E’ in programma in questo weekend la 6 Ore di Monza, quarta prova del FIA-WEC. Oggi pomeriggio si inizierà con un turno di prove libere, mentre la gara è fissata a mezzogiorno di domenica. Gallery di ieri pomeriggio, preparazione e verifica delle vetture. Foto copyright David Tarallo/pitlaneitalia.com
Dal 1982 quattro esemplari di Ferrari 308 GTB Gruppo B furono approntati da Michelotto, con la testata multivalvole e una potenza che si avvicinava ai 400 cavalli, sicuramente a scapito dell’affidabilità. Ma la 308 GTB Gr.B era già superata dalla Lancia 037, e fu probabilmente questa vettura ad ispirare a Michelotto un’evoluzione estrema della GTB, la 308 GT/M. La nuova vettura era dotata di un telaio inedito, su cui era montato, in posizione longitudinale-centrale, il V8 da 3 litri Quattrovalvole. Una carrozzeria inedita in fibra di carbonio venne allestita da Boniolo, e ricordava un po’ le forme della 512BB-LM da pista.
L’arrivo delle Gr.B a quattro ruote motrici mise però in crisi il progetto, che venne abbandonato abbastanza in fretta, senza che la vettura fosse mai omologata. Fu il pilota belga “Beurlys” (Jean Blaton) ad acquistare il primo esemplare, correndoci in vari rally locali. Un secondo esemplare venne assemblato da Lele Pinto e fu iscritto in categoria IMSA al Rally di Monza del 1984 concludendo al quarto posto. Una terza vettura fu poi completata dal collezionista olandese Nico Koel, che non la impiegò mai in competizione.
Presentiamo due bei montaggi di Gualtiero Negri su base Tron 1:43, Rally di Monza 1984, con o senza fari supplementari.
È un momento destinato a passare alla storia, quello vissuto questa mattina sul circuito di Fiorano. Alle ore 9:37, dopo una serie di verifiche preparatorie, il due volte campione del mondo endurance Alessandro Pier Guidi ha avviato il motore della nuova Ferrari Le Mans Hypercar (LMH) con cui la Casa di Maranello affronterà la stagione 2023 del FIA WEC. Il pilota di Tortona ha effettuato il primo collaudo in pista della LMH alla presenza dell’amministratore delegato Benedetto Vigna. Nel pomeriggio, Pier Guidi ha lasciato spazio a Nicklas Nielsen che ha completato il programma previsto per il collaudo.
“Dopo tanti mesi passati al simulatore finalmente ho potuto guidare la macchina vera”, ha commentato Pier Guidi, “ed è stata un’emozione non da poco. Guidare la Ferrari che tornerà nella classe regina dell’endurance 50 anni dopo l’ultima volta con vetture ufficiali, mi ha regalato emozioni forti. Siamo solo all’inizio e c’è molto lavoro davanti a noi ma le sensazioni sono molto positive. Sono orgoglioso e felice di aver portato al debutto la LMH che segna l’inizio di una nuova avventura per Ferrari”. A lui ha fatto eco Nicklas Nielsen, “È stata una giornata speciale. Essere tra i primi a portare in pista l’Hypercar di Ferrari è un sogno che si realizza. Da quando ero un bambino sognavo di guidare una Ferrari, e farlo con la vettura che sarà al via della classe regina è incredibile. Certo, manca ancora molto al debutto in gara della vettura, ma oggi abbiamo fatto un piccolo passo avanti verso quel momento”.
Durante la giornata, gli ingegneri di Ferrari si sono concentrati sulla verifica dei vari sistemi propulsivi ed elettronici in vista delle sessioni di test di sviluppo, alternando fasi in pista a lunghe pause necessarie ai controlli di routine. Ancora una volta la Pista di Fiorano, che quest’anno festeggia i suoi 50 anni, è stata testimone di un momento storico, quello che celebra il ritorno di una Sport Prototipo interamente prodotta da Ferrari nel mondiale endurance.
Dopo aver diffuso alla vigilia della 24 Ore di Le Mans i primi tratti della sua LMH (Le Mans Hypercar), vengono tolti i veli al prototipo che prenderà parte nella top class del mondiale FIA World Endurance Championship dal 2023.
“È un momento davvero emozionante, atteso con trepidazione tanto dalle persone che hanno lavorato a questo progetto quanto dagli appassionati della nostra Casa”, ha dichiarato Antonello Coletta, Head of Ferrari Attività Sportive GT. “Potere toccare con mano il frutto di tanti mesi di lavoro, progettazione, simulazioni, ci regala nuove energie e nuovi stimoli.Siamo orgogliosi del risultato che abbiamo ottenuto e, nonostante la mascheratura che caratterizzerà la LMH durante i test nasconda i volumi e lo stile della vettura, credo sia innegabilmente riconoscibile come una Ferrari”.
Il percorso che porterà al ritorno nella classe regina del mondiale endurance che culminerà con la partecipazione all’edizione del centenario della 24 Ore di Le Mans, proseguirà con un intenso programma di sviluppo che verrà condotto dai piloti ufficiali di Ferrari Competizioni GT.
GP GRAN BRETAGNA F1/2022 – GIOVEDI’ 30/06/2022
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L’Autodromo Nazionale di Monza sarà la sede, nel fine settimana, del quarto round del FIA World Endurance Championship dove saranno impegnate sette Ferrari 488 GTE. L’appuntamento sul tracciato brianzolo per l’attesa 6 Ore, rappresenta un momento importante per la Casa del Cavallino Rampante che potrà gareggiare davanti ai propri tifosi dopo l’ottimo doppio podio ottenuto in classe LMGTE Pro alla 24 Ore di Le Mans.
LMGTE Pro. Dopo aver ottenuto il secondo posto al termine della grande classica francese, i campioni mondiali in carica, Alessandro Pier Guidi e James Calado, accusano cinque lunghezze di distacco dai leader provvisori della graduatoria, il duo Bruni-Lietz, a quota 84. Nell’edizione del 2021 della 6 Ore di Monza i due ferraristi furono in lizza fino a pochi istanti dalla bandiera a scacchi per il successo, dopo un avvincente confronto con l’equipaggio Estre-Jani, ma dovettero accontentarsi della seconda piazza. Dopo l’ottima prestazione alla 24 Ore di Le Mans, chiusa sul gradino più basso del podio, Miguel Molina e Antonio Fuoco sono chiamati a confermare il buon momento di forma e la quarta posizione in classifica, con 57 punti. Nella classifica riservata ai Costruttori, Ferrari tallona Porsche in seconda posizione, staccata di 26 punti.
LMGTE Am. Saranno cinque le Ferrari a caccia del podio nel tempio della velocità. La 488 GTE numero 54 di AF Corse, affidata a Thomas Flohr, Francesco Castellacci e Nick Cassidy, proverà a migliorare la sesta posizione in campionato mentre la gemella numero 21, con Simon Mann, Christoph Ulrich e Toni Vilander cercherà di sfruttare la grande esperienza del pilota finlandese su questo tracciato per puntare al primo podio stagionale. Lo scorso anno, proprio a Monza, il terzetto disputò la sua prima gara nel WEC ottenendo un lusinghiero decimo posto alla vigilia della 24 Ore di Le Mans. Due, come di consueto, le Ferrari schierate da Iron Lynx. Sulla numero 60 tornano a dividersi il volante della 488 GTE Claudio Schiavoni, Matteo Cressoni e Giancarlo Fisichella, mentre sulla numero 85, caratterizzata dai colori Iron Dames, si alterneranno Rahel Frey, Michelle Gatting e Sarah Bovy. Le tre ragazze chiusero in ottava posizione l’edizione 2021 di questa gara. Sul tracciato brianzolo Franck Dezoteux, Pierre Ragues e Gabriel Aubry proveranno a raccogliere i primi punti stagionali.
Programma. Venerdì 8 luglio i protagonisti del mondiale endurance affronteranno la prima sessione di prove libere, con via alle 15:30. Sabato, dopo la seconda e la terza sessione di prove non cronometrate, la caccia alla pole scatterà alle 17:30 mentre domenica 10 luglio, alle ore 12:00, prenderà il via la 6 Ore.
Alla prossima 6 Ore di Monza, valida come quarta prova del FIA-WEC 2022, la Glickenhaus LMH007 numero 708 si presenterà in un bel colore blu cielo con bianco e banda americana bianco-rossa-blu. Il passaggio dalla livrea bianco-rossa a questa nuova combinazione è stato deciso soprattutto dopo che la Porsche ha presentato a Goodwood i colori ufficiali della 963. Con già due team, Toyota e Porsche, che hanno il rosso e il bianco nelle loro livree, la squadra di Jim Glickenhaus ha deciso di diversificarsi e il risultato finale pare più che azzeccato.
Lo confesso, sono un mercatino-dipendente: ne giro ovunque e quantunque riesca, perché in tanti anni ho capito che il Diamante, solitamente, si annida dove meno sarebbe lecito aspettarselo, e per me scovare il modello particolare dove non ci si scommetterebbe una lira è una sensazione che, in ordine di appagamento, viene dopo solo alla guida di traverso e ad un’altra cosa che non si può dire. Pari merito con l’ascolto di un buon LP a tema Rock nelle giuste circostanze. Con quest’ottica, quando mi muovo e non ho tempi particolarmente tirati, controllo sempre se in zona vi siano mercatini dell’antiquariato, in modo tale da farci un salto se possibile, e vedere cosa riserva la giornata. Proprio in questo modo, ieri ho approcciato un raduno di letteralmente dieci banchi al Palazzo Ducale di Genova, mentre addentavo della sana focaccia di quella buona prima di accomodarmi in spiaggia a Recco. Neanche l’ombra di modelli, neanche di scarso o nullo pregio, fino al penultimo banco, dove compare uno stranissimo modello. È una Fiat 1100 E, la classica “Musona”, è in scala grande, sull’1:18 leggermente abbondante (forse anche 1:16) e…
Il momento esatto del ritrovamento
Non sembra né un modello classico (che peraltro non ricordo di aver mai visto riprodotto in simili modalità e dimensioni), è molto fine e proporzionata, ma è in legno, con vetri in acetato. Mi colpisce come abbia delle simmetrie assolutamente perfette, il che mi fa pensare ad una piccola serie realizzata da qualche artigiano. Chiedo il permesso alla gentile espositrice, e sollevo per guardarla: il pianale è composto da sottilissime strisce di balsa sagomate e incollate, e riporta solo poche scritte a pennarello, “Fiat 1100 E – apr.1957-lug.1958. Nov.1958 – Gertrude 1°”. Oibò…
Ma da dove diavolo viene questa 1100? Sembra un incrocio tra un RD-Marmande grosso (con però un grado di fedeltà e finitura neanche paragonabile, senza nulla togliere ai Marmande) e un Mamone, ma davvero è un dilemma. Non può essere un esemplare unico, a meno di non trovarsi di fronte ad un Michele Conti vissuto tutta la vita in pieno anonimato. Segue consulto col buon David, ma anche a lui non dice nulla.
Nel dubbio, visto che costa poco e mi piace un sacco, decido che viene a casa con me. Mentre me la incarta, chiedo all’espositrice se per caso abbia lumi circa l’origine di questo modello così strano, assolutamente certo che non ne abbia nessuno. E invece no, di lumi sta per arrivarne una volta intera…
La 1100 è un esemplare assolutamente unico e non ripetuto, è stata prodotta in un anno e mezzo, tra le date riportate sul fondino, da un ingegnere della Fincantieri, tale ing. Ratto (sappiamo anche il nome) che l’aveva appena comprata vera, e rimastone assai colpito aveva deciso di costruirsela in scala nei minimi dettagli, il che al 1957 voleva ovviamente dire costruzione da zero con materiali e tecniche di fortuna, non essendoci assolutamente nulla di “premasticato” in vendita. Ratto ha costruito la 1100 ad immagine e somiglianza della sua (Gertrude 1° sarà forse il nomignolo che aveva dato alla vera come fosse una barca? D’altronde, siamo a Genova e lavorava per il primo cantiere italiano…) e l’ha conservata fino a pochi mesi orsono, quando si è spento a 92 anni.
La nipote, amica della signora del banchetto, ha chiamato la signora per sgomberare l’appartamento, ed è così che la 1100 è arrivata in Palazzo Ducale. Tralasciando ogni (per me) ovvia considerazione sull’assoluta tristezza di un famigliare che paga qualcuno per portare via un oggetto del genere, faccio una domanda pericolosissima: “Ehm… Ma ne ha fatte altre?” La signora risponde subito: “Oh sì, molte, ma nessuna 1100, altre cose, navi, barche, aerei, attrezzi agricoli, moto… Tutte fatte così da zero”. “Ma che fine hanno fatto?” “Mah, qualcosa ha venduto, tante gliele ha buttate via l’ex moglie quando ha divorziato (rumore del mio cuore che va in frantumi perfettamente avvertibile fino a Varigotti, n.d.r.)… L’unica superstite è questa”. Ringrazio, pago, e vengo via.
In macchina esamino meglio il modello: ha dei dettagli spaventosi, anche come interni, proporzioni perfino innaturali, e una tecnica di costruzione da barcaioli bravi di una volta, con centine e pannelli esterni sagomati. Sarei pronto a scommettere che il nostro Ratto avesse babbo, nonno, o entrambi, mastri barcaioli, perché il pezzo di bravura è di quelli forti. Il modello, di cui potete vedere le immagini, ha solo pochi segni del tempo, meno del minimo visto che ha passato gli ultimi 65 anni in una città di mare, un po’ di polvere e una ruota posteriore mezza scollata (miracolo che non si sia persa in qualche trasporto… A proposito, le ruote sono in legno tornito, con tanto di battistrada).
Il ritrovamento, eccezionale, porta a tutta una serie di riflessioni, dal fatto che ci siano stati dei Brianza o dei Conti completamente sconosciuti in tutti gli angoli d’Italia (e quindi chissà quante cose così ancora ci sono o sono state buttate via da congiunti stupidi) fino a cose meno “pratiche”…
Io ieri li non ci dovevo essere, dovevo essere da tutt’altra parte, poi la scorsa notte sono stato un po’ male e ho deciso di stare più vicino a casa, in Liguria. Io sono un ingegnere, costruisco e autocostruisco modelli di qualunque cosa si muova da sempre, e ho appena compiuto trent’anni, l’ingegner Ratto ha costruito la 1100, se la matematica non è un’opinione, tra i 27 e i 28 anni. Possiamo dire che la 1100 mi abbia cercato e sia “venuta da me”?
E’ disponibile la Porsche 908/2 di Marsh Models in tutte le sei versioni della Targa Florio 1969, kit e montata (MM318B). Il produttore britannico ha anche comunicato che sono iniziati i montaggi delle Ford MkIV di Le Mans ’67 (MM300, disponibili anche in kit); sono appena usciti anche i kit della Ford MkII Sebring 1966 (MM320) e presto inizierà la produzione dei kit e dei montati della Ford MkIV di Sebring 1967 (MM321).
In questi giorni escono nella gamma tedesca di Spark due versioni molto attese della Porsche 917/30 Interserie, Jägermeister 1973 e Martini 1974, che seguono a poche settimane di distanza la Weisberg 1973. Tutti questi modelli erano già usciti nel 2016 nella gamma Minichamps 1:43, in una serie in resina che a suo tempo era prodotta da Spark. Per essere precisi, la Martini appare in una versione leggermente diversa, mentre la Jägermeister e la Weisberg sono nella configurazione Interserie Hockenheim 1973, già riprodotta da Minichamps. A suo tempo i Minichamps, prodotti in serie molto limitata – 380 esemplari – andarono esauriti in un amen e l’arrivo dei “veri” Spark è l’occasione per i collezionisti di recuperare qualora se li fossero fatti sfuggire sei anni fa. Ma cos’è successo nel frattempo? Gli Spark sono la semplice riedizione dei Minichamps oppure qualcosa è cambiato.
Qualcosa è cambiato. Anzi, molto è cambiato. Il Minichamps era viziato da un problema alla carrozzeria, che aveva fatto giustamente storcere il naso ai più precisi: nel riprodurre la 917/30 Interserie, l’azienda di Aachen aveva semplicemente conservato il cofano posteriore della 917/10 Turbo, che aveva due piccole prese d’aria NACA ai lati della cupole coprimotore, cosa che la “30” non aveva. Il Minichamps aveva altre incoerenze: il supporto dell’alettone posteriore era stato riprodotto in color alluminio, mentre sulla vettura era arancione.
Potete vedere alcune foto del Minichamps nel nostro articolo, apparso il 5 aprile 2016, cui vi rimandiamo anche per le note storiche:
L’assenza delle NACA venne correttamente interpretata sul kit 1:43 di MFH, mentre il modello Minichamps in 1:18, che era un diecast, continuava a presentare le prese d’aria.
Spark è stata quindi attenta a non ripetere gli stessi errori di Minichamps. Lo stampo si direbbe molto simile a quello del Minichamps, ma il modello è stato profondamente riveduto. Se confrontate le immagini del nostro articolo del 2016 con quelle del modello attuale, vi renderete conto di quante siano le modifiche apportate a diversi dettagli della carrozzeria, ma anche all’abitacolo e alla parte posteriore, dove ora spicca una fotoincisione a simulare la struttura posteriore del telaio, mentre il Minichamps presentava un telaietto in plastica. Sullo Spark è stata anche corretta l’altezza del parabrezza in plexiglass, eccessiva sul Minichamps. Sparite le due scritte Jägermeister sulla parte posteriore dell’alettone.
Dicevamo dell’abitacolo: oltre a un diverso stampo della vasca, notiamo la presenza del doppio estintore a sinistra, nonché un diverso colore del fondo: lo Spark è grigio opaco, mentre il Minichamps era di quel caratteristico giallino che ci pareva più realistico.
Lo Spark ha dalla sua il trattamento della presa d’aria anteriore: i due spicchi laterali sono stati correttamente simulati completamente chiusi, mentre sul Minichamps presentavano un fondo nero a riprodurre delle aperture passanti. E’ stata poi aggiunta la rete supplementare al centro. Quanto al nome del pilota, il Minichamps aveva la scritta “Vic Elford” in bianco più un adesivo rettangolare su entrambi i lati del cockpit mentre lo Spark ne è sprovvisto. Parrebbe più corretta una soluzione intermedia, con il nome e l’adesivo presenti sul solo lato destro. Spark ha poi riprodotto anche il nastro di scotch beige che fissava la porta sinistra.
Riassumendo, pensiamo che Spark abbia svolto un lavoro complessivamente migliore rispetto al Minichamps: anche le ruote sono più raffinate, con un dado centrale più piccolo e più realistico, e le razze dei cerchi meno piatte. La lamella anteriore sotto il muso, sullo Spark è riprodotta in fotoincisione, mentre sul Minichamps faceva corpo unico con lo stampo.
Questa serie di Spark, made in China, è limitata a 750 esemplari numerati. Non sono molti ma non sono neanche pochi. Spark, per questa specifica referenza, non ha potuto fornire la quantità di esemplari richiesti dai rivenditori, che all’annuncio della produzione, nel dicembre del 2021, ne avevano preordinate parecchie, considerata anche la livrea. Invece le Porsche 917/30 Jägermeister faticano a terminare sui siti: forse chi aveva acquistato a suo tempo il Minichamps avrà deciso di tenerselo, in barba alle NACA e alle altre inesattezze. Certo è che l’uscita delle tre 917/30 Interserie avrà intrigato quei collezionisti che si ricorderanno del vecchio Minichamps in metallo bianco, praticamente introvabile, uscito negli anni settanta. E se considerate che contemporaneamente a queste 917 sono uscite anche alcune 908/3 inedite o quasi come le due Joest della 1000km di Monza e della 9 Ore di Kyalami, capirete quanto Spark conservi attualmente ben saldo il pallino del gioco, nonostante le bucce di banana sulle quali inevitabilmente scivola.
Il trio delle Porsche 917/30 Interserie di Spark, uscito in queste settimane: in alto, la vettura campione del 1974 con Herbert Müller (SG672, la gara non è specificata); in basso a sinistra, la Jägermeister della Südwestpokal a Hockenheim (15 luglio 1973) di Vic Elford, SG673. A destra, la Felder Racing Team Weisberg di Helmut Kelleners al Preis von Baden-Württemberg a Hockenheim, 30 settembre 1973 (SG675). In realtà è sempre la stessa macchina…