Nove piloti nuovi per il 2023 dell’Esports Team della Scuderia Ferrari

Si apre una stagione di grande rinnovamento per lo Scuderia Ferrari Esports Team: nove piloti tutti nuovi (destinati ad aumentare), sim driver dedicati alle principali piattaforme e un differente approccio complessivo nella gestione della squadra. Su questi tre pilastri il team intende basare la propria strategia per capovolgere le sorti della compagine di Maranello che negli ultimi anni ha raccolto risultati non all’altezza delle aspettative – un solo titolo nelle ultime tre stagioni – e che ha ora i mezzi e le persone per puntare in alto.

F1 Esports. Il duo di piloti ufficiali che sarà impegnato in F1 Esports nel Pro Championship con la Ferrari SF-23 nel gioco F1 2023 è già stato annunciato: si tratta di Nicolas Longuet, francese nato nel 2002 con all’attivo tre vittorie e sei pole position nella serie oltre al quarto posto del 2020, e di Bardia Broumandgohar, detto Bari Broumand, iraniano classe 2003 con un palmares fatto di due pole position, una vittoria e il quarto posto nella scorsa stagione. Al loro fianco, nel ruolo di terzo pilota, ci sarà il polacco Tomek Poradsisz, classe 2005, tre volte campione nazionale di F1 Esports. Tomek si è classificato primo nella classifica Challenger (categoria PC Drivers) con sei vittorie e quattro podi su 12 gare disputate. Il calendario del campionato non è ancora stato pubblicato ma vedrà i piloti impegnati, come di consueto, nella seconda metà dell’anno.

SRO Esports. Quattro i piloti impegnati nei campionati della galassia SRO Esports sulla piattaforma di Assetto Corsa Competizione con la nuovissima Ferrari 296 GT3: si tratta di Jonathan Riley, britannico classe 2003, fresco vincitore della Ferrari Esports Series 2022 già annunciato insieme a Longuet e Broumand; di Jordan Sherratt, sudafricano nato nel 1999 vincitore della SimGrid World Cup 2020, della Raceface Endurance Series 2021 e quinto nel campionato GT World Challenge Sprint 2022; di Chris Harteveld, olandese del 2001, vincitore in classe Silver del GT World Challenge America 2022, e di Andrea Capoccia, italiano classe 1997 trionfatore nel 2021 del campionato SimGrid Endurance. Tutti saranno impegnati nelle gare del campionato Intercontinental GT Challenge Esports (questo il calendario: 20/5 12 Ore di Bathurst; 17/6 9 Ore di Kyalami; 15/9 24 Ore di Spa-Francorchamps; 19/8 10 Ore di Suzuka; 16/9 8 Ore di Indianapolis), mentre Harteveld e Sherratt saranno anche protagonisti della SRO Esports Sim Pro Series (gare in presenza con questo calendario: 23/4 Monza; 3/6 Paul Ricard; 30/6 Spa-Francorchamps; 29/7 Nürburgring; 30/9 Barcellona). Jordan sarà lo stakanovista del gruppo dal momento che sarà impegnato anche nella SRO America Sprint Series (6/5 Laguna Seca; 10/6 Circuit of the Americas; 22/7 Silverstone; 5/8 Watkins Glen; 2/9 Indianapolis).

GT Challenge. Gli ultimi due piloti sono specialisti della piattaforma rFactor2 e prenderanno parte in questo inizio di stagione al campionato GT Challenge al volante della Ferrari 488 GT3: si tratta di Alex Siebel, tedesco classe 1995, vincitore del Virtual Endurance Championship 2022, e del suo connazionale Dennis Jordan, nato nel 1999 e vincitore della 8 Ore del Bahrain valida per il campionato Le Mans Virtual Series 2022/2023. Il campionato propone un calendario molto fitto di gare, a cominciare dalla settimana prossima: 27/3 Long beach; 3/4 Sebring; 10/4 Laguna Seca; 17/4 Indianapolis; 24/4 Lime Rock Park; 1/5 Daytona.

La fine delle corse

di Riccardo Fontana

Ci capita spesso, da queste colonne, di accennare ad un’ipotetica prossima fine del mondo del Motorsport, e ciò potrebbe dare adito all’idea che si usi tale  – per noi appassionati – esecrabile scenario come nota sforzatamente malinconica utile a chiudere con stile questo o quell’articolo.

In realtà non è propriamente così, o meglio, la nota malinconica c’è ma non è figlia di una linea editoriale all’insegna della più sfrenata misantropia, quanto piuttosto di una complessiva rassegnazione al subire la realtà che ci circonda che presenta – è innegabile – più di un aspetto allarmante.

La fine del Motorsport, dunque: davvero arriveremo presto ad assistere a questo triste giorno?

Difficile dirlo con certezza: nebuloso è il futuro, le “forze del male” cospirano senza sosta per cancellare l’automobile dal mondo (si scrive “cancellare l’automobile”, ma si legge “rendere schiava l’umanità”), ma ciò che è assolutamente certo è che mai come in questo momento le competizioni sono tornate prepotentemente a giocare un ruolo fondamentale nella definizione del futuro dell’automobile.

Pensiamo soltanto all’impulso che il WEC e la F.1 (più il primo in realtà) hanno portato nell’ultima decade, in termini di esperienze tecnologiche direttamente spendibili nell’affinamento della produzione in serie, allo sviluppo della tecnologia ibrida: in fin dei conti, prima del 2012-2013 cosa c’era sul mercato a livello di auto ibride? Praticamente solo la Toyota Prius, considerata quasi l’emblema delle “macchine sfigate” (per quanto intelligente e futuristica), mentre oggi il mondo dell’ibrido si è espanso a macchia d’olio: dalla microcar alla supersportiva da milioni di euro l’ibrido è ovunque, e nessuno a fronte di dieci anni di dominio ibrido alla 24 Ore di Le Mans e di una F.1 che si è fatta ibrida da dieci stagioni (tralasciando la parentesi KERS che era addirittura antecedente) si sognerebbe più di etichettare un’auto ibrida come una triste Prius a misura di mamme e vecchiette.

Le Corse (la maiuscola mi viene automatica, vorranno scusarmi i più grammar-nazi tra i lettori) forse non sono più violente e brutali in termini di dispendio di vite umane come lo erano un tempo, ma in termini squisitamente tecnici restano quanto di più cinico, inflessibile e sincero che l’opera umana possa elucubrare per mettere alla frusta una tecnologia.

Traducendo in termini più semplici: i burocrati di Bruxelles, quelli che con tutta probabilità tra pochi anni scopriremo essere immischiati fin sopra i capelli nel racket dei monopattini elettrici, hanno pari ad imporre transizioni selvagge ed a promuovere studi su studi in grado di dimostrare tutto ed il suo esatto contrario, ma nelle gare se una tecnologia è un fallimento tende a vedersi, e le bocciature sono spesso di quelle che non ammettono repliche.

Un esempio su tutti? Prendiamo le Audi cosiddette “elettriche” impegnate nella (cosiddetta) “Dakar” da ormai due anni: un dispiegamento di mezzi astronomico in pieno stile Audi, piloti di livello stellare a dir poco, e figuracce terrificanti in serie.

E questo, sia detto, a fronte di regolamenti tecnici comunque parecchio indulgenti nei riguardi delle auto elettriche, e sempre pronti a cambiare in corsa, secondo l’ormai consolidato malcostume degli ultimi anni, che prevede di mortificare la genialità e la bravura di tecnici e piloti in nome di uno spesso farraginoso BoP.

Altro discorso, tanto per cambiare.

Pensiamo poi, tanto per restare proiettati verso futuro, agli studi febbrili sugli e-fuel, la cui implementazione vedrà la F.1 in prima linea a partire dalla stagione 2026, quando entrerà in vigore il nuovo regolamento relativo alle Power Unit.

Gli e-fuel, che all’atto pratico sono l’ancora di salvezza che ci ha salvati da quella porcheria infame del blocco alle vendite di veicoli endotermici in UE a partire dal 2035, sono un terreno quasi inesplorato, che potenzialmente offre spunti quasi infiniti di studio: pensiamo ad un’ipotetica catena chimica in grado di generare carburante ecologico spendibile in un motore endotermico sintetizzato dai rifiuti, non sarebbe forse questa la panacea ad una bella lista di mali?

Sarebbe un modo di aggirare il secondo principio della termodinamica (quello per intenderci che pone il dogma dell’irreversibilità di certe azioni endotermiche), e potrebbe portare ad un grado di inquinamento legato alla circolazione stradale addirittura negativo.

Siamo a Jules Verne, me ne rendo conto, ma forse non troppo: se siamo andati sulla luna cinquantaquattro anni fa con dei calcolatori molto meno potenti di un banale smartphone, non posso non confidare nella scienza.

Ecco, questo sì che è un modo utile di riconoscere il primato della scienza, e su questa ermetica allusione alla gestione pandemica del biennio 2020-2021 lascio cadere il discorso: PLIT non è una tribuna politica e sarebbe utile non lo diventasse.

Lunga vita alle corse dunque: tutto sommato di frecce al loro arco potrebbero ancora averne parecchie.

Parte da Valencia il Ferrari Challenge Europe 2023

Sarà il circuito Ricardo Tormo di Valencia a tenere a battesimo la stagione 2023 del Ferrari Challenge Europe, la trentunesima edizione del monomarca della Casa di Maranello, con quarantasette 488 Challenge Evo in pista per il primo atto in Spagna. Il campionato 2023 del Cavallino Rampante toccherà i principali circuiti europei, sviluppandosi in sei tappe dopo Valencia per arrivare alla Finali Mondiali di fine ottobre al Mugello e con l’attesissimo round sul Circuit de la Sarthe, a giugno, quando il Ferrari Challenge accompagnerà il fine settimana della 24 Ore di Le Mans che quest’anno festeggia il centenario dalla prima edizione.

Trofeo Pirelli. Quattro, come da tradizione, le classi in cui saranno suddivise i piloti del Ferrari Challenge. Nel Trofeo Pirelli sono annunciati al via diversi volti nuovi, accanto alle conferme del veterano Max Mugelli (CDP – Eureka Competition) e di Eliseo Donno. Il giovane salentino, protagonista nella stagione 2022 con due vittorie e una sfortunata prova alle Finali Mondiali, difenderà i colori del team Radicci Automobili, che ha stretto un accordo di collaborazione con AF Corse. Tra i debuttanti c’è grande attesa e curiosità per il giovane polacco Szymon Ladniak (Gohm – Scuderia GT), per Denis De Marco, al rientro nel mondo delle corse dopo cinque anni di assenza con il team svizzero Kessel Racing, e per il britannico Thomas Fleming (HR Owen), che ha impressionato nel suo esordio con la 488 Challenge Evo alle GT Winter Series.

Nel Trofeo Pirelli Am occhi puntati su Franz Engstler (CP Racing) che, dopo aver dominato la Coppa Shell lo scorso anno, proverà ad essere protagonista anche nella nuova classe. La concorrenza sarà notevole considerato il parterre degli avversari a partire da Nicolò Rosi (Kessel Racing), alla quarta stagione nel Ferrari Challenge, David Gostner (CDP – MP Racing) e Hanno Laskowski, al volante di una vettura del team Emil Frey Racing.

Coppa Shell. Sulla griglia di partenza si presentano Joakim Olander (Scuderia Autoropa), Peter Christensen (Formula Racing) e Alexander Nussbaumer (Gohm – Scuderia GT) rispettivamente primo, secondo e terzo alle Finali Mondiali 2022 di Imola nella classe Am. Da quest’ultima arriva anche il vice-campione europeo Christian Herdt-Wipper (Emil Frey), mentre dopo il debutto al Paul Ricard lo scorso anno riprova il salto di classe anche il campione 2021 della Coppa Shell Am, Willem Van Der Worm (Scuderia Monte-Carlo). Accanto a loro gli esperti Roger Grouwels (Kroymans – Race Art), Christian Kinch (Gohm – Herter Racing), Fons Scheltema (Kessel Racing), Axel Sartingen (Lueg Sportivo – Herter Racing), Manuela, Corinna e Thomas Gostner (CDP – MP Racing) e Ingvar Mattsson (Scuderia Autoropa).

Nella Coppa Shell Am, infine, favori d’obbligo per Josef Schumacher (Eberlein Automobile), che dovrà fronteggiare la concorrenza dei gentlemen driver di lunga carriera e di numerosi debuttanti.

Orari. Il programma sul circuito di Valencia prevede, dopo le prove libere di venerdì 24, le qualifiche per Gara 1 sabato alle ore 9.00 per il Trofeo Pirelli, con gara al via alle ore 14.20, e quelle della Coppa Shell alle ore 12.30, con semaforo verde alle 15.30. Stessi orari anche per domenica 26 marzo. Tutte le corse avranno la durata di 30 minuti. Le qualifiche e le gare saranno visibili in diretta, gratuitamente e con commento in lingua inglese, sul sito live.ferrari.com e sul canale YouTube “Ferrari”; in Italia le gare saranno trasmesse dalla piattaforma Sky.

La 24H Series apre questo weekend al Mugello

La 12 Ore del Mugello aprirà il prossimo weekend la 24H Series 2023, organizzata da Creventic. La pista toscana è ormai una presenza fissa nel calendario di questo campionato che ammette al via vetture GT e Turismo. Questa la lista degli iscritti. Nella foto, una fase della gara del 2022.

Serie completa della Porsche 935 K1 Kannacher da Remember

Lo scorso gennaio avevamo dato notizia su PLIT dell’uscita delle prime due versioni della Porsche 935 detta K1 nella livrea Kannacher 1977, prodotta da Remember col marchio Tavarco (link dell’articolo: https://pitlaneitalia.com/2023/01/18/porsche-935-gr-5-chassis-006-00019-k1-in-versione-1977/ ). Ora, con l’aggiunta di altre tre versioni, la serie è completa. I primi modelli erano andati esauriti nel giro di poche ore. Adesso le cinque vetture sono disponibili sul sito GeminiModelcars ( https://www.geminimodelcars.com/shop/21889459/143-scale-models ) ma le quantità sono estremamente limitate. Qui sotto trovate una gallery riepilogativa con le etichette che saranno incollate sulla scatola.

Le evoluzioni aerodinamiche sulla Peugeot 9X8 Hypercar viste a Sebring

La Peugeot ha portato a Sebring alcune evoluzioni aerodinamiche per la 9X8 Hypercar, che ha esordito nel FIA-WEC l’anno scorso a Monza. I risultati sul campo non sono stati all’altezza delle aspettative, anche per via di tutta una serie di problemi tecnici che hanno incessantemente rallentato la marcia delle vetture. Vediamo comunque in maggior dettaglio alcuni degli sviluppi aerodinamici, volti ad aumentare il carico per compensare – almeno in parte – l’assenza dell’ala. Ora, si potrà obiettare che nessuno ha imposto agli ingegneri di Peugeot di progettare un’auto senza ala posteriore. Tra l’altro su una pista come quella di Sebring le 9X8 sono andate in crisi totale di comportamento, evidenziando anche un porpoising abbastanza preoccupante.

Osserviamo la parte posteriore della 9X8 così come ha corso nella seconda parte della stagione 2022. Le due immagini sotto sono relative alla 6 Ore di Monza, disputata a luglio.

Da queste altre due immagini, scattate a Sebring in occasione del prologo del WEC e della 1000 Miles del weekend successivo, appare evidente come la Peugeot abbia dovuto spendere almeno un “gettone” di sviluppo per cambiare una parte abbastanza notevole dell’aerodinamica posteriore. Notiamo il raddoppiarsi del flap (frecce rosse), una differente forma dell’estrattore e il “taglio” parziale del nolder (aree evidenziate dalle ellissi gialle in foto).

Tra l’altro, per non disperdere deportanza, la vettura deve girare con assetti molto rigidi e bassi, che non sono sempre l’ideale, e a Sebring si è visto. Nella foto a destra, la 9X8 è ritratta all’uscita della curva che immette sul rettifilo, la cui percorrenza era disturbata in continuazione da perdite di aderenza e di traiettoria, ben più evidenti rispetto a quelle cui Toyota e Ferrari dovevano far fronte.

Il Duett(ell)o

testo e foto di Riccardo Fontana

La bella stagione si avvicina, e cosa c’è di meglio di godersi il vento nei capelli andando a spasso su un bel Duetto in scala?

Così su due piedi, ci sarebbe godersi il vento nei capelli scorrazzando su un vero Duetto facente brum brum: i modelli ci piacciono e ci piacciono parecchio, ma il narrarli con questo perenne e fastidioso piglio a metà tra il “vorrei ma non posso” ed un malinconico quanto inutile “dire e non dire” tipico di alcuni “storici” (per meriti anagrafici) esponenti del nostrano giornalismo in scala davvero non ci appartiene.

I modelli sono modelli e le auto sono auto, e le due cose, pur assolutamente complementari, non andrebbero mai confuse.

L’occasione, però, è buona per fare un bel confronto, tanto per riallacciarci ad un recente pezzo sulle Togi e le corrispettive Alfa Romeo edicolose recentemente apparso sulle colonne PLIT (https://pitlaneitalia.com/2023/03/09/la-montreal-i-naif-e-gli-invidiosi/), tra le due intepretazioni di un medesimo soggetto, e tanto per lasciare per un momento da parte “Sua Sessualità” la Montreal, la scelta non poteva non ricadere su un altro Mito della Casa di Arese, e cioè il Duetto appunto, in versione “Osso di Seppia”, quella del debutto.

Protagoniste un moderno modello firmato Leo Models in scala 1:24, che ormai tredici anni orsono fu il primo modello dell’Alfa Centenary Collection, e un Togi prima serie.

Non starò a dilungarmi sulle differenze di interpretazione tra i due modelli: non avrebbe alcun senso e nulla di concreto gioverebbe alla discussione, però alcune considerazioni meritano di essere fatte.

In primis, ancora e sempre, entra in gioco l’argomentazione “storica”: il Togi è l’Osso di Seppia come un fabbricante di automodelli, anzi il non-plus ultra dei fabbricanti di automodelli dell’epoca, lo vedeva ed interpretava ai tempi dell’auto reale.

Il Leo Models è più fedele e rifinito? Oh assolutamente sì, però è stato anche concepito quarant’anni dopo, con ben altre tecniche a disposizione.

Fondamentalmente, sono due concetti di modello completamente agli antipodi: la Togi è estremamente esatta a livello di linee, ed ha tutti i preziosismi tipici del prodotto di quasi cinquantacinque anni fa.

È ben riuscita sotto tutti i punti di vista, con quel fascino un po’ a metà tra il modello contemporaneo ed il giocattolo meccanico di pregio “alla Märklin”: come tutte le sue sorelle non è un modello Alfa Romeo, è “IL” Modello Alfa Romeo della vettura in oggetto, la si guarda e si rivede il Duetto degli anni sessanta, così per com’era all’epoca, più un oggetto di modernariato e d’arte che una mera rappresentazione in scala, ma non per questo meno valido dal punto di vista modellistico: in questo sta, un po’, la magia dell’automodello obsoleto.

Il Leo Models d’altro canto è di un’esattezza formale incredibile: ha tutto ciò che deve dove deve averlo, linee perfette, assetto e ruote impeccabili.

Assolutamente bellissima, la moderna interpretazione del Duetto se si è patiti del Biscione è un must pressoché irrinunciabile, un po’ come tutti i modelli di quella Alfa Centenary Collection edita ormai tredici anni orsono, ed essendo l’uscita numero uno della collana ha ancora costi umani, trovandosi senza troppa difficoltà a cifre che veleggiano sui 15-20€.

E il Togi quanto costa? Il Togi del Duetto Osso di Seppia nella sua prima interpretazione (cioè quello che potete vedere in queste immagini) è stato per lungo tempo il Togi più raro in assoluto, anche più della Giulia Berlina: dopo poco tempo dall’inizio della produzione, seguendo l’evoluzione del Duetto vero, lo stampo del modello fu modificato per produrre la versione “Coda Tronca”, facendo quindi dell’Osso di Seppia, 1300 o 1750 che fosse, quell’unifauno bianco che a lungo è stato.

Poi la Togi l’ha rieditato ri-modificando uno stampo, ed oggi è dunque reperibile ad un costo che si aggira sul centinaio di euro più Iva.

Un Osso di Seppia della prima produzione in ottime condizioni viaggia invece abbondantemente sulle 500€, e forse anche di più, con buona pace di tutti i “moderni” appassionati convinti di essere dei profeti del modellismo e di fare invidia ai cultori dell’obsoleto coi loro insulsi cumuli di resinaccia cinese da quattro soldi: prodotti comunque stimabili in assoluto, tranne quando vengono usati in un certo modo.

Sono discorsi senza senso in effetti: per quanto abbia sentito molta gente affermare che sia meglio, ad esempio, una Fiat 124 Spider del ’70 rispetto ad una del 2018, non ho ancora mai trovato una sola anima problematica che mi abbia detto il contrario per i vizi da vetustà di quella storica: sono “deliri” che si ascoltano, ahimè, solo nel mondo dell’automobile in scala ridotta, e se non si ascoltassero sarebbe di giovamento per tutti.

Per non scontentare nessuno, ed anzi per amore di verità, diremmo che le due interpretazioni in scala di questa bella Alfa Romeo andrebbero prese e conservate entrambe, perché anche nell’accostamento delle interpretazioni e dell’evoluzione delle tecniche e dei particolari sta il fascino un po’ “depravato” del collezionare modelli.

Scuole di pensiero, ma ancor più di vita, come sempre.

12 Ore di Sebring: succede l’incredibile e alla fine la spunta la Cadillac di Derani/Sims/Aitken

Finale incredibile nella 12 Ore di Sebring, con una maxi mischia che ha eliminato le due Porsche 963 del Penske Motorsports e la Acura ARX-06 del team Konica Minolta, che si stavano giocando la vittoria. L'incidente è avvenuto alla curva 3 quando mancavano ormai una ventina di minuti e già si pregustava un'eccezionale volata a tre che avrebbe fatto storia. Mathieu Jaminet sulla Penske Porsche 963 n.6, che si trovava in testa, veniva bloccato all'uscita della curva 1 dalla Ferrari 296 GT3 Risi e dalla Corvette. Il francese tentava di trovare una via d'uscita buttandosi all'interno delle due GTD alla curva 3. Così facendo, però, entrava in contatto con l'anteriore della Acura numero 10, anch'essa alla ricerca di una via d'uscita sicura attraverso la curva 1. Filipe Albuquerque, che stava cercando di fare una mossa decisiva con la numero 10, veniva mandato sull'erba all'interno dopo il breve contatto, e tornava in pista senza controllo, centrando Jaminet, che veniva poi urtato dalla Porsche di Felipe Nasr. Fuori pista finivano anche la Ferrari Risi, la Corvette e la Porsche numero 77 della Wright Motorsports. I commissari, riguardando l'incidente, decidevano che non fosse necessaria alcuna azione per penalizzare qualcuno per il contatto. La gara, dopo la safety car, riprendeva con le bandiere verdi a 5 minuti dallo scadere delle 12 ore e la vittoria andava alla Cadillac del Whelen Engineering pilotata da Pipo Derani, Alexander Sims e Jack Aitken (nella foto di apertura), che precedeva la BMW M Hybrid V8 di De Phillippi/Yelloly/Van der Linde. Terza assoluta l'Oreca di Farano/McLaughlin/Simpson, prima di LMP2. 
La Porsche si è consolata con la convincente vittoria in classe GTD-Pro della 911 GT3-R dello Pfaff Motorsports pilotata da Bachler/Pilet/Vanthoor; si tratta del primo successo di peso per la nuova GT3-R modello 992. 
Qui di seguito la classifica completa della 12 Ore di Sebring 2023. 

Con calma e decisione la Ferrari 499P sta crescendo

testo e foto di David Tarallo

Dopo la 1000 Miles del FIA-WEC abbiamo potuto scambiare qualche parola con Antonello Coletta, capo delle attività sportive GT di Ferrari: “il terzo posto finale – ha commentato – è da considerarsi assolutamente positivo. Abbiamo dimostrato di essere già la seconda forza del campionato dietro un costruttore che corre nella categoria da tre anni e ha una vettura presentata quattro anni fa. Torniamo da Sebring con una gran quantità di dati, che abbiamo potuto raccogliere per la prima volta, visto che non avevamo mai girato insieme ad altre auto. Abbiamo la conferma che il progetto è sano e con margini di miglioramento. Per quanto riguarda il consumo delle gomme, che qui a Sebring è comunque molto più pronunciato rispetto ad altre piste, lavoreremo sull’assetto, anche perché sull’aerodinamica abbiamo pochissimo margine. Ma, ripeto, dimostrare di poter infastidire la Toyota già dalla prima gara è stato importante. Non dimentichiamoci che oltretutto loro hanno potuto modificare notevolmente la forma della vettura utilizzando un ‘gettone’ a inizio anno. La GR010 del 2023, contrariamente a quanto possa sembrare a una prima occhiata, è una vettura molto diversa rispetto a quella del 2022. Adesso ci sarà da progredire con criterio ma velocemente, trovando un equilibrio fra la necessaria calma e l’esigenza di essere sempre più competitivi in tempi ragionevoli”.  

Modelli Auto, Quattroruotine e una dose di frustrazione

di Riccardo Fontana

La querelle su Modelli Auto recentemente apparsa su queste colonne, mi ha scatenato tutta una concatenazione di ricordi che, come inevitabilmente sempre accade, si trascinano molte considerazioni appresso.

Il mio imprinting con la carta stampata relativa all’auto in miniatura ha radici lontane ma assai ben definite: era il novembre del 1997, e una sera mio padre mi portò a casa un numero di Quattroruotine, quello con la Porsche 550 Spider della Maisto in copertina.

C’era su la storia della Togi e della Policar, e poi la rubrica Zapping, zeppa di tutte quelle stranezze non meglio identificate che avrei ritrovato oltre dieci anni dopo su Passion43ème, e le novità, gli speciali… Modelli stupendi, che da bambino di cinque anni già collezionista di Solido quale ero all’epoca costituivano un po’ tutto ciò che volevo dalla vita, così belli e perfetti.

Quasi subito, preso nell’edicola dell’Iper di Montebello della Battaglia (celebre per aver fatto da parco assistenza in alcune delle ultime edizioni del Rally delle Quattro Regioni) arrivò anche il mio primo numero di Modelli Auto.

Mi apparve ugualmente interessante, ma diverso: non me ne vogliate, ma il “dolce casinismo” dei vecchi Quattroruotine, con le Stratos Racing 43 montate accanto ai Togi ed alle Skoda di produttore ignoto dell’est Europa ha sempre avuto un ascendente diverso (e maggiore) su di me rispetto agli elenchi delle novità, e crescendo la cosa è ulteriormente peggiorata.

Passano gli anni, arriviamo verso il 2012: Modelli Auto ad intervalli più o meno regolari continuo a comprarlo (Quattroruotine nel frattempo è scomparso), ma nel farlo mi girano sempre di più le palle: ho fame di conoscenza, vorrei sapere per filo e per segno vita morte e miracoli di tutti coloro che, chi più o chi meno, hanno lasciato un segno in questo microcosmo popolato da pazzi che è l’automodellismo, e su Modelli Auto trovo moltissimi sassi lanciati… Ed ancora più manine nascoste.

Chirurgicamente.

Un po’ lo stesso stile, fastidiosissimo, che popolava il Forum Duegi, che iniziavo a leggere proprio in quel periodo: espressioni come “ben note vicissitudini” o “fatti risaputi che non è utile rivangare” sapevano regalarmi, e lo fanno tutt’ora, l’istantanea volontà di invadere la Polonia, e almeno il Forum Duegi era gratuito, mentre Modelli Auto costicchiava pure abbastanza caro.

Ora, con tutta la buona volontà, spendere dei soldi per leggere valigie di frasettine patinate di qualcuno che sembrava godere in maniera sadica nel non raccontare nulla pur essendo nelle condizioni di farlo iniziò a pesarmi, ed infatti ad agosto del 2012 comprai l’ultimo numero, nell’edicola dell’Iper di Montebello come il primo.

Il giornalista dovrebbe raccontare delle cose, magari farlo in maniera brillante, interessante e vispa, portando cioè il maggior numero possibile di informazioni al maggior numero di persone.

Chi si avvicina ad un determinato mondo, già di suo non particolarmente esteso com’è quello degli automodelli, andrebbe coccolato ed incuriosito, e non frustrato con muri: è divulgazione in fin dei conti, non si vive di sole Battaglia di Austerlitz, nel loro piccolo anche le storie di André Marie Ruf lo sono a pieno titolo.

Che nervi leggere continuamente “le ben note vicissitudini di Monsieur Ruf che non è il caso di rivangare”… Ma “ben note” a chi, poi? Ragioniamo a mente fredda: per me, che non erano ben note, non c’era nessun incentivo a “tossire” i soldi della rivista, e per quelli cui effettivamente erano “ben note” peggio ancora, perché che motivo avrebbero avuto per comprare la rivista? Nessuno, ed infatti Modelli Auto seguì a stretto giro Quattroruotine, chiudendo.

Per (non) ben note vicissitudini della mia vita che non è il caso di rivangare in questa sede perché non sono io il punto, mi disinteressai per un po’ al modellismo, finché non scoprì il vecchio blog Grandiepiccoleauto e mi tornò la passione.

Era un modo diverso di raccontare, più vicino all’ideale: lo lessi per un bel po’ di tempo, poi venne l’ora di stabilire un contatto con David, ed eccoci qui a, si spera, darvi in pasto buona roba.

Noi, comunque, ci proviamo.

Del nuovo Modelli Auto ho comprato qualche numero, ma l’idea che mi ha fatto è stata quella di un’entità come divisa da una cerniera: metà rivista fatta bene (a livello di contenuti, perché su impaginazione e qualità…) e l’altra metà in pieno, simpaticissimo, old-style.

Ora la “qualità” s’è messa definitivamente a fare da sé, ma a questo punto io smetto ogni ulteriore considerazione: che ognuno faccia le sue, ma solitamente se si affronta due volte la stessa curva in maniera sbagliata ci si cappotta due volte.

A buon intenditor…