Montecarlo 1971 fu una prestazione eccezionale da parte del binomio Peterson/March. Ottenuto l’ottavo posto nelle qualifiche, in gara Peterson si esibì in una delle migliori performance della sua carriera andando a prendersi un secondo posto fantastico, davanti anche alla Ferrari di Jacky Ickx. Il mondo scoprì definitivamente il talento di Ronnie Peterson; nella memoria di tutti gli appassionati è rimasta ben presente quella March con il “vassoio” appoggiato sul muso. La March Ford 711 colpisce la fantasia con la sua strana ala ellittica sopra al muso arrotondato e basso, sorretta unicamente da un esile piloncino; sembra l’ala di uno Spitfire ma gli inglesi gli affibbiano anche il soprannome di “coffee table”. Tameo ha deciso di riprodurre questa vettura, che sarà inserita come kit 1:43 in metallo bianco nella gamma standard col numero di catalogo TMK448.
Ferrari 499P Hypercar Le Mans 2023
Non si erano ancora spenti gli echi del successo della Ferrari 499P alla 24 Ore di Le Mans 2023 che già il Cavallino aveva incassato un’altra vittoria alla gara del 2024. Buon per i tifosi della Ferrari e per l’endurance, mai così popolare da almeno cinquant’anni a questa parte.

Ovviamente i modelli 1:43 e 1:18 delle tre 499P impegnate alla 24 Ore del 2024 sono già stati annunciati, e i primi dovremmo vederli già verso l’autunno. Facciamo intanto un passo indietro dando un’occhiata al Looksmart 1:43 che riproduce la vettura del 2023 (LSLM162). In 1:43 – così come in 1:18 – la scelta si restringe ai resincast Looksmart e BBR e al diecast Burago, che è poco più che un giocattolo.
L’ideale sarebbe stato avere per le mani anche il BBR per imbastire un parallelo col Looksmart ma la lacuna è stata fortunatamente colmata su Facebook da alcuni collezionisti di grande competenza e cultura automobilistica. Meno male.



Dunque, abbiamo a disposizione il Looksmart e con quello facciamo. Intanto il prezzo: il Looksmart, che nel bene o nel male è uno Spark, viene venduto al pubblico a circa 115 euro; il BBR arriva a 200.





Penso che il Looksmart possa costituire un buon compromesso anche per tutti quei collezionisti che acquistano o acquisteranno le altre Hypercar di Spark. Lo standard è esattamente lo stesso, sia per prototipazione che per montaggio e rifinitura.
La verniciatura è buona (non eccessivamente liscia e uniforme ma non lo è neanche sulla vettura reale), le varie appendici aerodinamiche sono riprodotte con fedeltà e applicate con cura, e tutto quanto appare equilibrato e ben concepito. Insomma, da trenta o quaranta centimetri il modello è assolutamente a posto. E’ a posto anche se lo si guarda più da vicino, apprezzando molti dettagli di ottimo livello, quali le ruote, le trame del carbonio, i fari o le grigliature.
Solito annoso inconveniente, le decals sono stampate a gruppi e questo salta all’occhio: ad esempio, lo stemma col cavallino rampante sul fianco fa corpo unico col Bibendum Michelin più sotto. Il film è sottile e la decal è ben stesa ma uno spessore – per quanto minimo – resta tale e non si può andare contro le leggi della fisica per annullarlo.





Le due antenne sul tetto sono un po’ troppo grosse e non è neanche bellissimo l’effetto che fanno le aperture sui passaruota anteriori, nelle quali si nota la parte interna (col suo “colletto”) del cerchio, priva di ogni braccetto di sostegno. Su alcuni esemplari abbiamo riscontrato un po’ di approssimazione nel montaggio della pinna centrale posteriore non perfettamente centrata con l’asse della vettura. Roba da poco, ma può dar fastidio.
Una curiosità: sul primo lotto di modelli, appariva il solo riferimento “AF Corse” sulla placca della base e sull’etichetta della scatola, ora rettificata in “Ferrari – AF Corse” su indicazione diretta del costruttore.








In conclusione, questa Ferrari 499P di Looksmart è un modello senza sorprese (in tutti i sensi), con un rapporto qualità-prezzo tutto sommato accettabile. Non si tratta di serie numerate o limitate, ragion per cui è lecito aspettarsi che il modello resterà disponibile ancora per un bel pezzo. E’ praticamente inutile ricordare che Looksmart ha riprodotto anche la vettura numero 50, piazzata in pole position da Antonio Fuoco.
Ferrari, è tornato il Family Day
Il Family Day è tornato dopo cinque anni con un’edizione che per la prima volta si è estesa nel corso del fine settimana. L’appuntamento riservato alle Persone Ferrari, ai loro amici e alle loro famiglie ha registrato il numero di presenze più alto di sempre: nelle giornate del 22 e del 23 giugno, infatti, i visitatori sono stati circa 30.000.
Fra loro, il presidente John Elkann, il vicepresidente Piero Ferrari e l’amministratore delegato Benedetto Vigna che hanno accompagnato i loro familiari e amici alla scoperta dei Musei Ferrari e degli stabilimenti di Maranello e Modena.
I dipendenti hanno avuto l’opportunità di far conoscere ai loro ospiti le aree dell’azienda, che in alcuni casi erano rimaste inaccessibili al pubblico come il Centro tecnico, il Garage Pit Stop e la sede di Endurance & Corse Clienti. Qui sono state esposte le Ferrari 499P che hanno vinto la 24 Ore di Le Mans negli ultimi due anni.
Ha destato grande interesse il nuovo e-building, inaugurato ieri alla presenza del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Nell’edificio, progettato dall’architetto Mario Cucinella, nasceranno vetture con motore termico, ibrido e – a partire dal quarto trimestre del prossimo anno – il primo modello elettrico. All’avanguardia per tecnologia e per l’attenzione all’uso delle risorse naturali e dell’energia, la nuova fabbrica mette al centro del processo produttivo la maestria artigianale dei lavoratori, un elemento chiave per continuare a realizzare delle vetture uniche.













Nasce il Ferrari Challenge Trofeo Pirelli Australasia
| Il Ferrari Challenge si arricchisce di una nuova serie che, dal 2025, vedrà protagonista il monomarca del Cavallino rampante nell’emisfero australe: il Ferrari Challenge Trofeo Pirelli Australasia. Il nuovo campionato regionale, il cui calendario sarà annunciato nei prossimi mesi, si inserisce nella già ampia offerta proposta dalle serie internazionali, Europe e North America, e nazionali, UK e Japan. Da più di trent’anni il Ferrari Challenge è il punto di riferimento per quei piloti che vogliono intraprendere i primi passi nel mondo delle competizioni GT, o per i gentlemen drivers che vogliono sfidarsi in gare spettacolari e divertenti. Il format dell’evento ricalcherà quello degli altri campionati Ferrari, prevedendo gare da 30 minuti più un giro e molte sessioni in pista, tra test, prove libere e qualifiche.“Siamo molto contenti di poter dare vita a questo campionato, un progetto a cui il nostro team stava lavorando da lungo tempo”, ha commentato Antonello Coletta, Global Head of Ferrari Endurance and Corse Clienti. “L’introduzione della serie Australasia va ad inserirsi all’interno di una strategia ben precisa che ha portato alla nascita prima della serie nazionale UK, poi all’introduzione di quella Japan che si sta segnalando per il grande successo di iscritti”. “La crescita del Ferrari Challenge negli ultimi anni è davvero importante e, con l’impulso della nuova 296 Challenge, i numeri relativi ai partecipanti vanno oltre le nostre più rosee aspettative come hanno testimoniato le prime gare stagionali”, ha dichiarato Andrea Mladosic, Head of Ferrari Challenge and Corso Pilota. “L’interesse da parte dei mercati dell’area e le molte richieste ricevute dai clienti sportivi ci hanno spinto ad analizzare la possibilità di creare questa serie ed esserci riusciti rappresenta un risultato di cui siamo molto soddisfatti”. |
Elogio della banalità?
testo di Riccardo Fontana / foto di Riccardo Fontana e David Tarallo
La serie Gam 1 di Solido – che nell’ambito della Serie 10 è una vera e propria serie nella serie – è costituita da modelli strani per gli standard Solido, quasi estranei alle usanze solite della casa di Vélizy: molte vetture stradali contemporanee, dalla Volkswagen Golf alla Ford Fiesta passando per la Renault 12 Break e la Renault 4 Fourgonnette, un plateau decisamente inconsueto per una marca che aveva fatto delle vetture da competizione il proprio cavallo di battaglia per quasi vent’anni.
Quale che fosse la ragione di tale “invasione” di auto popolari – che poteva andare dal tentativo di rimpiazzare la Dinky ormai morta all’idea di tastare nuovi mercati, come ad esempio quello inglese – i modelli proposti erano sì belli, ma a tratti potevano sembrare meno attrattivi del solito, e sicuramente appaiono molto più belli oggi a quasi cinquant’anni di distanza di quanto non fossero alla loro uscita, anche se spesso la loro importanza non ha risieduto tanto nel modello base, quanto piuttosto nella base che hanno costituito per miriadi di elaborazione casalinghe o per il lavoro – più strutturato – di molti valenti artigiani.

Uno degli esempi forse più eclatanti di modello di per sé anonimo ma comunque importante per mille motivi (e che motivi) è sicuramente costituito dalla Ford Escort, uscita nel corso del 1976 con la referenza 45.
Un modello semplice ma abbastanza esatto (al netto di un muso dalla forma discutibile) riproducente un’auto – l’Escort 1300 L stradale – abbastanza anonima, e pertanto decisamente poco interessante, almeno all’apparenza.

Già, perché la (relativamente) inspiegabile decisione di Solido di non riprodurre direttamente la versione RS da rally (seguita dall’ancor più infelice decisione di ricavare una versione rally aggiungendo le decals ed un paraurti coi fari supplementari alla stradale, e qui si potrebbero aprire degli universi, che non aprirò per non apparire sgarbato) per concentrarsi sulla stradale “da padre di famiglia”, ha dato il via a tutto un filone di bellissime elaborazioni su base stradale, con firme come CG-Hobby e Tron a farla da padrone.


In cosa consistevano questi transkit? Principalmente in pochissimi particolari da aggiungere al modello base: quattro codolini riportati, un alettoncino, uno spoiler anteriore, l’antenna, a volte un archetto, quattro cerchi Minilite con gomme racing, ed un foglietto di decals relativo a questa o a quella versione: perfettamente aiutati dall’estrema popolarità (e dalle moltissime livree ufficiali e non) delle Escort RS 1.8 nei rally di quegli anni, Tron e CG-Hobby sfornarono centinaia di varianti di questi transkit, e ne vendettero letteralmente a migliaia (nella gallery in basso, una selezione di transkit CG-Hobby ancora sigillati, n.d.r.).









Un limitato investimento economico, sovrabbondanza di basi, appeal del modello finito (perché diciamocelo: tanto poco “diceva” l’Escort standard, quanto incredibilmente esaltante era quel mostro urlante che era l’RS 1.8, con quel Cosworth BDA preso direttamente dalle F2 che aveva più CV del Dino della Stratos in versione 2 valvole e la faceva andare di traverso a ruote alzate anche in rettilineo) ed il gioco era fatto: moltissimi collezionisti si cimentarono nell’elaborazione di una o più Escort, e moltissimi di quei modelli sono arrivati in buone condizioni fino ai giorni nostri, con la loro aria un po’ da specialini d’altri tempi che li rende così incredibilmente affascinanti.
La magia dei Solido è anche questa: non risultare mai inutili, e soprattutto non essere mai scontati, mai banali, anche nei casi apparentemente senza speranze.
La course ou la vie – itinéraire d’une femme rapide
Dal 1966 e per una ventina d’anni, la belga Christine Beckers, nota semplicemente come “Christine”, è stata pilota in tutte le categorie. Rally, circuito, Parigi-Dakar, NASCAR o endurance (compresa la 24 Ore di Le Mans), Christine ha dato del filo da torcere ai colleghi uomini. Con cinque titoli belgi, altrettante medaglie d’oro Alfa Romeo e un riconoscimento speciale del RACB, la Beckers è la donna pilota più titolata.
Con amore e umiltà, la sua penna gradevole di giornalista racconta tanti ricordi in un libro riccamente illustrato, che non parla certo solo di automobili e di corse. La Beckers rievoca i suoi incontri con Enzo Ferrari, Juan Manuel Fangio, Jean Todt o Jean-Claude Killy ma anche con Yuri Gagarin, Maurice e Jean-Louis Trintignant e Pierre Arditi; nella sua lunga e appassionante esistenza, Christine ha incrociato scrittori celebri, attori, artisti e tante altre personalità effervescenti, che passano sulle pagine del libro come in un appassionante film.
E’ presente la morte, certo, soprattutto con l’incidente del fidanzato Roger Dubos, perito alla 24 Ore di Spa del 1973, un episodio chiave nella vita di Christine, che seppe rialzarsi e proseguire la sua strada facendosi forza e continuando nel difficile ambiente dell’automobilismo sportivo. Molto bello e “fresco” il capitolo della vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans 1974, ottenuta insieme a Marie Laurent e Yvette Fontaine, un exploit che tante “emancipate” pilote di oggi ancora si sognano. E ancora, molto delicate le pagine sull’amicizia con Lella Lombardi e piene di nostalgia quelle su Jean Rondeau.
Oggi Christine, ottantenne, si batte ancora per migliorare la condizione delle persone autistiche come suo figlio. L’abbiamo incontrata a Le Mans ed è sempre uno spirito vivace e curioso del mondo. Questo libro, edito da Testacoda1, è uscito alla fine del 2023 e costituisce un prezioso contributo alla storia di tutto un ambiente che sta pian piano facendo posto a un automobilismo asettico e povero di contenuti umani.
Christine Beckers, La course ou la vie – itinéraire d’une femme rapide, Testacoda Editions, Strépy-Bracquegnies 2023, ISBN 978-2-960191-34-9, in brossura, pagg.150, € 35,00.












Diario di Le Mans, the hard way episodio 2
Devo dire che noi media siamo privilegiati. Hospitality, sale stampa, agevolazioni varie rendono le trasferte non dico facili ma almeno un minimo confortevoli. Da tempo immemorabile non affronto una gara nei panni dello spettatore, né penso che lo rifarò una volta che la mia vicenda professionale sarà conclusa. Però può essere istruttivo e interessante capire cosa sia una gara pesante come la 24 Ore di Le Mans sfidata da semplice visitatore. E se si tratta della prima volta, la cosa può essere ancora più intrigante. Lascio quindi spazio a una serie di scritti di Riccardo Fontana, che pubblicherà una sorta di Diario di Le Mans 2024, a perenne monito per chi vorrà tentare l’avventura… the hard way, come avrebbe detto Perry McCarthy. [David Tarallo]
testo di Riccardo Fontana
Per capire come abbiano fatto due trentenni semi-milanesi – e pertanto teoricamente appartenenti ad una generazione (nonché genia) infame che apprezza le automobili ed il Motorsport poco o nulla – occorre fare un passo indietro, e presentare i “protagonisti” di questo viaggio della speranza, cioè io ed il mio amico Luca.
Luca ha trentatré anni, anni addietro ha sciaguratamente deciso di fare ingegneria condannandosi ad una vita di stenti iper-responsabilizzati e sottopagati, ed è molto appassionato di motorsport, tanto da imbarcarsi in lunghissime maratone su Eurosport per seguire la 24 Ore di Le Mans da molti anni a questa parte. È la vera mente alla base dell’idea di questo viaggio folle, in cui ha coinvolto il secondo protagonista – che sarei io – dopo il vicendevole acquisto di un Yamaha Ténéré 700 nuovo a testa, quasi due anni fa (cara Yamaha, sono 500€ per il servigio. 300€ senza fattura, n.d.r.).
Di me invece che dire… Ho trentadue anni, sono l’autore, con David Tarallo, di Generazione Hypercar 2021-2023 (compratelo, sennò la Von der Leyen vi vede e vi impone le domeniche a respirazione alterna per non inquinare, n.d.r. 2) e anch’io ho sciaguratamente scelto di fare ingegneria condannandomi alla stessa vita del cazzo: volevo progettare (e magari guidare) auto e moto da corsa, ma complice disastri familiari accaduti nel pieno degli anni dello studio per ora ho ottenuto solo di affannarmi l’anima su degli scatolotti grigi sputa-freddo pieni di cagate di piccioni su dei tetti in certe aree industriali improbabili ma disagiate: sopravvivo, ma tento ancora di fare altro.
Luca è addirittura fuggito in Repubblica Ceca, completamente logorato dal modo di vivere alienante e folle tipico degli impiegati italiani del 2024: dice di trovarsi meglio, se ha ragione siamo messi bene, non c’è che dire…
Dopo un primo tentativo di partecipazione all’edizione 2023 andato a vuoto causa esaurimento dei biglietti, ci abbiamo riprovato quest’anno, comprando i biglietti a settembre 2023, appena resi disponibili dall’ACO: una follia, dopo meno di un’ora erano già pressoché esauriti, erano rimasti solo quelli praticamente senza tribune, e con quelli abbiamo fatto.
Viaggio da farsi rigorosamente in moto, con una tappa intermedia all’andata ed una al ritorno, autostrada vietata fuori dai confini nazionali.
Comprati i biglietti, pronte le moto, restava un punto apparentemente semplice ma insidioso: farsi dare le ferie.
Luca ha avuto pochi problemi, a me hanno provato a piantare storie, risolte con un serafico “non vi sto chiedendo il permesso, vi sto informando che lo faccio, se vi sta bene è così, altrimenti mi licenzio e ci vado lo stesso”, al che – al netto di alcuni subdoli tentativi di ripensamento stroncati sul nascere nei medesimi termini – si è potuto ufficialmente dare il via all’avventura, dividendo la preparazioni in maniera… empirica.
Già, perché data la mia allergia verso la tecnologia e l’home banking, Luca ha pensato a tutta la parte online, dall’acquisto dei biglietti a quello delle tute antipioggia (indispensabili data la collocazione geografica dell’evento), mentre a me era delegato il reperimento delle borse, il loro acquisto, fissaggio, e collaudo della relativa tenuta, nonché la risoluzione di altre problematiche minori come lo studio del codice della strada transalpino e l’adeguamento di piloti, moto ed equipaggiamento.
Corrono i mesi, si avvicina la data, e quasi ci siamo: arriva giugno, e questa allegra mezza traversata dell’Europa ci corre incontro senza remore.
Penso – anzi ne sono assolutamente convinto – che l’edizione imperdibile sia in realtà stata persa non andando a quella del 2023, ma il dado è tratto, e come dei Giulio Cesare al contrario ci accingiamo a cimentarci in un percorso quasi contrario a quello del celebre proto-imperatore romano.
Il tempo ci dirà che no, l’imperdibile non era (fortunatamente) ancora stato perso, ma ad inizio giugno non potevamo ancora saperlo…
Chevrolet Corvette C8 in Monaco orange

Nuovo modello Norev Exclu web in 1:18, in serie limitata a 200 esemplari. Si tratta della Corvette C3 in arancione Monaco con interni neri. Catalogo 189033, € 69,90. Link per ordinare i modelli Exclu web direttamente dal sito Norev: https://www.norev.com/fr/3327-exclu-web


Diario di Le Mans, the hard way episodio 1
Devo dire che noi media siamo privilegiati. Hospitality, sale stampa, agevolazioni varie rendono le trasferte non dico facili ma almeno un minimo confortevoli. Da tempo immemorabile non affronto una gara nei panni dello spettatore, né penso che lo rifarò una volta che la mia vicenda professionale sarà conclusa. Però può essere istruttivo e interessante capire cosa sia una gara pesante come la 24 Ore di Le Mans sfidata da semplice visitatore. E se si tratta della prima volta, la cosa può essere ancora più intrigante. Lascio quindi spazio a una serie di scritti di Riccardo Fontana, che pubblicherà una sorta di Diario di Le Mans 2024, a perenne monito per chi vorrà tentare l’avventura… the hard way, come avrebbe detto Perry McCarthy. [David Tarallo]
testo di Riccardo Fontana
Quattro del mattino.
È giugno, domenica 16 di giugno.
Piove, tira vento, fa un freddo terrificante: un clima che – in gergo metereologico – si potrebbe tranquillamente definire “demmerda”.
Sono accampato nell’unico posto vagamente coperto che sia dato trovare, una panca di legno sotto al tendone di un bar dietro alle tribune principali, sul traguardo, uno di quei posti che vendono panini discutibili a diciotto euro.
Vaneggio, non ragiono benissimo: un po’ dormo, un po’ anche no, e con un occhio seguo la corsa dal maxischermo che troneggia appena fuori dalla tenda del bar.
C’è la safety car dalle undici e qualcosa della sera prima, evidentemente deve esserci stato un mega incidente con cadaveri, sangue e budella sparpagliate per tutto l’Hunaudières, altrimenti non si spiegherebbero quasi cinque ore di safety car consecutive, ma lo speaker è calmo, sereno, e continua a snocciolare dati e curiosità con una gioia innaturale, fino a quando – dal nulla – se ne esce con una pausa seguita da un tombale “…Et bon, je n’ai plus rien à dire, les amis”, che in realtà è la miglior fotografia possibile della situazione che stiamo vivendo.
Luca – il mio compagno di viaggio – è pressoché morto: sta dormendo seduto su un’altra delle panchine accanto alla mia, acciambellato in un k-way che gli fa da micro-tenda.
“Beato lui che dorme…”.
Con noi una platea di altre persone, accampate nei posti e nelle posizioni più disparate, a comporre un mosaico a metà tra una trincea di Verdun e la stiva della nave di Carola Rackete.
A tratti ho gli occhi aperti, ma non capisco benissimo: ad un certo punto mi sposto in tribuna coperta, non ci potrei andare ma me ne sbatto allegramente le palle, trattasi di risarcimento per le copiose ore di safety car.
Accidenti a Greta ed alla buona qualità dei prodotti Durex…
La ruota panoramica, illuminata, si erge poco oltre le chicane, ogni tanto sento passare le macchine allineate dietro alla safety, a volte non le sento più, e quando mi riprendo non capisco mai se si siano fermate per una neutralizzazione o se si sia semplicemente trattato di sonno.
Già, ma come siamo finiti in questa landa desolata e spazzata da vento acqua e gelo?
Perché ci siamo finiti, soprattutto?
Tutte ottime domande che – se avrete lo spirito e la curiosità di seguirci – vi racconteremo, componendo un mosaico che si dipanerà lungo la prima volta alla 24 Ore di Le Mans di due semplici appassionati, e di tutto quello che ne consegue.
Borsa di Scambio di Novegro il prossimo 8 settembre
Si svolgerà domenica 8 settembre la prossima edizione – la terza dell’anno – della Borsa di Scambio di Novegro (orario 9.30-16.30). Da sempre uno degli appuntamenti più attesi dopo la pausa estiva, la Borsa di Novegro precederà di tre settimane un altro evento di grande interesse, l’Hobby Model Expo, in programma dal 27 al 29 settembre.
