Il new vintage… un anno dopo

Giusto un annetto fa, il blog si era occupato del fenomeno del new vintage, che tanto \”new\” non è (chi è interessato, può ritrovare l\’articolo a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2014/12/alcune-riflessioni-sul-new-vintage.html).
Risalgono infatti già agli anni settanta copie più o meno conformi di vecchi Dinky, prodotti in metallo bianco soprattutto da artigiani britannici.

Ma a quei tempi lo spirito era forse diverso: si volevano ricreare alcuni soggetti introvabili, che tuttavia non avevano ancora raggiunto le quotazioni di oggi. Non so quanto ci fosse allora, in quelle iniziative artigianali, ciò che oggi si definisce un\’ \”operazione nostalgia\”. Si trattava forse di qualcosa di meno raffinato, commercialmente parlando, di meno intenzionale. Non si voleva ricreare, ma semplicemente offrire qualcosa che in commercio non si trovava più. Poi con la fine degli anni settanta e gli anni ottanta, si è assistito a delle vere e proprie riedizioni: dagli Sport Cars, Verem e compagnia bella che hanno ripreso a più non posso la vecchia produzione Solido, ai Metosul, diventati a loro volta rari e ricercati dai collezionisti dei nostri giorni.

Qualcuno, come Corgi, ha giocato la carta delle edizioni limitate e/o commemorative (ricordiamo la Ford Consul riedita nell\’anno dell\’anniversario della casa inglese), altri hanno ripercorso le strade dei vecchi artigiani inglesi proponendo anche modelli non strettamente derivati da quelli d\’origine ma semplicemente ispirati ad essi. Altri ancora, come Minialuxe, hanno saputo e potuto creare delle operazioni di marketing senza dubbio accattivanti, sui cui risultati però ci sarebbe da interrogarsi; altri, infine, hanno provato, ma poi hanno dovuto gettare la spugna.

Operazione non troppo fortunata, quella di Norev
di far rivivere il marchio CIJ. Rigorosamente made in China.

Oggi il mercato del new vintage è vario e sfaccettato. L\’uscita degli Atlas e l\’espansione dei Dan Toys, che hanno iniziato a pescare anche nel mare magno della produzione Dinky inglese, con i primi Guy, confermano che un pubblico di appassionati esiste, e che non si tratta solo di collezionisti di poche pretese, interessati al massimo a mettere un soprammobile sulla credenza, tra la gondola veneziana e la campanina d\’argento. Si tratta di collezionisti che comprendono la differenza di valore tra un pezzo originale e la sua copia, ma non disdegnano di mettere l\’uno accanto all\’altra, anche solo per spirito classificatorio o di completezza storica.

Con le copie si può \”giocare\”, ci si può divertire senza troppi patemi, mentre sfido chiunque a maneggiare con noncuranza un pezzo da 400 o da 500 euro. Col new vintage si è forse recuperato un gusto per una certa essenzialità, andato perduto con le recenti produzioni, sempre più farcite di dettagli, di fotoincisioni, di pezzetti minuscoli che a volte creano solo accumulo di sensazioni senza regalare la visione generale di un modello. Il suo equilibrio, come si suol dire.

La varietà dell\’offerta rende addirittura la definizione \”new vintage\” insufficiente, o quantomeno incompleta. Ma è comunque una tendenza da non sottovalutare, in un contesto in cui certe produzioni più tradizionali sembrano soffrire inesorabilmente di una mancanza di risposta da parte degli acquirenti. Il rischio di invadere il mercato con produzioni inutili o sovrabbondanti c\’è; dall\’altra parte, almeno finora, non si è assistito a un abbassamento delle quotazioni dei pezzi originali, perché in questo caso è ben evidente la distinzione fra nuova e vecchia produzione. Quando il flusso incontrollato degli Sport Cars, dei Verem e dei Solido ristampati si affacciò sul panorama degli anni ottanta, le quotazioni della Serie 100 calarono bruscamente perché: 1° non era passato abbastanza tempo dall\’uscita dei modelli originali; 2° i collezionisti non percepirono sostanziali differenze fra i modelli d\’epoca e quelli nuovi. Inoltre, molti ricercavano i vecchi Solido soprattutto per elaborarli e trasformarli, e l\’arrivo delle ristampe fu sostanzialmente un\’occasione per pagare molto meno dei modelli che sarebbero comunque stati destinati allo smontaggio e alla riverniciatura.

Rio, Alfa Romeo 6C 1750, produzione anni settanta.

Per concludere, una battuta: alcuni marchi come Rio o come Brumm hanno risolto a loro modo il dilemma del new vintage, continuando a produrre, sotto la stessa gestione o dopo aver passato la mano, gli stessi modelli da 30, 40 o 50 anni. Un modo per restare giovani senza ricorrere a operazioni-nostalgia?

Focus su: Volkswagen Golf MkI L 5 porte di Solido (1:18)

All\’inizio del 2015 il gruppo Simba-Dickie, proprietario fra l\’altro dei marchi Schuco, Smoby e Majorette, ha concesso per dieci anni la gestione del marchio Solido ai francesi di OttOmobile. Una dimostrazione di fiducia nei confronti di un produttore relativamente \”piccolo\” ma che ha saputo in pochi anni ritagliarsi una fetta di mercato, da pioniere dei modelli resincast in scala 1:18. I primi modelli nuovi si sono fatti attendere un po\’, ma dopo l\’estate sono uscite Renault 4 GTL Clan (vedere recensione nell\’ultimo Modelli Auto), Citroen Dyane 6 e Volkswagen Golf L 5 porte. E\’ su quest\’ultimo modello che punteremo stavolta la nostra attenzione. Si tratta di una versione che mancava fra le numerosissime miniature della Golf: la L era l\’allestimento più ricco al momento della presentazione della vettura di Wolfsburg, disponibile nelle configurazioni a 3 e 5 porte e nelle motorizzazioni 1100 e 1500cc.

Solido ha riprodotto la Golf L 5 porte in due colorazioni, un giallo carico (art. S1800103) e un verde medio (S1800203). E\’ un modello dotato di due aperture (le sole porte anteriori), ruote sterzanti e un ottimo equilibrio generale, fra particolari in plastica riportati, verniciatura brillante e uniforme, e ovviamente fedeltà di linee e proporzioni. Apprezzabili molti dettagli quali le ruote, i gruppi ottici, le tampografie a simulare contorni vetri e fregi laterali, interni sufficientemente trattati. Per 40 euro non si può pretendere la luna e gli inizi di questa nuova gamma sono promettenti.

Rassegna stampa: Auto Modélisme Hors-Série n°3, La Compil\' des Nouveautés

Giunta alla sua terza edizione, questa iniziativa di Auto Modélisme si conferma uno strumento molto utile per che debba avere sott\’occhio una buona parte della produzione modellistica dell\’anno. Stavolta La Compil\’ esce a dicembre (in Francia la distribuzione è iniziata lo scorso 15), anziché agli inizi di febbraio dell\’anno successivo, com\’era invece accaduto per i primi due numeri. Una scelta giusta, che cade in concomitanza con le feste e che riesce comunque a includere anche i contenuti del numero di dicembre del mensile Auto Modélisme. La ricetta è semplice: riproporre in ordine di scala e alfabetico tutte le recensioni pubblicate negli undici numeri di Auto Modélisme, risparmiando quindi al giornalista, allo storico o al semplice appassionato lunghe ricerche all\’interno dei singoli fascicoli dell\’annata. Un bonus è costituito da una scelta delle \”indispensabili\” secondo il parere della redazione, ed fa piacere che in questo gruppo sia inclusa la Porsche 906 LH di Profil-24 (scala 1:24), un riconoscimento al lavoro e all\’abilità di questa casa artigianale francese. Il prezzo del quaderno – 132 pagine con oltre 1000 modelli recensiti – è di € 14,90 in Francia e di 19,90 in Italia. Lo trovate comunque sul sito ufficiale dell\’editore Hommell oppure su journaux.fr.

Focus su: Elva-Porsche Mk.VIIS Europeo della Montagna 1964 H.Muller di Axel\'R

 

Non è una marca troppo conosciuta qui da noi, la Elva. Nei paesi anglosassoni lo è naturalmente molto di più e un libro uscito nel 2011 ad opera di Janos Wimpffen, edito da David Bull, ha contribuito a far chiarezza su molti punti della storia di un costruttore dalle tante sfaccettature. In Italia destò curiosità la partecipazione ad alcune prove per autostoriche di Roberto Benelli alla guida di un\’Elva bianca. In scala 1:43 le Elva si contano sulle dita di una mano, ma Roger Dutemple (Axel\’R, Francia) ha in catalogo alcune versioni, la più recente delle quali riveste un interesse particolare, trattandosi di una… Porsche ufficiale. La storia del telaio riprodotto ultimamente da Axel\’R è particolare: acquistato direttamente dalla casa tedesca (dovrebbe essere il numero 70P/038) venne abbinato al motore Porsche tipo 711 da 8 cilindri e 2000cc per competere nell\’Europeo della Montagna 1964. La vettura esordì al Rossfeld, in Germania, il 7 giugno con Edgar Barth: fu la prima volta di un telaio non-Porsche iscritto ufficialmente da Stoccarda. Barth fu tutt\’altro che entusiasta del comportamento della macchina, o almeno così si disse. Sta di fatto che per il resto della stagione Barth ripiegò su una 718 RS Spyder, mentre l\’Elva-Porsche passò allo svizzero Herbert Mueller, che la guidò in qualche gara prima di passare anch\’egli a una Porsche, precisamente una 904/8 Spyder. Il modello riprodotto da Axel\’R (resina, scala 1:43) è disponibile sia in kit sia montato in serie estremamente limitata. Abbiamo avuto occasione di fotografare il factory built che è davvero un piccolo gioiello: verniciatura perfetta (l\’alluminio riprodotto in modo fine e equilibrato), montaggio pulito, assetto corretto che dà la perfetta idea del \”peso\” della vettura; insomma un modello che trasmette quell\’idea di realismo che a volte manca – e quando manca quella hai voglia ad aggiungere dettagli su dettagli. Questa Elva-Porsche è un pezzo importante in ogni collezione Porsche e di sport-prototipi. Un modello semplice ma \”serio\”, il cui montaggio è alla portata della maggior parte dei modellisti. Pieni voti quindi ad Axel\’R che continua sulla strada dei soggetti particolari, a caccia di perle rare, portando avanti la tradizione del modello speciale in resina.

Gallery: Alfa Romeo Alfetta 1.8 1972 Polizia di TrueScale Miniatures (1:18)

L\’uscita dell\’Alfetta \”quattro fari\” nella duplice versione Polizia e Carabinieri a opera di TrueScale ha sicuramente suscitato interesse. Si tratta di due modelli esclusivi per l\’Italia, come chiaramente riportato sulla scatola. Abbiamo l\’occasione di proporre una gallery dettagliata del modello Polizia (art. TSM141833R).

Buon Natale e buone feste dal blog

Il blog augura a tutti i suoi lettori buone feste; che voi tutti possiate trascorrere un sereno Natale e vivere un 2016 pieno di soddisfazioni. Il blog continuerà la propria strada, cercando di proporre contenuti nuovi e possibilmente interessanti. In questi giorni troverete altri articoli, in vista del prossimo anno, per il quale sono in progetto alcune novità.

Rassegna stampa: Modelli Auto 122 (quarto trimestre 2015)

Come sempre è difficile recensire una rivista nella quale si occupano una quindicina di pagine. In ogni caso penso che questo numero di fine anno sia uno dei migliori della serie recente di Modelli Auto, con molti argomenti diversi, tutti trattati in modo approfondito. Campeggiano in copertina due icone dell\’automobilismo, la Ferrari 250 GTO (riprodotta da CMC in scala 1:18) e la Ford Zakspeed Capri Turbo (Minichamps 1:18). Gli articoli tematici comprendono la collezione a tema Martini di Gian Luca Pizzi, mentre l\’incontro con i produttori è dedicato a BBR, con un pezzo che i propone di raccontare per l\’ennesima volta la storia del marchio, ma cerca le ragioni storiche e moderne di un successo che continua tutt\’oggi. Come tecnica, viene proposto uno spettacolare montaggio del kit MFH Ferrari 512S Targa Florio 1970 in 1:24, che fa da pendant al recente pezzo sulla Porsche 908/3 apparso di recente. Il kit in plastica è stavolta la BMW i8 di Revell (1:24), e non mancano recensioni su vari modelli in scala 1:43 e 1:18, resincast, diecast e speciali. Per gli obsoleti, troverete una bella panoramica sulla Fiat 500 in scala e anche un breve ma interessante ritratto di Paolo Rampini. Appuntamento col primo numero del 2016, che sarà nelle edicole il prossimo marzo.

Già definita la data del Model Game di Bologna 2016

E\’ stata fissata al 26-27 novembre 2016 la prossima edizione del Model Game a Bologna. Ricordiamo il sito ufficiale della manifestazione: www.modelgame.it

Focus su: Kess Scale Models INNOCENTI MINI COOPER 1300 EXPORT 1:43

La Mini è indubbiamente uno delle vetture più riprodotte in scala. Ma se numerosissime sono le serie inglesi presenti nei cataloghi dei produttori dalle origini ai nostri giorni, assai più sporadica è stata l\’apparizione delle versioni montate dalla Innocenti; come molti sapranno, la Casa italiana iniziò a produrre le Mini in Italia a partire dal 1966, prima con le 850cc, poi con le Cooper 1000 e la giardinetta \”T\”. Successivamente le Cooper adottarono la cilindrata di 1300cc e negli anni successivi la produzione Innocenti seguì nelle grandi linee l\’evoluzione dei modelli inglesi. In 1:43 la prima Mini Innocenti, se non vado errato, fu quella di Mebetoys (art. A28), un modello ben fatto, che uscì nel 1968. Nella scala più grande 1:24/1:25 fu poi la Polistil che mise sul mercato un bel modello dell\’Innocenti Mini Cooper (art.582). Poco altro fino ai nostri giorni, quando la Cooper Innocenti è stata ripresa in qualche serie da edicola, in scala 1:24. Mancava all\’appello una riproduzione moderna in scala 1:43. Ci ha pensato Kess con un modello uscito probabilmente anche prima di quanto previsto, giusto in tempo per le feste.

Un po\’ di storia

Col materiale disponibile in forma libraria e su Internet, è quasi inutile ripercorrere la storia delle Mini Innocenti. Basterà dire che la Cooper uscì dapprima con la motorizzazione da un litro, per poi essere sostituita dalla 1300. La Export scelta da Kess rappresenta l\’ultima versione, di inizio \’73, destinata al mercato europeo, caratterizzata da rifiniture ulteriormente migliorate (già in generale le Innocenti Mini erano meglio equipaggiate rispetto alle Mini britanniche). L\’ultimissima serie delle Innocenti Cooper fu un lotto di 300 vetture con tetto in vinile, sedili speciali, paraurti neri e alcuni dettagli già visti sulle vetture esportate in Germania (sarebbe un\’ulteriore idea per Kess). Ma la Cooper di Kess è la Export tradizionale, quella che siamo abituati a vedere nelle foto dell\’epoca, la cui produzione cessò nel gennaio del 1975. Secondo l\’ANFIA, l\’anno di punta delle Cooper italiane fu il 1974, con 15.620 unità prodotte. Le Cooper Innocenti furono sempre prodotte in combinazione bicolore, con la tinta di base abbinata al tetto bianco, sabbia, beige o nero.

Il modello Kess

Annunciato da tempo, il modello di Kess (resincast) era piuttosto atteso, anche perché colmava una lacuna di decenni. Solo due, per ora, le colorazioni scelte, rosso con tetto nero e \”castoro\” (un marrone scuro molti anni settanta) con tetto beige. Scelte felici, perché il rosso rappresenta la tradizione, mentre il castoro è uno dei colori tipici di quel periodo. Resterebbero altre belle combinazioni, come prugna con tetto bianco, pesca con tetto nero o aragosta con tetto nero. E se in qualche caso il negozio on line Carmodel si riservava una combinazione esclusiva, per ora sono state diffuse soltanto queste due varianti (in serie limitata a 250 esemplari), distribuite in Italia da Balocco Model. Fin dalle prime uscite Kess ci ha abituato a modelli decisamente ottimi ad altri da dimenticare, anche come forme e proporzioni. Per fortuna la Mini rientra nella prima categoria. A una prima impressione si capisce subito che il modello è azzeccato. Stavolta Kess ha fatto le cose per bene. Per concludere questa introduzione prima di lasciare spazio alle foto, ricordo il numero di catalogo: KE43012030 per la rossa, 031 castoro.

Le proporzioni appaiono rispettate. Il deflettore laterale, che
può sembrare un po\’ \”pesante\” in foto, nella realtà è
molto meno appariscente.

Forse un po\’ troppo vistose le resistenze del vetro posteriore.
La Mini Cooper Innocenti di Kess è un modello ben riuscito,
ricco di particolari.

Ben montate le cornici dei vetri; il modello si contraddistingue per
un\’elevata finitura, molto convincenti i gruppi ottici.

La targa, di Ancona sulla versione rossa, richiama il numero di catalogo del modello.
Peccato che l\’immatricolazione indichi una vettura del 1954. Davvero bella la griglia anteriore fotoincisa
e estremamente ben fatte le varie scritte e modanature.

La verniciatura è fine, uniforme e ben data.

Il portatarga è fotoinciso; da questa prospettiva si apprezza la
fedeltà delle proporzioni.



Molto ben applicati i vetri e le cornici fotoincise.
 

Le modanature che corrono lungo il fondo e i parafanghi.

Si apprezza di nuovo l\’ottimo lavoro di verniciatura, liscia, uniforme e ben lucida.

Il fondino \”anonimo\”, che è fissato alla carrozzeria mediante
quattro viti a croce.

Le due colorazioni disponibili. Un tocco apprezzabile, l\’aver applicato
sotto ciascuna gomma un adesivo trasparente per evitare reazioni chimiche
fra la gomma stessa e la base.

Inserti grigi su sedili neri, conformemente allo schema richiesto dalla
combinazione rosso/nero.

Le Mini italiane sono un tema affascinante, ancora poco battuto dai produttori in scala.

Maurizio Mazzoni, Da Saline a Volterra. La corsa del vento e del macigno (per dirla con D\'Annunzio)

Lo sfondo della copertina riproduce una celebre
\”Veduta di Volterra\”, opera di Jean-Baptiste Camille Corot (1834)

Esistono libri di grande sostanza che si celano dietro apparenze magari più umili rispetto ad altri prodotti editoriali meglio pubblicizzati. L\’associazione \”Il paese delle corse\” di San Piero a Sieve, alle porte del Mugello, ha già promosso in un recente passato svariate pubblicazioni e eventi ad esse legati. Maurizio Mazzoni, nell\’ambito della storiografia motoristica, è una sicurezza. A lui si deve l\’unico libro finora esistente sulla Coppa della Consuma (limitatamente alle moto ma con un\’interessante sezione sulle auto), a lui si debbono diversi altri bei libri sul motociclismo sportivo ed è recente un volume sulla storia di Giulio e Carlo Masetti, presentato nell\’autunno del 2013 presso una scuola di San Piero a Sieve. Ora Mazzoni è uscito con un\’altra eccellente ricerca su una cronoscalata che agli appassionati è rimasta nel cuore, le Saline di Volterra.

Maurizio Mazzoni con un esemplare autentico della
Targa Florio in oro, in occasione della presentazione del suo
libro sui Masetti (San Piero a Sieve, novembre 2013).

Persona di cultura e attenta alla storia del territorio, Mazzoni dipinge un quadro completo dalle origini del motorismo di quelle zone, per arrivare alle prime edizioni della gara, senza ignorare i grandi \”circuiti\” il cui itinerario passava dalla città etrusca. E\’ apprezzabile la lingua utilizzata in un\’opera – come si sarebbe detto un tempo – colta. Il sottotitolo \”La corsa del vento e del macigno\” è d\’ispirazione dannunziana, e non mancano, al momento della definizione del quadro d\’insieme, riferimenti all\’ambiente sociale e culturale d\’inizio XX secolo. Il racconto procede fluido, fino al periodo che gli appassionati forse amano di più, quello a partire dal secondo dopoguerra, quando la \”Volterra\” automobilistica arrivò a costituire un appuntamento di livello europeo, con i più bei nomi delle cronoscalate impegnati a battere il record assoluto anno dopo anno. Poi l\’interruzione e la ripresa con le moto: impagabile il ritratto degli anni settanta motociclistici, ancora a cavallo fra antichità e modernità incipiente.

Saline di Volterra e i suoi protagonisti, come Peter Schetty e la
Ferrari 212E nel 1969.

Col \’77 si concluse l\’esperienza definita \”classica\” delle Saline di Volterra, che tornò però alla ribalta negli anni ottanta, prima come manifestazione non competitiva, poi a partire dal 1997, di nuovo come cronoscalata per vetture moderne e storiche. Un\’avventura terminata nel 2007, strozzata dalle tante difficoltà burocratiche e diciamo anche \”politiche\”, ma che ha lasciato un ricordo indelebile per il fascino e la validità tecnica del percorso.

…una delle foto che da sola vale il prezzo del biglietto…

Quelli delle moto e i misteriosi anni settanta.

Il libro di Mazzoni completa un\’altra lacuna nella letteratura del genere. Curato nella forma, nel testo e nelle statistiche, è un viaggio appassionante attraverso realtà che non esistono più. Impagabili alcune foto, fra cui quella delle vetture nel parco chiuso allineate con ordine di fronte al Palazzo dei Priori nell\’edizione 1966. Affascinante, come detto, anche la cavalcata attraverso gli anni settanta motociclistici, di cui Mazzoni è gran conoscitore. Un\’epoca per certi versi oscura, nel senso di poco conosciuta, dalla quale riemergono mezzi e personaggi che il tempo rischia di offuscare per sempre.

La ripresa in tempi recenti, ben documentata e integrata nel libro.

Maurizio Mazzoni, Da Saline a Volterra. La corsa del vento e del macigno, Il paese delle corse, Noferini Centro Stampa, Borgo San Lorenzo (FI), 2015, pagg.258, brossura.