Ferrari delibera le gomme Pirelli per Enzo, F40, F50 e 288 GTO

Si è conclusa nei giorni scorsi a Fiorano la fase di test del nuovo pneumatico Pirelli P Zero Corsa System, dedicato alla Enzo Ferrari. Per la supercar del Cavallino Rampante è stato realizzato un prodotto nuovo che, pur rimanendo fedele nell’aspetto all’originale, utilizza materiali, mescole e tecnologie moderne al fine di ottenere performance e livelli di sicurezza paragonabili a quelli di uno pneumatico moderno. 

Il P Zero Corsa System è disponibile nelle misure originali 245/35 R19 (anteriore) e 345/35 R19 (posteriore) e presenta nel battistrada due disegni differenti, rispettivamente direzionale e asimmetrico, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno dell’aquaplaning. 

Ferrari ha inoltre rilasciato l’approvazione ufficiale per l’utilizzo degli pneumatici P Zero e P Zero Corsa System della gamma Collezione già offerti da Pirelli come prodotti aftermarket per la F40 e la F50. La F40 è stata la prima supercar Ferrari ad essere equipaggiata con il nuovo pneumatico Pirelli P Zero al momento del lancio nel 1987, Pirelli ha ora introdotto una versione aggiornata nelle misure originali 245/40 R17 (anteriore) e 335/35 R17 (posteriore), modificata per abbinare il lettering originale sul fianco. 

Gli pneumatici P Zero Corsa System della gamma Collezione per la Ferrari F50 del 1995, nelle misure 245/35 R18 (anteriore) e 335/30 R18 (posteriore), sono stati inoltre sviluppati a Fiorano per garantire il rispetto delle prestazioni originali in termini di guidabilità e piacere di guida.  

Attualmente è in fase di sviluppo lo pneumatico che equipaggerà la GTO del 1984, alla quale Ferrari dedicherà un Legacy Tour dall’1 al 4 ottobre con un percorso che porterà le vetture dalle Dolomiti a Maranello. Il prodotto che Pirelli ha preparato per la GTO è il Cinturato P7 sviluppato grazie all’esperienza maturata nel Campionato del Mondo Rally dal 1974 e poi lanciato sulle vetture di serie nel 1976. Il P7, primo pneumatico moderno a presentare un rapporto d’aspetto ridotto per migliorare la maneggevolezza, sarà disponibile nelle misure originali (225/50 R16 anteriore e 265/50 R16 posteriore) e presenta ancora una volta un look d’epoca combinato con materiali e tecnologie costruttive moderne. 

Con l’approvazione ufficiale degli pneumatici per queste quattro leggendarie supercar Ferrari dimostra ancora una volta il suo impegno nel fornire ai clienti di importanti modelli storici del Cavallino Rampante la possibilità di utilizzare le auto in tutta sicurezza su strade pubbliche. 

Mostra scambio Tucano Fiere, 18-19 maggio

testo e foto di Riccardo Fontana

Nelle giornate di sabato 18 e domenica 19 maggio va in scena la prima edizione della Mostra Scambio dedicata a Giocattoli e Modellismo al Tucano Fiere, accanto all’Iper di Montebello della Battaglia – location  famosa a suo tempo per essere stata la sede del parco assistenza del Rally delle Quattro Regioni.

Prima edizione di un nuovo appuntamento, dunque: la tendenza all’organizzazione di sempre nuove manifestazioni di questo tipo non accenna a rallentare, e ciò costituisce un vero balsamo dopo gli anni bui di pandemia, lockdown e green pass, quando la socialità sembrava essa stessa merce da mostra scambio, ed il collezionismo pareva irrimediabilmente condannato alle piattaforme online, liberamente fruibili col pigiamone dopo il consueto shampoo quotidiano del “bollettino di guerra” delle vittime del giorno, ma stiamo decisamente divagando, perdendo di vista l’importanza e, perché no, la bellezza insita nella nascita di simili appuntamenti.

Un plauso dunque ad Antonello Caruso, già fautore dell’ottimo ed ormai consolidato appuntamento di Piacenza, per l’idea di organizzare un appuntamento in pieno Oltrepò Pavese, zona sicuramente calda a livello turistico, e decisamente interessante in prospettiva futura: una prima edizione incoraggiante, con una sessantina di espositori ed una relativa facilità a trovare cose interessanti, come ad esempio un bel banco traboccante di Pocher in scala 1:13 (con scatola repro), Togi, Protar, e dei discreti Solido, che proprio come il prezzemolo non mancano mai.

Buona l’offerta a tema fermodellistico, con i treni più che degnamente rappresentati.

Nella giornata di domenica 19 andrà in scena, in uno spazio attiguo alla mostra, un’esposizione di modelli in scala 1:8.

Un deciso in bocca al lupo per il futuro a questa manifestazione, che certamente saprà crescere e ritagliarsi lo spazio che merita nel panorama italiano del settore.

Modelli del passato: Alfa Romeo Giulia 1600 ti Dinky France

Difficile non cedere alla tentazione, riordinando alcuni modelli, di comporre delle specie di dioramini, ad uso personale e dei malcapitati lettori di PLIT. L’importante è non esagerare aggiungendo roba improponibile. Raramente si parla qui dei marchi classici del passato: Corgi e Dinky, soprattutto, vengono sistematicamente ignorati, non per scarso amore nei loro confronti (anzi) ma perché su di essi sono stati già versati fiumi d’inchiostro e aggiungere particolari freschi se non inediti è quasi impossibile per chi non sia un iper-specialista del settore. Io non lo sono ma non per questo modelli di queste marche sono stati per me una presenza costante nella mia vicenda di collezionista. E alla serie 24 della Dinky France, che a lungo è stata considerata come la serie per eccellenza del marchio di Bobigny, ho sempre preferito la 500, più vicina per motivi anagrafici, secondo me con un equilibrio fra essenzialità e dettaglio difficilmente eguagliabile. A differenza di altri produttori, Dinky France seppe evolversi nell’arco di un ventennio, passando con grande eleganza dal mondo del giocattolo fino quasi alle soglie dello speciale ante litteram.

La Giulia 1600 ti berlina venne commercializzata dal 1966 al 1971 e a mio parere è uno dei migliori “500”. Va detto che ogni qual volta Dinky France metteva mano a macchine nostrane, il risultato era decisamente buono: basti pensare a un altro capolavoro della serie, la Fiat 850 berlina. Le italiane tiravano e del resto la Giulia era anche una vettura internazionalmente riconosciuta. Nelle sue varianti di colore, da quelle più comuni (beige, bianco, argento) a quelle meno frequenti (verde pallido)1, tutte con interni rossi, la Giulia Dinky non è un modello facilissimo da reperire, almeno in condizioni perfette con scatola.

Gli interni rossi aggiungono un tocco di classe a uno dei modelli più riusciti della serie 500. I contachiodi assatanati si mettano i cuore in pace: le ruote sono semplici dischetti in metallo

Ci fu anche una versione export per il mercato spagnolo, argento (ma diverso da quello della Dinky France) coi soliti interni rossi, con pneumatici marchiati Pirelli e targa Barcellona. Nel 1967 la Dinky riciclò la Giulia 514 per creare una versione rally, numero di catalogo 1401, venduta solo rossa, con fantasiosa decorazione di gara. Questa variante uscì di produzione un anno prima della stradale. Era l’arte della ribollita o del pain perdu, visto che si parla di Francia, esercitata con più o meno signorilità un po’ da tutti i produttori di diecast. Fine delle poche informazioni storiche, peraltro già lette e stra-lette. Altri appassionati ben più acculturati potranno aggiungere particolari ben più sapidi e originali.

D’accordo, ambientazione un po’ naif ma stavolta ci sta. Da notare, sulla Giulia, i vetri delle portiere anteriori a scorrimento. Cofano motore e bagagliaio erano apribili e le sospensioni erano funzionanti

Il sugo della storia, come avrebbe detto don Lisander, è un altro ed è il fascino che ancora oggi queste macchinine sanno emanare. Se gli archetipi esistessero anche nella realtà, oltre che nella mente dei filosofi, questa Giulia sarebbe un archetipo. Nessun bisogno di rompersi le corna alla ricerca del giusto colore per il fondo della strumentazione o della corretta forma dei sedili secondo il millesimo. Questo tipo di modelli deve (e sa) andare oltre. Certo, se all’epoca avessero disposto della tecnica di una Laudoracing o di una OttOmobile, avrebbero fatto un Laudoracing o un OttOmobile. Del resto nessuno negli anni ’60 si sarebbe divertito a fare monoscocche in alluminio se la tecnologia della fibra di carbonio fosse stata disponibile facilmente e a basso prezzo, giusto così per rendere l’idea.

L’iconografia dei disegni delle scatole dei modelli d’antiquariato è ormai oggetto di studio e catalogazione da parte di tanti collezionisti. Anche dietro a queste semplici decorazioni si nasconde un mondo di disegnatori, grafici, artisti che via via prestarono la loro abilità tecnica e interpretativa alla causa industriale

Eppure, a quasi sessant’anni dalla sua commercializzazione, questa Giulia è tanto più Giulia di quelle che son venute dopo, tantoché ad essa si sono ispirati marchi artigianali come Provence Moulage o la nostra Elite Models per il loro speciali (un consiglio a latere: se avete in collezione qualche Elite, non necessariamente Giulia, tenetevelo stretto: Paganini-Vincenzo non ripete). E mentre i produttori di giocattoloni cinesi 1:18 s’incaponiscono a piacere alle generazioni di ex-bambini, diventati bambinoni, che vanno in sollucchero per le ruote sterzanti infilate a forza su un resincast o per i numeri in rilievo delle targhe, che ripassano con le dita come se fossero dei non vedenti alle prese con Histoire d’O in braille, i modelli del passato raccontano ancora delle storie, meno appariscenti forse, ma fatte di tempo che scorre più lentamente e di un mondo meno disumano. Passando qualche minuto ad ammirare i bei disegni sulle scatole si può in parte riascoltare la voce di quegli anni e lasciarsi portare da suggestioni vissute o semplicemente immaginate. Se poi viene da aggiungere due o tre valigie in resina per fare la solita foto sul fondo di pavé della Vollmer, vorrà dire che i pensieri della vita si saranno per un breve istante dissolti alla luce di un sabato pomeriggio. Magicamente.

  1. Va aggiunto poi il grigio chiaro del modello inserito nel coffret numero 1460. Nel catalogo 1966 la Giulia era mostrata in color melanzana, mai commercializzato. ↩︎

Norev Exclu Web: tre Jeep celebrano l’80° anniversario dello sbarco in Normandia

Nell’80° anniversario dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944), Norev ha inserito nella serie Exclu Web tre Jeep 1:18 dell’esercito americano: quella della prima divisione di fanteria, la versione ambulanza e la “Follow me” utilizzata per guidare gli aerei sulle piste degli aeroporti. Edizioni limitate a 200 pezzi numerati ciascuna.

Il link a tutti i modelli Exclu Web di Norev è il seguente: https://www.norev.com/fr/3327-exclu-web

Personaggi in evidenza alla 24 Ore di Le Mans 2024: Nakajima e Mayer

In occasione della 92ma edizione della 24 Ore di Le Mans (12-16 giugno 2024), l’Automobile Club de l’Ouest (ACO) ha svelato i due personaggi messi in evidenza quest’anno.

Nakajima, grand marshal della gara

Kazuki Nakajima, triplo vincitore della 24 Ore di Le Mans, avrà il privilegio di dirigere le 62 vetture nella procedura di partenza della quarta gara del FIA-WEC. Nakajima ha iniziato la propria carriera in karting nel 1996 e qualche anno più tardi venne integrato nel programma di formazione dei giovani piloti Toyota. Dopo una carriera in monoposto che lo portò fino alla Formula 1, approdò al WEC nell’anno della sua creazione, nel 2012. Disputò quindi dieci edizioni della 24 Ore di Le Mans, vincendone tre, nel 2018, 2019 e 2020. Dal 2021 Nakajima è vice-presidente del Toyota Gazoo Racing Europe.

Il premio Spirit of Le Mans a Deborah Mayer

Il trofeo Spirit of Le Mans celebra quei personaggi che incarnano i valori della categoria endurance. Nel 2024 il premio sarà conferito a Deborah Mayer. Animata dalla sua passione per lo sport automobilistico, Deborah ha sviluppato il progetto Iron Dames, che ha fatto eco al suo percorso professionale. Forte della sua esperienza come pilota, la Mayer si è personalmente impegnata a aiutare le donne pilota nel mondo dello sport dell’automobile. Come presidente della Commissione FIA per le donne nell’automobilismo dal 2022 al 2023, la Mayer ha varato delle iniziative mondiali per contribuire in modo significativo alla parità delle opportunità.

Da OttOmobile la BMW M5 E39 in 1:12

OttOmobile ha annunciato in pre-order la BMW M5 serie E39 in 1:12 (catalogo G073, nuovo stampo in questa scala). Le vendite si sono aperte oggi e il modello è andato letteralmente a ruba. Per il momento il sito di OttOmobile indica disponibilità zero e non sappiamo se gli ordini riapriranno.

In ogni caso ecco il link diretto a questa referenza nello shop on-line di OttOmobile: https://otto-models.com/en/special-order-g073/1055-bmw-e39-m5-g073.html

Un Solido da… rallycross

testo e foto di Riccardo Fontana

Assieme alla Dino 246 di Record di cui potete leggere qui (https://pitlaneitalia.com/2024/05/05/modelli-del-passato-ferrari-dino-246-gts-di-record/) dal solito “pusher di modellini” milanese (Tiny Cars) è emersa – nelle modalità più strane – anche la bella Porsche 911 S su base Solido che potete ammirare di seguito nella gallery.

Perché diciamo “nelle modalità più strane”? Il modello, lungi dall’essere presentato nelle consuete cassette assieme agli altri speciali montati, giaceva a testa in giù accanto alla tastiera del PC del negozio, completamente smontato ed in totale disordine, tanto da fare dubitare della sua effettiva completezza.

Onestamente, devo confessare che – inizialmente e da lontano – avevo preso questa bella e curiosa 911 per un normale kit Solido montato, magari per quello della 930 nera, e comunque aveva questa livrea nera-multicolor che ricordava molto la 935 Kores, certamente un bel modello ma assai comune, e non di interesse tale da farmi accaparrare l’ennesimo rottame, ma controllando meglio mi è apparso evidente come non si trattasse affatto di un qualcosa di riconducibile alla canonica sfera dei Solido, quanto di un transkit abbastanza famoso a modo suo ed a suo tempo, e riproducente un soggetto abbastanza insolito: una 911 da Rallycross: visto che la memoria falliva, sull’origine del transkit ci è venuto in soccorso Marco Nolasco che così ci scrive: E’ il tk n. 04 di D.M. Modèles, disponibile sul TSSK della primavera 1980 per 10000 lire. Il n. 01 era l’ Alpine di Saby 1977, il n. 2 la Stratos Memphis 1977 e il n. 03 l’ Alpine di Saby 1978. Tutte a 10000 lire, tutte rallycross, tutte carrozzerie in resina e tutte adattabili su base Solido. “Consigliabili agli automodellisti esperti”, avvertiva Tron. La citazione di quest’ultima frase ha definitivamente riaperto un mondo di ricordi1.

La vettura, particolare perché sprovvista di qualunque forma di alettone posteriore ma col muso “piatto” alla Porsche 935 (d’altronde il Rallycross permetteva di giocare con le carrozzerie, libero com’era da certi vincoli regolamentari propri dei Rally e delle gare in pista) è quella di John Greasley partecipante alla serie europea del 1978, quando il Rallycross era ai suoi massimi, con Franz Wurz ed Andy Bentza con le Stratos, Martin Schanche (mano sul cuore, gli appassionati capiranno…) con la Ford Escort, e Jan De Rooy col Maggiolino a darsi battaglia su e giù per il continente da Groppello Cairoli ad Auxerre.

Il modello, molto semplice ma molto bello, e sicuramente esemplificativo di una certa scuola modellistica del periodo dedita alle elaborazioni che vedeva Solido al centro del proprio asse, è rilevante anche – e forse proprio – perché riproduce un soggetto diverso dalle “solite” Porsche pistaiole o da Rally che per molti di quegli anni hanno rappresentato uno degli assi portanti della produzione di molti artigiani portanti, ed in questo risiede molta della sua curiosità.

Come si faceva un modello inedito all’epoca? Un Solido di serie, un a scocchina Graphyland in resina, un foglio di decals, ed il resto ricavato da sé (questa 911 ha parte dell’abitacolo addirittura ricavato in carta, ed il roll-bar ricavato in tubetti di plastica di provenienza evidentemente fortunosa), e tutto era certamente più bello, sano, ed economico di quanto non sia ora.

È una semplicità che forse, dato il periodo, sarebbe da ritrovare, ma come tutto in questo mondo si tratta di un punto troppo soggettivo per generalizzare, ciò che rimane immutabile ed indiscutibile è il fascino che, a decenni di distanza, creazioni come questa sanno ancora emanare.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Umberto Cattani ci ha gentilmente inviato un’immagine con due Porsche 911 Rallycross della sua collezione: a sinistra il D.M.Modèles, montato quarant’anni fa e ancora in condizioni irreprensibili. A destra un altro transkit su base Solido, in questo caso prodotto dalla belga Playtoy
  1. Questo modello apparve – ed è un’immagine vivida a distanza di tanto tempo – anche in una di quelle pagine intere che Auto Hebdo riservava alle novità modellistiche. ↩︎

Tekno Event 2024: 19a Edizione con raduno di oltre 110 camion

Domani 18 maggio alle 10 aprirà l’evento annuale organizzato in Olanda da Tekno. Giunto alla 19ma edizione, il Tekno Event (link al programma) si preannuncia come sempre ricco di iniziative, anche modellistiche. E’ previsto fra l’altro un maxi-raduno di oltre 110 camion.

Pronte le nuove Porsche 908/2 montate di Marsh Models

Marsh Models ha prodotto le nuove versioni montate del modello MM332 Porsche 908. Queste le versioni (foto in apertura e qui sotto):

MM332B41    J.Neuhaus Hessenpries Hockenheim 1969

MM332B53    Laine/van Lennep 24 Daytona 1970

MM332B55    Dean/Dechent BOAC 1000 Brands Hatch 1970

MM332B57    Laine/van Lennep BOAC 1000 Brands Hatch 1970

Presto arriveranno anche le Cobra Flip Top (MM339) in kit e montate.

Il programma per le future realizzazioni in kit e montate è il seguente:

MM340B6        Penske Zerex Special LA Times GP 1962 1st

MM340B7        Penske Zerex Special Puerto Rico 1962 1st

MM341B1        Lotus 19 Moss UDT Mosport 1961

MM341B3        Lotus 19 L.Ruby Mosport 1963

MM341B10G    Lotus 19 O.Gendebien UDT Laguna Seca 1961

MM341B10P    Lotus 19 A.Pabst Mecom Mosport 1963

MM341B52      Lotus 19 P.Ryan Mosport 1961

MM341B99      Lotus 19 D.Gurney Nassau 1960

MM341B223    Lotus 19 V.Yachuk Mosport 1965

MM342B1        Lotus 19 G.Hill UDT Mosport 1963

MM342B4        Lotus 19 Moss Team Rosebud Nassau 1961

MM342B5        Lotus 19 J.Clark Laguna Seca 1963

MM342B15       Lotus 19 Ireland Team Rosebud Riverside 1962

MM342B71       Lotus 19 M.Gregory UDT Mosport 1962

MM342B212     Lotus 19 P.Lovely Team Rosebud Laguna Seca 1962

MM343B23        Lotus 19J Gurney /Grant Sebring 1965

MM343B44        Lotus 19J Gurney/Grant Daytona 1965

MM344B87        Ford MKII Daytona 1967 Ginther/Bucknum

MM344B95        Ford MKII Daytona 1967 Donohue/Hansgen

MM344B96        Ford MKII Daytona 1967 Amon/McLaren

MM344B97        Ford MKII Daytona 1967 Gurney/Grant

MM344B98        Ford MKII Daytona 1967 Miles/Ruby

MM345             AVS Shadow prototipo

MM346            Chaparral 2H prototype

Brumm: aggiornamenti sulla Ferrari 126 C2 di Villeneuve


La Ferrari 126C2 è una delle vetture più competitive ma anche sfortunate della storia perché legata a Gilles Villeneuve e all’incidente fatale avvenuto durante le prove del GP del Belgio 1982.

Brumm annuncia una riproduzione della C2 che affrontò i test a Fiorano qualche settimana prima di Zolder.

Il programma prevedeva prove comparative della vettura dotata di sospensioni anteriori modificate per ridurre la sezione frontale, con la quale Villeneuve staccò il tempo record di 1’09″96. Questa nuova edizione Brumm è presentata in un diorama corredato da due meccanici che stanno effettuando le ultime regolazioni. La confezione (S24/02) è dedicata al 50° anniversario dalla costruzione del circuito di Fiorano.

Sono stati inoltre aggiornati i modelli di catalogo che riproducono la Ferrari #27 di Villeneuve al GP di San Marino 1982, disponibile con e senza pilota (R267, R267-CH), al GP di Usa di Long Beach dove venne sperimentato un particolare alettone posteriore (con e senza pilota, R272, R272-CH) e al GP del Brasile, disponibile anche con pilota e ombrellino parasole (R593, R593-CH, R593-CHU)Tutti i modelli dedicati a Gilles Villeneuve hanno la fascetta commemorativa “Rossa 27”.

Ecco infine, in formato pdf, l’ultima newsletter Brumm, con l’elenco completo degli aggiornamenti e delle novità.