Rassegna stampa: Auto Modélisme Hors-Série n.18 Le Mans 2013

Ormai abbandonata la serie degli speciali sui rally, Auto Modélisme continua puntualmente anno dopo anno col fascicolo dedicato alla 24 Ore di Le Mans. E\’ quasi un \”instant-book\”, che in Francia esce già alla metà di luglio per poi essere diffuso in tutto il mondo nelle settimane successive. L\’idea è quella di base, semplice e vincente: pubblicare per ogni concorrente della 24 Ore una scheda fotografica con le cinque/sei viste principali. Un fascicolo pensato quasi espressamente per i modellisti, che dal 1998 ad oggi è diventato un qualcosa di irrinunciabile, peraltro a prezzo limitato (in Francia il costo è di euro 6,90 mentre in Italia è di 8,00). Certo, con tempo, qualcosa è cambiato e forse neanche in meglio, come avemmo già l\’occasione di rilevare l\’anno scorso. Sono ormai sparite le brevi sezioni speciali dedicate al modellismo e quest\’anno è cambiata leggermente anche la grafica, forse in onore alla novantesima edizione della corsa. Intendiamoci, siamo in presenza di un prodotto concepito per essere cotto e mangiato, quindi senza grandi pretese formali e con tutte le limitazioni del caso, anche in termini di piccole incoerenze editoriali (come l\’alternanza nelle intestazioni del nome della scuderia e della vettura). Le schede non sono più complete come quelle del passato: a volte manca la visuale del posteriore, sacrificata magari per un paio di foto di dettagli. 

Non si capisce perché, con le tecnologie oggi a disposizione, il numero delle foto per vettura debba subire oscillazioni: ora 5, ora 6, fino a un massimo di 9 foto; i vecchi numeri erano in questo molto più coerenti. Col passare degli anni è cambiata forse anche la funzione dello speciale Auto Modélisme, oggi che si trova in rete praticamente di tutto e di più. Solo nel 1998 o nel 1999 la situazione era ancora ben diversa da quella attuale. Un \”bonus\” simpatico è l\’aggiunta di qualche immagine relativa alle vetture che hanno preso parte alla giornata di test ufficiali, e vi si ritrova l\’Audi numero 4 – quella nera – sulla quale sono state provate soluzioni tecniche in vista del cambio dei regolamenti previsto nel 2014. 
In sintesi si tratta di un documento che vale la pena acquistare e conservare nel tempo, specialmente se non si è mai perso un numero delle annate precedenti. 

Prime impressioni su: Porsche 934 Turbo Gr.4 di Spark

La 934 Turbo Gr.4 di Spark era una delle novità più attese di quest\’anno, almeno in ambito Porsche. Annunciata già da molto tempo, i primi esemplari hanno fatto la loro apparizione nei giorni della 24 Ore di Le Mans, per poi raggiungere negozi e dettaglianti attraverso i normali canali distributivi nelle settimane successive. In Italia le prime 934 sono arrivate proprio in questi giorni. La versione \”d\’attacco\” prescelta non è certamente la più spettacolare dal punto di vista cromatico, ma è importante dal punto di vista storico perché si tratta della vettura pilotata da Marie-Claude Baumont, Didier Pironi e Bob Wollek a Le Mans nell\’anno di esordio della 934, il 1976. Un equipaggio di tutto rispetto per un\’auto preparata dai Kremer ma messa in pista grazie all\’aiuto della \”filiera\” Elf, che seppe dare un contributo decisivo al lancio e alla valorizzazione di diverse generazioni di piloti francesi. Stavolta, vista l\’importanza della novità, commenteremo la versione specifica, ma la macchina in sé. Il modello Spark se la deve vedere con diversi illustri predecessori, sia nel campo del diecast sia in quello degli speciali. Minichamps nel primo e Madyero nell\’altro sono due fra i nomi più importanti che vengono in mente, senza contare un vero evergreen, il Solido con cui moltissimi collezionisti, soprattutto francesi, amano cimentarsi ancora oggi. Ovviamente esistono molte altre riproduzioni della 934, più o meno valide, più o meno sofisticate e costose. Lo Spark, però mancava nella specifica fascia di prezzo e nella categoria dei resincast ed è una preziosa aggiunta dopo l\’arrivo della Carrera RSR. Lasciamo la parola alle prime immagini; non mancherà occasione di tornare molto presto sull\’argomento.

Uno Spark \”classico\”, la Porsche 934: carrozzeria in resina, fondino in plastica, elementi fotoincisi. 

Le forme appaiono ben rispettate. Il fatto di essere state ampiamente riviste rispetto alla \”vulgata\” che molti collezionisti avevano stampata nella memoria potrebbe rendere strani certi andamenti. 

La coda è molto convincente, con gli ormai necessari gruppi ottici in plastica trasparente. 

Il cassone anteriore con le varie griglie sembrerebbe di proporzioni leggermente meno generose del dovuto, ma penso sia un\’impressione. 

Gli equilibri sono ben rispettati. Anche la linea del tetto e il profilo dei vetri laterali sono corretti. 

I vetri anteriore e posteriore hanno stampata la guarnizione nera, in modo da eliminare uno \”strato\” e diminuire le possibilità di distacco. 

Lateralmente sono presenti fotoincisioni molto fini e realistiche. Assente l\’antiestetico effetto del colore che appare fra la cornice e gli interni, prerogativa di alcuni modelli speciali che adottano la soluzione della fotoincisione laterale. 

Un aspetto senza dubbio migliorabile, i cerchi BBS: a parte l\’effetto un po\’ \”plasticoso\” del cromato, è stata adottata una parte fotoincisa troppo piccola (di uguale diametro rispetto al cerchio anteriore) che genera un risultato davvero poco realistico. Il bordo della parte dorata dovrebbe essere contiguo alla linea interna del cerchio. Così non va. 

Altro dettaglio sulla coda: niente da dire su com\’è stata trattata. 

Soliti dettagli molto fini, in fotoincisione, come lo staccabatteria e i ganci fermacofano. 

Si deve fare un po\’ l\’occhio al \”cassone\” inferiore che sembra un po\’ piccolo e squadrato, ma credo che tutto sommato Spark non si sia allontanata troppo dalla verità. 

Sull\’assetto non ci siamo molto: gomme troppo generose? Fatto sta che manca la \”luce\” fra gli pneumatici e i passaruota. Sarebbe interessante montare sul modello dei cerchi più consoni per vedere l\’effetto che fa. 

Da Madyero una nuova versione dell\'Osella-BMW PA8 Alpilatte

Ormai molti anni or sono, l\’Osella PA8 segnò il debutto di Pier Luigi Madiai come produttore di modelli speciali in scala 1:43. All\’epoca – si era alla fine degli anni novanta – i piccoli artigiani avevano ancora campo del tutto libero, al riparo dalla minaccia dei resincast e ovviamente anche di marchi come Minichamps o Vitesse, ancorato all\’esigenza di tirature comunque alte.

La nuova versione Digione 1980 (a sinistra) dell\’Osella-BMW PA8 di Madyero accanto alla \”storica\” variante di Le Mans 1980, peraltro aggiornata con nuovi e più esatti dettagli, quali il piccolo parabrezza. 

Negli anni, l\’Osella di Madyero si è fatta apprezzare, sia come kit che come factory built. Della PA8 furono realizzate le versioni Alpilatte 1980 della 24 Ore di Le Mans (tutt\’ora un modelli fondamentale per gli specialisti della materia) e della 1000km di Monza, oltre ad un limitatissimo numero di esemplari in versione 6 Ore del Mugello. All\’uscita della PA8 seguirono le altre due Osella di Le Mans (la PA5 Elvia del 1977 e la PA6 Toleman del 1978), la PA9 del mitico Mauro Nesti e recentemente la PA4 vincitrice della Targa Florio 1977, di cui potete leggere qui. Esce invece in questi giorni la versione 1000km di Digione del 1980: livrea Alpilatte, la vettura si distingueva per la presenza dell\’alloggiamento dei fari privo però dei fari stessi. Ne derivava una configurazione abbastanza bizzarra, che rende il modello alquanto originale.

Uscita in questi giorni, l\’Osella-BMW PA8 Alpilatte della 1000km di Digione 1980. Ristampate le decals, ormai finite da tempo, la produzione del primo modello realizzato alla fine degli anni novanta da Madyero, è ricominciata. 

Siglata la pole position, Lella Lombardi si ritirò al 2° giro per incidente, cosicché il suo compagno d\’equipaggio, Vittorio Brambilla non coprì in gara neppure un metro. A questo punto, per completare la stagione Mondiale Marche 1980 corsa dalla celebre PA8 Alpilatte, non resterebbe che la versione Vallelunga.

La versione che corse in Francia si distingueva per la presenza dell\’alloggiamento dei fari nei quali vi erano però solo le sedi per ospitare le parabole. 

L\’Osella Gruppo 6 di Madyero è ormai un modello sperimentato, apprezzato da anni. Cerchi torniti, alettone posteriore ricoperto in bare metal, dettaglio del retrotreno e montaggio pulito (con verniciatura di Umberto Codolo) caratterizzano queste riproduzioni, realizzate in serie estremamente limitata. 

A distanza di oltre 15 anni dalla sua uscita, l\’Osella di Madyero è un modello ancora validissimo. 

Anche Quattroruotine nei tagli previsti dall\'Editoriale Domus

Siamo sinceri, la notizia era nell\’aria da tempo. Fa comunque un certo effetto leggere che Quattroruotine è fra le testate che l\’Editoriale Domus intende tagliare nell\’ambito di un programma di notevole \”alleggerimento\” del personale giornalistico: http://www.quattroruote.it/notizie/eventi/editoriale-domus-comunicato-sindacale
Si dirà che ormai la rivista i suoi momenti migliori li aveva già vissuti; si dirà anche che probabilmente il suo ruolo all\’interno dell\’azienda non era certo portante e – per così dire – primario. Insomma, poteva far comodo una testata di quel genere, ma quando il peso diventa eccessivo, non ci sono più troppi paravento a proteggere una realtà debole. Seguiremo l\’evoluzione dei fatti, anche se – con una punta di amarezza, pur solidarizzando con i 20 colleghi in esubero – verrebbe da dire che questo è lo specchio della stampa specializzata nel nostro paese. Da tempo, ormai, la maggior parte delle riviste non ricava neanche lontanamente di che vivere dalle vendite, dovendo contare invece sempre più sulla pubblicità, che in periodi come questo tende a disertare la carta stampata (e che sempre e comunque è in grado di influenzare i contenuti, rendendoli alla fine poco interessanti per i lettori \”specialisti\”, con conseguente effetto del cane che si morde la coda). Riuscirà Quattroruotine a superare il momento critico? La sua sparizione – detto fuori dai denti – sarà un male o sarà un bene per il settore? E\’ presto per valutarlo.

Impressioni sul kit MFH Porsche 962C 1:43 [di Claudio Govoni]

La Porsche 962C di Model Factory Hiro, da pochi mesi in commercio, rappresenta un interessante caso modellistico.
Lungi da essere un modello inedito, rappresenta la conferma di una possibile linea di evoluzione modellistica del kit, che avevo ipotizzato su altri forum qualche tempo fa.
Ci troviamo infatti di fronte a un modello che sarebbe verosimilmente antieconomico vendere montato, per la difficoltà di proporre un prodotto di questa qualità e complessità a prezzi ragionevoli.
Ci troviamo, credo, di fronte a una delle possibili evoluzioni del concetto di kit.
Piuttosto che scomparire, si è evoluto in un oggetto altamente sofisticato, appetibile a un pubblico più ristretto di un tempo, costituito da entusiasti che lo affideranno alle cure di montatori professionisti, per godere poi di un oggetto esclusivo e che si staglia al di fuori della massa, e di appassionati modellisti, che lo acquistano per il piacere stesso di montarlo, ancora prima che di collezionare semplicemente il risultato finito.
Veniamo al modellino vero e proprio.
Innanzitutto, una curiosità. Questo particolare prodotto MFH è stato protagonista di un piccolo giallo.
Come fa rilevare correttamente David nel suo post sulla 917 LH (http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2013/05/porsche-917lh-di-model-factory-hiro-in.html), inizialmente doveva essere rilasciata la Porsche 956.
Annunciata sul sito del produttore nipponico, è rimasta in home page per meno di una settimana, per poi sparire e fare posto alla 962.
Il motivo del cambio \”al volo\”, non è dato sapere.
La confezione è elegante, in rosso china con scritte dorate. Chi è familiare con il mondo dei manga giapponesi credo non potrà fare a meno di notare una lieve similarità con i loghi NERV di Evangelion.

Il modello vero e proprio è impacchettato in cinque sacchettini.
La scocca è in metallo bianco.
La fusione è buona, ma non eccelsa, presentando varie bave e imperfezioni che andranno corrette con attenzione.
L\’accoppiamento delle parti apribili risulta a prima vista discreto, ma non perfetto, suggerendo, in fase di montaggio, la necessità di un attento aggiustaggio per far combaciare le parti, qualora si voglia avere in mostra un modello apribile e non semplicemente aperto.

Esaminando i pezzi, si ha la sensazione che le tolleranze siano molto strette (come sui vecchi feeling43) e non tengano conto degli spessori della vernice.
Encomiabile lo spessore delle parti, ridotto, penso, quasi al minimo in relazione alla tipologia di materiale usato.
Nel kit sono presenti inoltre quattro pneumatici, le molle per gli ammortizzatori, i termoformati per i trasparenti e i cerchi in alluminio tornito.
Sono proprio quesi l\’unica parte tornita del modello anche se, sinceramente, questo tipo di lavorazione si sarebbe potuto utilizzare vantaggiosamente anche per altre parti.

Molto ricca la dotazione di pezzi in metallo bianco.

Sono presenti due lastre fotoincise, con numerosi dettagli

Saggiamente, il produttore giapponese sceglie di affidare alle fotoincisioni le parti meno tridimensionali del kit, con la strana eccezione dell\’antenna.
Personalmente, avrei preferito vedere riprodotti con questa tecnica anche la scocca anteriore e i dischi dei freni.

Queste due parti, riprodotte per fusione, appaiono leggermente troppo massicce.
Se la scelta può apparire comunque accettabile per la scocca anteriore, che sarebbe forse troppo complessa da riprodurre altrimenti, sembra strana per i dischi freno, considerato che nella scala maggiore lo stesso produttore sceglie di riprodurli con la tecnica della fotoincisione.
La decorazione in decal è assolutamente completa e consente di riprodurre le vetture che gareggiarono alla 24 ore di Le Mans nel 1985 o 1986.
Se per un qualche imperscrutabile motivo si scegliesse – o si fosse costretti – a non applicare le scritte Rothmans, sono presenti delle scritte \”Racing\” dalla grafica simile, da collocare al loro posto, opzione a mio avviso esteticamente più accettabile che dei \”buchi\” vuoti.
In sintesi un ottimo modello, che farà la gioia dei modellisti – forse più che dei collezionisti – appassionati di ruote coperte.
Non posso che sperare che, nei mesi a venire, Hiro riproponga in 1/43 buona parte del suo catalogo, soprattutto per quel che riguarda GT e prototipi (la presenza di un produttore di alto livello come Tameo rende le Formula 1 della casa giapponese forse meno attese).
Certo, molti sono modelli già presenti sul mercato, ma non apribili e non con questo livello di dettaglio.
Intanto è annunciata per l\’autunno l\’Alfetta 159 e sarà interessante vedere come sarà, anche in confronto all\’omologo Renaissance, anch\’esso apribile.

Rassegna stampa: Four Small Wheels n.5/2013

Il numero d\’inizio estate di FSW va sul turchese! In bella evidenza la Lotus Europa Minolta di Spark Germania e la versione Beta 1981 della Arrows A3 di Marsh Models. 

Come tradizione, il numero di luglio di Four Small Wheels è incentrato sul post-Le Mans, con tanto di foto di tutti i concorrenti, un\’abitudine che si perpetua ormai da decenni. Certo, negli anni ottanta o anche novanta, si trattava di un\’autentica primizia, mentre oggi, con le potenzialità di internet, quella caratteristica diventa molto meno attraente, anche se allo staff di GPM serve evidentemente per raccogliere prenotazioni in vista delle uscite dei vari Spark, Fujimi e BBR (ormai sono rimasti solo loro a proporre il plateau della 24 Ore). Questo numero di FSW si apre con la triste notizia della scomparsa di Mike Richardson, fondatore insieme alla moglie Sue del marchio Mikansue e autore di quello che ancora oggi resta uno dei testi di riferimento sulla storia della Dinky Toys inglese. Mike Richardson abitava a Poitiers, in Francia.

Doppio paginone centrale (che inizia alla pagina precedente e finisce a quella successiva) con tutti  i 56 protagonisti della 24 Ore di Le Mans 2013 (le foto sono di Hugues Dumont). 

Questo mese, la \”editor\’s choice\” verte su soggetti ormai abbastanza conosciuti (la Delta S4 di AutoArt in 1:18 e il kit in 1:20 della Lotus 49 a opera di Ebbro), ma anche sulla bellissima McLaren F1GTR di MFH (kit scala 1:24) e su un libro di Roy Smith, dedicato ad Amedeo Gordini, un personaggio che stranamente nella produzione editoriale vecchia e nuova non ha mai goduto della popolarità di altri protagonisti dei suoi tempi. Il resto è la solita raffica di novità, con recensioni abbastanza accurate, opera di un Mark Chitty quasi sempre molto attento, preciso e documentato.

Editor\’s choice: Lancia Delta S4 di AutoArt, Lotus 49 di Ebbro (kit 1:20), McLaren F1-GTR Harrods Le Mans 1995 (kit MFH 1:24) e libro di Roy Smith, Amedee Gordini, A true racing legend. 

Fra le segnalazioni librarie, in evidenza un paio di ottimi titoli di Petrolpics (Gruppe C e Gruppe 5), la storia di Silverstone di Chas Parker o le belle edizioni di MFH di cui si è parlato spesso anche in questo blog. L\’articolo storico che chiude la rivista, dovuto alle ricerche di David Blumlein, è dedicato alle berline anteguerra che hanno partecipato alla 24 Ore di Le Mans, come la strana Jousset del 1926, riprodotta recentemente dalla svizzera GCAM.

A proposito di Spark: qualche considerazione e novità

Dove sono le due Porsche 907 LH di Le Mans \’67 messe in vendita da Spark a Le Mans? E le due 910? E le 904 Carrera GTS, le due Rondeau M379? Niente. In compenso, le novità di Spark di questa settimana sono succose, ma non si capisce perché non seguano l\’ordine che era lecito aspettarsi osservando quanto offriva il marchio francese in occasione dell\’ultima 24 Ore (e per fortuna, stavolta la concorrenza in loco, come Modelissimo, aveva ricevuto una fornitura di quei modelli). Fresche di fabbrica, in assenza delle due vetture di Le Mans, ecco le tre 907, sempre a coda lunga, protagoniste della storica tripletta alla 24 Ore di Daytona del 1968; un arrivo in parata, che si ispirava chiaramente a quello architettato da Franco Lini l\’anno precedente. Nella serie dei vincitori di Daytona (43DA68), la vettura numero 54, riprodotta con tanto di scotch nero che fermava alla bell\’e meglio la portiera sinistra; nella serie normale, le altre due macchine, la 51 (S2986) e la 52 (S2985). Si tratta come al solito di modelli molto ben fatti, di cui credo si sia occupato Viranet, come nel caso nella 910.

Le protagoniste della tripletta di Daytona 1968. 

Ed ecco un altro modello lungamente atteso, la March 83G vincente a Daytona nel 1984, quella con lo sponsor Kreepy Krauly. Anche in questo caso la scelta è estremamente valida, perché di questo tipo di vetture credo ci sia molta richiesta, a distanza di anni dai modelli AMR e come alternativa ai ben più costosi Marsh Models. In tema di March IMSA le scelte sono pressoché infinite e c\’è da credere che dopo questa vincente di Daytona (43DA84) sarà il turno di altre versioni americane e di Le Mans. A proposito della March, l\’occasione è buona per ricordare una parte di conversazione avuta con Luigi Reni proprio all\’ultima 24 Ore di Le Mans.

La March 83G vincitrice della 24 Ore di Daytona 1984 con Van der Merwe / Duxbury / Martin. 

Ho fatto notare a Luigi come su alcuni dei modelli Spark la finitura troppo cromata dei cerchi finisca per guastare un po\’ l\’effetto generale, Luigi ne ha convenuto, rispondendo che già in passato aveva provato a proporre altre soluzioni ma senza seguito. Del resto, anche limitandosi a dare una mano di alluminio opaco sul cerchio di plastica, l\’effetto è già molto più realistico, ed è quello che Spark sta facendo sempre più spesso laddove necessario, partendo dapprima da alcune serie speciali per poi estendere la pratica anche alla produzione normale.
Chiudo questa breve rassegna con una terza segnalazione; di Ford GT40, Spark e Bizarre ne hanno fatte già tante, ma questa merita una menzione speciale. Si tratta della vettura \”tedesca\” sponsorizzata da Auto Zeitung, che corse a Le Mans nel 1969 (art. S4066), ottenendo un sesto posto con Helmut Kelleners e un certo Reinhold Joest. Un pezzo di storia dell\’automobilismo tedesco e una variante insolita e cromaticamente attraente.

La Ford GT40 sponsorizzata da Auto Zeitung meriterebbe una trattazione a parte. 

Da Raceland un\'altra versione della Porsche 917 PA di Leo Kinnunen, realizzata da Spark

La Porsche 917 PA continua di tanto in tanto a fare capolino fra le proposte di Spark in serie limitata. E\’ la volta di Raceland, che di recente ha fatto uscire, in serie numerata e limitata a 300 esemplari, una delle versioni Olden Kott, pilotate da Leo Kinnunen nel 1971. Se nel luglio del 2012 l\’importatore francese aveva messo in catalogo la stessa vettura ma in versione 1000 km di Parigi con sponsor Colt (di cui leggete qui), stavolta la scelta è caduta su una più classica versione dell\’Interserie, Norisring 1971, gara tristemente famosa per il mortale incidente di Pedro Rodriguez.

Numero di catalogo RS1203 per questa edizione limitata a 300 pezzi, nata dalla collaborazione di Spark con Raceland. 

In quell\’occasione furono tre le 917 PA schierate: la \”Shell\” di Neuhaus, la \”Gesipa\” di Weber e appunto la vettura sponsorizzata Olden Kott per Kinnunen, che non concluse la gara. Ricordiamo che anche la 917 PA Shell, anch\’essa in versione Norisring \’71, è stata fatta oggetto di una serie limitata di Spark nel marzo di quest\’anno (leggi l\’articolo qui). In tema 917 PA Interserie manca ancora all\’appello la vettura gialla/blu della Gesipa, ma probabilmente è solo questione di tempo.

Top Marques, imminente debutto di una nuova linea di modelli in resina in scala 1:18

L\’esempio di Ottomobile deve avere suscitato l\’interesse di parecchi, e non solo per il particolare modo di gestire la distribuzione attraverso la vendita diretta, ma anche per la scelta felice di soggetti fino a poco tempo fa completamente ignorati dai principali marchi modellistici. Che l\’1:18 sia una scala che tira, forse la scala che tira di più, non è più un mistero. Un marchio come Ottomobile ha saputo riempire parecchie fra le molte lacune che restano ancora da colmare, scegliendo vetture capaci di suscitare la fantasia e i ricordi di collezionisti appartenenti alla generazione dei 30-40enni; niente Ferrari, Porsche o altre cose \”esotiche\”, ma le Peugeot 205 GTI, le Golf GTI o le Renault 5 Alpine che i ragazzi sognavano alla fine degli anni settanta o all\’inizio degli anni ottanta. La cosa ha funzionato e ci si chiede perché non possa funzionare anche incentrando una produzione sui marchi italiani: Fiat, Alfa Romeo, Lancia. E\’ di questi giorni l\’annuncio di una nuova gamma, con tecnologia italiana e produzione cinese, che da settembre proporrà una serie di modelli in scala 1:18, in resina e senza aperture, alla stregua, appunto, degli Ottomobile. Il nome prescelto è Top Marques, non certo inedito (se la memoria non mi inganna, negli anni ottanta esisteva un produttore di modelli speciali in scala 1:43 che si chiamava così). Non ci sarà vendita diretta (la distribuzione per l\’Italia sarà esclusiva di Balocco di Cesena), ma il resto sembra seguire la filosofia vincente dei francesi. Piuttosto c\’è da chiedersi come reagirà il mercato a dei prezzi che si preannunciano ovviamente molto superiori a quelli di un Ottomobile acquistato direttamente dal produttore. Lasciando la risposta a questa domanda a chi ha voglia di rispondere, possiamo anticipare il programma delle uscite, con la data approssimativa di produzione:

settembre 2013: Alfa Romeo SZ 1989 rossa o gialla
ottobre 2013: Fiat Uno Turbo 1985 rossa o argento
novembre 2013: Alfa Romeo 4C 2013 rosso, bianco o grigio scuro
novembre 2013: Alfa Romeo 75 Turbo Evoluzione 1986 rosso
dicembre 2013: Lancia Thema Ferrari 8.32 1986 bordeaux o blu
gennaio 2014: Fiat Coupé Turbo 1998 rosso o giallo e Polizia
febbraio 2014: Alfa Romeo RZ 1992 rosso, giallo o nero
febbraio 2014: Fiat Ritmo Abarth 1983 rosso

Come si vede, un gran bel programma. Attendiamo le prime uscite per pubblicare delle recensioni più complete possibile dei singoli modelli.