Le prime novità 2025 di Le Mans Miniatures

Le Mans Miniatures ha annunciato le prime novità del 2025.

Nella serie 1:32 slot, sono in arrivo le Bugatti T32 Tank del GP di Tours 1923, in quattro versioni. I modelli saranno dotati dei figurini del pilota e del meccanico, ciascuno con le sue specificità, secondo la documentazione d’epoca. I dettagli dei modelli sono particolarmente curati, con una “patina” sottile che ricopre le carrozzerie. Ricordiamo che, sempre in scala 1:32, Le Mans Miniatures ha già realizzato i figurini di Ettore e Jean Bugatti.

Nella gamma statica in 1:18 (resina), arriverà una Bugatti T59 molto particolare, quella appartenuta a Leopoldo III, re del Belgio. Della T59 vennero costruiti solo otto esemplari fra il 1934 e il 1937. Questa T59 dal pedigree “regale” ha recentemente vinto il primo premio a Pebble Beach dopo uno scrupoloso restauro. Nella sua storia, aveva anche partecipato ad alcune gare, vincendo il GP del Belgio del 1934. Il modello Le Mans Miniatures è presentato col figurino di Leopoldo III, che sarà assente nell’edizione distribuita come Pantheon.

Ferrari F40 GTE e LM Le Mans 1996 di Tecnomodel 1:43

Giusto qualche giorno fa stavo ammirando le foto del pre-serie della Honda NSX di Le Mans 1996 che Make-Up farà uscire prossimamente col marchio Vision. E, quasi in automatico, mi erano tornate in mente le F40 GTE ed LM di quell’anno. Neanche a farlo apposta, nei giorni successivi, i maggiori siti di vendita on-line pubblicavano le immagini di due F40 GTE e di una F40 LM Le Mans 1996 prodotte da Tecnomodel in 1:43, annunciate a suo tempo.

La metà degli anni ’90 sono stati un’epoca d’oro per la categoria GT, che in quel periodo rimpiazzava abbastanza rapidamente il Turismo alle basi della piramide dello sport dell’automobile, dopo il periodo di grande gloria della classe D2. Ed erano ancora gli anni in cui se volevi una collezione di modelli appena accettabile, dovevi sborsare diversi milioni di lire per acquistare i kit e farteli montare da qualcuno bravo. Wow! Oggi per fortuna non è più così! Grazie ai produttori di resincast cinesi tutti, ma proprio tutti, possono accumulare rapidamente migliaia di pezzi e farsi una collezione come Dio comanda!

Scherzavo.

Ho criticato già diverse volte il lavoro affrettato e privo di attenzione di Tecnomodel, e queste F40 GTE ed LM confermano quanto rilevato in altri momenti. A parte alcune dimensioni discutibili – vedi commenti al thread – difetti che saltano immediatamente all’occhio (in modelli che sfiorano i 110 euro…) sono le antenne, del tutto inesatte e dal diametro a dir poco esagerato, e il tergicristallo – fotoinciso – dalla forma aberrante. Bastano un paio di immagini per rendersene conto, e per favore nessuno dica che potrebbe trattarsi di pre-serie, perché gli esemplari fotografati sono già distribuiti ai rivenditori.

Come se non bastasse (ma basta e avanza), giusto controllando per sommi capi, sulla vettura numero 59 si nota l’assenza della lucina di riconoscimento rossa sul tetto1. Anche il colore blu della numero 44 sembra errato, troppo scuro rispetto all’azzurro della vettura reale. Ma questi sono dettagli su cui si può discutere. Quanto alla F40 LM “Pilot” numero 56, siamo sicuri della forma dello splitter?

Che dire? Evidentemente Tecnomodel ha un problema di controllo sulle varie fasi di produzione. E un problema – in questo caso ottico – lo hanno anche quei collezionisti che comprano modelli come questi senza batter ciglio. Eppure sul sito di Carmodel già due di queste tre varianti2 sono esaurite. Questo è un dato di fatto.

  1. Assente nelle prove. Con ogni probabilità, Tecnomodel ha ripreso (del tutto fedelmente?) una configurazione diversa da quella della gara, come testimoniano altri dettagli, ad esempio la dimensione della bandiera italiana sul cofano anteriore. ↩︎
  2. C’è poi una quarta versione rossa senza decals (“presentazione”). ↩︎

Doppio anniversario per la Peugeot 604

Due ricorrenze quest’anno per la storica ammiraglia del Leone: 50 anni dal lancio, nel 1975, e 40 dall’uscita di produzione, nel 1985. In mezzo, oltre dieci anni di storia da vera ammiraglia: la 604 infatti non sostituisce la 504 ma la affianca, posizionandosi al vertice della gamma Peugeot dell’epoca.

In principio era V6
Il progetto E24 prende vita nel 1970, ancora una volta in collaborazione con Pininfarina, e lo stile è inequivocabilmente figlio degli anni 70: forme spigolose, dimensioni generose al pari della fanaleria, paraurti massicci; l’interno è invece opera di Paul Bracq.

Al lancio, al Salone di Parigi del 1975, sotto il cofano c’è un’unica scelta, in linea col posizionamento della Peugeot 604: il V6 PRV da 2664 cc da 136 CV a carburatori realizzato in cooperazione tra Peugeot, Renault e Volvo, già visto sulle 504 coupé e cabriolet del 1974, montato in posizione anteriore longitudinale e abbinato ad una classica trazione posteriore tramite un cambio manuale a quattro rapporti o un automatico a tre.

Se l’estetica della nuova ammiraglia risulta in linea con la concorrenza diretta, alla voce comfort invece la Peugeot 604 primeggia, grazie all’elevata abitabilità ed alla comodità e morbidezza dei sedili, in puro stile francese. Di serie ci sono servosterzo e quattro freni a disco; tra gli optional, il climatizzatore e la selleria in pelle. Insomma, a quasi quarant’anni dalla lussuosa 601, Peugeot torna a competere nella categoria delle berline di prestigio.

La gamma motori si amplia a fine 1977 con la presentazione della 604 TI ad iniezione Bosch K-Jetronic da 144 CV, ma la novità più succosa arriva nel 1979 col lancio della 604 D Turbo, che la incorona prima vettura turbodiesel in Europa grazie al suo 2.3 da 80 CV con turbocompressore Garrett Airsearch TO3.

Nel 1983 la gamma viene aggiornata con le nuove GTI e la GTD Turbo, equipaggiate rispettivamente dal V6 PRV ad iniezione portato a 2849 cc (155 CV) e dal Turbodiesel innalzato a 2498 cc per 95 CV, entrambe con cambio a cinque marce.

Papi, ambasciatori e piloti
Siamo alle battute finali: nel 1985 la Peugeot 604 esce progressivamente di scena, non senza aver generato alcune versioni particolarmente interessanti in ottica collezionistica. Tra queste svettano le 604 Limousine realizzate da Heuliez in tre differenti lunghezze di passo, una delle quali fu commissionata nientemeno che dal Presidente della Repubblica Francese Giscard d’Estaing per accompagnare Papa Wojtyla in visita a Lisieux, e le versioni di super lusso allestite dalla Chapron con impianto stereo, divisorio tra autista e passeggeri con interfono, tavolini e mobile bar. Alcune riceveranno anche carrozzerie speciali, blindate o landaulet a passo allungato. Tocca invece al modenese Scaglietti realizzare la limousine a passo extralungo (+108cm) per l’Ambasciata Svizzera in Italia.

Curiosità: pochi sanno che nella lunga carriera della Peugeot 604 c’è anche una breve parentesi sportiva: la partecipazione al Rallye Monte Carlo del 1981, con l’equipaggio francese Chion/Gondrand, mentre ben più nota è la 604 utilizzata dalla direzione di gara del Tour de France ciclistico del 1986, oggi conservata in Italia.

Riflessioni semiserie

Era un po’ che non buttavo dentro qualche riga di quelle belle pepate. Sarà l’età, sarà perché fondamentalmente credo nella filosofia del vivi e lascia vivere (ci ho sempre creduto) ma, essendo anche giornalista, qualche sana polemica se non ci fosse mi mancherebbe.

Avrei voluto riscrivere di Suber e di un paio di montaggi spacciati per capolavori ma sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. I suoi modelli buoni per i radical chic californiani e gli ex contadini arricchiti cinesi li ho già commentati diverse volte e non è il caso di tornarci.

C’è invece una questione che se non è inedita per PLIT, almeno credo sia più coinvolgente a livello – diciamo così – filosofico. E’ l’aspetto della percezione di un modello. I lettori perdoneranno se in questo periodo così fosco per il futuro dell’auto – e di riflesso quindi anche per il collezionismo non solo delle macchine vere ma anche dei modelli – mi picco di disquisire su cose che interessano all’appassionato medio meno della possibilità che nella tradizione manoscritta di Eschilo si possa ipotizzare la presenza di un archetipo1.

Tutto è nato – o rinato – dal bell’articolo che Riccardo ha scritto alcuni giorni fa sul T34 di Leningrad2. Osservando le foto e discutendo del modello, ci siamo detti che non servono tanti dettagli per fare di un oggetto un oggetto con del carisma, anzi. Ed è proprio in ragione di quell’anzi che ci si può avventurare in qualche digressione certo ai limiti del paradosso, però a volte è anche bene farlo.

Viviamo un’epoca in cui il dettaglio è il totem assoluto, la divinità tutelare della materia3. Questo riflette forse la portata positivistica del pensiero dominante che si illude di possedere la realtà oggettiva, ma il discorso ci porterebbe lontano. Limitiamoci magari ad osservare la valanga di dettagli ingranditi e sbattuti sulle pagine ufficiali di canali social di marchi come Laudoracing o altri, che finiscono per scatenare gli entusiasmi di orde di analfabeti funzionali. Fanno bene, quelli di Laudoracing o di OttOmobile a riprodurre i bolli o i certificati di assicurazioni con i dati anagrafici dello zio-Pino-ghe-aveva-brobrio-minchia-la-gendovendisedde-sbegial-di-guel-golore-lì. Ok, opera meritoria in onore di sua maestà il dettaglio. Sei modellista, sei anche bravo (perché quelli di Laudo bravi lo sono, oltre che furbilli), quindi fai il tuo dovere. Siamo nel 2025, non nel 1978. Eppure.

Il creatore di Officina942 penso che ammiri le produzioni orientali ma io preferisco i suoi modelli di cui mi riprometto di parlare presto o tardi. Le Fiat anni ’20 in metallo bianco fatte in Italia non sono per tutti, questo va riconosciuto. Gli Spark? Io non li compro, li vendo

Il particolare ingrandito a dismisura come forma di pornografia. Lo diceva Barthes. E non a caso (anche se non volutamente) la battuta ormai frusta su Facebook recita grosso modo: “posto questa foto della Fiat 128 Rally che ho comprato ieri, se è porno la tolgo”. Che la prima volta faceva anche ridere, la seconda anche, ora stufa e basta.

Il dettaglio-re. Eppure io un Laudoracing non lo comprerei mai se non per rivenderlo speculandoci sopra. Sono ammirato dalle loro targhe coi numeri in rilievo, dai loro fari che sembrano poter illuminarsi da un momento all’altro, dalle loro gomme che sembrano piene d’aria, dai loro tubi di scarico gloriosamente euro-0 ma thank you but no thanks. L’anonimo Del Sublime parlava di un paradosso letterario che potrebbe applicarsi anche ai modelli. Lui parlava dell’effetto che chiamava “freddo”, che è la versione intellettuale del casalingo proverbio che il troppo stroppia.

Viva i Laudo, ma io preferisco cento volte la 131 o l’Alfasud della Polistil in 1:25, fatte negli anni ’70, con le plastiche che puzzano e con i loro montaggi un po’ precari. Sono due generi diversi, lo so. Ho anche l’impressione che la debolezza argomentativa dei nostri tempi finisca per limitare i ragionamenti a una serie di “questo mi piace – non mi piace”, “questo mi emoziona – non mi emoziona”. Per questo il ragionamento andrebbe contestualizzato meglio, ma si conceda che in un ambito di pura emozionalità come quello in cui di solito si muove il collezionista, la scelta non ha bisogno di giustificazioni. L’analisi di certe tendenze, tuttavia, può costituire uno spunto di approfondimento.

Cambiando scala e venendo alla 1:43, che è quella che amo di più, il discorso è forse meno radicale perché tutto sommato la cultura dei collezionisti è leggermente maggiore e anche la tradizione globale della produzione è parecchio più lunga.

In ogni caso, oggi è pieno di gente che a ogni infornata di Spark mette in vendita i propri kit Starter e Provence Moulage. Io faccio il contrario. E a smentire che ogni tanto mi dice “tu gli Spark li critichi perché non te li puoi permettere”, ricordo che sono arrivato ad averne in collezione oltre cinquecento e ancora oggi potrei accumularne quanti ne voglio a prezzi iper-competitivi, per il mio status professionale e per i miei contatti. Solo che ogni volta che ho provato a ricostituire un nucleo, per quanto ristretto, di questi modelli, ho finito per rivenderli dopo pochi mesi, tranne qualche deroga legata a suggestioni che sarebbe anche inopportuno, oltre che noioso, mettere in piazza.

Tornando al ragionamento sul carro T34, esso è un po’ come un vecchio Dinky. Lo vedi da lontano e trasmette un’impressione di pienezza e di equilibrio che il barocco e tormentoso affastellarsi di dettagli su un qualsiasi resincast cinese non mi darà mai.

Tutto sta a seguire la propria vocazione e sappiamo bene che le mode riescono a influenzare anche molto pesantemente i principianti. Per quanto mi riguarda, continuo a considerare gran parte della produzione attuale un’utile e anche relativamente economica scorciatoia all’illusione del poter comprare tutto e non riuscirci, che perseguitava i collezionisti anche solo venti o trent’anni fa. Salvo poi ritrovare la medesima tendenza ossessiva nella moltiplicazione di versioni e varianti che Starter e Provence Moulage, con tutta la loro enciclopedica ricerca di completezza, neanche sfioravano. Insomma, di fronte alla fredda e sistematica determinazione di una Spark, Starter e Provence Moulage erano ancora dei Bouvard e Pécuchet dal volto umano.

Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione
Quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
Perché più in là non si poteva conquistare niente
E tanta strada per vedere un sole disperato
È sempre uguale, è sempre come quando era partito

Chi insegue il dettaglio a ogni costo non può fermarsi ma è fatalmente destinato a una corsa senza fine. Ed è anche destinato a invecchiare male nei confronti di ciò che verrà dopo, senza mai diventare un classico.

Ditemi, ma non è meglio giocare a Subbuteo?

  1. Penso che non la si possa ipotizzare. ↩︎
  2. Rileggetelo qui: https://pitlaneitalia.com/2025/01/23/un-cambio-di-prospettiva-t34-leningrad/ ↩︎
  3. Certo, il motto di uno come Kamimura è God dwells in small things ma il senso è diverso e l’invito in questo caso è a ricercare la perfezione nell’esercizio di una disciplina strettamente artigianale, quasi artistica. ↩︎

Il 28 gennaio si apre il Salone di Norimberga

Si apre il 28 gennaio la Spielwarenmesse, ossia il Salone del giocattolo di Norimberga, che durerà fino al 1° febbraio.

Quest’anno sono attesi oltre 2300 espositori, in rappresentanza di 71 paesi. Attraverso 18 padiglioni e 13 differenti categorie di prodotto, l’industria del giocattolo (e del collezionismo) vivrà uno dei momenti più importanti della stagione. La crescente domanda ha indotto l’organizzazione ad aumentare lo spazio espositivo di 10.000 mq, per un totale che raggiunge i 175.000 mq.

Questo il link alla lista completa dei marchi partecipanti: https://digital.spielwarenmesse.de/showfloor#organization

Vendita speciale OttOmobile: NISMO R34GT-R Z-tune Bayside Blue 2005

Lungamente attesa, la Nissan Nismo GT-R R34 Z-Tune nel classico Beyside Blue arriva nella gamma OttOmobile 1:12 (catalogo G082). Serie limitata a 2000 pezzi numerati, in vendita flash a partire da stamani.

La R34 è la decima generazione della Skyline. La versione scelta da OttOmobile è la più conosciuta nel mondo grazie al suo successo al cinema (Fast & Furious) e nei videogiochi (Need for Speed, Gran Turismo…), con le specifiche JDM (Japan Domestic Market) di fine anni ’90. La Z-Tune è una versione ulteriormente potenziata e migliorata dalla Nismo sulla base della R34 GT-R. Con telaio, sospensioni e freni rivisti, la vettura aveva una potenza di circa 500cv ed era in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 3″9. Agli occhi di molti, si tratta della Skyline “definitiva”.

Le consegne del modello di OttOmobile – che è andato esaurito nel giro di poche ore (!) – inizieranno il 28 gennaio.

Porsche Italia: nuovi incarichi per Andrea Angeli e Diego Lovisetto

Porsche Italia annuncia un cambio ai vertici della propria organizzazione: Andrea Angeli sarà nominato nuovo Direttore vendite e sviluppo rete di Porsche Italia, mentre Diego Lovisetto assumerà il ruolo di Amministratore delegato di Porsche Retail Italia, realtà nata nel 2023 che ingloba i due Centri Porsche di Milano e il Centro Porsche Padova, di proprietà della filiale italiana.

Lovisetto vanta una lunga carriera in Porsche Italia, iniziata nel 1994 all’interno del reparto marketing di cui è stato direttore dal 1998 al 2008, prima di assumere la responsabilità del dipartimento Vendite e sviluppo rete. La sua profonda conoscenza della rete e del mercato ha contribuito in modo determinante al successo dell’azienda, culminato nel 2024 con il record storico di oltre 8.200 vetture consegnate ai clienti del marchio.

Allo stesso modo, Andrea Angeli ha maturato una notevole esperienza all’interno dell’organizzazione, prima come Brand manager del Centro Porsche Udine, per poi gestire il processo di fusione e riorganizzazione che ha dato origine a Porsche Retail Italia. Entrambe le nomine confermano la volontà dell’azienda di valorizzare le competenze interne e garantire continuità nella strategia di crescita.

I nuovi incarichi saranno assunti a partire dal 3 marzo 2025.

Un cambio di prospettiva: T34 Leningrad

testo e foto di Riccardo Fontana

Oggi affrontiamo un argomento decisamente insolito per gli strali di PLIT, e questo nonostante una certa qual liaison con alcuni spunti già trattati precedentemente1.

Tralasciando i Solido, gli speciali storici e non, le elaborazioni e la storia del modellismo a noi tanto cara, entriamo in punta di piedi nel mondo – nemmeno tanto piccolo in realtà – dei modelli militari, e lo facciamo ricollegandoci per l’appunto alla genealogia dei modelli di produzione sovietica con il bel T34/85 protagonista di questo servizio, un modello che esula dai “soliti” cosiddetti Saratov che rappresentano l’élite della produzione in miniatura dell’ex Unione Sovietica, perché prodotto in quel di Leningrado.

Un modello molto fedele nelle forme, molto ben eseguito ed in una scala insolita per questo tipo di riproduzioni: si tratta infatti di un modello in scala classica 1:43, fatto che lo rende decisamente massiccio, per quanto non molto pesante.

Diciamo che questo T34 sia più o meno della taglia di un Carro Tigre I Solido (il che fa ben capire la differenza di scala), ma decisamente più leggero.

La riproduzione è completata da decals ad acqua di buona qualità e torretta girevole (senza però il cannone orientabile come negli omologhi Solido Serie 200).

I cingoli, degnamente riprodotti e girevoli, sono in gomma, molto meno pregevoli degli elementi metallici dei Solido ma comunque belli.

Questo T34/85 è stato recensito assieme al resto della produzione di Leningrado sul numero 106 di giugno 1988 de l’Argus de la Miniature, dove appare in compagnia di un altrettanto bello SU100 caccia carri e di altri modelli, tutti decisamente meno comuni dei Saratov, che hanno goduto di diffusioni e produzioni decisamente maggiori e più diluite nel tempo.

Un modello dunque decisamente permeato di un certo spirito d’oltrecortina che peraltro è comune al vero T34: semplice ma efficace, lontano da certe sofisticazioni occidentali ma perfettamente in grado di adempiere al suo.

Il T34 vero era un carro abbastanza piccolo se paragonato a certe fortezze cingolate come il Tigre, ma certe sue soluzioni come la corazza inclinata e la semplicità costruttiva ne hanno fatto uno dei migliori carri della Seconda Guerra Mondiale, soprattutto nella versione T34/85, che è quella “immortalata” da questo Leningrad.

Ci si immagina modelli del genere sulla scrivania di qualche ufficiale decenni addietro, oppure si può goderseli ascoltando Alessandro Barbero che parla della Battaglia di Stalingrado, ed anche questo strano filo conduttore tra storia vera e storia in miniatura è uno dei molti lati belli del collezionismo e del collezionare.

O almeno, certamente lo è per chi scrive…

  1. https://pitlaneitalia.com/2024/10/01/a-lest-du-pecq/ ↩︎

Ferrari Purosangue di BBR in 1:43

Per il suo primo diecast in 1:43, BBR ha scelto la Ferrari Purosangue. Non è ovviamente un caso, visto che il materiale – più robusto della resina – consente di realizzare modelli con aperture. BBR e Ferrari avevano da tempo programmato di far uscire la Purosangue in edizione 1:43 completamente apribile, dopo la serie dei modelli tradizionali in resina, ormai da diversi mesi sul mercato.

Sono state divulgate oggi le prime immagini di due esemplari pre-serie verniciati, in rosso corsa e in grigio titanio.

Il risultato, al di là dei gusti riguardo all’auto vera (che a me procura lo stesso entusiasmo di una visita dal dentista, ma si sa, sono vecchio dentro e ormai pure fuori) può essere considerato un vero e proprio saggio di virtuosismo tecnico, che conferma la BBR ai vertici del settore. Su questo c’è davvero poco da obiettare.

Il modello sarà disponibile anche con tetto panoramico ed è stata realizzata anche un’edizione con base più grande per l’esposizione con portiere, portellone e cofano aperti (ultima gallery di questa pagina).

Qui di seguito, il link diretto al BBR store, dove sono già iniziate le prenotazioni: https://www.bbrmodelstore.com/english/car-models-ricerca.aspx?q=he4300

La Purosangue BBR in diecast si compone di 105 pezzi e sarà assemblata in Cina. Queste le versioni previste per il momento, ma di sicuro tante altre ne seguiranno:

HE43001A Rosso Corsa

HE43001B Rosso Magma

HE43001C Verde Dora

HE43001D Nero Purosangue

HE43002A con tetto panoramico, Grigio Titanio

HE43002B con tetto panoramico, Rosso Corsa

Un consiglio? Se avete qualcosa da investire, questo modello merita di essere preso in considerazione.