Nuova generazione LMP2: l’ACO conferma il debutto nel 2028

L’Automobile Club de l’Ouest ha confermato l’introduzione di una nuova generazione di LMP2, prevista a partire dal 2028 in tutti i campionati ACO/LMEM, compresa la 24 Ore di Le Mans. Categoria di riferimento nell’endurance da molti anni, la LMP2 ha conosciuto uno sviluppo costante, con oltre 200 vetture costruite, distinguendosi per un equilibrio tra prestazioni elevate e accessibilità per gentleman driver esperti, oltre che per la piacevolezza di guida.

Dopo la generazione introdotta nel 2017, ormai giunta a piena maturità, l’evoluzione prevista punta a rafforzarne l’attrattiva, aggiornare il design e migliorare la sicurezza grazie a una nuova cellula di sopravvivenza.

La futura LMP2 manterrà livelli prestazionali analoghi a quelli attuali, con un peso target di 950 kg e un motore V6 turbo da 420 kW fornito da Gibson Technology. I costruttori di telai coinvolti saranno Ligier Automotive e Oreca, mentre Goodyear resterà fornitore unico degli pneumatici. Le caratteristiche aerodinamiche rimarranno vicine a quelle attuali, con modifiche limitate per adattarsi alle specificità del circuito di Le Mans.

Questa nuova generazione si inserisce in una logica di controllo dei costi, con aumenti contenuti e regolamentati. La LMP2 manterrà inoltre un ruolo centrale, con posti garantiti sulla griglia della 24 Ore di Le Mans, nell’European Le Mans Series e nell’Asian Le Mans Series, confermando la propria importanza nell’ecosistema dell’endurance anche negli anni a venire.

Disponibile la riedizione Tameo della Shadow DN8 di This Way Up

Tameo ripropone un vecchio kit 1:43 prodotto dall’azienda sudafricana This Way Up, la Shadow Ford DN8 che fece il suo debutto al Gran Premio d’Olanda 1976 con Tom Pryce. Si tratta di un kit (catalogo TWU032) con parti fuse in metallo bianco, largo utilizzo delle fotoincisioni, parti tornite e pneumatici in gomma. Tameo ha deciso di lasciare il modello esattamente come era stato prodotto all’epoca del lancio, non avendo troppo senso aggiornarlo agli standard attuali. 

Bolaffi, a Torino l’asta “Collectibles – Giocattoli” del 22 aprile

Mercoledì 22 aprile 2026 Aste Bolaffi organizza a Torino l’asta “Collectibles-Giocattoli”, articolata in due sessioni nella stessa giornata, con inizio alle ore 11.00 per i lotti dal numero 1 al 189 e prosecuzione dalle ore 14.30 per i lotti dal numero 190 al 448, con modalità di partecipazione anche Internet live; l’esposizione dei lotti è prevista presso lo Spazio Bolaffi in Corso Verona 34/D, Torino, su appuntamento da mercoledì 15 a martedì 21 aprile con orario 10.00-13.00 e 14.00-17.00 (sabato e domenica esclusi); il catalogo comprende un’ampia selezione di giocattoli da collezione, con marchi e produttori storici quali Bing, Märklin, Dinky Toys, Polistil, Mattel, Lego e altri, con un arco cronologico che include produzioni dai primi decenni del Novecento fino agli anni più recenti, con basi d’asta variabili da poche decine di euro fino a cifre più elevate per pezzi rari o in condizioni particolarmente buone; tra gli esempi presenti in catalogo si segnalano automodelli in latta, diecast e anche qualche speciale. Per informazioni, richieste di condition report o fotografie aggiuntive è possibile contattare gli esperti Aste Bolaffi al numero +39 011 0199101 o via email all’indirizzo info@astebolaffi.it. Link diretto alla pagina dell’asta: https://astebolaffi.it/it/auction/787/50

Quanto costavano nel 1980?

Da diverso tempo mi frullava in testa l’idea di pubblicare qualcosa sui prezzi dei modelli 1:43 nel passato. Evitiamo stavolta gli obsoleti, per i quali valgono anche questioni legate alla moda e alla “rarità” più o meno oggettiva – negli anni ’80 una 250 Testa Rossa di Solido era considerata introvabile, anche senza scatola – e concentriamoci per il momento sugli speciali.

Ho a disposizione listini e cataloghi di svariati paesi (Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Stati Uniti…) e di tutti i decenni ma ho deciso di prendere un TSSK del 1980 – un anno ormai lontano – e di limitarmi all’offerta italiana. All’epoca esistevano dogane e infinite complicazioni che finivano per differenziare i prezzi dei prodotti di questo tipo da un posto all’altro. Fatte queste premesse, la ricerca – condotta con diversi programmi di calcolo – ha riguardato non soltanto la mera inflazione ma è stata condotta per ottenere un quadro il più realistico possibile del peso effettivo che il prezzo di un oggetto poteva avere sulla vita quotidiana in rapporto al costo della vita reale.

Facciamo quindi alcuni esempi concreti. Iniziamo dalla forma di speciale più diffusa, il classico kit artigianale, che nel 1980 si era ritagliato una fetta di mercato ormai consolidata. Un FDS in metallo bianco della serie normale costava 10000 lire.

Per comprendere il valore reale di una cifra come 10000 lire nel 1980 è necessario andare oltre la semplice rivalutazione monetaria e ricostruire il contesto economico, sociale e culturale in cui quella somma si collocava. Limitarsi alla conversione inflazionistica (sui 30 euro) restituisce infatti solo una parte del quadro: è corretto dire che 10000 lire di allora corrispondono una sessantina di euro di oggi. Per avvicinarsi a una valutazione un po’ attendibile bisogna infatti rapportare la cifra ai livelli salariali dell’epoca: all’inizio degli anni ’80 uno stipendio medio operaio si aggirava intorno alle 500000 lire mensili, mentre un impiegato percepiva mediamente tra le 600000 e le 900000 lire. In questo contesto, 10000 lire rappresentavano circa l’1,5-2% del reddito mensile, una quota che equivaleva a diverse ore di lavoro, generalmente tra le tre e le cinque, o, in termini più intuitivi, a una mezza giornata lavorativa. Questo dato è fondamentale perché restituisce immediatamente la dimensione concreta della cifra: non si trattava di un importo trascurabile, ma nemmeno di una spesa impegnativa, bensì di una fascia intermedia che richiedeva comunque una certa attenzione.

Se si osserva poi il potere d’acquisto reale, il quadro diventa ancora più chiaro. Nel 1980 un caffè al bar costava circa 300 lire, un chilogrammo di pane intorno alle 1000 lire, un quotidiano circa 200 lire e un litro di benzina tra le 600 e le 700 lire. Ciò significa che con 10000 lire si potevano acquistare all’incirca 30-35 caffè, oppure 10 chilogrammi di pane, o ancora circa 50 giornali, o una quindicina di litri di carburante. In altri termini, si trattava di una somma in grado di coprire diversi giorni di consumi quotidiani essenziali, e quindi dotata di un potere d’acquisto tutt’altro che marginale. Ma quando la si confronta con le principali spese strutturali dell’epoca, emerge una diversa prospettiva: un affitto mensile medio oscillava tra le 150000 e le 250000 lire, un televisore poteva costare tra le 400000 e le 800000 lire, mentre un’utilitaria si collocava tra i 5 e i 7 milioni di lire. In questo quadro, 10000 lire rappresentavano circa un ventesimo di un affitto mensile e una frazione molto ridotta del costo dei beni durevoli.

A ciò va aggiunto il contesto economico generale, che incide in modo determinante sulla percezione del valore. L’Italia del 1980 era caratterizzata da un’inflazione elevata, intorno al 20%, da salari in crescita ma soggetti a instabilità e da una diffusione ancora molto limitata del credito al consumo. Il denaro era utilizzato prevalentemente in forma contante. Questo significa che anche importi relativamente contenuti potevano avere un “peso psicologico” maggiore rispetto a oggi.

Nel 1980 un kit della serie “X” (AMR) era praticamente il non plus ultra nel suo genere. Tra l’altro le varie edizioni andavano esaurite rapidamente e chi non aveva i contatti giusti poteva solo sognarseli la notte

Passiamo ora a un kit più impegnativo, un “X”, che costava sulle 27000 lire. Se si vuole trovare un equivalente realistico in termini di “peso economico e percezione sociale”, le 27000 lire del 1980 possono essere avvicinate ai 140 euro di oggi.

Se invece si voleva un buon montato nostrano, come poteva essere una Porsche 917 di Faster43, si dovevano spendere – almeno passando per i canali “ufficiali”, ossia i negozi – circa 42500 lire. Per valutare questo dato bisogna guardare alla sua incidenza sui redditi. Con uno stipendio medio operaio attorno alle 500.000 lire e uno impiegatizio tra le 600000 e le 900000, 42500 lire rappresentavano circa l’8-8,5% del reddito di un operaio e tra il 5% e il 7% di quello di un impiegato. In termini concreti, si trattava di un impegno economico già rilevante. Un montato di Etruria Models andava sulle 40000 lire; altri prezzi di factory built diffusi in quel periodo: Leader e Autostile 40000 lire, Progetto-K 30-35000 lire, ABC 42500 lire. I prezzi al pubblico di modelli francesi di prestigio, tipo AMR e MRE, ammesso di trovarli in Italia, potevano essere anche più alti.

I Solido erano fra i pochi diecast disponibili all’epoca: un Solido serie 10 costava 3500 lire, ossia 25 euro come peso effettivo comparato ad oggi. Per un Luso Toys ci volevano circa 4000 lire mentre una Formula 1 della nostrana Yaxon costava 1800 lire. Molto più salati i Gama (circa 7500 lire) mentre gli Auto Pilen si attestavano in Italia sulle 3500 lire. I diecast erano quindi piuttosto economici e probabilmente all’epoca, tra modelli industriali e modelli speciali, c’era un divario di prezzo maggiore rispetto ad oggi, anche se in questo 2026 chi desidera un BBR di quelli top montati in Italia deve sborsare sui 240 euro. Più che altro, fra un Solido serie 10 e uno speciale factory built c’era il vuoto. L’alternativa era quella di adattarsi a montare armadiate di kit all’anno: il fatto che ci si adattasse ad imbarcarsi in simili imprese, non significava che questa prospettiva riempisse di entusiasmo il collezionista medio, anzi. Non esistevano i resincast e quindi resta difficile, per chi non abbia vissuto quel periodo, capire il valore percepito di un modello speciale. Modelli speciali che in ogni caso erano spesso criticati aspramente (troviamo nello stesso TSSK delle sonore bordate di Paolo Tron contro tanti marchi “prestigiosi”), forse proprio perché a volte, pur nella loro esclusività, lasciavano a desiderare per fedeltà, dettagli o semplicemente per qualità di montaggio.

Nonostante i continui aumenti di prezzo, si può dire che i resincast sono stati la vera quadratura del cerchio, al di là di tante considerazioni che si potrebbero fare a latere. Piacciano o non piacciano, hanno in un certo modo democratizzato il concetto di modello di concezione speciale montato decorosamente.

Dopo l’era dei Minichamps che hanno dominato gli anni ’90 e i primi 2000 e che erano (e sono tutt’ora) dei prodotti di lusso, i diecast vecchia maniera, ossia economici e di qualità accettabile, sono stati rimpiazzati quasi per intero dalle edizioni da edicola, un fenomeno iniziato nei primissimi anni Duemila. Forse, nella produzione standard, i recenti Solido sono i veri eredi della Serie 10 e dei tardi serie 100. Restano oggi altri marchi di punta (che quasi potremmo far rientrare fra gli artigianali, come i Trofeu, che ormai hanno puntato tutto sul 3D) mentre la fascia di qualità-prezzo tipica dei Vitesse di fine anni ’80-fine anni ’90 è quasi sparita, strozzata da costi sempre più alti (si veda M4) e sostituita in minima parte da edizioni da negozio derivate da stampi dell’edicola. Alcuni marchi come Brumm restano sul mercato sacrificando ogni ulteriore investimento in termini di stampi, limitandosi a varianti e aggiornamenti.

Se articoli di questo tipo avranno successo, pubblicheremo altre puntate relative ad anni diversi, estendendo poi il campo di ricerca ai modelli obsoleti.

La Peugeot 505 Production e Superproduction

Lanciata nel 1979, la Peugeot 505 rappresentò all’epoca la berlina di punta della gamma del Marchio del Leone, rimasta nella storia come l’ultima berlina Peugeot a trazione posteriore. Elegante, robusta e versatile, seppe imporsi anche fuori dall’Europa, trovando grande successo negli Stati Uniti e in Cina, ma fu soprattutto nelle competizioni che costruì una buona reputazione tecnica e sportiva.

Se la precedente 504 aveva scritto pagine memorabili nei rally e nelle competizioni africane, la 505 trovò il proprio terreno ideale in pista, pur muovendo i primi passi nei rally, anche con motorizzazioni Turbodiesel.
Il contesto in cui la Peugeot 505 si affermò fu quello del Campionato Francese di Vetture di Produzione, istituito dalla FFSA nel 1976, una serie caratterizzata da vetture molto vicine ai modelli di serie e da gare spettacolari, spesso paragonate per seguito e intensità al DTM tedesco. A partire dal 1980, Jean-Pierre Beltoise, ex pilota di Formula 1 e fervente sostenitore del campionato, iscrisse diverse 505 preparate da Danielson.

I successi arrivarono nel 1982, quando la 505 di Beltoise conquistò due vittorie, a Magny-Cours e a Montlhéry, pur in assenza di un impegno ufficiale diretto della Casa, che affidò la gestione sportiva al Groupement des Concessionnaires des Automobiles Peugeot (GCAP).

Il punto di svolta arrivò nel 1983, quando Peugeot presentò la 505 Turbo Injection di serie, frutto anche di una collaborazione tecnica con Porsche nello sviluppo della versione turbo a benzina basata sul motore Chrysler-Simca da 2,2 litri. La 505 Turbo Injection si distingueva per la verniciatura bicolore esclusiva e per i cerchi in lega TRX da 15 pollici. Inizialmente proposta con 150 CV, fu seguita da una versione da 160 CV, sulla quale era possibile installare un kit PTS sviluppato da Danielson, capace di portare la potenza fino a 200 CV.

Questa base tecnica diede origine prima alla 505 Production, quindi alla più estrema Peugeot 505 Superproduction, sviluppata da Danielson tra il 1984 e il 1988. La versione di serie adottava un sistema di iniezione elettronica “regolata” e inizialmente un turbocompressore Garrett, privo di intercooler e con una pressione di sovralimentazione limitata a 1 bar. Successivamente venne introdotto un turbocompressore KKK con pressione portata fino a 1,7 bar, che consentì alla Superproduction di raggiungere 440 CV nella prima stagione, per poi superare i 550 CV negli anni successivi.

Il primo anno di gare non fu semplice, soprattutto a causa di problemi elettronici, ma una volta risolti, la Peugeot 505 Superproduction divenne una delle vetture più temute del lotto. Tra il 1984 e il 1987, con Jean-Pierre Beltoise e Jean-Pierre Jabouille al volante, la 505 conquistò otto vittorie assolute. Pur senza riuscire mai a laurearsi campione di Francia, la Peugeot 505 lasciò un segno profondo nel panorama delle competizioni turismo, influenzando un’intera generazione di appassionati. 
Nel 1985, Peugeot sostituì inoltre il campionato monomarca Talbot Samba con il 505 Trophy, una serie dedicata che durò tre stagioni.

Il 17 maggio la 16ma edizione della Mostra scambio di modellismo ferroviario a Bologna

Si svolgerà domenica 17 maggio nella Sala gialla (ore 9-14) in Via Stalingrado 12 a Bologna la 16ma edizione della Mostra scambio di modellismo ferroviario organizzata dal DLF locale.

Per prenotazione tavoli: tel. 392 916 0160, e-mail mcr160@libero.it

L’edizione successiva della Mostra scambio si svolgerà l’11 ottobre.

Historic Minardi Day 2026, l’edizione del decennale

Dopo i numeri registrati nel 2025, con oltre 20.000 presenze e più di 700 vetture storiche in pista e nel paddock, l’Historic Minardi Day si prepara a tornare con un’edizione particolarmente significativa. Il decennale è in programma sabato 19 e domenica 20 settembre 2026 all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola.

Negli anni la manifestazione si è consolidata come uno degli appuntamenti di riferimento nel calendario internazionale del motorsport storico, riunendo piloti, collezionisti, team e appassionati. Il format prevede la presenza di vetture di Formula 1 storiche, monoposto, prototipi, Gran Turismo e supercar, in un contesto che unisce attività in pista e momenti di incontro con il pubblico.

L’organizzazione è al lavoro per l’edizione 2026, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente un evento cresciuto progressivamente grazie al coinvolgimento degli appassionati e alla collaborazione con Formula Imola. I dettagli completi del programma, degli ospiti e delle attività saranno annunciati prossimamente.

L’Auto Jaune Paris cessa l’attività

Dopo quarantadue anni d’intensa attività e una storia di collezionista – commerciante di modelli che quasi non ha pari nel mondo, Vincent Espinasse chiude l’Auto Jaune per godersi una meritata pensione.

Il sito di vendita resta ancora operativo, giusto il tempo di perfezionare il disbrigo di alcune pratiche. La sezione italiana dell’Auto Jaune, gestita dai due figli di Vincent (molto ma molto lontani dal padre per competenza ed entusiasmo), resta operativa.

Charade Classic, al via la stagione 2026 con le auto d’epoca

Il Circuit de Charade inaugura la stagione 2026 degli incontri dedicati alle auto storiche con il primo appuntamento di Charade Classic, in programma domenica 5 aprile, un evento che apre una serie di raduni mensili pensati per collezionisti e appassionati di veicoli d’epoca.

Organizzato da aprile a ottobre la prima domenica del mese, ad eccezione di giugno e luglio, Charade Classic propone un ritrovo informale che negli anni ha consolidato una partecipazione media di circa 2.000 visitatori e oltre 600 veicoli esposti, confermandosi come uno dei principali appuntamenti per gli appassionati di motorismo storico nella regione.

L’edizione di apertura della stagione 2026 sarà dedicata in particolare alle vetture d’anteguerra, con esposizione nei paddock.

L’evento si svolgerà tra le 9:00 e le 12:30, con accesso gratuito per tutti i visitatori, mantenendo una formula accessibile che favorisce la partecipazione e la condivisione della passione per le auto storiche.