Ferrari 296 Speciale

È stata presentata nei giorni scorsi la 296 Speciale, nuova berlinetta ibrida plug-in a motore centrale posteriore in versione speciale del Cavallino Rampante (la gallery sulla versione aperta la trovate al seguente link: https://pitlaneitalia.com/2025/05/01/ferrari-296-speciale-a/). La vettura entra con pieno merito a far parte di un’esclusiva dinastia di berlinette in versione speciale Ferrari e, al pari di quelle che l’hanno preceduta (Challenge Stradale, 430 Scuderia, 458 Speciale e 488 Pista), punta a diventare il nuovo riferimento della gamma e del mercato in termini di divertimento alla guida.

Pensata per Ferraristi che desiderano un’esperienza di guida impareggiabile, la 296 Speciale rappresenta il nuovo vertice delle emozioni al volante nella gamma Ferrari, ed è dedicata a chi vuole sentirsi speciale alla guida di una macchina dalle prestazioni straordinarie.

La 296 Speciale estremizza le doti di agilità e prontezza della 296 GTB sfruttando al massimo l’architettura ibrida plug-in formata dal motore V6 biturbo con ‘V’ a 120° e dal motore elettrico in posizione centrale-posteriore, da un passo corto e da controlli dinamici innovativi. Il motopropulsore eroga l’incredibile potenza complessiva di 880 cv, 50 in più della 296 GTB (record per una Ferrari a trazione posteriore).

Per raggiungere questo risultato è stato necessario attingere alla grande esperienza di Ferrari nel mondo delle competizioni motoristiche: il motore termico si ispira a quello della 296 Challenge in termini di calibrazione e gestione della sovralimentazione e vanta bielle in titanio, pistoni rinforzati e albero motore alleggerito. Tutti questi elementi, uniti a un sistema di controllo della detonazione di derivazione Formula 1, spingono il V6 a 700 cv, 37 in più rispetto alla vettura di derivazione.

Anche il motore elettrico è stato portato al limite ed è in grado di erogare 180 cv nella nuova modalità extraboost. Tale incremento ha permesso di introdurre una nuova logica per la trasmissione DCT a otto rapporti che, grazie all’applicazione di un maggior quantitativo di coppia elettrica in fase di cambio marcia, riduce i tempi di cambiata e incrementa così prestazioni e divertimento di guida.

La 296 Speciale genera un carico verticale pari a 435 kg a 250 km/h, il 20% in più rispetto alla 296 GTB, grazie a soluzioni innovative sviluppate e testate sulla 296 Challenge quali l’aero damper sul cofano anteriore e le derive verticali sul paraurti posteriore, le quali integrano side wings che lavorano in sinergia con lo spoiler attivo posteriore per generare carico verticale aggiuntivo. Tale spoiler vanta una nuova logica di attuazione che riduce del 50% i tempi di transizione tra le posizioni Low Drag (LD) e High Downforce (HD) e introduce la nuova posizione Medium Downforce (MD) per migliorare la stabilità del posteriore alle alte velocità.

Grande attenzione è stata posta poi alla riduzione di peso, fondamentale per incrementare le emozioni di guida. Il peso è stato ridotto di 60 kg rispetto alla 296 GTB grazie all’uso di materiali nobili come fibra di carbonio per alcune sezioni della carrozzeria e leghe di titanio per importanti componenti del motopropulsore. Il rapporto peso/potenza scende a 1,60 kg/cv, valore record per le berlinette Ferrari a trazione posteriore.

Per esaltare le doti dinamiche della 296 Speciale e aumentarne la coerenza nella guida al limite si è lavorato su controlli elettronici, sospensioni e pneumatici. La 296 Speciale è dotata dell’ultima versione del controllore ABS Evo che migliora precisione e ripetibilità della frenata su tutte le superfici e condizioni di aderenza. La taratura di molle e ammortizzatori è stata rivista — la vettura è più bassa di 5 mm rispetto alla 296 GTB — consentendo una riduzione del 13% del gradiente di rollio in curva e un miglioramento del comportamento della vettura al limite.

MOTOPROPULSORE

Il cuore del gruppo motopropulsore della 296 Speciale è l’evoluzione del V6 Ferrari di cui sono dotate 296 GTB e 296 GTS. Il motore a sei cilindri è accoppiato a un motore elettrico plug-in installato tra motore termico e cambio DCT a 8 rapporti. Una frizione si occupa del disaccoppiamento dei due motori per garantire la marcia in modalità full-electric. Completano l’assieme la batteria ad alto voltaggio e l’inverter. Grazie all’aggiunta di un extraboost sulla macchina elettrica, la potenza erogata raggiunge ora l’eccezionale valore di 880 cv, in aumento di ben 50 cv rispetto alla 296 GTB.

MOTORE A COMBUSTIONE INTERNA

Il motore biturbo Ferrari a sei cilindri che ha debuttato sulla 296 GTB porta in dote un sound ancora più coinvolgente e prestazioni al vertice della categoria. Il propulsore mantiene l’innovativa architettura a ‘V’ con angolo di 120° e configurazione Hot-V con i turbo al centro della ‘V’; lo sviluppo si è concentrato sull’incremento di coppia e potenza, nonché sull’introduzione di soluzioni di alleggerimento.

La potenza massima del motore a combustione, pari a 700 cv (+37 rispetto a quella della 296 GTB), stabilisce un nuovo record di potenza specifica per la categoria (234 cv/l). L’alleggerimento ha riguardato anche il motopropulsore con azioni dedicate a componenti come fusioni, imbiellaggio e fissaggi, attingendo a piene mani dall’esperienza maturata nel mondo delle competizioni. Il risultato ottenuto è una riduzione di peso del motopropulsore della 296 Speciale di circa 9 kg rispetto a quello della 296 GTB, valore che rappresenta il 15% dell’alleggerimento totale della vettura.

La pressione in camera è stata aumentata del 7% rispetto alla 296 GTB grazie alla nuova calibrazione della sovralimentazione. Il metodo di gestione della detonazione, ispirato a quello utilizzato in Formula 1, prevede la gestione statistica delle combustioni anomale permettendo di mantenere in ogni ciclo la massima prestazione senza compromettere l’affidabilità dei componenti.

Sono stati utilizzati pistoni irrobustiti e lo stesso imbiellaggio della F80, capace di resistere all’aumento della pressione in camera, nonché getti d’olio specifici per migliorarne il raffreddamento. Le bielle in titanio sono più leggere di circa il 35% rispetto a quelle in acciaio delle precedenti iterazioni dello stesso motore. Anche l’albero motore in acciaio nitrurato è stato alleggerito, per una riduzione totale di massa dell’assieme pistone-biella-albero pari a 2,2 kg che migliora i tempi di risposta del propulsore.

Sfruttando l’approccio usato sulla 499P vincitrice della 24 Ore di Le Mans 2023 e 2024, basamento e sotto-basamento sono stati sottoposti a lavorazioni per asportazione di truciolo al fine di ridurre i sovrametalli sui pezzi finiti, portando a un alleggerimento di 1,2 kg rispetto alle precedenti iterazioni. Altri 1,9 kg sono stati risparmiati introducendo viti di cucitura e prigionieri in titanio sulla chiusura dei banchi principali di albero motore e testa cilindri, soluzione solitamente riservata ai motori da corsa e adottata per la prima volta su una vettura stradale.

La gestione dei flussi termici nel vano motore è stata ottimizzata sfruttando in particolare il sistema di coibentazione delle casse delle turbine derivato dalla 296 Challenge e ripreso anche sulla F80. Il turbocompressore è stato alleggerito di circa 1,2 kg. È stato inoltre sviluppato, come contenuto opzionale, un terminale di scarico in lega di titanio in grado di apportare ulteriori riduzioni di peso.

SOUND MOTORE

La sinfonia della 296 Speciale raccoglie ed evolve l’apprezzatissima eredità della 296 GTB, mantenendo invariati la timbrica e l’ordine di scoppio rispetto alla vettura di provenienza.

Pur mantenendo la stessa architettura con ‘V’ a 120°, collettori di scarico della stessa lunghezza e linea monocoda, la 296 Speciale compie rispetto a quest’ultima un salto di qualità a livello sonoro, esaltandone la spazialità e ottenendo un’armonia ancor più ricca sulle frequenze acute. La maggior permeabilità acustica consente una miglior fruizione del suono in tutte le condizioni e la guida è scandita da una nuova sonorità in cambiata.

Sono stati progettati a tal fine nuovi convogliatori sonori grazie a raffinatissime simulazioni di acustica 3D; il loro numero è stato raddoppiato rispetto alla vettura di provenienza e la loro posizione è stata rimodulata per perfezionare la spazialità del suono. Il tutto si sposa con un sistema brevettato di condotti che diffonde nell’abitacolo le note prelevate dal cuore del V6: ciascuno di essi è accordato singolarmente su un ventaglio di frequenze medio-alte, creando così la ricca armonia del propulsore.

MOTORE ELETTRICO

Il motore elettrico, che lavora in sinergia col motore termico, oltre a fornire coppia e potenza aggiuntive svolge le funzioni di ricarica della batteria ad alto voltaggio, avviamento del motore a combustione interna e marcia full-electric per un massimo di 25 km.

Il motore elettrico MGU-K, interposto tra V6 e cambio, è a flusso assiale, con statore centrale e doppio rotore. A esso si aggiunge la frizione per il disaccoppiamento di motore elettrico e termico, volta a gestire le situazioni di marcia elettrica e ibrida, la batteria ad alto voltaggio da 7,45 kWh installata nel pianale della vettura e un inverter per la gestione dei flussi elettrici.

Il sistema eroga 315 Nm di coppia e una potenza massima di 180 cv tra 6000 e 8500 giri/min. nella nuova modalità extraboost con eManettino in posizione ‘Qualify’. Tale incremento prestazionale di 13 cv rispetto alla 296 GTB è stato ottenuto ottimizzando le strategie di funzionamento e raffreddamento del motore elettrico. La gestione dei flussi di potenza da e verso batteria ad alto voltaggio e ruote avviene tramite quattro modalità selezionabili dall’eManettino nella parte sinistra del volante:

eDrive: il motore endotermico è spento e la trazione è affidata al solo MGU-K. In questa modalità è possibile percorrere un massimo di 25 km. Tale profilo è adatto alla marcia in aree urbane o laddove si preferisca non sprigionare il rombo del V6 Ferrari. La velocità massima di 135 km/h ne consente la piena fruibilità anche su strade extraurbane

Hybrid: questa modalità è quella attiva all’accensione della vettura e gestisce i flussi di potenza in modo tale da ottimizzare l’efficienza complessiva del sistema. La logica di controllo decide se tenere acceso o spegnere il motore a combustione: qualora sia acceso può sprigionare la massima potenza, garantendo prestazioni elevate. La prestazione in marcia elettrica è limitata a 125 km/h e a un livello di accelerazione inferiore rispetto alla modalità ‘eDrive’, che rende tuttavia la vettura comunque fruibile su percorsi urbani ed extraurbani

Performance: in questa modalità il motore endotermico è sempre acceso e privilegia il mantenimento della carica della batteria rispetto all’efficienza, garantendo istantanea disponibilità di potenza quando richiesta. È la modalità perfetta per ogni situazione in cui si voglia privilegiare l’ottenimento di emozioni di guida di prima categoria

Qualify: questa logica di controllo permette l’ottenimento delle massime prestazioni del powertrain grazie all’implementazione della funzione di extraboost del motore elettrico, che ora raggiunge la potenza di 180 cv a partire da 6000 giri/min. 

CAMBIO

Il cambio a doppia frizione e otto rapporti viene confermato anche sulla 296 Speciale; è stato tuttavia sviluppato un nuovo profilo in progressione sino alla settima marcia che migliora prestazioni, grazie a una maggiore velocità di cambiata, e divertimento di guida, garantiti dall’aumento della rapidità di risposta al comando della paletta. Tale risultato è stato ottenuto integrando le attuazioni del DCT a otto marce a quelle del motore elettrico durante il cambio marcia. Inoltre, il sound in cambiata è stato calibrato e integrato perfettamente al sound del V6 sia in progressione che in scalata, così da offrire un’esperienza di guida ancora più esaltante.

AERODINAMICA

Il carico verticale della 296 Speciale è di 435 kg totali a 250 km/h, il 20% in più rispetto alla 296 GTB. Lo sviluppo aerodinamico ha seguito due principi fondamentali: da una parte l’evoluzione e il perfezionamento della vettura di provenienza, reinterpretandone lo spirito originale ed estremizzandone la prestazione in aree come paraurti anteriore e sottoscocca; dall’altra, il trasferimento di concetti aerodinamici maturati nel mondo delle competizioni, e in particolare sulla 296 Challenge, in forma inedita per una vettura stradale. Tale connubio tra evoluzione e transfer tecnologico è stato il fil rouge che ha portato alla definizione della base tecnica della 296 Speciale, grazie a un meticoloso lavoro di ottimizzazione CFD e prove in galleria del vento volto a ricercare la migliore integrazione tra aerodinamica e stile.

Al posteriore uno degli elementi aerodinamici più caratterizzanti della vettura sono le side wings che fondono due concetti aerodinamici di ispirazione racing quali i flap laterali della FXX K e le paratie esterne del paraurti della 296 Challenge. Grazie alla loro geometria ricurva che abbraccia il corner posteriore, svolgono una doppia funzione: la paratia verticale permette la gestione ottimale della scia vettura riducendo la resistenza, mentre la superficie orizzontale è profilata per generare carico aerodinamico. La loro posizione in coda permette inoltre di interagire con il flusso di raffreddamento dei radiatori posteriori, migliorandone l’efficienza. Le side wings si affiancano allo spoiler attivo di derivazione 296 GTB, completamente rivisto sia con una nuova logica di attuazione che minimizza il tempo di transizione in High Downforce, sia tramite l’introduzione di una posizione di Medium Downforce che migliora la stabilità del posteriore alle alte velocità.

Lo sviluppo aerodinamico del posteriore è riconoscibile anche dal nuovo diffusore che, in sinergia con il fondo, migliora l’espansione trasversale dei flussi e sfrutta quindi appieno i tre canali di estrazione anche in configurazione Low Drag. I generatori di vortice del fondo posteriore, infatti, sono stati ottimizzati per suddividere i flussi tra il canale centrale e quelli laterali che, grazie anche all’upwash generato dalle side wings, garantiscono un miglioramento del carico verticale posteriore rispetto alla 296 GTB nonché il corretto bilanciamento aerodinamico in ogni posizione dello spoiler.

All’avantreno lo sviluppo si è focalizzato sull’integrazione del concetto dall’aero damper mutuato dalla 296 Challenge, che mette in comunicazione fondo anteriore e cofano tramite un condotto che convoglia sull’upperbody parte del flusso proveniente dal sottoscocca. In questo modo, si incrementa la portata massima elaborata dal fondo e migliora il funzionamento in effetto suolo dei generatori di vortici ottenendo una maggiore stabilità del carico anteriore al variare dell’altezza da terra dovuta all’accelerazione longitudinale che rende il comportamento aerodinamico più lineare e predittivo.

Sempre sul cofano anteriore, che richiama il linguaggio aerodinamico della 296 GT3, sono presenti due coppie di louvre che ne caratterizzano la zona laterale: esse sfruttano le aree di forte aspirazione in prossimità dei parafanghi per ridurre la pressione nelle cavità della ruota, a vantaggio sia della resistenza che del carico aerodinamico.

L’intero sviluppo del fondo anteriore è improntato alla ricerca del massimo carico verticale. Il canale di rifornimento centrale che alimenta l’aero damper è profilato per aumentare la portata d’aria verso il fondo. Nelle parti laterali invece, grazie al miglioramento della gestione termica, è stato possibile massimizzare l’estensione dei diffusori anteriori e ripulire i flussi aerodinamici verso il sistema di generatori di vortici per estrarne il massimo carico verticale. 

La guancia del paraurti è stata progettata per massimizzare l’effetto outwash e lavorare in stretta sinergia con i vortici che si sviluppano dal fondo anteriore. La sezione più interna è scavata e la sua curvatura permette di generare carico aerodinamico comprimendo il flusso e guidandolo verso l’esterno della ruota anteriore grazie alla parete esterna che determina così un vero e proprio condotto laterale. Lo splitter presenta tre tagli sulla parte laterale che aiutano l’estrazione dell’aria calda sfogata dai radiatori anteriori.

Nella zona dell’arco ruota anteriore, anche il copribrancardo concorre a migliorare l’estrazione laterale del flusso dal fondo anteriore innescata dai generatori di vortici. Sulla parte posteriore del longherone, una presa d’aria alimenta il soffiaggio della ruota che pulisce i flussi in un’area cruciale per la gestione della scia.

TERMICA

L’incremento di potenza del motopropulsore della 296 Speciale ha comportato un innalzamento dei requisiti di raffreddamento, soprattutto del motore termico. La gestione termica della vettura è stata pensata con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza di raffreddamento per garantire la piena funzionalità dei sistemi senza modificare il layout dei radiatori o incrementarne le dimensioni. In questo modo, si è potuto conservare l’equilibrio perfetto della 296 GTB nella gestione dell’interferenza termica tra i flussi freddi di raffreddamento e quelli caldi in uscita dai radiatori.

Lo sviluppo termico è stato incentrato sulla massimizzazione della portata d’aria verso le masse radianti, in modo da ridurre al minimo le aperture di evacuazione del calore verso il fondo aerodinamico. La sezione frontale del convogliatore anteriore è stata incrementata del 12%: la geometria di ingresso della 296 Speciale, perfettamente integrata al nuovo design del paraurti, si sviluppa con una forma più regolare tra la linea di guardia e lo splitter. Nel sottoscocca sono stati ottimizzati gli sfoghi del calore con l’adozione di una nuova configurazione che consente di ripulire i flussi aerodinamici del fondo. L’apertura centrale presente sul fondo anteriore della 296 GTB è stata eliminata, mentre le louvre laterali sono state traslate verso l’esterno sfruttando anche l’interazione benefica con i tre tagli dello splitter. Grazie a questi interventi è stata incrementata la portata d’aria verso i radiatori anteriori, ripristinando il corretto raffreddamento del motore termico a fronte dell’aumento di potenza.

Anche l’impianto frenante è sottoposto a una maggiore sollecitazione termica rispetto a quello della 296 GTB, per effetto dell’aumento della potenza, del carico verticale e del grip degli pneumatici che comportano un incremento della velocità in ingresso curva. Per migliorare il raffreddamento dei freni è stata massimizzata la ventilazione della zona di contatto tra disco e pastiglia al fine di smaltire in modo più efficace il calore prodotto in frenata ed evitare il surriscaldamento dell’olio nella pinza.

Per quanto riguarda l’anteriore è stata aumentata la sezione di ingresso del condotto integrato al proiettore e ne è stato ricavato un secondo, di ispirazione F80, che preleva l’aria dal fondo e la convoglia verso la pinza. Il fondo è stato ottimizzato nella zona del diffusore e del generatore di vortici più esterno, il quale lavora in sinergia con un deflettore installato sotto la leva della sospensione per indirizzare l’aria verso la parte inferiore del disco. Al posteriore è stata aumentata del 50% la sezione del condotto ed è stato rivisto l’ingresso dell’aria dal fondo vettura con l’inserimento di un nuovo convogliatore, soluzioni che garantiscono una portata d’aria doppia rispetto alla 296 GTB.

DINAMICA DEL VEICOLO

In Ferrari il concetto di emozioni di guida, alla base dello sviluppo della 296 Speciale, si declina seguendo cinque parametri oggettivizzati: laterale, longitudinale, cambiata, frenata e sound. Per laterale si intendono le doti di risposta al comando del volante – sensazione di prontezza e appoggio del posteriore – associate alla facilità di guida al limite. Il longitudinale è caratterizzato dalla risposta del comando dell’acceleratore e dalla crescita dell’accelerazione longitudinale al variare del regime del motore. La cambiata si misura tramite il feeling restituito al pilota a ogni cambio marcia (tempi di cambiata, sensazione di progressione data dal cambio). La frenata è contraddistinta dal feeling del comando associato al pedale freno come corsa e come risposta, concetti che si traducono in efficienza e modulabilità della azione di frenata. Il sound è infine percepito come il livello accoppiato alla qualità e alla progressività del suono in abitacolo al crescere dei giri motore.

Per aumentare le prestazioni della 296 Speciale rispetto alla vettura di provenienza in tutti questi parametri, la riduzione di peso ha costituito uno dei temi prioritari di sviluppo. Gli ingegneri Ferrari hanno utilizzato tutto il know-how delle competizioni per introdurre soluzioni di alleggerimento e materiali quali titanio e fibra di carbonio (tra cui, per esempio, la possibilità di configurare la propria 296 Speciale con paraurti e cofano motore in questo materiale) per ridurre il peso della 296 Speciale di oltre 60 kg rispetto alla 296 GTB, con un effetto nettamente percettibile su agilità e prontezza di risposta. Il contenimento delle masse ha riguardato tanto il motore quanto la carrozzeria e gli interni.

La 296 Speciale è dotata del controllore ABS Evo, co-sviluppato da Ferrari, il quale sfrutta le informazioni provenienti dal sensore 6D integrandole in uno stimatore che permette di ottenere un valore molto preciso della velocità della vettura. Una miglior stima consente a sua volta di determinare il valore di slittamento target di ciascuna ruota, ottimizzando così la distribuzione della frenata. Tale aumento di precisione consente di sfruttare al meglio la forza longitudinale dei quattro pneumatici in condizioni di frenata, tanto in rettilineo come in combinato, e al contempo di massimizzare la ripetibilità della manovra attorno al valore target, riducendo le dispersioni dovute alle tolleranze dei componenti e alla variabilità delle condizioni dovute, per esempio, alla temperatura dell’asfalto.

La 296 Speciale è dotata della logica di controllo extraboost nata sulla SF90 XX Stradale che sfrutta i limiti dei sistemi di potenza per garantire un surplus di performance in una finestra di tempo definita. L’obiettivo dell’extraboost, disponibile solo nella posizione ‘Qualify’ dell’eManettino, è fornire un picco di potenza in uscita curva che porti a ridurre il tempo sul giro. La logica monitora costantemente lo stress termico dei componenti in modo da adeguare, quando serve, il limite di potenza a un valore stabilmente mantenibile senza sovraccaricare i sottosistemi della vettura dal punto di vista termico.

La disponibilità di potenza aggiuntiva è visualizzabile sul quadro strumenti grazie a uno specifico indicatore ad arco posto sul lato destro del tachimetro che mostra il numero disponibile di utilizzi residui di extraboost. La logica di controllo ne garantisce la completa fruibilità per almeno un giro di pista in base alle peculiarità del tracciato. Ciò è possibile grazie a un approccio euristico dei punti della pista: il sistema valuta dove conviene utilizzare il surplus di potenza ed esclude le zone in cui non sarebbe conveniente sfruttarlo. A Fiorano, per esempio, è possibile sfruttare l’extraboost 14 volte in due giri, mentre al Mugello sono stimati 15 utilizzi nell’arco di una tornata.

La 296 Speciale è dotata di uno spoiler retrattile che ne completa il profilo aerodinamico posteriore. La sua logica di attivazione prevede una configurazione Low Drag (LD) di riposo; una nuova posizione intermedia che predispone l’ala alla posizione di apertura per favorire la reattività di raggiungimento della condizione High Downforce (HD) di massimo carico aerodinamico rimanendo a filo paraurti; la nuova posizione Medium Downforce (MD) riservata alle alte velocità per enfatizzare la stabilità del posteriore in rettilineo senza penalizzare la velocità massima raggiungibile; e infine la posizione High Downforce (HD) che si attiva in caso di forti accelerazioni laterali oppure di frenate prestazionali per massimizzare il carico aerodinamico al posteriore, stabilizzando così ulteriormente la vettura.

L’assetto elastico della 296 Speciale prevede rigidezze e angoli cinematici appositamente calibrati allo scopo di ottimizzarne il comportamento. L’incremento di accelerazione laterale rispetto alla 296 GTB raggiunge il 4% grazie alla riduzione di massa, al diverso baricentro e per l’appunto all’assetto elastico dedicato. Il gradiente di rollio è ridotto del 13% e garantisce una miglior gestione dei moti di cassa, massimizzando i benefici dell’aerodinamica e l’ottimizzazione del camber dinamico. La 296 Speciale è dotata di ammortizzatori Multimatic® a taratura singola, di derivazione 296 GT3, e molle in titanio per contenere al massimo il peso della 296 Speciale. La caratteristica degli ammortizzatori è stata ottimizzata tramite diverse sessioni di test virtuali che hanno permesso di definire le condizioni di smorzamento migliori per l’utilizzo in pista e su strada.

PNEUMATICI

La 296 Speciale ha visto lo sviluppo di una versione dedicata della copertura Michelin Pilot Sport Cup2 che fa tesoro dell’esperienza maturata sulla F80. La progettazione, basata in buona parte su simulazioni virtuali, ha permesso di ridurre i tempi di sviluppo da 18 a 12 mesi. Questo pneumatico consente di ottimizzare caratteristiche dinamiche e fruibilità della vettura in svariate condizioni tramite una progettazione dedicata di carcassa e battistrada, caratterizzati da un disegno e una realizzazione specifici per raggiungere livelli di rigidezza di deriva e laterale che ottimizzino gestione dell’imbardata e tempi di risposta. Il risultato è un bilanciamento ottimale e quindi una prontezza straordinaria in ogni condizione di guida. La mescola del battistrada, sviluppata tenendo conto dell’esperienza maturata su F80, ha permesso di ottenere una eccezionale consistenza e una finestra operativa più estesa in varie condizioni di utilizzo.

STILE

ESTERNI

Dal punto di vista del linguaggio stilistico, la 296 Speciale ha legami molto forti con il mondo delle Ferrari da corsa a ruote coperte; se la 296 GTB dissimula sotto una veste raffinata prestazioni elevatissime, la 296 Speciale adotta infatti codici linguistici più radicali, volti a esplicitare le innovazioni introdotte dagli ingegneri Ferrari. A tale scopo il Centro Stile Ferrari, diretto da Flavio Manzoni, ha lavorato in sinergia con tutti gli altri dipartimenti aziendali per evidenziare al massimo il legame tra forma e funzione attraverso un attento esame del set di soluzioni tecniche poi integrate.

Il frontale della vettura chiarisce subito la forte carica sportiva ed espressiva della 296 Speciale, oltre al suo evidente rapporto con il mondo delle competizioni. Il cofano è più scavato, grazie all’alternanza tra pieni e vuoti ottenuta per sottrazione di volumi. La parte bassa è caratterizzata da uno splitter sospeso, elemento alare in tinta carrozzeria che allarga visivamente la base del frontale e ne aumenta lo stance, oltre a permettere di integrare prese d’aria più possenti. Quello della 296 Speciale è un design estremo, che mostra tutta la potenza dei radiatori nell’incamerare aria guadagnandone in dinamismo e leggerezza.

La bocca perde quindi l’aspetto elegante che aveva sulla 296 GTB per mostrare tutta la potenza e l’aggressività della 296 Speciale, aprendosi e lasciando intravvedere quasi una forma a trimarano sostenuta da chiglie laterali esterne in fibra di carbonio che stabiliscono una continuità di linguaggio con vetture ultra-sportive e performanti come la 812 Competizione. Concorrono poi a creare un’espressività ancor più decisa del frontale le tre coppie di louvre disposte simmetricamente sul cofano, caratteristiche delle Ferrari in versione speciale. Le prese d’aria dei freni sono ulteriormente scavate.

Anche nella parte posteriore si percepisce l’influenza del mondo delle competizioni, in particolare della 296 Challenge. L’elemento più caratteristico è rappresentato infatti dalle due inedite ali a sbalzo che fanno da cornice allo specchio di poppa, rimanendo ancorate all’estremità della coda. Rispetto alla 296 GTB, lo specchio di poppa è molto più compatto ed essenziale; la parte in tinta carrozzeria è stata ridotta, creando un effetto di alleggerimento visivo più marcato.

Una fascia nera più ampia integra i gruppi ottici in maniera diversa rispetto alla 296 GTB; nel caso della 296 Speciale, infatti, il concetto di black screen già impiegato sulla 296 GTB si evolve, contribuendo a una maggiore leggerezza nella percezione del posteriore e rendendolo allo stesso tempo più aggressivo. Così come nel mondo delle competizioni, il diffusore si estende su una superficie più ampia, con una geometria orizzontale. La porzione centrale risulta in aggetto, creando un dialogo efficace con la cornice dello scarico.

Lo scarico della 296 Speciale si innesta sopra il diffusore in maniera del tutto inedita rispetto alla vettura di derivazione: di ispirazione F80, ha una linea pulita e molto tecnica che ne esalta le performance. Se sulla 296 GTB il design del lunotto evidenziava la paratia del vano motore come un’isola centrale flottante in tinta carrozzeria, nel caso della 296 Speciale la scelta di una paratia tecnica scura nascosta da una rete metallica dona una maggiore tecnicità all’insieme.

Anche sulla fiancata osserviamo l’esasperazione di alcuni aspetti della 296 GTB che donano alla 296 Speciale una spinta più audace e aerodinamica. Il tema del flying bridge, già presente su 296 GTB e 296 GTS, viene ulteriormente evidenziato sulla 296 Speciale dal trattamento cromatico scuro del tetto. Grazie a tale accorgimento, anche la cabina assume un aspetto più aggressivo, come di bolla incastonata nel corpo vettura. L’effetto complessivo è quello di una maggiore sportività e freschezza.

La vista laterale evidenzia la volontà di aumentare il dinamismo della vettura rispetto alla lettura prevalentemente orizzontale della 296 GTB; nella 296 Speciale, infatti, il baricentro della parte anteriore della vettura si abbassa, mentre la presenza di ali a sbalzo sul posteriore che emergono dalla silhouette gli conferiscono molta potenza e una chiara direzionalità. Le uscite d’aria dei radiatori anteriori, posizionate nella porzione bassa del paraurti anteriore, completano un angolo tecnico distintivo, in cui scultura ed elementi funzionali si combinano assieme con grande equilibrio.

Per la 296 Speciale è stato progettato uno specifico cerchio forgiato a cinque razze dalle geometrie moderne e stilizzate, la cui architettura deriva da quella del cerchio in fibra di carbonio della F80. La scultura in secondo piano è alleggerita da fori passanti che ne caratterizzano il design, mentre un trattamento diamantato si estende in profondità all’interno del canale, aumentando la percezione di dimensioni e profondità del cerchio. Il trattamento diamantato, associato a razze in tinta più scura, permette di esaltare il design del cerchio.

INTERNI

Gli interni della 296 Speciale seguono la filosofia delle Ferrari in versione speciale di ultima generazione. Rispetto alla 296 GTB gli interventi hanno riguardato un numero limitato di elementi e sono stati volti ad alleggerire la vettura attraverso l’utilizzo più esteso di fibra di carbonio e Alcantara©. Linguaggi più scarni, oltre all’uso prevalente di fibra di carbonio a vista e alluminio, producono l’effetto complessivo di un abitacolo più corsaiolo.

Per la 296 Speciale è stato progettato un pannello porta specifico, un blocco unico in fibra di carbonio dal design minimalista. Il maniglione è ricavato da una zona funzionale in rilievo che termina in una caratteristica superficie sfettata. In continuità materica con il resto del pannello, quest’area integra l’impianto Hi-Fi i cui woofer diffondono la musica attraverso forature ricavate nella fibra di carbonio.

I fissaggi a vista ben si armonizzano con il clima racing che si respira nell’abitacolo. Il tunnel è caratterizzato da una struttura interamente in fibra di carbonio in cui si innesta il corpo principale; è una superficie in rilievo in cui sono concentrati gli elementi funzionali sui quali spicca l’iconico cancelletto che contraddistingue gli interni di tutte le vetture recenti del Cavallino Rampante.

L’ispirazione di questo elemento trae origine dalla torretta di supporto della leva del cambio delle Ferrari sportive del passato, in cui il volume era evidenziato da un blocco a sé stante. Sulla 296 Speciale il tema è stato rielaborato, ottenendo un oggetto dalla forma moderna e sportiva. Il design e la sapiente combinazione della trama degli elementi che compongono il tunnel permettono di esaltare proprio la zona del cancelletto, rendendolo il protagonista indiscusso degli interni.

Il nuovo colore degli esterni, specificamente progettato per la 296 Speciale, si chiama Verde Nürburgring ed è un verde molto acceso che ne enfatizza lo spirito sportivo. La nuova livrea, per la prima volta proposta anche in versione bianca, è composta da una o due fasce longitudinali che si estendono su tutta la lunghezza della vettura. A scelta, il cliente può abbinare ad essa un numero da 00 a 99.

7 ANNI DI MANUTENZIONE

Gli impareggiabili standard qualitativi raggiunti e la grande attenzione nei confronti del cliente sono alla base del programma settennale di assistenza estesa di Ferrari, offerto anche sulla 296 Speciale. Questo programma, valido per l’intera gamma, prevede la copertura di tutti gli interventi di manutenzione ordinaria per i primi sette anni di vita della vettura. Il piano di manutenzione ordinaria rappresenta un servizio esclusivo per i clienti, che saranno certi di mantenere inalterato il livello di prestazioni e sicurezza della propria auto nel corso degli anni. Questo servizio speciale è riservato anche a chi acquista una Ferrari non di prima immatricolazione.

Tra i vantaggi principali del programma Genuine Maintenance, controlli pianificati (a intervalli di 20.000 km oppure una volta all’anno senza limiti di chilometraggio), ricambi originali e ispezioni accurate attraverso i più moderni strumenti di diagnostica a opera di personale qualificato formato direttamente presso il Ferrari Training Centre di Maranello. Il servizio è disponibile in tutti i mercati e riguarda tutti i Punti Vendita della Rete Ufficiale.

Grazie al programma Genuine Maintenance si amplia ulteriormente la vasta gamma di servizi di post-vendita offerti da Ferrari per soddisfare i clienti che desiderano conservare immutate nel tempo le performance e l’eccellenza che contraddistinguono le vetture fabbricate a Maranello.

296 SPECIALE – SCHEDA TECNICA

MOTORE TERMICO

Tipo V6 – 120° – biturbo – carter secco

Cilindrata totale 2992 cm3

Alesaggio e corsa 88 mm x 82 mm

Potenza massima** 515 kW (700 cv) a 8000 giri/min.

Coppia massima 755 Nm a 6000 giri/min.

Regime massimo 8500 giri/min.

Rapporto di compressione 9,4:1

Potenza specifica 234 cv/l

SISTEMA IBRIDO

Potenza massima Ibrido*** 648 kW (880 cv)

Potenza massima di guida in eDrive 113 kW (154 cv)

Capacità batteria 7,45 kWh

Autonomia massima elettrica 25 km

DIMENSIONI E PESI

Lunghezza 4625 mm

Larghezza 1968 mm

Altezza ODM 1181 mm

Passo 2600 mm

Carreggiata anteriore 1665 mm

Carreggiata posteriore 1632 mm

Peso a secco* 1410 kg

Rapporto peso a secco/potenza 1,60 kg/cv

Distribuzione dei pesi 40% ant. / 60% post.

Capacità serbatoio 65 l (10 l riserva)

Capacità vano baule 169 l

Capacità panchetta posteriore 112 l

PNEUMATICI E CERCHI

Anteriore 245/35 ZR 20 J9.0

Posteriore 305/35 ZR 20 J11.0

FRENI

Anteriore CCM, 398 x 223 x 38 mm

Posteriore CCM, 360 x 233 x 32 mm

TRASMISSIONE E CAMBIO

Cambio F1 a doppia frizione e 8 rapporti

CONTROLLI ELETTRONICI

SSC 9.0, TC, eDiff, SCM, FDE2.0, EPS, ABS Evo/EBD all range-all grip con recupero di energia extraboost

PRESTAZIONI

Velocità massima >330 km/h

0-100 km/h 2,8 s

0-200 km/h 7,0 s

200-0 km/h 106 m

Tempo sul giro di Fiorano 1’ 19”

CONSUMO ED EMISSIONI CO2****

In corso di omologazione

* Allestimento con contenuti opzionali

** Con benzina a 98 ottani

*** In modalità ‘Qualify’ (eManettino)

**** Ciclo WLTP

Rassegna stampa: Spirit of Le Mans n.39

Spirit of Le Mans, rivista ufficiale dei campionati organizzati dall’Automobile Club de l’Ouest, offre spesso contenuti di interesse. Il numero 39 (marzo-aprile) propone un bello speciale su Jean Rondeau, nel 45° anniversario della vittoria alla 24 Ore di Le Mans. Rondeau è stato un personaggio controverso, dalle sfaccettature che ancora oggi sono poco note. Questo speciale sull’unico costruttore ad avere ottenuto il successo a Le Mans al volante di una propria vettura, ripercorre non solo la sua storia ma è anche una sorta di bilancio di una vita sportiva, durata almeno dieci anni. I rapporti di Rondeau con persone che recitarono un ruolo chiave nella vicenda agonistica del marchio di Le Mans, da Charles James a Marjorie Brosse, da piloti come Beltoise, Pescarolo o Jaussaud, ma anche con Jean-Marie Balestre, che decretò una più che discutibile vittoria della Porsche nel mondiale endurance 1982 proprio a discapito di Rondeau, meritano qualcosa in più rispetto a un semplice resoconto dei fatti e dei risultati in pista. Da questo speciale su Spirit of Le Mans, la figura di Jean Rondeau esce sotto una luce un po’ diversa, attraverso testimonianze e documenti di prima mano.

Ancora oggi esiste ancora un’Association Jean Rondeau che, anzi, in questo 2025 è più viva che mai: coordinata da Hubert Rohée, l’associazione sta attualmente restaurando una M382 motorizzata Cosworth che parteciperà alla prossima Le Mans Classic, con la collaborazione dei vecchi meccanici e dai giovani del Lycée Polyvalent Le Mans Sud.

Fiat Uno Turbo i.e.: quarant’anni di velocità, tecnica e… sfrontatezza

Quarant’anni fa FIAT presentava una delle auto più sorprendenti e controcorrente mai uscite dai cancelli di Mirafiori: la Uno Turbo i.e. Era l’epoca delle “piccole bombe”, che sapevano far sognare giovani e appassionati, riuscendo a racchiudere prestazioni da sportiva in carrozzerie da utilitaria. Era la risposta torinese a un fenomeno già consolidato in Francia e Germania, tanto è vero che la Uno Turbo entrava in modo impetuoso in una cerchia dominata da concorrenti blasonati, ma lo faceva a modo suo, ovvero con una tecnica raffinata, prestazioni esaltanti e uno stile non convenzionale.

Dichiara Roberto Giolito, Head of Stellantis Heritage: “La Uno Turbo i.e. è stata molto più di una piccola sportiva: era un sogno a portata di mano, un simbolo di libertà per un’intera generazione cresciuta con il cuore che batteva al ritmo del turbo. Aveva grinta, carattere e quel suono inconfondibile che ti faceva voltare al suo passaggio. Era un’auto che parlava ai giovani, ma lo faceva con un linguaggio adulto, fatto di tecnica e innovazioni. Ancora oggi, a quarant’anni di distanza, chi l’ha guidata la ricorda con un sorriso. Perché certe auto non invecchiano: diventano simboli di un’epoca o di una generazione che vuole continuare a sognare.

Presentata ufficialmente nella primavera del 1985, quando il modello Uno lanciato due anni prima aveva già superato il milione di unità vendute, la Turbo i.e. nasce da una ricetta tanto semplice quanto efficace: un motore 1.301 cm³ dotato di iniezione elettronica Bosch, accensione digitale Magneti Marelli, turbocompressore IHI VL2 raffreddato ad acqua e un intercooler aria/aria. Risultato? 105 cavalli, una coppia poderosa da 147 Nm a 3.200 giri, 200 km/h di velocità massima e 8,3 secondi nello 0 a 100 Km/h. Il tutto in un corpo vettura da soli 845 kg. Il telaio, irrigidito con una barra antirollio e abbinato a un impianto frenante con dischi ventilati anteriori, completava un assetto da vera piccola sportiva. Il cambio a 5 marce era derivato dalla Ritmo 105 TC. La strumentazione, analogica Veglia-Borletti o – su richiesta – completamente digitale firmata Nippon-Seiki, era un tripudio di indicatori: tachimetro, contagiri, manometri per pressione e temperatura olio, temperatura acqua, livello carburante e, ovviamente, il manometro del turbo. Da notare l’innovativo “check panel” – un display che indicava lo stato di porte, luci, raffreddamento e lubrificazione – che era un’assoluta novità nel segmento delle compatte.  

La carrozzeria presentava paraurti ridisegnati con fendinebbia integrati e feritoie per il raffreddamento dell’intercooler e dell’olio, minigonne e archi passaruota della Uno SX, e un portellone con spoiler in vetroresina. I cerchi in lega da 13” diamantati montavano pneumatici ribassati 175/60 e coprimozzi con lo scorpione Abarth su sfondo rosso. L’interno era un esercizio di sportività elegante: velluto nero decorato con le cinque barrette rosse del logo Fiat, moquette rossa, cinture nere, volante a quattro razze e un orologio digitale a cristalli liquidi rossi. Il tutto condito da un sound profondo, grazie al terminale di scarico cromato dalla forma schiacciata. Anche Michele Alboreto, all’epoca pilota ufficiale Ferrari in Formula 1, volle toccare con mano le potenzialità della Uno Turbo. Accadde in Brasile, nel 1985, durante una sessione speciale organizzata da FIAT sul circuito di Jacarepaguá. Alboreto salì a bordo della piccola sportiva torinese per un test esclusivo che fece il giro del mondo. Al termine della prova, il campione italiano non nascose la sorpresa: “È un’auto che diverte, sincera nella risposta, con un’erogazione del turbo che sa regalare emozioni. Con qualche cavallo in più, sarebbe perfetta anche in pista.” Un riconoscimento che, venendo da chi guidava la monoposto più ambita del pianeta, suonò come una consacrazione definitiva per la Uno Turbo.

Nel 1986 il primo aggiornamento introduce nuovi colori, mascherina e specchietti in tinta, strisce adesive “Turbo i.e.” lungo le fiancate, e il debutto di un cruscotto digitale verde più leggibile. Il restyling del 1987 – model year 1988 – introduce il rivoluzionario ma problematico “Antiskid”, un sistema antibloccaggio progettato da AP Lockheed che agiva solo sulle ruote anteriori. Poi, tre anni dopo, arriva la seconda serie, più matura e moderna. Il motore cresce a 1.372 cc, la turbina diventa una Garrett T2, la potenza sale a 116 CV e l’auto scatta da 0 a 100 km/h in appena 7,7 secondi. L’estetica è più sobria: paraurti con filo rosso, spoiler integrato, nuovi cerchi a quattro razze, interni più ergonomici, sedili a quadretti neri e grigi, volante Momo in pelle. Rimane in listino anche la versione catalizzata – con 112 CV – per rispettare la direttiva Euro 1, affiancata dalla Racing, riconoscibile per i dettagli in tinta, la scritta in corsivo e l’equipaggiamento full optional: tetto apribile, chiusura con telecomando, lavafari, alzacristalli elettrici e vernice metallizzata.

Una curiosità: alcune Uno Turbo i.e., in entrambe le serie, furono trasformate in esemplari unici da carrozzerie artigianali che acquistavano le scocche direttamente da FIAT, complete solo della meccanica. Ogni vettura veniva poi rifinita su richiesta, con colori fuori serie, dettagli estetici personalizzati, cerchi dedicati e interni in materiali pregiati come pelle o Alcantara. Non mancavano optional da auto di categoria superiore, come l’aria condizionata. Questi allestimenti speciali, spesso riportati sul libretto e su targhette identificative, portavano firme storiche come Coriasco (Style), Scioneri, Giannini, Moretti e Hormann. Proprio Moretti, nel 1986, presentò la Uno Turbo MX che si distingueva per la colorazione (in tinta unita), i cerchi in lega con pneumatici ribassati, gli interni in Alcantara, cruscotto con parti in radica e strumentazione digitale.

La Uno Turbo i.e. rimase in produzione fino al 1994 (con alcune immatricolazioni anche nel 1995), passando infine il testimone alla Punto GT. Nel frattempo, aveva conquistato il cuore di oltre 50.000 automobilisti, diventando un simbolo non solo per i numeri, ma per il carisma e per la capacità di accendere l’immaginazione di una generazione.
Il successo della Uno Turbo va ben oltre i dati tecnici: è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo di un’intera generazione, quella che “andava al massimo e voleva una vita spericolata”. Ed è proprio quell’anima ribelle e indomita che oggi la consacra tra le youngtimer più desiderate. Ne sono sopravvissute poche, soprattutto in configurazione originale, e le quotazioni hanno superato i 20.000 euro. Non male se si pensa che il prezzo di listino, nel maggio del 1985, era di 14.450.000 lire.

Una Porsche 962C un po’ evocativa

Se ne facciano una ragione, i tifosi di Spark e dei modelli-figurina. Esistono realtà parallele dove certi valori non hanno la stessa forza. E scrivendo queste righe mi sento un po’ come Stefano Cecchi che a Radio Sportiva evoca un calcio che forse non c’è più e che però continua a influenzare le nostre vite di ormai ex-giovani: le coppe al mercoledì sera, le maglie nei colori giusti, il Guerin Sportivo da leggere sotto l’ombrellone, il Subbuteo per rivivere sfide viste in TV e l’annuario Panini, quello con le “disegnate” di Carmelo Silva. Ecco, in un angolo sperduto di una dimensione spazio-temporale apparentemente inaccessibile con i normali mezzi della coscienza, queste entità regolano ancora le nostre emozioni.

E quindi se ci sono ancora le disegnate di Carmelo Silva, ci sono ancora i montati di GPM. Quelli che chiamavano con un po’ di prosopopea britannica gli “Studio built”, che negli anni ’90 trovavi in Four Small Wheels e che costavano un occhio della testa. Al di sopra degli Starter factory built e di cose varie provenienti dalle varie scuole francesi e italiane c’erano loro, il GPM Studio. E già negli anni ’90 erano più rari. Era il modo brutale per farsi una collezione seria. Altrimenti per chi si accontentava c’erano Vitesse e Solido. Un mondo forse più intransigente. Spark è l’inclusività che permette a tutti di illudersi di avere una collezione seria. Da qui ad averla poi ce ne corre ma guai a dirlo.

Nell’estate nel 1995 mi arrivò da GPM uno dei rari “Studio built” che le mie magre finanze di studente universitario potevano permettermi: una BMW 320 Gr.5 Jägermeister di Starter. Non si erano degnati neanche di metterci il rollbar ma a me sembrava di avere un signor modello. E per certi versi lo era perché ero l’unico ad averlo. Come uniche o quasi lo erano le realizzazioni del Porsche Modell Club. Un ristretto gruppo di persone poteva metterci le mani e quella soddisfazione durava mesi. Forse l’ho già scritto ma il giorno in cui ricevetti il pacchetto con la 962C SAT-Kremer di Weidler non lo scorderò mai. Sono i motivi per i quali vale la pena collezionare, altro che affastellamento. I modelli servono per catturare sogni e sfidare il tempo che passa. Potremmo parlarne per ore.

Il modello che vedete in queste foto è, appunto, uno dei famosi GPM Studio. Forse non il più bello. La base è quella, invero abbastanza discutibile, della svizzera GCAM. Però è una versione peregrina e anche in questo sta il suo fascino. Nel 1989 Vern Schuppan decise di ricostruire la propria 962C incidentata e fu il primo a dotarla di un telaio totalmente in carbonio, sviluppato con l’aiuto diretto della Porsche. Altri ci avevano provato, a rimpiazzare il telaio classico della 956/962C ma si trattava al massimo di pannellature e trasformazioni che non si sostituivano mai del tutto agli elementi metallici. Venne conservato il numero di serie originario (138), e la 962C con telaio in carbonio conobbe una carriera abbastanza densa, fra Europa e Giappone, presentandosi infine alle prove della 24 Ore di Le Mans 1991, iscritta in Gruppo C1/Categoria 2 dal britannico Tim Lee-Davey, che non ci fece neanche un giro. Non la pilotò neanche Val Musetti, che compare nell’elenco iscritti. Ci fecero invece le sessioni di qualifica il giapponese Katsunori Iketani e Mercedes Stermitz, ex Miss-Austria. Risultato: 4’18″611 e tutti a casa, anche se con un 4’15” la qualificazione sarebbe arrivata. La vettura esiste ancora oggi, in un’improbabile livrea Jägermeister.

La farà Spark, non c’è dubbio. Ricordate quella celebre battuta di Amurri e Verde a proposito di Enzo Biagi? “Tanto ormai in Italia scrive tutto lui”. Terrò la mia, costata molto di più di un economico Spark, delicata ma così inglese con i cerchi in alluminio quasi opaco, le scritte sulle gomme trattate con litri di Microscale e il lining che discreto occhieggia fra le pieghe della carrozzeria. Il ricordo di un periodo in cui se volevi una raccolta degna di questo nome ti ci volevano decenni per costruirla. E alla fine, la tua non era uguale a quella di nessun altro. Quel periodo non è necessariamente migliore e non è neanche più bello dei giorni nostri. Ma è quello che mi diverte di più raccontare.

Dodge Challenger R/T Plum Crazy 1970

Sarà disponibile dal 30 aprile un nuovo 1:12 di OttOmobile, la Dodge Challenger R/T in “plum crazy”. Serie limitata a 1500 esemplari, numero di catalogo G083.

AutoD, una nuova serie di Ciemme43

AutoD come Autodelta: semplice ed efficace. E’ il nome di una nuova serie di modelli che fanno capo al marchio Fast by Ciemme43. In questa gamma si trovano già alcune Alfa Romeo 33 del primo periodo che penso sia interessante passare in rapida rassegna.

Le prime referenze derivano da un vecchio kit MG Model, realizzato negli anni ’90 e recentemente ripreso da Remember. Si tratta della 33/2 coda lunga 1967. Ricordo che fui proprio io a fornire a Marcello Giorgetti la documentazione per realizzare le tre versioni del Circuito Stradale del Mugello, in un periodo in cui la storia della 33 Prototipo era davvero sconosciuta alla maggior parte dei collezionisti. Nella serie AutoD il modello è stato migliorato con alcuni ritocchi e aggiunte di dettagli e viene proposto anche in versioni meno note rispetto a quelle del Mugello: troviamo le due auto della salita del Monte Pellegrino 1967 (De Adamich, numero 436, art. D1, Nanni Galli, numero 438, art. D2).

Sempre in ambito personale, ricordo che quasi contemporaneamente alla produzione della 33/2 Mugello di MG Model uscì la 33/2 Fléron di Tecnomodel: a quell’epoca lavoravo con GPM e Brian Harvey mi chiese di scrivere un articolo per Four Small Wheels proprio sul 1967 dell’Alfa Romeo. Mi documentai al meglio, non solo andando a ripescare le annate di Autosprint e di Auto Italiana ma anche parlando con Consalvo Sanesi, prossimo ai novant’anni. Era tra l’altro il periodo in cui ci si iniziava a interessare più seriamente alla storia dello Stradale del Mugello e fu quindi l’occasione per aiutare Giorgetti nello sviluppo della 33/2 lunga, di cui possedevo una quantità di foto inedite, scattate da un’agenzia fiorentina. Parte di quelle foto sono state poi utilizzate per i due libri dell’avvocato Marsili-Libelli sulla storia dello Stradale, oltre che in vari articoli pubblicati dal sottoscritto su Auto Modélisme e Auto d’Epoca.

Torniamo ai modelli. Alle 33/2 Mugello 1967 si aggiungeranno le seguenti versioni: Mont Dore 1967 Jean Rolland #199 (catalogo D3), Chamrousse 1967 Jean Rolland #181 (D4), Vallelunga 1967 #270 De Adamich e #272 Giunti (D5 e D6). Le tre auto del Mugello hanno i numeri di catalogo D7, D8 e D9: Davis/Dini #16, De Adamich/Galli #26 e Bianchi/Giunti #33.

E’ poi di imminente uscita un’altra 33 abbastanza particolare, ossia lo spyder ricavato dalla 2 litri nel 1970 con carrozzeria speciale Autodelta. Con queste vetture, concepite per team privati o semiufficiali, fra cui la SCAR Autostrada, concessionario Alfa Romeo di Firenze, corsero Alberti, “Nicor”, Bardelli e altri. Questo il dettaglio delle varie versioni previste:

D10 1000km Monza 1970 #48 “Nicor”/Dini

D11 1000km Monza 1970 #56 Alberti/Zuccoli

D12 Targa Florio 1970 #56 Williams/Alberti

D13 Coppa della Collina 1970 #80 “Nicor”

D14 Coppa della Collina 1970 #86 Bardelli

D15 Mugello Stradale 1970 #6 Bardelli

D16 Mugello Stradale 1970 #15 Alberti

D17 Mugello Stradale 1970 #32 Zeccoli/”Nicor”

D18 500km Imola 1970 #46 Bardelli

D19 9h Kyalami 1970 #10 Charlton

D20 1000 miglia di Interlagos 1970 #46 Facetti/Alberti

D21 Cape Town 1970 #11 Hailwood/Driver

Roger Federer sarà lo starter della 24 Ore di Le Mans 2025

Sarà Roger Federer a fare da starter alla 24 Ore di Le Mans 2025. Il prossimo 14 giugno alle ore 16 l’ex tennista darà il via alla 93ma edizione della gara della Sarthe, quarta prova del FIA-WEC.

Un’Alfa Romeo 33/3 dei test di Monza 1971

Il marchio toscano Fast by Ciemme43 (speciali montati in 1:43) continua nel suo percorso dedicato a tutto lo sviluppo dell’Alfa Romeo 33 prototipo dal 1970 in poi.

E’ di recente uscita una nuova versione molto particolare della 33/3 (catalogo Fast130), vista nelle prove a Monza nel 1971 con Andrea De Adamich al volante. E’ una configurazione interessante, che unisce la carrozzeria corta allo specchio di coda provvisto di uscite e rinforzi.

Nota: per certe foto di Alfa Romeo siamo costretti a inserire il disclaimer al centro perché alcuni continuano a sfruttare le nostre immagini in newsletter e siti senza citare la fonte.

Porsche 911 Spirit 70

Un colore esclusivo, Olive Neo, grafiche decorative ispirate alla tradizione e il leggendario motivo Pasha per gli interni: Porsche presenta la 911 Spirit 70, una cabriolet in edizione speciale limitata a 1.500 esemplari che incarna l’essenza degli anni ’70 e dei primi anni ’80. Sviluppata nell’ambito della strategia Heritage Design, quest’auto da collezione è la terza 911 con cui Porsche riesce a far rivivere un’epoca utilizzando elementi stilistici iconografici tratti da modelli del passato. La 911 Spirit 70 è la derivata creativa dell’attuale 911 Carrera GTS Cabriolet caratterizzata da prestazioni ibride super efficienti: abbinato al sistema ad alto voltaggio, all’eTurbo e all’unità elettrica del nuovo PDK, il suo motore boxer da 3,6 litri di nuova concezione raggiunge una potenza complessiva di 398 kW (541 CV) ed eroga una coppia di 610 Nm. La 911 Spirit 70 può essere ordinata già da subito con prezzi a partire da 250.153 euro per l’Italia. Si prevede che arrivi nelle concessionarie europee a partire da aprile 2025 e a seguire anche in altri mercati.

“I modelli Heritage Design occupano una posizione speciale nella nostra strategia di prodotto sotto il profilo del design”, ha dichiarato Michael Mauer, Vice President Stile di Porsche. “Le auto sportive in edizione limitata esprimono ciò che rende così speciale il marchio Porsche. Il design di tutti i nostri modelli si ricollega alla nostra storia, ma queste vetture vanno oltre, esplicitando la nostra reinterpretazione di elementi stilistici del passato in sportive di ultima generazione”.

“Questi esemplari da collezione in edizione limitata riscuotono particolare successo tra i nostri clienti in tutto il mondo”, spiega Alexander Fabig, Vice President Individualisation & Classic. “I primi due modelli realizzati nell’ambito della strategia Heritage Design hanno riportato in auge lo stile di vita di decenni passati, suscitando grande entusiasmo. Siamo molto soddisfatti del successo ottenuto e siamo orgogliosi di presentare ora il terzo modello, altamente esclusivo”.

I modelli Heritage Design enfatizzano la dimensione “lifestyle”, che rappresenta aspetti particolarmente emozionali all’interno della strategia di prodotto Porsche. Il primo modello della serie è stato la 911 Targa 4S Heritage Design Edition, presentata nel 2020 e ispirata al design degli anni ’50 e dei primi anni ’60. Con la 911 Sport Classic, Porsche ha presentato nel 2022 il secondo modello da collezione della strategia Heritage Design. Questa piccola serie di soli 1.250 esemplari ha ripercorso lo stile degli anni ’60 e dei primi anni ’70.

La nuova 911 Spirit 70 rende omaggio alla strategia aziendale di Porsche. La Casa automobilistica sportiva intende ampliare ulteriormente le opzioni di personalizzazione: Porsche offre già oltre 1.000 personalizzazioni Porsche Exclusive Manufaktur. Negli ultimi cinque anni, le vendite medie di opzioni Porsche Exclusive Manufaktur per vettura sono raddoppiate. La capacità della Exclusive Manufaktur sarà ampliata in modo significativo.

Inoltre, per tutte le versioni Turbo, Exclusive Manufaktur ha sviluppato uno stemma nell’esclusivo colore Turbonite. Tutti i modelli di punta ad alte prestazioni saranno presto dotati dello stemma sulla parte anteriore, sui cerchi in lega leggera e sul volante.

Porsche Design ha realizzato un cronografo di alta qualità in esclusiva per gli acquirenti dell’ultimo modello da collezione. Numerosi dettagli richiamano visivamente la 911 Spirit 70. Ad esempio, il motivo Pasha nero satin sul quadrante si ispira all’inserto centrale dei sedili del modello automobilistico da cui prende spunto.

La Porsche Lifestyle Collection che accompagna la 911 Spirit 70 permette di riscoprire gli anni ’70 con stile e autenticità. L’assortimento di oggetti da collezione molto particolari comprende una collezione di abbigliamento casual, capi sportivi, accessori lifestyle e modellini di auto.

Colori speciali e stemmi dal gusto classico: gli esterni
I designer e gli esperti di verniciatura Porsche hanno creato il colore Olive Neo appositamente per la 911 Spirit 70: si tratta di un verde intenso e profondo dalle sfumature moderne, che, nell’accostamento alla tinta Bronzite, dà vita a un sofisticato contrasto. La parte posteriore inferiore, la sezione anteriore e i cerchi Sport Classic dal design “Fuchs” sono verniciati in questa tonalità grigio-oro. La capote è nera, così come il telaio del parabrezza, a sottolineare l’unicità estetica della 911 Spirit 70.

Tre strisce decorative di colore nero satin attraversano il cofano. Questo dettaglio ricorda gli adesivi di sicurezza tipici degli anni ’70: all’epoca, i piloti sportivi applicavano strisce longitudinali sulla carrozzeria delle loro auto veloci per renderle più visibili nello specchietto retrovisore quando viaggiavano ad alta velocità in autostrada o in pista. Le strisce sono riprese, tono su tono, sulla capote. Le grafiche decorative laterali che recano la scritta Porsche e il campo rotondo per il numero di gara (“Lollipop”) in nero satin, così come il numero di partenza personalizzato, strizzano l’occhio alla tradizione sportiva del Marchio.

Un esempio del contrappunto tra tradizione e innovazione è visibile al centro del cofano anteriore: la 911 Spirit 70 sfoggia infatti un emblema Porsche quasi identico a quello storico del 1963. Sui parafanghi anteriori sono presenti stemmi dorati «Porsche Exclusive Manufaktur». Il badge Porsche Heritage è posizionato sulla griglia del cofano posteriore. Il suo design ricorda il badge della Porsche 356 che veniva assegnato negli anni ’50 al raggiungimento dei 100.000 chilometri. Altri dettagli peculiari sono la scritta Porsche color oro e il nome del modello sul retro. La straordinaria brillantezza della scritta si deve alla superficie placcata in oro galvanizzato.

Motivo Pasha e quadro strumenti speciale: gli interni
Il punto forte dell’abitacolo è l’iconico motivo del tessuto Pasha in Nero/Olive Neo. La grafica del tessuto ricorda una bandiera a scacchi sventolante. I rettangoli di diverse dimensioni, sapientemente disposti, creano una sorta di movimento nel disegno. Anziché il velluto jacquard come in passato, la 911 Spirit 70 utilizza un tessuto composto da fibre floccate, che si distingue per il carattere ancora più sportivo, la consistenza più gradevole al tatto e il maggior confort, soprattutto nei viaggi più lunghi.

Il motivo Pasha viene utilizzato per rivestire la parte centrale dei sedili sportivi Plus a 18 vie, gli specchietti retrovisori esterni e persino l’interno del vano portaoggetti. Anche gli inserti decorativi degli schienali dei sedili e i profili della plancia sono disponibili a richiesta con il motivo Pasha. La dotazione di serie comprende anche un tappetino reversibile per il bagagliaio, sempre con disegno Pasha. L’elegante rivestimento in pelle club nero basalto con impunture decorative in Olive Neo e il pacchetto interni in pelle club nero basalto sono anch’essi offerti di serie.

Il quadro strumenti coniuga uno stile classico con tecnologia all’avanguardia. Il display ad alta risoluzione da 12,65 pollici è caratterizzato da indicatori bianchi e linee di scala in formato analogico. Le cifre verdi ricordano la leggendaria Porsche 356 e la scritta del modello è elegantemente integrata nel contagiri completamente digitale. Lancette bianche e numeri verdi si ritrovano anche nella versione speciale del cronometro Sport Chrono.

Viaggio a ritroso nel tempo fino agli anni ’70
In aggiunta, Porsche propone una nuova applicazione per l’Apple Vision Pro. Questa permette agli utilizzatori di calarsi negli anni ’70 e creare la vettura dei loro sogni. Passo dopo passo, potranno personalizzare la Porsche 911 Spirit 70 e acquisire preziose informazioni sui design iconici di quel decennio. L’applicazione sarà disponibile gratuitamente sull’App Store per l’Apple Vision Pro nella primavera del 2025, in coincidenza con il lancio della Porsche 911 Spirit 70.