Rétromobile: stasera l’anteprima stampa

Passano gli anni e ci sono cose che non cambiano, anche se per un certo periodo sono in molti ad aver avuto paura del contrario. E in attesa di viaggiare tutti con l’auto a pile, ecco un’altra edizione di Rétromobile, che si aprirà oggi alla stampa dalle 18 alle 22 per poi essere ufficialmente inaugurata domani mattina.

Aria fredda al limite dello zero, neve alle porte di Parigi arrivando da sud, diversi cantieri aperti come sempre in corrispondenza della Porta di Versailles, sede ormai storica di Rétromobile. L’atmosfera è già di attesa, il tassista che mi portava verso Issy-les-Moulineaux ne parlava con entusiasmo. L’auto continua a tirare anche se per molti è diventato un oggetto sporco e brutto di cui vergognarsi. Dopo una breve pausa al bistrot libanese, eccoci al lavoro.

In attesa di pubblicare le prime gallery, altro non resta che proporre una vista d’insieme, un po’ grigia visto il tempo, del quartiere dell’expo parigino. Solito passaggio allo Chat Botté, che stavolta aveva meno del solito, per cui vi risparmio ogni descrizione dettagliata.

Mostra scambio del giocattolo e del modellismo a Busto Arsizio

testo e foto di Riccardo Fontana

Si è svolta nella giornata di domenica due febbraio l’ultima edizione dell’ormai consueta mostra scambio dedicata al giocattolo ed al modellismo nei locali adiacenti al museo del tessile, in via Galvani a Busto Arsizio.

Che dire di questo evento? Principalmente che, nonostante la concomitanza con Verona e l’estensione piccola dell’area “fieristica”, l’offerta era a dir poco maestosa, sia per qualità che per quantità, con perle di assoluto valore come un montaggio dei primordi di Luca Tameo (che ancora si identificava come Tameo Models) relativo alla bella Brabham BT52 dell’83, e moltissimi altri modelli di grandissimo pregio, tra cui moltissimi Mercury in scala 1:48, Pocher in perfette condizioni ed un buonissimo assortimento di stranezze e modelli rari, che poi sono il sale ultimo di questo tipo di manifestazione.

Largo dunque alle foto, che come di consueto parlano più di mille parole.

Borsa di scambio a Chappes

Si è svolta oggi la 22ma edizione della Borsa di scambio a Chappes, organizzata dall’Association de Parents d’Elèves (APE) di Chappes, che è un paesello situato nella piana della Limagne, poco lontano da Clermont-Ferrand.

Chappes si colloca nella categoria delle borse “minori” (ossia di seconda o terza fascia) ma che a volte riservano piacevoli sorprese. Quest’edizione del 2025 ha confermato l’ottima frequentazione di venditori venuti non solo dalle località vicine, ma anche da posti un po’ più lontani. Sulla strada per Rétromobile, abbiamo deciso di darci un’occhiata.

E’ stata l’occasione per ritrovare ciò che resta di due collezioni di Dinky che un venditore di Roanne aveva recuperato tra il 2023 e il 2024. Ormai non c’è più molto, ma si potevano acquistare ancora ottimi modelli con scatola a prezzi ragionevolissimi: auto, camion, mezzi militari.

Buona l’offerta di Solido anni ’90 e primi Duemila, insieme a Verem, qualche Norev (nulla di eccezionale) e alcuni CIJ con la scatola.

Sembrerebbe confermarsi la tendenza a una certa diminuzione dei modelli da edicola, che fino a pochi anni fa inondavano letteralmente banchi e banchi anche nelle manifestazioni più piccole. In compenso, c’era la possibilità di acquisire modelli Solido serie 10 e 100, buoni per trasformazioni e recupero parti, a prezzi davvero bassi.

Quanto ai modelli speciali, su un paio di tavoli si potevano trovare kit interessanti (DAM-Team T, Mini Racing, FDS, Starter, Provence Moulage) e alcuni montati di un certo pedigree, come una parte della collezione appartenuta a Patrice Besqueut, già direttore dell’Automobile Club d’Auvergne, deceduto nel 2021: fra i pezzi più attraenti, uno dei modelli commissionati a Starter e S2M63 dall’A.C. d’Auvergne a fine anni ’80 (in questo caso la Porsche 718 RSK pilotata da Jean Behra alla 2 Ore di Charade del 1959), una serie di modelli di Michel Vaillant factory built di Jade e alcuni Provence Moulage e Starter della Carrera Panamericana (Lancia, Mercedes, Gordini), anch’essi montati da Jade. Non male per un evento di provincia.

Modelli del passato: le piccole Sport Prototipo di Polistil

testo e foto di Claudio Govoni

Il recente articolo sulle Formula 1 in scala 1/22 Polistil1 mi ha invogliato a tirare fuori dai cassetti e mostrare una piccola collezione dello stesso produttore.
Ammetto che neppure io, per quanto tenda a preferire i modelli canonici, sono immune dal fascino di quegli ibridi tra giocattolo e modello che hanno avvicinato inconsapevolmente tanti bambini dei decenni passati al mondo del collezionismo e del modellismo.

Le cinque vetturette che presento qui appartengono alla serie RJ del marchio lombardo. Fanno parte di un gruppo di 8 vetture sport a ruote coperte, 5 sport prototipo e 3 Can-Am2 (che non ho ricercato, non essendo un grande appassionato di questa categoria, ma che non escludo di procurarmi in futuro).

Rispetto ad altri modelli da competizione della medesima serie, commercializzata a partire dal 1976, sono meno diffusi e noti.
Personalmente, ho scoperto la loro esistenza solo in età adulta.
Il motivo, probabilmente, risiede nel fatto che le Formula 1 rimasero in produzione più a lungo e vennero riproposte anche in playset accompagnate dai camion delle scuderie e, successivamente, con livree varie e a volte anche di fantasia, pure nella serie RN, mentre questi piccoli prototipi furono abbandonati relativamente presto.

I codici afferenti ai 5 sport prototipi sono RJ32 (Renault Alpine 441), RJ33 (Ferrari 312 PB), RJ34 (Alfa Romeo 33TT12), RJ35 (Matra Simca 680) e RJ36 (Mirage Gulf GR7).
L’anno di inizio della produzione è, per l’intero lotto, sulla base di quanto riportato sulla scatolina, il 1977.
La struttura è simile per tutti:
Scocca pressofusa, ruotine veloci mutuate dalla serie delle formula 1, interni estremamente spartani, rollbar in plastica cromata per le vetture che lo prevedono, decorazione abbastanza sommaria ottenuta con adesivi in vinile e fondino in plastica rivettato, differente – piccolo tocco di classe – per ogni vettura.
Fa eccezione la Gulf Mirage che presenta carrozzeria in plastica, fondino in zamak e decorazione laterale ottenuta con adesivi in carta.

La scala dei modelli dovrebbe essere 1/66, ma le proporzioni, talvolta un po’ rotondette e “paffute”, fanno pensare che ci sia stato anche qualche aggiustamento, volto probabilmente a farle rientrare nella sagoma standard della scatolina.
La confezione stessa risulta ben fatta.
Come per tutta la serie RJ, riporta sui lati lunghi il nome della vettura e sui lati maggiori una fotografia di buona qualità della vettura in gara.
Da notare che, curiosamente, il numero di gara che compare nelle vetture in foto non è mai quello presente sui modelli.
La verniciatura di tutte le “macchinine” è di buona qualità, come del resto sulla maggior parte dei Polistil che mi sono passati negli anni per le mani.

Discutibile, invece, la scelta della tonalità per Matra e Mirage.
Se per la prima il punto di blu potrebbe ancora essere accettabile, per la seconda appare totalmente errato.
Fatico francamente a capire da cosa derivi la scelta di non usare l’azzurro Gulf. Forse sarebbe stato usato solo per quel modello e la scelta venne reputata antieconomica.
Nota di colore: sul muso della Matra fanno bella mostra di sé il logo della zingara danzante e la scritta “Gitanes”.
Qualcosa di impensabile oggi persino nell’ambito delle produzioni finalizzate al collezionismo, figuriamoci nel mondo dei giocattoli.
Ah, tempi ingenui in cui si dava per scontato che i taddei non sarebbero diventati istantaneamente tabagisti per la sola visione di un logo riprodotto in scala!

Il costo di questi modelli, alla fine degli anni ‘70, era di 500 lire l’uno.
L’Alfa 33, unitamente a una delle Can-Am (la Porsche 917), venne anche pantografata e riprodotta esattamente identica, sia come proporzioni che come decorazione, in versione slot car in scala reclamizzata come 1/43, in realtà 1/50.

  1. https://pitlaneitalia.com/2025/01/31/modelli-del-passato-polistil-leffimera-serie-fg/ ↩︎
  2. I codici delle Can-Am vanno dal 29 al 31, il che lascia supporre che siano stati i primi modelli riprodotti. Sono, nell’ordine: Porsche 917/10, BRM P154 e Shadow DN4. ↩︎

Hamilton in Ferrari

di Riccardo Fontana

Ordunque, alla fine è successo davvero: Lewis Hamilton, il celeberrimo campione leopardato, è finalmente arrivato in Ferrari.

Come assolutamente prevedibile, si è assistito a scene di delirio collettivo – in verità alquanto imbarazzanti – da parte di tutta quella folla (si legge “marmaglia”, inutile se non dannosa, peraltro) che fino a ieri mattina ha allegramente sputato non tanto sull’Hamilton pilota quanto sull’Hamilton simbolo anti- ferrarista, sull’uomo cioè che solitamente vinceva beffando i ferraristi nei peggiori dei modi, vedasi 2018, volendo tralasciare per amore delle coronarie dei più deboli tra i lettori Interlagos 2008.

Vorrei rassicurare tutti: pur da simpatizzante ferrarista – e d’altronde da italiani è difficile non esserlo, così come è difficile non subire un certo fascino epico se non già retorico che la Scuderia automaticamente irradia per la sua Storia – continuo a trovare il personaggio Hamilton completamente insopportabile: costruito, sforzato, finto, eccessivo pur senza quella sana dose di politicamente scorretto che ogni vero campione dovrebbe avere, reo di aver introdotto gonna e tacchi nel (bellissimo) mondo tutto votato al rischio, all’opposizione di volontà avverse ed al sesso facile che fu di Hunt, Piquet e Berger.

Non mi piace lui, non mi piacciono le sue crociate politiche, non mi piace una certa ipocrisia di fondo, sublimata dal suo farsi vestire (e soprattutto pagare, e molto) da Hugo Boss, che durante la Seconda Guerra Mondiale sfruttava manodopera polacca e francese per confezionare le uniformi SS, non mi piace quindi praticamente nulla di Lewis Hamilton persona, e resto perfettamente delle mie idee, più inamovibile della rocca di Gibilterra.

Detto ciò, mi piace ancora meno l’atteggiamento di chi fino a ieri aveva una “linea” ancora più dura e cattiva della mia e che oggi stravede per il vecchio-nuovo arrivato: tifosi, nell’accezione peggiore e più calcistica del termine, italiani medi completamente privi di spirito critico e di qualsivoglia memoria.

Ipocriti e finti come il loro nuovo idolo.

Mi piace poi ancora meno la mossa di portarlo in Ferrari, brutta copia (peraltro molto probabilmente orchestrata dalle stesse menti) dell’operazione che portò Cristiano Ronaldo alla Juventus: una mossa costosissima per portare un campione che aveva già dato in una squadra che non ne sentiva particolare necessità, cosa ottima per vendere magliette (comunque in perdita, dato l’investimento, e i conti della Juventus parlano), un po’ meno per aspirare a vincere.

La Ferrari si è cresciuta in casa un pilota eccezionale come Charles Leclerc, non è mai stata in grado di dargli una macchina concreta, l’ha portato già più volte sull’orlo dell’esaurimento (chi non si ricorda Mattia Binotto ed il suo stupido “ditino” puntato a Silverstone nel 2022?) ed ora cosa fa? Caccia un pilota valido seppur un po’ troppo “primadonna” per prendere uno come Hamilton – quarantenne – che, da buon sette volte campione del mondo, sarà ancora più primadonna? Perché? Per far andare Leclerc in qualche altra squadra, magari con Newey a fargli la macchina, a “trombarli” per le prossime dieci stagioni se già non bastasse Max Verstappen?

Ci sono delle mosse che veramente, da fuori, appaiono totalmente non-sense: forse solo conoscendo le dinamiche interne di un team si potrebbero carpire un minimo, ma da fuori vengono veramente male.

Leclerc in tutto questo sembra essere diventato una specie di Irvine, o di Alesi, lui che coi cadaveri motorizzati che si è beccato negli ultimi anni è stato capace di imprese epiche, come fare la pole a Montecarlo nel 2021 con una delle macchine peggiori in griglia (poi bissata immediatamente a Baku), lui che a Monza nel 2019 si tenne dietro tutta la gara il suo attuale nuovo compagno di squadra che guidava una macchina che, fuori dai rettilinei, andava il triplo della Ferrari SF-19, eccetera eccetera.

Eccetera, siamo un bel paese di merda, tanto per cambiare, ma il nostro vero problema è la stampa, sempre meno specializzata e sempre più improvvisata, illetterata, e venduta a poco, che queste cose non le riesce proprio a mettere in evidenza come dovrebbe.

Ben arrivato, Lewis: almeno hai evitato le zeppe leopardate e la gonna il primo giorno, non che il completo alla “ultimo dei Corleone” fosse tanto meglio, ma è già un inizio…

Modelli del passato: Citroën Traction Avant 15 Six di Solido

Testo e foto di Riccardo Fontana

Oggi parliamo di un modello classico, dove l’aggettivo “classico” assume molti significati differenti: questo modello rappresenta infatti un’auto classica, è un esponente di una famosa serie di modelli dedicata alle auto d’epoca, ed è anche uno degli esempi migliori di modello “immortale”, letteralmente spremuto come un limone arrivato alla terza spremitura per quasi trent’anni dalla casa che lo produceva: la Citroën Traction Avant 15 Six di Solido, referenza 32, uscita a novembre del 1974 per la serie Age d’Or.

Nel catalogo Solido del 1974, la Traction Avant appare ancora sotto forma di disegno, opera del celebre Jean Blanche

Bellissima la 15 Six modello 1939 di Solido, essenziale ma esatta, fedele, ricalcante in pieno i canonici stilemi della Serie 10: linee ineccepibili, dettagli giusti, e quello strano ed inimitabile compromesso tra collezionabilità e giocabilità che non si è mai visto né prima né dopo la nascita di quella generazione di modelli Solido.

Era inevitabile che una Traction Avant facesse prima o poi la sua comparsa tra le fila dell’Age d’Or, proprio lei che era e sarà sempre la più fulgida esponente delle auto d’epoca francesi (e fa sorridere il fatto che all’epoca dell’uscita del modello Solido la vera TA del 1939 avesse 35 anni, quanto cioè una macchina del 1990 ai giorni nostri, e che la TA stessa fosse definitivamente uscita di scena da appena 17 anni, come se ora parlassimo di un’auto uscita di produzione nel 2008), e venne scelta una versione di grande prestigio in quella gamma Traction Avant che, in realtà, comprendeva auto molto diverse tra di loro, ovvero l’ammiraglia, la 15 CV a sei cilindri su scocca “légère” (quella della 11CV quattro cilindri), resa molto accattivante dai bei cerchi Michelin Pilot asolati tipici delle versioni d’anteguerra.

Il modello Solido aveva i due semi-cofani apribili che lasciavano vedere una buonissima (per l’epoca) riproduzione del motore sei cilindri in linea di casa Citroën, e come di consueto… Venne molto bistrattato da una certa “intellighenzia” modellistica parigina che credeva costantemente di avere a che fare con degli AMR e riversava sui modelli industriali le medesime pretese, ma ottenne comunque un ottimo successo di vendite (com’era naturale che fosse, soprattutto oltralpe, dove la Traction è un vero e proprio simbolo).

E su quest’ultimo punto Solido inizio a spremere senza ritegno il limone…

Praticamente subito apparve una versione – numerata 32B – denominata “FFI”, contraddistinta dalla livrea mimetica e dalle croci di Lorena sulle fiancate: un modello molto evocativo, che riportava (e riporta) alla bella atmosfera della Parigi liberata, del Maquis e del Generale De Gaulle, ma che ben poco veritiera poteva essere: è pur vero che la Traction Avant è stata forse il massimo simbolo della motorizzazione nella Resistenza (vedasi anche in film come La Grande Fuga, che di per sé fotografa un cliché già ben radicato nella scena in cui gli uomini del Maquis arrivano e crivellano a colpi di mitragliatrice i nazisti al bar dal finestrino di una Traction nera), ma sicuramente ben poche Traction impiegate dal Maquis o dalle truppe della Francia Libera del Generale De Gaulle potevano essere delle 15 CV, limitandosi a delle ben più “popolari” 11 CV, quando non addirittura a delle vecchie 7CV.

Stesso livello di inverosimiglianza lo poteva avere l’altro modello derivato dalla referenza 32 originaria, e cioè la versione pompieri, totalmente rossa: anche in questo caso, la 15 CV nella realtà pochissimo si sarebbe prestata ad essere un’auto di servizio nei pompieri, essendo l’ammiraglia tra le ammiraglie allora disponibili sul mercato transalpino, delegando alle versioni “minori” tali gravosi compiti.

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Si vendetta sempre molto bene la piccola 15 CV Solido, tanto che tra mille modifiche (ad un certo punto, nel 1982, guadagnò il “malle” ed i cerchi post-bellici per riprodurre la versione 1952, poi li riperse e tornò in versione 1939 ma comunque differente nel posteriore dalla prima) fino ai primi anni 2000, quando era normalissimo vederla nei grandi magazzini, nei negozi di giocattoli, ed addirittura nei più piccoli e sperduti Casino (da intendersi come supermercati, non come case di perdizione ludica) francesi, assieme a molti altri gustosissimi ma – al tempo – un po’ antiquati modelli Solido suoi fratelli.

Emblema di un tempo che non tornerà più forse, in cui uscendo in un supermercato non pensavi che ti fosse andata di lusso perché avevi trovato qualche insulsa Hot Wheels, e proprio per questo questo genere di modelli va saputo inquadrare, contestualizzare, e di conseguenza apprezzare.

Come sempre, sta alla memoria ed alla sensibilità mobilitare le coscienze in tal senso.

Due novità Norev Exclu web in 1:18

Sono disponibili da ieri questi due nuovi modelli Norev della serie Exclu web, in serie limitata e numerata, disponibili solo attraverso il sito ufficiale:

188633 Volkswagen Scirocco 1986 in turchese Madison metallizzato (200 pz), €69,90

185259 Renault Dauphine 1958 Polizia francese (200pz), €69,90

Questo il link per accedere all’insieme dei modelli Norev Exlcu web in magazzino: https://www.norev.com/fr/3327-exclu-web

Rétromobile 2025: la pianta completa del salone

Dopo la serata per la stampa e per gli addetti ai lavori martedì prossimo dalle 18 alle 22, Rétromobile aprirà ufficialmente i battenti mercoledì mattina.

Ecco la pianta completa del salone, scaricabile in formato pdf.

Modelli del passato: Polistil, l’effimera serie FG

Il marchio Polistil è apparso pochissime volte su PLIT, ed è un peccato. A questo nostro produttore quelli della mia generazione restano molto legati, per aver trascorso innumerevoli ore di divertimento sia con i modelli diecast sia con le piste elettriche1.

La pagina del catalogo Polistil 1980 dove viene annunciato il primo modello della serie FG, la Ferrari 312 T3 del 1978. Sulla pagina di sinistra, due realizzazioni in scala 1:16 della serie GG, la Tyrrell P34/2 e la Ferrari 312 T2

Oggi parleremo di una serie meno conosciuta, rimasta più in ombra rispetto alle tradizionali produzioni in 1:25 o in 1:43. Si tratta della FG, uscita sul finire degli anni ’70 e durata lo spazio di due o tre stagioni. In quel periodo Polistil aveva superato la sua fase più splendente, almeno sotto l’aspetto del fatturato e del numero di modelli prodotti2. Il catalogo, comunque, andava assumendo proporzioni sempre più ampie (e incontrollabili), con centinaia di referenze in tutte le scale, più o meno “ortodosse”. Il soggetto Formula 1 era stato già sperimentato, in tutte le salse e il genere indubbiamente tirava, aiutato da una diffusione mediatica in netto crescendo.

Ecco che nel 1979 apparve un’altra serie, la FK, in scala… 1:22.

Perché poi 1:22 e non 1:24 o 1:25, com’era costume? Chissà. Fu comunque una specie di meteora.

Fin da subito, i modelli si contraddistinsero per alcune trovate tecniche di un certo interesse: a parte le ruote sterzanti comandate con buona precisione dal volante, le gomme erano realizzate in un materiale plastico soffice, che si riempiva automaticamente d’aria. Il pneumatico, se lo si premeva, si appiattiva per poi rigonfiarsi da solo nel giro di qualche istante. Tutto molto realistico e scenografico e la cosa venne pubblicizzata a dovere sui cataloghi e anche sulle confezioni.

Nobiltà e classe operaia. Accanto a… Pocher (l’ordine era alfabetico!) i modelli Polistil, fra cui quelli della serie FG, nel Danhausen’s World Modelcar Book edizione 1982

I cerchi, poi, erano fissati al mozzo con un vero dado.

Il dettaglio generale era piuttosto accurato, con parti cromate, motori abbastanza realistici e decorazioni complete, applicate in adesivo.

La gamma debuttò con la Ferrari 312 T3 del 1978. Ecco l’elenco delle uscite con qualche nota di commento:

FG1 Ferrari 312 T3 F.1 1978. Il modello uscì nella versione Gilles Villeneuve, un pilota di cui i tifosi del Cavallino non avevano tardato a innamorarsi fin dalle prime uscite in F.1 nel 1977. Villeneuve concluse la stagione 1978 in bellezza, con una storica vittoria nel circuito di casa, a Montréal. Quell’anno concluse il mondiale al 9° posto con 17 punti. Fu terzo in Austria e quarto in Belgio. Nel corso del 1979, Polistil realizzò anche una versione Jody Scheckter, che non è di fantasia come sarebbe diventato frequente in altri produttori come Burago ma corrisponde alla realtà, dato che la Ferrari, in attesa della T4, iniziò la stagione 1979 di Formula 1 con la 312 T3 dell’anno precedente (GP di Buenos Aires e Interlagos).

FG2 Lotus-Ford Cosworth 79 F.1 1979. Dopo aver vinto tutto nel 1978, il Team Lotus si ritrovò ad affrontare un 1979 ben più complicato, con la concorrenza di Ferrari, Ligier, Williams e Brabham, che nel frattempo avevano saputo evolversi tecnicamente, schierando monoposto sempre più competitive. La 79 di Polistil è un bel modello, dalle linee corrette, anche se forse meno spettacolare delle Ferrari. Bruttarello il rollbar in plastica nera. La decorazione Essex-Martini è ben realizzata e completa. Fu prodotta solo la vettura di Mario Andretti.

FG3 Ferrari 312 T4 F.1 1979. Polistil non poteva lasciarsi sfuggire l’opportunità di una nuova Ferrari campione del mondo. Il modello uscì nei primi mesi del 1980 ed è alquanto realistico per gli standard dell’epoca. La riproduzione degli specchietti retrovisori in blocco unico col parabrezza, soluzione già adottata con la 312 T3, non era il massimo del realismo ma era pratica e chi avesse voluto, avrebbe potuto benissimo dipingere i particolari in rosso, magari tinteggiando di blu trasparente il vetrino sognando di tenere fra le mani un più costoso Tamiya. Il motore è ben realizzato e si apprezza una ricerca onesta del particolare. Furono commercializzate le versioni di entrambi i piloti, Scheckter e Villeneuve. Questo è un classico modello che brilla ancora oggi di un’energia enigmatica, trasmettendo una scintilla della febbre Villeneuve a chiunque abbia vissuto quegli anni. Anni forse ingenui, un periodo che ci appare favoloso, ricco di sapori, di profumi e di suggestioni primaverili. Forse perché eravamo ragazzini, adolescenti, o comunque tanto più giovani.

FG4 Ligier-Ford Cosworth JS11 F.1 1979. La Ligier, motorizzata Ford-Cosworth V8 e non più Matra V12, fu una delle protagoniste della stagione 1979, con Jacques Laffite che vinse i GP inaugurali in Argentina e in Brasile, terminando poi al 4° posto nel mondiale piloti con 36 punti. Anche questo è un buon modello, con linee e proporzioni abbastanza azzeccati (pur in presenza di qualche “scompenso”, ma se Tecnomodel fa fior di pastrocchi nel 2025 su modelli da oltre 200 euro, possiamo accettare un compromesso giocattolesco su un Polistil del 1980). Sulla JS11 il motore è in bella evidenza e pur senza raggiungere vette indicibili, Polistil fornisce una riproduzione più che decente delle testate e delle retine delle trombette di aspirazione. L’alluminio degli alettoni è simulato con adesivi cromati, un classico che non manca mai.

FG5 Referenza non assegnata. A mia conoscenza, la FG5 non uscì mai. Secondo quanto riporta Rampini nelle sue varie pubblicazioni3, il numero di catalogo FG5 e FG8 furono assegnati all’Alfa Romeo 179, cui forse farà riferimento qualche fonte dell’epoca. La 179 venne prodotta nella serie economica SN, in cui vennero inserite alcune Formula 1 della stagione 1981, semplificate e con meno dettagli rispetto alle FG.

FG6 Lotus-Ford Cosworth 80 F.1 1980. Un’altra Lotus e stavolta si tratta della famigerata 80, destinata a far sognare gli appassionati dell’epoca. La scelta commerciale di Polistil fu quindi intelligente. Un modello ben fatto, con pochi dettagli riportati, visto che la vettura era interamente carenata, e con una decorazione fedele (Martini-Essex).

FG7 Ferrari 312 T5 F.1 1980. Avendo a disposizione gli stampi della T4, per Polistil fu abbastanza facile tirare fuori anche la T5 del 1980, semplicemente aggiungendo la pinna sulla carrozzeria e aggiornando gli adesivi. Il modello uscì rapidamente e nell’estate del 1980 era già nei negozi. Mi pare che l’unica versione fatta fu quella di Scheckter, campione del mondo in carica.

FG8: Referenza non assegnata, vedi FG5. Forse quella che doveva essere la FG5 venne in qualche modo riconsiderata, con una nuova possibile livrea? Accoglieremmo volentieri ogni notizia fornita dai lettori.

Adesivo che celebra la vittoria del Cavallino nel mondiale 1979 di Formula 1, applicato a coprire la descrizione standard sulla scatola della 312 T4. Non è sempre presente: con tutta probabilità si tratta di una trovata pubblicitaria venuta fuori in un secondo momento

La serie FG appariva ancora, pur senza ulteriori novità, sul catalogo Polistil del 1982 ma ben presto uscì di produzione. Su questi modelli il tempo si è depositato lasciando però una traccia carica di bellezza e di nostalgia. Oggi sembrano quelle Formula 1 che rivediamo di tanto in tanto ad alcune manifestazioni, magari gli esemplari con i quali nessuno ha voluto correre di nuovo, lasciandoli nelle condizioni in cui si trovavano più di quarant’anni fa. Anche le scatole meritano un commento: tipiche nel brillante rosso Polistil, evocano Gran Premi del passato con le loro foto che raffigurano due partenze del ’79.

Anche modelli forse “minori” come questi sono degni dell’attenzione di collezionisti che se ne prendano cura e che ne preservino la memoria.

In un mercato di primaria importanza come quello delle Formula 1, la concorrenza di Burago si fece sempre più forte nei primi anni ottanta. A sinistra, la Ferrari 312 T5 1980 in 1:22 di Polistil, a destra la Renault RE30 1981 di Burago in 1:24 (art. 6103), un modello che evidenzia ulteriori progressi tecnici (maggiore finezza generale, più dettagli), pur in un’ottica abbastanza lontana da quella strettamente modellistica
  1. Colgo l’occasione per consigliare di nuovo il sito di riferimento su Polistil, creato ormai diversi anni fa e sempre ricco di informazioni e notizie: https://www.quellidellapolistil.it/. ↩︎
  2. Fase che può essere verosimilmente collocata tra il 1970 e il 1973 circa. ↩︎
  3. Purtroppo nel suo portentoso volume dedicato all’1:24 e dintorni (https://pitlaneitalia.com/2022/12/03/automodelli-die-cast-made-in-italy-124/), Paolo Bendinelli ha deciso di non occuparsi delle monoposto. ↩︎

Domenica 23 febbraio la Borsa di scambio a Novegro

Si svolgerà domenica 23 febbraio dalle ore 9 alle ore 16 la prima borsa di scambio di modellismo e del giocattolo d’epoca della stagione del Parco Esposozioni Novegro.

Prezzi: Giornaliero online: 6,70 euro + 1,30 euro (commissione di servizio) Giornaliero in cassa: 8 euro Ridotto: 5 euro (militari muniti di tesserino e disabili con invalidità tra 40% e 79%, previa esibizione del relativo documento) * Omaggio: ragazzi fino ai 18 anni non compiuti e disabili con invalidità tra 80% e 100%, previa esibizione del relativo documento. I biglietti ridotti e gratuiti sono acquistabili unicamente in loco presso le biglietterie del Parco Esposizioni Novegro Accompagnatori: Nei casi in cui è previsto il biglietto gratuito per disabili con invalidità dall’80% al 100% (vedi casi sopra riportati) verrà concesso l’ingresso gratuito agli accompagnatori.

Per maggiori informazioni: https://www.parcoesposizioninovegro.it/fiere/novegro-borsa-scambio-13/?mc_cid=0bd6b3fa44&mc_eid=7ad3f070c6 (programma in aggiornamento).