Porsche 917LH di Model Factory Hiro in 1:43: una presentazione del kit

Lasciando perdere (per il momento?) la Porsche 918, scaliamo di un numero e torniamo alla gloriosa 917. E\’ ormai da qualche tempo sul mercato il kit di Model Factory Hiro che com\’è noto si è gettata nella mischia dell\’1:43, pur continuando a coltivare il settore delle scale più grandi. I soggetti prodotti (e anche quelli annunciati) dal fabbricante giapponese sono ormai molteplici, ma la 917 coda lunga è indubbiamente dei più intriganti. In un primo momento è stato il turno delle due versioni di Le Mans 1970, poi è toccato a quelle del 1971 e come se non bastasse è imminente l\’uscita di un\’altra pietra miliare della storia della Porsche, la 956, che a qualcuno potrà forse dire meno ma che inizia in realtà a ritagliarsi un proprio spazio nella leggenda. Basta una trentina d\’anni a rendere mitica un\’auto e anche la 956 entra di diritto nel novero delle grandi Porsche, e peraltro è in buona compagnia. Tornando alla 917 di MFH, è ancora presto per dire se questo genere di kit sia destinato a lasciare una traccia importante nel panorama dell\’1:43. Certo è che, almeno per quanto riguarda l\’aspetto generale dei pezzi e la qualità di fabbricazione delle singole parti, questo modello si pone ai vertici della produzione corrente. Il particolare che ha affascinato più d\’uno è indubbiamente la \”vasca\” posteriore riprodotta in resina giallastra trasparente, con un realismo difficile da eguagliare mediante altre tecniche. Carrozzeria e parti meccaniche sono in metallo bianco, mentre ricchissima è la dotazione di fotoincisioni. In ogni caso, due o tre eccezioni, sembra che MFH non si sia fatta prendere eccessivamente la mano dalla volontà di riprodurre in fotoincisione qualsiasi cosa. Dicevo che è presto per trarre conclusioni definitive o anche fondate su un minimo di riscontro pratico. Il kit non è stato neanche aperto e questa è una primissima valutazione visiva sulla presentazione e sulle caratteristiche che saltano all\’occhio una volta tolte le varie bustine dalla scatola. Ecco quindi alcune immagini d\’introduzione, nell\’attesa che da questo ammasso di pezzi nasca qualcosa di coerente.

La versione Martini Le Mans 1970 #3 è contrassegnata dal numero di catalogo K-345 (no, non è una sonata di Mozart). Il prezzo, sui 15000 Yen, pari a circa 114 euro, è decisamente competitivo. Probabilmente la quantità di kit prevista e un certo tipo di progettazione al computer avranno contribuito a mantenere sufficientemente bassi i costi.  

Le intricate strutture del telaio sono già premontate in plastica, una soluzione quantomeno originale nell\’1:43. So di alcuni montatori che hanno saltato a piè pari quanto proposto da MFH, ricorrendo all\’autocostruzione di una copia di questi pezzi, ma con elementi metallici più resistenti. In questo caso, come in altri, occorrerà un riscontro pratico che può venire solo dal montaggio vero e proprio. 

La famosa \”vasca\” posteriore in resina trasparente, di grande realismo, imballata in un involucro di acetato insieme alle strutture tubolari e agli stampati dei vetri. 

Altra immagine dei pezzi più delicati, fra cui si riconoscono le strutture tubolari in materiale plastico e la parte posteriore in resina trasparente. 

Molto pulita e ben stampata la carrozzeria, in un bel metallo bianco. Il cofano posteriore è realizzato a parte, ed è concepito per essere messo e tolto dal modello, una soluzione non eccessivamente realistica visto che la 917 aveva le cerniere sul tetto. Una soluzione che personalmente amo molto sarebbe quella di montare il cofano in posizione aperta fissa. 

La parte di carrozzeria anteriore amovibile è anch\’essa stampata a parte per consentire la riproduzione completa degli accessori del… bagagliaio!

Le proporzioni generali sembrano ben rispettate. 

Oltre agli elementi superiori della carrozzeria, anche la scocca è stampata in metallo bianco. 

La busta contenente tutti i principali pezzi (motore, sedili, cruscotto, altri organi meccanici), in metallo bianco. 

Molto realistiche le gomme, con le classiche scolpiture di fine anni sessanta – inizio settanta. MFH non ha certo risparmiato su certi dettagli. 

In resina trasparente sono realizzati pure alcuni altri pezzi che sulla vettura vera avevano questo aspetto. 

Sono due i fogli di fotoincisioni. Personalmente la parte che mi preoccupa di più è il contorno del vetro. Era proprio necessario farla fotoincisa? Altro particolare non particolarmente realistico sono i deflettori, che sulla 917LH del \’70 non avevano alcun bordo che possa identificarsi con una fotoincisione. 

Le istruzioni del kit sono composte da un unico foglio a colori, ripiegato più volte a mo\’ di carta stradale. Speriamo che per orientarsi fra le varie, complesse fasi di montaggio non ci voglia un GPS…

Senza ombra di dubbio si tratta di un kit complesso, per mani esperte. I vari passaggi sono illustrati con dovizia di particolari, e in questo il computer ha aiutato molto. Molto utili anche le indicazioni dei vari colori. 

Le singole vignette sono molto chiare; resta ovviamente ancora tutta da verificare la buona compatibilità dei tanti, tantissimi pezzi, ma la concezione del kit sembra davvero all\’avanguardia…

…diamogli tuttavia il beneficio del dubbio, almeno fino a quando non si procederà al montaggio. 

Aggiornamento di metà settimana

Una breve interruzione per lasciare decantare i due o tre argomenti più recenti, che hanno riscosso un più che discreto successo fra i lettori, in particolare l\’articolo di Umberto Cattani sulla Datsun del Rally di Montecarlo, a testimonianza che non c\’è solo la Ferrari fra gli argomenti che \”tirano\” (meno male). Alla recensione del quaderno edito da MFH sulla Porsche 917 a Le Mans 1969-1971, seguirà una presentazione del kit Model Factory Hiro della 917LH, in versione Martini Le Mans 1970 #3, quella viola con le decorazioni psichedeliche verdi, tanto per capirci. Altri argomenti sono in ponte, e mi ero riproposto di fare presto il punto, ormai giunti quasi a metà anno, su alcune tendenze del mercato attuale che non mi paiono da sottovalutare. Continuerà poi l\’aggiornamento del montaggio di Francis Bensignor dell\’Alpine A210 di Mini Racing, un lavoro che mi sembra particolarmente equilibrato e ben concepito, cui spero seguiranno altri montaggi altrettanto intriganti. Gli argomenti sono dunque molti, e non è stato neanche trascurato il progetto di fondo, quello a lunga scadenza, che era quello di far diventare il blog un vero e proprio sito. Non si preoccupino i lettori che amano intervenire direttamente: una delle caratteristiche che il sito manterrà sarà proprio quella di consentire sempre gli interventi dei frequentatori. Tutto il materiale contenuto (e inizia ad essere parecchio) sarà più facile da trovare e i vari argomenti saranno meglio distribuiti. Quello che fa piacere sono alcuni riscontri avuti dai lettori in questi ultimi tempi, che hanno considerato il blog come un\’abitudine quotidiana, allo stesso modo della lettura di un quotidiano o dell\’ascolto di una trasmissione televisiva. E\’ certamente un complimento troppo grande per un sito come questo, ma ogni tanto fa piacere sentire queste cose. Ah, e poi a volte si imparano ad apprezzare aspetti che non si erano mai troppo considerati, come la Porsche 918 nei colori Martini. Devo dire che un po\’ di emozione la suscita, vero?

Porsche 917 Le Mans 1969-71 Joe Honda Sportscar Spectacles by Hiro

La Porsche 917K del team Salzburg, ancora… incellophanata, fa bella mostra di se in copertina. 

Il terzo numero nella serie Sportscar Spectacles edita da Model Factory Hiro è una monografia sulle partecipazioni a Le Mans 1969, 1970 e 1971 della Porsche 917. Ricordiamo che i primi due quaderni della collana erano dedicati alla Ferrari 330 P4 e 412 P, di cui potete leggere cliccando qui e qui . Stavolta si attinge dall\’archivio di Joe Honda per un altro soggetto mitico, la Porsche 917, di cui non mancano certo le fonti iconografiche, ma una pubblicazione come questa è sempre la benvenuta perché pensata prevalentemente a uso e consumo dei modellisti.

Eccezionalmente utili le foto delle vetture viste durante le prove. In questo caso le immagini si riferiscono alla 917LH del 1969. 

E anche stavolta il prodotto non delude: centinaia di foto, in massima parte a colori, di tutte le 917 che hanno preso parte alle tre edizioni della 24 Ore di Le Mans (inclusi i test) non possono che fare la felicità degli appassionati. Non mancano immagini dettagliatissime delle meccaniche, degli interni e di molti particolari che spesso devono essere ricostruiti con molta immaginazione. In 100 pagine ne esce un quadro davvero completo. I testi sono in questo caso quasi inesistenti: brevissime introduzioni in giapponese e inglese, mentre le didascalie sono esclusivamente in giapponese, anche se la pubblicazione è perfettamente intellegibile e consultabile da tutti. Questo terzo numero di Sportscar Spectacles esce praticamente in concomitanza con la diffusione del magnifico kit della 917LH di Le Mans 1970/1971 di Model Factory Hiro e ne costituisce un utilissimo complemento. Come spesso accade quando esce qualcosa di veramente nuovo, non mancano alcuni aspetti che meriterebbero un ulteriore approfondimento, come la foto in alto a pagina 45, in cui compare la 917K di Piper/Van Lennep del 1970, il cui numero 18 sul lato destro appare bordato di rosso.

Nascoste qua e là – come del resto nei primi due numeri – foto di vetture della stessa marca ma non del modello di cui si occupa la monografia, anch\’esse peraltro molto utili. 

C\’è da sperare che altre monografie simili a questa possano uscire nel prossimo futuro. Intanto continua con successo la pubblicazione anche della serie dedicata alla Formula 1, il cui numero 26 si è occupato della Lotus 49, mentre il numero 27, già annunciato, sarà un repertorio delle Tyrrell-Elf di F.1 dal 1970 al 1973.

Una serie di dettagli sulla 917LH Martini di Le Mans 1971. 

Non mancano chiarissime foto dei particolari meccanici. E tutte a colori!

Sarà ormai molto difficile fare errori di documentazione. 

Porsche 917 Le Mans 1969-71, Joe Honda Sportscar Spectacles by Hiro, no.03, pagg.100, prezzo in Giappone 3300 Yen.

Datsun Sunny 120Y Rally Montecarlo 1976 "Made in Marseille" [di Umberto Cattani]

Datsun 120 Y
Made in Marseille
1/43 Kit
A cura di Umberto Cattani
Foto: Umberto Cattani e Jean-Pierre Lamy
La passione prima di tutto.
Nei giorni scorsi, vagabondando sulla rete, mi sono imbattuto in un modello che mi ha interessato da subito. Si tratta della riproduzione in scala 1/43 della Datsun Sunny 120 Y che, guidata dall\’equipaggio nipponico Kojimoto e Morikawa, ha disputato l\’edizione 1976 del Rally di Montecarlo in forma strettamente privata. La piccola giapponese non raggiunse mai il traguardo ma è un dettaglio che poco importa all\’attento ricercatore di soggetti esotici, fuori dal comune.
Jean Pierre Lamy è un modellista che i lettori di AutoModélisme conoscono piuttosto bene. Da anni raccoglie tutti i modelli in scala 1/43 riproducenti vetture guidate da Ari Vatanen. La Datsun Sunny 120 Y era una di queste ma in commercio non si trovava un modello diecast e nemmeno un kit. Jean-Pierre non si è perso d\’animo ed ha deciso di realizzare da solo la maquette della Datsun. Il punto di partenza era la 120 Y che Ari Vatanen pilotò nel 1975 in occasione del Rally Rothmans 747 ma, per abbattere i costi (Lamy non è un professionista del settore e con le vendite dei kit, limitate nel nostro caso a soli venti esemplari, cerca di coprire almeno le spese) ha trovato un\’altra versione, relativa alla vettura che partecipò all\’edizione 1976 del rally di Montecarlo con un equipaggio giapponese. La nostra scelta è caduta su quest\’ultima variante, più bella anche se certamente meno blasonata.
Le istruzioni del kit comprendono un foglio a colori che riproduce alcune foto molto utili della
Datsun in gara. In rete è possibile trovare altro materiale, dopo le opportune ricerche. 

Il costo di ogni kit è fissato a 60 euro oltre le spese di spedizione; pur se concepita da un dilettante, la scatola di montaggio mostra ottime credenziali: scocca, pianale e dettagli sono stampati in resina di ottima qualità, un piano di montaggio particolareggiato aiuta il modellista e non manca una lastra di fotoincisioni con tutti i dettagli più fini riprodotti.
Un\’altra immagine, qui in bianco e nero. Le fotografie prese di fianco sono molto utili al modellista che, in questa prospettiva, riesce a cogliere al meglio il soggetto da riprodurre. 

Dulcis in fundo, Lamy correda il tutto con tre fogli di decalcomanie Virages, caratterizzate da una buona grafica e da un\’estrema malleabilità, dote che favorisce la loro posa sulla carrozzeria.
La scatola che contiene il kit, nulla di speciale ma sul fronte è riportata la numerazione progressiva del modello, limitato a venti esemplari. 

Abbiamo intitolato il nostro post \”La passione prima di tutto\” non a caso. Infatti, incuriosito dal modello, ho contattato Jean Pierre per conoscere il prezzo, alla sua risposta ho deciso di rimandare l\’acquisto a tempi più favorevoli.
Il contenuto è qui immortalato: la resina impera ovunque, oltre ad una lastra di fotoincisioni. Qualcosa sarà cambiato durante il montaggio ma nulla di particolarmente importante. 

Tre fogli sono forniti ma logicamente alcune decalcomanie vanno cercate singolarmente per completare l\’opera. Lo sviluppo blu è invece completo, la fase della posa è quindi tranquilla, potendo contare su elementi di riserva. 

La scocca è buona, solo le principali incisioni sono leggermente da approfondire. Poche le bolle, presenti soprattutto inferiormente. 

Un dettaglio delle balestre posteriori, ben riprodotte. Attenzione ad allineare bene i due fori di passaggio dell\’assale, pena un assetto sbilanciato. 

Il modellista francese  ha replicato che comunque aveva piacere di cedermi uno dei suoi kit al prezzo che desideravo io. Imbarazzato, ho ribattuto che, se lo desiderava, avrei potuto inviargli in forma di scambio alcuni set generici di fotoincisioni che avevo fatto realizzare a mio uso e consumo diversi anni fa. Nel breve volgere di un paio di minuti è giunta la sua replica, positiva ed addirittura entusiasta.
Due tipi di cerchi studiati per la Datsun, in lamiera per la versione Vatanen, in lega per quella dell\’equipaggio giapponese. Noi abbiamo adottato altri Minilite e altre gomme. 

I due tipi di volante per i due diversi kit. Gli ammortizzatori sono rapportati. 

Il cruscotto definitivo della versione Montecarlo; noi abbiamo aggiunto il twinmaster. 

Il cruscotto prima della modifica racing, comprendente nuova strumentazione. 

I tre tipi di sedili studiati da Lamy, quello con il poggiatesta è privilegio del navigatore. 

Il pianale sta prendendo forma, il marchio e la descrizione sono incise su una lastra di metallo, poi incollata. Il master è quasi pronto. 

La parte superiore del pianale in versione monolito. In seguito andranno incollati roll-bar, sedili e leva del cambio. 

Calandra a due fari, propria del kit riferito alla 120Y di Vatanen. 

La sua mail che annunciava l\’arrivo dei miei pezzi ha preceduto di un solo giorno il suo pacchetto, secondo una prassi che negli anni ottanta era molto in voga tra i collezionisti: girava allora come ora poco denaro ma era facile trattare scambi, diversamente dai tempi attuali.
Come già accennato, il kit si presenta ben dettagliato, in particolare c\’è piaciuta molto la zona del retrotreno con le balestre e l\’albero di trasmissione riprodotti con cura. 
Il prototipo stuccato abbondantemente nella zona posteriore. Seguirà la paziente levigatura finale. 

Una prospettiva di tre quarti posteriore. Da qui si parte per ricavare lo stampo in silicone e la successiva colata in resina. 

Le linee sono fedeli ma una incisione più marcata di portiere e cofani avrebbe donato al modello maggiore realismo. 

La scocca è pronta, una mano di fondo evidenzia ogni difetto. Questa è l\’ultima immagine del master in lavorazione. 

Inizia il montaggio. Sedili, leva del cambio e roll-bar sono incollati con un cianoacrilato che regala maggiore robustezza all\’insieme. 

Il pianale va solo carteggiato, le dimensioni si adattano perfettamente alla carrozzeria. 

Prova dei nuovi cerchi ed inserimento delle balestre, del differenziale e del tubo di scarico. 

Si prova l\’assetto anche se, a modello finito, spesso si evidenziano sorprese poco gradite quando l\’assale anteriore è indipendente dal posteriore. Entrambi vanno incollati con prodotti neoprenici che consentono elasticità maggiore. 

La carrozzeria è verniciata alla nitro, quattro mani sono necessario per ottenere una finitura ottimale. Si tratta di un regresso? Noi ci siamo votati al credo di questo tipo di finitura, almeno per questa tipologia di modelli. 

Poche le modifiche che abbiamo scelto di apportare, nel dettaglio abbiamo cambiato cerchi e pneumatici-ci sarebbe piaciuto riprodurre la chiodatura ma abbiamo alzato fin da subito bandiera bianca vista la complessità dell\’operazione-poi è intervenuto Master Adami con il suo set di gruppi ottici che rimpiazzano gli anteriori d\’origine. 
Pianale e interni sono dipinti in nero satinato, in seguito incolleremo la piastra poggiapiedi del navigatore e l\’estintore, non previsti nel kit. 

Balestre, differenziale e tubo di scarico vanno incollati prima di passare alla verniciatura. In questo caso, diverse sono le scuole di pensiero. Noi privilegiamo la robustezza d\’insieme. 

Sospensioni ed altro vanno dipinti con un\’opportuna miscela di nero opaco ed alluminio, molto diluiti. 

Pescando nella scatola magica, abbiamo estratto un bel twinmaster fotoinciso, poi dettagliato con colori clear rosso e blu. 

Un\’altra prospettiva del pianale. Tutto è studiato da Lamy per un montaggio senza problemi, si vede chiaramente la mano del modellista rodato. 

L\’adozione di cinture con relative fibbie fotoincise, comprese nel kit ma rimpiazzate da altre, completa l\’interno. 

Internamente, cinture nere con fibbie fotoincise, pedana poggiapiedi del navigatore, estintore e trip master arricchiscono un insieme già sufficientemente completo. Il montaggio è filato via liscio, senza alcun problema. Per la scocca, abbiamo scelto un bianco neutro alla nitro, quattro passate fini sono sufficienti ad ottenere una finitura ottimale, a  patto ovviamente di aver trattato la resina con carta seppia di grana mille.
La posa delle principali decalcomanie è cosa fatta, il blu può essere ritoccato, dove necessario, con un colore Fiat, siglato 497. 

Il modello è pronto per la vetrina. Un montaggio privo di problemi, a patto di seguire coscenziosamente le varie fasi che ogni modellista deve conoscere, pena il passare ad altri hobby…

Jean-Pierre fornisce paraspruzzi fotoincisi ma sono davvero macchinosi da adattare alla carrozzeria, noi li abbiamo rimpiazzati con altri ricavati da cartoncino fine nero. I paraurti sono dipinti in alluminio lucido, non ci fidiamo ancora completamente degli smalti Alclad. 

Alla base del montante destro va montata l\’antenna. Quasi al centro del cofano anteriore è inserito l\’unico spruzzatore del lavacristallo. Attenzione agli specchietti, sono il resina e il perno di fissaggio è molto delicato. 

La Datsun giapponese è poco conosciuta ma la livrea bianca e blu è più attraente di quella sfoggiata da Vatanen nel 1975. La gara, poi, non si discute…

Il Col de Turini è troppo impegnativo? Oppure la nostra piccola Datsun sta tornando sui suoi passi complice il ritiro?

…per questo tipo d\’immagini, è meglio portarsi all\’esterno confidando in una giornata di sole che regala luci ed ombre realistici. 

Miracolo modellistico, il cartello che segnala la curva a destra pericolosa si è spostato sul lato opposto della strada ed il nostro modello sembra tornare sui suoi passi. 

I paraspruzzi posteriori sono in cartoncino bristol nero, una certa attenzione va dedicata all\’assetto essendo l\’assale posteriore rigido e piuttosto fragile considerando la presenza delle balestre in resina. Come sempre, lasciamo alle immagini il compito d\’illustrare il lavoro.
Chi volesse, può ordinare il kit a Jean Pierre direttamente, contattandolo a questa mail: yeta87@wanadoo.fr. Per gli amanti delle cicale da rally, l\’occasione è troppo ghiotta per andare persa!
Visto dall\’alto, il modello regala un\’impressione positiva nel rispetto e nell\’armonia delle forme. Si tratta pur sempre del lavoro di un dilettante, ma Lamy dimostra più talento di altri \”colleghi\”…

Pochi ricorderanno questa vettura, sia nei suoi trascorsi agonistici, sia per le linee piuttosto banali. Ma a chi chiederà della 120Y, noi risponderemo: \”Presente!\”

Non sappiamo a che punto della gara Kojimoto e Morikawa abbandonarono la corsa, il forte innevamento rese molto pericolose le strade attorno al Principato. 

I fari made by Adami non possono mancare. I tergicristallo sono fotoincisi e di giuste dimensioni. 

Lo staccabatteria è inserito a destra, sul cofano motore. La parte riflettente degli specchietti è ottenuta con carta adesiva cromata, fustellata nella misura adeguata. 

I gruppi ottici posteriori sono in resina, poi dipinta con vernici clear. Il terminale di scarico è quello originale, non è necessario rimpiazzarlo con un connettore elettrico. 

Il nostro modello è ritratto dal lato navigatore, avendo la guida a destra come le leggi giapponesi impongono. 

Ecco come Jean-Pierre ha montato il suo modello. La mano è di quelle buone, come si può notare. 

Per i cerchi, il modellista francese ha scelto il colore nero. Affascinante ma impegnativa la chiodatura delle gomme. 

L\’assale anteriore è stato piegato per consentire ai cerchi di assumere la posizione sterzata, un artificio realistico che mette in evidenza la chiodatura. 

Per ammirare il lavoro dedicato alle sospensioni, al serbatoio del carburante ed al tubo di scarico, occorre metter il modello sul ponte.

Lamy prevede un supporto fotoinciso per ospitare la sigla 120Y, noi abbiamo preferito applicare la decal direttamente sul modello per rispetto della scala. 

Ecco i due modelli prodotti da Made in Marseille, la vettura verde è quella di Ari Vatanen, figlia prediletta di Jean-Pierre. 

La storia di Francis Bensignor [parte 16]

C’était vers septembre-octobre 1989, et après une interruption de 5 ans, j’avais envie de revenir au modélisme professionnel, et  je me rappelle avoir demandé son avis à quelqu’un de plutôt bien placé dans ce domaine ; Jean-Marc Teissèdre. A mon grand étonnement, il me déconseilla de le faire ! Il pressentait déjà à cette époque que des moments difficiles arrivaient pour les artisans et prédisait l’extinction du kit. Quelques mois plus tard, en février 1990, le 18, son épouse Evelyne et lui-même m’invitaient à dîner, un dimanche soir dans leur appartement de Levallois-Perret, tout près de la BAM2.

Mais outre le dîner qui fut je le pense, excellent, j’allais assister en direct, à la télévision, à « mes 1ers 500 miles de Daytona » !
Cela faisait au moins 10 ans que la Nascar me passionnait, j’avais vu des reportages dans les magazines, mais encore jamais vu la moindre voiture bouger sur un écran de télé ! Et là, je suivais les 500 miles de Daytona, depuis la cérémonie de départ jusqu’à l’arrivée ! Est-ce que cela allait m’inciter à abandonner mon intention de replonger dans le modélisme ???
Est-il utile de répondre ?
Allait suivre et pour moi et pour Starter une période riche en modèles US.
Mais mon statut de maquettiste indépendant me permettait de travailler pour qui je voulais, et diversifier ainsi mes styles de maquettes.
Petite anecdote qui montre que les années 90 n’étaient pas encore si mauvaises pour les artisans :  2 fois j’ai été contraint de refuser de faire un modèle pour des fabricants car je venais d’accepter de faire ce même modèle pour quelqu’un d’autre !
Pour Mini Racing, j’allais ainsi encore réaliser quelques beautés US comme la Chevrolet Corvette Sting Ray #9 du Mans 1967 : 
Ainsi que la Ford Mustang Boss 302 de la TransAm 1970 et la Chevrolet Camaro Sunoco de la TransAm 1968 , dont je n’ai la photo ni de l’une ni de l’autre !
Le début d’un changement de cap…
Mais la diversité allait venir avec Gaffe qui me commandait en février 1992 son Land Rover Discovery 1989 …aïe aïe aïe !! Pour changer ça changeait !…et j’avoue maintenant que je n’ai pas sauté de joie quand Philippe Leprévost me proposait le modèle.  Mais j’acceptais car c’était réellement pour moi l’opportunité de m’essayer dans un style radicalement différent.. et le résultat, à priori, ne fut pas si mauvais !
Encore aujourd’hui je peux dire, loin s\’en faut, que je ne suis pas emballé par ce genre de véhicule, et donc, leurs reproductions, mais ce Discovery pour Gaffe était un tel défi qu’il reste un peu à part dans mon cœur.

Heureusement, aussitôt après, histoire de ne pas me sentir trop déboussolé, Starter me confiait coup sur coup sa Porsche 935 K3 JLP vainqueur des 24 h. de Daytona 1982

Copyright à qui de droit, pour la photo de ce kit.
La Porsche 935 IMSA TBIRD, qui remportait l’édition de 1983…après avoir fait strictement la même pour AMR quelques 8 ans auparavant !
Pour Starter, la maquette que je réalisais n’était pas intégrale mais je partais d’une de leurs résines que je refaisais jusqu’au moindre millimètre carré.
Ainsi que la Toyota Eagle MK III IMSA 91/92…ma deuxième Toyota…
…et ma 3ème Toyota allait suivre juste après, mais encore avec Gaffe cette fois !…à suivre…

Alpine A210 Le Mans 1966 di Francis Bensignor: parte 5

Di questa Alpine è venuta fuori – forse inopinatamente – una bella serie di aggiornamenti, che qualcuno potrebbe chiamare WIP. Per puro snobismo, su questo blog, non comparirà la parola WIP nei titoli, prendi e porta a casa. Un dato interessante è che a distanza di quasi cinquant\’anni abbiamo scoperto che non tutte le Alpine A210 sono uguali. Son soddisfazioni.
Ecco gli ultimi aggiornamenti di Francis Bensignor, che a quanto pare ha trovato un soggetto in grado di entusiasmarlo e ci mancherebbe se l\’entusiasmo se ne andasse dalla pratica del nostro hobby. La parola al suo testo e alle immagini che mi ha inviato oggi pomeriggio.

Retour sur la carrosserie…et le point qui me chagrine le plus avec ce kit…
En retrouvant les quelques photos des 24 heures du Mans 1966, je décèle pour cette version #47, une particularité par rapport aux autres A210 engagées cette année. J’en parlais au début de ce WIP, c’est le manque de galbe, de bombé au niveau du côté des ailes Ar…mais pas seulement …


Cette recherche me permet de constater d’ailleurs que le kit Mini Racing n’est de toute manière, pas vraiment exact ses carénages de roues Ar.
Il manque une épaisseur très marquée en haut des plaques de carénages 

La photo de la #47, LM 1966 également, montre selon moi assez clairement qu’il n’y a aucune épaisseur de carénage pour celle-ci, mais que c’est toute l’aile qui semble être étirée ou plus bombée pour laisser de la place aux gros pneus de course. 

De ce fait, l’ensemble du flanc semble plus arrondi.
J’enchaine donc avec cette modification. Le galbe sera refait au sintofer. 1ère chose : rendre rugueuse la surface qui va recevoir le mastic, pour lui permettre une accroche parfaite sur la résine. 

Et une fois le galbe recherché obtenu, de ¾ avant, j’obtiens bien l’effet visuel voulu ! Le flanc semble avoir été étiré vers l’extérieur.

…mais…à présent, c’est la partie avant, celle qui démarre après les arches de roues avant, qui paraît trop étroite. Même si je n’ai pas terminé d’affiner mes ailes arrières, je sais que je ne parviendrai pas à suffisamment atténuer ce contraste…

Je décide de poursuivre jusqu’à l’arche de roue avant ! Les flancs seront entièrement refaits !

C’est au moment de terminer le bas des flancs, que je me rends compte d’une différence sensible de hauteur entre les 2 côtés de la carrosserie, cela se voit très bien avec cette vue de face :

Ce petit problème est très simple à résoudre, je rehausse donc le côté droit en collant 2 petites calles de profilé en plastique de 0,5 mm d’épaisseur, le tout est ensuite noyé dans le sintofer. Il ne restera plus qu’à finir le retour vers l’intérieur du bas des flancs.

La carrosserie est maintenant un peu plus d’aplomb…

A suivre…

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.190

La copertina del numero di maggio di AutoModélisme è dominata dalla Renault 4CV \”1063\” Le Mans 1951 di OttOmobile in scala 1:18, un\’altra novità di una casa che in questi ultimi due o tre anni ha saputo rivoluzionare il mercato delle scale più grandi con una politica commerciale di innovativa e prodotti di grande originalità. A OttOmobile è dedicato anche una recensione completa, sulla Volkswagen W12 650 Concept. L\’articolo di documentazione consiste stavolta in una rapida carrellata su alcune delle più famose De Tomaso Pantera da rally: la caratteristica più interessante è quella di proporre qualche foto degli esemplari che presero parte al Tour Auto 1973 (di colore bianco con cofani neri, uno dei quali venne riprodotto anche da Scala43).

Le Pantera nei rally: alcune foto utili della partecipazione al Tour Auto 1973. 

La serie di foto tematiche propone invece la Citroen C3 RRC pilotata da Robert Kubica al Rally delle Canarie 2013. Continua l\’elencazione nelle pagine centrali di tutte le novità annunciate per quest\’anno (quante in realtà vedranno la luce?), mentre un ampio spazio è dedicato agli affascinanti modelli in scala 1:43 autocostruiti da Gilbert le Cléac\’h, uno dei per fortuna ancora molti esempi di appassionati che si divertono a seguire strade decisamente poco convenzionali.

I modelli autocostruiti di Gilbert le Cléac\’h. 

Curiosa, ma poco utile per gli adepti dell\’1:43, la presentazione delle costruzioni a tema motoristico di MF Motorsport: la scala è quella tradizionale delle slot, l\’1:32, ma alcuni soggetti sono decisamente evocativi, come la torre di Brands Hatch o il lato box del vecchio Nurburgring. La rubrica dei test di montaggio ci parla invece di 1:24, con varie decals e transkit di PitWall e Renaissance.

Alpine A210 Le Mans 1966 di Francis Bensignor: parte 4 (i fari)

Francis aveva già annunciato alcune righe sul montaggio dei fari dell\’Alpine A210 di Mini Racing. Ecco qui alcune foto e qualche commento in merito.

Sur la notice de décoration du kit, on peut voir toutes les versions du modèle, montées avec des blocs optiques en résine translucide, très « clear et très clean »…c’était il y a bien des années, depuis le temps a fait son œuvre, et la résine transparente de notre kit a pris une belle couleur jaune d’œuf !
Déjà, je n’aime pas les blocs optiques pleins, sans leurs phares à l’intérieur, mais monter des choses d’une telle couleur…pas possible !

Alors je remédie au problème en achetant…des ampoules de phares (!)…on reste dans le sujet !
En fait je vais utiliser le plastique PVC thermoformé, l’emballage…

On trouve toujours une partie bombée de l’emballage qui va déjà pratiquement correspondre avec le galbe recherché.

Je dirais que le mot d’ordre est PATIENCE… inutile de rechercher le meilleur chrono dans ce domaine, tout est affaire de patience. Au bout de quelques heures de pré-découpages, d’essayages, de tracés, de nouveaux essayages, de corrections…etc…etc…on arrive à quelque chose d’ honorable.
D’autant que sous ces plexi de phares ainsi réalisés, je poserai aussi des lentilles de phares, munies chacune de leur petite ampoule jaune…mais pas celles du blister acheté


…A suivre…

Alpine A210 Le Mans 1966 di Francis Bensignor: parte 3

Prosegue il lavoro di Francis sull\’Alpine A210 di Mini Racing. Quello che mi ha impressionato di più dell\’approccio di Francis a questo tipo di lavoro è il senso delle proporzioni, come ho già avuto modo di osservare. Lo spunto per modificare leggermente (ma in maniera decisiva) le forme della A210 è arrivato direttamente da lui. L\’esperienza accumulata in tanti anni di prototipazione gli permette di guardare a un modello nella sua globalità, mentre molti altri montatori si concentrano troppo sui singoli dettagli, perdendo magari di vista la giustezza complessiva delle forme. Ecco gli ultimi aggiornamenti e le note dello stesso Francis.

\”Quand on rallonge une carrosserie dans sa longueur, il est très rare de ne pas avoir à reprendre les galbes et les courbures au sintofer sur quelques millimètres de part et d\’autre du joint. Aussi bon soit l\’alignement des 2 parties réunies, un léger décalage de niveau se produit inévitablement. Cela se vérifie sur la partie arrière rallongée de l\’Alpine…dessous, mais j\’y reviendrai plus tard, également dessus.

La solution de facilité consisterait à ne se contenter que de gratter, limer et poncer pour rattraper ces légers décalages de niveaux, ça va bien plus vite, c\’est vrai ! Mais cela a surtout aussi pour effet de retirer de la matière et l\’on se retrouve toujours avec un manque d\”épaisseur.
Les monteurs de kits résine connaissent bien quelque chose qui se rapproche de ce que je décrit… quand on a un tirage de carrosserie dont le moule était mal refermé avant coulage, se produit d\’un côté un gros décalage et le fait de simplement faire disparaître ce décalage, affine souvent trop la partie concernée.
J\’ai refait la surface entière du soubassemant arrière…


…et j\’en profite pour aussi donner un tout petit peu plus d\’épaisseur sous de la partie avant, ce qui me permet d\’ouvrir juste un peu plus la lèvre inférieure de la calandre. 

Pour changer un peu je passe sur un petit aménagement intérieur. Le modèle une fois terminé devra être vissé sur un socle, et rien sur le chassis ne permet de à l\’origine, de trouver suffisament de matière pour faire passer 2 longues vis. Je rajoute pour cela 2 petits blocs de résine-alu. 

A l\’avant il se situe en avant du tableau de bord, et à l\’arrière, à la place du moteur… virtuel, sous la plaque recouvrant celui-ci

A suivre…\”