Non solo Dinky e autobus di plastica: Ferrari 365 GTB/4 Daytona Gr4 Giro d\'Italia 1973 (parte 1)

Lontanissimo dai soloni dell\’1:43 high-end, proporrò una trasformazione semplice, forse un po\’ vecchia maniera, come avevo fatto a suo tempo per una Ferrari 512M. La base è sempre Solido, in questo caso si tratta di una Ferrari 365 GTB/4 Daytona, non della vecchia produzione, ma delle serie più recenti, appartenenti al periodo in cui Solido e Verem hanno inflazionato il mercato con decine di riedizioni. Questa, curiosamente, si presentava con una scatola ufficiale Ferrari:

Arrivata dalla Francia in una decina di giorni, ho subito deciso la versione: visto che il colore è quello giusto, non mi andava di fare troppe modifiche alla carrozzeria e mi sono quindi orientato su una versione abbastanza di serie, avendo a disposizione le decals di Arena (art.61F) per la vettura preparata da Sala & Marverti che prese parte al Giro d\’Italia 1973 con Pietromarchi e Micangeli.

Il modello è stato smontato e sono stati aggiunti gli assi non più girevoli per ospitare dei cerchi in metallo bianco, in luogo di quelli – decenti ma non certo bellissimi – in plastica dell\’originale. Dipinti già i contorni vetro.

Già dipinti i contorni vetro e gli interni in semi-matt black.

Gli assi incollati al loro supporto.
 
Il volante in plastica Solido è stato sostituito con un più realistico volante
in metallo bianco, di produzione Carrara Models.

La leva del cambio, appena abbozzata nel modello in un\’unica fusione
in plastica, è stata rimpiazzata con una nuova leva in tornitura. Aggiunte
le cinture di sicurezza in decal.
 

Il blog si espande

Il blog ha quasi quattro anni e speriamo che in tutto questo tempo possa essere stato una costante nelle vostre giornate e che possa aver costituito una piacevole lettura. Per il 2016 sono in programma diverse novità e altre collaborazioni, dopo quelle avviate con Laudoracing Model e con BoS Model. Per sostenere le tante iniziative in programma, ho pensato di inserire anche un pulsante dedicato a donazioni spontanee con Paypal. Per viaggiare, recensire libri e modelli, intervistare personaggi occorrono risorse. Ringrazio fin da ora chi vorrà contribuire allo sviluppo del blog, nel caso di operatori commerciali sarà previsto anche un programma di collaborazione speciale. Grazie a tutti!

Navigare lungocosta, il bollettino del mare e un modo per rilassarsi

Da ragazzino mi addormentavo ascoltando il bollettino del mare trasmesso sulle onde medie di Radiodue. Era la trasmissione che seguiva il 3131 Notte, che in quegli anni (1987-88 o giù di lì) era curato da Marco Guzzi e Maurizio Ciampa, che si alternavano. Il bollettino del mare dava una calma e una tranquillità tutte particolari, e sentire nominare il Mare di Sicilia – Canale di Sardegna conciliava il sonno, in tempi in cui la vita era scandita secondo altri ritmi e anche la radio rispecchiava una vita più lenta e forse con molte più sicurezze rispetto a oggi. Voglio parlarvi stavolta non di un modello o di un libro di automobilismo, ma di un volume che assomiglia tanto a quel vecchio bollettino del mare. E’ il famoso volume “Navigare lungocosta” di Mauro Mancini, un classico nel suo genere, replicato in vari titoli sulle differenti zone d’Italia, ma il volume numero 1 della collana riguarda il tratto dal golfo della Spezia all’Argentario. Tutta la Toscana marittima, insomma, e nell’aprile 2015 la pubblicazione ha raggiunto la sua diciassettesima edizione (la prima risale nientemeno che al gennaio 1969). Navigare lungocosta è un libro rassicurante, genuino e sanguigno come solo certi autori sanno produrre. “E’ brutto! E’ superato! C’è di meglio”.

Quante volte ho sentito dire frasi simili a proposito di questo libro, che continua tranquillo la sua vita nella collana Il tagliamare, fondata dallo stesso Mancini. Non so perché ma vedo bene questo libro nella biblioteca vicino ai due volumi di Ceva e Curami, La meccanizzazione dell\’esercito fino al 1943, al Fusi (Alfa Romeo) e al libro di Maurizio Mazzoni, Mitiche moto temerari piloti, sulla storia della Coppa della Consuma motociclistica. Sono libri essenziali. Vecchi nel senso migliore del termine, se vogliamo lacunosi. Ma essenziali. Si quelli che si leggono o si sfogliano le domenica sera, magari con Zona Cesarini di Radiouno sullo sfondo (rieccola la sempiterna radio, nel frattempo mi sono convertito da Radiodue e Radiouno). Volumi rarefatti, un po’ schematici, di cui si dice sempre che è uscito qualcosa di più aggiornato ma che continuano a essere consultati quando si tratta di fare qualche ricerca su un determinato argomento. Sono i libri che amo. Passerei ore a ammirare i disegno del porticciolo di Lerici, la veduta di Faro delle Formiche di Grosseto oppure la mappa delle distanze del Giglio dall’Argentario. Sapete cosa?

Questi libri sono come quelle vecchie Norev in plastica o come qualche vecchio kit Airfix. Pensi che il tempo ne abbia avuto ormai definitivamente ragione e invece quando meno te l’aspetti tornano in tutto il loro discreto fascino. Senza volerlo siamo finiti a parlare di modelli.

Un passato (chiuso) che riemerge: la Porsche 911 GT2 Provence Moulage di Alberca

http://jeanfrancoisalberca.blogspot.it/2015/11/porsche-911-gt2-le-mans-1995-upgrade.html?spref=fb

Un mio vecchio modello che ha una storia davvero strana. Dopo aver chiuso con i cosiddetti top builder, ho venduto tutti i loro \”capolavori\” ricavandoci più o meno secondo i capricci degli acquirenti. Questo che vedete nel link (e il cui work in progress appare da qualche parte in questo blog) lo vendetti una prima volta in Australia ma per ragioni che non ho mai capito, due mesi dopo mi vidi arrivare indietro il pacco dopo che ovviamente il compratore si era fatto rimborsare la cifra, per altro inferiore a quanto l\’avevo pagato. Rivenduto finalmente nel 2015, il modello è poi riapparso sul sito Miniwerks e rispedito in Francia per alcuni aggiornamenti. Fin qui ok.

Due cose che mi fanno un po\’ ridere, aneddotiche ma le posto per completezza: Jean-François dice nel suo articoletto che ho venduto i miei modelli per collezionare \”alcuni Dinky e autobus di plastica\”? Autobus di plastica…? Sicuramente non sa che i Dinky sono da sempre una delle mie passioni, quanto agli autobus di plastica forse si riferisce ai miei poveri divertissement che faccio a tempo perso da almeno dieci anni giusto per tenere in esercizio la mia manualità comparabile a quella di una scimmia.

Seconda amenità, afferma che a suo tempo non poté completare al meglio il suo lavoro a causa del ridotto budget (\”budget serré\”). Questa è ancora più spiritosa, visto che non ebbe alcuna limitazione da parte mia, e che la cifra finale da lui richiesta fu di € 700. Per un montaggio così, secondo me erano anche troppi e stanco delle cifre domandate per ogni montaggio, sempre più alte, decisi che per me poteva continuare a tartassare qualcun altro, io ero arrivato al capolinea. Altro che budget serré: ero semplicemente stufo di essere considerato una specie di bancomat per certe realizzazioni. E sicuramente il suo orgoglio non ha preso bene l\’idea che qualcuno, presa coscienza del giochino al massacro, abbia raccolto armi e bagagli e abbia detto a un certo punto \”no grazie\”.

Detto questo vedo che alcuni modelli fanno come i peperoni. Ritornano a gola durante la notte.

Rassegna stampa: AutoModélisme 218

Numero abbastanza insipido se non fosse per due begli articoli che illustrano i lavori di autocostruzione di Erland Elkaim, che ha realizzato una bellissima Tyrrell-Ford 012 GP Dallas 1984 partendo da zero e utilizzando le meccaniche Tamiya e una Porsche 935 Moby Dick Style Momo recuperando un vecchio RC della serie Structo di Carrera; il tutto in 1:12, una scala che sta decisamente riprendendo piede dopo un periodo di sordina.

In copertina si presenta con grande evidenza il ritorno di Solido fra i costruttori, grazie all\’accordo siglato fra il gruppo Dickie/Simba e OttOmobile; piuttosto inutile la retrospettiva sui camion Berliet, e la brutta notizia è che ci sarà anche una seconda parte. Interessante, nel campo delle slot, il test comparativo fra auto a 2 e a 4 ruote motrici, che conclude che sostanzialmente fanno gli stessi tempi, quindi meglio non ostinarsi in inutili sofisticazioni meccaniche che possono funzionare nella realtà ma non in scala 1:32 e per di più su una pista slot.

Bologna-Raticosa, una storia di uomini e motori, di F.Amante e C.Dolcini

La biblioteca sulla storia delle cronoscalate italiane è andata arricchendosi in questi ultimi anni di volumi importanti e moltissime lacune sono state colmate. Grazie all\’impegno di appassionati, di associazioni sportive e non ultimi, di sponsor, è stato fatto un notevole sforzo e il quadro è oggi davvero soddisfacente. Quasi tutte le principali gare in salita hanno ormai un volume di storia, e anche certe manifestazioni meno note sono state trattate con la necessaria dovizia di particolari. Una delle uscite più recenti è relativa alla Bologna-Raticosa, disputatasi fino al 1969 e poi ripresa dal 2000 in forma di gara storica grazie all\’entusiasmo e all\’impegno di Francesco Amante, presidente della Scuderia Bologna. Ne è nato un volume edito da Giorgio Nada, la cui parte storica si deve al professor Dolcini, che narra, anno per anno, tutte le gare del periodo 1926-1969, con un bel corredo di foto a colori e in bianco e nero. Seguono le classifiche parziali di ogni classe, accompagnate da ulteriori immagini dei singoli vincitori gruppo per gruppo.

La narrazione di Dolcini è documentata e come sempre competente, ma purtroppo la parte storica (quella che interessa maggiormente i cultori della materia) si ferma a pagina 71 delle quasi 220 del volume. Il resto è occupato dalla descrizione, a opera di Amante, di tutte le edizioni moderne; si comprende naturalmente l\’esigenza di valorizzare questa gara, pubblicizzandola e dandole i meritato rilievo a livello logistico e organizzativo (la moderna Bologna-Raticosa è senza dubbio un esempio di efficienza), ma decine di foto di autostoriche dal 2000 al 2015, accompagnate da immagini di piloti più o meno famosi (e più o meno in forma) e ritagli di articoli di giornale possono soddisfare i diretti protagonisti, le scuderie di oggi e pochi altri lettori.

Era forse impossibile concepire il libro in modo diverso, ed è anche difficile escluderlo dalla biblioteca delle cronoscalate, non foss\’altro che per il prestigio della corsa stessa, ma certamente non si tratta di una delle uscite più felici di questi ultimi tempi, anche se ben confezionata e graficamente gradevole. Il testo è bilingue italiano/inglese.

C.Dolcini – F.Amante, Bologna-Raticosa, una storia di uomini e motori, Giorgio Nada Editore, Vimodrone (Mi) 2015, € 40,00.

Porsche 911 Carrera RS Gr.3 Graetz elaborazione su base KDW, realizzazione Sebring1971

Nella serie limitata Sebring1971 (numero di serie 50/2015) è appena uscita un\’elaborazione su base diecast 1:43 KDW, realizzata con decals Arena e l\’aggiunta di diversi particolari anche autocostruiti. Si tratta della Porsche 911 Carrera RS Gr.3 Graetz di Swaton/Cordesse del Rally Montecarlo 1978. Sono circa 25 le modifiche apportate, incluso l\’abitacolo, con l\’aggiunta di sedili anatomici, rollbar, volante racing e strumentazione; autocostruita la struttura anteriore, aggiunti fendinebbia, ganci fermacofano in gomma, rifatta parte della fanaleria, staccabatteria, antenne ecc. 
Per chi fosse interessato, il modello (in esemplare unico) è reperibile a questo link: http://www.ebay.com/itm/-/121825749070?ssPageName=ADME:L:LCA:US:1123

La Politoys, il Gatto Arturo e un sito finalmente di alto livello.

Proprio ieri, in occasione della borsa di scambio di Calenzano, parlavo con un competente collezionista fiorentino e il discorso era caduto sulla scarsità di notizie veramente inedite a proposito dei nostri marchi storici, da Mercury a Politoys. Mentre su Corgi e Dinky gli appassionati del settore possono contare su testimonianze dirette di grande valore, che hanno contribuito notevolmente a collocare le varie produzioni nel loro contesto storico, sociale, economico, per tutti (o quasi) i produttori italiani, la scarsità di informazioni \”laterali\” impedisce una piena comprensione e un\’analisi di più ampio respiro delle vicende industriali di un marchio.

Di produttori britannici o francesi esistono documentati repertori di materiale promozionale, nonché una fitta letteratura più o meno underground su varianti di colore, prototipi, pre-serie. Le principali case d\’asta e i siti di vendita più prestigiosi propongono abbastanza spesso modelli unici provenienti da fonti sicure, siano esse le raccolte di Marcel Van Cleemput o Monty Calme, di Bertrand Azéma o di Mike e Sue Richardson.

E in Italia come siamo messi? Già alcuni volenterosi hanno ricostruito il più fedelmente possibile le produzioni partendo dall\’evidenza dei dati (ossia modelli esistenti e cataloghi); al di là dell\’importantissimo contributo di Rampini, potremmo citare il bellissimo repertorio on-line di Aessemodel (corredato da piacevolissimi e mai banali testi) oppure altri volumi usciti sulla storia della Mercury o della Politoys, ma limitati, questi, a una mera sommatoria di dati. Manca, come si suol dire, il sale. Sale che si ottiene solo applicando al tema i criteri della ricerca storica; qualche anno fa lo fece Giorgio Giuliani con un saggio sulla Rivarossi/Pocher, e i risultati furono decisamente convincenti.

Quasi per caso mi sono imbattuto in un sito sulla Polistil/Politoys, che – giustamente – non è il \”solito\” sito: all\’indirizzo www.quellidellapolistil.it potete trovare una lista esaustiva delle principali linee che fanno capo al marchio Politoys, ma anche qualcosa di ancora più affascinante, perché lontano dalle trite liste e listine che la maggior parte dei collezionisti considera sufficienti per esaurire l\’argomento. Attraverso alcune testimonianze dirette, si prova a ricostruire il modo di lavorare dell\’epoca (http://www.quellidellapolistil.it/quelli-che-hanno-lavorato-alla-polistil) e, nascoste qua e là nelle descrizioni dei singoli modelli, delle perle di storia che rischiano di andare perdute per sempre.

La homepage del sito www.quellidellapolistil.it

Il messaggio (o meglio: uno dei messaggi) che passa dalla lettura del sito mi pare sia questo: una produzione di automodelli del passato non può essere valutata con criteri rigidi. Ossia, le varianti di colore ci sono ed è necessario individuarle con scrupolo. Questo al limite è abbastanza scontato, ma non è per niente scontato andare a fondo dell\’argomento, cercando il più possibile le fonti, come gli addetti alla verniciatura e facendo rivivere in modo concreto i fatti accaduti. La macchina del tempo esiste e va usata prima che sia troppo tardi. Questo sito restituisce alla produzione Politoys un velo di immediatezza, coperta dalla polvere dei decenni, fornendo alcuni aneddoti semplici eppure così importanti per capire certi fenomeni.

Sono grato al sito perché mi ha fatto tornare alla memoria un personaggio della mia infanzia che giaceva dimenticato non so da quanto tempo, il Gatto Arturo della TSI (Televisione Svizzera Italiana), che i bambini italiani nati all\’inizio degli anni settanta conoscevano bene perché la TSI si \”prendeva\” senza problemi in varie zone del territorio nazionale, come del resto il canale francese o Capodistria.

Fine anni settanta: il Gatto Arturo di TSI fa visita allo stabilimento
della Polistil di Chiari (Brescia). 

Ebbene, il sito www.quellidellapolitoys.it ha ripescato un episodio dove il Gatto Arturo fa visita proprio allo stabilimento Polistil, e i cinque minuti del filmato (visibile a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=BOzniz45puI) sono davvero impagabili. Speriamo che il sito possa arricchirsi ancora di documentazione di questo livello, perché la \”cultura\” (mettiamola fra virgolette) dell\’automodellismo in Italia ha un gran bisogno di contributi come questo.

Borsa scambio a Calenzano (Firenze), 22 novembre 2015

Il tradizionale appuntamento autunnale all\’Hotel Delta Florence di Calenzano resta una data abbastanza importante, almeno per chi abita nelle zone di Firenze. Come sempre si è registrata un\’ottima affluenza, e le due stanze dell\’albergo erano piene di espositori e visitatori. Per l\’automodellismo, diversi vecchi Dinky e Corgi a prezzi ragionevoli, fra cui una collezione di mezzi militari Dinky in condizioni quasi perfette. Certamente, e soprattutto in vista della borsa di Novegro di domenica prossima, un evento come questo può sembrare poco utile, ma è forse in questo genere di manifestazioni che è possibile trovare alcune occasioni imperdibili. L\’importante è saper guardare bene.

Model Game a Bologna, 21 novembre 2015

Una bagnatissima giornata tipicamente autunnale ha aperto il weekend dedicato a una kermesse di eventi nella zona fiera di Bologna. Il Model Game, che inizialmente doveva essere abbinato al Motor Show che non si farà, ha trovato la sua collocazione a fianco di Mondo Creativo, Food & Pastry e Mondo Elttronica. Personalmente, l\’ultima edizione di Model Game alla quale avevo assistito era stata quella del 2013, quando la collocazione era ancora abbastanza provvisoria. Oggi, Model Game occupa a tutti gli effetti gli ex padiglioni del Motor Show, e si prova sicuramente un po\’ di nostalgia a passare dai luoghi che ricordiamo ancora occupati dagli stand di Ferrari, Maserati, Abarth, Porsche e quant\’altro. D\’altra parte il mondo cambia e il Motor Show forse non ha neanche più motivo di esistere. Quanto al Model Game, che dire? Per il \”nostro\” settore, quello degli automodelli statici, poco o nulla: salvo errori, il solo produttore ufficiale presente era Arena, con un sempre gentilissimo Valerio Comuzzi. Presenti anche i negozi L\’aquilone e la Formula 1 del Modellismo. Per il resto, ben poco da segnalare, tranne i soliti due o tre grossi stand di modelli da edicola e qualche offerta qua e là. Ma sappiamo che Model Game è il regno del dinamico e del \”militare\”, con cose anche interessanti, come i workshop, molto istruttivi. Penso che il settore militare (e mi riferisco allo statico) goda di un successo ben maggiore rispetto agli automodelli. I motivi sono molteplici e se non altro è bello constatare che dei giovani siano ancora disposti a sporcarsi le mani con colori e colle. Di kit a portata di budget se ne trovano a iosa, ed ecco forse una delle prime ragioni per le quali il settore è ancora bello attivo. Per finire, un appunto all\’organizzazione: una manifestazione di questo livello non può presentarsi il sabato mattina dell\’apertura senza neanche uno straccio di cartello alle varie entrate. Niente di niente: nessuna freccia, nessuna indicazione di dove erano collocati i vari eventi nei padiglioni della fiera, poche (o nessuna) indicazioni sui vari parcheggi. Alcuni addetti si sono giustificati dicendo che i cartelli stavano arrivando. I cartelli devono arrivare (ed essere collocati) il venerdì sera, non il sabato due ore dopo l\’orario d\’apertura, ammesso che siano mai arrivati.