Kit review: Porsche 934 Gr.4 Jägermeister Tamiya scala 1:24

La Porsche 934 Gruppo 4 Jägermeister è stato uno dei grandi classici della produzione Tamiya, in scala 1:12. Un kit imponente e impegnativo, che non passa inosservato e in anni recenti riproposto anche come factory built in una confezione prestigiosa. La casa giapponese ci riprova ora con un modello grande la metà, nella scala 1:24 che conta già innumerevoli soggetti e che ha fatto delle vetture da competizione di fine anni settanta uno dei filoni più amati e conosciuti. Due le versioni realizzabili con questo kit, entrambe del Max Moritz Racing, titolare della popolare sponsorizzazione Jägermeister: la numero 24 e 25 della 1000km del Nuerburgring 1976. Proprio la numero 25, pilotata da Stenzel, Kelleners e Bell ottenne un eccellente terzo posto assoluto, risultato di tutto rispetto per una Gruppo 4.  Si tratta di un classico kit nello stile Tamiya, ma arricchito con alcuni particolari che nei decenni passati nessuno si aspettava e che oggi sono direi quasi d\’obbligo. 
Chi desideri migliorare ulteriormente il risultato, potrà utilmente procurarsi l\’upgrade kit prodotto da Studio 27, visibile a questo link: http://studio27onlineshop.com/shopdetail/005003000167/order/
La parola alle foto. 

Come sempre molto accattivante la presentazione della scatola. 

Non molti gli sprue, con i pezzi molto ben stampati; ovviamente le parti arancioni andranno ricolorate. Non è un kit difficile e i pezzi sono tutto sommato limitati, ma come nel caso dei kit in plastica, tutto si gioca nella precisione e nell\’esattezza delle colorazioni.  

Le istruzioni, chiarissime come sempre, sono accompagnate da un foglietto supplementare recante le informazioni storiche di base sulla vettura. Già fabbricanti come Studio 27 hanno realizzato fogli di decal per ottenere altre versioni della Porsche 934 in scala 1:24. 

Oggi un set di fotoincisioni, per quanto basico, è necessario: griglie, gancetti e particolari vari sono forniti nel kit. Nelle decal sono comprese anche le cinture di sicurezza, che sarà comunque meglio riprodurre con una tecnica più realistica.

Alcuni particolari cromati: gli interni dei retrovisori. 

Eccellente l\’aspetto esterno e azzeccate le proporzioni. Ne verrà fuori un bel modello. 

Molto belli i cerchi, che forse andranno leggermente opacizzati. Ma chi non si accontenta provi questi: http://www.scalemates.com/products/product.php?id=208722

Le gomme slick, molto realistiche. 


Minichamps e la Hans Stuck collection: Audi 90 Quattro IMSA-GT 1989

Dopo l\’esperienza in Trans-Am nel 1988 col modello 200, l\’Audi, nell\’ottica della continuazione di una strategia di marketing negli Stati Uniti, decise di passare a un campionato meno restrittivo sotto il profilo dei regolamenti, individuando nell\’IMSA-GTO un terreno utile per portare avanti la sperimentazione della trazione integrale su pista. Per la stagione 1989 venne sviluppata una versione specifica della 90 Quattro, che a mio parere resta una delle più suggestive Audi da competizione mai prodotte. Larga, piantata, aggressiva, è la quintessenza dello spirito agonistico che si concilia perfettamente con la tradizione tedesca. Sfortunatamente un inizio stagione non all\’altezza (combinato con la mancata partecipazione a Daytona e a Sebring) compromise le possibilità di aggiudicarsi il titolo, ma ben presto Stuck e Haywood divennero estremamente competitivi. portando a casa brillanti risultati. Minichamps aveva già in precedenza riprodotto la 90 Quattro sia in scala 1:43 sia in scala 1:18, ma ora questa vettura viene inserita nella speciale collezione dedicata a Hans Stuck, che si compone di 10 pezzi, che vanno dalle turismo guidate dal mitico Striezel fino alla nota March-BMW 762 F.1 sponsorizzata Jagermeister. La versione prescelta per la 90 Quattro è quella della 200 Miglia di Mid-Ohio, dove Stuck ottenne una bella vittoria. Si tratta di un diecast classico, con i pregi e i difetti del caso. Sono abbastanza lontane certe raffinatezze cui ci hanno abituato di recente i modelli in resina, ma l\’ \”allure\”, come direbbero i francesi, c\’è tutta. Belli i cerchi, ottime le proporzioni e le forme, precisa la decorazione, così come molto pulito il montaggio (ho avuto occasione di visionare più esemplari); a questi punti positivi si abbinano purtroppo alcune pecche tradizionali su questo genere di modelli, dalle antenne un po\’ grossolane alle maniglie delle portiere in decals (bastava una semplice fotoincisione, dato che sono piattissime), così come con delle decals sono simulati i fermacofani. Per contro, il dettaglio degli interni è notevole, con una riproduzione completa del rollbar e dei vari cavi e tubature. Un bel modello di un classico della storia dell\’Audi Motorsport, impreziosito dall\’autografo originale di Stuck. Basterà?

Spark e la macchina del tempo: storia (molto soggettiva) di una Golf e di una BMW 2002

I modelli ci piacciono perché hanno un potere evocativo. Sono una specie di macchina del tempo. Evocano sia le auto vere, quelle che magari abbiamo visto da piccoli e che tanto ci hanno affascinato, sia – a sua volta – i modelli che in un lontano passato abbiamo magari desiderato o posseduto e che sono stati la miccia che ha dato fuoco a una passione destinata a non tramontare mai. A questo secondo caso, non meno importante del primo, fanno ugualmente capo centinaia di storie che i collezionisti potrebbero raccontare. Storie all\’apparenza molto diverse, ma che tutto sommato percorrono le stesse strade della memoria, delle emozioni. Nella vicenda personale di ogni collezionista c\’è l\’incontro con un modello o più modelli che sono rimasti scolpiti per sempre nella memoria. Perdoneranno i lettori se stavolta questo breve commento avrà una connotazione esageratamente autoreferenziale ma – come ho detto – i percorsi tendono ad assomigliarsi nei loro meccanismi più basilari.
E c\’è chi sa sfruttare al meglio tali suggestioni legate al passato, ben sapendo che ogni generazione ha i propri simboli. Molti della mia generazione provano delle emozioni particolari alla vista delle Gruppo 5 o anche delle Gruppo 2 del DRM o dell\’Euroturismo. Non a caso le radici sono da ricercarsi nelle prime elaborazioni dei Solido, nella ricerca in altri paesi degli introvabili modelli francesi allorché l\’importazione in Italia era stata sospesa (ricordo ancora la gioia per aver scovato in Svizzera, nell\’estate del 1981, la VW Scirocco Gr.2 o la Porsche 935). Dicevo della particolare dote di certi produttori di saper cavalcare le suggestioni di una o più generazioni di collezionisti. In questo, Spark è maestra e in particolar modo sono esperti i vari importatori nazionali (principalmente francese, tedesco e mettiamoci pure quello belga), che dimostrano di conoscere alla perfezione ciò che il mercato degli appassionati domanda. Spesso, però, \”colpiscono\” bene anche fuori dal loro confine, complice tutta una serie di percorsi più o meno sotterranei che accomunano tanti di noi. Che dire, ci sono delle vere e proprie \”icone\” alla vista delle quali scatta un meccanismo, legato appunto non sempre all\’auto vera ma anche alle emozioni che la storia di quella vettura nel modellismo ci ha trasmesso in anni ormai passati. Un déclic, come lo chiamerebbero i francesi. E il doppio déclic è scattato, ad esempio, guardando su un sito di vendite, le ultime uscite degli Spark dell\’importatore tedesco. La Golf Gti Gr.2 Kamei, chi non se la ricorda? Una vettura forse non famosissima, ma resa indelebile nella memoria dai cataloghi Tamiya che il sottoscritto sfogliava fino a consumarli durante le vacanze estive. Bastano pochi tratti, quei due fari tondi, quei parafanghi allargati e le bande rosse-arancioni-gialle affiancate a ricostruire nella memoria l\’immagine di quella macchina. Un\’operazione nostalgia, non si sa quanto consapevole psicologicamente, ma di una rara efficacia, ed è ciò che conta per chi deve vendere 400 o 500 esemplari di un modello.

Oggi e trent\’anni fa: la Golf Gr.2 Kamei, impossibile dimenticarla. Spark e un vecchio catalogo Tamiya. 

La Golf Kamei è \”il\” Gruppo 2, è il passato, è la magia dei colori. E\’ il vecchio kit Tamiya che ritorna da un passato pronto a raccontare di giornate così diverse da quelle di oggi.
La BMW 2002 Europa Moebel, così teutonica e severa. Un mio amico diceva che le BMW degli anni settanta hanno lo sguardo drammatico. La BMW 2002 Gr.2 lo ha. Un\’altra immagine, stavolta legata alle scatole bianche dei vecchi kit Minichamps: da un lato la Escort Castrol, dall\’altro la 2002 Europa Moebel, con quel numero di gara alto (201) che faceva tanto turismo e DRM. Anche nei nostri campionati turismo le auto avevano i numeri alti, che mi sono sempre piaciuti. E qui un altro \”centro\” di Spark, una freccia che va dritto al cuore per chi quella macchina se la sognava anche di giorno e ne disegnava instancabilmente le intricate strisce angolose nei quaderni di scuola. Europa Moebel.

Europa Moebel: ancora una volta passato e presente. 

Esiste ancora, se volete dare un\’occhiata hanno sempre il vecchio logo molto anni settanta con le lettere E ed M squadrate: http://europa-moebel.de/europa-moebel-collection/home. Un\’ultima annotazione. La Golf Kamei e la 2002 Gr.2 erano già state riprese nel catalogo Scala43. Molto ricercate, spesso su Ebay raggiungevano cifre ragguardevoli. E oggi? Ma questo è un altro discorso.

Rassegna stampa: Auto Modélisme n°192

Luglio-agosto, numero doppio di Auto Modélisme (68 pagine) e com\’è ormai tradizione, la rivista edita da Michel Hommell esce con uno speciale tematico, stavolta dedicato alla Porsche. Ritroviamo quindi tutti i contenuti abituali della rivista, ma il tema dominante è il costruttore di Stoccarda, che monopolizza già la copertina, tra l\’altro con la 935 K4 in 1:18 di TrueScale o con l\’occhiello riservato a uno degli articoli sulle scale grandi, una rassegna delle 356 nella scala 1:18. E\’ un bel numero, questo Auto Modélisme estivo: interessante (anche se non lunghissima, com\’è ormai, ahinoi, abitudine) la presentazione di un nuovo marchio di modelli in resina in 1:18, molto vicini per concezione e anche per origine agli ormai noti OttOmobile; si tratta della gamma GT-Spirit, che debutta con due Porsche, una 911 Targa 2.0 del 1967 e una 944 S2 Cabriolet del 1989. Altre novità in arrivo anche nella scala 1:12, fra cui una 911 Carrera RS 2.7 del 1973. Si prosegue con la già citata retrospettiva sulle 356 in 1:18 (abbastanza utile e comunque completa), per affrontare poi diversi altri temi storico-modellistici legati alla Porsche: una breve recensione del kit Tamiya in 1.24 della 934 Jagermeister, la trasformazione in versione Le Mans 1981 della 936/78 ancora di Tamiya (1:24), l\’immancabile angolino del diorama con un\’ambientazione Le Mans 1971 e un originale pezzo su come trasformare in \”statico\” un modellone 1:12 Tamiya nato come RC (Porsche 936/77 Le Mans \’77).

Gli 1:18 curbside in resina sono di moda: GT-Spirit debutta con due Porsche, una 911 Targa e una 944 Cabriolet. 

L\’1:43 occupa una parte tutto sommato abbastanza marginale, con un pezzo sulle riproduzioni della Carrera GT. Come sempre, molto ricca la parte delle novità. Tema slegato dal leit motiv di questo numero, le ambulanze in scala 1:43, una carrellata simpatica ma nulla più su questi mezzi di soccorso di tutti i paesi. L\’articolo storico traccia le vicende della Porsche 904 Carrera GTS (e qui si ritorna in tema) con foto interessanti e per lo più inedite, tratte anche dall\’archivio di Maurice Louche, di cui è recentemente uscito il libro Emotion Porsche (recensito tra l\’altro in questo numero di Auto Modélisme), che fa da pendant con Emotion Ferrari, pubblicato qualche anno fa e subito diventato un classico per ogni appassionato di automobilismo.

Trasformazione nella vincente di Le Mans 1981 di un vecchio kit Tamiya. Recentemente Auto Modélisme ha dedicato parecchio spazio ad articoli di questi genere, cosa totalmente ignorata dalle riviste italiane, quando esistevano. 

Come appendice all\’articolo storico, vi è una paginetta sulle 904 in scala 1:43, essenziale ma tutto sommato esauriente. Chiude la rivista la consueta sezione slot, anch\’essa incentrata stavolta sulla Porsche.

Un RC in scala 1:12 (Tamiya) si trasforma in un bel modello della Porsche 936/77 vincente a Le Mans nel 1977, una delle vittorie più belle e più sofferte del marchio di Stoccarda alla 24 Ore della Sarthe. 

E\' scomparso Bertrand Azéma

E\’ recente la notizia della morte di Bertrand Azéma, probabilmente il maggior esperto della storia della Solido. A lui si deve la pubblicazione dell\’opera di riferimento sulla casa francese, più volte riedita e aggiornata (nella foto a destra). Ma il nome di Azéma era legato al mondo del collezionismo fin dagli anni sessanta, quando, insieme a Jacques Greislamer pubblicò (nel 1967) una sorta di catalogo mondiale dei modelli da collezione, un \”classico\” che ai tempi costituiva una delle colonne della documentazione di questo settore.

Spark-USA: una Porsche molto americana (ricordando Momo Moretti)

Cosa c\’è di più americano di una Porsche sponsorizzata Momo che ha preso parte alla 24 Ore di Daytona? Una vettura NASCAR, risponderà qualcuno. D\’accordo. Allora diciamo che la sopraccitata Porsche si prende la palma di \”next best thing\”. E dopo la marea di novità introdotte dagli importatori francese e tedesco (sigle SF ed SG), è la volta degli \”US\”. Col numero di catalogo US01 e tanto di scatola a stelle e strisce, il soggetto prescelto è affascinante: si tratta della Porsche 911 GT3 Cup che ha preso parte alla 24 Ore di Daytona nel 2012. Circa un mese dopo la vettura era a Sebring con una decorazione leggermente diversa. Omaggio a Moretti, questa Porsche rivisita la caratteristica livrea Momo in chiave moderna, con un tono di rosso \”metallescente\” di un fascino e di un potere evocativo senza eguali. La produzione, numerata, è limitata a 500 esemplari. La base prescelta la conosciamo già bene, anche se è stata aggiornata e modificata visto che le vetture Cup della Gran-Am presentano alcune differenze rispetto ai corrispettivi monomarca. A parte qualche particolare migliorabile (non al livello i fermacofani in decal), si tratta di un modello davvero d\’impatto, destinato ad andare esaurito molto presto. Aspettiamo a questo punto altre versioni (Sebring in primis). L\’ultima foto della gallery suggerisce un possibile abbinamento con un altro modello uscito in questi giorni, la 935 Joest simil-Moby Dick utilizzata da Gianpiero Moretti nella gara DRM del Norisring 1981 (edizione Raceland, catalogo RS1201, in 400 pezzi numerati).

Estate, dove andare? Alla Galleria Ferrari! [di Claudio Govoni]

Approfittando delle prime ferie d\’agosto, col caldo torrido che imperversa nella pianura padana, si impone la ricerca del ristoro.
Dove cercare il fresco da queste parti?
Appennini? Riviera?
Ovviamente tutto troppo banale.
La scelta ricade, infine, sull\’aria condizionata della galleria Ferrari di Maranello.

In questo momento sono in corso tre mostre:
Una, entrata negli ultimi due mesi di programmazione, su le supercar.
La seconda sui mulotipi e la terza sulle ferrari di Hollywood.
La terza esposizione è in effetti la meno interessante. Consiste, sostanzialmente, in un paio di vetture: la Ferrari Mondial Cabrio guidata da Al Pacino in \”Scent of a woman\” e nella 275 GTB che fu di Steve McQueen, più la proiezione di una serie di spezzoni di pellicole in cui compaiono le auto del cavallino.
Di grosso interesse, invece, l\’esposizione dei mulotipi, realizzata nella nuova sala inaugurata nel 2013.
Sono presenti nove vetture, di cui cinque effettivamente muletti e sperimentali e quattro \”speciali\”.
Tra i muletti spiccano la 599 Hi Kers, la F150 camuffata e la 348 allungata per la prova dei motori.
Le speciali sono una delle due Scaglietti del China Tour, la Saglietti del Giro dell\’India, la 599 del Tour americano e la 355 del World Tour.

La mostra sulle supercar non è certo una novità essendo stata inaugurata in marzo, ma non si può che consigliare, a chi non l\’ha ancora vista e ha la possibilità, di andarci, sfruttando gli ultimi due mesi di apertura, data la possibilità di vedere dal vivo, al pian terreno, alcune vetture piuttosto rare, come la GTO evoluzione e una peculiarissima versione stradalizzata della 250 LM.

Lascia un pò di disappunto la scomparsa dall\’area di esposizione della Breadvan, vettura senz\’altro peculiare e di grande interesse modellistico, sostituita da una sempre bella, ma più usuale, 250 SWB.
Il personale del museo, interrogato in merito alla scomparsa della stessa, dopo che ho fatto notare che sul sito internet la si indica ancora come presente, ha detto che \”tanto la swb ha lo stesso telaio\”…
Rimossa dall\’esposizione anche la GTO del 1964, sostituita da una 250 TDF.
A Maranello non sono nuovi a questo.

Già durante la mostra sulle grandi auto di Pininfarina la 512 BB LM era stata sostituita.
In quel caso c\’è la scusante che l\’evento era stato prolungato e si era probabilmente dovuto restituire l\’auto al proprietario alla prima scadenza concordata, ma in questo caso la sostituzione è avvenuta ben due mesi prima del termine indicato.
Al primo piano, sempre nell\’ambito dell\’evento dedicato alle supercar, fanno bella mostra di sé la 288 GTO, la Enzo, la F40 e la F50 (oltre a una 126 CK e a una 641 F1).
A fianco delle vetture reali si trovano esposti i modelli in scala 1/1 della F150 / LaFerrari, che mostrano le varie configurazioni prese in considerazione prima della definitiva.

Il mock-up della vettura finale è esposto in una saletta su una piattaforma girevole.
Per quanto interessante e di sicuro effetto, lascia sinceramente perplessi la scelta di esporre non la vettura reale, ma una sua riproduzione, con, oltrettutto, alcuni dettagli che risulterebbero poco accettabili anche su un modellino, come, ad esempio, i dischi dei freni riprodotti con cartoncino su cui è incollata una foto del disco vero.

Piccolo show nello show, non si può che consigliare di accodarsi, senza dare nell\’occhio, alle comitive guidate dei turisti stranieri e cogliere alcune \”improvvisazioni\” delle giovanissime guide, francamente molto \”naif\”.

Da Madyero una riedizione dell\'Alfa Romeo 33TT12 1973 e 1975

Uno dei classici della produzione Madyero, l\’Alfa Romeo 33TT12, è di nuovo disponibile come factory built. Madiai ha infatti montato una piccola serie di questi modelli, in attesa di sviluppare altre nuove versioni. Nello stock di modelli montati (tra l\’altro con piccoli ma importanti aggiornamenti), vi sono quattro vetture del 1973 e due del 1975. Ecco il dettaglio: 1000km del Nurburgring 1973 (Regazzoni/Facetti e De Adamich/Stommelen), Targa Florio 1973 (stessi piloti) e Digione 1975 (Merzario/Laffite e Pescarolo/Bell). Dietro a questi modelli vi è uno scrupoloso lavoro di ricerca e di documentazione storica, soprattutto a livello di misurazioni. Spero che presto lo stesso Luigi abbia la voglia di completare questo post con alcune annotazioni personali. Qui basti dire che i modelli hanno un ottimo livello di dettaglio, con un retrotreno molto particolareggiato, cinture realistiche, parti fotoincise e verniciatura Remember. Ecco una gallery delle sei versioni realizzate.

La Citroën SM di Norev si rimpicciolisce

…tranquilli, non è l\’ennesimo fenomeno \”strano\” che colpisce i modelli del costruttore francese. Stavolta la mutazione non ha niente a che vedere con le dubbie reazioni che hanno portato a sorprese poco piacevoli in un recente passato. Dopo l\’1:43 e l\’1:18, Norev presenta la Citroën SM nella gamma 1:87, che di recente è stata incrementata con soggetti totalmente inediti in quella scala, che ormai si è affrancata dal ramo fermodellistico per acquistare una dignità propria e indipendente. Norev interpreta i modelli in 1:87 secondo lo stile proprio alle altre due scale: carrozzeria in zamac, fondino in plastica e particolari riportati o tampografati. Il risultato è gradevole: la SM è stata proposta inizialmente in un discreto ed elegante bianco, ma c\’è da pensare che altre tinte si aggiungeranno presto e magari anche la conosciuta versione Gendarmerie. Il prezzo al pubblico di questo piccolo modello si aggira sui 7 euro.

Numero di catalogo 158510, la Citroën SM di Norev diventa 1:87 dopo le conosciute riproduzioni in 1:43 e in 1:18. 

Il modello Norev ha il tipico layout della marca francese: carrozzeria in zamac, fondino in plastica. Le cornici dei vetri, così come le maniglie e altri piccoli dettagli, sono tampografate. I tergicristalli sono stampati con i vetri ma colorati in nero, con un effetto convincente. 

La targa di Parigi è di rigore! Belli i gruppi ottici posteriori. La verniciatura è uniforme e abbastanza liscia anche se un po\’ spessa. Alcuni esemplari, come questo, presentano qualche imperfezione di troppo. 

Come nella vettura reale, la targa è sistemata dietro il fascione trasparente che unisce i proiettori. 

Belli i cerchi, considerata anche la piccola dimensione. Anche in questo caso la scolpitura delle gomme sembra assai più pronunciata che dal vero. A voler essere pignoli la larghezza degli pneumatici è un po\’ generosa. L\’assetto è giusto, ma su alcuni esemplari il fondino è fissato leggermente disassato longitudinalmente rispetto alla scocca. 

Ancora un particolare dei gruppi ottici posteriori. Notare un\’imperfezione di verniciatura abbastanza evidente in coda. 

Piccolo tocco di classe, la riproduzione dello specchietto retrovisore. Il montante centrale è stampato con il gruppo vetri e colorato in alluminio. 

Pur essendo commercializzata nella ben nota scatolina trasparente senza basetta, la SM di Norev presenta un fondino sul quale è previsto un fissaggio centrale. Il nome del fabbricante e della vettura sono semplicemente tampografati (per questioni di economie di scala?). Il fondino è fissato alla carrozzeria mediante due rivetti. 

L\'estate di Spark: dalla Porsche 904 Carrera GTS alla Rondeau M379

Per Spark Porsche 904 come se piovesse: qui tre versioni di Le Mans.

L\’estate di Spark è iniziata con la 24 Ore di Le Mans e in queste settimane, mentre in Francia escono via via i prodotti irrinunciabili legati alla gara della Sarthe (in primis lo speciale Auto Modélisme), la casa di Ripert ha tirato fuori alcuni pezzi da novanta che i collezionisti aspettavano da tempo. Della Porsche 934 si è già parlato e in questi giorni sono in distribuzione le prime versioni della Porsche 904 Carrera GTS. In attesa di parlare più diffusamente di questo modello in un thread specifico, possiamo dire che ha già fatto la sua apparizione la versione vincente alla Targa Florio 1964 oltre ad alcune versioni di Le Mans, fra cui anche la configurazione con motore 6 cilindri. Non è un modello inedito, ma come sempre tutta nuova (o particolarmente aggressiva) la strategia di marketing. Come è noto, Spark non risparmia neanche le vetture già ampiamente sfruttate – e anche recentemente – da altri fabbricanti per riproporle alla propria maniera. E\’ il caso della 904 che Minichamps ha proposto (in plastica) nei mesi scorsi. Ma per Spark non c\’è concorrenza che tenga: loro ci provano e quasi sempre gli va bene, \”costringendo\” i collezionisti a cambiare gli arredi di casa (guardate la rubrica dei \”sales\” di Grand Prix Models quando esce una mandata di novità Spark: puntualmente appaiono i kit corrispondenti di Starter, Provence Moulage, Record e compagnia bella. Un altro filone che Spark sfrutterà appieno nei prossimi tempi sarà quello della Rondeau M379: già uscita nella serie dei vincitori di Le Mans la vettura di Rondeau e Jaussaud del 1980, adesso è la volta di due M379C di Le Mans 1981, quella di Pescarolo/Tambay e la \”Calberson\” tristemente famosa per il mortale incedente di Lafosse. E se tutto questo flusso di novità non bastasse, ci si mette anche l\’1:18. Ne riparleremo presto.

Forse non ampio come quello della 904 ma ugualmente vasto, il tema delle Rondeau: qui due vetture di Le Mans 1981, distribuite in questi giorni (ma il negozio Spark e i clienti come Modelissimo le avevano già in occasione della 24 Ore lo scorso giugno).