Due nuove edizioni Norev “excluweb” 1:18 limitate e numerate saranno disponibili sul sito ufficiale a partire da mezzogiorno di oggi 10 febbraio. Ecco il dettaglio delle due serie, entrambe limitate a 200 pezzi:
183273 BMW Z4 2019 in argento, tre aperture (portiere e cofano motore)
183287 BMW M850i 2019 in grigio metallizzato, tre aperture (portiere e cofano motore)
Pubblichiamo una gallery fotografica del Salone di Norimberga, che si è svolto dal 1° al 5 febbraio scorso. In altri siti troverete repertori più dettagliati e ragionati. In questa sede sarà sufficiente una rapida carrellata. Immagini di Bruno Boracco.
La Solido, per chi è un pazzo fulminato dall’automobile in miniatura, è una conditio sine qua non della Passione, e ciò è vero non necessariamente solo per i “vecchi del mestiere”, ma anche per i più giovani, in un certo senso: io stesso, che nonostante i discorsi con cui mi riempio abitualmente la bocca sono appena entrato nell’anno della mia trentunesima primavera, ho fatto in tempo, negli anni della mia infanzia, a ricevere molti e molti Solido, che sono di fatto stati l’inizio di tutto: come scordare l’Alpine A110, la mia primissima Solido, presa allo Jouteland di Porto Vecchio in Corsica nel giugno del 1995? Era una riedizione del celebre Serie 100, raffigurava la numero 18 di Andruet e Biche prima al Rally di Montecarlo 1973, ed aveva la scatola gialla Racing, con la vetrinetta rigida: avevo tre anni, e passai una serata con mio padre, sul terrazzo, con la baia di Santa Giulia giù in basso, a posare le decals. Cioè, il Vecchio posava le decals con la pinzetta del coltellino svizzero, e intanto mi raccontava gli anni dell’Alpine e della Fulvia nei Rally: potrebbe anche venirmi l’Alzheimer un giorno o l’altro, ma credo mi ricorderei comunque benissimo di certe cose.
Questo solo per dare un’idea di quanto anche un giovane possa essere lambito da certi insospettabili argomenti.
Tutto stupendo, ma perché proprio i Solido? Dove sta la magia di questi modelli?
Difficile da dire ma, forse, nemmeno più di tanto, se pensiamo che alcuni modelli della Serie 100 sono stati disponibili nei negozi fino a pochissimi anni orsono: pensiamo ad esempio alla serie Racing uscita a cavallo del 2010 nei negozi, in cui alcuni modelli come la Berlinette, la Matra 650, la Porsche 908 LH o la Ford MKIV figuravano ben presenti accanto a modelli di nuova concezione, come ad esempio la meravigliosa serie delle Peugeot 205 Turbo 16 che animavano quella serie.
Riedizioni, dunque? Certo, ma il risultato era sempre e comunque una serie di modelli di attualità, o comunque percepiti – o percepibili – come tali, e non come le ennesime repliche di vecchi giocattoli.
Certo, la sensazione che se ne poteva ricavare nel 2010 era un po’ quella di modelli low-cost (ed in effetti lo erano, visto che sui canali giusti non arrivavano a costare 20€) ma messi accanto ad un edicoloso moderno non sfiguravano affatto a livello di dettagli ed esattezza delle linee, il che non è affatto poco, se pensiamo che le uniche differenze coi modelli primigeni erano da ricondurre a delle livree più curate ed a qualche punto di colore extra qua e là.
Provate a prendere un qualunque Mercury ma anche un qualsiasi quotatissimo Dinky dei tardi anni ’60 (che non sia la Matra 630 o la MS11 di F1, o le Ferrari 312 P o 312 F1, per i quali il discorso potrebbe non valere) ed a riproporlo con poche modifiche oggi: sarebbe un bel modello, certo, ma sarebbe una mera operazione-nostalgia, perché qualunque edicoloso a livello di dettagli se lo mangerebbe.
Invece i Solido no, non erano più paragonabili a degli Spark ma con roba più “bassa” se la giocavano alla grande.
E se la giocano.
E in questo sta tutta la loro magia: le maestranze Solido, ormai oltre cinquant’anni fa, avevano creato dei piccoli capolavori non solo di esattezza, ma anche di armonia, di piacevolezza, di equilibrio.
Erano modelli molto belli, parecchio esatti, eppure maneggiabili, collezionabili, non si sentiva nemmeno più di tanto il bisogno di andare oltre, tanto è vero che molti artigiani sentivano il bisogno non tanto di “fare i bulli” alla AMR, ma soprattutto di tappare i buchi lasciati scoperti da Solido, ed il target di livello doveva essere quello.
Oggi quegli splendidi stampi, passati attraverso cinquant’anni e più di storia, sembrerebbero aver esaurito il loro ciclo (se togliamo le ennesime repliche per il Club Solido), il marchio è passato di mano ed è partita una nuova e validissima produzione di modelli, spesso assai ispirati ai top di gamma del gruppo, ossia gli Ottomobile.
Ottomobile ha in mano una potenziale opportunità d’oro per fare bellissime cose sul mercato: se saprà giocarsela in maniera intelligente, tante cose potrebbero cambiare nel prossimo futuro.
Da parte mia, devo dire che un Solido moderno accanto ad un Serie 100 o ad un Serie 10 ha senso, e già non è poco.
Dopo la prima presa di contatto con il circuito di Sebring avvenuta lo scorso gennaio, la Ferrari 499P è stata protagonista di una ulteriore due giorni di test sul tracciato che ospiterà la prova di apertura del Campionato del Mondo Endurance 2023.
Nel corso delle giornate si sono alternati al volante Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi, James Calado e Antonio Fuoco, mentre Miguel Molina e Nicklas Nielsen erano assenti a causa della loro partecipazione al doppio weekend dell’Asian Le Mans Series. A Sebring la 499P ha alternato sequenze di giri in pista a soste ai box durante le quali sono state svolte le verifiche di routine da parte dei tecnici. Il collaudo ha permesso di continuare ad affinare la vettura dal punto di vista dell’affidabilità, uno dei fattori abitualmente decisivi su questo tracciato.
“Rispetto al precedente test di un paio di settimane fa” – ha dichiarato James Calado – “abbiamo fatto alcuni passi avanti, avendo ulteriori conferme sulla bontà del progetto. Non manca molto tempo al debutto e ci sono ancora aspetti da migliorare e altri su cui continuare a lavorare, ma la strada seguita è quella giusta e le sensazioni rimangono positive. Queste prove sono importanti per essere in grado di partire da una buona base quando inizierà il weekend della Sebring 1000 Miles”.
La 499P continuerà il suo programma di sviluppo in Europa, prima di tornare ad affrontare il tracciato della Florida in occasione del prologo previsto l’11 e il 12 marzo.
L’articolo di ieri con la breve storia della Ferrari Daytona di Solido (che potete leggere a questo link: https://pitlaneitalia.com/2023/02/08/la-ferrari-365-gtb-4-gr-4-di-solido/) ha suscitato parecchio interesse, a testimonianza che certi temi sono tutt’altro che scontati o esauriti. Fra le risposte ricevute, come sempre capita, una delle più interessanti è stata quella di Marco Nolasco, che ci ha inviato le foto di un’elaborazione fatta alla fine degli anni settanta (lo ringraziamo per i contenuti sempre eccezionali che fornisce per PLIT). “La BAM – scrive Marco – oltre alle code 2, commercializzò anche un transkit proprio per realizzare la n. 54 che arrivò sesta a Le Mans nel 1974, con decals e musetto corretto. Uscì nel 1978 e lo pagai 4750 lire contro le 2500 del modello! Mando qualche foto della mia elaborazione dell’epoca, che arricchii con diversi altri dettagli”. L’uscita del musetto della Daytona Le Mans 1974 fu accolta con largo favore dai collezionisti, che ancora non erano abituati a certe raffinatezze. Ricordo che in occasione della Mostra di modellismo da Dreoni a Firenze, nel 1979 o nel 1980, venne esposto un esemplare di questa Daytona elaborata col materiale BAM, e durante la settimana dell’evento non passava giorno senza che si formasse un piccolo capannello di appassionati davanti a questo pezzo che doveva senza dubbio apparire alquanto esotico. Sono ricordi ed episodi appartenenti a un tempo molto diverso da quello che viviamo oggi, in cui un singolo modello era in grado di far parlare i collezionisti per diverse settimane, magari senza che la maggior parte di essi riuscisse a venirne in possesso a meno di non farsi una giornata di treno in direzione Parigi.
Spesso nel vecchio blog e poi su PLIT ci siamo occupati dei Solido 1:43, primo perché in molti casi la loro qualità non ha risentito del tempo che passa, secondo perché essi costituiscono un ricordo ricco di emozioni per almeno due generazioni di modellisti e collezionisti. In un articolo del 2016 (https://pitlaneitalia.com/2016/10/08/i-colori-della-ferrari-daytona-il-modello-solido-e-le-decals-bam/) parlavamo delle varie colorazioni speciali realizzate da Solido per le decals BAM e in quell’occasione facevamo ampio riferimento alla Ferrari Daytona Gruppo 4, un modello-cardine nella storia della casa francese a partire dagli anni settanta, e insieme alla Porsche Carrera RS forse il modello Solido più amato dagli appassionati di Le Mans, oggetto di innumerevoli elaborazioni. Poi arrivarono la Porsche 934 e anche la 935 ma questa è storia di anni successivi.
La Daytona stradale della serie 100 in un’immagine del sito di Carmodel
La Daytona era un’idea di Solido relativamente vecchia. Come tutti (o quasi) sapranno, già nella serie 100 nell’ottobre del 1969 era uscita una versione stradale, provvista di porte e cofano apribili. Solido tornò sul soggetto Daytona abbordando la versione competizione Gruppo 4, che a Le Mans e in altre gare rivaleggiava con la Porsche 911S e la Carrera RSR 2.8. Il modello uscì alla fine del 1973 e come versione non si scelse una vettura di Le Mans, ma la Pozzi biancorossa sponsorizzata Thomson, vincitrice del Tour Auto 1972 con Andruet e “Biche”. Contraddistinto dal numero di catalogo 16, il modello era commercializzato nella scatolina rossa e gialla classica dell’epoca, che ricordava quelle dei tardi serie 100.
La scatola recita “Le Mans” ma la prima versione della Daytona Gruppo 4 di Solido fu la Thomson del Tour Auto!Fonte Carmodel
La decorazione era da applicare in parte, un foglio di decals veniva incluso nella confezione e il lavoro era tutt’altro che agevole, richiedendo parecchia precisione nonché numerose “raccordature” di colore rosso per ovviare alle mancanze della decalcomania stessa. I collezionisti, seppur brontolando un po’, apprezzarono. Quasi contemporaneamente, Solido stampò nel feuillet A le decals per ottenere la vettura Pozzi sponsorizzata Carrefour che aveva corso a Le Mans nel 1972 con Andruet e Ballot-Léna. Nello stesso foglietto si trovavano anche altre decorazioni capaci di suscitare l’interesse del pubblico, dalla Ferrari 512M Escuderia Montjuich del Tour Auto 1971 alla Ferrari 312PB vincitrice della Targa Florio 1972 con Merzario e Munari fino alle Lancia Stratos Alitalia del Monte Carlo ’75 e ’76. All’epoca non era roba scontata, tutt’altro.
Eccolo, il feuillet A che comprendeva anche le decals per la “Carrefour” n°39 di Le Mans 1972
Le livree delle Daytona che gli appassionati vedevano a Le Mans erano destinate a restare nella memoria collettiva: classiche quelle delle NART, ma ce n’erano tante altre coloratissime e originali. L’ultima uscita di una Daytona Gruppo 4 alla 24 Ore fu nel 1975. Per Solido era ora di proporre qualcosa di più attuale rispetto alla Thompson, e fu così che venne fuori una seconda versione, stavolta finalmente di Le Mans. Peccato che fra tutte le vetture che potevano scegliere i capoccioni della documentazione andarono a pescare una delle poche da evitare, la numero 54 del 1974 di Heinz e Cudini, caratterizzata dal grosso spoiler anteriore, che il modello ovviamente non aveva, a meno di non modificare radicalmente lo stampo, cosa assolutamente antieconomica per un produttore di diecast. Una buona fonte mi disse tempo fa – e non c’è ragione di dubitarne – che i commerciali di Solido nella scelta delle versioni erano pessimi, pescando a casaccio senza rendersi minimamente conto della congruità di certe combinazioni scelte (si potrebbero fare altri esempi, come la Porsche 930 svizzera propinata fra le tre opzioni nel kit della 934, e magari ne riparleremo).
A sinistra, la “nuova” Daytona Gr.4 di serie, la NART n°54 di Le Mans 1974. A destra le componenti del kit che consentiva di realizzare versioni di Le Mans 1972, 1973 e 1974 (fonte Carmodel)
A integrazione del modello montato, inserito nella serie Gam-2, Solido propose anche il kit, che permetteva di realizzare la n°36 di Le Mans ’72 (Ecurie Francorchamps, Bell/Pilette/Bond), la n°56 del ’73 (Shark Team, Gueurie/Grandet) e la stessa vettura, ma del ’74 (n°71, Grandet/”Bardini”). Le decals, pur non essendo ancora Cartograph, erano abbastanza ben stampate e il kit ebbe un buon successo.
Verso la fine degli anni settanta-primissimi ottanta, la BAM ebbe la brillante idea di far produrre a Cartograph una serie di decals destinate a vari modelli Solido che andavano per la maggiore: Fiat 131 Abarth, BMW M1, Porsche 934, 935 e così via. Anche la Daytona, che poteva essere ampiamente sfruttata non foss’altro che per le sue numerose partecipazioni a Le Mans, venne inclusa nei programmi. Uscirono quindi delle eccezionali serie di decals, perfettamente realizzate e stampate, che ancora oggi vengono impiegate per trasformazioni ed elaborazioni.
Tre dei quattro colori commercializzati dalla Boutique AutoMoto di Parigi per la serie speciale di decals. La quarta colorazione, gialla, la vedete nella foto di apertura insieme ad un altro esemplare del modello blu. In questo caso le scatole utilizzate sono quelle della Daytona Thomson, di cui Solido doveva probabilmente avere ancora una buona scorta ormai inservibile dopo l’uscita del Gam-2
La BAM mise in catalogo le decorazioni per tutte le Daytona che avevano corso a Le Mans dal 1972 al 1975, producendo anche, in metallo bianco, alcuni pezzi complementari necessari alla corretta rifinitura di alcune versioni: il già citato grosso spoiler anteriori della NART 1974, l’ala da montare sotto la coda per la Thomson, il cruscotto con guida a destra.
Una scelta di decals originali BAM con le loro istruzioni. Chi ricorda il TSSK dell’autunno 1980 dove i Tron avevano pubblicato per intero tutte le foto dello schieramento completo?
Non contenta di mettere a disposizione dei modellisti decals e parti varie, la BAM commissionò a Solido delle serie speciali preverniciate, per chi voleva evitare di buttare nel solvente i modelli già decorati o per chi magari non aveva voglia di dipingere il kit. Solido aveva accettato di buon grado perché ciò permetteva di sfruttare modelli in parte vecchi, come tutto sommato lo era ormai la Daytona, e di “spingere” un po’ soggetti nuovi, specie in un periodo in cui la crisi societaria iniziava a creare preoccupazione. La Daytona BAM-Solido uscì in quattro colorazioni adattabili a ogni decal di Le Mans: rossa, bianca, gialla e blu. I modelli vennero commercializzati sia nelle vecchie scatole della Thomson sia nelle confezioni arancioni Gam-2, normalmente utilizzate per la n.54 di Le Mans ’74 di serie.
Un kit Solido (non un BAM preverniciato) elaborato negli anni ottanta con decals BAM: Le Mans 1974 n°57 (Mignot/Jones)
Passati i primi anni ottanta, la Daytona Solido cadde un po’ nel dimenticatoio. Trascurata dalle edizioni Record, non venne ripresa né nella gamma Solido 2, né nella Top43 né tantomeno nella Sport Cars che si era concentrata sui prototipi. Ci volle Verem a metà anni ottanta per riportarla in auge. Inizialmente, nella serie con le scatoline piccole e senza base, venne scelta la bellissima versione n°38 di Le Mans ’72, quella rosso rubino. Curiosamente non tutte le ciambelle uscivano col buco e in alcune confezioni si trovava sì una decal NART n°38, ma quella per la vettura del ’73, rosso corsa, come il sottoscritto poté constatare personalmente nel giugno del 1986. Intorno al 1987 uscì nella nuova serie Verem (con base e vetrinetta) la numero 37 del 1973, quella gialla e rossa: il modello era interamente giallo e la parte rossa andava verniciata.
Successivamente, la Daytona Gruppo 4 apparve anche nelle serie Solido più moderne degli anni novanta a duemila, in diverse versioni, fra cui – montata – la n°56 di Le Mans ’73 che, come ricordato sopra, era stata una delle versioni del kit.
La Daytona Gr.4 Solido è oggi tutt’altro che morta. Alcuni modellisti come il francese Bruno Allinand continuano a proporla nelle sue tantissime versioni, e dobbiamo dire che vederne una dozzina raggruppate insieme, splendenti nei loro colori inconfondibili, fa sempre un bell’effetto. Anche con pochi tocchi, il Solido resta attuale e ben fatto, un modello “moderno” che non sfigura accanto a realizzazioni con venti o trent’anni in meno sul groppone.
Tre Daytona Gruppo 4 su base Solido elaborate di recente da Bruno Allinand: da sinistra, n°37 di Le Mans 1973 (Di Palma/Garcia-Veiga), n°56 di Le Mans 1974 (Guittény/Ethuin), n°48 di Le Mans 1975 (Mignot/Jones/Gurdjian)
All’epoca dei BAM, chi elaborava questi modelli si limitava di solito a pochi interventi: verniciatura dei gruppi ottici laterali-anteriori, montanti laterali, cerchi e forse (forse!) qualche piccola aggiunta agli interni. Ma anche elaborandola in modo leggermente più spinto, la Daytona Solido “regge” bene le modifiche.
Anche arricchita di particolari aftermarket (ruote, ganci, cinture di sicurezza), la Daytona Solido tollera ottimamente le modifiche, a patto di non esagerare. Ecco una versione Giro d’Italia 1973 montata dall’autore di questo articolo utilizzando decals Arena. Le foto del WIP in più episodi le trovate da qualche parte nel sito
Questa della Daytona Solido è una storia che in molti già hanno raccontato. Forse in queste righe non c’è nulla d’inedito (a parte qualche ricordo e qualche testimonianza raccolta personalmente) ma crediamo sia utile raccogliere elementi di questo tipo in un unico sito, a beneficio degli appassionati che vogliano approfondire certi aspetti e creare dei legami fra episodi che magari solo dopo molto tempo risultano perfettamente chiari o intellegibili. Per questo genere di storie, dobbiamo dire, i Solido si rivelano particolarmente adatti perché quando pensi di aver scritto tutto su di loro ti viene in mente un aspetto magari meno noto che merita di essere messo in evidenza. Alcuni marchi non muoiono mai.
Finito il Salone di Norimberga, Solido è già impegnata nella consegna delle novità per le prossime settimane. Per l’1:18, nel corso del mese di febbraio, usciranno l’Alpine A522 F.1 (GP d’Arabia Saudita 2022, Ocon), la Renault 5 Turbo Europa Cup 1984 (Belmondo), la Lada Niva Parigi-Dakar 1983 (Triossat/Briavoine, nella foto di apertura), la Fiat 131 Abarth Rally stradale in blu, la BMW Alpina B6 3.5S in blu metallizzato e l’Alfa Romeo Giulia GTA in bianco.
In 1:43 sono attese a giorni la Mercedes AMG C63 Black Series in “solarbeam yellow” e in “fire opal red” e la McLaren 765LT arancione o verde.
Qui sotto potrete scaricare il catalogo in pdf primavera 2023. Vi riportiamo anche il link del canale YouTube di Solido dove potrete ottenere maggiori informazioni sui nuovi stampi e sulle novità di tutto l’anno.
La monoposto 2023 della Scuderia Ferrari, che sarà svelata fra sette giorni a Maranello, ha un nome: si chiamerà SF-23.
La squadra torna dunque alla denominazione che ha caratterizzato quasi per intero l’era ibrida della Formula 1. La sigla SF – che sta per Scuderia Ferrari – ha infatti debuttato sulla SF15-T del 2015 ed è stata abbandonata solo lo scorso anno, con la F1-75. La cifra indica ovviamente la stagione agonistica che la vettura andrà ad affrontare.
È l’ottava monoposto ad avere nel proprio nome la sigla SF cui per la quarta volta segue l’anno agonistico. In due occasioni sono stati celebrati gli anni dalla fondazione dell’azienda (con la SF70H, SF71H del 2017 e 2018), in una occasione quelli dalla creazione della Scuderia (con la SF90 del 2019) e in una, nel 2020, il traguardo dei mille Gran Premi disputati (SF1000).
Alfa Romeo F1 Team Stake ha presentato la nuova vettura 2023, la C43, con un evento in Svizzera, tenutosi contemporaneamente a Zurigo ed a Hinwil, la sede del team. La Formula 1 ha già una prima candidata al titolo di auto più bella della griglia. La C43, con una splendida livrea rossa e nera, guiderà Valtteri Bottas e Zhou Guanyu alla ricerca di un costante miglioramento nel Campionato Mondiale del 2023. Attraverso un video alquanto suggestivo, la C43 è emersa da materiali grezzi e parti atomizzate; l’assemblaggio che ne deriva simboleggia il modo in cui la squadra è costituita: singoli individui che si integrano, ognuno con un ruolo importante nell’assicurare il successo dell’Alfa Romeo F1 Team. La livrea è disegnata del Centro Stile Alfa Romeo. Progettata dal team di tecnici guidato da Jan Monchaux e spinta da un nuovo propulsore Ferrari, la C43 è un’evoluzione della C42: conseguentemente alle modifiche regolamentari introdotte dalla FIA, la C43 presenta aggiornamenti e parti completamente nuove, che sono state oggetto di un accurato sviluppo volto ad un ulteriore miglioramento nel 2023. La vettura è ora pronta a scendere in pista in una sessione di shakedown, prevista per questa settimana a Barcellona, e per i test invernali in Bahrain, alla fine del mese.
L’Alpine Elf Team (nella foto, la squadra ritratta a Sebring nel 2022) torna quest’anno in LMP2, nell’attesa di fare la propria ricomparsa in futuro nella classe regina del FIA-WEC. Lo schieramento dei sei piloti che guideranno le due A470 in classe LMP2 è stato reso noto nella sua completezza: la vettura numero 36 sarà pilotata da un trio tutto francese, composto da Matthieu Vaxivière, Julien Canal e Charles Milesi. Sulla A470 numero 35 si alterneranno invece il brasiliano André Negrão, il messicano Memo Rojas e il britannico Olli Caldwell. Ricordiamo che la prima prova del FIA-WEC 2023 è in programma a Sebring in marzo. Un altro pilota dell’Alpine Elf Endurance Team, Nicolas Lapierre, sarà impegnato nel corso della stagione nello sviluppo del prototipo LMDh, progettato in collaborazione con Oreca.