Datsun 120 Y
Made in Marseille
1/43 Kit
A cura di Umberto Cattani
Foto: Umberto Cattani e Jean-Pierre Lamy
La passione prima di tutto.
Nei giorni scorsi, vagabondando sulla rete, mi sono imbattuto in un modello che mi ha interessato da subito. Si tratta della riproduzione in scala 1/43 della Datsun Sunny 120 Y che, guidata dall\’equipaggio nipponico Kojimoto e Morikawa, ha disputato l\’edizione 1976 del Rally di Montecarlo in forma strettamente privata. La piccola giapponese non raggiunse mai il traguardo ma è un dettaglio che poco importa all\’attento ricercatore di soggetti esotici, fuori dal comune.
Jean Pierre Lamy è un modellista che i lettori di AutoModélisme conoscono piuttosto bene. Da anni raccoglie tutti i modelli in scala 1/43 riproducenti vetture guidate da Ari Vatanen. La Datsun Sunny 120 Y era una di queste ma in commercio non si trovava un modello diecast e nemmeno un kit. Jean-Pierre non si è perso d\’animo ed ha deciso di realizzare da solo la maquette della Datsun. Il punto di partenza era la 120 Y che Ari Vatanen pilotò nel 1975 in occasione del Rally Rothmans 747 ma, per abbattere i costi (Lamy non è un professionista del settore e con le vendite dei kit, limitate nel nostro caso a soli venti esemplari, cerca di coprire almeno le spese) ha trovato un\’altra versione, relativa alla vettura che partecipò all\’edizione 1976 del rally di Montecarlo con un equipaggio giapponese. La nostra scelta è caduta su quest\’ultima variante, più bella anche se certamente meno blasonata.
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Le istruzioni del kit comprendono un foglio a colori che riproduce alcune foto molto utili della Datsun in gara. In rete è possibile trovare altro materiale, dopo le opportune ricerche. |
Il costo di ogni kit è fissato a 60 euro oltre le spese di spedizione; pur se concepita da un dilettante, la scatola di montaggio mostra ottime credenziali: scocca, pianale e dettagli sono stampati in resina di ottima qualità, un piano di montaggio particolareggiato aiuta il modellista e non manca una lastra di fotoincisioni con tutti i dettagli più fini riprodotti.
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| Un\’altra immagine, qui in bianco e nero. Le fotografie prese di fianco sono molto utili al modellista che, in questa prospettiva, riesce a cogliere al meglio il soggetto da riprodurre. |
Dulcis in fundo, Lamy correda il tutto con tre fogli di decalcomanie Virages, caratterizzate da una buona grafica e da un\’estrema malleabilità, dote che favorisce la loro posa sulla carrozzeria.
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| La scatola che contiene il kit, nulla di speciale ma sul fronte è riportata la numerazione progressiva del modello, limitato a venti esemplari. |
Abbiamo intitolato il nostro post \”La passione prima di tutto\” non a caso. Infatti, incuriosito dal modello, ho contattato Jean Pierre per conoscere il prezzo, alla sua risposta ho deciso di rimandare l\’acquisto a tempi più favorevoli.
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| Il contenuto è qui immortalato: la resina impera ovunque, oltre ad una lastra di fotoincisioni. Qualcosa sarà cambiato durante il montaggio ma nulla di particolarmente importante. |
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| Tre fogli sono forniti ma logicamente alcune decalcomanie vanno cercate singolarmente per completare l\’opera. Lo sviluppo blu è invece completo, la fase della posa è quindi tranquilla, potendo contare su elementi di riserva. |
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| La scocca è buona, solo le principali incisioni sono leggermente da approfondire. Poche le bolle, presenti soprattutto inferiormente. |
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| Un dettaglio delle balestre posteriori, ben riprodotte. Attenzione ad allineare bene i due fori di passaggio dell\’assale, pena un assetto sbilanciato. |
Il modellista francese ha replicato che comunque aveva piacere di cedermi uno dei suoi kit al prezzo che desideravo io. Imbarazzato, ho ribattuto che, se lo desiderava, avrei potuto inviargli in forma di scambio alcuni set generici di fotoincisioni che avevo fatto realizzare a mio uso e consumo diversi anni fa. Nel breve volgere di un paio di minuti è giunta la sua replica, positiva ed addirittura entusiasta.
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| Due tipi di cerchi studiati per la Datsun, in lamiera per la versione Vatanen, in lega per quella dell\’equipaggio giapponese. Noi abbiamo adottato altri Minilite e altre gomme. |
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| I due tipi di volante per i due diversi kit. Gli ammortizzatori sono rapportati. |
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| Il cruscotto definitivo della versione Montecarlo; noi abbiamo aggiunto il twinmaster. |
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| Il cruscotto prima della modifica racing, comprendente nuova strumentazione. |
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| I tre tipi di sedili studiati da Lamy, quello con il poggiatesta è privilegio del navigatore. |
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| Il pianale sta prendendo forma, il marchio e la descrizione sono incise su una lastra di metallo, poi incollata. Il master è quasi pronto. |
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| La parte superiore del pianale in versione monolito. In seguito andranno incollati roll-bar, sedili e leva del cambio. |
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| Calandra a due fari, propria del kit riferito alla 120Y di Vatanen. |
La sua mail che annunciava l\’arrivo dei miei pezzi ha preceduto di un solo giorno il suo pacchetto, secondo una prassi che negli anni ottanta era molto in voga tra i collezionisti: girava allora come ora poco denaro ma era facile trattare scambi, diversamente dai tempi attuali.
Come già accennato, il kit si presenta ben dettagliato, in particolare c\’è piaciuta molto la zona del retrotreno con le balestre e l\’albero di trasmissione riprodotti con cura.
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| Il prototipo stuccato abbondantemente nella zona posteriore. Seguirà la paziente levigatura finale. |
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| Una prospettiva di tre quarti posteriore. Da qui si parte per ricavare lo stampo in silicone e la successiva colata in resina. |
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| Le linee sono fedeli ma una incisione più marcata di portiere e cofani avrebbe donato al modello maggiore realismo. |
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| La scocca è pronta, una mano di fondo evidenzia ogni difetto. Questa è l\’ultima immagine del master in lavorazione. |
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| Inizia il montaggio. Sedili, leva del cambio e roll-bar sono incollati con un cianoacrilato che regala maggiore robustezza all\’insieme. |
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| Il pianale va solo carteggiato, le dimensioni si adattano perfettamente alla carrozzeria. |
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| Prova dei nuovi cerchi ed inserimento delle balestre, del differenziale e del tubo di scarico. |
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| Si prova l\’assetto anche se, a modello finito, spesso si evidenziano sorprese poco gradite quando l\’assale anteriore è indipendente dal posteriore. Entrambi vanno incollati con prodotti neoprenici che consentono elasticità maggiore. |
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| La carrozzeria è verniciata alla nitro, quattro mani sono necessario per ottenere una finitura ottimale. Si tratta di un regresso? Noi ci siamo votati al credo di questo tipo di finitura, almeno per questa tipologia di modelli. |
Poche le modifiche che abbiamo scelto di apportare, nel dettaglio abbiamo cambiato cerchi e pneumatici-ci sarebbe piaciuto riprodurre la chiodatura ma abbiamo alzato fin da subito bandiera bianca vista la complessità dell\’operazione-poi è intervenuto Master Adami con il suo set di gruppi ottici che rimpiazzano gli anteriori d\’origine.
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| Pianale e interni sono dipinti in nero satinato, in seguito incolleremo la piastra poggiapiedi del navigatore e l\’estintore, non previsti nel kit. |
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| Balestre, differenziale e tubo di scarico vanno incollati prima di passare alla verniciatura. In questo caso, diverse sono le scuole di pensiero. Noi privilegiamo la robustezza d\’insieme. |
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| Sospensioni ed altro vanno dipinti con un\’opportuna miscela di nero opaco ed alluminio, molto diluiti. |
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| Pescando nella scatola magica, abbiamo estratto un bel twinmaster fotoinciso, poi dettagliato con colori clear rosso e blu. |
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| Un\’altra prospettiva del pianale. Tutto è studiato da Lamy per un montaggio senza problemi, si vede chiaramente la mano del modellista rodato. |
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| L\’adozione di cinture con relative fibbie fotoincise, comprese nel kit ma rimpiazzate da altre, completa l\’interno. |
Internamente, cinture nere con fibbie fotoincise, pedana poggiapiedi del navigatore, estintore e trip master arricchiscono un insieme già sufficientemente completo. Il montaggio è filato via liscio, senza alcun problema. Per la scocca, abbiamo scelto un bianco neutro alla nitro, quattro passate fini sono sufficienti ad ottenere una finitura ottimale, a patto ovviamente di aver trattato la resina con carta seppia di grana mille.
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| La posa delle principali decalcomanie è cosa fatta, il blu può essere ritoccato, dove necessario, con un colore Fiat, siglato 497. |
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| Il modello è pronto per la vetrina. Un montaggio privo di problemi, a patto di seguire coscenziosamente le varie fasi che ogni modellista deve conoscere, pena il passare ad altri hobby… |
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| Jean-Pierre fornisce paraspruzzi fotoincisi ma sono davvero macchinosi da adattare alla carrozzeria, noi li abbiamo rimpiazzati con altri ricavati da cartoncino fine nero. I paraurti sono dipinti in alluminio lucido, non ci fidiamo ancora completamente degli smalti Alclad. |
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| Alla base del montante destro va montata l\’antenna. Quasi al centro del cofano anteriore è inserito l\’unico spruzzatore del lavacristallo. Attenzione agli specchietti, sono il resina e il perno di fissaggio è molto delicato. |
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| La Datsun giapponese è poco conosciuta ma la livrea bianca e blu è più attraente di quella sfoggiata da Vatanen nel 1975. La gara, poi, non si discute… |
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| Il Col de Turini è troppo impegnativo? Oppure la nostra piccola Datsun sta tornando sui suoi passi complice il ritiro? |
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| …per questo tipo d\’immagini, è meglio portarsi all\’esterno confidando in una giornata di sole che regala luci ed ombre realistici. |
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| Miracolo modellistico, il cartello che segnala la curva a destra pericolosa si è spostato sul lato opposto della strada ed il nostro modello sembra tornare sui suoi passi. |
I paraspruzzi posteriori sono in cartoncino bristol nero, una certa attenzione va dedicata all\’assetto essendo l\’assale posteriore rigido e piuttosto fragile considerando la presenza delle balestre in resina. Come sempre, lasciamo alle immagini il compito d\’illustrare il lavoro.
Chi volesse, può ordinare il kit a Jean Pierre direttamente, contattandolo a questa mail: yeta87@wanadoo.fr. Per gli amanti delle cicale da rally, l\’occasione è troppo ghiotta per andare persa!
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| Visto dall\’alto, il modello regala un\’impressione positiva nel rispetto e nell\’armonia delle forme. Si tratta pur sempre del lavoro di un dilettante, ma Lamy dimostra più talento di altri \”colleghi\”… |
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| Pochi ricorderanno questa vettura, sia nei suoi trascorsi agonistici, sia per le linee piuttosto banali. Ma a chi chiederà della 120Y, noi risponderemo: \”Presente!\” |
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| Non sappiamo a che punto della gara Kojimoto e Morikawa abbandonarono la corsa, il forte innevamento rese molto pericolose le strade attorno al Principato. |
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| I fari made by Adami non possono mancare. I tergicristallo sono fotoincisi e di giuste dimensioni. |
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| Lo staccabatteria è inserito a destra, sul cofano motore. La parte riflettente degli specchietti è ottenuta con carta adesiva cromata, fustellata nella misura adeguata. |
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| I gruppi ottici posteriori sono in resina, poi dipinta con vernici clear. Il terminale di scarico è quello originale, non è necessario rimpiazzarlo con un connettore elettrico. |
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| Il nostro modello è ritratto dal lato navigatore, avendo la guida a destra come le leggi giapponesi impongono. |
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| Ecco come Jean-Pierre ha montato il suo modello. La mano è di quelle buone, come si può notare. |
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| Per i cerchi, il modellista francese ha scelto il colore nero. Affascinante ma impegnativa la chiodatura delle gomme. |
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| L\’assale anteriore è stato piegato per consentire ai cerchi di assumere la posizione sterzata, un artificio realistico che mette in evidenza la chiodatura. |
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| Per ammirare il lavoro dedicato alle sospensioni, al serbatoio del carburante ed al tubo di scarico, occorre metter il modello sul ponte. |
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| Lamy prevede un supporto fotoinciso per ospitare la sigla 120Y, noi abbiamo preferito applicare la decal direttamente sul modello per rispetto della scala. |
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| Ecco i due modelli prodotti da Made in Marseille, la vettura verde è quella di Ari Vatanen, figlia prediletta di Jean-Pierre. |