Nella categoria Michelin della Porsche Carrera Cup corre quest’anno una vettura che ricorda nella livrea la celebre BMW decorata da Jeff Koons a Le Mans nel 2010. La Porsche, schierata da Tsunami RT, è pilotata da Johannes Zelger. Una possibile idea per una serie nazionale di Spark.
La Porsche Carrera Cup Italia 2022 è ricca di livree accattivanti. Ricordandoci che una delle missioni del nostro sito è da sempre quella di proporre materiale documentario, proponiamo una gallery della vettura schierata da BeDriver-Centro Porsche Piacenza per Diego Bertonelli (categoria PRO). Foto scattate il 15 luglio 2022 in occasione della gara al Mugello. Chissà che Spark non la prenda in considerazione per una serie italiana…
Va in scena fra oggi e domenica l’ACI Racing Weekend al Mugello, che vedrà impegnati i protagonisti del Campionato Italiano GT Endurance. Ricco il programma di gare, con Porsche Carrera Cup Italia, Campionato Italiano Prototipi, Mini Challenge, TCR Italy, BMW M2 CS Racing Cup Italy e Renault Clio Cup Series. La gara dell’Italiano GT prenderà il via domenica 17 luglio alle ore 16.35 e si correrà sulla durata di 2 ore.
L’articolo sul ritrovamento della Matra della 1000km di Spa 1974 (che potete leggere a questo link: https://pitlaneitalia.com/2022/07/13/echi-dagli-anni-settanta-matra-ms670c-spa-1974/) ha totalizzato un numero notevole di visualizzazioni in questi giorni, prova che certi temi sono ancora oggi tutt’altro che peregrini. Abbiamo ricevuto alcuni interessanti contributi da Marco Nolasco, che è un assiduo lettore di PLIT, la cui esperienza e cultura storia non finiscono mai di impressionare. Già nell’articolo citato, avevamo pubblicato un aggiornamento sulla produzione dell’airscope 1974, grazie a un’indicazione di Umberto Cattani. Pubblichiamo qui la foto dell’airscope in oggetto, nonché le foto dell’elaborazione di Marco Nolasco su base Solido utilizzando la famosa “Guida 2”, che consentiva di ottenere dalla Matra del 1972 la 670B vincente a Le Mans 1973 con Henri Pescarolo e Gérard Larrousse. Un lavoro complesso, non certo alla portata di tutti, ma d’altra parte in quegli anni per ottenere qualcosa di buono bisognava sudare le classiche sette camicie.
Ecco poi un paio di foto dell’ormai famoso snorkel versione 1974, in metallo bianco:
E visto che c’eravamo, il nostro Marco Nolasco ha voluto inviarci le foto di un’altra elaborazione fatta all’epoca con le decals del “carnet violet”, anch’esso citato nell’articolo sulla Matra 1974: si tratta della Mirage Gelo seconda classificata alla 1000km del Nürburgring 1973. Il confronto è col modello Solido n.17, che riproduceva la M6 del 1972. Si nota il non indifferente lavoro di modifica di vari elementi della carrozzeria.
Nei nostri scambi di idee e di opinioni su questi modelli, mi è venuta in mente un’osservazione, che ho girato a Marco: “mi sembra – gli ho detto – che Solido sia stata la prima a darsi una mentalità più propriamente modellistica pur restando una realtà fondamentalmente generalista e comunque industriale”. “Sì – ha risposto Marco – Solido fu la prima, almeno la prima che fece riferimento al mondo delle corse. In realtà ricordo un timido tentativo su di un catalogo della Politoys M di qualche anno prima in cui si vantava la completa smontabilità dei loro modelli con il suggerimento, accompagnato da foto, di smontare e riverniciare (a pennello) una Fulvia coupé.” Ed ecco qui, grazie al suo archivio (sicuramente molto più accessibile del mio, dove non credo peraltro di avere questa pubblicazione), il catalogo di Politoys in cui si invitava il giovane e meno giovane pubblico a non essere timido e a mettere le mani sui modelli. A questo proposito, mi vengono in mente alcuni episodi di un passato ormai neanche troppo recente, in cui Minichamps, attraverso i suoi legali, cercava e scovava su eBay chi aveva osato elaborare un loro modello, intimandogli di toglierlo dalla vendita. Certo, i contesti possono essere diversi e Minichamps forse era semplicemente a caccia degli speculatori, chissà.
Nota del 15 luglio 2022: In un commento qui sotto, Umberto Cattani accennava ad un suo montaggio della famosa Guide 2 di Solido. Oggi Umberto è riuscito ad inviarci la scansione di una vecchissima foto fatta all’epoca, che ritrae il modello accanto ad un’altra elaborazione, la Ferrari 312 P Spyder di Brands Hatch 1969, su base Dinky France. E’ un documento storico prezioso che sono felice di pubblicare.
Una nuova edizione limitata Madyero 1:43 è disponibile in questi giorni. Stavolta è il turno di una Porsche Carrera RSR Gruppo 5 preparata dai fratelli Almeras per la 24 Ore di Le Mans 1976. La vettura, pilotata da Christian Poirot, Robert Boubet e Jean-Claude Lagniez, si classificò al 23° posto assoluto e 8° di Gruppo 5. Il modello è disponibile a questo link:
Negli anni settanta, l’attività di elaborazione su basi diecast era forse al suo massimo. Ai collezionisti, stanchi della scarsità di modelli freschi proposti dai grandi fabbricanti, e non ancora soddisfatti dagli artigiani che iniziavano peraltro a darsi da fare seriamente, non restava altro che metter mano ai diecast per ottenere soggetti e versioni che magari nessun marchio avrebbe degnato di attenzione. La vivacità dell’epoca la vedi ancora da tanti indizi: le foto delle trasformazioni pubblicate su Autosprint o le foto delle mostre che si tenevano sempre più numerose, soprattutto da Roma in su. Del resto, l’assenza di tante vetture era stata la premessa sulla quale uno come Raymond Daffaure aveva costruito la propria produzione, andata avanti svariati lustri con centinaia e centinaia di pezzi fabbricati interamente a mano.
Di tanto in tanto, nei naufragi di qualche grande raccolta che viene smantellata e che molto spesso finisce in mano a speculatori e poi anche a collezionisti poco attenti all’aspetto storico, emergono, rari nantes in gurgite vasto, dei pezzi davvero singolari che raccontano di periodi, di vite, di vicende di bravi modellisti, quasi sempre ormai senza nome. Ci è capitata di recente sotto mano una Matra 670C in versione 1000km di Spa, la vincente con Ickx e Jarier, elaborazione su base Solido. Tutti saprete che Solido, con il numero di catalogo 13 e 14, aveva realizzato nel marzo del 1973 due Matra di Le Mans 1972: la corta di Pescarolo/Hill e la lunga di Cévert/Ganley. Le decals complete di queste due vetture confluirono anche nel “Carnet violet” numero 113, commercializzato dal giugno 1973, che era l’unico a contenere ben quattro foglietti di decals: oltre quelle delle due Matra, vi si trovavano le decorazioni per la Porsche 917K Martini Le Mans 1971 #22, la Ferrari 512M Sunoco, la Ford Capri di Spa, la Ferrari 312PB Brands Hatch 1971, la Ford MkIV #1 di Le Mans ’67, la Porsche 917K Martini Buenos Aires 1971 #38, la March 707 Can-Am, la Ligier JS2, la Porsche 917K Gulf Daytona e la Opel 1900GT Greder. Nel gennaio del 1974, Solido tornò sul tema Matra con la “Guide” numero 2, che conteneva istruzioni e decals per trasformare il modello di serie nella vettura che nel frattempo aveva vinto la 24 Ore di Le Mans 1973 con Pescarolo e Larrousse.
Poi il nulla. La Matra continuò a sviluppare le proprie vetture per l’ultima stagione, quella del 1974, in cui, sparita la concorrenza della Ferrari, peraltro abbastanza nettamente battuta l’anno precedente, la squadra francese si trovò di fronte una prateria vincendo per la terza volta consecutiva a Le Mans e, alla fine della stagione, aggiudicandosi i vari trofei costruttori e piloti in palio.
La 1000km di Spa si disputò agli inizi di maggio del 1974. La 670C (telaio 04, secondo le ricerche di Janos Wimpffen che prendiamo per buone), vinse la corsa battendo la Gulf-Ford Cosworth di Bell/Haywood e la Porsche 911 Carrera RSR Turbo di Mueller/Van Lennep. Fu così che il nostro modellista decise di farsi un modello in casa di quella che già si annunciava come la vettura dominante del Mondiale ’74 (la presenza dell’Alfa Romeo, vincitrice a Monza alla fine di aprile, si sarebbe fatta estremamente sporadica a causa di scioperi e problemi politici vari). Ciò che farebbe datare l’esecuzione della trasformazione in un’epoca piuttosto vicina allo svolgersi dei fatti reali, potrebbe essere l’uscita successiva di modelli che si sarebbero probabilmente meglio prestati ad una simile elaborazione, come il Norev oppure il kit Manou. Ma non abbiamo alcuna certezza.
Ciò che è certo, è che questa trasformazione è da datare negli anni settanta, per lo “stile” e diversi elementi diremmo tipici dell’epoca: l’utilizzazione di certe decals, l’assenza di cinture di sicurezza e l’uso sistematico della tecnica a pennello. Il Nostro non si fece mancare nulla: le ruote posteriori le mutuò dalla Ferrari 312PB Solido, tanto per fare un esempio. E si arrangiò anche per tutto il resto, tagliando, segando e limando, per poi ricostruire con stucco Sintofer e materiale vario. In Sintofer è ad esempio l’airscoop (*), mentre la decorazione è ricavata in parte da decals, in parte realizzata in verniciatura a pennello. Anche i fari anteriori sono stati riprodotti, con una precisione straordinaria, verniciandoli.
Si notano particolari di grande finezza, come lo specchietto retrovisore e tutte le varie filettature bianche (giustamente il nostro modellista scelse la vettura vincente, mentre l’altra Matra schierata a Spa aveva le decorazioni verdi).
Per la vendita recente, il modello era stato brutalmente forato nel fondino e montato su un’anacronistica basetta in plastica (attaccarlo col biadesivo no, eh?). Abbiamo quindi ristuccato il foro e dato un punto di nero opaco Tamiya, giusto per ripristinare una certa coerenza.
Il risultato di questa straordinaria elaborazione potete ammirarlo in queste foto. Certo, è un modello che ha solo un valore storico. Pochi, pochissimi collezionisti lo vorrebbero e probabilmente molti di loro si limiterebbero a pensare che tanto fra un po’ lo farà Spark. Ma in questo caso, a ragionare così, si è fuori strada. Modelli di questo tipo vanno lasciati parlare, vanno considerate testimonianze di un periodo in cui le collezioni erano molto più eterogenee e la maggior parte dei collezionisti erano – per forza di cose – anche modellisti. Dare un nome a questo modellista è impossibile: la sua fattura ricorda certe cose che facevano all’epoca Ugo Fadini, Umberto Codolo o Fabrizio Pitondo, ma loro normalmente firmavano sul fondino. Chissà che un giorno non se ne possa sapere qualcosa in più.
(*) aggiornamento del 14 luglio 2022: Umberto Cattani mi scrive stamani che “tramite la BAM Ruf commercializzò l’airscoop della 670C, stampato in metallo bianco. In quegli anni, mi pare fossimo nel 1978, presso il negozio parigino si trovavano spesso particolari che Ruf faceva quasi per un piacere personale, li aggiungeva nello stampo di un suo kit, poi li vendeva in veste del tutto confidenziale”. Annotazione molto interessante. Ho però ricontrollato la Matra, e l’airscoop mi pare in questo caso non in metallo bianco, ma in una materia molto simile, appunto, allo stucco. Spero comunque che un giorno o l’altro Umberto ci mostri la sua Matra vincitrice di Le Mans 1974, elaborata anch’essa su base Solido.
Piuttosto interessanti alcune novità Spark programmate per la settimana 28. In particolare segnaliamo due Lancia, la Stratos vincitrice del Giro d’Italia 1978 (serie italiana, limitata a 500 esemplari numerati) e la Gruppo 6 della 1000km del Nurburgring 1982 (serie tedesca, limitata a 750 esemplari numerati). Di alcuni di questi modelli ci occuperemo verosimilmente in maniera approfondita su PLIT.
NOUVEAUTES échelle 1:43
S6594
TOYOTA Yaris WRC n°69 Vainqueur Rallye Estonie 2021 Kalle Rovanperä (Plus jeune vainqueur en WRC) – Jonne Halttunen
S6695
FORD Puma Rally1 N°44 M-SPORT Ford World Rally Team Rallye Monte Carlo 2022 Gus Greensmith – Jonas Andersson
S7860
MERCEDES-AMG Petronas W12 E Performance N°44 + N°77 Petronas Formula One Team 2ème GP Abu Dhabi 2021 + 6ème GP Abu Dhabi 2021 Lewis Hamilton + Valtteri Bottas Champion constructeur Formule 1 2021 (750ex)
S9099
LANCIA Stratos HF N°10 Vainqueur Tour de Corse Rallye de France 1981 B. Darniche – A. Mahé
SB436
LAMBORGHINI Huracán GT3 EVO N°63 Orange 1 FFF Racing Team 8ème 24H Spa 2021 M. Bortolotti – M. Mapelli – A. Caldarelli(300ex)
SB439
MERCEDES-AMG GT3 Evo N°90 Madpanda Motorsport Vainqueur Silver class 24H Spa 2021 E. Companc – R. Sánchez – P. Kujala – R. Breukers (300ex)
SB448
MERCEDES-AMG GT3 N°87 AKKA ASP 24H Spa 2021 S. Gachet – K. Tereschenko – P. Umbrarescu – T. Drouet (300ex)
SB456
PORSCHE 911 GT3 R N°166 Haegeli By T2 Racing Vainqueur AM class 24H Spa 2021 P. Decurtins – D. Busch – M. Lauck – M. Basseng (400ex)
SB457
MERCEDES-AMG GT3 N°69 Ram Racing 24H Spa 2021 S. de Haan – R. Collard – R. Collard – F. Schiller (300ex)
SB459
MERCEDES-AMG GT3 N°4 Mercedes-AMG Team HRT 24H Spa 2021 M. Engel – L. Stolz – V. Abril (300ex) **livraison partielle
SB460
MERCEDES-AMG GT3 N°50 Hub Auto 24H Spa 2021 N. Catsburg – M. Buhk – M. Götz (300ex)
SB472
LAMBORGHINI Huracán GT3 EVO N°19 Orange 1 FFF Racing Team 24H Spa 2021 B. Baguette – H. Hamaguchi – S. Costantini – P. Keen (300ex)
SB476
MERCEDES-AMG GT3 N°5 HRT 24H Spa 2021 M. Beretta – H. Haupt – P. Assenheimer – I. Dontje (300ex)
SG516
LANCIA LC1 N°50 Vainqueur 1000km Nürburgring 1982 R. Patrese – M. Alboreto – T. Fabi (750ex)
SG687
MERCEDES-AMG GT3 N°6 Mercedes-AMG Team HRT AutoArenA 8ème 24H Nürburgring 2020 P. Assenheimer – D. Baumann – D. Müller – M. Engel (300ex)
SG712
MERCEDES-AMG GT3 N°8 GetSpeed Performance 24H Nürburgring 2020 F. Perrodo – E. Collard – M. Vaxiviere – C. Jöns (300ex)
SG753
PORSCHE 911 GT3 R N°44 Falken Motorsports 4ème 24H Nürburgring 2021 K. Bachler – M. Ragginger – S. Müller – A. Picariello (300ex)
SG757
PORSCHE 911 GT3 R N°23 Huber Motorsport 8ème 24H Nürburgring 2021 P. Neuffer – S. Aust – N. Menzel – M. Seefried (400ex)
SG758
PORSCHE 911 GT3 R N°33 Falken Motorsports 9ème 24H Nürburgring 2021 K. Bachler – D. Werner – T. Preining – L-D. Arnold (300ex)
SG775
PORSCHE 911 GT3 R N°18 KCMG 24H Nürburgring 2021 A. Imperatori – J. Burdon – E. Liberati – M. Holzer (400ex)
Monza è Monza. Con tutti i suoi casini, le incertezze, le chiusure annunciate e il baratro incombente. Quando ci arrivi capisci che con una cosa così, l’avessero in Giappone o negli Stati Uniti, ci camperebbe una regione intera. Da noi no, fanno i fighetti e lo fanno pure male.
Per il secondo anno consecutivo, il WEC è passato da Monza e anche se da quelle parti fanno di tutto per perdere ciò che qualsiasi altro circuito farebbe carte false per conquistarsi, Monza ha qualcosa di speciale.
Anche per un fotografo sembra un circuito facile e in realtà è complicato. Io seguo pedissequamente due colleghi che sono in pratica nati là e conoscono ogni gioco di luce e anche ogni cancello. Sono loro che danno istruzioni ai guidatori dei minibus media. Ogni volta che attraversiamo il parco reale non manco mai di scattare qualche foto all’anello dell’alta velocità. Monza, nonostante certi interventi che ne hanno in parte stravolto l’antica patina, conserva preziose vestigia.
Torni sempre da Monza con qualcosa di originale. E’ una pista che attira anche personaggi illustri, che c’entrino o meno con le corse. Trovi Wolfgang Ullrich che osserva la nuova Peugeot 9X8 durante le verifiche. I suoi vecchi rivali. Chissà se ci è rimasto in amicizia. Poi lo rivedi, come un fan qualsiasi, sulla tribuna durante le prove libere.
Un suo glorioso pilota, Dindo Capello, arriva la domenica mattina in sala stampa per farsi un caffè. Parla coi giornalisti con l’umiltà e lo stile che da sempre lo contraddistinguono e anche lui commenta la 9X8, una macchina che non passa certo inosservata. Almeno per ora, fa parlare di sé per l’originalità delle sue soluzioni. Poi arrivi in griglia e vedi un sacco di gente che fotografa una tizia dall’aria schifata. “Chi è quella?”, chiedo a una ragazza dello staff comunicazione del circuito. “Quella? Ma è Diletta Leotta”. Si sente poco. Un baccano di pistole pneumatiche. “Aleotti?”, urlo. “Ma è quella dei medicinali Menarini…? Era a scuola con me, la ricordavo diversa!”. “Leotta! Di-let-ta Le-ot-ta! Ha otto milioni (o dieci milioni? O venti? Non ricordo la cifra) su Instagram!!”. “Cavoli, io ho studiato diciassette anni ed è già grassa se arrivo a cinquanta”. Non ho capito chi sia ma fotografo lo stesso, non si sa mai che le foto possano venire utili. Preferisco Sophia Floersch, che se la tira molto meno e parla pure di macchine. Forza SOP.
Decisamente cordiale Stefano Accorsi, che ammiro da sempre, fin dai tempi dell’Ultimo bacio (anche se in quel caso ammiravo forse più Martina Stella). Parla dei suoi film, lo ricordiamo interprete molto malinconico e direi parecchio convincente in Veloce come il vento. La Glickenhaus parte alla grande. Regge, regge, finché il motore non va in fumo. O affidabilità o prestazioni.
Poi l’Alpine e la Toyota si sportellano. Qualche maligno maligna (altrimenti che maligno sarebbe) di uno scambio del tipo: “tu mi dai una Monza, io ti faccio fare la doppietta in casa tua al Fuji”. In GT la Corvette ce la fa con un colpo di reni. Strategia giusta, ma è ormai evidente che l’attuale formula del BoP sia del tutto da riconsiderare, con buona pace dei tifosi da bar, che ormai dal bar si sono trasferiti su Facebook perché lì si sta più larghi e ti ascoltano pure dall’estero.
Monza è stata caldissima in tutti i sensi. Monza non è mai banale.
Dopo la segnalazione bibliografica, vi avevamo promesso qualche settimana fa una recensione completa del libro sulla Togi di Stefano Cattaneo e Francesco Paolo Fabrocini, stampato per i tipi della Società Editrice Il Cammello. Arrivata la nostra copia, possiamo dirvi qualcosa di più su quest’opera.
A lungo snobbate, le nostre case produttrici di modelli stanno finalmente ottenendo quell’attenzione che meritavano da tempo e della quale marchi di altri paesi, in primis Francia, Gran Bretagna e Germania, avevano goduto grazie alle puntuali ricerche di specialisti del settore.
La Togi rappresenta qualcosa di molto particolare e un volume che ne ripercorresse la produzione era uno dei tanti desiderata della letteratura automodellistica. Ci hanno pensato Stefano Cattaneo e Francesco Paolo Fabrocini con quello che hanno voluto definire un “manuale”. In piccolo formato ma con le due dense centocinquanta e passa pagine, il volume è un catalogo ragionato di ogni modello prodotto con i marchi Unicum, Trilor e poi Togi dalle origini nel 1958 fino alla cessione da parte di Tonino Lorenzini, avvenuta nel 1995.
E’ esclusa quindi tutta la produzione Fongaltogi, che appartiene a un altro periodo e che segue – almeno in parte – una diversa logica. Il volume voleva focalizzarsi su una storia conclusa e pensiamo che sia stata una scelta sensata. Grazie anche a un’impaginazione semplice e lineare, il libro è di facile consultazione, ma questo non significa che non sia estremamente preciso e approfondito: ogni modello è passato al vaglio, con le sue varianti di stampo e di dettaglio. Le foto sono ben leggibili e della giusta dimensione (a proposito, ognuna di esse è pubblicata anche su piattaforma digitale, raggiungibile inquadrando il qr-code di pagina 154). Ampio spazio viene riservato all’evoluzione delle scatole. Puntuale e chiara anche la descrizione dei kit, completa di osservazioni sulle loro peculiarità tecniche e di assemblaggio. In vari prospetti fotografici sono messi a confronto i vari stampi delle ruote, i meccanismi di sterzo, i motori, gli adesivi delle targhe e così via.
I modelli fotografati provengono dalle collezioni degli autori, che sono state esposte al Museo Storico dell’Alfa Romeo dal settembre 2021 al gennaio 2022. In chiusura di volume sono riprodotti tutti i foglietti d’istruzioni a corredo delle scatole di montaggio. Completano il volume alcuni documenti d’epoca (listini, cartellini, pubblicità e adesivi di negozi del periodo) e uno schema con il grado di rarità e le quotazioni di massima di ciascun modello. Volete altro? Troverete in questo libro i pesi di ogni modello (utilissimi in quanto alcuni soggetti sono stati riprodotti successivamente utilizzando leghe più pesanti), curiosità su colori e serie speciali, notizie sul metal fatigue e sulle gomme.
Il fascino e la nobiltà del marchio Togi meritavano un volume come questo. Probabilmente i Togi sono fra i modelli più evocativi mai prodotti, qualcosa a metà strada fra la riproduzione e l’oggetto museale. Nella loro “meccanicità” erano essenziali e imponenti allo stesso tempo. Non avevano bisogno – come tutti i capolavori – di tanti dettagli. Più che riprodurre la vettura la evocavano, con una potenza e una iconicità che è sempre stato difficile trovare altrove.
Consigliamo senz’altro questo “manuale”, stampato in sole cento copie, e destinato a diventare un’opera di riferimento nel settore.
Stefano Cattaneo – Francesco Paolo Fabrocini, Manuale Le Togi svelate – Alfa Romeo 1:23, storia e tecnica di una passione, Società Editrice Il Cammello, Torino 2022, copertina cartonata, pagg.158, ISBN 978-88-96796-78-8, € 71,00.