In mostra al Museo Guggenheim di Bilbao sei progetti del Master Tad sulla mobilità del futuro

Come ci muoveremo e vivremo nel 2086, a 200 anni dalla nascita dell’automobile? In occasione, della mostra “Motion. Autos, Art, Architecture” (https://www.guggenheim-bilbao.eus/exposiciones/motion-autos-art-architecture, che si protrarrà fino al 18 Settembre) voluta dalla Norman Foster Foundation e dal Guggenheim Museum di Bilbao, sono state invitate sedici scuole di design e architettura da quattro continenti diversi, a presentare la loro visione sul futuro della mobilità.

Tra queste, come unica realtà italiana, la Scuola del Design del Politecnico di Milano, che la immagina e racconta la mobilità del futuro con un’installazione interattiva a conclusione del percorso espositivo della mostra. Questa installazione è composta da 12 progetti, 6 dei quali realizzati dagli studenti del Master in Transportation & Automobile Design, promosso dal Politecnico di Milano e gestito da POLI.design.

Si tratta di 6 concept molto diversi tra loro, ideati proprio con la finalità di rispondere alle esigenze della nuova mobilità degli anni a venire, prefigurando soluzioni di trasporto progettate per le specifiche necessità di determinate categorie di passeggeri, anche con problematiche fisiche.

Questi progetti sono stati integrati in un progetto di allestimento denominato Autofficina Futuro, curato da Luisa Collina e Ilaria Bollati, docenti del Politecnico di Milano, in collaborazione con CamerAnebbia per la parte multimediale, allestito presso il Guggenheim Museum di Bilbao. Un’esposizione davvero particolare con un approccio multidisciplinare, che incrocia la dimensione della mobilità con quella dell’ambiente, della realtà urbana, della società e definisce un panorama interattivo sulla mobilità che verrà. Autofficina Futuro richiama l’idea dell’autofficina, luogo italiano per eccellenza dove, a partire dall’inizio del secolo scorso, le automobili venivano prodotte, riparate, migliorate e modificate in un dialogo continuo con il cliente. Basti pensare alle officine dei famosi Carrozzieri italiani, sinonimo di eleganza ricercata, quasi sartoriale, e di una produzione caratterizzata dalla massima libertà espressiva, dove idee e sperimentazione sono sempre state rivolte al futuro.

Nell’installazione, un lungo collage rappresenta l’autofficina e unisce le illustrazioni a fotografie e contenuti multimediali. Un paesaggio immaginario popola cinque monitor a parete che invitano il visitatore all’azione. E’ sufficiente collocarsi di fronte ad uno di essi per avviare il racconto. Autofficina Futuro offre anche la possibilità di un ulteriore approfondimento tramite QR Code, svelando contenuti aggiuntivi e rimandando ad una mostra virtuale ospitata nella pagina Instagram dedicata: https://www.instagram.com/autofficina_futuro/.

Questa esperienza progettuale in esposizione a Bilbao, ha dato vita anche al libro, edito da Electa, “Autofficina Futuro. Un panorama interattivo sulla mobilità che verrà”, edito da Electa, a cura di di Luisa Collina e Ilaria Bollati, con il contributo di Fausto Brevi e Flora Gaetani, per il Master TAD, che indagano l’evoluzione della mobilità domandandosi quale sia il ruolo delle scuole nel processo di immaginazione di futuri possibili. Viene presentato il 14 giugno, ed è già in distribuzione nelle librerie. https://www.electa.it/prodotto/autofficina-futuro/

Sempre per restare sul tema del futuro della mobilità, venerdì 17 giugno si svolge a Milano, presso l’Auditorium Testori, il Convegno “Ricerca e innovazione, il futuro della mobilità” organizzato dal MIMO 2022 Milano Monza Motor Show in collaborazione con Regione Lombardia. Il convegno si articola in quattro talk della durata di un’ora durante i quali vengono approfondite tematiche diverse sulla mobilità nei prossimi anni. Il terzo di questi incontri, alle ore 16.00, affronta il tema della forma dell’auto tra vent’anni. Quindi è proprio di design che parleranno Alberto Sabbatini, moderatore e giornalista, l’Assessore Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione di Regione Lombardia Fabrizio Sala, Horacio Pagani fondatore e CEO di Pagani Automobili, Flavio Manzoni, Chief Design Officer Ferrari, Riccardo Balbo, Direttore Accademico IED e Fausto Brevi, Direttore Scientifico Master Transportation & Automobile Design Politecnico di Milano.

Una risposta a questa domanda del convegno viene già data dai sei concept Master TAD esposti a Bilbao.

4senses, Crisalis, Esders, Flo, Hyla e Jewl.in, sono i progetti sviluppati nel corso di varie edizioni del Master TAD con temi differenti, e sono stati scelti per essere parte dell’installazione Autofficina Futuro al Guggenheim Museum.

4SENSES (Master TAD VII)

4senses è una concept-car autoguidata a marchio Audi, progettata per una categoria particolare di utenti: persone non vedenti e ipovedenti. Per questo motivo ogni soluzione progettuale è nata per rendere estremamente confortevole e sicuro il loro viaggio in auto. Notoriamente queste persone hanno gli altri sensi più sviluppati del normale: per questa ragione, diverse esperienze sensoriali accompagnano il passeggero attraverso le città e i relativi luoghi simbolo più caratteristici. La forma del design degli interni e degli esterni, è caratterizzata dalla simmetria centrale, che esalta la bidirezionalità del veicolo e consente di accogliere a bordo i passeggeri in tutta sicurezza. Il progetto è stato realizzato da: Fabrizio BuonomoGiuseppe RomanoPasquale Smimmo.

https://www.mastertad.com/master/tad-vii-audi-4senses/

CRISALIS (Master TAD X)

In futuro l’esigenza di ottimizzare l’uso degli spazi urbani sarà sempre più pressante, in virtù del crescente numero di veicoli in circolazione e in questo senso i servizi di sharing potrebbero rappresentare una sorta di bisogno sociale. Tuttavia per molti utenti il desiderio di uno spazio privato, esclusivo e non condiviso continuerà a rappresentare una componente imprescindibile della propria mobilità.

Audi Crisalis propone una risposta a questo bisogno, ispirandosi al concetto del calesse, in cui lo spazio abitativo (privato) è separato dal sistema di locomozione (shared) ed è progettato in modo da ridurre al minimo gli ingombri nel momento in cui non è in uso. La capsula abitativa è costituita da due semi-gusci rigidi collegati da una fascia centrale realizzata con materiali a memoria di forma che, ripiegandosi, consente la riduzione del volume dell’abitacolo. La capsula così richiusa e sganciata dai moduli di propulsione esterni, viene alloggiata in posizione verticale all’interno di apposite stazioni di parcheggio. Anche gli interni sono progettati per compattarsi insieme alla capsula grazie alle strutture portanti dei sedili, realizzate in speciali polimeri. Questa flessibilità si riflette nelle possibilità di configurare le sedute in modo diverso: una vettura monoposto con maggiore spazio a disposizione oppure una biposto con sedute contrapposte. Il progetto è stato realizzato da: Filippo Batavia, Jean Pierre Bruni, Edoardo Trabattoni, Pietro Tranchellini.

https://www.mastertad.com/blog/tad-life/tad10-audi-crisalis/

BUGATTI ESDERS (Master TAD VI)                       

Pensare a una Bugatti che sfila per le vie di Milano, ha portato a progettare un veicolo affascinante e seducente, raffinato e misterioso, ispirato ad Armand Esders, celebre proprietario della prima Bugatti Royale negli anni Trenta. La forza principale di questo concept risiede nella forma stessa del veicolo, che ha una marcata presenza scenica. Appare come un monolite particolarmente slanciato, concepito con l’obbiettivo dell’abbattimento delle emissioni, anche partendo dal suo studio aerodinamico. Si presenta in tre configurazioni: con hard-top; con capote in tessuto senza parabrezza; come roadster, con parabrezza senza tetto.

Le caratteristiche più importanti sono la forma affusolata del corpo all’esterno e la versatilità dello spazio interno. Il progetto è stato realizzato dagli studenti: Andrea Bardusco, Riccardo Camponovo, Dai Pan (Cina)

FLO’ (Master TAD VII)

Ispirata al falò, Audi Flò rappresenta una nuova idea di trasporto. La forma ellittica stimola le persone ad interagire tra loro e riscoprire il piacere della convivialità. L’uso di materiali a memoria di forma consente la trasformazione dei sedili per creare un’atmosfera adatta al viaggio: un’auto per quattro o un salotto per due con un ingombro ridotto. Confondendo i confini tra design automobilistico e di prodotto, il corpo avvolto intorno alla cabina crea una vettura unica. Eliminando la convenzione di zona anteriore e posteriore, Flò è progettata per essere bi-direzionale. Il progetto è stato realizzato da: Daniel FerrariSalvador Reyes Guardado (Messico), Ramprasadh Selvarajah (India).

https://www.mastertad.com/blog/tad-life/tad07-audi-flo/

HYLA (Master TAD XI)

In un ipotetico anno immaginario 2050, nelle città costiere come Amsterdam, caratterizzate da uno stretto rapporto tra uomo e natura, l’aumento del livello del mare e l’incremento demografico, porteranno ad un cambiamento radicale della morfologia. Pertanto, i designer del Master TAD hanno ipotizzato la creazione di moderni distretti galleggianti, preservando ad ogni modo l’essenza storica della città stessa. Ci sarà l’esigenza di spostarsi frequentemente dal quartiere galleggiante alla terraferma e su quest’ultima. Partendo dalla bicicletta, mezzo di trasporto per antonomasia in questa tipologia di città, è nato il concept BMW Hyla, veicolo anfibio monoposto a tre ruote. Hyla vuole avere quella praticità e agilità che solo una bicicletta è in grado di dare. Quale mezzo anfibio, Hyla è stato sviluppato come veicolo modulare adattabile a diverse tipologie d’uso, pertanto in sede progettuale il mantra categorico è stato il principio che le forme dovevano assecondare la funzione. La linea del concept è stata dettata dagli scopi e dalle esigenze tecniche che lo caratterizzano. Il progetto è stato realizzato da: Stefano Armento, Fabio Errera, Johna Gussoni, Andrea Lanzalotta, Pasquale Vitale.

https://www.mastertad.com/blog/tad-life/tad11-bmw-hyla/

JEWL.IN (Master TAD IX)

Audi Jewl.in è un’auto 2+2, ideata per facilitare la mobilità delle persone in età senior, che vogliono continuare ad avere una vita particolarmente attiva. È pensata per trasportare due adulti sui sedili posteriori, facilitandone l’accesso, e due bambini su quelli anteriori. La scelta della configurazione degli interni e dei materiali denota un prodotto premium, cucito su misura in base a gusti ed esigenze di chi lo utilizza e a misura di famiglia. Il progetto è stato realizzato da: Gianluca Raciti, Giancarlo Temin, Esteban Wittinghan Quiñones (Colombia)

https://www.mastertad.com/blog/tad-life/tad09-audi-jewl-in/

Il Master TAD, giunto alla sua XIV Edizione, trasmette tutto il background formativo del design tradizionale e il know-how derivante dall’aver già ideato e realizzato svariati prototipi avveniristici. In effetti, in 13 edizioni oltre 200 allievi provenienti da ogni parte del mondo hanno realizzato una settantina di progetti. Moltissimi di questi, hanno ispirato la produzione di diverse marche automobilistiche, anticipando alcuni elementi dei nuovi trend stilistici legati alla mobilità del futuro con propulsione elettrica. La grande valenza formativa e qualitativa del Master TAD è ampiamente riconosciuta dalla sua longevità e dall’elevato tasso di inserimento degli allievi nel mondo del lavoro. Infatti, si attesta sempre sull’80% la percentuale di iscritti che trova occupazione nel settore di competenza, entro diciotto mesi dalla fine del corso. Sono sempre più numerosi gli ex-studenti del Master TAD che vanno a ricoprire ruoli di responsabilità all’interno delle varie case automobilistiche e di altre aziende nel campo della mobilità.

Il Master in Transportation & Automobile Design, rappresenta un percorso d’eccellenza della durata di quindici mesi, che prepara progettisti in grado di sviluppare la propria creatività attraverso l’intero processo metodologico progettuale dei centri stile: dalla definizione delle linee esterne, allo sviluppo degli interni; studio e scelta di materiali e colori; modellazione, sia fisica con il clay che digitale. Alla conclusione del percorso formativo, i corsisti divisi in gruppi, presentano i propri progetti di tesi e realizzano i relativi modelli di stile.

Il Master TAD forma veri e propri progettisti – non solo stilisti – di automobili, in grado di inserirsi operativamente all’interno della filiera, anche presso quella rete di partner e fornitori specializzati che interagiscono e collaborano con i Centri Stile per lo sviluppo di progetti in co-design. Il percorso formativo si articola in diciassette moduli didattici, articolati per fornire le conoscenze teoriche e pratiche fondamentali allo sviluppo di progetti nell’ambito del transportation design.

Il piano didattico, svolto prevalentemente in lingua inglese per favorire tanto la partecipazione di studenti internazionali quanto per ampliare le successive opportunità lavorative agli studenti italiani, è stato recentemente riorganizzato per mantenerlo aggiornato alle più recenti tendenze progettuali del settore. Sono quindi stati introdotti dei nuovi moduli didattici, come quello di “Experience Interaction Design for Vehicles” mentre altri sono stati rivisti e aggiornati con l’introduzione di strumenti di realtà virtuale, come quello di “Multimedia Tools for Car Design”.

La partecipazione di studenti non italiani è favorita da un contesto organizzativo, quello della città di Milano e del Politecnico di Milano in particolare, che ha saputo rapidamente riorganizzarsi durante la pandemia per mantenere comunque un elevato livello qualitativo della propria offerta formativa, come certificato dalla recente classifica delle migliori università mondiali che mantiene il Politecnico di Milano al primo posto in Unione Europea per l’insegnamento del Design.

Il QS World University Rankings by Subject 2022, la classifica delle università migliori al mondo per ambito disciplinare, rafforza il trend di crescita del Politecnico di Milano. Per Ingegneria, negli ultimi 6 anni l’Ateneo milanese ha scalato 11 posizioni in classifica, raggiungendo oggi il 13° posto al mondo (dal 24° posto del 2016). In Architettura e Design ha guadagnato 5 posizioni: rispettivamente, dal 15° e 10° posto del 2016, al 10° e 5° dello scorso anno, confermati anche dalla nuova classifica. In Europa è al 3° posto per Design, al 5° per Architettura e al 7° per Ingegneria.

Il Master TAD, diretto dal Prof. Fausto Brevi, è a numero chiuso per un massimo di 20 allievi: si rivolge ai possessori di lauree appartenenti alle discipline della progettualità (ingegneria, architettura, disegno industriale).

Le lezioni si svolgono presso la sede POLI.design, Campus Bovisa del Politecnico di Milano, in via Don Giovanni Verità 25. L’impiego di strutture del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, quale il Laboratorio Prototipi, arricchisce l’offerta formativa garantendo la disponibilità di strutture funzionali agli obiettivi del Master.

Attualmente è ancora in corso di svolgimento la XIII Edizione del Master TAD, che si concluderà il 28 giugno 2022 con il “Graduation Day”.

24 Ore di Le Mans 2022: dominio incontrastato della Toyota

In una gara caratterizzata da una regolarità e da un’affidabilità raramente viste in passato, la Toyota numero 8 ha vinto la 24 Ore di Le Mans 2022. Questa terza prova del Campionato del Mondo Endurance FIA (WEC) si è svolta con una partecipazione di 244.200 spettatori. La novantesima edizione della 24 Ore di Le Mans segnava il ritorno in massa del pubblico, senza limitazioni e obblighi sanitari. Su 62 vetture alla partenza, 53 hanno preso la bandiera a scacchi (nel 2021 erano state 44) questo pomeriggio alle ore 16.

HYPERCAR – TOYOTA, UN DOMINIO ASSOLUTO

1. Toyota Gazoo Racing #8 – BUEMI / HARTLEY / HIRAKAWA
2. Toyota Gazoo Racing #7 – CONWAY / KOBAYASHI / LOPEZ
3. Glickenhaus #709 – BRISCOE / WESTBROOK / MAILLEUX

Nella loro secondo partecipazione alla 24 Ore, le Hypercar Toyota hanno mostrato una regolarità impressionante. Dopo aver rapidamente distanziato l’Alpine, che ha patito dei problemi alla frizione in apertura di gara, le vetture del Toyota Gazoo Racing si sono via via allontanate dagli inseguitori. Irraggiungibili nel corso della notte e battagliando fra loro distanziate da qualche secondo, la numero 8 e la numero 7 hanno letteralmente ammazzato la gara.

LMP2 – IL MARCHIO JOTA

1. Oreca 07 – Gibson #38 Jota – GONZALEZ / FELIX DA COSTA / STEVENS
2. Oreca 07 – Gibson #9 Prema Orlen Team – KUBICA / DELETRAZ / COLOMBO
3. Oreca 07 – Gibson #28 Jota – RASMUSSEN / JONES / ABERDEIN

In LMP2 il team britannico Jota è stato protagonista di una prestazione eccellente, dominando dall’inizio alla fine senza troppi problemi, relegando il principale avversario a un giro di distacco. In una gara rallentata da una sola uscita della safety car, la rapidità e la costanza dei piloti sono stati gli elementi chiave. Robert Kubica, Louis Delétraz et Lorenzo Colombo hanno cercato di opporsi, al volante della #9 (Prema Orlen Team), dovendosi però accontentare della seconda piazza. Terza l’altra Oreca-Gibson del team Jota.

LMGTE PRO – PORSCHE,  DOPO UNA LOTTA SERRATA

1. Porsche GT Team #91 – BRUNI / LIETZ / MAKOWIECKI
2. AF Corse #51 – PIER GUIDI / CALADO / SERRA
3. AF Corse #52 – MOLINA / FUOCO / RIGON

La classe LMGTE-Pro faceva la sua ultima apparizione alla 24 Ore di Le Mans. La Porsche ha colto l’occasione per porre un altro sigillo. Nel corso della notte la 911 RSR-19 numero 92 poteva contare su circa due minuti di vantaggio sugli inseguitori, ma un’uscita di pista ne ha compromesso le possibilità di vittoria. E’ a quel punto che la Corvette sembrava dirigersi verso il successo ma una collisione con una LMP2 l’eliminava dalla corsa. La strada veniva così spianata alla Porsche numero 91 di Bruni/Lietz/Makowiecki, autori di una gara regolare.

LMGTE AM – TF SPORT NON SPRECA L‘OCCASIONE

1. TF Sport #33 – KEATING / CHAVES / SORENSEN
2. WeatherTech Racing #79 – MACNEIL / ANDLAUER / MERRILL
3. Northwest AMR #98 – DALLA LANA / PITTARD / THIIM

Dopo una sessione di qualificazione difficile, la Porsche del WeatherTech Racing rimontava posizioni su posizioni, ben pilotata da un Julien Andlauer in gran forma. Due errori nel corso della seconda parte di gara permettevano però all’Aston Martin della TF Sport di piazzarsi in testa senza più cedere spazio agli avversari.

Focus: Porsche 911 RS/CS Rothmans 24h Ypres 1984 Ixo 1:43

Testo e foto di Elio Venegoni. [In redazione David Tarallo]

IXO Models ha recentemente immesso sul mercato un modello in 1/43 che in molti attendevano con una certa trepidazione, ovvero la Porsche 911 SC RS “Rothmans”: se limitiamo il discorso ai modelli di serie, subito viene in mente la riproduzione firmata Spark, davvero bella ma ormai praticamente introvabile se non a cifre davvero alte (e ne circolano comunque poche).

L’SC RS bianca e blu del leggendario Henri Toivonen è uno dei modelli più iconici di tutta la storia del rallismo: con essa il finlandese arrivò al secondo posto nel Campionato Europeo del 1984, alla spalle del nostro Carlo Capone.

IXO ha declinato il modello di questa meravigliosa auto in tre versioni: oltre a quella di Toivonen sono infatti disponibili anche quelle dell’annata 1985, guidate da Bernard Béguin e Billy Coleman, tutte come detto nell’elegantissima livrea “Rothmans”.

Stante la difficoltà di procurarsi lo Spark, anch’io aspettavo con speranza la sua comparsa: IXO, lo sappiamo bene, alterna buone – se non ottime – riproduzioni ad altre, be’… diciamo “rivedibili”?

Vista l’importanza del soggetto auspicavo che la cura riposta in fase di progettazione fosse massima ed invece, lo dico subito, una certa delusione c’è…

Ad una prima occhiata il modello non si presenta male, tutt’altro: le linee sembrano essere stato colte con perizia, la verniciatura è curata, l’applicazione della decals è buona (ma non impeccabile, almeno sull’esemplare esaminato), le ruote ben fatte (anche se un po’ troppo incassate nei parafanghi, soprattutto all’anteriore), i ganci fermacofano realistici…

Inoltre, va rilevato come la decorazione sia completa, nonostante i divieti vigenti: “Rothmans” è un marchio che produce sigarette e quasi sempre le livree tabaccaie o alcoliche compaiono incomplete o criptate sui modelli dei vari produttori. Questa volta non è così e sarei abbastanza curioso di capirne il motivo!

Detto dei pregi, bisogna però dire anche dei difetti, e questi ci sono… eccome se ci sono.

Cominciando dagli interni, il retro dei sedili era color giallo kevlar, almeno a Ypres (il modello fa riferimento a quella gara); certo non è impossibile rimediare autonomamente, con una bomboletta di vernice od un pennello, però uno sforzo maggiore poteva essere fatto, nell’ottica di una maggiore fedeltà alla vettura reale. La documentazione non manca, per cui…

Più grave l’assenza della slitta color alluminio sotto il paraurti anteriore, ben visibile invece sull’auto di Toivonen. Forse l’esigenza di contenere i costi, omettendo un particolare che avrebbe richiesto una fusione ad hoc? Sia come sia, la “dimenticanza” è bella grossa.

Al posteriore non va meglio: vi era, sull’auto vera, una sorta di slitta paracoppa sulla quale era anche applicata la targa… sul modellino la targa c’è, su una piccola lastrina bianca, ma manca tutto il resto.

Anche per quanto riguarda il sistema di scarico, è purtroppo piuttosto diverso da quello della 911 del finlandese: i terminali sarebbero dovuti essere molto più “centrali”, quasi a fianco della targa… invece sono stranamente curvilinei ed escono in corrispondenza dei catadiottri. Davvero un peccato, in questo modo tutto il retro del modello risulta errato e non sembra neanche facile poter rimediare (a patto poi di avere le capacità per poterlo fare).

I fari anteriori hanno il caratteristico piolo centrale, possibile che non si possa in qualche modo evitare questa soluzione che indubbiamente dà robustezza ma è anche così tremendamente antiestetica?

Volendo essere pignoli, poi, anche i paraspruzzi sarebbero dovuti essere più larghi… sarebbe bastata appena un po’ di attenzione in più.

Che dire, in conclusione? Il marchio orientale si sta attirando molte lodi per gli splendidi modelli in scala 1/24 ma, per quanto riguarda quella che è ancora la scala regina, malauguratamente vengono commessi errori che in gran parte sarebbero evitabili con un po’ più di cura.

Questo dispiace non poco: delle sviste su modelli di un passato piuttosto remoto sarebbero più comprensibili, stante la difficoltà di reperimento di una sufficiente documentazione, ma quando di tratta di auto più recenti e per le quali una documentazione copiosa esiste, ecco che gli interrogativi – se non il disappunto – crescono…

Una Ferrari 296 GTB molto… inglese

In attesa della versione competizione della Ferrari 296 GTB, alcuni proprietari si sono già sbizzarriti con livree che ammiccano più o meno direttamente a indimenticate combinazioni del passato. E’ il caso dell’esemplare che vi presentiamo in questa pagina, visto in occasione della Parade des pilotes ieri 10 giugno a Le Mans. Guida a destra, immatricolato in Gran Bretagna, combina il rosso Ferrari con il Cambridge Blue utilizzato negli anni cinquanta-sessanta-settanta dalle vetture schierate dal Maranello Concessionaires del colonnello Hoare, importatore Ferrari nel Regno Unito. A confronto delle tante cafonate che circolano, questa macchina ci è sembrata degna di attenzione. Belli i cerchi nello stesso blu delle bande della carrozzeria. Il blu ricompare ugualmente negli interni. Malgrado la citazione… impegnativa, la vettura rimane sobria e raffinata, senza pacchiane forzature. Una versione in più per le future produzioni BBR e Looksmart in 1:43 e in 1:18.

La parata dei piloti a Le Mans

“Une foule sentimentale”. Così citando una popolare canzone di Alain Souchon, Le Maine Libre titola l’articolo di presentazione della parata dei piloti, ormai un elemento irrinunciabile della settimana di Le Mans. L’origine della manifestazione non è neanche troppo antica: ci voleva della buona volontà e anche della tenacia per convincere i team e i piloti rinunciare al riposo del venerdì prima. E anche per far andar d’accordo Automobile Club de l’Ouest e comune di Le Mans. Nel 1993 Philippe Pasteau, consigliere principale dell’educazione al Collège des Sources di Le Mans, sottomise all’ACO il progetto di una parata in città, da organizzare il venerdì della corsa. All’inizio, l’idea venne accolta con un certo scetticismo.

Il presidente dell’ACO, Michel Cosson, Jean-Paul Gervais, direttore generale, e Jean-Pierre Moreau, direttore sportivo, esitavano a dare l’avallo a un evento che sarebbe inevitabilmente sfuggito alle logiche della pista. Ma Pasteau andò avanti. Non gli andava giù l’idea di una città morta e deserta alla vigilia della gara. Continuò a sviluppare il progetto di una kermesse gratuita, a beneficio di tutti. L’Hotel de Ville fu più lungimirante, nella persona di Robert Jarry, che forse non comprendeva tutto, ma dette fiducia a Pasteau, suggerendo un itinerario che partisse dalla Maison des syndicats fino al Palazzo dei congressi, arrivando alla stazione. Ma Pasteau aveva in mente un’altra cosa: Place des Jacobins.

Dopo un tira e molla, il sindaco concesse l’autorizzazione, a patto di una serie di garanzie per un evento in completa sicurezza. Nel corso di un anno vennero studiati tutti i dettagli (itinerario, logistica, tempistiche) e finalmente, nel giugno del 1995, la prima parata dei piloti prese il via a Le Mans, con quarantamila spettatori assiepati lungo i bordi delle strade. All’epoca non c’erano ancora le barriere ma tutto si svolse senza incidenti e imprevisti.

Negli anni successivi la parata crebbe rapidamente, fino a registrare, nel 2011, addirittura 150.000 spettatori. La macchina dell’organizzazione e complessa e inevitabilmente costosa: si parla di un budget di circa 250.000 euro, cui partecipano anche alcuni team, come il Corvette Racing, che ha ottenuto anche di sfilare per primo (i maligni dicono per poter liberare i piloti prima possibile).

Negli anni abbiamo assistito alla partecipazione di bande musicali, ballerine brasiliane, gruppi circensi e chi più ne ha più ne metta. Supercar, auto d’epoca e veicoli bizzarri sfilano insieme ai piloti. La parata è ormai un elemento tradizionale, le cui immagini arrivano in tutto il mondo.

foto copyright David Tarallo / pitlaneitalia.it