Maurizio Lombardi e i suoi mezzi agricoli autocostruiti in scala 1:16 e 1:32

Il settore dei mezzi agricoli non è forse molto noto ma conta dei veri appassionati. Di recente, alcune case si sono concentrate sempre di più nella riproduzione di mezzi storici e più moderni, ma ancora molto resta da fare, soprattutto per quanto riguarda i mezzi italiani. Nei pressi di Firenze, alle Sieci, abita un modellista/collezionista, Maurizio Lombardi, che ha dedicato ai trattori le proprie risorse. E non contento di raccogliere i modelli dei produttori diecast e speciali, si è cimentato – e con che risultati! – nell\’autocostruzione di alcuni eccezionali pezzi.

Alcuni dei pezzi autocostruiti da Maurizio Lombardi, in questo caso in scala 1:16. 

I modelli di Lombardi, in scala 1:16 e in 1:32, sono realizzati in ottone, a partire da una documentazione estremamente dettagliata che lui stesso si procura fotografando e misurando personalmente gli originali, in occasione di mostre, raduni e altre iniziative cui regolarmente partecipa. Lo abbiamo incontrato oggi, di ritorno dal suo primo viaggio alla 24 Ore di Le Mans (perché Maurizio non disdegna neanche l\’automobilismo sportivo né il motociclismo, da grande tifoso di Valentino Rossi); la collezione di trattori è davvero molto completa, ma inutile dire che il punto di maggiore interesse consiste nella fila dei mezzi autocostruiti: un magnifico International Harvester Titan 10-20 in scala 1:16, ma anche un Bubba, i Landini, un Lanz e altri macchinari, con parti perfettamente funzionanti. Lo sterzo di questi modelli è azionabile, e vi sono numerose parti apribili e mobili. La tecnica di assemblaggio assomiglia in tutto e per tutto alla macchina originale. Dietro tutto questo, centinaia di ore di lavoro, che Maurizio appunta scrupolosamente dopo ogni pomeriggio passato su un modello.

Maurizio Lombardi con una parte della sua collezione di mezzi agricoli. Al centro la fila di modelli in ottone autocostruiti. 

Nessuno di questi piccoli capolavori è in vendita, anche se essi sono stati già esposti ad alcune manifestazioni e sono apparsi su alcune riviste specializzate. Alcuni dei modelli sono stati volutamente lasciati grezzi, senza verniciatura (con solo uno strato di trasparente per evitare un eccessivo annerimento) per poter meglio apprezzare le forme e i particolari. Le scritte sono state fatte serigrafare da una ditta specializzata. Come potrete osservare bene da queste foto, niente è stato lasciato al caso: dov\’erano i bulloni ci sono i bulloni, dov\’erano le viti ci sono le viti e così via con gli incastri, le cerniere, le aperture e le parti scorrevoli, basculanti, rotanti…

Ci vogliono centinaia di foto e ore di lavoro per preparare bene il terreno prima di iniziare la costruzione di un modello. 

Ma neanche a dirlo, il germe di un altro tipo di collezionismo ha di recente fatto capolino: accanto all\’originalissima collezione di macchine agricole, da poco tempo sono comparse due vetrine di modelli in scala 1:43, una dedicata alle vetture sport-prototipo e GT degli anni sessanta (con una particolare predilezione alle protagoniste del Mugello stradale), l\’altra incentrata sulle Gruppo C degli anni \’80 e sulle più recenti LMP di questi ultimi dieci anni.

Gallery:

Dalla collaborazione di Raceland con Spark, una Porsche 935 di Georg Loos

Il negozio Raceland di Dietenhofen (Germania) ha avviato da tempo una proficua collaborazione con Spark, dalla quale sono nate versioni molto interessanti, per lo più ispirate alle realtà tedesche. E\’ il caso dell\’ultimo arrivo, una Porsche 935 con i popolari colori del team Gelo Racing, diretto negli anni settanta da Georg Loos. Non è questa l\’occasione per rifare da capo la storia del Gelo Racing, ma basterà ricordare l\’accesissima rivalità con i fratelli Kremer e la filosofia antitetica che stava a monte delle due realtà: i Kremer si facevano tutto in casa partendo da scocche grezze (tranne che nel \’78), mentre il Gelo Racing acquistava il materiale dalla Porsche e se lo faceva gestire direttamente dal servizio corse di Stoccarda.

La 935 di Stommelen del DRM 1977, catalogo RS1107, edizione numerata e limitata a 400 esemplari. 

Il pilota di punta del Gelo Racing per il 1977 fu Rolf Stommelen, che si aggiudicò, con sei vittorie, il DRM. La versione scelta da Raceland si riferisce alla 200 Miglia di Norimberga, corsa al Norisring, dove Stommelen ottenne uno dei successi della stagione. Proprio al Norisring comparvero sulla carrozzeria i loghi Warsteiner, sponsor personale di Stommelen, che decise di estendere la propria copertura anche alla macchina, oltre che alla tuta del pilota.

Da Le Mans: lo strano caso di Bruno Allinand e dei suoi Solido elaborati

Bruno Allinand con alcune delle sue elaborazioni
su base Solido (si riconoscono Ferrari Daytona, Porsche 911S
e Carrera RS). E tanto per completare il
quadro, qualche kit Starter (e Renaissance). 

Se si esclude il negozio permanente di Manou, al Passage du Commerce in città, nella settimana della 24 Ore è probabilmente è l\’ultimo pezzo di fronte alla globalizzazione che avanza: Bruno Allinand, col suo immancabile angolino in fondo a uno dei \”garage\” sotto la tribuna Michelin, al di là del paddock. Bruno occupa uno spazio presso Angers Miniatures. Umberto Codolo e \”Madyero\” lo chiamano Tin Tin per il ciuffo e posso scriverlo perché lui lo sa. Cos\’ha di particolare quell\’angolino nascosto fra pile di Spark, AutoArt e libri che ormai ha anche il maiale? Si nasconde una realtà che forse può sopravvivere solo qui o in altri angoli sperduti della Francia – o forse anche dell\’Inghilterra. Allinand ogni anno si prepara per benino in vista della 24 Ore e dal suo paese, Bussac-sur-Charente porta qualcosa di ormai assolutamente insolito: oltre ai kit a ottimo prezzo (20-30 euro), alle decals  e a qualche montato in resina non troppo attraente, ecco apparire grandi vetrine in legno, di quelle piatte, per i tavoli, con la protezione in plexiglas sopra. Protagonisti – udite udite – i vecchi intramontabili e immarcescibili Solido, in versioni mai viste nella produzione normale (soprattutto, anzi quasi esclusivamente Le Mans), montati oggi ma con lo spirito di un tempo, recuperando vecchie ma anche nuove decals. Soprattutto Porsche Carrera RS (alcune delle quali riconvertite in 911 S), Ferrari Daytona Gr4, ma anche Porsche 917, Ferrari 512 M e altra roba simile. Uno si aspetterebbe delle reazioni quanto meno prudenti da parte degli acquirenti. E invece… proposte per la maggior parte a 35 euro (ma si scende a 30 con acquisti multipli), queste macchine vanno a ruba.

Venerdì pomeriggio, e le vetrine erano state già abbondantemente saccheggiate (notare i posti vuoti) e nel giro di un\’ora o due sono state vendute quasi tutte le Daytona e le Porsche 911. Sabato mattina, poi, è partita la maggior parte delle Porsche 934. 

Se non l\’avessi visto di persona non ci avrei creduto. \”Mi preparo qualche settimana prima – spiega Allinand – per portare sempre qualcosa di nuovo, oltre alla \’produzione\’ già conosciuta. Alcuni modelli li rielaboro, altri mi limito a montarli aggiungendo il minimo indispensabile\”. Nel giro di un paio di giorni ha fatto fuori almeno 30-35 modelli, oltre ad un cliente che si è portato via un\’intera raccolta di vetture accomunate dalla mancata partecipazione alla 24 Ore di Le Mans (test di aprile, qualifiche, qualificati ma non partiti ecc). C\’è uno che si è portato via cinque o sei Porsche 934 senza colpo ferire, alla faccia di Spark che proprio in questi giorni ha fatto uscire più o meno clandestinamente il primo modello di quella che sarà verosimilmente una serie infinita. \”Eppure gli acquirenti non mancano\”, commenta Allinand, \”può verificare di persona\”. Il pubblico di questi modelli, certo, non è giovanissimo; spesso è gente che non ha voluto cambiare la rotta della propria collezione e preferisce continuare con i vecchi Solido piuttosto che buttarsi in altre avventure. Il prezzo \”c\’è\”, la qualità è più che accettabile e alla fine il colpo d\’occhio, quando si allineano 10 o 12 modelli di questo tipo, riporta indietro nel tempo e fa pensare a quando le mostre di modellismo erano piene di macchine come queste, elaborate in casa con quello che c\’era a disposizione.

Un bel \”plateau\” con alcune stranezze, fra cui molte mancate partecipazioni: venduto in blocco, già prenotato prima della gara. 

E non c\’è solo il fascino retrò, sarebbe troppo poco: in realtà questi sono ancora modelli capaci di fare la loro figura. \”Non voglio certo sostituirmi a Spark\”, osserva Allinand, \”ma solo proporre un\’alternativ più semplice e meno cara\”. Intento chiarissimo e peraltro premiato dai risultati. \”Faccio queste cose da una vita: quando esisteva ancora Solido mi facevo dare scocche grezze e pezzi vari. Erano molto disponibili con i commercianti, e loro stessi, all\’interno dell\’azienda, avevano alcuni modellisti che realizzavano serie limitate ad hoc, molte delle quali sono poco note. Ancora oggi non ho grossi problemi di approvvigionamento, visto che alcuni dei modelli più famosi sono stati riprodotti in centinaia di migliaia di pezzi, sotto il marchio Solido, ma anche Verem, Sport Cars e così via\”.

Dal fondo dell\’angolino: la gente passa e molti comprano. Certo, non è un tipo di pubblico giovanissimo e forse il sottoscritto rappresenta l\’età di discrimine fra l\’interesse e il disinteresse per questo genere di modelli. Ma ci sono diverse eccezioni…

Da Le Mans: le novità di Spark… del futuro

\”Almeno stavolta ce le hanno date anche a noi\”. E\’ questo il commento di alcuni rivenditori presenti a Le Mans a chi faceva notare loro che Spark aveva portato tutta una serie di modelli ancora ufficialmente non uscit. Fra questi citiamo tre Porsche 904 Carrera GTS (molto belle tra l\’altro), le due Porsche 907LH di Le Mans \’67 (la somiglianza col modello Schuco di Brands Hatch è flagrante), due Porsche 910 corte, sempre di Le Mans \’67, due Rondeau M379 di Le Mans \’81, la BMW 3.5 CSL del Garage du Bac e qualche altra cosetta. Si dirà che è una strategia come le altre, anche se a qualcuno può non piacere. Però in un certo qual modo fa riflettere. E\’ chiaro che tutto questo finisce per penalizzare distributori e importatori non coinvolti in quell\’ottima opportunità che è la 24 Ore di Le Mans, e che riceveranno queste \”novità\” solo a luglio, ad agosto o anche più tardi. Lo stesso importatore italiano ha confermato che quei modelli non erano previsti a brevissimo termine, anche se ovviamente arriveranno.

Da Le Mans: OAK Racing e Fernando Costa, un business buono anche per l\'1:43 (e per l\'1:18)

L\’originale dell\’opera di Fernando Costa è esposto nel weekend nella
piazzetta principale del villaggio di Le Mans, all\’interno del circuito. 

Da sempre il binomio art car – Le Mans \”tira\”; quest\’anno segna in ritorno in pista di una vettura-opera, dopo l\’apparizione nel 2010 della BMW M3 di Jeff Koons. Ma stavolta, ormai lo sanno tutti, la BMW non c\’entra. C\’entra invece l\’OAK Racing, proprietà di un geniale personaggio, Jacques Nicolet, che ha saputo sfruttare come meglio non si poteva un\’idea che ormai ha i propri annetti sulle spalle. Fernando Costa ha realizzato quello che ha realizzato, ormai i siti di automobilismo e non, hanno abbondantemente riportato la notizia. E prontamente, il team non si è lasciato sfuggire l\’occasione di mettere in pista una versione esclusivamente grafica sulla Morgan-Nissan di classe LMP2 (del resto, correre con l\’ \”opera\” originale sarebbe stato impossibile). A lato di questo, l\’OAK Racing ha condotto una sapiente operazione di marketing e così tutti gli stand del team sono decorati con i motivi dell\’art car del 2013.

L\’importante è farsi riconoscere: ormai i motivi dell\’art car di Costa contraddistinguono ogni metro quadro occupato dall\’OAK Racing, 

Il negozio OAK, posto nel cortile principale del villaggio, accanto a Spark e Rolex (!) propone, oltre le magliette, i quaderni e altri accessori ispirati al lavoro di Costa, anche i modelli: Spark ha lavorato praticamente in contemporanea con l\’artista per uscire in occasione della settimana di Le Mans. In 1:43 e in 1:18 è già disponibile il modello in configurazione presentazione con scatola intonata alla livrea. La base Spark ce l\’aveva già pronta e questo ha naturalmente facilitato il lavoro.

Già uscita la art-car 2013, realizzata ovviamente da Spark con scatola specifica. La versione di Le Mans uscirà verosimilmente nella serie standard. Prezzo a Le Mans per l\’1:43, 59 euro. 

OAK Racing ha tutta una linea di modelli promozionali, realizzati da Spark con scatola personalizzata. 

L\’OAK Racing è uno dei tanti team che nel tempo ha commissionato a Spark una propria linea di modelli con scatola personalizzata e nel negozio a Le Mans fa bella mostra di sé anche un cofanetto che celebra tre piazzamenti delle vetture del team di Nicolet dal 2008 al 2010 (Spark non è nuova a questo particolare tipo di edizioni; ricordiamo che l\’anno scorso avevano realizzato, per la Le Mans Classic, un coffret con le tre Matra vincitrici di Le Mans).

La boutique OAK Racing nella piazzetta del circuito. 

La versione 1:18 dell\’art car è in vendita a 135 euro, base Spark. 

Da Le Mans (parte 1)

La 24 Ore di Le Mans è un impegno che non sempre permette di seguire a dovere la parte modellistica. Anche la giornata del venerdì, che all\’apparenza potrebbe sembrare morta, è piena di impegni, dalle conferenze stampa alla parata che si svolge in centro, per la quale serve chiedere un apposito accredito e – non ultimo – serve partire per tempo dalla sala stampa per trovare uno straccio di posto dalle parti di rue de la Mariette. Insomma, non è certo come l\’anno scorso, in cui di tempo ce n\’era, essendo qui essenzialmente nelle vesti di turista che peraltro non rimpiango affatto.
Vediamo, comunque, di fare un po\’ il punto della situazione per quanto riguarda l\’offerta modellistica. Dello strapotere di Spark si era già detto in altre occasioni, come la Le Mans Classic dello scorso anno; basti pensare che il produttore francese ha moltiplicato gli sforzi, confermando ormai la propria supremazia nei confronti della concorrenza. In attesa di dirvi qualcosa di più (perché di argomenti interessanti credo ce ne siano), eccovi una rapidissima serie di foto scattate ieri pomeriggio. Dopo ho avuto la sessione delle qualifiche serali, apertasi con un vero nubifragio.

Porsche 924 Carrera GT di Pro.R43 (Schuco)

I grandi marchi da sempre dediti al diecast si stanno riconvertendo almeno in parte alla resina. E\’ il caso della linea Evolution di Minichamps, più o meno imparentata con Spark, ma è anche il caso di Schuco che di recente ha immesso sul mercato una gamma denominata Pro.R43. Esce proprio in questi giorni (è arrivata agli importatori italiani la settimana scorsa) la Porsche 924 Carrera GT, un modello che pare abbia riscosso un più che discreto successo anche da noi, se è vero che le quantità allocate sono andate rapidamente esaurite, addirittura prima che le ditte annunciassero ai dettaglianti l\’arrivo della novità. Certo, le quantità sono limitate (500 esemplari per ogni colore), ma evidentemente di una 924 Carrera GT stradale in 1:43 se ne sentiva ancora il bisogno, nonostante la presenza sul mercato del Minichamps in zamac. Anzi, verrebbe da chiedersi se lo Schuco e il Minichamps siano in qualche misura parenti, ma per ora la domanda è destinata a non avere risposta, per mancanza del modello Minichamps, che comunque sembra meno raffinato, essendo un diecast di quelli \”classici\” che ormai hanno fatto la loro epoca. 

Un po\’ di storia
Il prototipo della 924 Carrera GT fu presentato al Salone di Francoforte del 1979; si trattava di una versione vitaminizzata della già brillante 924 Turbo, più leggera, molto più potente e semplificata negli allestimenti. La potenza del 4 cilindri da 1984cc passava da 150 a 210, grazie all\’adozione di uno scambiatore di calore; l\’unità propulsiva della 924 Carrera GT è nota con la sigla M31/50. Circa un anno dopo la presentazione a Francoforte, la 924 Carrera GT entrò nel listino della Porsche al prezzo di 50000 marchi tedeschi e nel giro di qualche mese se ne vendettero circa 400 esemplari. Rispetto alla 924 standard la 924 Carrera GT era riconoscibile esternamente per tutta una serie di interventi alla carrozzeria: passaggi ruota anteriori e posteriori allargati, spoiler anteriore e ala posteriore e una vistosa presa d\’aria su un lato del cofano. Dal progetto della 924 Carrera GT derivò tutta una famiglia di vetture da competizione, a partire dal prototipo 924 Carrera GT che debuttò a Le Mans nel 1980 in classe GTP, fino alle 924 Carrera GTR e GTS del 1981, ma questa è un\’altra storia. La Carrera GT stradale è ricordata come una vettura straordinariamente equilibrata, affidabile e capace di prestazioni di livello assoluto. 
Il modello Schuco
Per il momento Schuco ha scelto due colorazioni, diremmo assolutamente classiche: il Diamantsilber (argento diamante), art. 45 088 9700 e l\’intramontabile Indischrot (il tipico rosso Porsche), art. 45 088 9600. Il modello non è economico (a prezzo pieno in Italia sfiora i 70 euro, una ventina in più del Minichamps). Per la serie di foto scegliamo l\’esemplare color argento. 
La linea \”c\’è\”: la scritta Carrera sul passaruota destro era una prerogativa della versione più sportiva fra le 924. 

Basetta in plastica con teca in plexiglass: la 924 Carrera GT non si presenta diversamente da tanti altri modelli analoghi. 

Molto realistici i gruppi ottici posteriori. Il tergi sul lunotto è in fotoincisione. 

L\’assetto sembra un tantino basso. Non sarebbe stato male ricavare un po\’ più di \”luce\” fra le gomme e il passaruota. 

I cerchi si ispirano all\’intramontabile 911. In fotoincisione il disco freno; non manca il simbolo Porsche al centro del cerchio. Abbastanza realistici gli pneumatici, forse di aspetto un po\’ troppo plasticoso, ma dal vivo si nota molto meno. 

La freccia laterale non è gran ché, ricavata nella carrozzeria e colorata. Un elemento in plastica trasparente riportato sarebbe stato di gran lunga preferibile. 

Nette e realistiche le prese d\’aria frontali, una prerogativa delle 924 turbocompresse. I gruppi ottici sono realizzati in plastica trasparente. 

La trama dei sedili e dei pannelli delle porte è molto realistica. In generale gli interni sono ben trattati, con un buon rendimento dei materiali plastici. Gli interni della 924 Carrera GT non differivano troppo da quelli della 924 Turbo. 

Molto fini le maniglie così come gli specchietti retrovisori. Anche il trattamento in nero satinato delle varie parti (cornici vetro, spoiler…) è molto ben fatto, senza sbavature o imprecisioni. 

Molto preciso il montaggio e l\’incollaggio delle cornici laterali, in fotoincisione. 

Ovviamente targa di Stoccarda. 

Bello il fregio con la scritta Porsche al posteriore, e non manca neanche la scritta Porsche sul bordo dello spoiler. Realistico anche il finale dello scarico, realizzato con un tubo \”vuoto\”. 

Le proporzioni della 924 Carrera GT di Schuco si apprezzano tutte in questa foto dall\’alto; nell\’esemplare metallizzato, la grana della finitura è accettabile anche se abbiamo visto di meglio, pure nei resincast. Chi non è convinto della resa (peraltro ampiamente accettabile) potrà sempre optare per l\’esemplare rosso. 

Anche non siamo stati lì col calibro a misurare il millimetro, la 924 Carrera GT di Schuco è davvero un bel modello. Quando facevo le recensioni per FSW, Brian Harvey mi diceva che se un modello sembra giusto, molto probabilmente lo è. 

Diamantsilber e Indischrot le due colorazioni proposte da Schuco. 

Rassegna stampa: AutoModélisme n.191

Le Mans è d\’obbligo per la copertina del numero di
giugno, ma stavolta è la Delta S4 di AutoArt ad occupare la parte
più in vista. 

Malgrado Le Mans, la parte più importante della copertina del numero di giugno di Auto Modélisme se l\’accaparra la Delta S4 in scala 1:18 di AutoArt di cui, alle pagine 16-17, vengono recensite le prime due versioni commercializzate (RAC 1985 e Montecarlo 1986, entrambe con colorazione Martini), peraltro in modo neanche troppo dettagliato. Due paginette sono sufficienti in un numero ingombro – in maniera confusionaria e raffazzonata – di foto d\’ogni genere di diorami della 24 Ore di Le Mans. Sarà che i francesi sono fissati con questo tipo di argomento, ma vedere pagine e pagine consacrate a una sequela di omini con gli occhi sgranati e i labbroni e riproduzioni del ponte Dunlop nei secoli finisce per stuccare. Per carità, pregevoli le realizzazioni delle strutture (tribune, il succitato ponte, le costruzioni di servizio), ma c\’era forse un altro modo per celebrare la corsa più importante della stagione? Si vede di no.

I diorami di Le Mans impazzano in questo numero 191 di AutoModélisme. 

Il resto è il festival dell\’1:18, del resto il mercato che tira è quello. Si cambia scala con il \”test built\” della McLaren MP4/12C GT3 2013 di Fujimi (1:24). La documentazione fotografica è dedicata a quattro vetture del WEC (Audi R18 e-tron quattro coda lunga, Toyota TS030 versione 2013, Lotus T128, Porsche 911 GT3 RSR modello 991).

1:18 come se piovesse: questa è la recensione dell\’Honda NSX-R di AutoArt. 

Modelli del mese sono per il settore 1:43 la McLaren MP4/27 F.1 2012 di Spark (S3046 e S3047) e per le scale più grandi la Lotus 33, sempre di Spark (18S067) in scala 1:18, un modello che meriterebbe una recensione a parte sul blog e non è escluso che non le sia dedicato un articolo a breve. Chiude la rivista, come al solito, la sezione delle slot.

Impressioni: Abarth 695 Tributo Ferrari 1:43 di BBR Concept

Presentata nel 2010, la 695 Tributo Ferrari è il modello più esclusivo della gamma delle Fiat 500 marchiate Abarth. Piaccia o non piaccia, una 695 Tributo Ferrari sta benissimo in ogni collezione di vetture italiane e in particolare di Abarth. La vettura era stata fatta oggetto alcuni mesi fa della riproduzione in scala 1:43 da parte di BBR nella linea Concept: dapprima erano uscite le quattro colorazioni caratteristiche (BBRC52A Rosso corsa, BBRC52B Giallo Modena, BBRC52C Blu Abu Dhabi, BBRC52D Grigio titanio), mentre è da poco disponibile una quarta variante (BBRC52E) bicolore, rossa e grigia. Tutte le colorazioni sono state realizzate in serie limitata a 50 esemplari, ad eccezione della Rosso corsa, tirata in 100 pezzi. Oltre a ciò, esistono edizioni in 30 pezzi distribuite direttamente dal BBR Model Store in confezione speciale e base in ecopelle, con stemmino Abarth e numerazione a mano. C\’è chi dice che la presentazione di un modello non sia importante; io sono di differente avviso e secondo me la 695 Tributo Ferrari in questa particolare confezione non stona affatto. Di listino le versioni standard vengono euro 107,08 (le prime quattro versioni) e euro 108,90 (la bicolore). Le edizioni speciali sono messe in vendita a euro 163,35; il lusso si paga…
Lascio la parola alle immagini, relative a tre esemplari della serie normale e ad un esemplare della serie speciale.

Le prime quattro colorazioni richiamano evidentemente tinte Ferrari: questa è la 695 Tributo nel bel \”Blu Abu Dhabi\” (BBRC52C), tiratura limitata a 50 pezzi, come tutti gli altri colori, tranne il Rosso corsa (100 pezzi). 

La basetta e la placca sono quelle tipiche dei modelli assemblati in Cina, della linea Concept. Ogni modello è numerato. 

A differenza di altre edizioni del passato, la 695 Tributo Ferrari è montata con grande pulizia e precisione; almeno gli esemplari che ho sotto mano in questo momento sono esenti da ogni difetto. Il primo esemplare in Giallo Modena che ebbi modo di visionare qualche mese fa prestava il fianco a qualche critica. 

La doppia striscia presente nelle prime quattro colorazioni è un altro evidente richiamo alla recente tradizione Ferrari: ricordate la F430 Scuderia?

Le cornici dei vetri, fotoincise e plotterate, sono applicate con cura. Lo specchietto ha una vera parte riflettente. 

Bella e uniforme la verniciatura. Il blu Abu Dhabi è particolarmente elegante. 

Particolari cromati, fotoincisioni e parti in plastica trasparente contribuiscono al realismo d\’insieme. 

I loghi sono in decals. Forse in questo caso si poteva fare qualcosa in più, ma è anche vero che siamo in presenza di una serie \”economica\”. 

Realistiche le gomme, col battistrada scolpito. 

Un modello realizzato bene, con l\’aiuto di una tecnica di prototipazione nella quale BBR è maestra. 

Accurati gli interni, che presentano varie \”finezze\”, poco visibili in foto.  Del resto questi modelli sono quasi impossibili da smontare. 

Piccola ma aggressiva: se le versioni normali dell\’Abarth non vi bastano…

La maniglia è cromata; anche lateralmente i loghi sono realizzati in decals. Belli i cerchi con in evidenza i dischi freni e le pinze colorate. 

Eccola in Grigio titanio (BBRC52D). 

In questo caso le pinze dei freni sono rosse. 

L\’abbinamento grigio-rosso richiama alcune Abarth del passato. 

Un esemplare in Giallo Modena nel cofanetto in ecopelle. Tiratura limitata a 30 pezzi.