Madyero e la Porsche 935 Gr.5 Kremer "0022" della stagione 1978

Dopo un bel po\’ di lavoro di ricerca e la realizzazione di decals specifiche, Madyero è pronto con nuove versioni della Porsche 935 Gruppo 5. Stavolta si tratta di molteplici varianti della stessa vettura, telaio 930 890 0022, schierata dai fratelli Kremer nel Mondiale Marche e nel DRM 1978. La \”0022\” debuttò alla 6 Ore del Mugello 1978 con Henri Pescarolo e Bob Wollek; fu l\’equipaggio francese a condurre questa 935 nelle gare del mondiale, ad eccezione di Le Mans, dove la vettura fu affidata a Martin Raymond, \”Steve\” e Mike Franey. Nel 1978, la 0022 corse con i colori di alcuni sponsor principali che per gli appassionati sono legati strettamente a questa macchina: Sapivog, Adolphe Lafont e Minolta, combinati in vario modo (ricordate le vecchie decal Horbra?).
Per questo modello, Madiai ha introdotto alcuni miglioramenti rispetto alla recente produzione: vetri scorrevoli e gruppi ottici posteriori fotoincisi e colorati con vernici clear, che sostituiscono definitivamente le ormai anacronistiche decals. Verosimilmente questi modelli saranno proposti in un prossimo futuro anche in kit.

Numero di gara 4 per la versione 1000km del Nurburgring 1978 (Wollek/Pescarolo, terzi assoluti). 

La 1000km del Nurburgring, disputata il 28 maggio 1978, fu la quarta uscita ufficiale della Porsche 935 telaio 930 890 0022., dopo ile 6 Ore del Mugello, Digione e Silverstone. 

I factory built sono montati sulle basette con due viti e relativi distanziali. Le varie versioni differiscono tra l\’altro anche per le diverse combinazioni degli scarichi e i relativi alloggiamenti, che variavano di gara in gara. 

Nel corso della stagione arrivò l\’appoggio della Minolta. 

Questa è la versione Bilstein-Super Sprint, gara valevole per la I Divisione del DRM, disputata il 1° ottobre 1978 (pilota \”John Winter\”, settimo assoluto). 

Non sono stati dimenticati i molti sticker presenti all\’interno della vettura, sulla cappelliera. 

Le cinture di sicurezza, qui poco visibili, sono \”vere\”. Una soluzione decisamente migliore delle decals. 

A Silverstone, terza gara del Mondiale (14 maggio 1978), Wollek/Pescarolo si classificarono secondi. 

Particolarmente curato l\’assetto. Le verniciature sono come sempre opera di Remember, molto fini e realistiche. I modelli Madyero non hanno lo strato di vernice trasparente, che rende troppi modelli eccessivamente \”pesanti\” e aiuta non poco a coprire parecchie magagne!

Vittoria alla 6 Ore di Vallelunga (3 settembre 1978) per Wollek/Pescarolo, ultima uscita della 0022 nel Mondiale \’78. La vettura disputò poi altre quattro gare del DRM con \”John Winter\”. 

Particolarmente curata la posa delle decals celesti-azzurre; questa è una livrea \”intermedia\”, con i colori Minolta ma sponsor… Lafont. 

I gruppi ottici posteriori in fotoincisione hanno finalmente sostituito le decals. 

Sul lato pilota i vetri a scorrimento sono montati in posizione semiaperta, a tutto vantaggio del realismo d\’insieme. 

Prima della vittoria a Vallelunga, Wollek e Pescarolo si erano imposti alla 6 ore di Digione, il 16 aprile. 

Questa versione è stata recentemente oggetto dell\’attenzione di Spark per un\’edizione destinata all\’importatore francese. 

A differenza del modello Spark, il Madyero ha gli autoventilanti; entrambe le configurazioni sono attestate nelle foto dell\’epoca. 

La Porsche 935 K3 "Erzquell Pils" realizzata da Spark per l\'importatore tedesco

E\’ uscito in questi giorni un ennesimo modello prodotto da Spark per l\’importatore tedesco, Maxmobile GmbH. Si tratta di un\’interessante versione della Porsche 935 K3, con livrea Erzquell Pils, che ottenne il secondo posto alla 1000km del Nurburgring 1979 con Klaus Ludwig e Axel Plankenhorn. Un po\’ di storia: questa vettura, contraddistinta dal numero di telaio 009 0002, è la prima K3 costruita dai fratelli Kremer sulla base di una 935 standard, acquistata nell\’estate del 1978. Ricordiamo che dopo la \”K2\” nel \’77, i Kremer avevano disputato la stagione successiva con due 935 normali. Per il 1979 decisero di tornare a modificare il materiale a loro disposizione, dando vita alla K3.

La Porsche 935 K3 (telaio 009 0002) di Ludwig/Plankenhorn, seconda alla 1000km del Nurburgring 1979. Modello Spark per l\’importatore tedesco, catalogo SG069, edizione numerata e limitata a 750 esemplari. 
La 009 0002 debuttò a Zolder nel DRM l\’11 marzo \’79 e ad eccezione della 1000km del Nurburgring venne impiegata quell\’anno solo in gare del DRM e in altre prove nazionali. A mio giudizio, la K3 è in assoluto uno dei migliori modelli di Spark e stando alla documentazione, niente è stato trascurato: caratteristica la forma degli autoventilanti con quattro lobi (in alcune foto del Nurburgring la vettura ne è comunque sprovvista), e non sono stati dimenticati neanche i due piccoli deflettori neri alla base delle prese d\’aria sul cofano anteriore. Ricordiamo che sempre per l\’importatore tedesco era già uscita la riproduzione della stessa vettura ma in configurazione DRM 1979, con la livrea celeste-gialla dello sponsor Mambo (numero di catalogo SG010), adottata a partire dalla 200 Miglia di Norimberga di fine giugno \’79. 

Il quarto volume della serie Sportscar Spectacles sarà dedicato alla Porsche 917 in America nel 1970

Dopo l\’uscita del terzo volume dei quaderni di Sportscar Spectacles, Model Factory Hiro ha già annunciato l\’uscita imminente del quarto volume, che tratterà ancora l\’argomento Porsche 917, ma stavolta focalizzandosi su Daytona, Watkins Glen e Can-Am 1970 e altre gare selezionate. Ecco l\’anteprima della copertina:

Una scatola marrone, la Colonna Traiana e un quadrifoglio fotoinciso

Per la maggior parte di noi occidentali, il mondo dell\’1:43 giapponese resta un mistero. E stavolta non sto parlando delle creazioni di Hayakawa, Momose o Kamimura, ma in generale del sistema di distribuzione, dei marchi, dei collezionisti, dei negozi e di tutto il resto che ruota attorno al settore. E\’ un mondo che è sempre rimasto abbastanza separato da quello europeo, e non credo solo per il fatto della lingua o dell\’alfabeto; secondo me è un fatto di mentalità, di cultura. Su ebay, ad esempio, hanno sempre circolato pochi collezionisti giapponesi. Essi preferiscono i siti locali e alla peggio si affidano ad agenzie che piazzano le offerte per conto terzi. Qualche contatto, sporadicamente, ce l\’ho avuto, ma non sono mai riuscito a farmi un\’idea precisa di come funzionino le cose laggiù. Ho l\’impressione che la migliore soluzione per provare a capirlo sarebbe la solita: andare di persona e cercare di osservare. Poi ci sono i luoghi comuni, ma anche dei tentativi, secondo me abbastanza affascinanti, anche se non del tutto soddisfacenti, di spiegare certe caratteristiche con degli elementi di semiologia o di sociologia (ricordate \”L\’impero dei segni\” di Roland Barthes?). Applicare la \”mentalità\” giapponese al concetto di collezionismo è un esercizio difficile, che sfocia nel puramente teorico, col rischio, appunto, di scivolare nel più vieto cliché. Però qualcosa di vero ci deve essere. Precisione, attenzione, un minimo di ossessività. E anche un\’attrazione per il simbolo, per il particolare al posto del generale; il dettaglio che cattura, lo si capisce anche dal modo di impostare la grafica, di osservare certe cose. E\’ qualcosa che chi non conosce bene la cultura giapponese (come appunto il sottoscritto) può solo intuire.

A cosa serve tutto questo discorso?
A fotografare un pacco chiuso. Come farebbero forse \”loro\”. Anzi, come fanno davvero, perché li ho visti fotografare buste, etichette, nastrini e pubblicarli in forum, blog, siti.
La rivista Model Car, qualcuno ce l\’avrà presente, è un capolavoro di arte visiva. Del resto se vi ricordate i cartoni animati – Grand Prix, tanto per rimanere in tema – potrete farvi un\’idea di come a volte il dettaglio assuma un ruolo primario nella struttura comunicativa. E\’ quella che alcuni critici d\’arte, come Richard Brilliant, ma non solo lui, chiamano \”funzione iconica\”. Leggete ad esempio la sua lettura sulla Colonna Traiana nel libro \”Narrare per immagini\”; in fondo certi aspetti del modellismo non sono lontani da altri concetti normalmente considerati più seri! Tutto questo mi è venuto in mente leggendo cosa? 
I leaflet acclusi nel pacco, spedito da Raccoon, per chi non l\’avesse capito, spettacolari nella loro potenza grafica.
Gli ordini hanno uno spirito. Da Raccoon non puoi ordinare uno Spark. Da Raccoon devono arrivarti dei kit MFH, delle pubblicazioni di Car Graphics, dei modelli Vision o altre cose simili. E\’ come quando ordini da Cartima il libro Einfach eine geile Zeit insieme ad uno Spark per il mercato tedesco; oppure un Marsh Model e un SMTS da GPM. Quelli devono arrivare da lì e vanno bene insieme. Insomma, esiste un\’ikebana delle ordinazioni e a sconvolgere gli elementi si rischiano le accozzaglie. 
Aprendo la confezione dell\’Alfa Romeo Giulia GTA 1300 Junior di Vision, uscita ora, trovi un quadrifoglio fotoinciso. 
E\’ una sorta di rappresentazione iconica – stavolta materiale – di quei famosi fermi-immagine che quando guardavamo Takaya Todoroki ci costringevano a inchiodare lo sguardo su un particolare. Un particolare che lampeggia, che indica se stesso ma che rimanda ad un mondo immaginario eppure anche così presente. Senza il quadrifoglio fotoinciso, la GTA 1300 Junior non sarebbe la stessa. E\’ come un\’essenza; il desiderio dell\’iper-essenza. Non è solo un gadget: è la porta dell\’immaginazione. 
Lasciamo questo tipo di considerazioni. Dietro al gadget esiste – siamo prosaici, noi che ci abbuffiamo di pizze – un signor modello. Con una pulizia di montaggio che probabilmente nemmeno i migliori BBR riuscirebbero a eguagliare. Con un potere evocativo \”forte\”. In questo breve post ho iniziato a descrivere particolari (leaflet, quadrifogli) finendo – direbbe qualcuno – per trascurare il modello. Ma oggi non parlerò di linee, di particolari giusti o sbagliati, di assetti realistici o da rivedere. Non sarebbe educato. 
 

Toh, chi si rivede: Spark

Se Le Mans è il Natale dell\’endurance, per certi versi lo è anche per i collezionisti dei modelli di ultima generazione. In coincidenza con la gara della Sarthe, i produttori di resincast preparano le novità più attese, magari annunciate mesi prima a Norimberga. E se Spark, in questi ultimi mesi, sembrava aver rallentato leggermente il ritmo, in queste settimane si sta ampiamente rifacendo sui programmi resi noti fra la fine del 2012 e l\’inizio del 2013.

Lungamente atteso, il Delta Wing di Spark in versione Le Mans 2012 è ormai di imminente uscita. Ci sarà anche una versione in scala 1:18? 

Non che l\’azienda di Ripert fosse rimasta con le mani in mano, anche perché le commesse da importatori nazionali, team, sponsor e così via hanno seguito come sempre il loro iter…

La saga delle Porsche 935 di Georg Loos è praticamente ancora tutta da sfruttare da Spark: questo modello realizzato per i tedeschi di Raceland rappresenta la vettura vincitrice al Norisring (DRM) nel 1977 con Rolf Stommelen. Annunciata anche la versione del Nurburgring (sempre DRM 1977, Stommelen).  
Fatta per l\’importatore tedesco, la Lotus Europa Gruppo 5 sarà indubbiamente un best seller, e la produzione è annunciata per 1000 esemplari numerati. E\’ una variante inedita di un modello che era uscito a suo tempo in kit come X-AMR in metallo bianco, poi montato come Remember, in resina. 

…ma anche quest\’ultime sembrano aver acquistato di recente una verve che nei primi mesi del 2013 si era un po\’ appannata e naturalmente non mancano le novità nella produzione standard. Insomma, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, Spark si presenta all\’appuntamento di Le Mans più in forma che mai. Non è un caso che una delle novità più interessanti, il Delta Wing, esce proprio in questo periodo, mentre è tutto un fiorire di varianti per i mercati francesi, tedesco, belga e anche americano (e speriamo ci possano essere altri succosi sviluppi in un prossimo futuro).

Col marchio Reve Collection è appena uscita la Beta Montecarlo Turbo Gruppo 5 coda corta del Giro d\’Italia 1979 . 

Alpine A210 Le Mans 1966 di Francis Bensignor: capitolo conclusivo

Pour la mise en peinture, je choisis de commander sur le Net la référence TS50 de Tamiya. Il est donné comme étant LE Bleu Alpine…A l’écran je ne suis pas certain qu’il soit idéal, il me paraît un peu foncé. Mais quand je le reçois, je ne suis pas déçu, il semble effectivement bien correspondre à ce que je recherchais.
Mais avant de passer à la délicate opération peinture, une dernière petite retouche sur les jantes avant me semble utile.


Elles sont en white métal et reproduisent les flasques de roues typiques des Alpine A210 mais sur photos elles me paraissent plus arrondies sur leurs bords.
Je décide de faire les petites retouches, avec mon bon vieux sintofer…
Un modèle Mini Racing qui d’origine, est selon moi, juste un peu trop basique en regard de la voiture qu’il représente et qui aurait dû être traité avec un niveau de finition supérieur.


Tout semble fait avec le service minimum : la reproduction du châssis, sa fixation à la caisse, le compartiment moteur, le plancher, et certains détails sur la caisse. Mais même si la carrosserie accuse un manque de longueur de près de 4mm, l’allure est assez bien représentée…reste mon interprétation des carénages de roues pour cette numéro 47…j’avoue encore garder un tout petit doute, mais à la vue des 2 seuls documents d’époque que l’on trouve sur le Net, et qui montre la voiture à ce niveau, je ne suis pas trop inquiet. Je me suis lancé après avoir proposé la modification à David…qui m’a fait confiance. Bien des personnes doivent posséder des photos de cette Alpine 47…si l’une d’elles lit ceci un jour, j’espère que je ne passerai pas pour un âne !


Porsche 908/03 Joest Racing Le Mans 1976 #17 di Spark

Alla 24 Ore di Le Mans, la squadra ufficiale Porsche scherò due esemplari della nuova 936, oltre alla 935 Gruppo 5. Brevemente, tanto la storia è nota, fu proprio una delle due 936, pilotata da Jacky Ickx e Gijs Van Lennep a ottenere la vittoria assoluta, battendo una concorrenza per la verità non troppo agguerrita. I team privati Porsche che volevano continuare a competere nei prototipi, ormai riuniti in Gruppo 6, dovettero arrangiarsi con materiale ormai datato: Reinhold Joest iscrisse la 908/03 normalmente utilizzata in quella stagione, per Ernst Kraus e Guenther Stecckoenig, che terminarono la gara al 7° posto, un risultato di tutto rispetto e comunque sempre meglio dell\’altra 908/03, portata in gara dal team di Egon Evertz, costretta al ritiro per noie al motore.

Kraus e Stecckoenig rimediarono un onorevole settimo posto a Le Mans 1976 con la Porsche 908/03 del team di Reinhold Joest. 

Recentemente Spark aveva già riprodotto la vettura di Joest in configurazione Le Mans 1975 (art. S1994); ora tocca alla macchina del 1975 (S1997), che dovrebbe essere lo stesso telaio (le fonti riportano che si tratta della 008) impiegato nel 1976 e poi negli anni successivi, fino a terminare la propria carriera nel DRM addirittura nel 1982.
Lasciamo la parola alle immagini, in una carrellata che probabilmente non troverete altrove!

Le linee della 908/03, in una configurazione molto elaborata rispetto alle prime uscite del 1970, sono ben rispettate.  Il sedile riproduce bene le caratteristiche strisce dell\’imbottitura e l\’alto poggiatesta. 

Correttamente realizzati i sedili, in colore rosso, caratteristica piuttosto comune delle vetture del team Joest.  Nella sua semplicità, la livrea Shell è molto attraente, vivacizzata da alcuni elementi \”di contrasto\” quali i sedili rossi e i coperchi delle trombette di aspirazione di colore azzurro. Le uscite d\’aria sui passaruota anteriori sono riempite di un colore nero e rendono bene l\’idea, pur senza essere passanti (per quelle ci vogliono altri budget!)

Al posteriore vi era una specie di lama, colorata in rosso. Molto fine la realizzazione degli specchietti retrovisori. Forse le due cifre dei numeri laterali avrebbero potuto essere più ravvicinate, ma si tratta di frazioni di millimetro.  Bellissimi i gruppi ottici in materiale plastico trasparente. E\’ finito il tempo delle decals. 

E\’ stato simulato il nastro adesivo bianco che serviva a fissare meglio la portiera lato \”passeggero\”. 

Alcuni dettagli difficilmente visibili nella maggior parte delle foto; la coda lunga nasconde in pratica il retrotreno, riprodotto con elementi in plastica e in fotoincisione.

Su questo esemplare l\’allineamento della struttura principale del telaio, visibile da dietro, non è perfetta. Il problema è che è facilissimo rompere qualcosa cercando di rettificare questo genere di difetti. E\’ comunque una pura questione di fortuna, perché su due esemplari ricevuti, uno era a posto, l\’altro meno. Notare anche il faro centrale supplementare rosso/arancione, una finezza che dimostra che Spark aveva a disposizione una documentazione molto ampia. 

La meccanica del basamento motore, dei tiranti e dei principali elementi della sospensione posteriore è stata riprodotta in modo soddisfacente e con la tradizionale tecnica coloristica di Spark, che consiste in un\’intelligente mistione di nero e alluminio, ad ottenere un effetto piuttosto realistico e diremmo quasi \”plastico\”. Questa configurazione della 908/03 Joest era dotata dell\’8 cilindri aspirato da 2997cc.

Elementi che non troverete facilmente su altri modelli venduti al pubblico a 55-60 euro. Lo staccabatteria, il comando-tirante dell\’estintore, la luce del numero della giusta forma, il timbrino dell\’ACO sulla placca di identificazione della categoria. Difficile non apprezzare. 

Correttamente riprodotto e incollato il vetrino parabrezza; gli specchietti hanno la superficie riflettente, l\’abitacolo è ben riprodotto e non mancano i vari strumenti. Le cinture di sicurezza sono in fotoincisione, con il marchio REPA. Nella parte superiore del cruscotto è presente una barra in fotoincisione. Ah, sì, c\’è anche la pedaliera…

Altro particolare sulla punzonatura dell\’ACO, riprodotta con grandissima definizione.  Forse un po\’ troppo lucide le gomme, di materia piuttosto dura. 

I faretti di illuminazione del numero, lato box. Le ruote sono realistiche, con  le cinque razze dipinte in giallo, il dado centrale e la riproduzione del disco freno. L\’arco sopra la doppia NACA è in fotoincisione. 

Molto belli i gruppi ottici anteriori, con l\’indicatore di direzione. La protezione in plexiglas è applicata con notevole pulizia. 

Il modello ha indubbiamente quello che gli inglesi chiamerebbero \”correct stance\”. Insomma, \”c\’è\”. La griglia anteriore di protezione è riprodotta in fotoincisione. 

A volte non ci si rende conto di quanti passi in avanti l\’1:43 abbia compiuto in questi ultimi 5-10 anni. Ricordate il kit Mini Racing di questa stessa vettura? Solo un montatore di livello medio-alto sarebbe riuscito a cavarne un risultato simile, è inutile negarlo. 

Questa immagine evidenzia il tirante della \”pinna\” laterale…

…ancora meglio visibile in quest\’altra foto. 

La copertura delle trombette di aspirazione e la protezione della parte superiore del motore, dove sono riprodotti  in modo abbastanza soddisfacente alcuni cavi e accessori vari. I tappi di rabbocco sulla carrozzeria sono in fotoincisione. Non manca il faretto verde posizionato di lato, sull\’arco alle spalle del pilota. 

\”Manufactured  under license from JOEST RACING Gmbh\”: questa mi mancava. 

Questo modello viene commercializzato nella classica confezione Spark. C\’è da sperare che possano uscire altre versioni della vettura del \’76, come quella che corse a Monza (con la parte superiore della carrozzeria dipinta in rosso). Magari in qualche edizione per un importatore locale? 

Caccia all\'errore (Mc Laren Le Mans 1996): soluzioni

L\’ \”errore\” (o il particolare) come al solito sarà fatto passare per insignificante. E\’ normale.


Ecco in ogni caso ciò che le due foto pubblicate ieri hanno mostrato riguardo – nel frattempo molti l\’avranno capito – un montaggio di prestigio sul forum Duegi. La decisione di pubblicare qui queste poche note l\’ho presa per non scatenare il solito bailamme nel forum, col rischio di trasformare per l\’ennesima volta un sito delegato alla discussione modellistica in una viuzza di San Frediano (i non fiorentini mi perdonino ma ogni sito ha le conventicole che si merita e qui c\’è quella gigliata). E l\’intento non è certo quello di distruggere divertendosi a criticare, ma piuttosto quello di segnalare per l\’ennesima volta che a capacità tecniche fuori dall\’ordinario non corrisponde una preparazione storica adeguata. Su modelli di quel livello anche un particolare come questo conta molto. Nelle didascalie leggete i commenti specifici.


Questa è la vettura n.38, scelta per il montaggio. Come si può vedere bene dall\’immagine, gli sfoghi d\’aria sui passaruota anteriori sono asimmetrici: a destra ce ne sono cinque, a sinistra quattro. E c\’è di più: essi, in realtà, sembrano semplicemente \”disegnati\”, come delle tracce. Esistono foto della Mc Laren n.38 a Le Mans con griglie passanti? 
Anche la vettura n.39 presenta le stesse caratteristiche della 38: uscite d\’aria chiuse, quattro \”inviti neri\” a sinistra, cinque a destra.
Foto sotto: HPI era sulla buona strada, anche se le griglie sono tre da una parte e quattro da un\’altra – e restano un po\’ troppo marcate (nella realtà erano appena appena accennate sulla carrozzeria); il TrueScale ha invece cinque griglie per lato.

 
 

La storia di Francis Bensignor [parte 17]

Juillet 1992, cela faisait 2 ans et demi que Starter, par l’intermédiaire de Philippe Roche me donnait l’occasion de reproduire les modèles qui me passionnaient le plus, les Nascar . J’avais commencé fin 1989 avec les carrosseries aux formes relativement simples et épurées des modèles de cette fin des eighties, pour petit à petit, aller piocher dans les sixties et seventies, avec des réalisations bien plus complexes.
Avec le proto du  Toyota HJ60, achevé en juin 1992, j’étais confronté une nouvelle fois à des formes qui ne sont pas celles avec lesquelles je me sens le mieux… j’avoue que les rondeurs m’ont toujours bien plus inspiré, mais le modèle décoré ne me déplait pas. Je pense avoir fait ce modèle pour Gaffe, mais a-t-il été l’objet d’une transaction ?.. toujours est-t’il qu’il est sorti sous la marque Duvi.
Et c’est de nouveau Gaffe, qui cette fois me confiait le soin de reproduire un modèle avec lequel j’espérais ne décevoir personne !
La partie n’était pas gagnée d’avance. Aucune base de départ valable n’existait selon moi, la maquette serait donc 100% nouvelle, taillée dans un bloc de résine-alu. A cela s’ajoutait le fait que dans les semaines qui allaient suivre, on allait retrouver la vraie à tous les coins de rues. Donc interdiction de se louper, tout le monde aurait la possibilité de vérifier si ma vision était la bonne !
Philippe LePrévost, se chargeait de l’exécution du châssis et des pièces intérieures, et moi de la carrosserie… c’est la Renault Safrane 1992.

J’évoquais un peu plus haut ma préférence pour les carrosseries aux formes plutôt rondes…Starter allait me combler en me commandant la Porsche Boxster.
Bien entendu, ce serait une maquette encore 100% nouvelle, sortie de rien, ou plutôt d’un bloc rectangulaire de résine-alu, et dès les premiers coups de scalpel, j’ai senti le bout de mes doigts qui chauffait ! C’est je crois bien, la seule fois où j’ai commencé une maquette en ayant la conviction que je n’allais pas rencontrer la moindre hésitation tout au long de son exécution !
Je savais que j’allais m’éclater, pardon pour l’expression, avec les formes extérieures, mais l’intérieur ne me laissait pas de marbre non plus :
Terminée le 12 mai 1993, cette Porsche est sans nul doute ma réalisation préférée.
Un grand merci à un camarade de forum NicoLaviolette, pour me permettre d’utiliser ses photos, mais surtout un très grand bravo à lui pour l’excellence du montage de sa Boxster !