Il 24-25 gennaio Mostra mercato del giocattolo vintage a Piacenza

Si svolgerà il 24 e il 25 gennaio la settima edizione della Mostra mercato del giocattolo vintage a Piacenza, presso Piacenza Expo (Frazione Le Mose, Via Tirotti 11). Orari: sabato 9.30-17.30, domenica 9.30-16.30. Ingresso libero e parcheggio gratuito.

Skoda 979-I

Tra le realizzazioni più recenti di Autocult vi è il furgone Skoda 979-I, resincast in 1:43, numero di catalogo 08024. Un piccolo pezzo di storia del marchio cecoslovacco, forse poco nota.

Nel 1955, il Ministero dell’Industria Automobilistica cecoslovacco approvò lo sviluppo di un furgone che doveva essere spazioso, leggero e moderno. Il veicolo fu progettato per offrire una capacità di carico di 950 kg, una velocità massima di circa 100 km/h e un consumo di carburante di circa 10 litri ogni 100 chilometri.

Tenendo a mente queste specifiche, la Skoda costruì il primo esemplare sperimentale, al quale assegnò la sigla interna S979. I lavori iniziarono nel marzo del 1956 e appena sei mesi dopo era già pronto un prototipo per i test in condizioni reali. Le prove si svolsero negli stabilimenti di Mladá Boleslav e Vrchlabí.

Alla fine, il furgone non venne approvato per la produzione. Dal punto di vista estetico, il frontale fu sicuramente uno dei punti più discussi. Nella versione successiva i fari e l’intera sezione anteriore divennero molto più marcati e moderni.

Gino Munaron e la Peugeot 203: storia di un’impresa alla Mille Miglia

Un nome, una vettura e un’impresa che hanno lasciato un segno nella storia dell’automobilismo italiano: Gino Munaron e la Peugeot 203. Il pilota torinese Virginio Achille Munaron Lugli – per tutti Gino Munaron – nato a Torino il 2 aprile 1928, è ricordato come uno dei talenti più versatili del dopoguerra, capace di distinguersi tanto nelle competizioni nazionali quanto in quelle internazionali. La sua scomparsa nel 2009 non ha scalfito l’eredità sportiva che ancora oggi affascina appassionati e storici dell’automobile.


La Peugeot 203 torna alle corse nel dopoguerra

Dopo gli anni del conflitto mondiale, l’automobilismo europeo riparte lentamente. In Italia, la Mille Miglia torna a essere terreno di rinascita e nel 1952 rivede al via anche una Peugeot: una 203 berlina dell’equipaggio francese Gay/Mercier, impegnata nella categoria Sport di serie fino a 1500 cc. L’arrivo all’81° posto su 629 partenti rappresenta un ritorno dignitoso del marchio francese nelle competizioni italiane.

Il legame tra Peugeot e Torino si rinsalda grazie a Odoardo Pagani, importatore che già prima della guerra trattava acciai provenienti dagli stabilimenti francesi. Nel 1947, con la ricostruzione in corso, viene riattivato l’accordo con la A. Pagani & Figli, inizialmente dedicato a utensili, biciclette e motociclette. Le automobili arriveranno più tardi: sarà infatti nel 1954 che inizierà l’importazione regolare della Peugeot 203, soprannominata affettuosamente “Oca di latta”.


Peugeot 203: una vettura moderna, robusta e sorprendentemente brillante

Presentata al Salone di Parigi del 1948, la Peugeot 203 rappresenta una svolta per la Casa francese. La carrozzeria monoscocca rende l’auto leggera e moderna, l’architettura con motore anteriore e trazione posteriore la rende economica da produrre ma affidabile, mentre la testata emisferica del motore garantisce una vivacità insospettabile per l’epoca. Il cambio a quattro marce, con quarta surmoltiplicata, dimostra un’attenzione particolare ai lunghi trasferimenti. La linea, firmata da Henri Thomas, riprende le morbide forme americane con parafanghi arrotondati e proporzioni eleganti.

Disponibile in numerose varianti – dalla berlina al coupé, dal cabriolet alle versioni familiari e commerciali – diventerà una protagonista della motorizzazione francese con quasi 700.000 esemplari prodotti tra il 1948 e il 1960.


1953: la Mille Miglia di Gino Munaron e il trionfo di classe

È nel 1953 che la storia della 203 si intreccia definitivamente con quella di Gino Munaron. Per promuovere la vettura presso il pubblico italiano, Pagani iscrive cinque Peugeot 203 alla Mille Miglia. Una di queste viene affidata proprio a Munaron, affiancato da Lucio Finucci.

La loro Peugeot è di serie e verniciata in blu Francia. Le uniche modifiche riguardano la lucidatura dei condotti di aspirazione e scarico e l’abbassamento delle sospensioni di pochi centimetri. Monta targa Pesaro 10000 e porta il numero 100, corrispondente all’orario di partenza: l’una di notte. Nonostante la cilindrata contenuta e la concorrenza agguerrita, Munaron realizza un’impresa memorabile: conquista il primo posto nella classe Turismo fino a 1300 cc, contribuendo in modo decisivo alla notorietà della 203 in Italia.


Un legame che dura

Il 1953 non è un episodio isolato. Munaron porta la Peugeot 203 al terzo posto nella classe 1300 cc alla Coppa della Toscana, al secondo posto di classe al Giro dell’Umbria e al quarto al Volante d’Argento nella categoria fino a 1500 cc. Risultati che confermano la sorprendente competitività della vettura francese, che continuerà a prendere parte alla Mille Miglia fino al 1957. La storia si chiude con un’immagine di grande forza simbolica. Nel 2008, a 80 anni, Munaron prende parte alla rievocazione della Mille Miglia, ancora una volta al volante di una Peugeot 203, accompagnato dal rallista Del Zoppo.

Dall’intuizione commerciale dei Pagani ai successi agonistici di Munaron, la Peugeot 203 non fu soltanto un’automobile: divenne un simbolo di rinascita, di tecnica intelligente e di robustezza esemplare.

La Le Mans Classic a Rétromobile

La collaborazione fra Peter Auto e l’Automobile Club de l’Ouest continuerà in occasione di Rétromobile, con la presentazione della Le Mans Classic (2-5 luglio 2026) e la prima edizione della Le Mans Classic Legend.

Allo stand Peter Auto sarà esposta la Riley & Scott-Chevy MkIII telaio 006 (foto di apertura), un’auto emblematica del plateau 8 nella Classic Legend aperto alle Sport anni ’90.

Il 15 febbraio la Borsa di Scambio a Verona

Domenica 15 febbraio a Verona presso la Fiera, Viale del Lavoro 8 (uscita A4 Verona sud), si terrà la 79a Borsa scambio giocattoli d’epoca, modellini, trenini, bambole, ufo robot, soldatini.

La manifestazione si svolgerà in un grande salone al secondo piano ingresso A2.

Come al solito l’entrata per i visitatori è gratuita, con orario 10-15. 

Automobile Legends a Parigi, 27 gennaio

Artcurial Motorcars si associa all’hotel Palace “The Peninsula” a Parigi per Automobile Legends, una vendita all’asta d’eccezione, organizzata nell’ambito della Paris Classic Car Week. Sessantacinque auto da collezione saranno protagoniste dell’evento, fra cui la Ferrari F92A F.1 1992 di Jean Alesi.

Dal 24 al 27 gennaio le vetture saranno esposte nel garage privato del Peninsula Paris, trasformato in galleria. La vendita si terrà il 27 gennaio dalle ore 14 nel salone principale dell’hotel.

Qui sotto il catalogo ufficiale della vendita, scaricabile in formato pdf.

FIA-WEC: Ferrari 296 LMGT3, il racconto della stagione 2025

La stagione 2025 del FIA World Endurance Championship ha visto il trionfo della Ferrari 499P nella classe Hypercar, ma anche nella categoria LMGT3 sono arrivati successi importanti e un secondo posto in campionato. Alla sua seconda stagione di competizioni nel Mondiale, la 296 LMGT3 ha conquistato una vittoria alla 6 Ore di Spa-Francorchamps con l’equipaggio composto da François Heriau, Simon Mann e dal pilota ufficiale Alessio Rovera. Due terzi posti invece per la vettura gemella di Thomas Flohr, Francesco Castellacci e dell’altro ufficiale Davide Rigon, alla fine settima in classifica.

I numeri. Entrambi gli equipaggi di Vista AF Corse sono saliti sul podio durante la stagione. Come detto, la vettura numero 21 di Heriau-Mann-Rovera ha aperto il conto con il successo di Spa, a cui ha fatto seguito il secondo posto alla 24 Ore di Le Mans e poi quello alla 6 Ore del Fuji. La numero 54 di Flohr/Castellacci/Rigon ha conquistato due podi, a Spa-Francorchamps e in Texas. Così, l’equipaggio numero 21 ha concluso secondo in campionato con 109 punti totalizzati, mentre la numero 54 si è classificata settima con 54 punti.

Calendario 2026. L’attenzione ora si sposta sulla prossima stagione, che vedrà nuovamente gli stessi otto tracciati della precedente. Il primo appuntamento sarà a Lusail per il Prologo il 22-23 marzo, seguito dalla 1812 KM del Qatar sulla stessa pista sabato 28 marzo. Il Mondiale poi si sposterà in Europa per le 6 Ore di Imola (19 aprile) e Spa-Francorchamps (9 maggio), prima dell’appuntamento più importante della stagione con la 24 Ore di Le Mans (13-14 giugno). Si proseguirà poi con le 6 Ore di San Paolo (12 luglio), COTA (6 settembre) e Fuji (27 settembre), prima della tradizionale chiusura stagionale con la 8 Ore del Bahrain (7 novembre).

Alessio Rovera, 296 LMGT3 #21: “Siamo andati molto vicini a vincere il titolo e senza dubbio la vittoria alla 6 Ore di Spa-Francorchamps è il ricordo più memorabile di questa stagione. Salutiamo la 296, vettura competitiva grazie a un grande lavoro di sviluppo, e ora spazio alla versione 296 LMGT3 Evo che rappresenta molto più di un’evoluzione: un pacchetto innovativo che speriamo ci possa portare tanti risultati importanti”.

Davide Rigon, 296 LMGT3 #54: “Il momento più bello della stagione è stato il podio di Austin, dove ho ricevuto la vettura in nona posizione sul bagnato e sono stato il primo a scegliere di montare le gomme slick, quando c’era solo una traiettoria asciutta. Così mi sono ritrovato a sorpassare tutti negli ultimi giri, peccato solo per la penalità che ci ha tolto la vittoria. La 296 LMGT3 è progredita molto dal suo debutto, quest’anno soprattutto abbiamo estratto tutta la performance possibile dalla vettura”.

Memorie un po’ casuali di un Salone di Ginevra

Ho frequentato per parecchio tempo il Salone di Ginevra, saltando solo pochissime edizioni tra il 2005 e il 2019. Oggi che ormai questo evento è solo un lontano ricordo (a nulla è valso il tentativo di rivitalizzare la manifestazione un paio d’anni fa), restano le foto, le sensazioni e le emozioni. Da Ginevra non si tornava mai senza idee. Sebbene leggermente in calo rispetto al periodo d’oro dei decenni precedenti, ancora nei primi anni 2000, il Salone svizzero era un appuntamento irrinunciabile d’inizio stagione. Noi della stampa ricordiamo l’atmosfera elettrica della serata della vigilia. Con un po’ di faccia tosta riuscivi a entrare per goderti gli ultimi preparativi. Varcavi le porte, salivi gli scaloni e ti ritrovavi di fronte il solito spettacolo che arrivava sempre a provocare un brivido che ti chiudeva la gola. La grandezza, gli stand, le possibili sorprese. Eri in Svizzera, quindi già fuori dalla convenzione, e poi c’era tutta la magia dell’anteprima. Avevi fatto i tuoi conti: all’ora tot la presentazione della nuova Ferrari, all’altra ora un salto alla Porsche, e poi i sempre stimolanti legami fra produzione di serie e vetture da competizione.

Inconfondibili lustrini: Ginevra era anche questo. Lo sapevi e ti lasciavi abbacinare da una realtà di sogno, in un’epoca in cui i sogni si facevano già più rarefatti

Sono passati vent’anni da una delle più belle edizioni alle quali abbia assistito. Era il 2006 e giusto per rendere l’idea, su Internet i forum imperversavano (quello della Duegi aveva appena ricevuto un sostanziale restyling che permetteva finalmente di postare foto!), le comunicazioni erano ancora a metà strada fra il vecchio e il nuovo che avanzava. Il web poteva essere un divertimento e non un pericoloso mezzo di controllo e coercizione sociale. La gente faceva tranquillamente a meno dei social e ci si scrivevano ancora un sacco di SMS.

Fu un’edizione all’insegna della neve. Le abbondanti precipitazioni sulle Alpi Svizzere condizionarono fortemente l’afflusso di pubblico ma anche di addetti ai lavori. Partimmo da Firenze con un collega, a bordo di una Fiat Punto noleggiata all’Avis. Niente gomme invernali, niente catene e un TomTom rudimentale che ci aveva fatto fare un giro cervellotico tenendoci lontano dalle autostrade. A un certo punto ci trovammo a salire, salire, inanellando tornanti su tornanti completamente invasi dalla neve, prima fresca, poi ghiacciata. Passammo dei brutti momenti, con la macchina sempre più riottosa e fatalmente attratta dal ciglio della strada come la mula di don Abbondio. Ne ridevamo per non disperarci e a un certo punto, all’interno dell’ennesimo tornantone, scorgemmo una specie di baracca in legno coperta quasi per intero dalla coltre bianca, con un cartello che emergeva ancora sgombro di neve dalla traversa del tetto: “Punto informazioni”. Ovviamente non c’era nessuno e ci inventammo una scena in cui, avanzando a piedi fino allo sportellino, bussavamo e un omino spuntava dal retro e con accento romano ci chiedeva: “Che volete sapé?”. L’accento del li castelli sulle Alpi svizzere.

Non so come, eravamo riusciti all’ultimo tuffo un b&b dal costo ragionevole, neanche lontanissimo dal Palexpo. Sull’autostrada che ci accompagnava per l’ultima manciata di chilometri (l’avevamo ripresa per puro caso) ci sorpassò una Smart a una velocità pazzesca. Già era tanto se riuscivi a tener dritta la macchina a cinquanta all’ora. La ritrovammo qualche minuto dopo, appoggiata su un fianco dopo chissà quante capriole.

A Ginevra compravi l’annuario della Revue Automobile, pagandolo una follia allo stand dove tutti erano trattati da gran signori. Con quello sullo scaffale, andavi tranquillamente avanti per un anno intero, sapendo di poter contare su una fonte sicura e autorevole. Tutto al Salone di Ginevra era rassicurante, lento, preciso, anche la modalità con cui entravi nel grande parcheggio, arrivando con la navetta alle porte principali.

Non è una battuta quando dicono che i giornalisti vanno dove si magna. Dalla terrazza della Volvo, dopo esserti strafogato di pizzette e mezzo imbriacato di supealcolici, trovavi un appoggio sicuro per osservare la vastità del piano terra, magari evitando di vomitare di sotto

Alla prima occhiata, il Salone ti toglieva il fiato. Serpeggiava quell’eccitazione che ti faceva tornare bambino prima della notte di Natale o della Befana. Non era da tutti andarci, chi restava a casa ti invidiava. Lì incontravi Alesi, Stewart, Arnoux e McNish. Avevi a disposizione Wolfgang Ullrich meno pressato dal tempo, incrociavi Montezemolo e Marchionne che magari ti dicevano anche qualcosa d’interessante. Tornavi a casa pieno di cartelle stampa e se eri abbastanza furbo, ottenuta qualche copia extra dei presskit Ferrari, rivendevi il malloppo su eBay a peso d’oro. E se poi avevi esagerato col ciarpame cartaceo e magari abitavi in Australia, un corriere-sponsor si occupava di impacchettare tutto e di spedirtelo gratis al tuo domicilio.

Del Salone di Ginevra 2006 ricordo tanto: la prima Audi LMP1 Turbodiesel, che avrebbe debuttato vittoriosamente alla 12 Ore di Sebring qualche giorno più tardi (e lo shock termico dai -15°C di Ginevra ai 35 con umidità alle stelle appena uscito dall’aeroporto di Orlando facevano parte del pacchetto di emozioni da raccontare), il concept della nuova Civic Type-R, la reinterpretazione della Miura, le Porsche 911 GT3 e Turbo.

I primi anni del XXI secolo si erano presentati sotto buoni auspici per il Salone di Ginevra. Per darsi una caratterizzazione ancora più spiccata, il bellissimo Palexpo – inaugurato nel dicembre del 1981 – era stato ribattezzato Geneva-Palexpo nel 2003. Nel marzo del 2005 si erano conclusi i lavori al padiglione 6, elemento di congiunzione che mancava fra l’ala principale, composta dai padiglioni 1-5 e l’altra sezione, al di là dell’autostrada Losanna-Ginevra. La piattaforma di 41.500 metri quadri sovrastante l’autostrada poteva offrire una sala espositiva di 21.000 metri quadri, che poggiava su 300 piloni. I costi di questo nuovo elemento – pari a 157 milioni di franchi svizzeri – erano stati ripartiti fra il governo, l’Orgexpo, la fondazione per il turismo, fondi privati e alcune industrie automobilistiche. L’inaugurazione del padiglione 6, il 23 gennaio del 2003, era stata rattristata dalla scomparsa del presidente del salone Jean-Marie Revaz, 64 anni, alla guida della manifestazione dal 1986. Claude F. Sage, vice-presidente dal ’97, assumeva da quel momento la carica presidenziale. Sage, giornalista specializzato, ex-pilota, team manager, importatore di vetture sportive negli anni ’60 a Ginevra, ma soprattutto fondatore e amministratore delegato del 1974 di Honda Automobiles Suisse, era un personaggio di grande popolarità, in grado di dare una prospettiva storica, tecnica. economica e sociologica all’organizzazione del salone, che nel 2005 festeggiò un secolo di vita (la prima edizione si era svolta dal 25 aprile al 7 maggio 1905, con la presenza di una sessantina di aziende). Per il Palexpo il sempre crescente successo del salone automobilistico era comunque già controbilanciato da qualche notizia negativa, come l’annuncio che la grande rassegna tecnologica Telecom 2007 si sarebbe tenuta a Hong Kong e non a Ginevra.

Il salone di Ginevra era uno dei più validi indicatori per la comprensione del futuro dell’industria automobilistica: di anno in anno era possibile leggere e interpretare le tendenze della produzione nelle sue varie componenti tecnologiche o – ad un altro livello – nelle sue implicazioni sociali e di costume. I raggruppamenti e le fusioni stravolsero il panorama automobilistico nei primi anni 2000 e resero più difficile ogni tentativo di classificazione. Marchi tradizionalmente legati all’alta gamma proponevano vetture più compatte a prezzi più abbordabili (Mercedes Classe A, Mini BMW), mentre costruttori tradizionalmente “medi”, per guadagnare prestigio, tentavano la carta del lusso (VW Passat W8 e Phaeton). Questi scavalcamenti dello steccato non sempre si tradussero in successi commerciali. Nello stesso tempo, i singoli modelli contaminavano i generi e varcavano le frontiere dello stile. Il confine tra “break” e monovolume si fece sempre più labile e, a complicare ulteriormente ogni tentativo di semplificazione, ci si misero i sempre più numerosi Sport Utility Vehicles, chissà quanto… utili. In questo vorticoso rimescolamento di carte, le case costruttrici riscoprirono con un certo autocompiacimento il lusso estremo: Mercedes tirò fuori il marchio Maybach e grazie alle acquisizioni dei grandi gruppi si risentì parlare di Bugatti, Bentley, Aston Martin. Tornavano in auge i cabriolet, al più bello dei quali ogni anno Ginevra riservava un premio speciale, indetto per la prima volta nel 1994 da Hans Bichsel.

Forze uguali e contrarie rendevano schizofrenico il panorama automobilistico, e Ginevra puntualmente registrava ogni contraddizione, si direbbe con l’oggettività tipica di un paese neutrale: da una parte le vetture tradizionali si facevano sempre più lunghe, sempre più larghe, talvolta sempre più alte; dall’altra i designer sembravano accorgersi di colpo che nelle città non restava più posto nemmeno per uno spillo, e creavano mini-auto dalle forme non sempre aggraziate, nel tentativo di azzeccare il “fenomeno di costume”.

Der neue 911? Sì, aspetta che finisco le tartine al caviale

Al salone le concept car non passavano mai di moda: in qualche caso si trattava di prototipi eccentrici (basti pensare alle “provocazioni” di un Franco Sbarro), altre volte le forme e i contenuti tecnici annunciavano modelli di serie quasi definiti e prossimi a venire (la già citata Civic Type-R) o idee che verosimilmente sarebbero state riprese più avanti (Renault Altica, Nissan Pivo, Saab Aero X…), con un occhio, se possibile, alla riduzione dei consumi. E fra lustrini o improbabili azzardi, non era raro trovare veri motivi d’interesse, come la Loremo, creata da un gruppo di Monaco di Baviera, una vettura dalle linee piacevoli, spinta da un propulsore bicilindrico turbodiesel, capace di percorrere 1300 km con 20 litri di gasolio, mediante l’ottimizzazione dell’aerodinamica, degli attriti e una perfetta distribuzione dei pesi. I responsabili della Loremo ammisero di essere già stati contattati da qualche grande costruttore… 

Il rientro dal Salone fu meno traumatico rispetto all’andata. Il meteo si era un po’ calmato e la visione del mare scintillante di Genova sotto un sole che annunciava la primavera irradiò nell’abitacolo della Punto anche un po’ di sorridente mestizia per la bravata che stava finendo. Avevo annunciato a Pier Angelo Antelmi che mi sarei fermato un momento da lui e prendemmo quindi l’uscita di Pegli aggrovigliandoci nelle vie strette e austere di una Genova stranamente sonnolenta. Tornai con una bella Ferrari F.1 Tameo montata come si deve, come per ricordarmi che per noi fissati, che lo si voglia ammettere o no, non esiste automobilismo senza modellismo.

Prevista per fine gennaio l’uscita dell’Annuario Ferrari 2025

Inizieranno a fine gennaio le spedizioni a chi avrà acquistato in pre-ordine il Ferrari Yearbook 2025, pubblicazione ormai classica nel panorama dell’attività dei marchi di prestigio.

Giunto alla 68ma edizione, l’annuario Ferrari si presenta con copertina rigida e testi in inglese. Vi sono riassunti tutti i fatti salienti dell’attività del Cavallino nel corso del 2025, dalle vicende sportive alla produzione fino alle manifestazioni non competitive. Prezzo al pubblico del volume: € 100,00.

Quattordici anni con voi

Quando, nel gennaio 2012, nacque grandiepiccoleauto.blogspot.com, il progetto aveva un’identità molto precisa e, già allora, fortemente specifica. Non era un blog generalista, né un contenitore indistinto di notizie: era prima di tutto un blog modellistico di approfondimento, pensato per trattare l’automodellismo statico come disciplina culturale, storica e documentaria. Già nell’idea originaria, il modello in scala non doveva essere considerato un semplice oggetto da collezione, ma un mezzo per raccontare la storia di un prodotto, oltre che l’automobile stessa, la sua epoca, il contesto industriale e sportivo da cui proveniva.

Questa impostazione ha rappresentato fin dall’inizio una scelta controcorrente. In un panorama dominato da contenuti rapidi, ripetitivi o orientati al mercato, grandiepiccoleauto puntava su articoli anche lunghi per gli standard del web, strutturati, basati su ricerca e memoria, con un linguaggio sobrio e competente. Le storie dei marchi modellistici – maggiori e minori, celebri o dimenticati – sono diventate uno dei segni distintivi del sito: ricostruzioni complesse, spesso assenti altrove, che restituivano profondità a un settore raramente affrontato con approccio realmente filologico.

Accanto a queste ricostruzioni, gli articoli dedicati alle novità si distinguevano per l’analisi comparata, la contestualizzazione storica, l’attenzione alle fonti e ai dettagli produttivi. Non recensioni usa-e-getta, ma contenuti pensati per durare nel tempo. È proprio questa vocazione alla durata, più che all’immediatezza, ad aver costruito nel tempo una comunità di lettori consapevoli e fedeli.

A partire soprattutto dal 2018-2019 (ma vi erano già state sperimentazioni in periodi precedenti), il progetto ha iniziato ad allargare il proprio campo d’azione, ma senza perdere la propria identità. L’apertura all’automobilismo in senso più ampio non ha trasformato il sito in un magazine generalista: al contrario, ha rafforzato la sua specificità.

Insieme a nutrite gallery di pura documentazione (sempre molto apprezzate: lo dicono i numeri) sono nati articoli di storia dell’automobile e del motorsport che si sono distinti per taglio interpretativo: analisi di progetti tecnici, riletture critiche di carriere e modelli. Testi che non inseguivano la notizia del giorno, ma offrivano strumenti per comprendere fenomeni più ampi, spesso trascurati dall’informazione tradizionale. Musei, collezioni, eventi e manifestazioni non sono stati raccontati come semplici vetrine, ma come luoghi di memoria, occasioni di approfondimento e riflessione.

Da questa crescita coerente è nato, nel 2022, Pitlaneitalia.com, che rappresenta una formalizzazione della specificità già esistente. Pitlaneitalia non è un sito “di motori” nel senso più ampio e indistinto del termine. È un progetto editoriale che vive tra modellismo e automobile reale, in quelle zone di confine tra storia e tecnica, tra ricostruzione e interpretazione critica.

Con il tempo, questa identità si è ulteriormente rafforzata. Pitlaneitalia è diventato anche un marchio editoriale, capace di trasferire la stessa filosofia nella carta stampata, dando vita a pubblicazioni dedicate all’automobilismo che non inseguono a tutti i costi l’attualità ma costruiscono contenuti pensati per durare. Un passaggio che conferma la volontà di operare fuori dalle logiche del consumo rapido dell’informazione.

I risultati raggiunti – circa seimila articoli pubblicati, una crescita costante e organica delle visualizzazioni, una reputazione costruita senza scorciatoie – vanno considerati proprio alla luce di questa scelta di originalità. Pitlaneitalia non parla a tutti. Parla a chi cerca approfondimento e memoria, a chi considera l’automobile un fatto culturale.

Il ringraziamento più sentito va quindi ai lettori, che hanno riconosciuto e sostenuto questa linea editoriale, dagli esordi su Blogspot seguendo il progetto nella sua evoluzione fino a Pitlaneitalia. Lettori consapevoli, molto preparati, capaci di apprezzare un lavoro che richiede tempo ed energie.

Un grazie altrettanto importante va ai collaboratori, che hanno condiviso questa visione e contribuito a renderla concreta, con competenza, passione e senso della misura.

E’ proprio su basi di identità netta, riconoscibile e coerente che Pitlaneitalia continua a costruire il proprio percorso.