foto copyright Ferrari Media








































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Da domani 13 luglio alle ore 12, Norev metterà in vendita sul proprio sito e-commerce due nuove edizioni speciali in scala 1:18.
Entrambe sono state realizzate in serie numerata e limitata a 250 esemplari:
184817 Peugeot 504 Coupé 1969 in argento con interni blu. E’ la colorazione della vettura utilizzata nel 2018 al momento della presentazione della concept car e-Legend.

184819 Peugeot 504 Cabriolet 1969 in blu elettrico con interni neri.


Questo il link dove acquistare i modelli Norev excluweb: https://www.norev.com/fr/3327-exclu-web?gclid=Cj0KCQjwnrmlBhDHARIsADJ5b_lkmgobz4ZA7u-k-hphSLsqHysnr8XKka9XxZyU7YIqwloYRlLhR_IaApJoEALw_wcB
di Riccardo Fontana
È molto – troppo – tempo che non scrivo più così compitamente e compiutamente su PLIT come vorrei: che si smorzino pure quelli che – forse – hanno sperato in una cacciata del giovinastro irriverente, ciò non è mai stato più lontano dalla verità quanto in questo momento, ho semplicemente “combattuto” per PLIT su… altri fronti, per ora più “silenti”, che tra non molto vi saranno disvelati.
E mi auguro che ne sia valsa la pena, ma non starà a me giudicare, quanto – spero – a voi.
Avrei voluto mettere la testa ammollo nell’acqua fredda questa sera, bollito dal lavoro e dai quarantun (41) gradi che hanno “illuminato” (per autocombustione, evidentemente) Pero per tutto il giorno, ma nel farlo ho commesso il solito, tragico, imperdonabile errore in cui ciclicamente ricasco con tutte le scarpe: ho aperto Facebook, e ho letto un po’ di cazzate.
Leggo la notizia, data da una nota pagina a tema “carrozzone finto buonista-politically correct” (Formula Uno, n.d.r.) della sostituzione di Nyck De Vries con Daniel Ricciardi in Alpha Tauri dalla prossima gara.
Non entro nel merito della notizia, di cui pochissimo mi importa, constato semplicemente una volta in più come il vecchio Radetzky con un occhio solo (non serve la nota della redazione, vero?) non si sia fatto sfuggire l’ennesima occasione di dimostrare al mondo la sua vorace fame di infantili carriere corsaiole, sputtanando l’ennesimo pilota senza appello dopo poche gare, perché non è questo il punto, quanto piuttosto una malsanissima abitudine introdotta da certi “altolocati” giornalisti sportivi e ripresa chirurgicamente dal popolo bue: chiamare i piloti per nome.
“E se dovesse essere più lento di Yuki?”
“Lewis è un altro pilota, Max non è ancora a livello”.
“La situazione di Charles e Carlos si sta facendo pesante”.
Mi rivolgo, prima ancora che a Pino da Isernia che commenta così su MemasGP o affini, agli “altolocati giornalisti sportivi” (cioè praticamente tutti tranne Leo Turrini e pochi altri) che hanno lanciato questa odiosissima moda e ne fanno inutile quanto pernicioso sfogo a tutte le dirette YouTube che inscenano: ma sono vostri amici che li chiamate per nome? Ci fate ape tutte le sere? Avete finito di avere questo insopportabile piglio da “grande cerchio dell’amicizia e del fair play” o no?
Piantatela perdio, vi immaginate Franco Lini scrivere una cosa del tipo “Jackie ha fregato Graham alla Parabolica come fosse l’ultimo dei pivelli. Chissà che mal di pancia per Tony ai box”? Dove, ovviamente, parliamo del finale del GP d’Italia 1965 con rispettivamente Stewart, Hill e Tony Rudd, che faceva da ingegnere e semi-direttore sportivo ai box della BRM.
Aplomb, signori giornalisti, aplomb: i piloti non vi considerano amici, al massimo ci considerano dei grandissimi cagacazzi sempre pronti ad essere inopportuni nei momenti peggiori, quindi evitate di apostrofarli come fossero vostri nipoti o di normalizzarli oltremodo, che rischiate di uccidere quell’inezia di poesia e di mito che ancora esiste attorno a quello scalcinatissimo ambiente sempre più inutile e fighetto.
Tutto ciò diviene ancora più insopportabile quando viene messo in pratica (appunto) da Pino di Isernia, che arriva a casa alle otto di sera dopo aver zappato la vigna e ti scrive che “Nyck (De Vries) è un brocco”.
Perché Pino da Isernia, come anche Gianni da Portogruaro, a stento possono permettersi di chiamare per nome proprio i loro fratelli, figurarsi gente che corre in F1.
Sono indicatori, tutti ennesimi indicatori di un mondo idiota.
Sempre di più: benedetto l’eremo sulla montagna, mai abbastanza bramato.
Non è la prima volta che presentiamo alcuni montaggi Madyero su kit AMR. Stavolta è il turno di un paio di soggetti abbastanza classici: la Maserati Tipo 151 uscì in kit (X-AMR) nel 1980 con le decals per realizzare le tre versioni di Le Mans 1962 (numero 2, 3, 4). Madyero ha montato le due vetture della scuderia Briggs Cunningham, pilotate da Hansgen/McLaren e Kimberley/Thompson. I modelli sono stati preparati e verniciati con grande cura, ricevendo diversi dettagli storicamente corretti. I vetri laterali sono stati montati in posizione semiaperta. Particolare attenzione è stata dedicata al montaggio degli scarichi laterali, che sul kit erano abbastanza… ballerini. Sui modelli sono stati ricavati perni per fissare al meglio queste parti alla carrozzeria.











Il secondo modello è un’elaborazione sulla base Porsche 935/L IMSA Andial, che uscì in kit nella serie X-AMR nel 1984, in versione Swap-Shop 24 Ore di Daytona 1984. Modificando la parte posteriore, Madyero ha ricavato la configurazione coda corta. Le decals, aftermarket, sono quelle della livrea Valvoline della 24 Ore di Daytona 1983.





Questi modelli sono montati sulle basi in legno che contraddistinguono la produzione più prestigiosa di Madyero.
Queste edizioni sono disponibili al seguente link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=AMR+Madyero
L’edizione 2023 della 24 Ore di Le Mans è stata quella dei numeri di grande impatto, a iniziare da quello degli spettatori, circa 325.000, record di tutti i tempi. Ma la gara del centenario ha segnato diversi altri risultati numerici sorprendenti, e l’ACO si è divertita a riassumerne alcune nell’infografica che vi proponiamo. L’appuntamento con la 24 Ore 2024 è fissato per il 15-16 giugno.






































Ferrari ha presentato oggi la KC23, ultima nata della serie one-off appartenente al programma Progetti Speciali. La vettura, progettata su richiesta di un collezionista di spicco del Cavallino Rampante, rappresenta un’audace ed estrema visione del futuro dell’automobile da corsa a ruote coperte e reinterpreta le linee della 488 GT3, l’auto da corsa più vincente dei 76 anni di storia della Casa di Maranello, nella sua versione ‘Evo 2020’.
La KC23, progettata e disegnata dal Centro Stile Ferrari sotto la direzione di Flavio Manzoni, si basa sulla 488 GT3 Evo 2020 da cui eredita impostazione, telaio e motorizzazione. La donor car di questo progetto è davvero una vettura come nessun’altra: in pista dal 2016 e aggiornata tre anni fa con il kit ‘Evo 2020’, vanta oltre 530 vittorie e 119 campionati conquistati, risultando così la Ferrari più vincente della storia, impostasi nelle gare endurance più importanti al mondo.
Data la natura estrema del suo motore, telaio e assetto dinamico, la KC23 è pensata per l’esclusivo uso non competitivo in pista, e la particolarità principale risiede nella doppia configurazione. Mentre il layout della vettura da ferma le permette di mettere in mostra le sue forme pure, filanti e sinuose, all’atto di scendere in pista si svelano prese d’aria sporgenti ad apertura automatizzata e un’imponente ala posteriore.
Fin dai primi attimi di vita del progetto, il Centro Stile Ferrari si è impegnato, in accordo con il cliente, a creare una vettura unica, estrema e libera da vincoli omologativi, che divenisse immediatamente un classico dotato di linee senza tempo e aprisse al contempo uno scorcio sul futuro del mondo delle automobili supersportive. Tale obiettivo ha comportato la rivisitazione di ogni singola linea della 488 GT3 Evo 2020, superfici vetrate e gruppi ottici compresi.
L’effetto ricercato era quello di un corpo vettura unitario e monolitico. È quindi stata intrapresa la strada di nascondere alcune funzioni tecniche della vettura, in particolare le prese d’aria laterali, rendendole apribili automaticamente all’accensione del motore V8 biturbo centrale-posteriore. In questo modo la KC23 si prefigura come una vettura viva, le cui forme cambiano a seconda dell’utilizzo. Anche l’ala posteriore è rimovibile.
Il trattamento delle superfici è fluido e gli spigoli sono ridotti al minimo, per accentuare l’essenzialità e la sinuosità. Tuttavia, quando si appronta la vettura per la sua discesa in pista e se ne accende il motore il suo volto cambia radicalmente, accrescendo la propria aggressività e attitudine corsaiola.
Dal punto di vista del carico aerodinamico e della termica, è stato portato avanti un intenso lavoro per mantenere le prestazioni al livello di quelle dell’auto d’origine nonostante la silhouette sia completamente diversa. Sono stati pertanto realizzati pannelli dotati di cinematismi specifici che si attivano automaticamente all’accensione: quello retrostante la ruota anteriore scopre un deviatore di flusso che aumenta il carico verticale anteriore e mantiene adeguato il bilanciamento aerodinamico, mentre quello al posteriore garantisce la portata d’aria necessaria al raffreddamento di intercooler e componenti ausiliarie, oltre che all’aspirazione del motopropulsore.
Degne di nota sono inoltre le porte ad apertura verticale incernierate su un monobraccio, architettura condivisa con LaFerrari; tale modifica non ha tuttavia significato alcuna modifica alle parti strutturali della vettura. Il cofano anteriore è dotato di un sistema di apertura semplificato, che permette l’ispezione e la manutenzione dell’anteriore con la sola rimozione di due perni. Anche i gruppi ottici sono stati riprogettati sia all’anteriore sia in particolare al posteriore, dove lame luminose in metacrilato ispirate alla concept car Ferrari Vision Gran Turismo forniscono un effetto sorprendente all’accensione.
Perfino i cristalli della vettura sono stati influenzati dalla filosofia progettuale della KC23: il loro montaggio senza soluzione di continuità sottrae alla vista montanti, guarnizioni e serigrafie, creando un effetto cupola di chiara derivazione aeronautica, mentre la finitura metallica permette loro di mimetizzarsi con il corpo vettura.
Un altro elemento che cattura l’attenzione è il colore Gold Mercury, vernice appositamente sviluppata a quattro strati e con base in alluminio. Il metallo liquido in essa contenuto la rende assai luminosa se irraggiata dalla luce solare e le consente di cambiare tonalità a seconda di tipo e angolazione della luce.
Gli interni sono stati mantenuti il più possibile essenziali e simili a quelli della 488 GT3 Evo 2020, con l’eccezione di pannelli porta e finizioni della plancia lato passeggero. I sedili specifici, sellati in Alcantara con logo elettrosaldato, donano all’abitacolo un look elegante, integrato con quello degli esterni. La visibilità posteriore è garantita da un sistema di videocamere che ha apportato grandi vantaggi dal punto di vista aerodinamico grazie alla rimozione dei classici retrovisori, oltre a preservare le linee della fiancata.
La vettura è dotata di due set di cerchi appositamente progettati: quello da 18” servirà alla KC23 in circuito, mentre quello da 21” all’anteriore e 22” al posteriore è per la configurazione statica.
L’ultima nata del Cavallino Rampante, la cui fase progettuale ha richiesto oltre tre anni, entra così a far parte del segmento più esclusivo della gamma comprendente auto uniche, realizzate dal Centro Stile Ferrari a partire dalle richieste di un cliente, posizionandosi all’apice delle possibilità di personalizzazione offerte dalla Casa di Maranello. Dal 13 al 16 luglio prossimi la nuova vettura sarà protagonista del Goodwood Festival of Speed, dove farà la sua prima apparizione pubblica. Dal 1 agosto al 2 ottobre, invece, la vettura verrà esposta presso il Museo Ferrari di Maranello per la gioia di tutti gli appassionati che volessero ammirarne da vicino le straordinarie soluzioni formali e ingegneristiche.
PROGETTI SPECIALI
Il programma Progetti Speciali è volto alla creazione di vetture Ferrari uniche, chiamate One-Off e caratterizzate da un design esclusivo elaborato sulla base delle richieste del cliente, che diventa così proprietario di un modello prodotto in esemplare unico. Ciascun progetto parte dall’idea del committente, sviluppata insieme a un team di designer del Centro Stile Ferrari; dopo aver definito gli aspetti di design si passa alla realizzazione di dettagliati disegni tecnici e di un modello in scala, prima di iniziare la costruzione della vettura unica. Il processo richiede un paio d’anni circa, durante il quale il cliente viene coinvolto in tutte le fasi di sviluppo e verifica progettuale. Il risultato di questa attività è una Ferrari unica, che si fregia del logo del Cavallino Rampante ed è realizzata secondo i canoni di eccellenza che caratterizzano la produzione di tutte le auto della Casa di Maranello.
















In occasione della 6 Ore di Monza, si è vista in azione l’Isotta Fraschini Tipo 6, vettura che farà il proprio debutto in gara l’anno prossimo. L’auto, gestita dal Vector Sport, ha compiuto alcuni giri in pista sabato e domenica, insieme alla configurazione Pista “track day” (non omologata per circolare su strada), presentata lo scorso giugno ad un evento del GT1 Sports Club al Paul Ricard. Entrambe le vetture provenivano da un test ad Aragon, effettuato con Jean Karl Vernay e Matteo Malucelli, che ha sostituito Marco Bonanomi, indisposto. La Tipo 6 Competizione ha mostrato alcune modifiche rispetto alla configurazione degli ultimi test, in particolare nella zona laterale. Tali cambiamenti si sono resi necessari alla luce di recenti sessioni nella galleria del vento. L’omologazione del pacchetto definitivo avverrà in ottobre. La Tipo 6 Hypercar non farà quindi il proprio esordio quest’anno in Bahrein come inizialmente era sembrato possibile. A Monza è stato esposto anche un modello in 1:2 di quella che sarà la terza Tipo 6, ossia la macchina omologata per uso stradale.













Konway, Kobayashi e Lopez con la Toyota GR010 (nell’immagine di apertura) hanno vinto la 6 Ore di Monza, valida come quinta prova del FIA-WEC, disputatasi oggi. L’equipaggio del team nipponico l’ha spuntata dopo un lungo duello con la Ferrari 499P di Fuoco/Molina/Nielsen. Terzo posto per Di Resta/Jensen/Vergne, con una Peugeot 9X8 che ha mostrato segni di competitività crescente, grazie anche al nuovo BoP andato in vigore dopo la 24 Ore di Le Mans.
In LMP2 vittoria di Heinemeir-Hansson/Fittipaldi/Rasmussen al volante dell’Oreca-Gibson 07 del team Jota. In LMGTEAm hanno prevalso Ried/Pedersen/Andlauer con la Porsche 911 RSR-19 del Dempsey-Proton Racing.


foto copyright David Tarallo / pitlaneitalia.com















































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