testo e foto di Riccardo Fontana. In redazione David Tarallo
Sulle colonne di PLIT si è sempre trattato della mostra scambio di Novegro intendendola meramente come legata al giocattolo, o tutt’al più alle novità nell’ambito dell’Hobby Model Expo, ma mai a livello di auto-moto, e questa sera è il caso di ovviare offrendovi un resoconto di un appuntamento che, per moltissimi appassionati di tutta Europa, rappresenta da decenni un must irrinunciabile.
La mostra di scambio auto moto e cicli d’epoca di Novegro è, o vorrebbe essere, un qualcosa un po’ sulla falsariga di un Automotoretrò, o di una fiera di Padova, oppure (la sparo non grossa ma immane) di un Rétromobile di Parigi.
Ecco il classico spettacolo di Novegro: bello? Brutto? È il suo, è una mentalità, e visto il numero di visitatori funziona
Vorrebbe esserlo, e un po’ lo è o quantomeno lo è stata, con però una serie di doverosi distinguo, che vale la pena di approfondire a dovere.
Novegro è un calderone scomposto ed indecifrabile di ruggine, rottami, pezzi di estremo pregio abilmente nascosti sotto tonnellate di schifo, salamelle arrostite un po’ ovunque, e tedeschi e olandesi completamente alcolizzati ma più facoltosi dello sceicco della Corsa più pazza d’America, e pronti a spazzolare tutto lo spazzolabile con la stessa velocità con cui il covid ha trasformato, tre anni orsono, le nostre esistenze in un incubo.
Sopra e qui a sinistra, un monumentale KTM 350 GS del 1981… “Venduto” recita il biglietto, “chissà a quanto”, mi chiedo io…
Tu arrivi, e dopo aver lasciato un rene (5€, alquanto caruccio, eufemisticamente) ad un simpatico parcheggiatore che ti farà lasciare l’auto in un basso fondale melmoso del lago di Lugano in località Paradiso, risalì la corrente come i salmoni e lasci il secondo rene in biglietteria (13€, che sommati ai 5 del parcheggio fanno il costo di un edicoloso 1:24, e non sei neanche ancora entrato), e a quel punto ti si schiudono le porte dell’entità più vicina ad una moderna Babele che la mente umana sia stata in grado di ricreare: un parco enorme, con di tutto sparso ovunque, nel più assoluto disordine, si va da una Honda CB 750 Four coperta di ricambi di Ciao ad uno scarico completo per una Ferrari BB buttato sotto una tettoia, a moto di tutto rispetto ammonticchiate assieme a pit-bike cinesi di nessun valore, con una nonchalance estrema.
Firenze da corsa: Ancillotti e Gori, vedette degli anni 70
Vedi una cassa con dentro una trentina di carburatori Bing a pezzi, e ravanandoci può essere che trovi una Flavia Berlina della Mercury in scala 1:48 (storia vera, anche se non risalente a questa edizione).
Da sinistra a destra: un meraviglioso KTM 125 prima maniera; Honda CR 125, 1986; Yamaha RD 500 V4 LC, ovvero come sentirsi Eddie Lawson con (non) poco…
Le moto la fanno da padrone incontrastate, ma anche per le auto c’è molto: si va da tonnellate di teste Alfa Romeo bialbero a fari, lamierati originali e non per praticamente tutto, a cerchi, libretti e memorabilia di ogni tipo.
Il Guzzi 500 8 cilindri, così come ha corso con Ken Kavanagh il GP delle Nazioni a Monza nel ’57
Il tutto, non lo rimarcheremo mai abbastanza, in un disordine che destabilizza ma fino ad un certo punto: in effetti è anche un po’ il bello di Novegro: chi non vorrebbe trovare un Western Models a caso in un banchetto di polacchi che vendono utensili? (Altra storia vera, per quanto a sua volta non risalente a questa edizione).
Gilera 500 4 cilindri di Geoff Duke del GP di Spa 1954e Benelli 350 4 cilindri tipo Saarinen, o tipo Villa Fastiggi che dir si voglia
Poi si entra nei padiglioni coperti, solitamente riservati alla borsa del giocattolo, e qui si trovano i pezzi di pregio: andiamo da moto da Gran Premio leggendarie (storia risalente a questa edizione, c’erano delle amene Guzzi 8 cilindri e Gilera 4 cilindri. Vere.) agli stand di riviste e registri storici dei più disparati marchi, agli operatori meno “alla buona” per così dire.
Prezzi altissimi, sempre ed ovunque dentro come fuori: esporre a Novegro costa caro, e ciò si ripercuote su chi vende, inevitabilmente, ma non manca comunque la possibilità di trovare buone cose a poco.
Questa possibilità, è bene dirlo e meglio tenerlo a mente, si riduce proporzionalmente alla distanza dal venerdì, perché tedeschi ed olandesi di cui sopra non perdonano nulla, e il giovedì sera sono già sul piede di guerra con le cartate di banconote viola che sfrigolano come delle torpedini.
Tutto ciò solo per dire che, a meno di miracoli, chi si presenta la domenica come ha fatto il sottoscritto ha altissime probabilità di tornare a mani vuote.
Argomento modellismo: in effetti, nelle scorse edizioni (e ne ho “fatte” molte, per quasi vent’anni le ho visitate quasi tutte) c’era sempre modo di tornare con un bel Solido perfetto o con un bel Protar montato, ma questa volta no, c’era una penuria di espositori incredibile, certamente dovuta ad un duplice motivo: da un lato la mostra-scambio del giocattolo che si terrà la prossima settimana, e dall’altro l’appuntamento concomitante a Verona.
Che altro dire? Se siete appassionati di modellismo “puri” state comodamente a casa, se invece vi piacciono anche i mezzi veri un giro la prossima volta fatevelo: alzatevi presto e lasciate la macchina fuori dove potete, fate un favore a voi stessi, ma la pena vale senz’altro, se non altro per non morire di noia con pippebbaude in TV dalla suocera.
Un altro consiglio che mi sento di dare a dei papabili visitatori è di portarsi un sano “rancio” da fuori: dentro ci sono più punti di ristoro e camioncini paninari che bocche da sfamare, ma un panino vi costerà come una pizza, se non di più.
In risposta all’articolo sulla Bentley Embiricos 4.25 di Idea3 pubblicato oggi (https://pitlaneitalia.com/2023/02/20/la-bentley-embiricos-4-25-1938-di-idea3/), Marco Nolasco ci invia alcune interessanti note supplementari che pubblichiamo volentieri. In effetti emergono differenze anche abbastanza notevoli fra il modello pubblicato nell’articolo su PLIT e l’esemplare fotografato nella pagina pubblicitaria. Tutte le differenze rilevate da Marco sono corrette.
Ciao David
La Bentley Embiricos che hai pubblicato, di ben altro livello rispetto alla mia Aurelia, mi ha incuriosito e l’ho confrontata con una pubblicità dell’epoca su Toys, il numero del primo trimestre del 1977 (vedi foto in apertura, ndr). Noto alcune differenze, a parte la tinta:
-I tergi e le maniglie, assenti nella tua
-Lo stemma Bentley, assente in quella della foto
-La targa anteriore, che mi sembra invece assente nella tua
-I vetri laterali, presenti nella foto, ma mi sembrano assenti nella tua
-La cerniera sulla mezzeria del cofano, fusa nello stampo nella tua e riportata in quella della foto, almeno mi sembra
-Mi pare anche che la tua abbia due piccoli fari sotto quelli principali che non vedo in quella della foto
Si può quindi dedurre che lo stampo fosse stato modificato in corsa, d’altronde anche l’Aurelia presentata su Quattroruotine era ben diversa dalla mia.
Il torinese Marco Bossi è stato indubbiamente uno dei personaggi più importanti del mondo dell’automodellismo fra gli anni settanta e ottanta. Specialista del giocattolo antico, direttore della rivista Toys, organizzazione di mostre e manifestazioni e titolare con la moglie Alberta del negozio Lanterna Magica in Via San Francesco d’Assisi a Torino, Bossi fu anche uno dei pionieri del modello speciale italiano. Il marchio Idea3, costituito insieme alla moglie e ad un amico (da qui il numero 3) iniziò a produrre speciali 1:43 in metallo bianco nel 1973, avvalendosi, per le fusioni, della collaborazione di John Day. La prima uscita, disponibile solo montata, fu la Lancia Aurelia B24 2500GT America del 1955, di cui Marco Nolasco ha scritto recentemente sul PLIT (https://pitlaneitalia.com/2022/12/25/sulla-nascita-dello-speciale-italiano/)
Nelle foto di questo articolo presentiamo il modello numero 8, la Bentley Embiricos 4.25 del 1938, uscita nel 1977, anno in cui Idea3 produsse anche due versioni della Mercedes 500K del ’34 (catalogo 7 e 9). E, a proposito di Bentley Embiricos, col numero 8B fu commercializzata anche la versione Le Mans 1949 (Hay/Wisdom).
La maggior parte della produzione Idea3 era composta da kit ma una percentuale venne venduta a richiesta del collezionista come factory built, ed è esattamente il caso dell’esemplare in foto. La finitura era per quegli anni impeccabile: si nota una verniciatura liscia e lucida, probabilmente eseguita a bomboletta. Le ruote, ABC, sono di grande effetto, con i finissimi raggi e i gallettoni riportati, così come i pochi ma precisi tocchi di colore Humbrol o Molak a evidenziare i dettagli essenziali: la calandra, le luci, lo stemma anteriore e la cinghia fermacofano. Gli interni sono dipinti in marrone chiaro.
Idea3, modello numero 8: Bentley Embiricos “quattro e un quarto” 1939, uscito nel 1977. La produzione Idea3 era iniziata nel 1973
La produzione degli speciali Idea3 continuò fino al 1981, con 24 referenze nella serie principale (le ultime tre, in resina, stampate da Brianza) e con tre modelli nella serie B&B, dedicata a soggetti poco usuali: una Adler Trumpf Cabriolet del 1937, una Fiat 16/24HP tipo corsa 1903 (elaborazione su base Rio) e una Cisitalia 202 Cabriolet del 1948. La gamma Idea3 era invece incentrata su vetture sport e GT anni trenta-quaranta-cinquanta, soprattutto Ferrari e Alfa Romeo ma non mancavano marchi stranieri come Horch, Talbot-Lago, Mercedes e appunto Bentley.
A sinistra, presentazione pubblicitaria di Idea3 ai tempi della produzione diecast. Nella foto, Bossi ha in mano il master della Ferrari 250 GT TDF, commercializzata dal 1984; a destra, una pagina promozionale dove sono raffigurate le due versioni (stradale e Le Mans) della Bentley Embiricos. Come si evince dal titolo, i modelli erano commercializzati anche montati
Nel 1982 la Idea3 si convertì alla fabbricazione di diecast (stampati da Old Cars); in questo, quello piemontese fu probabilmente il primissimo marchio a proporre una produzione industriale-artigianale un po’ ibrida, a dimostrazione che chi è venuto dopo non ha inventato niente, semmai ha ottimizzato e migliorato. Sarà forse il caso di porre maggiore attenzione in futuro su quanto Marco Bossi ha fatto nel corso della sua carriera di produttore-modellista. Chiudiamo per ora questa breve presentazione completando il quadro della produzione 1:43, che comprende anche il marchio Autohobby, composto di elaborazioni in serie limitata di basi Brumm, Rio e Solido.
Per la sua 17esima stagione tricolore, che nel 2023 ricade nel 75° anniversario di Porsche, la Porsche Carrera Cup Italia ha definito il calendario e, dopo un’attenta riflessione condivisa con i team che partecipano al monomarca, ha varato una serie di novità con l’intento di rendere ancora più appetibile un format già funzionale che grande successo ha registrato negli ultimi anni in termini di squadre e piloti al via della serie. Il punto nodale dei cambiamenti apportati al regolamento sportivo è relativo al format generale dei weekend in pista, a iniziare da quello di gara 2, che da quest’anno sarà equiparata a gara 1 con assegnazione del medesimo punteggio ed eliminazione della griglia di partenza che ricalcava l’ordine di arrivo di gara 1 (con l’artificio dell’inversione dei primi sei classificati). Nel 2023 cambia dunque il format delle qualifiche, che ora prevedono un turno unico da 40 minuti: il miglior tempo realizzato da ciascun pilota/vettura determina la griglia di partenza di gara 1, mentre il secondo miglior tempo realizzato determina lo schieramento di gara 2. Altra novità è l’estensione di due minuti della distanza di ciascuna gara: la durata di entrambe, quindi, aumenta da 28 minuti a 30 minuti + 1 giro. Al via sarà ammesso soltanto il modello più evoluto della 911 GT3 Cup, siglato “992”, che sarà impiegato fino alla stagione 2026 compresa. Conseguenza è l’eliminazione della Silver Cup, che fino allo scorso anno ha permesso l’adozione delle generazioni precedenti. La competizione riguarderà dunque la rincorsa al titolo assoluto e a quello della Michelin Cup (confermata per i piloti over 30 classificati FIA “bronze”, non professionisti).
Il nuovo format Il calendario 2023 prevede 6 appuntamenti con ciascuno due gare da 30’ + 1 giro. In generale le tappe del monomarca tricolore si aprono al venerdì con una sessione di prove libere da 60 minuti. Nella mattinata del sabato si disputano le prove di qualificazione (40 minuti) con appunto la novità dell’assegnazione di entrambe le pole position. Gara 1 scatterà quindi nel pomeriggio, gara 2 invece nella giornata di domenica. In ogni gara prenderanno punti i primi 15 classificati assoluti secondo lo schema 25 punti al vincitore e poi 20-17-14-12-10-9-8-7-6-5-4-3-2-1. La pole position di gara 1 e quella di gara 2 assegnano ulteriori 2 punti, mentre 1 punto andrà al pilota autore del giro più veloce in ciascuna delle due gare. Nella Michelin Cup i punti saranno assegnati ai primi dieci: 15-12-10-8-6-5-4-3-2-1. Per la classifica finale sia assoluta di campionato sia della Michelin Cup saranno ritenuti validi i migliori 11 risultati ottenuti nel totale delle 12 gare.
Tra le conferme ci sono il test collettivo che aprirà ufficialmente la stagione venerdì 14 aprile all’Autodromo Nazionale di Monza e i due test pre-gara di 4 ore previsti al giovedì precedente i primi due round 2023 a Misano (6-7 maggio) e a Vallelunga (10-11 giugno). La stagione si concluderà a Imola a fine ottobre dopo aver toccato anche i circuiti del Mugello in luglio, di Monza in settembre e di nuovo il Misano World Circuit, il 7-8 ottobre nell’ambito dell’attesissimo Porsche Festival 2023.
Calendario 2023 Porsche Carrera Cup Italia 14 aprile: Monza (pre-season test) 6-7 maggio: Misano * 10-11 giugno: Vallelunga * 8-9 luglio: Mugello 16-17 settembre: Monza 7-8 ottobre: Misano (Porsche Festival) 28-29 ottobre: Imola * Pre-race official test al giovedì
Dopo la Porsche 911 Carrera RS Buchet di Le Mans 1975 (TOK-20), per anni e anni non esce più alcuna novità col marchio Tokoloshe. Le attività si concentrano su altri soggetti, le collaborazioni si diversificano e non c’è l’occasione per ripensare al proseguo di una gamma low cost. Con la fine della collaborazione fra Remember e MG Model, che spesso ha causato notevoli confusioni non foss’altro che per l’immagine dei modelli, rinasce, alla fine del 2019, l’idea di proporre qualche modello economico, soprattutto visti i continui aumenti di prezzo dei resincast prodotti in Cina. Ma non si inventa nulla di nuovo e il primo Tokoloshe della nuova era è una specie di déjà-vu.
TOK-21 Ferrari 250 GTO 4491GT 1000km Nurburgring 1965 #64 Sutcliffe/Lumsden: Se in passato alcuni Tokoloshe erano diventati dei Remember, ora accade il contrario con la Ferrari 250 GTO 4491GT della 1000km del Nurburgring 1965, riprodotta più volte anche nella gamma dei Remember non apribili. Il modello è stato riconsiderato e ricorretto, a iniziare dalla verniciatura metallizzata che caratterizzava questa vettura, venduta a Sutcliffe da David Piper alla fine del 1964. I cerchi sono di produzione Remember e non più M4 come sui Tokoloshe dei primi anni. Il costo del modello montato comprensivo di scatola con finestra e basetta grande, non più di derivazione Pego-Progetto K, è € 59.95, decisamente competitivo.
TOK-22 Ferrari 412P test 24 Ore Daytona 1967 #33: La Ferrari 330 P4 e 412P (alias 330 P3/4) è un classico nella produzione Remember e probabilmente ancora oggi è la più valida riproduzione di queste Ferrari Sport-Prototipo che corsero nel 1967. Contrariamente a quanto si legge a volte in giro, non è una mera copia dell’Annecy ma è il risultato di un collage che comprende diverse basi. La versione prescelta per il TOK-22 è il telaio 0850, schierato alla 24 Ore di Daytona 1967 dall’Ecurie Francorchamps per Willy Mairesse e “Beurlys”. La peculiarità di questo modello è che riproduce la versione prove, ovvero quella con i numeri di gara tutti neri e non ancora scontornati di rosso.
TOK-23 Ferrari 330 P4 Ecurie Francorchamps Le Mans 1967 #24 Mairesse/”Beurlys”: l’unica uscita di una 330 P4 con un team privato (le scuderie clienti utilizzavano le 412P) fu a Le Mans. Dopo la 412P delle prove di Daytona ’67, fra settembre e ottobre 2020 arriva la prima di una serie di tre P4. Tutti i Tokoloshe della nuova serie sono praticamente identici ai modelli usciti nelle varie serie Remember, MG Model e chi più ne ha più ne metta.
TOK-24 Ferrari 330 P4 Le Mans 1967 #21 Scarfiotti/Parkes e TOK-25 Ferrari 330 P4 Le Mans 1967 #19 Klass/Sutcliffe: nel novembre del 2020 escono le due P4 ufficiali di Le Mans ’67. Per semplificare il montaggio viene scelta la configurazione inizio gara, con le calotte dei fari coperte. A parte questo, nessuna differenza con la produzione Remember. Queste P4 (la TOK-23, TOK-24 e TOK-25) hanno subito successo e a meno di sessanta euro sono dei veri affari. Nessuna di queste referenze è più disponibile, almeno col marchio Tokoloshe.
TOK-26 Ferrari 250 GTO 4153GT Ecurie Francorchamps 500km Langlois van Ophem Spa 1965 #31: Un “giro” nella serie Tokoloshe non si nega a questa bella GTO gialla, particolarmente adatta alla bisogna in quanto priva dei fari. Come Tokoloshe è stata diffusa a partire dalla fine di gennaio del 2021.
Dopo il TOK-26, altro periodo di stop per il marchio Tokoloshe, fino all’inizio di quest’anno quando è tornata l’idea di nuovo modello, stavolta davvero nello spirito dei primi: la Chevrolet Camaro Z28, di cui Remember aveva prodotto il kit per diversi anni. Il modello (TOK-27), in una versione discretamente “custom”, è proposto per il momento in due colorazioni, giallo o argento, con strisce blu. Altre livree arriveranno probabilmente nei prossimi mesi. Vi daremo presto notizie sulla disponibilità di queste Camaro.
Nella prima parte di questa retrospettiva sulla produzione Tokoloshe (leggibile qui: https://pitlaneitalia.com/2023/02/18/tokoloshe-catalogo-sragionato-di-una-produzione-insolita/ ) abbiamo passato in rassegna i modelli fino al numero di catalogo TOK-10 e già, come era prevedibile, ci sono stati commenti che dimostrano come la maggior parte dei collezionisti faccia confusione fra una gamma e l’altra della produzione di Umberto Codolo, tanti sono stati i passaggi, le varianti e le serie speciali. In questi tre articoli ci occuperemo esclusivamente dei modelli presentati ufficialmente come Tokoloshe, quindi col numero di catalogo TOK e scatola Tokoloshe.
Siamo arrivati al 2002-2003 e altri produttori intuiscono un possibile sbocco in una produzione di speciali low cost. Per alcuni di loro è una scelta obbligati, altri ci provano per curiosità. Escono i Pinko (Gamma), che sono dei cloni più o meno dichiarati di vecchi kit ed escono gli RS-Models di Valerio Barnini, ben più originali, spesso del tutto inediti, come le Dallara Sport 1300 e 1600 o l’Abarth 1300 OTC Lufthansa. Negli anni successivi anche Denis Carrara, brillante allievo di Codolo e Barnini, avrebbe introdotto una gamma low cost, denominata Car-Pin. Ma torniamo al marchio Tokoloshe.
TOK-11 Ferrari 365 GT/BB Les Must de Cartier Le Mans 1977 #75: una scelta azzeccata per quello che è stato uno dei best seller della serie. La base era quella di AMR per un modello molto curato e ricco di dettagli. In casi come questo, un Tokoloshe non aveva nulla da invidiare a prodotti ben più costosi. Questo modello si è poi rivisto come Remember (kit o montato) e nella gamma MG Model. Questa è l’unica versione della 365 GT/BB competizione uscita anche come Tokoloshe. Codolo ha poi prodotto tutte le altre vetture (dalle prime del 1975 fino a quelle del 1978) col marchio Remember. Ricordiamo che Umberto realizzò, col nome Bil Tong, anche una bella serie di 365 GT/BB competizione in 1:24. Per chi non lo sapesse, si chiama Bil Tong un tipo di carne seccata tipica della cucina afrikaner, diffuso in Sudafrica ma anche in Namibia e Zimbabwe. Il marchio Bil Tong è servito intorno al 2016 anche per produrre modelli slot in 1:32 e statici 1:18. In entrambi i casi la 365 GT/BB competizione ha fatto parte dei soggetti riprodotti.
TOK-12 Ferrari 250 GTO 4115GT Avus 1963 #34 Cordes: La GTO telaio 4115GT venne acquistata nuova nel dicembre del 1962 dal tedesco Hermann Cordes, che disputò diverse gare in circuito e in salita nel 1963. Negli anni successivi la vettura restò in Germania, proprietà prima di Manfred Ramminger, poi di Werner Lindermann. La versione Tokoloshe fu scelta per la sua originalità: era particolarmente attraente per i colori della bandiera tedesca dipinti sul cofano posteriore. Da notare che per queste GTO, Codolo aveva fatto produrre una copertura dei fari stampata insieme alla cornice fotoincisa, “affogata” nell’acetato. L’elemento veniva così ritagliato, piegato e adattato alla carrozzeria, facendo risparmiare tempo e fatica. Questa tecnica è usata tuttora ed è disponibile anche l’accessorio Remember SP12, che comprende le calotte e le cornici per due coppie di fari.
TOK-13 Ferrari 250 GTO 4491GT 500km Spa 65 #33: Quarta GTO della serie Tokoloshe, la famosa 4491GT col tetto ribassato. Fu acquistata nel 1963 da David Piper, che nel 1964 ribassò il padiglione del tetto, ottenendo una silhouette inconfondibile. Nel 1965 la vettura passò a Peter Sutcliffe, conservando il padiglione ribassato ma ricevendo un “bernoccolo” sul tetto per permettere a Sutcliffe di restare seduto nell’abitacolo senza battere la testa contro il soffitto! Questa versione era stata riprodotta ad esempio da AMR ma era uscita come Remember col cofano apribile, ma nessuno si era accorto che i cerchi erano rossi. Il Tokoloshe uscì quindi con questo particolare che suscitò subito interesse. Il modello era verniciato in verde scuro “solido”: fu anni dopo che si scoprì che in realtà il colore era metallizzato. Quando il modello tornò nella gamma Remember gli fu data la corretta finitura.
TOK-14 Ferrari 365 GTB/4 Daytona NART Daytona 75 #0 Minter/Ballot-Léna/Gagliardi: Soggetto riprodotto negli anni ottanta dalla fiorentina Future Models (altro marchio che meriterebbe una retrospettiva storica), “la Daytona di Daytona” era un bel modello equilibrato e corretto. I numeri di gara, blu, sarebbero stati sostituiti molto tempo dopo da decals del giusto colore argento, com’è accaduto con i numeri 1 e 111 della 365 GT/BB di Daytona/Sebring 1975. Curiosità: nella prima foto della gallery qui sotto noterete come manchi il cavallino rampante dallo scudetto NART. In realtà non manca ma è celato sotto una tempera gialla, facilmente rimovibile con un cotton fioc imbevuto d’acqua. Si temevano possibili ripercussioni da parte di Ferrari e forse un po’ ingenuamente si ricorreva a questi stratagemmi, che in caso di problemi non sarebbero comunque serviti a molto.
TOK-15 Ferrari 512BB/B Ferrarelle Le Mans 1984 #27 Micangeli/Marazzi/Lacaud: per dieci anni fu l’ultima Ferrari ad aver preso parte alla 24 Ore di Le Mans, un triste primato di un periodo in cui a Maranello non vedevano che la Formula 1. Molto originale nella sua livrea con le bollicine Ferrarelle, la 512BB della Bellancauto era stata riprodotta da Meri Kits e da Provence Moulage, ma mai in versione montata. Il Tokoloshe colmava così un’importante lacuna, con finiture di ottimo livello e decals decisamente ben riuscite.
TOK-16 Ferrari 250 LM Prove Le Mans 1964 #19: Soggetto originale e molto apprezzato da ferraristi e appassionati di Le Mans, la 250 LM col padiglione profilato che partecipò ai test della 24 Ore prima di essere venduta a Jacques Swaters. I Tokoloshe venivano sempre commercializzati nelle confezioni Progetto K, solo che col tempo vennero utilizzate anche basette nere al posto delle grigie. Notare (foto sotto) come lo spazio in basso a sinistra, originariamente occupato dal logo Progetto K, fosse rimasto vuoto. Sulle basette grigie il logo Tokoloshe talora era presente, talora no. Questo modello riappare di tanto in tanto come Remember factory built, con ruote aggiornate W15. Disponibile anche in kit.
TOK-17 Porsche 908/4 Liqui Moly 1000km Nuerburgring 1980 #31 Stommelen/Barth: Non è bello autocitarsi ma l’idea per questo modello fu del sottoscritto. All’epoca (ma in parte anche oggi) la Porsche 908/3 o 908/4 che dir si voglia di Joest era un soggetto semidimenticato. Neanche Spark ha mai abbordato il soggetto, eppure di versioni da fare ce ne sarebbero. La 908/4 della Record era uno dei miti della mia infanzia, comprata da Rocchi nel 1981 e mai montata, passavo ore e ore ad ammirare quella resina fragile come il vetro immaginandomi il modello finito. Un pre-serie del Tokoloshe venne messo su eBay spuntando un prezzo di tutto rispetto. La produzione confermò che l’interesse c’era ma mai quanto una Ferrari di Le Mans. Il mercato – non da oggi – va così. In ogni caso la 908/4 Tokoloshe è poi uscita come Remember in varie altre versioni Liqui Moly e Ireland Eddie Jordan (1000km Nuerburgring e 6 Ore del Mugello 1981).
TOK-18 Fiat Abarth 1000SP Le Mans 1968 #51 Zanetti/Locatelli: La vettura dell’Ecurie Fiat Abarth France di Le Mans ’68 venne accolta con grande favore dai collezionisti. Ricordo che nell’estate del 2003 su eBay si vendevano come il pane. Le Abarth erano terreno di caccia del Barnini, che però non si era mai curato di andare a pescare versioni particolari come questa. A lui interessava più il tipo che la versione, e spesso questo costituiva un limite a livello commerciale. Del resto, negli anni di attività, al Barnini bastava far uscire un determinato modello anche in una versione generica o anonima, tanto non aveva praticamente concorrenza ed era sicuro di venderne un numero sufficiente per ammortizzare la spesa. Fatto sta che quest’Abarth 1000SP era rimasta inedita e un “buco” così importante nella storia di Le Mans era destinato a smuovere le acque. Il modello venne realizzato disponendo di una buona documentazione che mostrava come alcuni sticker fossero stati posati non perfettamente allineati sulle fiancate: Umberto copiò fedelmente le foto, salvo poi farsi criticare su Four Small Wheels da Brian Harvey, il quale annotò che alcune decals erano state posate storte! Ad un certo punto si valutò di realizzare altre versioni della vettura, come quella del Circuito Stradale Mugello, della Targa Florio o di Montlhéry, ma non se ne fece di niente.
TOK-19 Ferrari 250 LM Le Mans 1968 #21 Piper/Attwood: certe foto e certi testi sono destinati a restare scolpiti nella mente degli appassionati. Così scriveva Antoine Prunet nel suo libro sulle Ferrari Sport-Prototipo: “Nel corso della loro lunga carriere, varie 250 LM hanno spesso perduto la loro bella carrozzeria. […] La 250 LM di David Piper potrebbe essere un esempio di questa evoluzione… Se tuttavia il suo numero di telaio molto tardivo (08165) non ci ponesse un altro enigma”. Per citare la “signora mia” della Marchini in Black out: “che avrà voluto di’ “? La 250 LM “gonfiata” di Piper era stata riprodotta da Marcello Giorgetti, che aveva presentato il master in ottone alla mostra di Scarperia del settembre 1983. Il modello, in metallo bianco, era poi uscito nei mesi successivi ma senza certi dettagli che sarebbero emersi più avanti grazie alla sempre più ampia documentazione disponibile, come i cerchi alleggeriti, il numero di gara sulla portiera destra scontornato o le luci supplementari posteriori rosse. Sul Tokoloshe si utilizzarono i cerchi in metallo bianco tradizionali, i cui interni delle razze venivano dipinti in nero per simulare le aperture. Molto più recentemente, Remember ha prodotto dei cerchi specifici in resina (tipo W62) adattabili a questa 250 LM ma anche alla 917K di Piper, che aveva le stesse ruote. Della 08165 di Piper sono state riprodotte da Remember anche altre versioni meno conosciute, come quella della 6 Ore di Brands Hatch, pilotata da Rodriguez e Pierpoint.
TOK-20 Porsche 911 Carrera RS Buchet Le Mans 1975 #78 Wollek/Grandet: Il wolleccologo è come il targafloriologo. In molti casi ha il paraocchi. Passa il suo tempo a cianciare di stemmini microscopici spaccando il capello in quattro. Poi quando vedi i suoi modelli ti cascano le braccia perché tutto il resto fa schifo. Fatta questa doverosa parentesi, questa versione è bella e particolare. L’aveva fatta anche JPS ma in kit. Umberto la realizzò nel corso del 2003. All’inizio i modelli uscirono con le parti verdi metallizzate ma poi si capì che l’effetto era dovuto probabilmente alla sgranatura delle foto. Il verde chiaro era un verde normale, senza metallizzazione. Ricordo che ne portai un esemplare a Jean-Marc Teissèdre, che doveva pubblicare la notizia dell’uscita su AutoModélisme, alla 1000km di Spa nel settembre del 2003. Eravamo ancora nella vecchia sala stampa e pioveva a dirotto (strano). Prese il modello lo squadrò con la sua aria sorniona e disse: “bravo”. Molto belli i cerchi, torniti con parte interna fotoincisa. Della Carrera RS Gruppo 3 Remember ha realizzato anche la versione Lois, sempre della 24 Ore di Le Mans 1975. Nel 2020 Denis Carrara ha montato una serie speciale comprendente la Lois (ma non la Buchet) oltre a qualche altra versione mai riprodotta da Remember, con decals di Michel Elkoubi.
Con la Carrera di Le Mans non ci furono più novità per il marchio Tokoloshe. Molte delle referenze continuarono a essere prodotte ma la tendenza era quella di organizzare una produzione estesa e continua di GTO chiuse Remember (continuando di tanto in tanto a fare quelle con cofano apribile) e di riproporre modelli che erano ormai caduti nel dimenticatoio, fra cui le Ferrari 512BB-LM commercializzate negli anni novanta col marchio Tavarco. Tavarco, lo ricordiamo, era una crasi di Marco Tavanti, un giovane modellista che aveva lavorato da Umberto Codolo e che aveva firmato diversi master. Marco si occupava anche del montaggio dei modelli e a un certo punto venne affiancato da Denis Carrara. Purtroppo Tavanti, che era anche un abile perito elettromeccanico, fece scelte professionali diverse, abbandonando del tutto il modellismo.
Nella terza parte di questo speciale dedicato a Tokoloshe passeremo in rassegna i modelli della ripresa, dal TOK-21 al TOK-27.
Fine anni novanta: Umberto Codolo, che diamo per scontato che tutti voi conosciate almeno per sentito dire, intrattiene rapporti commerciali e amichevoli col Sudafrica. Laggiù conosce commercianti, modellisti e collezionisti come Massimo Lupini, e fa anche parte della spedizione a Kyalami dove Raffaele Tampolli ottiene il successo finale nella classe SR2 della SportRacing World Cup con le sue eccellenti vetture motorizzate Alfa Romeo 3000. In Sudafrica, Codolo raccoglie sempre un sacco di documentazione, sia sulle varie gare a Kyalami, sia sulle auto di David Piper, che laggiù correva spesso e vi ha lasciato diverse tracce. Del resto, la produzione Remember degli anni novata già testimonia con buona evidenza questo interesse. Fra il materiale raccolto, vi sono le foto di un’Alfetta Gruppo 2 sponsorizzata Telefunken, che aveva gareggiato nel 1976 a Kyalami con Arnold Chatz, conosciutissimo rivenditore locale di Alfa Romeo e di altri marchi italiani. L’idea fu originale: prendere un Progetto K e farne una serie limitata. Con Petrucci, Codolo era ovviamente in ottimi rapporti. Il capannone della Pego sorgeva a Sesto Fiorentino, a pochi chilometri dal laboratorio di Codolo a San Mauro a Signa. Per la Pego, Umberto verniciava cassettate di modelli, della gamma dei diecast e anche in resina. Disegnate e ordinate le decals, l’Alfetta non venne fatta oggetto di particolari modifiche, eccezion fatta per i fari, sostituiti da articoli speciali del catalogo Remember. Il modello venne montato su una basetta grigia con teca in plexiglass di Progetto K e con una scatolina di cartone blu.
Non essendo un modello Remember, Codolo pensò a un nome nuovo: gli venne in mente il tokoloshe, un simpatico omiciattolo leggendario dalle caratteristiche anatomiche abbastanza particolari, di cui gli avevano raccontato in Sudafrica. L’Alfetta Telefunken sarebbe uscita sotto il nome di Tokoloshe e venne quindi disegnato anche un omino stilizzato, affiancato da una scritta di stile alquanto tribale. Il modello costava poco, piacque e quello che poteva sembrare il frutto strampalato di idee buttate lì in una serata birra e carbonara si sarebbe trasformato in un autentico fenomeno modellistico. Non fu né la prima né l’ultima volta, ma questo lo sapete.
Agli inizi degli anni duemila la situazione del mercato dell’1:43 stava evolvendosi rapidamente. Marchi come Minichamps offrivano prodotti ottimi a prezzi competitivi, mentre già realtà come Spark si affacciavano alla finestra, destinate a stravolgere in breve tempo gli equilibri in campo. L’idea di produrre modelli speciali low cost era già venuta a qualcuno ma probabilmente non poteva funzionare se portata a una scala industriale medio-grande, si veda il caso di Starter-Provence Moulage. Restando invece nel piccolo di un laboratorio di provincia, la cosa poteva funzionare. Riutilizzando il marchio Tokoloshe, Codolo iniziò a produrre 1:43 montati a basso prezzo, ovviamente in resina come d’abitudine. Il segreto? Ridurre i costi della filiera, risparmiare un po’ sulle confezioni (furono ancora utilizzate basi e vetrinette Progetto K) ma non transigere su caratteristiche che a prima vista “fanno il modello”, una su tutte la verniciatura, pratica in cui da sempre Codolo è maestro. “Tanti mi chiedono – diceva – come faccio a verniciare così. Semplice: mi concentro un attimo e inizio”. La finitura che riusciva a ottenere era talmente buona che non c’era bisogno di primer, almeno per i modelli in resina. Per tenere basso il prezzo finale si sarebbero scelti soggetti semplici, con poche decals e non troppe parti aggiuntive. Era il 2001 e la “vera” gamma Tokoloshe stava per esordire.
Nota: in questa serie di articoli proporremo preferibilmente foto “d’epoca”, scattate negli anni di commercializzazione dei modelli, scartando ove possibile foto degli stessi modelli in altre gamme, che potrebbero presentare modifiche o varianti.
TOK-01 Ferrari 212 Export Uovo GP Pescara 1952 Serena/Mancini: col numero di catalogo TOK-01 fu scelto un modello già visto nella gamma di Tron, la celebre “Uovo”. Fu un successo: il prezzo al pubblico era di sessantamila lire, quando uno speciale montato – magari di qualità inferiore – ne costava almeno il doppio se non il triplo. La ruote a raggi erano M4 e il grado di finitura davvero adeguato. In seguito, com’è accaduto praticamente con ogni Tokoloshe, il modello si è rivisto, magari aggiornato e migliorato anche nella gamma Remember. In tempi più recenti la Uovo è stata riproposta in varie altre versioni (Mille Miglia, Coppa della Toscana…) con ruote a raggi migliori e qualche altro dettaglio in più.
TOK-02 Ferrari 512BB/B Bellancauto Test Vallelunga 1984: nella gamma Tavarco di metà anni novanta era già presente questa versione, fatta insieme alle Ferrarelle di Le Mans e Imola 1984. La Imola era particolarmente rara, perché quasi tutti gli esemplari della serie erano stati montati in versione Le Mans. La versione test era qualcosa di ancora diverso, che poteva interessare chi era attento allo sviluppo aerodinamico dell’auto. Nella sua semplicità, il modello faceva la sua figura e la sua carriera non si concluse con passaggio nella gamma Tokoloshe, ma continuò nella linea Remember. E’ forse utile rimarcare come le scatole dei Tokoloshe erano fatte di un cartone beige a costoni, che ricordava un po’ i pantaloni di velluto. Le etichette erano gialle, così come il cartoncino sistemato all’interno.
TOK-03 Peugeot 203 Fourgonnette: chiaramente derivato dal modello AMR, il van 203 fu il terzo modello della gamma, offerto in diverse versioni più o meno fantasiose. Vi erano quelle scelte da Ruf stesso per i suoi modelli, ma furono aggiunte altre varianti simpatiche come la Coca Cola o la Charms, quest’ultima ottenuta ritagliando le decals di una Lancia Delta Integrale da rally. Sparito poi per diverso tempo, il Peugeot van è riapparso verso il 2015 in svariate edizioni limitate con livree varie, commercializzate dal marchio Sebring1971. Lo stampo del modello è stato via via modificato in qualche piccolo dettaglio esterno. Della 203 Fourgonnette è stata realizzata anche una versione “new vintage”, sempre in resina ma senza interni, senza vetri e con cerchi in alluminio tornito. Il nome della gamma? Pinky Toys!
TOK-04 Fiat 128 Gr.2 Assetto Corsa: il modello riproduce una generica 128 da corsa con parafanghi allargati e interni racing, con tanto di rollbar. La versione base era rossa con i bolli portanumero bianci e le scritte Fiat, ma ne furono prodotte altre in colori diversi, anche con teca grande (quella normale) e scatola Remember. Venduta anche in kit, la 128 Gr.2 è servita poi da base per delle versioni storicamente esatte, come le Filipinetti del Campionato Turismo e delle cronoscalate, modelli comunque piuttosto rari perché prodotti solo occasionalmente e in piccolissime quantità.
TOK-05 Porsche 917/20 Prove Le Mans 1971 #20: il maialino prima del maialino. Questo fu un modello da subito molto richiesto, dato che in pochi (forse nessuno all’epoca) si erano messi a fare la versione bianca dei test. Successivamente passato nella gamma Remember, il modello è stato venduto anche in kit, come quasi tutti i Tokoloshe. Di recente è stata realizzata una versione rosa con i bolli portanumero bianchi ma senza le strisce e le scritte del Pink Pig. Una versione – diciamo così – intermedia.
TOK-06 Volkswagen Beetle Pick Up: a Umberto piacciono molto stranezze come questa. E’ attratto dalla 600 Multipla Abarth, dalle Ape Car che si vedono in certi video su YouTube e dalle 500 con motore Honda 2000. Questa Beetle Pick Up nella gamma Tokoloshe ci sta proprio bene. Ripresa di tanto in tanto con altre decorazioni (Coca Cola, Red Bull ecc.), simpatica anche come semplice soprammobile.
TOK-07 Porsche 911 Carrera RSR Turbo Daytona 1977 #00: Torniamo su temi di più ampio interesse. Un modello non semplice da realizzare, con una finitura multicolore. Versione già abbastanza conosciuta, a quel prezzo era comunque difficile non acquistarla. Curiosità, lo spoiler anteriore era lasciato grezzo ed ha quindi il colore della resina chiara e direi che l’effetto è molto realistico. Un’altra versione, la Vasek Polak di Mid-Ohio 1977, non entrò nella gamma Tokoloshe ma nella No Name, di cui ci occuperemo forse in futuro. No Name è l’alter ego di Tokoloshe, sempre rigorosamente low cost. Intorno al 2009 la Carrera RSR fu poi realizzata in varie versioni Martini (Le Mans, Spa, Brands Hatch, Nuerburgring, Watkins Glen) come Remember.
TOK-08 Ferrari 250 GTO 3223GT Ginevra 1962: Celebre versione presentazione. Codolo è il re della GTO e una di queste vetture non poteva mancare nella gamma Tokoloshe. In realtà fino a quel periodo (siamo intorno al 2002), Remember aveva prodotto la GTO solo col cofano apribile e riproduzione del motore. Modelli di alta gamma, molto ambiti, montati da collaboratori di Umberto quali Mario Carafa fin dai primi anni 90. Nella serie Tokoloshe sarebbero apparse altre GTO ma siccome l’appetito vien mangiando, si pensò bene di realizzare in versione chiusa un po’ tutte le vetture uscite negli anni precedenti con cofano apribile nella gamma Remember. Ne vennero quindi fuori a decine, con ogni tipologia di etichetta e confezione, finché non si decise di farle confluire nella serie Remember per semplificare in po’ le cose. Ricordo, dopo il moltiplicarsi di queste uscite, di alcuni collezionsti che chiedevano a Umberto se erano disponibili “le GTO Tokoloshe di tutti i colori”. La GTO chiusa ha poi avuto una lunghissima vita, riapparendo anche con i marchi facenti capo a MG Model e poi nuovamente come Remember o R-Models. Giusto per confondere un po’ le idee!
TOK-09 Ferrari 250 GTO 3757GT Nick Mason: Il telaio 3757GT terzo a Le Mans nel 1962 e acquistato dal batterista dei Pink Floyd nel 1978. Ideale per chi voglia un modello semplice, quasi archetipico, della GTO.
TOK-10 Ferrari 250 LM NART Le Mans 1965 #21: La vincente di Le Mans ’65 con Gregory e Rindt. Nella gamma Remember erano già apparse svariate versioni della 250 LM ma non questa. I cerchi erano quelli di M4, non quelli lusso montati sui Remember anni novanta. In seguito il modello, con cerchi tipo W15, è riapparso nella gamma Remember, così come la 250LM delle prove di Le Mans 1964 di cui ci occuperemo in seguito.
Siamo arrivati circa al 2002. Spark è ormai una realtà abbastanza conosciuta, anche se il pallino del gioco, nell’ambito dei modelli industriali, lo tiene ancora in mano Minichamps con i suoi diecast. In questo periodo molti artigiani chiudono, mentre altri tentano nuove strade, come scale diverse. Riparleremo anche di coloro che, magari spinti dall’esempio di Tokoloshe, tentarono la strada dello speciale low cost. Nella seconda parte ci occuperemo dei numeri di catalogo dal TOK-11 al TOK-20, mentre nella terza parte saranno censiti i modelli dal TOK-21 al TOK-27.
Amalgam ha appena presentato una riproduzione in 1:4 del motore e cambio della Ferrari Daytona SP3. Ogni più piccolo particolare del propulsore tipo F140HC, il V12 da 6496cc capace di 840cv che equipaggia questa vettura esclusiva, presentata in occasione delle Finali Mondiali Ferrari al Mugello nell’autunno del 2021. La progettazione del modello ha richiesto circa 3500 ore di sviluppo e circa 325 ore di elaborazione degli stampi. Questa riproduzione, in serie limitata a 599 esemplari, ha un costo di € 13.495.
Dagli anni settanta della Peugeot 504 Coupé agli anni ottanta della Ford RS200. Secondo articolo ricevuto oggi da Marco Nolasco, che cogliamo l’occasione per ringraziare.
Foto e testo di Marco Nolasco
“Il secondo modello è la Ford RS 200 della Rally Collection DeA, immagino di derivazione Ixo. L’ uscita è la n. 41 del 2005. Riproduce la più bella, ma non certo la più competitiva tra le Gr. B da rally nella versione giunta terza al Rally di Svezia del 1986 con Kalle Grundel e Benny Melander. Anche qui vernice originale e aggiunta di dettagli e pennellate qua e là. Anche in questo caso la foto dell’originale è di Carmodel”.