La Lotus 19J di Marsh Models (resina, 1:43, catalogo MM343) è ormai in produzione da qualche tempo. Nelle immagini vedete la versione Sebring 1965 (n.23) e Daytona dello stesso anno (n.44), entrambe pilotate da Gurney e Grant.
Presto sarà pronta anche la referenza MM349, vale a dire la Lotus 23 in 11 differenti versioni. Ma dopo l’annuncio della MM349, Marsh Model ha ricevuto diversi altri suggerimenti e ha quindi deciso di produrre un ulteriore modello (MM353) con nuove versioni:
MM353K: kit con decals per 6 versioni
Qui di seguito i codici di ciascun modello montato:
MM353B10 Lotus 23 Ian Geoghegen Australian TT 1963
Marsh Models sta inoltre lavorando alla AVS Shadow: i pezzi in resina e in metallo bianco sono pronti e si stanno facendo le prove per le fotoincisioni.
Per i kit della Lotus 23, Marsh ha ricevuto la quasi totalità dei pezzi ma sta ancora aspettando le fotoincisioni e le decals.
Di alcuni modelli provenienti dalla collezione di Ulrich Upietz ho già parlato l’anno scorso in un paio di episodi di questa rubrica1. E siccome articoli di questo genere “tirano” sempre parecchio, segno tangibile della curiosità e della voglia di approfondire dei lettori di PLIT, ecco un altro fugace anche se documentato ricordo di un’epoca che si sta allontanando ma che lascia bagliori di rara suggestione.
Molti conosceranno i kit della Porsche 935 K3 della BAM-X, modelli forse non tra i migliori della produzione di Ruf ma all’epoca avere una di quelle scatoline cilindriche era sempre un gran bel vivere. Me ne accaparrai una anch’io, di quelle K3, anche se non nella mia versione preferita. Avrei voluto la Apple Computer di Le Mans ’80, affascinante nella sua livrea coloratissima ma mi toccò accontentarmi della più banale Sachs, sempre di Le Mans ’80, presa da Tron nel giugno 1983, un’epoca in cui già questi modelli scarseggiavano. Non era quindi il caso di fare troppo gli schizzinosi e la montai anche abbastanza benino, per avere 12 anni.
Salto in avanti di almeno un quinquennio. E’ il 1988 o giù di lì e come vi ho raccontato più volte, il Porsche Modell Club pubblica una serie di quaderni di documentazione con stampe su carta fotografica della collezione di Ulrich Upietz e di altri (fra cui H.G. Nieder, altro appassionato di Porsche).
Su queste edizioni, riservate per lo più ai soci del club, appaiono modelli che la maggior parte dei collezionisti si sognava di notte. Raccolte così complete, almeno in Italia, non erano all’ordine del giorno, anche se qualche esperto di livello ce l’avevamo anche noi.
A distanza di tanti anni, diversi di questi pezzi sono confluiti in un paio di raccolte, poi rivendute attraverso un intermediario.
Con le scritte e senza scritte! Oggi come all’epoca (pubblicazione del PMC di fine anni ’80), questa Porsche 935 K3 di Record ha le decals bianche Goodyear sugli pneumatici solo sul lato destro. Vai a sapere perché…?
In questo episodio di “Storie di modelli” vedete due Porsche della Record abbastanza particolari, esattamente le stesse che appaiono nella pubblicazione del Porsche Modell Club consacrata alla terza parte della storia della 935 (1980-1982). La K3 Sachs è nelle immagini originarie insieme all’altra vettura del Barbour Racing, la Apple Computer, che chissà dove sarà finita (la storia si ripete). Da notare che nella foto come nel modello conservato oggi, le decals Goodyear sulle gomme sono applicate solo sul lato destro. Chissà poi perché? Forse giusto per scattare la foto? Eppure la Apple Computer, che è dello stesso identico lotto e dello medesimo montatore, le ha. Misteri, anche se marginali.
La seconda 935 è la Joest Liqui Moly vincitrice alla 24 Ore di Daytona 1980. Per un motivo a me ignoto mancano (e mancavano anche all’epoca) le classiche striscioline rossoblu sul tetto. Se ne intravede un frammento in corrispondenza col contorno superiore del parabrezza.
La Porsche 935/J Daytona 1980 in fase di restauro, con i fari supplementari da applicare di nuovo in modo corretto
Quando recuperai il modello, i due fari supplementari, che in origine dovevano essere attaccati con lo sputo, erano stati rincollati malissimo, storti e fuori posto come peggio non si sarebbe potuto. Per fortuna la colla usata dall’improvvisato restauratore – una specie di acrilica – era molto gommosa e venne via abbastanza facilmente con della semplice acqua. Ora i fari sono al loro posto.
E’ banale ripeterlo, ma modelli come questo sono delle vere macchine del tempo. Come dite, li ha fatti Spark? Accomodatevi pure.
Nella terza parte del quaderno Porsche 935 Turbo, edito dal Porsche Modell Club, la vettura della 24 Ore di Daytona 1980 era fotografata accanto alla versione DRM. Dopo 37 anni, il modello Record non ha fatto una piega. Noi collezionisti sì
Sabato 25 gennaio alle ore 10.30 verrà presentato presso Banca Mediolanum a Reggio Emilia (Galleria Cavour 3, angolo Via San Rocco) il nuovo libro di Nico Cereghini, “Valentino Rossi – l’importante è divertirsi!”, edito da Giorgio Nada. Saranno presenti l’autore e Stefano Nada. Seguirà firma copie e aperitivo offerto agli ospiti.
Necessaria la registrazione su WhatsApp: 333 545 4303.
In questi ultimi tempi ho avuto l’occasione di leggere alcuni editoriali di celebri siti come MAR Online o L’Auto Jaune. In entrambi i casi, ma anche in altre analisi di specialisti del settore del modello d’antiquariato, si era abbastanza unanimi nell’osservare un aumento consistente delle collezioni messe in vendita, cosa peraltro più volte già rilevata in prima persona da PLIT nelle sue frequenti peregrinazioni a borse di scambio, rassegne e mostre-mercato. Espinasse, di cui ammiro le lucide considerazioni piene di buon senso, soprattutto quando sono scritte nella sua lingua madre piuttosto che in quella specie di inglese maccheronico, osserva come paradossalmente le quotazioni di certi Dinky originali si siano riavvicinate a quelle delle edizioni Atlas, che in alcuni casi sono state oggetto di speculazioni oggi neanche più concepibili.
In linea generale, si è tornati ai prezzi dei primi anni 2000, in un direi sano riallineamento fra domanda e offerta.
Non che i collezionisti di modelli obsoleti non esistano più, anzi. Ci sono anche dei giovani che iniziano a interessarsi a questo tipo di raccolta. Ma l’abbondante offerta e il calo assoluto del numero degli acquirenti ha portato inevitabilmente a una mitigazione delle tante follie cui si è assistito nel decennio scorso.
Esistono poi le tipiche “bolle” destinate prima o poi a sgonfiarsi: prima Edil Toys, poi Mebetoys hanno seguito percorsi simili a quelli che nel settore dell’auto hanno tracciato vetture come la Lancia Delta Integrale. La tendenza, quindi, è positiva e permetterà al settore degli obsoleti di continuare a esistere su base meno parossistiche, a vantaggio di tutti.
Prosegue il programma Norev Exclu Web, stavolta con una serie di modelli contemporanei in 1:18 che saranno molto probabilmente oggetto di speculazione aggressiva.
Si tratta di due Alpine A290 e due Renault 5 E-tech, prodotte in colori che non verranno ripresi nella gamma standard:
185453 Alpine A290 GTS 2025 Noir profond, 300pz
185454 Alpine A290 GTS 2025 Première édition “La Grise”, 200pz
La borsa di Woluwe, presso il Woluwe Shopping di Bruxelles, resta ancora uno dei principali avvenimenti europei. Nel 2024 la manifestazione periodica ha raggiunto un totale di 58.000 visitatori (+7,5% rispetto al 2023) e 2017 tavoli affittati (+2,5% rispetto al 2023).
L’organizzazione ha comunicato le date delle borse 2025: 19 gennaio, 16 febbraio, 16 marzo, 20 aprile, 18 maggio, 15 giugno, 20 luglio, 17 agosto, 28 settembre, 19 ottobre, 16 novembre, 7 dicembre.
In occasione dell’anniversario dei 125 anni dalla fondazione della FIAT, il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile ospita la mostra 125 VOLTE FIAT.La modernità attraverso l’immaginario FIAT, che ripercorre la lunga storia, unica nel contesto industriale novecentesco, della fabbrica automobilistica torinese, offrendone una rilettura che ne evidenzia l’impatto sociale e la produzione artistica. Il progetto espositivo, curato da Giuliano Sergio e realizzato in collaborazione con Centro Storico FIAT e Heritage HUB, è visitabile dal 15 novembre 2024 al 4 maggio 2025 negli spazi al piano terra del museo.
Nelle gallery sottostanti sono comprese anche le immagini relative a uno spazio di auto italiane adiacente a quello occupato dalla mostra.
Nel n. 5 del 1972 di Quattroruotine il corrispondente dal Portogallo J.L. Uhlfelder, che, essendo di origine tedesca, aggiorna i lettori della rivista anche sulle novità automodellistiche della Germania, annuncia l’uscita imminente di quello che dovrebbe essere il primo speciale tedesco, un kit in metallo della Mercedes 170V del 1935 (la W136), al costo di 35 DM, su iniziativa di un appassionato tedesco. Nel numero successivo Uhlfelder presenta “…una foto della Mercedes 170, di cui vi ho già parlato la volta scorsa. Ricordo che è un modello 1:43 pressofuso (sic) di limitata produzione e venduto da montare…”. La didascalia della foto ribadisce che si tratta di un modello in zamac, ma ovviamente è invece un bel pezzo di piombo… Nel primo numero del 1973 Ugo Fadini, nella sua rubrica sugli speciali, annuncia questa Mercedes tra le novità e ne attribuisce la paternità a Bernd Schultz. Giudica il modello di qualità (e prezzo) superiore ai John Day. Tra l’altro Bernd Schultz diventerà corrispondente da Francoforte di Quattroruotine dal n. 3 del 1973, ma non mi è chiaro il ruolo che Fadini gli attribuisce in questa iniziativa. Nel n. 5/1973 di Quattroruotine, nella rubrica “Panoramica” dedicata alle novità, compare il nuovo marchio P Model, in relazione al quale si legge: “Il successo ottenuto un anno fa dalla Mercedes 170, che ha avuto l’unico difetto di essere stata prodotta in pochissimi esemplari (400), ha incoraggiato il fabbricante tedesco (e anche questo non mi torna…) Ottenheimer a lanciarsi in una nuova impresa.
Ecco infatti apparire il secondo esemplare della serie, rappresentato dalla Adler Trumpf Junior 1937; questo nuovo “speciale” verrà costruito, a quanto si dice, in soli 500 esemplari, di cui il 10% riservato all’ Italia… è venduto tramite un collezionista italiano e il suo prezzo, già montato, è di lire 11.000 più 500 lire di spese. Dagli inserti pubblicitari sulla rivista, di cui allego una foto (gallery in basso, ndr), si deduce che il collezionista in questione era Marco Bossi. Questa Adler verrà recensita da Ugo Fadini nel n. 6/1973…”
Le caratteristiche, scrive Fadini, non si discostano da quelle della Mercedes 170V che l’ha preceduta, però la fusione è molto migliore e lo spessore del metallo è diminuito. Si tratta, come noto, di modelli realizzati da John Day”. Nel n. 4/1974 il già citato corrispondente da Francoforte Berndt Schultz annuncia il terzo modello della serie, una Maybach, prevista per settembre 1974, ma attribuisce l’iniziativa allo svizzero (e qui ci siamo) Peter Ottenheimer e non fa cenno alcuno ad un proprio ruolo nell’iniziativa1. E infatti Quattroruotine, nel n. 6/1974, annuncia l’uscita della Maybach Zeppelin 1931 di P Model, venduta a 15.000 lire in kit e a 20.000 montata. Per quanto ne so è l’ultimo modello della marca e fu realizzato da Auto Replicas. Sopra, una foto anche di questa Maybach.
All’epoca inseguivo tutte le novità, quindi comprai la Mercedes in kit, a 6.000 lire, e l’Adler già montata a 13.000. Qualche commento su entrambe:
-Mercedes 170 V. La vera esce nel 1936 e viene prodotta fino al 1955. Non subisce grandi variazioni, ma nasce senza cofano del baule, che compare solo nel 1950. Il P Model ha invece il cofano quindi riproduce la versione del 1950, anche se è dichiarata 1935. Io però ho anche un Vitesse sempre in versione 1950 con, quindi ho modificato il kit eliminando il cofano posteriore per diversificarlo, cioè ho stuccato la scanalatura e limato maniglie e cerniere.
Come scrive Fadini gli spessori sono notevoli e ho cercato di ridurli, almeno nella zona dei montanti dei finestrini. Sia questa Mercedes che la Adler montano ruote interamente metalliche, come i primi John Day.
-Adler Trumpf Junior 1E 1937. Fadini dice che la fusione è migliore e gli spessori sono ridotti. il secondo punto è sicuramente vero, ma la fusione, almeno nel mio esemplare factory built, mi lascia un po’ perplesso. Come forse si vede dalle foto la superficie è piuttosto irregolare e la verniciatura apparentemente senza fondo non aiuta a nascondere la polvere sotto il tappeto.
Il modellino è anche troppo grande, circa 1/41 al passo e anche di più sulla lunghezza. Di seguito le due versioni della vera Mercedes e della vera Adler. La Mercedes è stata verniciata in un grigio chiaro simile ad uno disponibile all’epoca per uscire dalla monotonia del nero, comunque il colore di gran lunga più diffuso per queste vetture nel mondo reale.
Nota di David Tarallo: nel numero 19 (marzo 1979) di MA Collection, Michel Sordet pubblica una retrospettiva sui modelli Mercedes in scala, ma non c’è traccia del P Model. ↩︎
Il Team Peugeot TotalEnergies ha annunciato i due equipaggi che piloteranno le 9X8 Hypercar nella stagione 2025 del FIA-WEC.
La vettura numero 93 sarà affidata a Paul Di Resta, Mikkel Jensen e Jean-Eric Vergne; la numero 94 verrà invece pilotata da Loïc Duval, Malthe Jakobsen e Stoffel Vandoorne.
La prima gara del FIA-WEC 2025 si svolgerà il 28 febbraio sul circuito di Lusail, in Qatar.