per rimanere a galla. Se non altro la lettera di Xuereb servì a puntare il dito contro produzioni artigianali di qualità inaccettabile anche per quei tempi.

Un tipico Corgi anni settanta. La qualità non è più quella degli anni cinquanta-sessanta e
si cerca con sempre maggiore insistenza di puntare sulle ruote veloci, che piacciono ai bambini più
piccoli ma non certo ai collezionisti. Alcuni compromessi sono abbastanza felici, altri meno.

Per tre pinte di birra

Il commento di Xuereb suscitò diverse reazioni, soprattutto fra i produttori di modelli speciali. Esemplare la risposta di Barry Lester (Auto Replicas), pubblicata nel numero di agosto: l\’acquisto dei modelli speciali e il loro successo – iniziava col dire Lester – non dipendeva solo ed esclusivamente dal fatto che Solido o Corgi non producevano un determinato tipo di modello – ma era piuttosto il segno della passione di molti collezionisti-modellisti (un binomio non raro fra gli appassionati) che avevano deciso di buon grado di abbandonare i vecchi kit in plastica, troppo ingombranti e con molte altre complicazioni, per dedicarsi a modelli più maneggevoli e confacenti alle loro esigenze. Quanto ai costi, Lester faceva notare come il prezzo del metallo bianco viaggiasse sulle 4000 sterline per tonnellata, contrariamente allo zamac e alla plastica, che si attestavano su alcune centinaia di sterline per tonnellata. Per quanto riguardava la qualità, Lester predisse giustamente una selezione per gli anni a venire, ricordando che i suo marchio era stato l\’unico nel settore dei modelli speciali ad avere ottenuto l\’ambito Diploma speciale dalla rivista Quattroruotine.



Lotus Super Seven, factory built di Auto Replicas, uno dei marchi di punta
dell\’automodellismo britannico negli anni settanta.

Davvero altri tempi, verrebbe da dire.
Ficcante un secondo intervento, firmato Colin Nash, che riguardo ai prezzi \”esorbitanti\” degli speciali lamentati da Xuereb, con humor britannico ricordava come \”as far as kits are concerned perhaps he [scil. Xuereb] should consider the price angle in a different light. Try to choose models that will give pleasure in research, building and painting as well as owning – models take several evenings to complete. Then think that the average pub-goer will consume three pints in an hour – say 75p. So if the kit keeps you out of the local for two or three evenings then you\’re in pocket. If you usually take your wife with you, then buy two kits instead of one!\”
Nash allegava anche una foto dei primi due kit Auto Replicas montati da lui stesso, indicando come per questi modelli il confronto con i pur buoni Rio, Solido o Yesteryear non si proponeva. Certo, come aveva rimarcato Xuereb, la qualità di troppe produzioni artigianali era ancora inaccettabile, ma il mercato avrebbe presto operato una giusta selezione.

Motor Sport, agosto 1976, pag.955: foto di due Auto Replicas montati
da Colin Nash.

Intervenne nel dibattito anche Brian Harvey (un intervento quasi d\’obbligo, il suo): Harvey si dichiarava in disaccordo con Baxter sul fatto che generalmente i produttori inglesi di diecast consideravano poco interessanti le vetture da competizione moderne o contemporanee, a differenza di dieci o venti anni prima in cui fioccavano le riproduzioni di Formula 1 o sport-prototipo. Del resto – aggiungeva Harvey – Solido e Schuco operavano scelte felici in tal senso, con risultati incoraggianti. Quanto ai modelli speciali, Harvey raccomandava di distinguere i produttori validi da quelli scadenti, senza fare di ogni erba un fascio. Era il periodo in cui produttori di modelli speciali scoprivano un ampio mercato e la platea dei possibili acquirenti era certamente molto vasta. La stessa Grand Prix Models sponsorizzava – come faceva John Day e come avrebbe fatto di lì a qualche anno anche AMR – vetture da competizione e non deve sorprendere una frase come questa: \”We are personally worried that the sponsorship of full-size racing cars by model car manufacturers will bring to our small industry many newcomers who may unwittingly buy some of the rubbish that is offered. To them we say, if you are not pleased with what you get for your money do not condemn the whole of this cottage industry because the products of one maker do not satisfy you?\” Insomma, la qualità era possibile ottenerla, bastava cercarla con un po\’ di criterio.

I modelli AMR, alla metà degli anni settanta, avrebbero per sempre rivoluzionato il mondo
dell\’automodellismo. Non per tutti, ma qualità senza pari per i canoni dell\’epoca.

Con questo excursus storico – speriamo non troppo lungo per gli standard del web – ho cercato di riproporre lo stato dell\’arte sulla questione modelli industriali-modelli artigianali a distanza di quarant\’anni. Molte, anzi moltissime cose non sono più come allora e i collezionisti hanno oggi a disposizione una scelta che nel 1976 era pura fantascienza. Hanno anche a disposizione una gamma di prodotti che va dal modello da edicola a 9 euro fino alla realizzazione iper-esclusiva dei modellisti giapponesi, da 10000 euro. E nonostante questo, si sente sempre qualcuno che si lamenta per i costi eccessivi di certi modello. E\’ vero che oggi come oggi i vari Spark e Minichamps stanno raggiungendo, per ragioni economiche e finanziarie, prezzi davvero troppo alti; ma questo è un altro discorso. Per i modelli il cui costo sia giustificato dal corretto rapporto qualità-prezzo, vale il vecchio ragionamento di mister Colin Nash, sulle pinte di birra consumate al pub.
In Italia magari non si andrà al pub (in Inghilterra ci vanno ancora), ma fa un po\’ sorridere sentire certi collezionisti che si lamentano del costo \”alto\” degli ottimi Elite Models o dei più comuni BBR, magari mentre smanettano sul loro iPhone da 1000 euro. Questione di scelte.

Il Peugeot D4A Van prodotto da Minialuxe modello ufficiale di Rétromobile 2016

Sarà il Peugeot D4A Van di Minialuxe il modello ufficiale di Rétromobile, che si svolgerà a Parigi all\’inizio di febbraio. Con questo modello (numero di catalogo 48_2SE), il marchio Minialuxe si conferma strettamente legato alla manifestazione parigina, con la terza edizione ufficiale consecutiva. Il D4A Van, decorato col logo e la locandina di Rétromobile, sarà colorato in due toni di grigio, avrà i fari in cristallo Swarovski e sarà presentato in una confezione specifica. La tiratura sarà di 250 pezzi numerati a un prezzo ufficiale di € 110,00.