Alleggerita Stahlberg-Racing di Horst Resch: le Alfa Romeo GTA tedesche

Horst Resch, Stahlberg-Racing (serie \”Alleggerita\”), Verlag Carl W. Dingwort, Amburgo 2012, rilegato, pagg. 244, testo in tedesco, euro 65,00. 

Le Alfa Romeo che hanno corso con piloti e team tedeschi sono numerosissime e spesso estremamente interessanti, anche dal punto di vista modellistico. Questo libro di Horst Resch esce a complemento della seconda edizione di \”Alleggerita\” di Tony Adriaensens, pubblicata l\’anno scorso in tre volumi. Già l\’opera (ora in tre volumi) di Adriaensens è essenziale per ogni alfista che si rispetti, ma il volume di Resch si focalizza sull\’attività dello Stahlberg Racing con una dovizia di particolari e di fotografie da lasciare ammirati. Resch era il team manager della scuderia di Amburgo, la cui storia viene ripercorsa con grandissima precisione. Centro focale è lo sviluppo della Giulia GTA, ma non mancano approfondimenti su tutte vetture dello Stahlberg Racing, dalle Abarth alle altre Alfa. Tornando alle GTA, molti ricorderanno le macchine bianche sponsorizzate da USA Medley Bourbon, quelle bianche con le stelle rossoblu: ebbene, finalmente questo libro presenta una bella serie di foto mai viste, senza contare numerose altre versioni di gare anche importanti, come la 24 Ore del Nurburgring. Questo volume è un sorprendente spaccato delle corse nazionali (e non) in Germania tra la fine degli anni sessanta e la metà degli anni settanta. Una parte cospicua del libro è dedicata al repertorio completo delle gare disputate dalle vetture dello Stahlberg Racing, con indicazione della data, evento, piloti, auto, risultato e altre informazioni (dove possibile anche numero di telaio della macchina). Per chi legge il tedesco, i testi sono molto ben scritti, particolareggiati e ricchissimi di aneddoti, riportando anche di tanto in tanto stralci di articoli pubblicati sui giornali dell\’epoca (di questo libro, a differenza dell\’opera di Adriaensens, non è disponibile la versione inglese). Davvero un piccolo gioiello, da scoprire con calma. Le foto che vi accludo potranno rendere l\’idea di ciò che è possibile trovare in questo affascinante libro. 

Simca Rallye 3 Montecarlo 1979 di Francis Bensignor: gallery finale

Ecco altre immagini della Simca Rallye 3 Montecarlo 1979 montata da Francis Bensignor, con alcune piccole aggiunte, fra cui i vetri laterali in posizione abbassata.

Porsche 917 Spyder Shell Norisring 1971 di Spark

Spark ha prodotto per l\’importatore tedesco la Porsche
917 Spyder di Juergen Neuhaus dell\’Interserie 1971. 

L\’uscita della prima Porsche 917 Spyder \”europea\” di Spark risale all\’estate scorsa (leggere qui ), con la vettura di Leo Kinnunen, prodotta per l\’importatore francese. In questi giorni, invece, esce una seconda versione, per l\’importatore tedesco (numero di catalogo SG011), che riproduce la vettura telaio 031 (? forse) iscritta da Uschi Heckersbruch per Juergen Neuhaus nel campionato Interserie 1971. La configurazione prescelta è relativa alla quarta prova del campionato, corsa al Norisring (200 Meilen von Nuernberg), l\’11 luglio, in cui Neuhaus non andò oltre un 14° posto. Le foto di quell\’evento corrispondono bene al modello proposto da Spark, la cui edizione è limitata a 500 esemplari numerati. Rispetto alle primissime uscite della stagione, il roll bar era passato dal colore nero satinato all\’acciaio, oltre ad altri piccoli dettagli che non sono sfuggiti a Spark. Rispetto alla configurazione delle altre due 917 Spyder dell\’Intersterie 1971, la \”Shell\” era l\’unica con le pinne posteriori, stile 917K versione 1971. E c\’è da sperare che dopo la Shell e la Olden Kott, Spark faccia presto anche la vettura gialloblù sponsorizzata da Gesipa e pilotata da Michel Weber. Siamo sicuri che è solo questione di tempo.

WIP Simca Rallye 3 Montecarlo 1979 di Francis Bensignor [parte 2]

Ecco la seconda e ultima parte del breve WIP della Simca Rallye 3 di Mini Racing montata da Francis Bensignor. Come si vedrà chiaramente, non ci sono stati stravolgimenti ma solo alcuni adattamenti. La finitura è quella che amo di più senza vernice trasparente e senza tanti fronzoli. Sul modello definitivo ci saranno altri piccoli miglioramenti, come la serratura del bagagliaio e i vetri laterali aperti a metà (in un primo momento Francis aveva deciso di riprodurre il modello con i vetri laterali completamente abbassati). Ecco quindi il seguito delle foto e dei commenti.

La partie du tunnel de transmission, visible sur l’avant du plancher est rajoutée, les sièges sont terminés, et l’arceau également.

Les harnais sont faits de baguettes de styron de 0,25 mm d’épaisseur sur 1mm de large. Il faut les mettre en forme avant peinture.

Toutes les petites pièces étant terminées, je passe à la peinture…
Noir satiné, à l’exception des harnais et de l’extincteur, qui sont rouges. Cet extincteur manque lui aussi dans le kit.
Le petit morceau d’arche de roues à l’arrière est blanc comme la carrosserie.

Le levier de vitesses et un rétro intérieur, fixé sur l’avant à la barre supérieure de l’arceau sont rajoutés aussi.
Une fois la carrosserie montée sur son chassis, toutes ces choses seront presque invisibles…so just for fun …

La carrosserie est peinte et légèrement vernie. Du noir satiné pour les garnitures intérieures de portes, les gravures ont servi de guide au pinceau.
Je peins aussi derrière le spoiler et l’intérieur des passages de roues avant.
L’arrière recevra la même finition.

Les joints des vitres latérales sont à peindre en noir satiné, tout comme les tours de la lunette arrière et du pare-brise, ainsi que les gouttières de toit. J’appréhende toujours cette phase du montage car bien souvent ces joints sont marqués d’une gravure et dans la plupart des cas, si on rempli cette gravure avec la peinture, l’effet visuel est plutôt lourd. Je préfère ne peindre que le relief, et oublier le creux, ce qui ne facilite pas la tâche.
Mais pour les gouttières je préfère utiliser du masking tape.

Je passe à présent à la finition de la calandre…Une fois celle-ci peinte en noir satiné, je peins les logements coniques des phares en argenté, et je colle dans leur centre la minuscule bille de résine qui va simuler les ampoules.
Une fois la couleur argent bien sèche, j’applique dans les creux et sur les »ampoules» une fine couche de vernis jaune transparent Tamiya.
Le tout est couvert par 2 petites plaques rectangulaires en plastique transparent, que j’ai ajustées et striées sur leur face interne pour tenter d’apporter un peu plus de réalisme.

 

Le rendu final des phares…

Parmi les quelques petits souçis de montage, je signalerais la vitre thermoformée, qui a demandé de multiples découpes, surtout pour la lunette arrière et les vitres arrières.
La mise en place sur le pare-chocs avant des phares longues-portée, en white-métal, est également un peu hasardeuse, car rien ne permet de vraiment positionner ces phares, et je me suis demandé comment ils allaient pouvoir tenir sur la résine du pare-chocs vu leur poids !

A l’arrière, 2 petites fixations noir satiné sur le pot apportent une touche finale.
J’aurais pû les faire en decalco, ce qui aurait simplifié la tâche mais j’ai préféré  l’option en relief de fines baguettes cintrées de 0,25 mm d’épaisseur.

Et enfin le modèle avec ses peintures de guerre…
Un kit Mini Racing qui, si il est monté tel que livré dans sa boîte ne pose pas de problème majeur. La reproduction de la carrosserie est fidèle, la qualité du moulage est très bonne, mais la conception et « l’équipement » m’ont déçu, il n’y avait même pas de levier de vitesses ! En résumé, d’un point de vue « qualité » il présente une net déséquilibre entre sa carrosserie et son chassis et  ses petits accessoires. Seuls les pneus, les jantes et les inserts de jantes sont de très bonne facture, ceci est très important !
Mais avec de la passion, de la patience, et un peu de doc, on peut très bien rajouter de la finition qui feront de cette petite Simca 1000 Rallye 3 un modèle de choix dans une vitrine. Bien sûr le temps de montage n’est plus du tout le même mais n’est-ce pas là que se trouve le plaisir de construire un modèle soi-même ?

WIP Simca Rallye 3 Montecarlo 1979 di Francis Bensignor [parte 1]

I motivi di questo WIP sono complessi ma allo stesso tempo molto semplici. Chi ha parlato con me in occasione dell\’ultima borsa di scambio di Novegro capirà tantissimo cosa voglio dire. Ci sarà occasione per tornare a questi temi, ma intanto desidero pubblicare un WIP forse vecchia maniera, ma certamente ricco di fascino, che vede Francis Bensignor alle prese con una Simca Rallye 3 di Mini Racing. Un classico kit in resina di scuola francese, con tutti i suoi limiti ma anche con le potenzialità che questo tipo di prodotto sa esprimere. Spero che Francis possa continuare la sua collaborazione continuando a montare altri kit di questo genere. L\’idea mi era venuta al momento di acquistare da lui alcuni modelli montati e mi aveva colpito il particolare stile con cui erano stati realizzati. Forse i lettori ricorderanno le due Ford C100 presentate proprio in questo blog, di cui potete leggere qui.
Sulla Simca Rallye 3 è inutile spendere molte parole: la Rallye è stata una pietra miliare nel panorama motoristico degli anni settanta, e per questo un modello di questo tipo può occupare un posto importante in qualsiasi collezione di auto da corsa. La cosa positiva è che la produzione Mini Racing è strapiena di soggetti di questo tipo, che richiedono certo un minimo di attenzione e in certi casi molto lavoro supplementare, perché spesso il kit resta piuttosto standard, ma che possono garantire un ottimo risultato finale se ci si applica con criterio. Lascio la parola ai commenti di Francis e alle foto del wip. Ecco la prima parte.

Le kit d’origine et les divers éléments qui le composent. La notice Mini Racing montrant 4 vues du modèle monté étant très petite, il n’est pas inutile d’en faire un agrandissement. A noter qu’il est à priori impossible de trouver une seule photo de la vraie voiture sur internet !
Le moulage du chassis et des bas de caisse de la carrosserie laisse apparaître beaucoup de petites bulles d’air. Mais on devine aussi par transparence un plus grand nombre de trous…il est préférable de les percer, de les gratter un peu et  de  faire une séance de rebouchage à l’aide d’un mastic de carrossier du style Sintofer. Dans le cas contraire des auréoles tenaces peuvent survenir lors de la mise en peinture.
A l’arrière, j’en profite pour ajouter 4 petites gravures représentant les éléments de carrosserie. La petite partie coudée du pot d’échappement qui se trouve sur le chassis, mérite d’être refaite…

elle est refaite.

Sur la partie basse du spoiler, on a 2 petites entrées d’air, je prévois de les rendre vraiment débouchantes.  Pour cela, je vais devoir creuser le dessous du spoiler sur environ 2 mm de profondeur .

Les voici ces 2 petites entrées d’air, percées. Les phares, pleins et plats constituent selon moi la plus grosse faute de conception sur la carrosserie…vraiment très simpliste !

Pour obtenir un aspect bien plus réaliste de ces phares, je creuse à quelques dixièmes de mm de leurs bords, un cône de forme rectangulaire, d’environ 1,5 mm de profondeur. Un petit trou au centre, recevra une minuscule bille de résine pour représenter les ampoules…

Graver les garnitures des contreportes sera un petit plus. Je prévois aussi d’y ajouter une moulure et les accoudoirs.

Un point que je déteste sur un bon nombre de kit est ce jour si souvent très visible entre les côtés de la banquette arrière et l’intérieur de la carrosserie.

Pour remédier à ça, je vais réaliser la partie normalement visible des arches de roues qui se trouve sur les côtés de la banquette.

Ceci est presque fini, il faut encore arrondir ces 2 petites arches.  Je commence à construire l’arceau de sécurité. Quatre petits plots de fixation sont faits pour son bon positionnement, ils vont aussi permettre de maintenir la cage complète, sans qu’il soit nécessaire de la coller sur le chassis.

Le fameux vide que je déteste a disparu !

Un petit défaut, visible aussi malgré la roue qui pourrait le cacher est ce morceau de silencieux qui est un peu court. Il va être allongé vers l’avant.

Retour à l’intérieur de la voiture… pour la plupart de mes montages personnels, j’avoue avoir la fainéantise de monter les harnais de sécurité…
Pour les voitures fermées, Il est vrai qu’une fois la carrosserie montée sur son chassis, on ne distingue plus grand-chose de ce qui se passe à l’intérieur !
Mais David m’a demandé de rajouter les harnais…et il a bien raison !
Je vais essayer de faire quelque chose de réaliste.  Les sangles qui vont se fixer à l’arrière de l’habitacle passent par 2 ouvertures situées en haut des sièges. Ces ouvertures ne figurent pas à l’origine avec le kit…il me reste à les réaliser.

Borsa di scambio di Novegro, 24 marzo 2013

Un\’edizione molto \”bagnata\”, con parecchi espositori, non troppo pubblico (dirottato a Monza?) e il vecchio kit che fa capolino tra i banchi: così potrebbe riassumersi l\’edizione primaverile della borsa di scambio di Novegro, anche se le considerazioni da fare sarebbero ovviamente più articolate. Certo è che a questo giro la borsa non ha certo deluso, con i volti noti (i vari Pantosti, Comuzzi, Pitondo, Antelmi, Meri Kits, Tron…) e altri che non si vedevano da tempo e che sono tornati dopo aver saltato qualche turno. Tra questi, un venditore romagnolo che ha riproposto una nutritissima collezione di speciali montati a tema Le Mans, di qualità media, ma soprattutto una scelta di kit che non era riuscito a smaltire nel corso delle sue precedenti apparizioni; a questo proposito, il kit in resina è forse stato il protagonista della giornata di oggi nel settore automodellistico (sui treni non mi pronuncio non avendo alcuna competenza del settore). Kit si sono visti negli stand di Meri, Tron ma anche di altri venditori, e a prezzi spesso concorrenziali. E finalmente non c\’erano i soliti Starter del Trofeo Andros o i Provence di Le Mans 1999/2001 che non interessano a nessuno (o quasi), ma cose ben più rare e originali, senza contare marche meno usuali nelle nostre contrade come JPS, MA Models, Jielge, Vroom e altri. Assenti un paio di venditori francesi che normalmente si fanno vedere a Novegro (come Virus). Consistente la presenza di alcuni specialisti del diecast obsoleto, soprattutto in scala più grande, da Sergio Gheller a Laudomodels. Ecco una carrellata di immagini. Appuntamento a giugno.

A Novegro è tornato l\’inverno (o non è mai finito?).

Come sempre, fra i numerosi scatoloni, era possibile trovare magari qualche vecchio modello che poteva valer la pena recuperare, a patto di essere disposti a passare diverso tempo a setacciare. 

Sempre molto varia l\’offerta di Faenza 43. 

Tutto sommato piuttosto vivo il settore degli obsoleti e del giocattolo d\’epoca, con alcuni bei pezzi. 

Lo stand di Tron Models. 

Altra presenza fissa, L\’Aquilone: solita grande scelta, disponibilità e cortesia. 

Dopo un paio di anni d\’assenza, Gamma Models si rivede con una certa regolarità a Novegro. Quante Arna avevano portato…!?

Meri Kits, con la solita scelta di produzione propria ma anche di scatole di montaggio di un certo interesse (fra cui svariati Mini Racing e Provence Moulage a prezzi trattabilissimi). 

Un colpo d\’occhio del salone novegrino: tutto sommato la presenza degli espositori \”c\’era\”. Ma dov\’erano i visitatori delle grandi occasioni? A Monza? 

Angelo Antelmi. 

Una bella collezione di speciali montati e di kit a tematica Le Mans. Un\’occasione per trovare pezzi non proprio comuni. 

Ancora una vista della collezione di modelli Le Mans montati…

…e una parte dell\’ampia scelta di kit. Impossibile non trovare qualcosa che mancasse nelle collezioni di ciascuno. 

Alcuni bei pezzi d\’epoca, più nel settore del giocattolo che non del modello diecast. 

L\’angolo di Arena Modello. 

Atelier Car Model, alias Gabriele Pantosti, che ormai non si perde una manifestazione. Quest\’anno è arrivato addirittura a Rétromobile. 

Un altro venditore con una nutrita scelta di kit: Mini Racing, Tameo, Renaissance, Provence Moulage… Anche qui valeva la pena fermarsi per il tempo dovuto. 

Fabrizio Pitondo e le sue incredibili varianti delle Porsche più sconosciute. Ma dove le scova?

Non indifferente l\’offerta di scatole di montaggio in plastica, più o meno attuali. 

Non c\’è stata l\’invasione degli edicolosi e dei low cost in genere, ma era sempre possibile trovare ottime occasioni a 5 o 10 euro. 

Un po\’ di tutto: Starline, Brumm, Rio…

Ancora una miscellanea di diecast più o meno pregiati. 

Di qualità l\’offerta dei diecast obsoleti in scala 1:24 e 1:25. 

Un eterogeneo connubio di speciali e diecast. 

Spunti di interesse ce n\’erano. 

Jolly Model. 

Ancora una vista sul giocattolo antico. 

Le originali Formula 1 di CP Model, offerte oggi a 60 euro. 

Un bel gruppo di kit speciali 1:43 (resina e metallo) e di decals aeronautiche militari (ESCI) del tempo che fu. Sulla sinistra un \”tubo\” contenente una Ferrari 312 PB di Dallari. Si riconoscono alcuni FDS e Record. 

Rassegna stampa: Four Small Wheels 2/2013

Il frontespizio verde celebra la primavera! E il numero 2 della rivista di Grand Prix Models si presenta ricco di contenuti, per quanto possa permettere il numero limitato di pagine. I lettori vi troveranno un paio di gallery dedicate a Norimberga e a Rétromobile. Per il resto, solita messe di kit e di modelli speciali e industriali, fra i quali sono parecchi gli elementi di interesse. Fra le \”editor\’s choices\”, la Lola mk.I Goodwood 1958 di Spark, che giustamente viene apprezzata per il realismo con il quale è stata ottenuta la finitura dell\’alluminio grezzo; in scala 1:12, la palma va alla Bugatti T57S Roadster 1936 di CGM (kit in resina e metallo), mentre fra i kit 1:43 era quasi inevitabile includere la Porsche 917LH 1970 di Modelfactory Hiro. Completa la scelta del mese un DVD, Formula One Season Review 2012. Assente in questo mese il \”test build\”, l\’unico articolo è quello storico a cura del solito David Blumlein, dedicato stavolta ai telai in legno a Le Mans, un tema scaturito dall\’uscita recente della Costin Nathan, proposta da Spark in versione Le Mans 1967 e da Ebbro in configurazione \”Racing Car Show\” 1968.

Come al solito FSW è una lettura istruttiva, e le recensioni sono di solito più approfondite e documentate rispetto alla concorrenza di AutoModélisme, anche se non mancano qua e là mancanze e imprecisioni. Non è facile scrivere 50-70 recensioni, anche se brevi, ve lo dico per esperienza…

Le Porsche 935 di John Paul: piccola aggiunta storica

Ero abbastanza sicuro che il breve thread su John Paul jr avrebbe suscitato un qualche interesse. Come ho scritto ieri, i modelli a volte servono a vivere (o rivivere) vicende passate e approfondire aspetti poco conosciuti al grande pubblico. Quella di John Paul jr è una figura ambivalente, e lui e la sua famiglia sono persone che vale la pena di conoscere. Tornando ad argomenti più strettamente modellistici o storici, le riproduzioni delle vetture giallo-celesti non sono molte, anche se forse varrebbe la pena fare uno sforzo per costruire una piccola tematica all\’interno delle collezioni. Di Spark e della sua 935 K3 di Le Mans 1980 si è già detto. Alcuni sapranno già che le vetture del JLP Racing erano contraddistinte da numeri di telaio speciali, visto che erano costruite e preparate nell\’officina dei due Paul padre e figlio. La prima, JLP/1, deriva dalla Porsche 935 (telaio 930 890 0037) danneggiata alla 6 Ore di Talladega 1978: la \”0037\” era stata acquistata da John Paul sr a Dick Barbour. Con la JLP1, Paul sr (occasionalmente con Al Holbert e Hurley Haywood) disputò diverse gare IMSA e Trans-Am fra l\’agosto del 1978 e il novembre 1979, ottenendo sei vittorie.

Nella serie Top 43 esisteva la 935 JLP1 utilizzata da Paul, Al Holbert e Hurley Haywood in diverse gare IMSA e Trans-Am del 1978/79. Questo modello lo acquistai da Tron nel settembre del 1987 e ci lavorai abbastanza, migliorandolo con diversi particolari esterni e interni. Ovviamente oggi appare superato ma all\’epoca mi faceva un gran bell\’effetto. Top 43 forniva anche le pedanine in plastica per integrare tutta la parte sotto gli sportelli. 

A Daytona, nella 250 miglia del 25 novembre 1979, la JLP1 andò completamente distrutta e Paul acquistò uno chassis nudo con motore (il numero di telaio dovrebbe essere 009 00043), trasmissione e altri pezzi, facendosi dare dai Kremer una carrozzeria stile K3. Costruì quindi quella che viene chiamata 935 JLP2, che debuttò il 13 aprile 1980 alla 100 Miglia di Road Atlanta, con lo stesso Paul al volante. Questa è proprio la vettura di Le Mans, che corse con Paul sr e jr fino a tutto il 1982, quando fu venduta a Martin L. Speer, che la utilizzò per svariate stagioni. Nel 1980, Paul aveva anche un secondo telaio grezzo (000 00025), che non venne mai impiegato in gara e che il proprietario si tenne sempre come scorta; fin qui si trattava di chassis di tipo tradizionale, ma considerata la piega di sempre maggiore sofisticazione presa dal campionato IMSA, i due Paul decisero di rivedere tutto il concetto, facendosi costruire una scocca tubolare dallo specialista Lee Dykstra; la vettura nacque nei capannoni della GAACO, in Georgia, ed è conosciuta come 935 JLP3.

Foto gentilmente concessa da Umberto Cattani: in cima la JLP2 di Le Mans 1980 (Quartzo); in basso, due configurazioni più estreme: a destra la JLP3 Daytona 1982 di Spark e a sinistra la JLP4 di Starter (Road Atlanta 1982).  

La JLP3 fece il suo debutto alla 12 Ore di Sebring 1981, venendo utilizzata dal team per tutto il 1981 e il 1982. Il successo di maggior prestigio della JLP3 fu la 24 Ore di Daytona 1982, con Paul jr e Rolf Stommelen. La JLP3 aveva ancora una carrozzeria simil-K3, ma nel corso delle due stagioni subì diversi interventi migliorativi, come una vistosa carenatura degli sportelli, che li raccordava così alle fiancate. Nel frattempo i Paul costruirono una seconda vettura a chassis tubolare, ancora più estrema, la 935 JLP4, approntata da Fabcar: in questo caso, parlare di 935 è anche un po\’ riduttivo. La carrozzeria non conservava quasi più niente della 935 tradizionale, e venne utilizzata in 7 gare IMSA nel 1982 e nel 1983. In quel periodo, John Paul sr aveva a disposizione anche una più moderna Lola T600.

La JLP4, costruita da Fabcar, era ormai qualcosa di molto, ma molto diverso rispetto a una Porsche 935, anche per i canoni molto più liberali dell\’IMSA. Questa è la riproduzione di Remember, uscita alla fine degli anni \’90 e più volte riedita in serie molto limitate. Notare come ormai la livrea tradizionale dei Paul avesse lasciato spazio ai colori dello sponsor principale, la birra Miller. Questa è la versione Brainerd 1984.

Siamo quindi in presenza, specialmente nel caso della JLP3 e della JLP4, di Porsche 935 per modo di dire, né d\’altra parte la JLP1 e la JLP2 non possono dirsi delle 935 \”normali\”. A proposito della JLP4, ecco quanto ci riporta Mauro Borella, amico di John Paul e grande conoscitore di gare americane: \”la macchina fu costruita non su un telaio esclusivamente tubolare, ma con una monoscocca centrale molto simile a quella di una Gruppo C, con elementi tubolari di rinforzo e le sospensioni anteriori inboard per permettere il flusso libero dell\’aria sotto l\’auto, con le bandelle laterali, le famose \”minigonne\”, come le contemporanee Formula 1 e gli estrattori posteriori. Di fatto JLP4 è l\’unica Porsche 935 a effetto suolo\”. Grazie a Mauro per queste preziose aggiunte e attenzione, quindi: è opportuno utilizzare sempre la sigla JLP quando ci si riferisce a una Porsche del John Paul Racing, perché di \”935\” hanno abbastanza poco!

In margine alla Porsche 935 JLP2 di John Paul di Spark

Il recente modello di Spark (S2047), che riproduce la Porsche 935 \”JLP2\” di John Paul sr / John Paul jr / Guy Edwards alla 24 Ore di Le Mans 1980. 

A volte i modelli non sono solo lì per ricordare marche ed eventi, ma anche vicende umane più o meno felici. Nella lunga teoria delle Porsche 935 K3 di Spark, prima o poi non poteva mancare la vettura molto rimaneggiata, detta JLP2, che partecipò alla 24 Ore di Le Mans 1980 con John Paul sr e jr e Guy Edwards. Le cose non avvengono mai per caso. In occasione della recente 12 Ore di Sebring ho potuto approfondire la conoscenza di alcuni aspetti che molti ignorano.

Due Porsche 935 K3 del team JLP esposte alla 12 Ore di Sebring 2013. Una è originale, mentre l\’altra non è altro che una vecchia 911 GT2 (ex-Pilla) opportunamente trasformata in 935 JLP per fare pubblicità alla Huntington\’s Disease Foundation (grazie a Mauro Borella per questa informazione supplementare).

Purtroppo la figura di John Paul jr molti la ricordano per una brutta storia di traffico di droga, negli anni in cui certi campionati americani pullulavano di \”marijuana smugglers\”, ma anche su questo bisogna fare un po\’ di chiarezza. Mi pare opportuno pubblicare quanto puntualizza Mauro Borella, amico di John Paul: \”JP Jr. era stato coinvolto solo marginalmente nel traffico di droga, all\’epoca era molto giovane e forse neanche lui si rendeva bene conto di quello che stava succedendo intorno a lui, era JP Sr. che aveva inserito il figlio quasi a sua insaputa in questo brutto affare, e quando JP Sr. sparò all\’agente federale, JP Jr. si rifiuto\’ di testimoniare contro suo padre (malgrado gli fosse stato offerta la libertà se avesse parlato) e fu per questo che andò in prigione, non per droga\”.
Il modello di Spark, arrivato proprio in questi giorni, è stato quasi un simbolo di una maggiore conoscenza di ciò che è accaduto dopo quella storia giudiziaria. John Paul tornò alle corse dopo avere pagato il suo debito col governo americano, per poi scoprire, anni dopo, di avere una malattia gravissima. Proprio a Sebring erano esposte due delle vetture del team JLP, fra cui la K3 in questione, restaurata proprio nella configurazione di Le Mans \’80. Accanto, uno stand faceva informazione sulla malattia di John Paul, e potete trovare ulteriori notizie a questo link: http://www.johnpauljrhd.com/#!page-2/cjg9
A volte i modelli non sono solo modelli, ma servono a ricordare altri aspetti della vita. Solo in questo senso una collezione cessa di essere un puro accumulo nell\’utopia di occupare caselle vuote, e viene ad assumere valori a volte inaspettati. I veri appassionati lo sanno.

Robert Garven jr e la passione per la Ferrari

Robert Garven jr, californiano, è uno dei tanti americani con la passione per la Ferrari. Fin qui nulla di speciale, ma leggendo le righe che mi ha mandato e osservando le foto, si capisce che si tratta di qualcosa di veramente insolito.

I was born on the same day Dino Ferrari died in 1956, when I was 13, I wrote Enzo Ferrari and he wrote me back several times over the years. Even though I am a poor guy (not rich) I work in a basement printshop and mailroom and make less than a waiter. I saved up for 30 years and bought a Ferrari and no one has touched it (mechanically) for 20 years but me. I was never a mechanic but I think Enzo looks down on me. I bought the dino 206 S Comp from you this week, I saw it as a child and then got to see it up close, now i have your model of it. I have a small collection or shrine and wanted to share it with you. My dream is to come to Italy some day, not sure I will make it but it is a dream…………. I just wanted you to know I was a true Tifoso!