Marco Nolasco ci invia foto e descrizione di un paio di interessanti elaborazioni. Iniziamo con la Peugeot 504 Coupé di Solido.
“Ti mando un paio di lavoretti semplici che potrebbero entrare nella categoria dell ‘easy modeling’ di cui si è parlato recentemente su PLIT.
Incomincio con un immancabile Solido, la Peugeot 504 coupé V6 che vinse il Bandama del 1978 con Jean-Pierre Nicolas e Michel Gamet. E’ il n. 1055 di catalogo ed uscì nel 1980. Ricordo che i Solido di quel periodo non erano importati in Italia. Perfino Paolo Tron aveva difficoltà a procurarmeli, in particolare questa Peugeot. Se vai in Francia e la trovi, mi disse, non fartela scappare. Andò proprio così, la trovai a Briançon, ma dovetti aspettare il marzo del 1983.
L’intervento si limitò ad aggiungere qualche pennellata e qualche dettaglio qua e là, soprattutto nel gruppo fari anteriore. Lasciai la vernice originale. La foto dell’originale proviene da Carmodel”.
Nota di David: questi “nuovi Solido” erano effettivamente delle rarae aves in Italia. La loro ottima qualità eccitava gli appetiti dei collezionisti nostrani, ai quali non rimanevano che viaggi in auto o in treno alla volta del confine francese. Alla 504 Coupé è legato anche un mio personale ricordo: il modello me lo procurai nel luglio del 1981 in un viaggio in Svizzera coi miei. Nello stesso negozio, credo fosse il Franz Carl Weber di Lucerna, trovai anche la VW Scirocco Gr.2, la Porsche 935 e la Toyota Celica. Vedere tutti quei nuovi modelli con le caratteristiche tipiche dei Solido faceva all’epoca un bell’effetto. Sembrava di scoprire qualcosa di eccezionale. Sempre in Svizzera, ma un anno o due dopo, trovai la R5 Turbo di Saby Top43 ma questa è un’altra storia.
Quella del 2023 è stata a detta di molti una delle più belle edizioni di Rétromobile. Non meno di 125.000 visitatori hanno risposto alla chiamata, scoprendo oltre 1000 veicoli, 500 espositori – fra cui 12 costruttori ufficiali – oltre a numerose esposizioni tematiche e una vendita all’asta destinata a lasciare il segno. La 48ma edizione si svolgerà dal 31 gennaio al 4 febbraio 2024.
Per celebrare il suo 50° compleanno, BMW M GmbH ha preparato la 3.0 CSL. Il concetto e il design di questo modello speciale, presentato nell'anno dell'anniversario 2022, rende omaggio alla leggendaria "Batmobile", la storica BMW 3.0 CSL, primo modello autonomo della BMW M GmbH. Cinquant’anni dopo, nella primavera del 2023, l'esclusiva reinterpretazione di questo classico sarà costruita presso lo stabilimento del BMW Group di Dingolfing.
La sede nella Bassa Baviera mette così in mostra la sua esperienza nella costruzione di veicoli esclusivi di piccole serie e BMW M. La BMW M4 Coupé e Cabrio, la BMW M5 e la BMW M8 Coupé, Cabrio e Gran Coupé escono già da queste linee di produzione. Includendo i modelli M Performance, la produzione di veicoli M ha raggiunto circa 50.000 unità solo nel 2022.
Sebbene la 3.0 CSL sia basata sulla BMW M4 CSL, la vettura viene modificata a Dingolfing, lo stesso sito in cui viene prodotta la carrozzeria della M4 GT4. I passaruota vengono allargati utilizzando speciali processi di bordatura e saldatura e vengono preparati per il montaggio.
La carrozzeria passa quindi attraverso il normale processo di produzione standard del reparto verniciatura. Nelle postazioni di lavoro dedicate, gli specialisti della finitura applicano manualmente la livrea specifica 3.0 CSL con le tre strisce colorate M. Parallelamente, vengono montate parti speciali, come i pannelli laterali anteriori e i paraurti, il cofano e il tetto in fibra di carbonio, che ricevono una verniciatura speciale nella sezione esterna del vicino stabilimento di componenti di BMW Group a Landshut.
La BMW 3.0 CSL viene assemblata in un'officina artigianale appositamente allestita a Moosthenning, un sito esterno gestito dallo stabilimento BMW Group di Dingolfing. Qui, il veicolo viene montato in più fasi da un team di trenta esperti. Gli speciali elementi interni sono realizzati individualmente nei laboratori di Garching e Dingolfing. Il processo di assemblaggio di un'auto richiede quasi due settimane. Ci sono in totale otto cicli di montaggio principali, ciascuno della durata di un giorno lavorativo. Alla fine del processo, la caratteristica sezione posteriore e le altre parti esterne vengono assemblate in un laboratorio separato.
Una volta completati i lavori a Moosthenning, il veicolo torna al "grande" stabilimento automobilistico di Dingolfing, dove viene inizialmente sottoposto a test standardizzati approfonditi, ad esempio su banchi di prova a rulli o banchi dinamometrici. Ciascuno degli esemplari viene quindi sottoposto a un’ulteriore ispezione finale con un programma di guida sulla pista di prova dello stabilimento.
Infine, il veicolo viene preparato per il cliente e può essere portato al BMW Welt di Monaco per una consegna personale.
La Mostra Scambio di Auto, Moto e Ciclo d’Epoca a Novegro è tra le più importanti rassegne nazionali dedicate al mondo del due e delle quattro ruote. Due volte all’anno espositori provenienti dall’Italia e da gran parte degli stati europei si ritrovano a Novegro per dar vita a un grande mercato che, in termini di estensione, ha davvero pochi rivali. La manifestazione si sviluppa all’interno di tutta la superficie utilizzabile del quartiere fieristico, contando più di 50.000 mq di spazio espositivo. Per ogni categoria (auto, moto o ciclo) è possibile approfondirne ogni dettaglio e particolare, avendo la possibilità di vedere oggetti unici e originali.
Da oggi a domenica 19 febbraio si svolgerà la prima edizione del 2023. Qui di seguito potete scaricare la lista in pdf dei partecipanti.
Si sente spesso dire che quella degli obsoleti è una bolla destinata a terminare, che i valori sono puramente fittizi, che tanti dei collezionisti di quei modelli credono di avere dei tesori e che invece bla bla bla, in un vano cianciare che fa puntualmente rimpiangere l’aurea discrezione del silenzio. Il discorso è molto più complesso e riguarda, come sovente accade, l’élite del prodotto. E’ vero che la maggior parte dei modelli obsoleti, prodotti in centinaia di migliaia di pezzi e quasi tutti privati delle loro confezioni, finisce in vendita per pochi euro nelle cassette della frutta di speculatori più o meno grossolani. Ma è anche vero che esiste una fascia di collezionismo e di vendita che funziona con le stesse logiche di un qualsiasi altro mercato d’antiquariato. Per questa fascia i soliti, frusti discorsi sulle generazioni che non collezionano più, sulla fine prossima di questo tipo di mondo non valgono, e assumono prospettive del tutto diverse. In passato su PLIT abbiamo invitato chi voglia disfarsi di collezioni di modelli obsoleti a stare parecchio attento su cosa vende e a chi. Se vostro padre o vostro nonno erano collezionisti seri (seri, non accumulatori di paccottiglia) di questo genere di modelli e se a voi ormai interessano solo i monopattini elettrici e non vedete l’ora di sbaraccare tutto per acquistare l’ultima versione con l’ABS e l’ASR, forse è il momento di affidarvi a qualcuno che possa seriamente valutare la collezione nelle vostre mani. Magari davvero sarà piena di Dinky sbrecciati che valgono cinque euro l’uno ma se per caso il vostro avo era un raffinato esteta e ricercatore della rarità – e non è detto che lo sappiate – conviene nel dubbio farsi valutare i lotti da qualcuno che non abbia come obiettivo primario quello di impacchettare tutto in due balletti e di liquidarvi con un tozzo di pane. Scriviamo queste note nella speranza di poter un giorno essere utili a qualche ignaro erede che capiti su PLIT facendo una ricerca su Google. In altra sede abbiamo già dato alcuni suggerimenti su come muoversi per vendere bene una collezione di obsoleti. Se poi siete disperati o magari dovete pagare domani mattina il pizzo alla mafia e avete cinque ore di tempo per trovare i soldi, allora è un altro discorso, telefonate pure a chi di dovere, il quale vi spennerà ben bene e attiverà tutto il suo circo per fare degna festa agli amati modelli del vostro antenato. In quei casi meglio essere spennato (legalmente) da un furbastro che essere fatto fuori (illegalmente) dagli scagnozzi di Totò Riina. Detto questo, giusto per curiosità, avevo pensato di passare in breve rassegna alcune cifre da record spuntate negli anni in occasione delle aste di Collectoys (https://www.collectoys.fr/), uno dei maggiori specialisti europei. Ben pochi avranno in soffitta o in cantina pezzi di questo tipo ma non si sa mai.
Dicevamo dei risultati delle aste di Collectoys. Vi proponiamo una selezione di modelli famosissimi e di altri meno conosciuti, tutti di produzione Dinky, che hanno ottenuto risultati fuori dal comune. Iniziamo con un classico britannico, il Delivery Van Bentalls Kingston on Thames, versione promozionale di tipo 2 prodotta nel 1939. Proveniente dalla collezione Hemley, è uno dei due-tre pezzi conosciuti al mondo. Venduto nel dicembre 2005 a 14.000 euro.
Modello più recente e francese, la Peugeot 403 Familiale (24F) rossa, serie limitata a un centinaio di esemplari, prodotta per la visita del Club Dinky Toys di Lione agli stabilimenti Meccano a Bobigny il 31 marzo 1958, completa del menu del pranzo in cartoncino. Asta del dicembre 2019, € 16.000 finali.
Dinky Toys France 24S, Simca 8 Sport, versione in rosso scuro con parabrezza spesso e cerchi cromati, interni crema. Questo colore è stato reperito solo in due o tre collezioni, ed è quello della Chrysler New Yorker prodotta fra il 1956 e il 1959. Questo modello dovrebbe appartenere a una piccola serie commercializzata prima del definitivo accantonamento dello stampo nel 1959. Dicembre 2015, € 20.000.
Un oggetto semi-mitico (altro che santo Graal degli sparkofili), la Simca 1500 Break Police di Dinky France, n° 507P. Questo modello è stato prodotto in un numero limitatissimo di esemplari e venduto fuori dai canali commerciali ufficiali, con la scatola della 1500 Break civile (non è mai esistita una scatola specifica per la versione Polizia). Il modello ha il girofaro e le decals della DS Police e l’antenna in plastica. Esistono due varianti, una con l’antenna centrale, l’altra con l’antenna laterale. Febbraio 1999, € 9605. Siamo un po’ lontani nel tempo ma la particolarità del modello meritava la citazione.
Dinky France 544, Simca Aronde P60, cerchi concavi, crema con tetto rosso. E’ probabilmente il Dinky France di serie più raro. Dicembre 2014, € 11.000.
Dinky Toys France, 1414, Renault 8S color mostarda, senza pilota. Si tratta forse di una piccola serie commercializzata da Meccano nello stesso stile della Simca 1500 Break Police. Novembre 2015, € 11.000.
Altra asta ormai datata, Dinky France 24ZT Simca Versailles Taxi, rossa con tetto nero. Provvista di scatola con doppio numero che era venduta insieme al modello classico. Si tratta della primissima versione, raffigurata nel catalogo 1959, senza vetri e con il fondino recante la dicitura “Simca Versailles” e il numero 24Z. Sebbene la serie ufficiale fosse composta da modelli neri con tetto rosso, ne fu commercializzato un piccolo numero in rosso con tetto nero, di cui restano oggi solo due o tre esemplari. Questo è l’unico in condizioni perfette. Dicembre 1999, € 10.672.
Dinky France, 24E, Renault Dauphine primo stampo, color grigio chiaro. Esemplare pre-serie con interno del tetto liscio, griglie di aerazione più spaziate, senza indicatori di direzione sul tetto e scudetto del cofano piazzato in modo diverso rispetto alla versione conosciuta. E’ il solo esemplare attestato di questo tipo di stampo. Febbraio 2020, € 9500.
Dinky France, 24R, Peugeot 203 vetro grande, verde chiaro, serie limitata prodotta da Meccano per la visita degli stabilimenti di Bobigny del Club Dinky Toys Paris. Fu anche data come premio di un concorso dal titolo Êtes-vous observateurs ? organizzato dal Meccano Magazine nel 1959. Giugno 2015, € 13.000. Un esemplare simile venne venduto ancora da Collectoys nel dicembre 2000 per € 11.129 (nella foto di apertura).
Dinky Toys France, 24B, Peugeot 403, modello pre-serie in legno. Proveniente da una collezione privata, il suo proprietario l’ottenne direttamente a Bobigny prima della chiusura della filiale francese. Questo progetto del 1955, in legno dipinto (nero e argento), ha gli assi e i cerchi del modello definitivo e gli pneumatici bianchi. Novembre 2016, € 10.500.
Automobilsport, edito in Germania da Sportfahrer Verlag e disponibile in inglese e in tedesco, è da alcuni anni una delle realtà più interessanti del panorama editoriale specializzato in storia dell’automobilismo. Con le sue densissime 144 pagine, la rivista propone numeri monografici, sempre di alto interesse. Il primo numero del 2023, il 35° della serie, è dedicato alla stagione 1992 del DTM, l’ultima disputata con le vetture di Gruppo A, e che vide la serrata battaglia fra Audi, BMW e Mercedes, prima dell’arrivo, nel 1993, della nuova regolamentazione FIA Classe 1. Viene riassunta con dovizia di particolari tecnici e sportivi l’intero campionato, con resoconti e interviste, come quella in cui Ulrich Baretzky, ingegnere motorista dell’Audi fino al 2020, rievoca la querelle sull’albero motore a 180° montato sull’Audi V8, che portò al ritiro della casa di Ingolstadt nel bel mezzo della stagione. Sul DTM 1992 vengono intervistati anche Klaus Ludwig, Günther Warthofer (boss dello Zakspeed BMW Junior Team dal 1987), Johnny Cecotto, Steve Soper e Leopold von Bayern. Fra gli argomenti esterni al tema monografico, la prima parte di una lunga intervista con Eddie Cheever (la seconda verrà pubblicata nel prossimo numero) o, nella rubrica fissa “Back on track”, il restauro e il ritorno in pista della Brun C91-001 Gruppo C del 1989.
Il Consiglio dipartimentale della Sarthe ha realizzato un’esposizione virtuale sui cent’anni della 24 Ore di Le Mans attraverso immagini di avvenimenti, personaggi e luoghi legati alla corsa. E’ un itinerario suggestivo e ricco di annotazioni storiche. Questo il link per seguire il percorso documentario: https://www.sarthe.fr/sarthe-sportive/centenaire-des-24-heures-du-mans-1923-2023
Novegro Borsa Scambio torna all’interno del Padiglione C del Parco Esposizioni Novegro nella giornata di domenica 26 febbraio.
La manifestazione, che conta quattro appuntamenti all’anno sempre presso il polo fieristico di Segrate, presenta un’ampia varietà di giocattoli d’epoca per collezionisti.
Durante la fiera, nello specifico, si darà spazio a ogni tipologia di balocchi vintage senza tempo: giocattoli, bambole, miniature, action figure, modellismo (ferroviario, navale, militare, aereo e automodellismo), videogiochi, giochi da tavolo, Lego e molto altro.
Dall’Italia e dall’Europa espositori privati propongono, scambiano e trovano rarità uniche. Il tutto con una media di circa 150 stand e circa 2000 visitatori per ogni edizione.
I cancelli apriranno alle 9.30 e chiuderanno alle 16.30.
Un’immagine della borsa di Novegro di febbraio, edizione 2022
E’ on line il nuovo sito, completamente rinnovato, di Spirit of Racing Models (https://www.spiritofracingmodels.com/), il marchio ideato e promosso da quel vulcanico personaggio che è Elio Venegoni. Vi troverete tutta la produzione, dai kit ai modelli montati fino agli accessori. Il sito è particolarmente gradevole anche dal punto di vista grafico, semplice e chiaro nei suoi contenuti. Da sfogliare con la dovuta attenzione perché è pieno di “perle” – ed altre se ne aggiungeranno presto.
Quando la Yamaha ha diffuso, ormai quasi cinque anni orsono, le prime immagini del prototipo T7, io e molti altri assieme a me abbiamo gioito di vero gusto: la sigla Ténéré, dopo anni di inspiegabile oblio, stava preparandosi a tornare, e lo faceva accompagnandosi ad un mezzo che – almeno su carta – si preannunciava straordinario, com’era ed è tutt’ora l’XTZ 690 D, per tutti Ténéré 700.
Appena meno di 200 kg, 75 CV, bicilindrico frontemarcia, snello e sportivo, razionale, elettronica ridotta a meno del minimo, e un prezzo assolutamente decoroso in relazione alle caratteristiche, pensai immediatamente che col 700 fosse in arrivo una versione riveduta e corretta del “vecchio” Superténéré 750, uscito trent’anni esatti prima, ed in effetti proprio di quello si trattava: un Superténéré parecchio snellito e molto migliorato nell’unico ambito in cui fortemente peccava, e cioè le doti fuoristradistiche.
Sicché la Yamaha, in un mondo di insulsi camion a due ruote inutilmente complessi, costosi e grossi di cilindrata, aveva ricreato dal nulla una gradevolissima erede di una stirpe di moto intelligenti, che permettevano di fare tutto pretendendo in cambio poco, e contraddistinte da un carisma straordinario, per di più impreziosendola con un’estetica molto accattivante e da un’aura generale di rustica sportività: era una facile profezia prevedere che avrebbe fatto epoca, ed in effetti a distanza di quattro anni il Ténéré 700 domina il mercato e i suoi cloni si sprecano.
A sinistra, foto Instagram di Stephane Peterhansel, subito ricicciata da Yamaha France. A destra, l’autore di questo articolo in buona compagnia
A discapito di una voglia bruciante, tentennai e titubai molto prima di cedere e di comprarlo: nonostante le sue evidenti qualità, per tutta una serie di vicissitudini non era il caso di lanciarsi in acquisti di ulteriori mezzi a motore, poi però la Yamaha all’inizio del 2022 ha deciso di “farmi” il Ténéré 700 World Raid, e cioè l’Omologation Special della moto della squadra ufficiale per l’Africa Eco Race, con doppio serbatoio e sospensioni ancora più lunghe e pregiate: uno passa praticamente tutta la vita a sognare l’impossibile, ovvero che in Giappone gli producano in serie il Superténéré ufficiale di Stephane Peterhansel, e quando finalmente glielo fanno tergiversa?
A sinistra, foto ufficiale datata 1990: XTZ 750, a.k.a. Superténéré; a destra, 1993, Yamaha OW-D8 850, nome in codice del Superténéré ufficiale trionfatore alla Dakar con Stephane Peterhansel
Ebbene no, e fu così che un fiammante World Raid, ovviamente blu, arrivò a fare compagnia al Superténéré di mio padre e a tutti gli altri mezzi di casa.
Tutto bellissimo, se non fosse per un paio di punti allarmanti, nessuno dei quali imputabili al mezzo: il primo riguarda certe discutibili uscite del marketing Yamaha, ed il secondo certi commenti dell’ “Average Joe”, ovvero di quell’insopportabile uomo della strada che ha trovato nei social un bar sempre aperto e che non richiede nemmeno la consumazione per consentire di cianciare le proprie stupidaggini.
Ténéré 700 World Raid, versione speciale su cui è stata strettamente basata la moto ufficiale al via dell’Africa Eco Race 2022
Il marketing Yamaha, ottimamente coadiuvato da una legione di giornalisti specializzati con un grado di competenza pari al prefisso di Milano, non perde occasione per accostare il 700 al primo Ténéré, ovvero il 600 del 1983, nome in codice XTZ 600 34 L (vedi foto in apertura, ndr): a tal proposito chiederei, se possibile, quali possano essere i punti di contatto tra un monocilindrico scarenato raffreddato ad aria da 38 CV per 150 kg e un bicilindrico carenato raffreddato ad acqua da 75 CV per 200 kg, perché non mi bastano due lauree in ingegneria e il transito in famiglia di tutte – ma proprio tutte – le moto “incriminate” per capirlo.
Il World Raid ufficiale, ancora sporco di sabbia marocchina, nella Hall della Yamaha Motor Italia a Gerno di Lesmo: come si vede, la strettissima derivazione dalla moto di serie è lampante
Nessuno, tra coloro che comprano il 700, pensa di comprare un Ténéré 600 degli anni ’80, ma tutti sono abbastanza convinti di quella che è la realtà lampante, e cioè di aver preso il nuovo Superténéré 750.
Tutti già, ma saranno veramente tutti? Ebbene no, e come al solito i social sono il termometro perfetto del disagio altrui: tipicamente, a post evocativo Yamaha tra primo ed ultimo Ténéré, arriva il solito (minuto in realtà, e menomale) capannello di boomer ad esibirsi in commenti opinabili, parlando di paragoni tra cioccolato ed altro, eccetera eccetera.
Val la pena discutere con questa gente? In realtà no, ma si possono prendere a spunto per fare un discorso più ampio: qualcosa o qualcuno – e internet ha responsabilità terrificanti in questo – in anni di martellamento ha convinto il gregge che in passato fosse tutto mitico e leggendario, e che oggi sia tutta una colossale merda.
Così, per partito preso, senza nessun ragionamento a monte, anche perché il neurone, tutto preso com’è dai suoi “buongiornissimo kaffeeeee”, non consentirebbe di spingersi troppo oltre su questo terreno.
Avete presente la storia dell’Alfa Romeo Giulia? Anni e anni di decine di migliaia di pirla sulle pagine web di questo o di quel guru a cianciare “rivogliamo un’Alfa a trazione posteriore”, e poi quando finalmente la Fiat gliela fa (e gliela fa bene) tutti a schifarla?
Sapete perché? Perché avete le corna, ecco perché.
Ecco, col Ténéré è, a numeri assai più ridotti, la stessa storia, ma il fatto è uno solo: chi critica e dice che gli anni ’80 erano un’altra storia in realtà ha solo una struggente nostalgia della sua giovinezza, che peraltro ha sprecato brutalmente tra Postalmarket, seghe e Drive-In, visto lo stato in cui è arrivato all’età matura.
2019, la comparsa del 700 definitivo
Quelle poche volte in cui le case, siano esse automobilistiche o motociclistiche, decidono di fare dei mezzi belli ed intelligenti, andrebbero salutate come eventi, e non ridotte a gesti di scherno sui social.