Disponibile a fine giugno il kit Tameo della Ferrari 126CK F.1 GP del Canada 1981

Alla fine di giugno, Tameo commercializzerà il kit (metallo bianco, 1:43) della Ferrari 126 CK GP del Canada 1981, che consentirà di realizzare sia la vettura di Villeneuve (terzo) sia quella di Pironi (ritirato). Il modello, nella serie standard, ha il numero di catalogo TMK443.

Porsche 956 Gr.C Kenwood Le Mans 1983 da kit Remember

testo e foto di Riccardo Fontana

Ogni tanto, anche in privato, qualcuno mi chiede che fine abbia fatto la 956 Kremer di Le Mans 1983 ristampa Remember su base Starter che stavamo “wippando” qui su PLIT qualche mese fa: “dov’è la 956? L’hai mollata?”.

No, non l’ho assoluto mollata, sono solo una personcina dotata di un molteplice spettro di interessi, con delle attività divise – forse – su troppi fronti: in primis lavoro come si suol dire “à la maison de Dieu”, o se preferite “a casa di Dio”, e dunque le mie giornate si sobbarcano una notevole quantità di code in quel miserabile calderone infernale che è la tangenziale dell’ano del mondo o, sempre se preferite, di Milano (che Dio la stramaledica).

Venendo alle note piacevoli – cioè a PLIT – beh… il focus attualmente è su altro, ma avrete modo di saperne di più molto presto: diciamo che ci sarà roba assai temeraria tra poco, ma tornando al modellismo in sé, di tempo ne resta poco.

Però un po’ ne resta, e la 956 va avanti, eccome.

Ci eravamo lasciati con la correzione dei pochi vizi di forma dello Starter (prese d’aria dei freni anteriori) e con la stuccatura dei ritiri sulla scocca.

Vi risparmio le foto della carrozzeria con su il primer Tamiya, e passo direttamente a quelle della scocca verniciata: il colore prescelto è stato il TS-10 Tamiya (French Blue) che è il colore che maggiormente sembra avvicinarsi a quello della vettura reale.

Com’è stato steso? In primis con buon senso: molte mani molto leggere, fino ad ottenere una decorosa uniformità, molto meglio aggiungere una mano che togliere una sbavatura (con conseguente aggiunta di santi in caduta libera).

Dopo un paio di giorni, è stato il momento di fare le cornici dei vetri e l’interno dei fari anteriori (e degli scarichi), fatti a pennellino e rifilati con una lametta per limitare le sbavature (operazione difficile, dato che a trent’anni la mia vista da vicino è già spaventosamente calata).

Fatto ciò – e dopo l’ovvia attesa di ancora qualche giorno per la perfetta asciugatura dell’insieme – è stato il turno della stesura delle decals, ritagliate da un vecchio foglietto Call’graphe degli anni ’80, accessorio non della ristampa Remember ma direttamente dello Starter: le decals si sono rivelate robustissime, morbide, e di ottima maneggiabilità, non richiedendo nessun prodotto specifico per il loro trattamento nonostante le quasi quaranta primavere sul groppone, limitandosi a spargere in ogni dove una immane quantità di colla giallastra, che mi dicono dalla regia fosse un fenomeno tipico delle decals Starter già quando erano nuove.

Contraddistinte da disegno e nitidezza non precisissimi ma in generale buoni, nel giro di un’ora tutte le decals erano al loro posto, con l’aiuto fondamentale di molte foto e di un posadecals di fonte ignota rimediato su Google semplicemente digitando il nome dell’auto vera.

Seccate anche le decals, è stato il turno del trasparente, dato a (molte) mani leggere, con un discreto risultato finale, considerando il fatto che è stato il mio primo esperimento col trasparente in assoluto.

Per ora è tutto, la prossima volta sarà il turno del rifacimento delle parti nere sopra il trasparente, della rifinitura di bocchettoni e luci di servizio, e magari di un buon lining da fare a china sui bordi delle aperture.

Vedremo cosa ne uscirà, francamente pensavo peggio sino a questo punto.

Le prime due parti del WIP le trovate ai seguenti link:

Akio Toyoda, spirit of Le Mans 2023

Il trofeo Spirit of Le Mans celebra i personaggi che incarnano i valori della categoria endurance. Nel 2023 il premio andrà a Akio Toyoda, presidente di Toyota Motor Corporation. A oggi, Toyota è il quarto costruttore ad aver vinte cinque volte consecutive a Le Mans, dopo Ferrari, Porsche e Audi. Oltre che otto pole position, la marca giapponese detiene dal 2017 il record assoluto del circuito grazie a Kamui Kobayashi, con un tempo di 3’14″791 alla media di 251,882 km/h.

Per alcuni piloti, una vittoria a Le Mans costituisce il punto più alto di una carriera. Per Tom Kristensen, il primo successo alla 24 Ore costituì un nuovo punto di partenza verso i vertici dell’endurance.

Le Mans 2015: Tom Kristensen riceve un… kilt da Allan McNish apprezzato nuovo anchor-man di Audi!

Recordman assoluto con nove vittorie, il campione danese è stato nominato, in occasione dell’edizione 2022, “Ambasciatore del centenario”. Logico quindi conferirgli quest’anno il ruolo di “Grand marshal”. Kristensen avrà dunque il privilegio di guidare le 62 vetture nella procedura di partenza il 10 giugno prossimo.

Ferrari al GP di Monaco F.1 2023

copyright Ferrari Media

Una Le Mans di quindici anni fa

testo e foto di David Tarallo

Per essere a tuo agio a Le Mans – non parlo del pubblico, parlo degli addetti ai lavori della stampa – ti ci vogliono anni. Puntualmente mi sento dire: “ah ma Le Mans dura una settimana, la gara dura ventiquattro ore, ne hai di tempo”. Falso. Falsissimo. Se c’è un evento in cui hai costantemente l’acqua alla gola è la 24 Ore di Le Mans. Il tempo è misurato e se sgarri sei finito: non recuperi più. Il venerdì, ad esempio, sembra non esserci nulla. Non c’è nulla in pista. In realtà è la giornata delle conferenze stampa e degli incontri in cui puoi parlare con un minimo di agio con chi vuoi. Poi nel pomeriggio c’è la parata e per evitare il traffico devi partire dalla sala stampa con un congruo anticipo. E così via.

Le Mans è faticosa. Per andare a far foto ad Arnage ti partono due ore, con i media-shuttle che devono attraversare in diagonale tutto l’interno della pista. Se piove, col fango, ci metti anche di più. Passi per una specie di foresta e a un certo punto vedi in lontananza delle case e anche un campo da golf. Poi speri che prima o poi qualcuno passi a riprenderti.

L’organizzazione è essenziale, come essenziale è avere un programma il più preciso possibile. Chi ci va da più anni sa benissimo cosa è essenziale e cosa no, e perché.

Cercando alcuni documenti sono saltate fuori delle foto dell’edizione 2008 di Le Mans. Quindici anni fa, sembra ieri. Già all’epoca un po’ di dimestichezza con l’ambiente ce l’avevo. Vi propongo qualche ricordo inedito, tanto la gara la conoscete, con la Peugeot che arrivò per vincere e con l’Audi che alla fine più furba e strategicamente più preparata, riuscì a uccellare le 908.

Proprio con Peugeot avevo un impegno lavorativo. La rivista per la quale collaboravo doveva impaginare ogni giorno del weekend di gara un pdf destinato ai dipendenti della filiale italiana. Il sito della rivista, poi, doveva porre particolare attenzione sull’evento, con un massimo di informazioni inedite e interessanti. Ok. Eravamo in due (io giornalista, più un fotografo) per fare un lavoro per cui quelli di Dailysportscar erano in cinque. Un inferno. Il computer rigurgitava di foto da ridurre, di pdf, di comunicati stampa che si affastellavano nella posta e di bozze di articoli più o meno lunghi da giocarsi nel corso di una giornata. Passava il fotografo e mi buttava una scheda piena, ne rimetteva una nuova e se ne andava. Almeno lui si divertiva. Avevo vissuto la Formula 1 in quel modo e l’endurance non era minimamente più accattivante. Ero come un monaco in clausura forzata mentre altri vivevano nel modo più adatto la gara. Diciamo che tutto ha un senso se viene adeguatamente retribuito. In quel caso avrei fatto meglio a chiedere a qualche collega più scafato prima di accettare di vuotare il mare col secchiello per quattro lire.

La gara, quindi, mi passò accanto, per così dire. Ma quello che non ammazza ingrassa e fu l’occasione di centrare meglio i miei obiettivi per il futuro, mentre la redazione in Italia impazziva di stress e nervosismo. “Guarda, facciamo così: per allenarti a fare i pallini per il pdf, scrivine alcuni di prova. Poi dopo metti giù quelli definitivi”. Certo. Oppure: “ecco un esempio di cosa potresti mettere: nelle libere è stata l’occasione per scoprire il diverso colore degli specchietti delle Peugeot 908”.

Le Mans però era sempre Le Mans. La sera del sabato apri la porta della sala stampa e ti investe l’aria fredda e il boato del rettilineo. Almeno sei lì. L’organizzazione modello Armata Brancaleone fece alcuni danni, come la dimenticanza di annullare la manutenzione del sito dalle 6 alle 10 della domenica mattina! In redazione erano così preoccupati di fare un buon lavoro che non solo non capivano cosa stessero facendo loro, ma davano anche istruzioni contraddittorie quando non palesemente irragionevoli. A un certo punto si scoprì che il rito non riproponeva in automatico nell’archivio le notizie inserite fra le novità, così per un attimo provarono a suggerirmi di scriverle (e caricarle) due volte. Foto comprese. Indovinate cosa venne loro risposto.

La Peugeot perse e io fui l’unico contento. Fu una bella edizione. Com’era Le Mans quindici anni fa? Diciamo che aveva già perso una parte di quell’essenza selvatica che l’aveva contraddistinta almeno fino ai primissimi anni duemila. La parata dei piloti era ormai un’istituzione, gli inglesi arrivavano ancora in massa (si festeggiava tra l’altro il mezzo secolo della Lola), i danesi pure e quindi l’alto tasso alcolemico era garantito.

Il bello era che in Peugeot Sport nessuno sapeva di noi. Quindi niente hospitality, niente vantaggi, niente contatti privilegiati. Dei fantasmi che dovevano lavorare come gente in carne ed ossa. Se sei fantasma, per lo meno ti spetta vivere da tale. Per fortuna, in periodi precedenti ero entrato abbastanza in confidenza con Jean-Claude Lefebvre, responsabile della comunicazione di Peugeot Sport (l’aveva scelto Todt, suo grande amico dai tempi dell’Ecole des Cadres). Dopo un paio di puntate al bar Michelin in fondo alla sala stampa, era in grado di passarti dritte che nessuno dei giovani burocrati-tecnocrati dell’ufficio stampa avrebbe mai potuto o voluto condividere con te. Evviva gli anziani.

Mi sentivo dentro un frullatore e non in quanto lama-coltello ma in quanto carota. Per fare pace con me stesso e con la redazione, a un certo punto decisi di fregarmene completamente delle direttive, rispondendo sempre sì a tutte le domande, a quelle sensate come a quelle prive di logica (che poi erano la stragrande maggioranza). Il vero problema è che dalla cabina di regia volevano fare troppo e si sentivano moralmente obbligati a rendere il doppio di quanto si chiedeva loro, cosa che quasi mai è garanzia di successo. “Crack under pressure”, per parafrasare una famosa pubblicità di un orologio di fine anni ottanta, con Ayrton Senna come testimonial.

Fu una Le Mans vivace, piena di personaggi. Venne a trovarci in sala stampa Yōjirō Terada, un autentico mito. Più che giapponese sembrava napoletano. Lo abbiamo visto poi spessissimo a Le Mans, anche dopo il ritiro.

Le Hawaiian Tropic alla loro ultima apparizione (o una delle ultimissime) a Le Mans. Una sorta di ossessione per chi a Le Mans non c’è mai stato. Posso assicurarvi che se durante l’estate fate due passi in centro a Firenze ne trovate a centinaia migliori di quelle. Se non altro, chi di dovere è stato bravo ad alimentare il mito. Del resto c’è chi ritiene Danica Patrick la donna più bella del mondo.

A proposito di donne, oggi nell’endurance i MDF parlano a più non posso delle tre Iron Dames, della Floersch – che se n’è andata, ma era per rendere l’idea -, della Doriane Pin e della Wadoux. Ragazze molto brave oltre che affascinanti (almeno tre o quattro delle cinque citate). Quindici o vent’anni fa potevi incontrare Vanina Ickx – indimenticabile la sua performance a Silverstone nel 2005 con la Dallara-Judd – o un’altra pilota che forse molti hanno dimenticato ma che come personalità e versatilità poteva far pensare un po’ alla Sabine Schmitz: sto parlando di Amanda Stretton, nata nel 1973 a Londra, che in quel periodo pilotava una Lola di LMP2. Nel 2008 la sua unica esperienza a Le Mans non fu fortunata, con la recalcitrante B06/10 motorizzata AER ferma ai box mentre gli altri passavano e ripassavano. Io per vicina di casa vorrei avere la Stretton e non la Patrick.

Poi andavi verso il centro di Le Mans e ti capitava di incrociare Marco Werner, Lukas Luhr e Mike Rockenfeller, così come se nulla fosse. Probabilmente potrebbe accadere ancora oggi. Le Mans è particolare anche per questo.

C’è un fenomeno per il quale tutti gli anni a partire dal 2000 sembrano molto più vicini di quanto non lo siano in realtà. Sarà per il cambio di millennio. O forse perché ad un certo momento della vita il tempo si mette a darsela a gambe. Meglio non pensarci.

G.M.P. Group acquisisce lo storico marchio Antera

G.M.P. Group annuncia l’acquisizione del prestigioso marchio Antera. L’annuncio è stato fatto ieri 26 maggio in occasione del meeting europeo di G.M.P. Italia, presso la fascinosa location del Forte Village a Pula (Cagliari).

G.M.P. Group S.r.l. è un’azienda specializzata nella progettazione e produzione in serie di componenti in alluminio di alta qualità per il settore dell’industria automobilistica a livello internazionale, con particolare attenzione ed esperienza nel settore dei cerchi in lega leggera. La sede aziendale si trova in provincia di Bergamo, polo industriale italiano storicamente rinomato a livello produttivo, e si estende su un’area totale di 27.000 mq dei quali più di 16.000 mq sono dedicati ai vari reparti di produzione e 500 mq agli uffici, con un team di 150 addetti altamente specializzati.

L’azienda si distingue per l’attenzione alla qualità, all’innovazione e alla sostenibilità.

Infatti, l’intero processo aziendale è alimentato da energie rinnovabili in un circuito virtuoso che internalizza i processi, ottimizzandoli in un contesto di massima efficienza.

L’acquisizione del marchio Antera rappresenta un momento particolarmente importante per G.M.P. Group. Antera è un nome storico nel settore delle ruote in lega, noto per l’innovazione, il design e la tecnologia avanzata dei propri prodotti.

L’acquisizione da parte di G.M.P. Group è parte integrante di un piano industriale ambizioso, che mira a riportare il marchio Antera al suo antico splendore.

Marco Mancin, Presidente di G.M.P. Group, ha dichiarato: “Siamo entusiasti ed orgogliosi di aver acquisito un marchio dal prestigio di portata mondiale. Antera è stato, per chi conosce il settore delle ruote in lega, un punto di riferimento sotto tanti punti di vista. L’innovazione, il design e la tecnologia avveniristica dei prodotti di questo brand rimangono ancora oggi nella mente degli addetti al settore delle ruote in lega.

Prevediamo di attuare nei prossimi cinque anni un piano industriale che darà nuovo lustro ad Antera attraverso prodotti innovativi ed un processo di internazionalizzazione. È una sfida in cui credo personalmente e sono onorato della fiducia ricevuta dalla famiglia Muzzarelli.”

A questo proposito, il figlio del fondatore di Antera, Gianmarco Muzzarelli, ha così commentato: “Antera è stata un elemento fondamentale nella mia vita fin da quando ero bambino. Rimanevo affascinato dallo spettacolo delle varie fasi di produzione. Restavo senza parole di fronte ai possenti forni della fonderia e la verniciatura mi incantava, perché le ruote sembravano danzare di fronte a me… Antera è stata fondata nel 1991 a Milano da mio padre, Marco Muzzarelli. Per lui non era un’azienda metalmeccanica, ma una vera e propria “gioielleria”. Ogni dettaglio veniva portato all’eccesso fino a raggiungere la perfezione. Siamo grati per l’opportunità di beneficiare delle risorse e delle competenze di G.M.P. Group, e siamo sicuri che con l’acquisizione il brand raggiungerà nuovi livelli di eccellenza.”

G.M.P. Group e Antera guardano al futuro con grande entusiasmo e determinazione. Questa acquisizione rappresenta un’opportunità unica per entrambi i marchi e per lanciare nuovamente una sfida industriale all’insegna del “Made in Italy” in ambito internazionale.

Nella foto: Marco Mancin presidente di G.M.P. Group

OttOmobile propone alcuni dei suoi 1:12 in kit

OttOmobile ha deciso di mettere in vendita alcune delle sue referenze 1:12 sotto forma di kit. I modelli – che non sono in edizione numerata come invece accade per i montati – sono forniti senza istruzioni. L’idea è piaciuta molto, tanto che una ventina di minuti dopo l’uscita del comunicato, la Peugeot 205 GTI 1.6 phase-1 e la Renault Clio V6 phase-2 risultavano già esaurite e sicuramente le altre non tarderanno ad andare fuori stock.

I quantitativi di ogni kit sono limitati, compresi fra i 20 e i 100 esemplari. Ecco il link per acquistare direttamente i kit sul sito di OttOmobile: https://otto-models.com/fr/63-kits?utm_source=brevo&utm_campaign=Vente%20boutique%20OttO%20-%20Kits%20112%20FR&utm_medium=email

Una “convention” OttOmobile a Lione?

OttOmobile sta valutando la possibilità di organizzare a Lione una sorta di convention durante la quale discutere, insieme ai collezionisti, di diversi temi, dalla scelta dei modelli alla progettazione, dalla richiesta delle licenze alla scansione di un’auto, fino alla storia del marchio e ai programmi futuri.

Le date prescelte sarebbero il 9 e il 10 novembre 2023. Prima di dare semaforo verde all’iniziativa (che comprenderà verosimilmente anche una cena, un concorso e una vendita speciale), i dirigenti hanno inviato una newsletter con un link che apre un breve sondaggio: https://youengage.me/p/6448f8c4955a190100044066?utm_source=brevo&utm_campaign=Convention%20OttOmobile%20FR&utm_medium=email

Se le risposte saranno positive e costruttive, la pianificazione dell’evento potrà proseguire.

L’esposizione del centenario della 24 Ore di Le Mans

Il 1° giugno la grande esposizione del centenario della 24 Ore di Le Mans, presso il museo del circuito, aprirà le porte al pubblico. Una inaugurazione ufficiale, in presenza di Pierre Fillon, Patrick Peter e Sébastien Bourdais è programmata per il 31 maggio alle ore 16.

L’esposizione raggrupperà oltre 80 vetture autentiche, di cui più di 60 vincitrici e alcune macchine importanti dal punto di vista tecnico e sportivo. L’esposizione sarà visibile fino al 2 luglio.

Qui di seguito, in pdf, avete a disposizione la lista completa delle auto in esposizione e il ricco dossier preparato dall’ACO per la stampa.  

Scarperia Auto & Moto in città

Si svolgerà a Scarperia, a due passi dall’Autodromo del Mugello, il prossimo 4 giugno la rassegna motoristica “Auto & Moto in città”. Il programma completo e la scheda d’iscrizione per chi desideri partecipare in prima persona sono disponibili nel pdf qui sotto.

Nell’immagine di apertura, uno scorcio di Via Roma a Scarperia in occasione della Giornata Rinascimentale il 1° settembre 2019.