Daytona SP3: la terza Ferrari della linea speciale “Icona”

E’ stata presentata ieri nel contesto delle Finali Mondiali Ferrari al Mugello la terza vettura del programma Icona, la Daytona SP3. Sin dal nome, la vettura strizza l’occhio a quella leggendaria tripletta e sottolinea l’intento di rendere omaggio agli Sport Prototipi Ferrari.

Il suo design si basa una certa contrapposizione di contrasti: superfici plastiche si alternano a linee decise che ricordano l’ingresso preponderante dell’aerodinamica nel design di auto da corsa del tempo come la 330 P4, la 350 Can-Am e la 512 S. Sempre dal mondo degli Sport Prototipi giunge la scelta forte di dotare la Daytona SP3 di una carrozzeria con tetto rigido rimovibile.

La vettura monta un motore V12 aspirato in posizione centrale-posteriore, architettura tipica delle vetture da competizione. Questa versione del propulsore termico conta su 840 cv di potenza (dato che lo rende il più potente sinora prodotto da Ferrari), 697 Nm di coppia e un regime massimo di 9500 giri/min.

Il telaio è realizzato in materiali compositi utilizzando tecnologie da Formula 1 che mancano sulle Ferrari stradali sin dalla LaFerrari, ultima supercar del Cavallino rampante. Il sedile integrato nel telaio riduce il peso della vettura e pone il pilota in una posizione di guida simile a quella di un’auto da corsa.

Al pari delle vetture di ispirazione, infine, lo studio aerodinamico e stilistico è stato orientato alla massima efficienza tramite l’utilizzo esclusivo di soluzioni passive. Componenti inediti, quali i camini di estrazione sul fondo, rendono la Daytona SP3 la Ferrari priva di appendici attive più aerodinamicamente efficiente sinora prodotta. La sapiente integrazione di queste innovazioni tecniche permette alla Daytona SP3 di accelerare da 0 a 200 km/h in 7,4 s e da 0 a 100 in soli 2,85 s: prestazioni esaltanti, che unite all’impostazione estrema e al sound inebriante del V12 trasferiscono al pilota emozioni senza pari.

L’abitacolo dal parabrezza avvolgente della Daytona SP3 assume le sembianze di una cupola incastonata in una scultura sensuale i cui parafanghi, altrettanto sinuosi, emergono con decisione.

Anche per gli interni la Daytona SP3 trae ispirazione da Ferrari quali la 330 P3/P4, la 312 P e la 350 Can-Am. A partire dal telaio altamente performante è stato progettato un ambiente curato e raffinato, raggiungendo comfort e ricercatezza degne di una moderna Gran Turismo pur con un linguaggio minimalista. Degli Sport Prototipi si è mantenuta la filosofia di certi codici linguistici: la plancia, per esempio, è pura e funzionale, pur risultando pienamente moderna.

Alcuni elementi esterni, tra cui il parabrezza, hanno influenzato positivamente l’architettura degli interni. In vista laterale, il taglio trasversale del tetto sull’innesto del parabrezza definisce un piano verticale che suddivide l’abitacolo in due, separando la zona funzionale dalle sedute. Tale architettura si presta a una doppia caratterizzazione, spiccatamente sportiva eppure molto elegante.

Gli interni della Daytona SP3 mirano a garantire a pilota e passeggero il massimo comfort usando stilemi caratteristici di un’auto da competizione. L’idea cardine è stata l’allargamento visivo dell’abitacolo attraverso la creazione di uno stacco netto tra la zona anteriore e quella delle sedute. I due sedili sono in continuità materica e prolungano i loro sellati sulle porte, ricreando la funzionalità tipica degli Sport Prototipi. Il medesimo prolungamento lo si apprezza, a porte aperte, sui brancardi.

Segue lo stesso principio la plancia, dove la struttura della Daytona SP3 ha permesso di estendere i sellati fino ai voletti abbracciando l’intera zona di collegamento con il parabrezza. La plancia, dal corpo molto sottile e asciutto, appare quasi flottante all’interno della finizione sellata. Il suo tema di stile si sviluppa su due livelli: il guscio superiore sellato, dall’aspetto plastico e levigato, è separato da quello inferiore tramite una linea netta di divisione materica e funzionale.

I sedili integrati nel telaio possiedono un’ergonomia avvolgente, tipica di vetture ad alte prestazioni, ma si distinguono per la cura dei dettagli. Il collegamento materico tra i sedili e l’ampliamento del tema ai sellati adiacenti, così come alcuni effetti volumetrici, sono stati possibili grazie alla loro struttura fissa; il guidatore può comunque effettuare tutte le regolazioni necessarie tramite la pedaliera mobile. Il taglio netto tra la zona tecnica dell’abitacolo e quella delle sedute ha permesso di estendere la volumetria del sedile in battuta fino al pavimento. Anche i poggiatesta richiamano i sedili da competizione ma, mentre solitamente sono integrati nei monoscocca, nel caso della Daytona SP3 sono indipendenti. L’architettura a sedile fisso e pedaliera mobile ha permesso di ancorarli alla finizione posteriore.

Per dotare la Daytona SP3 del motore V12 più emozionante sul mercato è stato utilizzato come base il propulsore della 812 Competizione ricollocato però in posizione centrale-posteriore per ottimizzarne il layout di aspirazione e scarico, nonché l’efficienza fluidodinamica. Il risultato è il motore F140HC, il propulsore a combustione interna più potente sinora realizzato da Ferrari, in grado di erogare 840 cv, dotato inoltre di un’erogazione emozionante e del sound travolgente tipico dei V12 Ferrari.

Il motore adotta architettura a V di 65° e cilindrata di 6,5 litri già viste sul propulsore F140HB della 812 Competizione, di cui recepisce tutte le migliorie. Tali sviluppi esaltano le prestazioni di un powertrain destinato a diventare il nuovo punto di riferimento della categoria grazie a un sound eccellente, ottenuto tramite interventi mirati ad aspirazione e scarico, e al cambio a doppia frizione e 7 marce la cui rapidità e fruibilità è stata incrementata tramite la messa a punto di strategie dedicate.

Il regime massimo di 9500 giri/min. e la curva di potenza sempre crescente regalano una sensazione di spinta inesauribile. Particolare attenzione è stata posta alla riduzione di peso e inerzia del propulsore tramite l’adozione di bielle in titanio, che garantiscono un alleggerimento del 40% rispetto all’acciaio, e l’utilizzo di un nuovo materiale per la realizzazione dei pistoni. Lo spinotto rivestito in Diamond-Like Carbon (DLC) consente di ridurre il coefficiente di attrito, a tutto vantaggio di prestazioni e consumi. La riequilibratura dell’albero motore ha portato a una riduzione di peso del 3% del componente.

L’apertura e chiusura delle valvole è garantita dalla tecnologia del dito a strisciamento, componente di derivazione Formula 1 finalizzato a ridurre la massa traslante e disporre di profili di alzata valvole più performanti. Il dito in acciaio, con rivestimento in DLC, trasmette il moto dalla camma anch’essa rivestita in DLC alla valvola, usando una punteria idraulica come perno.

Il sistema di aspirazione è stato completamente rivisto: collettore e polmone sono più compatti per ridurre la lunghezza dei condotti e ottenere potenza ad alti giri, mentre il riempimento della curva di coppia è garantito da un sistema di trombette a geometria variabile che modifica in modo continuo la lunghezza dell’insieme, adattandolo alle pulsazioni del motore per massimizzare il riempimento del cilindro. L’attuazione è governata dalla centralina del motore, la quale controlla continuamente l’escursione delle trombette in modo differente in ogni punto di funzionamento del motore.

Il sistema di fasatura variabile di aspirazione e scarico, unito all’ottimizzazione dei profili delle camme, realizza un inedito sistema di accordatura dei picchi di pressione, necessario per ottenere potenza ad alti giri senza sacrificare la coppia ai bassi e medi regimi: la sensazione è quella di una progressione continua e travolgente che trova il suo culmine nella potenza raggiunta al regime massimo di rotazione.

La gestione del sistema di iniezione diretta GDI a 350 bar è stata ulteriormente sviluppata: l’impianto è costituito da 2 pompe, 4 rail con sensori in grado di fornire feedback al sistema di controllo della pressione e dagli elettro-iniettori. La calibrazione di fasatura e quantità di benzina immessa a ogni iniezione, nonché l’aumento della pressione, hanno consentito di ridurre del 30% le emissioni inquinanti e la formazione di particolato rispetto al propulsore della 812 Superfast sul ciclo WLTC.

La gestione del sistema di accensione è demandata alla centralina di controllo a correnti di ionizzazione (ION 3.1) che pilota l’accensione della scintilla in modalità singola oppure multispark, quando cioè si rendono necessarie accensioni multiple della miscela per garantire un’erogazione senza esitazioni. La centralina controlla inoltre la detonazione in camera di combustione per mantenere sempre il motore in condizioni di massima efficienza termodinamica, grazie a una sofisticata strategia di riconoscimento del livello di ottani (RON) della benzina introdotta nel serbatoio.

È stata sviluppata una nuova pompa dell’olio a cilindrata variabile che regola in modo continuo la pressione dell’olio: attraverso un’elettrovalvola è possibile variare la cilindrata della pompa in funzione di giri e carico, garantendo in ogni punto di funzionamento l’afflusso del solo olio necessario. Da sottolineare infine l’adozione di un olio motore meno viscoso e la permeabilizzazione di tutta la linea di recupero dello stesso, volta ad aumentarne l’efficienza.

Per far sì che il pilota della Daytona SP3 si senta un tutt’uno con la vettura, l’auto è stata progettata sfruttando appieno le conoscenze ergonomiche derivate dall’esperienza maturata in Formula 1 dalla Casa di Maranello. L’integrazione dei sedili nel telaio ha portato a una posizione di guida più bassa e distesa rispetto alle Ferrari di gamma, avvicinandosi a quella di una monoposto; ciò ha consentito di ridurre il peso e contenere l’altezza della vettura a 1142 mm, a tutto vantaggio della resistenza all’avanzamento. Grazie alla pedaliera regolabile il pilota può trovare la posizione più confortevole per le sue gambe.

Il volante comprende l’interfaccia uomo-macchina (HMI) già vista su SF90 Stradale, Ferrari Roma, SF90 Spider e 296 GTB che persegue la filosofia “mani sul volante, occhi sulla strada”. I comandi tattili rendono possibile il controllo dell’80% delle funzioni della Daytona SP3 senza spostare le mani, mentre il display curvo da 16’’ ad alta risoluzione rende istantaneamente disponibili le informazioni utili alla guida.

Telaio e carrozzeria sono interamente in materiali compositi, tecnologia derivata dalla Formula 1 che consente di raggiungere un valore di massa e un rapporto tra rigidità strutturale e peso di assoluta eccellenza. Al fine di ridurre il peso, abbassare il baricentro e raggiungere un’architettura compatta, diversi componenti (come la struttura del sedile) sono stati integrati nel telaio.

Sono stati impiegati compositi di derivazione aeronautica, quali la fibra di carbonio T800 distesa a mano per la vasca, processo che assicura la presenza della quantità corretta di fibre per area. La fibra T1000è utilizzata su portiere e brancardi, aree fondamentali per la protezione dell’abitacolo, poiché le sue caratteristiche di assorbimento la rendono ideale in caso di impatto laterale. Il Kevlar® è stato utilizzato nelle parti soggette a urti grazie alle sue proprietà di resistenza. La tecnica di cottura in autoclave riprende il processo utilizzato in Formula 1 con due fasi sottovuoto a 130 °C e 150 °C per eliminare ogni difetto di laminazione.

Lo sviluppo del nuovo pneumatico dedicato Pirelli Pzero Corsa è stato indirizzato all’ottimizzazione delle prestazioni, con un focus particolare sul bilanciamento tra asciutto e bagnato. Per quanto riguarda invece i sistemi di controllo elettronico di cui questa vettura è dotata, il sistema SSC (Side Slip Control) in versione 6.1 include il sistema FDE (Ferrari Dynamic Enhancer), volto al miglioramento delle prestazioni in curva, per la prima volta su una Ferrari V12 a motore in posizione centrale-posteriore. Questo controllore della dinamica laterale, disponibile nelle posizioni ‘CT-Off’ e ‘Race’ del Manettino, agisce sulla pressione frenante per gestire l’angolo di imbardata nelle situazioni di guida al limite.

L’utilizzo di un’architettura centrale-posteriore, unitamente all’adozione del telaio in materiali compositi, ha consentito di ottimizzare la distribuzione tra gli assali concentrando le masse verso il baricentro. Tali scelte, unitamente agli interventi sul motore, forniscono alla Daytona SP3 numeri da primato in termini di rapporto peso/potenza, accelerazione 0-100 km/h e 0-200 km/h.

L’obiettivo di realizzare la Ferrari ad aerodinamica esclusivamente passiva con il più alto valore di efficienza sinora raggiunto ha richiesto un attento lavoro di ottimizzazione del layout termico della Daytona SP3. La gestione dei flussi di raffreddamento è stata dunque affrontata in modo da definire un layout il più integrato possibile con il concept aerodinamico.

L’aumento prestazionale garantito dal motopropulsore F140HC comporta un aumento della potenza termica da smaltire e quindi un aggravio delle specifiche di raffreddamento dei liquidi motore. Per conservare intatte le opportunità di sviluppo aerodinamico dell’avantreno, ci si è concentrati sull’aumento dell’efficienza di cooling. Gli sviluppi hanno interessato la cappa di aspirazione, l’apertura di evacuazione sul fondo vettura e la bocca di ingresso del convogliatore, ottimizzate per evitare di aumentare eccessivamente le dimensioni dei radiatori anteriori.

Particolare cura è stata dedicata allo sviluppo delle fiancate, che hanno beneficiato dell’inedito layout delle masse radianti spostate verso il centro della vettura. Questa disposizione ha posto le basi per l’integrazione dei convogliatori laterali nelle porte: una soluzione inedita che ha permesso di realizzare le bocche di ingresso dei radiatori in posizione molto avanzata. Grazie a ciò, è stato possibile sfruttare il volume del parafango per generare la corretta sezione di imbocco dei convogliatori e captare un flusso fresco, nonché altamente efficiente, per il raffreddamento dei radiatori olio.

L’alto livello di integrazione delle diverse funzioni in un unico elemento caratterizzante è evidente nella dorsale sul cofango che integra la presa di aspirazione motore e genera le aperture necessarie per lo smaltimento calore del vano motore. Il posizionamento della presa di aspirazione alla base della dorsale minimizza il percorso dell’aria verso il filtro. L’integrazione flottante della dorsale nel cofango genera inoltre una coppia di slot longitudinali che smaltiscono calore e catturano aria fresca grazie all’interazione con le aperture ricavate tra le lame del paraurti.

La definizione del layout termico ha creato spazi che la ricerca aerodinamica ha sfruttato per massimizzarne l’efficienza. Tale risultato è stato perseguito focalizzandosi sul perfezionamento dell’integrazione tra volumi e superfici di carrozzeria e sull’introduzione di nuovi concetti sul fondo vettura che funzionassero in sinergia con essi, senza ricorrere a dispositivi attivi.

Sull’anteriore risalta la perfetta armonia tra forma e funzionalità. Esternamente all’apertura centrale che rifornisce di aria fresca il radiatore motore sono ricavate le prese per il raffreddamento dei freni e gli ingressi che, collegati alle uscite laterali poste sul cofano, creano due soffiaggi che contribuiscono alla generazione di carico anteriore. Sotto il proiettore è stato integrato un vero e proprio flick aerodinamico che grazie alla sua geometria a sbalzo incrementa il carico verticale. In perfetta continuità di volumi, la cascata di alette del paraurti guida il flusso all’interno del passaruota creando un soffiaggio che permette di ridurre la resistenza grazie al riallineamento del flusso in fiancata e al contenimento della turbolenza generata dalle ruote.

Il soffiaggio integrato nel paraurti anteriore non è l’unico elemento che gestisce i flussi in fiancata minimizzando il drag; a esso si uniscono i cerchi con disegno asimmetrico e la sponda verticale della fiancata. Il profilo dei cerchi è infatti in grado di aumentare l’estrazione di flusso dal vano ruota e di riallineare i flussi a quelli che scorrono lungo la fiancata. L’ampia superficie a sponda laterale di quest’ultima fornisce un appoggio utile al flusso per rimanere aderente alla vettura e ridurre la dimensione trasversale della scia e con essa il drag. La fiancata nasconde inoltre un vero e proprio canale aerodinamico che dal vano ruota sfocia a monte della ruota posteriore, grazie a cui è stata aumentata l’estrazione di aria dal fondo con un beneficio sia di carico verticale sia di resistenza.

Gli sviluppi introdotti sul sottoscocca sono stati concepiti con lo scopo di massimizzare la prestazione dell’intero fondo vettura grazie a una serie di device dedicati alla generazione di vorticità localizzata. In primo luogo, la minimizzazione dell’altezza da terra del fondo anteriore ha permesso di avvicinare il picco di aspirazione al fondo stradale esasperando il funzionamento dei dispositivi che sfruttano l’effetto suolo. Tra questi spiccano le due coppie di profili arcuati installati davanti alle ruote anteriori che sfruttano l’incidenza relativa rispetto al flusso per generare vortici che, interagendo con il fondo e la ruota anteriore, garantiscono un aumento del carico verticale e una riduzione della resistenza.

I restanti vortex generator sono stati ulteriormente ottimizzati e posizionati in modo da realizzare una sigillatura virtuale del fondo anteriore. Quello più esterno, installato al limite del telaio, opera come un bargeboard delle monoposto di Formula 1: la vorticità introdotta scherma il fondo dall’effetto della scia della ruota anteriore, riducendo la contaminazione del flusso efficiente elaborato dalla parte centrale del fondo stesso.

Il più importante lavoro di sviluppo dal punto di vista della downforce ha riguardato lo spoiler posteriore. Per ripartire correttamente il carico aerodinamico tra avantreno e retrotreno sono state sfruttate appieno le opportunità create dal riposizionamento dell’aspirazione motore e dalla riprogettazione del fanale, che hanno permesso di estendere lo spoiler fino ad abbracciare tutta la larghezza della vettura. La superficie dello spoiler è stata estesa il più possibile non solo in direzione trasversale ma anche verso il posteriore, accorgimento utile a incrementare il carico verticale senza penalizzare la resistenza all’avanzamento.

La soluzione più innovativa, nonché caratteristica peculiare della vettura, è installata sul fondo posteriore: sono i camini da fondo che, tramite un condotto a sviluppo verticale, mettono in comunicazione il sottoscocca con due feritoie integrate nei parafanghi. Grazie alla naturale aspirazione generata dall’accentuata curvatura, esse massimizzano la portata d’aria nei condotti e creano un collegamento fluidodinamico tra i due flussi che interessano la parte superiore e inferiore della vettura. Il beneficio aerodinamico è triplice: in primis, la riduzione del bloccaggio verso il fondo permette di migliorare la performance anteriore e spostare il bilanciamento aerodinamico verso l’avantreno a tutto vantaggio dell’ingresso in curva. In secondo luogo l’accelerazione locale del flusso dovuta alla geometria degli ingressi nel sottoscocca genera una forte aspirazione che migliora il carico aerodinamico al posteriore. Infine, si ha un miglioramento del funzionamento dello spoiler posteriore che beneficia dell’extra portata garantita dalle feritoie sui parafanghi.

A completare lo sviluppo aerodinamico della Daytona SP3 l’espansione del diffusore posteriore è stata incrementata in direzione tanto verticale quanto trasversale grazie all’installazione dei terminali di scarico in posizione centrale rialzata. Nella parte centrale lo spazio ricavato è stato sfruttato per inserire una soluzione simile a un doppio diffusore. Questa infatti realizza l’espansione del flusso su due livelli distinti e caratterizza fortemente il design del posteriore creando un ponte centrale che sembra flottante nel volume. Il concetto sfrutta l’elevata energia della parte centrale del flusso per convogliare in modo efficace l’aria sia internamente che esternamente al bridge centrale. In questo modo la parte di flusso che passa esternamente al canale centrale energizza quella che passa internamente autoesaltando il funzionamento dell’intero diffusore.

La Daytona SP3 è caratterizzata da un parabrezza a bolla che estende il cristallo fino al tetto rimovibile. Nella guarnizione superiore è integrato un nolder che dirige il flusso verso la zona soprastante la testa degli occupanti quando l’auto è a tetto aperto. Nella parte centrale della zona retrostante le teste degli occupanti, un ribassamento della carrozzeria riduce le possibilità di rientro della scia nella zona centrale del tunnel. Il flusso d’aria sulla parte posteriore dei finestrini viene convogliato dal pannello posteriore dietro il poggiatesta verso un’apertura con incavo centrale protetta dal windstop, in modo che venga sfogato in una zona separata dall’abitacolo.

Il segmento ‘Icona’ della gamma Ferrari nasce nel 2018 con le Ferrari Monza SP1 e SP2, vetture ispirate alle barchette da competizione degli anni 50 che, con le loro vittorie nei campionati Sport Prototipi, contribuirono a far entrare il marchio nella leggenda degli sport motoristici. Questa linea celebra la storia Ferrari basandosi su un design ispirato allo stile senza tempo delle più rappresentative vetture della Casa di Maranello, ma fortemente reinterpretato in chiave contemporanea, nonché sull’uso dei più innovativi materiali e tecnologie oggi a disposizione.

Il concetto di ispirazione a un periodo storico, elemento fondante di ogni ‘Icona’, non vuole essere una mera riproposizione di stilemi passati, quanto piuttosto la volontà di distillare l’essenza di un’epoca utilizzandola come base di partenza per creare concetti nuovi, aventi il potenziale per diventare essi stessi iconici per le future generazioni. Le ‘Icona’ sono caratterizzate da soluzioni esclusive, diverse da quelle utilizzate nel resto della gamma, e sono destinate solo ai migliori clienti e collezionisti Ferrari, fieri ambasciatori del marchio con il Cavallino Rampante.

Gli impareggiabili standard qualitativi raggiunti e la grande attenzione nei confronti del cliente sono alla base del programma settennale di assistenza estesa di Ferrari, offerto anche sulla Daytona SP3. Questo programma, valido per l’intera gamma, prevede la copertura di tutti gli interventi di manutenzione ordinaria per i primi 7 anni di vita della vettura. Il piano di manutenzione ordinaria rappresenta un servizio esclusivo per i clienti, che saranno certi di mantenere inalterato il livello di prestazioni e sicurezza della propria auto nel corso degli anni. Questo servizio speciale è riservato anche a chi acquista una Ferrari non di prima immatricolazione.

Tra i vantaggi principali del programma Genuine Maintenance, controlli pianificati (a intervalli di 20.000 km oppure una volta all’anno senza limiti di chilometraggio), ricambi originali e ispezioni accurate attraverso i più moderni strumenti di diagnostica a opera di personale qualificato formato direttamente presso il Ferrari Training Centre di Maranello. Il servizio è disponibile in tutti i mercati e riguarda tutti i Punti Vendita della Rete Ufficiale.

Grazie al programma Genuine Maintenance si amplia ulteriormente la vasta gamma di servizi di post-vendita offerti da Ferrari per soddisfare i clienti che desiderano conservare immutate nel tempo le performance e l’eccellenza che contraddistinguono le vetture fabbricate a Maranello.

Ferrari Daytona SP3 2021 – Scheda tecnica

MOTOPROPULSORE

Tipo                                                               V12 – 65°

Cilindrata totale                                          6496 cm3

Alesaggio e corsa                                        94 mm x 78 mm

Potenza massima*                                     618 kW (840 cv) a 9250 giri/min.

Coppia massima*                                        697 Nm a 7250 giri/min.

Regime massimo                                        9500 giri/min.

Rapporto di compressione                   13,6:1

DIMENSIONI E PESI

Lunghezza                                                      4686 mm

Larghezza                                                       2050 mm

Altezza                                                             1142 mm

Passo                                                               2651 mm

Carreggiata anteriore                                  1692 mm

Carreggiata posteriore                           1631 mm

Peso a secco**                                              1485 kg

Rapporto peso a secco/potenza**    1,77 kg/cv

Distribuzione dei pesi                                    44% ant. / 56% post.

Capacità serbatoio                                     86 litri

PNEUMATICI E CERCHI

Anteriore                                                         265/30 ZR 20 J9.0

Posteriore                                                       345/30 ZR 21 J12.5

FRENI

Anteriore                                                         398 x 223 x 36 mm

Posteriore                                                       380 x 253 x 34 mm

TRASMISSIONE E CAMBIO

Cambio F1 a doppia frizione e 7 rapporti

CONTROLLI ELETTRONICI

ESC; ABS prestazionale/EBD; F1-Trac; e-Diff 3.0; SCM-Frs; SSC (Side Slip Control) 6.1

PRESTAZIONI

Velocità massima                                       >340 km/h

0-100 km/h                                                    2,85 s

0-200 km/h                                                    7,4 s

CONSUMO ED EMISSIONI CO2

In corso di omologazione

* Potenza motore espressa in kW secondo il Sistema Internazionale di Unità di Misura (SI) e in cv. Con benzina a 98 ottani e compresi 5 cv di sovralimentazione dinamica

** Allestimento con contenuti di alleggerimento opzionali

Finali Mondiali Ferrari al Mugello: la produzione di serie

In un contesto di grande lusso e raffinatezza, nel paddock del Mugello la Ferrari ha esposto la gamma completa di vetture stradali. Un intero padiglione ospita la quasi totalità delle auto, mentre esternamente sono esposte le edizioni limitate: 812 Competizione, 812 Competizione A, Monza SP1, Monza SP2.

Foto copyright David Tarallo

Finali Mondiali Ferrari al Mugello: il padiglione delle storiche

Come già in passato, in occasione delle Finali Mondiali Ferrari al Mugello, è stato approntato nel paddock un padiglione destinato ad una eccezionale esposizione di alcune tra le vetture da competizione più significative nella storia della casa di Maranello. Il colpo d’occhio è notevole: una quarantina di pezzi sono esposti in ordine cronologico e per temi. La parte del leone la fanno le Formula 1, con una serie di monoposto dalla 312 B3 del 1974 fino alla F10 del 2010, passando per delle vere e proprie leggende come la 312 T4 del 1979, la 126 C del 1981 e la 126 C2 del 1982. Non mancano alcune vetture che hanno fatto la storia della Ferrari nelle competizioni sport e GT: 330 P4 Coupé e Spyder, 250 LM, 250 GT TdF e così via. Nell’atrio del padiglione sono esposti alcuni trofei conquistati quest’anno dalla Ferrari, come quelli della vittoria di categoria a Le Mans e del successo assoluto alla 24 Ore di Spa. Presenti anche le protagoniste di queste vittorie.

Foto copyright David Tarallo

Ferrari 348 GT Competizione LM chassis 97553

Delle foto recenti di vetture storiche – si sa – è meglio non fidarsi troppo. Esistono però degli esemplari particolarmente ben conservati e che nel corso degli anni non hanno cambiato gran parte delle loro caratteristiche e dei loro dettagli. Ritrovarle e fotografarle è quindi meno inutile rispetto ad altre volte in cui ci si trova al cospetto di ricostruzioni radicali che nulla hanno a che vedere con l’auto originale. Alle Finali Mondiali Ferrari al Mugello si è rivista la 348 GT/C LM chassis 97553 che disputò la 24 Ore di Le Mans 1994. Acquistata dal Ferrari Club Espana, questa vettura fu utilizzata nel corso della stagione 1994, debuttando nel BPR. A Le Mans registrò il primo piazzamento di una Ferrari dal 1982. La 348 fu conservata da Carlos de Miguel, direttore di Repsol Competition. Nel 1998 de Miguel e Quintano disputarono la 4 Ore di Jarama del 1998. L’auto venne venduta una prima volta nel 2007 e una seconda volta nel 2017, col nuovo proprietario austriaco che l’impiegò frequentemente in eventi ed esposizioni. Nel 2019 la 348 Repsol ha vinto il primo premio di classe al concorso Chantilly Arts & Elegance.

Foto copyright David Tarallo

Novità Spark 1:43 in uscita

Fra le novità 1:43 Spark previste nei prossimi giorni vi sono anche alcune riedizioni delle vincitrici di Le Mans, che il marchio di Ripert ripropone periodicamente, segno che la domanda per soggetti di questo tipo è tutt’altro che esaurita. Ecco una gallery completa di quello che ci si attende in un prossimo futuro:

Le novità Spark 1:43 per le prossime 2-3 settimane

Spark ha comunicato l’elenco delle prossime uscite, previste da qui a due-tre settimane. La lista include anche diversi modelli delle serie nazionali.

S4754Porsche 935 J No.3 3rd 9H Kyalami 1981 G. Moretti – D. Bell – M. de Narváez
S7675Mercedes-AMG Petronas Formula One Team No.44 W12 E Performance Winner Spanish GP 2021 Lewis Hamilton 100th Pole Position
S8250Oreca 07 – Gibson No.39 SO24-Dirob by Graff 24H Le Mans 2021 V. Capillaire – A. Robin – M. Robin
S9052Alfa Romeo Giulietta Sport Zagato No.34 24H Le Mans 1963 G. Sala – R. Rossi
S9320Alpine A 442 No.2 Nürburgring 300 km 1976 Patrick Depailler
S9662Surtees TS16 No.19 NQ Austrian GP 1974 Jean-Pierre Jabouille
SA232Alfa Romeo Giulietta Veloce TCR No.31 3rd Race 1 WTCR Race of Macau 2019 Kevin Ceccon Limited 400
SA233Alfa Romeo Giulietta Veloce TCR No.55 Race 1 WTCR Race of Macau 2019 Ma Qing Hua Limited 300
SB387BMW M6 GT3 No.10 Boutsen Ginion 24H Spa 2020 K. Ojjeh – G. Vannelet – B. Lessennes – J. Klingmann Limited 1000
SB389Mercedes-AMG GT3 No.20 SPS Automotive Performance 24H Spa 2020 G. Kurtz – V. Pierburg – D. Baumann – C. Braun Limited 500
SB397BMW M6 GT3 No.35 Walkenhorst Motorsport 24H Spa 2020 M. Tomczyk – D. Pittard – N. Yelloly Limited 300
SB464Mercedes-AMG GT3 No.88 Mercedes-AMG Team AKKA ASP Pole Position 24H Spa 2021 R. Marciello – D. Juncadella – J. Gounon Limited 300
SJ064SUBARU Leone RX 4WD No.60 Fuji 1000km 1983 K. Shimizu – Y. Takaoka – T. Itabashi Limited 500
US104Porsche 962C No.30 Road America 2H 1992 G. Moretti – J. Paul Jr. Limited 700
S7661Mercedes-AMG Petronas Formula One Team No.77 W12 E Performance 3rd Bahrain GP Valtteri Bottas
SB272Lexus RCF GT3 No.23 Tech 1 Racing 24H Spa 2019 E. Cayrolle – B. Delhez – F. Barthez – T. Buret Limited 500
SB394Lamborghini Huracán GT3 Evo No.78 Barwell Motorsport 24H Spa 2020 F. Schandorff – A. MacDowall – P. Kujala Limited 300
SB396Lamborghini Huracán GT3 Evo No.63 Orange 1 FFF Racing Team 24H Spa 2020 D. Lind – M. Mapelli – A. Caldarelli Limited 300

Ferrari F1/89 (639) chassis 106

Tra le F.1 storiche presenti al Mugello in occasione delle Finali Mondiali Ferrari, vi è la F1/89 (639) telaio 106, portata in pista dallo svizzero Lange. Potete leggere la storia della vettura a questo link: https://ferraris-online.com/cars/1989-ferrari-f1-tipo-639-106/

Foto copyright David Tarallo

Finali Mondiali Ferrari al Mugello

Sono in corso al Mugello le giornate delle Finali Mondiali Ferrari. Da settimane l’organizzazione aveva lavorato per approntare tutte le strutture che occupano l’intero paddock dell’autodromo toscano. Notevole come sempre il colpo d’occhio, anche se mancherà il grande pubblico: è stato infatti deciso di ospitare solo i Ferrari Club e i dipendenti della Ferrari, oltre che una rappresentanza della stampa. Ciononostante, è presente un eccezionale padiglione dove sono esposte una quarantina di vetture storiche di grande valore, dalle Formula 1 ai prototipi fino alle Gran Turismo.

Pitlaneitalia vi proporrà presto alcune gallery dove potrete ammirare molte delle vetture presenti al Mugello.

Foto copyright David Tarallo

La Porsche 911 GT3 ispirata alla 956 che vinse Le Mans nel 1985

Foto, trofei e tute da competizione sono i ricordi tipici di una carriera nel mondo dei motori. Paolo Barilla, vincitore assoluto a Le Mans nel 1985 al volante di una Porsche 956 di sua proprietà, ha scelto invece un modo diverso e molto più dinamico di ricordare il suo più grande successo sportivo: in occasione del suo 60° compleanno, è stato il primo cliente a realizzare un progetto di auto insieme a Porsche Exclusive Manufaktur nell’ambito del nuovo programma Sonderwunsch (in italiano “Desideri Speciali”).

Il progetto, denominato “l’auto dei sogni”, ha visto la partecipazione attiva di Porsche Italia, che ne ha seguito da vicino ogni fase di avanzamento. Centralità del cliente e lavoro di squadra sono i valori messi in campo dalla filiale italiana della Casa di Zuffenhausen nel corso dei tre anni impiegati per la realizzazione della vettura, rendendo possibile l’avversi di un sogno.

L’imprenditore italiano voleva progettare una Porsche 911 GT3 (992) unica, basata sulla vettura con cui aveva vinto a Le Mans, ed essere coinvolto direttamente nella sua creazione. Oltre alla caratteristica livrea da competizione in tinta Summer Yellow, con l’aggiunta di bianco e nero, quest’auto speciale riporta sul cofano e sulle portiere il numero 7 della fortunata gara. Anche altri particolari, come l’ala posteriore e la leva del cambio, sono stati reinterpretati e in parte sviluppati autonomamente.
“Al centro del brand Porsche si colloca l’esperienza esclusiva per il cliente”, sostiene Alexander Fabig, responsabile Personalizzazione e settore Classic di Porsche AG. “Ecco perché il programma Sonderwunsch, notevolmente ampliato, costituisce un’altra pietra miliare a supporto dell’ ‘entusiasmo dei clienti’ nel mondo. E questo progetto automobilistico è il fiore all’occhiello del lavoro di personalizzazione svolto da Porsche Exclusive Manufaktur”.

“Negli anni ottanta ho avuto la possibilità di guidare la straordinaria Porsche 956, un’auto iconica quanto a prestazioni ed estetica”, racconta Paolo Barilla, ex pilota e vicepresidente del noto gruppo alimentare italiano. “La trasposizione di alcuni elementi in una moderna GT3 ripropone quel ricordo in maniera emozionante e vitale – tanto per me quanto per le persone che mi sono vicine”.

Come spiega Alexander Fabig, responsabile Personalizzazione e Classic di Porsche AG, “la collaborazione con Paolo Barilla ha rappresentato un progetto molto speciale anche per Porsche. Perché non solo la 911 GT3 realizzata artigianalmente è una vettura fortemente personalizzata, ma anche il suo processo di progettazione è unico”.

Unica sotto tutti i punti di vista
Una delle particolarità di questa 911 GT3 è la sua vistosa finitura esterna che si declina nella tonalità Summer Yellow, con l’aggiunta del bianco e nero, e che riproduce il motivo a strisce della storica auto da corsa. Sono verniciati in Summer Yellow anche il sotto-paraurti anteriore e gli anelli di rifinitura dei fari. Il design dei cerchi mono-dado trae ispirazione dai cerchi della Porsche 956. Quando venivano usati nelle gare, questi erano dotati di prese d’aria lamellari di colore bianco. Si è dunque optato per il bianco per i cerchi anteriori della 911 GT3, mentre l’asse posteriore è verniciato in una moderna tonalità dorata.

Anche le estremità dello spoiler posteriore richiamano la linea e la geometria del loro storico predecessore. I campioni dei componenti sono stati inizialmente sviluppati mediante prototipazione rapida. Naturalmente, bisognava mantenere le prestazioni aerodinamiche e, in particolare, l’equilibrio tra l’asse anteriore e quello posteriore, così si è pensato di coinvolgere nel progetto, fin dall’inizio, gli ingegneri aerodinamici addetti allo sviluppo della 911 GT3 di serie. L’ala posteriore modificata è stata testata nella galleria del vento per verificarne le caratteristiche di flusso. Sulle fiancate dell’auto spicca la sigla “PB 60”, a indicare le iniziali e l’età di Paolo Barilla. Lo stile di questo logo è ispirato alla grafica del principale sponsor della storica vettura vincitrice a Le Mans.

Nell’abitacolo domina il nero, come ci si può aspettare da un’auto da corsa. I batti-tacco e gli inserti decorativi gialli sul cruscotto lato passeggero presentano un logo concepito espressamente per il cliente. Il logo abbina il codice 956, il logo “Le Mans 1985” e il profilo stilizzato dell’auto da corsa. Sui poggiatesta sono ricamati questo logo e il tracciato del 1985. La leva del cambio ricorda la sfera di magnesio della 956 da corsa e costituisce un elaborato manufatto realizzato su misura: la parte superiore è stata ricavata per fresatura da un blocco di alluminio e la superficie è stata sottoposta a sabbiatura.

Dai disegni iniziali alle ultime rifiniture nel giro di tre anni
All’interno del nuovo programma Sonderwunsch, il cliente ha assunto il ruolo di responsabile del progetto. In quanto membro del team di progetto, composto da esperti di Porsche Exclusive Manufaktur e del reparto di progettazione Porsche Style, Barilla ha partecipato in prima persona alla creazione dell’auto dei suoi sogni. Ci sono voluti in tutto tre anni per completare il processo, dai primi schizzi di progettazione fino alla verifica della fattibilità tecnica e alla costruzione. Il lavoro di sviluppo è iniziato partendo dal modello GT3 precedente, dato che la 992 si trovava ancora nella fase di sviluppo di serie.

“Spesso durante questo progetto avremmo avuto buone ragioni per dire ‘Non funzionerà’ o ‘È troppo complicato’ “, ha commentato Philipp Setter, responsabile della Consultazione con i Clienti per il programma Sonderwunsch di Porsche Exclusive Manufaktur. “Una volta che abbiamo deciso di accettare la sfida, ci siamo spinti oltre i limiti e siamo riusciti a ottenere molto. Grazie alla sua visione chiara e alla sua capacità di gestire tempistiche strette e processi decisionali, Paolo Barilla si è dimostrato il cliente e il project manager ideale per questo ambizioso progetto”.

Summer Yellow: dalla speciale cartella colori “Colour of Choice Plus”
“Il contatto diretto con il cliente è quanto di meglio un designer possa avere”, afferma Grant Larson. Insieme a Harm Lagaay, Grant Larson ha progettato la prima Boxster e attualmente è il responsabile dei progetti speciali di Porsche Style. “Lavoro per Porsche perché è qui che si progettano le auto dei sogni. Ma i progetti Sonderwunsch si collocano in una dimensione diversa: lo scambio di idee con il cliente è di grande soddisfazione e ci aiuta a capire meglio quali sono i desideri dei nostri clienti, a beneficio del nostro lavoro quotidiano”.

La sfida più grande per Larson è stata quella di trasferire i motivi grafici da un’auto da corsa estremamente piatta e squadrata alle forme più arrotondate dell’attuale 911. “A livello geometrico si tratta di auto molto diverse”, ha spiegato Larson. “Non si poteva trasferire il layout in rapporto 1:1”. Inizialmente, ha lavorato in modalità digitale al computer. Successivamente, le linee sono state proiettate su una scocca di prova mediante un dispositivo laser e sono state opportunamente dipinte. La vernice di prova è stata applicata tre volte prima che il designer Larson e il responsabile del progetto Barilla si ritenessero soddisfatti. Anche la tonalità gialla e calda doveva essere scelta con cura per essere in sintonia con il modello storico e per risultare d’effetto sia con la luce artificiale che con quella naturale diurna. Il team ha infine optato per il colore Summer Yellow ripreso dalla vasta cartella colori “Colour of Choice Plus” di Porsche Exclusive Manufaktur.

“Inizialmente avrei voluto spostare i numeri di gara sulle portiere, collocandoli più verso il centro della striscia bianca, ma Paolo Barilla ha insistito che il “7” doveva essere molto vicino al bordo, proprio come sulla sua auto da corsa”, ricorda Larson. Nella fase di progettazione, ha piazzato sulla sua scrivania un modello in scala 1:43 dell’auto da corsa per trarne ispirazione.

Un membro a tutti gli effetti della famiglia Porsche
Paolo Barilla si è recato presso lo stabilimento Porsche tre volte durante la fase di ideazione, per partecipare attivamente al progetto dalla fase di definizione delle specifiche fino al suo completamento. Durante la fase di realizzazione ci sono state consultazioni frequenti per telefono, e-mail e videoconferenza, seguite da ulteriori visite che Paolo Barilla ha effettuato utilizzando il suo tesserino personale di accesso alla fabbrica. “Paolo Barilla ha apprezzato molto questo dettaglio”, dice Setter. “Quando il tesserino Porsche gli è stato consegnato di persona, è entrato ufficialmente a far parte del team e della nostra famiglia Porsche”.

È diventato inoltre un addetto ufficiale alla produzione perché Barilla stesso ha eseguito personalmente la flangiatura del cambio sul motore sulla sua vettura unica, utilizzando un avvitatore a controllo di coppia. “Esperienze autentiche come queste sono in definitiva ciò che rende Porsche unica”, sottolinea Setter. “I nostri clienti sono persone che in genere hanno visto e provato molte cose, ma per progetti di queste dimensioni cerchiamo sempre di aprire qualche porta in più che altrimenti rimarrebbe chiusa, e per una buona ragione.”

Il programma Sonderwunsch di Porsche
Porsche Exclusive Manufaktur e Porsche Classic si occupano della valorizzazione e del restauro di auto sportive uniche combinando un sapiente lavoro artigianale all’attenzione per i dettagli. Nell’ambito della sua strategia di Co-Creation, la casa automobilistica sportiva propone ora una nuova interpretazione del suo leggendario programma Sonderwunsch risalente alla fine degli anni ’70, che consentirà in futuro di progettare vetture personalizzate e uniche, ideate con la partecipazione del cliente e prodotte in modo professionale da Porsche. L’espansione di questa offerta prevede sia il Factory Commissioning, per le richieste di colori e materiali individuali del cliente direttamente durante la produzione, sia il successivo Factory Re-Commissioning e Factory One-Off, una volta che la vettura è stata consegnata al cliente. Mentre il Factory Re-Commissioning è finalizzato anche alla realizzazione di colori e materiali personalizzati, il Factory One-Off consiste in un nuovo sviluppo tecnico sistematico. A seconda dell’età del veicolo, sono gli esperti tecnici di Porsche Exclusive Manufaktur o di Porsche Classic a occuparsi della realizzazione.

Porsche Exclusive Manufaktur in sintesi
Porsche Exclusive Manufaktur realizza a Zuffenhausen vetture personalizzate molto esclusive basandosi su una perfetta combinazione di maestria artigianale e alta tecnologia. Personale altamente qualificato, con decenni di esperienza, dedica la massima attenzione ad ogni singolo dettaglio, esaltandolo attraverso una lavorazione artigianale. Gli esperti hanno a disposizione una vasta gamma di opzioni di personalizzazione estetica e tecnica per la carrozzeria e gli interni. Ne sono esempi tangibili i pacchetti Sport Design, che offrono un design personalizzato dei cerchi e delle finiture interne, nonché l’ampia gamma cromatica “Colour of Choice Plus” per tutti i modelli Porsche. Porsche Exclusive Manufaktur soddisfa i più alti standard in termini di qualità dei materiali e lavorazione. Oltre alle singole vetture dei clienti, Porsche Exclusive Manufaktur produce anche piccole serie ed edizioni limitate. In questo caso, i materiali di alta qualità vengono abbinati a moderne tecnologie di produzione per realizzare un prodotto nell’insieme armonioso.

Porsche 917 1:43, alcune novità e riedizioni di Ciemme43

Segnaliamo alcune novità e riedizioni della gamma Ciemme43 (modelli montati in resina, scala 1:43). Fra i modelli nuovi, vi è la Porsche 917K del Team Fittipaldi in versione Copa do Brasil Interlagos 1972. Interessante anche la 917 telaio 030 con gli snorkel in versioni test Weissach 1971. Si rivede poi un’altra 917 particolarmente rara e richiesta, la vettura di David Piper che disputò le prove della 24 Ore di Daytona nel 1970.

Ciemme43 ha prodotto anche alcuni kit delle proprie 917, normalmente vendute solo montate.

Le ultime novità di Ciemme43 e tutti i modelli raffigurati nella gallery sono disponibili a questo link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=Ciemme43