Rinasce la Giocher

Il marchio Giocher, fondato nel 1994 da Angelo Bellotti, ebbe una storia abbastanza lunga e ricchissima di realizzazioni estremamente eterogenee, soprattutto in 1:43. Bellotti propose elaborazioni su basi industriali o artigianali ma anche realizzazioni del tutto inedite. Il catalogo è vastissimo e comprende numerose versioni di autovetture, furgoni, camioncini, veicoli di servizio e così via.

Con la Giocher, che chiuse definitivamente i battenti nel 2009, il tempo è stato galantuomo: non sempre i collezionisti capirono lo spirito di questi modelli, magari a volte un po’ “naif”, ma sempre affascinanti per la loro originalità e il loro spirito autentico e artigianale. E come per magia, quando qualcosa si fa difficilmente reperibile, iniziano le tragedie greche. O, se preferite, le scene alla Eleonora Duse attaccata alle tende, dei collezionisti che rimpiangono di essersi lasciati sfuggire a suo tempo modelli che ora invece trovi solo su eBay a prezzi da contrabbando e non più in liquidazione nel negozietto di paese. Per un bel po’ di tempo, il distributore La Mini Miniera ne ha avuto fino a pochissimo tempo fa un notevole stock, non saprei se ce ne siano rimasti ancora: mancavano ormai diversi pezzi, ma le richieste erano ragionevoli (c’erano spesso offerte a beneficio dei rivenditori) ed è stata probabilmente l’ultimissima occasione per procurarsi delle referenze mancanti senza cercarle in capo al mondo. Così vanno le cose, e non ci sarebbe neanche da sorprendersi se fra le schiere delle sopraccitate Duse-attaccate-alle-tende ci fosse anche qualcuno che nel periodo di attività della Giocher amava sputare veleno su questi prodotti ogniqualvolta se ne presentasse l’occasione.

I Giocher, così come i Progetto K, tanto per citare un altro marchio nostrano certamente diverso per soggetti (e forse anche per tecniche) ma affine per vocazione, oggi si stanno prendendo la loro rivincita. Tanti ne hanno capito il valore e il significato. Anche certe trasformazioni molto elementari, come le Fiat Tipo o le Ferrari F40 competizione su base Burago, hanno lo charme di qualcosa di casalingo, in grado (sorprendentemente?) di fare ottima figura in vetrina; qualcosa che racconta di una tradizione italiana che non deve disperdersi. E prendendo il tempo di osservare cose più complesse come certi modelli in resina si potrà comprendere quanta dedizione ci fosse dietro queste creazioni, che oltretutto hanno retto benissimo il trascorrere degli anni. Cosa per niente scontata – verrebbe da aggiungere – quando invece si va su prodotti orientali, ma che ve lo diciamo a fare.

Di recente due fratelli pratesi, Giuliano e Michele, hanno acquisito da Bellotti il marchio Giocher. Come modello d’esordio è stato scelto il Fiat Ducato, che viene proposto già in una bella serie di nuove versioni. Alcune le pubblichiamo qui in anteprima. Tutto l’iter di fabbricazione e di montaggio si svolgerà anche sotto la supervisione del fondatore, il che è una garanzia di qualità oltre che di continuità. Saranno poi coinvolti altri collezionisti e modellisti di lungo corso. Intanto è già attivo un sito web, che contiene anche la storia e un catalogo della vecchia produzione Giocher: http://www.giocher.it/wp-content/index.html . Vi invitiamo anche a visitare la pagina Facebook della nuova Giocher: https://www.facebook.com/profile.php?id=100068975569095 , nonché un’altra pagina Facebook dedicata al modellismo, a cura degli stessi neo-proprietari del marchio: https://www.facebook.com/IlMondoDelModellismo/ . La qualità di questa produzione recente ci pare molto buona, con una degna attenzione ai dettagli.

A differenza dei Giocher dell’epoca, i modelli di Giuliano e Michele sono disponibili anche in kit. Fra i programmi per il 2023 vi è la riedizione di un altro classico della Giocher, la Fiat 1100R. Come per il Ducato, non vi saranno stravolgimenti rispetto all’impostazione originaria, salvo magari qualche piccolo aggiornamento a sostituire dettagli in plastica ormai superati come le antenne.

La nuova attività Giocher è stata presentata domenica scorsa in occasione della Borsa di Scambio all’Hotel Delta Florence di Calenzano. Pubblichiamo anche qualche immagine dello stand approntato per la manifestazione fiorentina.

“Le grandi Ferrari F1”: nuova collezione di Centauria in 1:24

Dal prossimo 3 gennaio prenderà inizio una nuova collezione da edicola in 1:24, dedicata alle Ferrari Formula 1. Distribuita da Centauria, avrà modelli inediti ma anche già conosciuti, provenienti da altre raccolte, come “Le grandi F1” della stessa Centauria. Di seguito il piano dell’opera. Si inizierà con la SF21 di Charles Leclerc del 2021. Sono stati resi noti i soggetti delle prime quindici uscite, che saranno in totale sessanta.

Ferrari per il restauro della Maestà di Assisi nella Basilica di San Francesco

Ferrari lega il proprio nome a un’opera di immenso valore storico e artistico per l’Italia e per tutto il mondo. L’affresco “Madonna col bambino, angeli e San Francesco” del Cimabue, noto anche come “Maestà di Assisi”, sarà oggetto di un attento intervento di restauro interamente sostenuto dalla Società.

Il progetto conservativo, curato da un’équipe della Tecnireco diretta dal capo restauratore della Basilica di San Francesco in Assisi, Sergio Fusetti, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, inizierà il prossimo gennaio e dovrebbero durare circa un anno.

Databile attorno al 1285-1290 circa, l’opera è situata nel transetto settentrionale della chiesa inferiore della Basilica di San Francesco in Assisi. L’affresco è celebre per raffigurare, oltre a un’immagine monumentale della Vergine in trono, uno dei più antichi ritratti di San Francesco, che secondo la tradizione fu eseguito sulla base delle indicazioni di coloro che lo avevano personalmente conosciuto. Un’opera dal valore universale che continuerà a risplendere grazie a un delicato progetto conservativo.

“Ferrari porta in tutto il mondo il nome dell’Italia. Un Paese eccezionale, celebre per il suo patrimonio artistico millenario. Per Ferrari, che appartiene a un mondo del lusso sempre più vicino a quello dell’arte e della cultura, è importante dare un contributo per preservare un capolavoro che racconta, il valore di questa unicità. E che ci tramanda l’insegnamento dell’umiltà di San Francesco” – commenta Benedetto Vigna, CEO di Ferrari – “Credo molto nella responsabilità sociale di impresa che, grazie alla collaborazione fra enti di natura pubblica e privata, può portare a risultati rilevanti. Ne sono esempi i nostri progetti nel campo dell’educazione, così come della salute o della protezione ambientale. E, con il progetto annunciato oggi con i frati del Sacro Convento di Assisi, nel campo della conservazione dei beni culturali”.

“L’affresco raffigurante la Vergine Maria in trono col bambino, angeli e San Francesco di Cimabue tornerà finalmente all’antico splendore grazie al contributo della Ferrari che ha deciso di prendersi cura di questo importante dipinto della storia dell’arte mondiale,” – ha dichiarato il Custode del Sacro Convento di Assisi, fra Marco Moroni, OFMConv. “L’opera ci trasmette anche il ritratto più conosciuto e probabilmente più antico e realistico di san Francesco, di quell’uomo che Tommaso da Celano descrisse come ‘di statura mediocre piuttosto piccola, testa regolare e rotonda, il viso un po’ ovale e proteso, fronte piana e piccola, occhi neri, di misura normale e pieni di semplicità’ (FF 465). Un grazie – conclude fra Marco – a Ferrari che ha deciso di sostenere e valorizzare l’arte italiana di cui siamo orgogliosi custodi. Per noi frati è un onore poter curare e valorizzare, grazie al contributo di benefattori e semplici cittadini, questo inestimabile bene che è la Basilica di San Francesco e di presentarlo ai visitatori di oggi e di domani”.

Serata speciale a Fiorano con i campioni Ferrari nelle serie GT

La nuova sede dell’ente Attività Sportive GT ha ospitato le premiazioni dei piloti e delle squadre che si sono distinti in diversi campionati e categorie con le vetture del Cavallino Rampante. La serata ha visto la celebrazione, nel complesso, di 29 titoli inclusi i due allori costruttori e piloti ottenuti nel FIA WEC.

L’evento. Per la prima volta la tradizionale manifestazione di fine stagione è andata in scena, lo scorso 3 dicembre, nella sede che affaccia sulla pista di Fiorano, un circuito che quest’anno festeggia i 50 anni di storia. Durante la cerimonia sono intervenuti Enrico Galliera, Chief Marketing and Commercial Officer, e Antonello Coletta, capo di Attività Sportive GT.

Titoli nazionali. In apertura di serata spazio alla celebrazione dei campioni delle serie nazionali partendo da Chris Goddard, Charlie Hollings, Bradley Ellis e Jamie Stanley, vincitori nel British Endurance Championship del titolo piloti di classe C, prima di chiamare sul palco il vincitore del Trofeo Italiano Velocità Montagna di classe GT, Roberto Ragazzi, e i piloti del Campionato Italiano Velocità Montagna: Lucio Peruggini, primo sia in classe GT sia in GT Supercup, Stefano Artuso, vincitore in GT Cup, e Tommaso Colella vincitore in GTS Cup. Nel Paese del Sol Levante due piloti, Takeshi Kimura e Kei Cozzolino, nella GT3 Japan Cup conquistano sia il titolo piloti assoluto, sia quello riservato ai Pro Am.

I portacolori della Casa di Maranello hanno concluso con quattro allori la stagione del Campionato Italiano Gran Turismo dove, nella Endurance Cup, Rocco Mazzola sale sul gradino più alto del podio nella classe GT Cup Pro Am, Samuele Buttarelli e Lorenzo Cossu nella GT Cup Am, ed Easy Race ottiene il titolo GT Cup Team. Nella Sprint Cup Rocco Mazzola e Luigi Coluccio festeggiano nella GT Cup Pro Am.

Gare internazionali. Nella Ultimate Cup Series, nelle prove della Coupe GT Hyper Sprint, Edoardo Barbolini ottiene la vittoria in classe UGT3A, e la squadra SR&R quella per i team; nella Coupe GT Endurance i piloti Jean-Paul Pagny, Jean Bernard Bouvet e David Hallyday s’impongono nella classifica assoluta.

Numerosi i successi firmati nelle serie organizzate da SRO. Nel GT World Challenge Asia Kimura e Cozzolino brindano nella classe GT3 assoluta e Naoki Yokomizo nella Silver; nel GT World Challenge America Charlie Scardina e Onofrio Triarsi s’impongono nella classe Am, e Triarsi Competizione nella classifica a squadre Am. Cinque allori nel GT World Challenge Europe: nella Sprint Cup Ulysse de Pauw e Pierre Alexandre Jean alzano il trofeo della Silver Cup, AF Corse quelli per i team delle classi Silver e Pro Am. Nella Endurance Cup sugli scudi, in classe Pro Am, Andrea Bertolini, Stefano Costantini e Louis Machiels; mentre la classifica assoluta per i team di classe Pro Am incorona AF Corse. Oltre l’Atlantico, nell’IMSA, i piloti ufficiali Competizioni GT Davide Rigon e Daniel Serra ottengono il titolo GTD Pro, e Risi Competizione quello riservato ai team nella medesima classe.

Mondiali. L’annata si conclude con due allori nel FIA World Endurance Championship, dove Alessandro Pier Guidi e James Calado si confermano campioni in LMGTE Pro per il secondo anno consecutivo, e la Casa di Maranello replica il successo dello scorso anno tra i costruttori di classe GTE. Festa grande anche per altri due piloti ufficiali, Nicklas Nielsen e Alessio Rovera, primi nella classe Pro Am con i prototipi LMP2.

Riconoscimenti speciali. Protagonisti dell’evento anche Andrea Bertolini, Stefano Costantini, Louis Machiels e Alessio Rovera, per la vittoria ottenuta alla 24 Ore di Spa in classe GT3 Pro Am; Sarah Bovy, Rahel Frey, Michelle Gatting che con Doriane Pin hanno trionfato nella medesima corsa endurance per quanto riguarda la classe Gold.

Spielwarenmesse a Norimberga 2023: pubblicata la lista degli espositori

L’organizzazione della Fiera di Norimberga ha reso nota la lista dei marchi presenti alla prossima edizione, in programma dal 1° al 5 febbraio 2023: https://www.spielwarenmesse.de/en/fair/online-guide#/search/f=h-entity_trad;v_sg=0;v_fg=0;v_fpa=FUTURE

La Carrera Cup Italia ha celebrato i campioni 2022 al Porsche Experience Center Franciacorta

La Porsche Carrera Cup Italia ha coronato la sua sedicesima edizione con il tradizionale gala di premiazioni tenutosi sabato scorso nel contesto del Porsche Experience Center Franciacorta. Durante la cerimonia hanno sfilato sul palco i campioni della stagione 2022, a iniziare da Gianmarco Quaresmini, che al volante della 911 GT3 Cup di Ombra Racing – Centro Porsche Brescia ha celebrato il titolo assoluto del monomarca tricolore.
Il pilota bresciano, già campione nel 2018, ha preceduto in classifica il 22enne sudafricano Keagan Masters, secondo e nominato anche miglior giovane dello Scholarship Programme, e il driver toscano Diego Bertonelli.
Nella Michelin Cup Marco Cassarà ha conquistato il terzo titolo personale dopo quelli del 2019 e 2021. L’alfiere romano di Raptor Engineering – Centro Porsche Catania ha vinto davanti ad Alex De Giacomi e ad Alberto De Amicis, mentre nella Silver Cup si è imposto per la prima volta il pilota veronese Davide Scannicchio (ZRS Motorsport). Nella graduatoria riservata alle squadre, infine, premiato il team Ombra Racing.
Sotto le luci del Porsche Experience Center, appositamente allestito per l’occasione, la Carrera Cup Night è stata presentata dai volti noti di Sky Sport Davide Camicioli e Matteo Bobbi e ha ospitato anche i vertici dei Centri Porsche coinvolti nel monomarca e dei partner ufficiali. Fra questi, Tag Heuer, brand legato a Porsche anche a livello globale, e Q8, che ha annunciato il rinnovo della partnership per altre due stagioni dopo che dal 2019 schiera una vettura ufficiale Q8 Hi Perform, quest’anno guidata dal pluricampione della MotoGP Jorge Lorenzo, all’esordio nell’automobilismo.

Con Alex Caffi e Bruno Giacomelli celebrato il 29° GP della Solidarietà

Tutti gli appassionati di motori che gravitano nell’area milanese e non solo, e che frequentano i numerosi eventi motoristici della zona, sanno bene che non esiste solamente il G.P. di Monza di F.1 da segnarsi in calendario. Ci sono altre due manifestazioni, molto seguite, che si svolgono da quasi trent’anni nel nome di Clay Regazzoni, indimenticato campione ticinese della Ferrari negli anni 70. Infatti è proprio il Club Clay Regazzoni ad organizzare sia il Gran Premio di Lodi-Oratorio San Bernardo, quello che per tanti anni è stato il G.P. Cadilana di Corte Palasio allestito sulle strade attorno all’Oratorio San Luigi, che il Gran Premio della Solidarietà, arrivato alla sua 29a edizione. Quest’ultimo non si svolge in pista, ma ritrovandosi al Ristorante Il Bocchi di Comazzo (LO), quale classico appuntamento di fine anno per festeggiare e devolvere le somme raccolte durante la stagione ad alcuni enti impegnati nella cura di chi è colpito dalla paraplegia. In una cornice da tutto esaurito con 300 spettatori, gli ex-piloti di F.1 Alex Caffi e Bruno Giacomelli, entrambi bresciani, sono stati gli ospiti d’eccezione della serata, alla presenza della famiglia Regazzoni, Maria Pia, Alessia, Gian Maria e Sofia, potenziale prossima stella dell’automobilismo. Conduttore e animatore della serata è stato come di consueto Giacomo Tansini, Presidente onorario e anima del Club Clay Regazzoni con Don Luigi Avanti, Presidente e “prete da corsa”, purtroppo impossibilitato a presenziare per problemi di salute. I presenti, hanno potuto ammirare esposta nella sala attigua, la showcar Minardi M193 di F.1, guidata quell’anno dal monzese Fabrizio Barbazza, da Piero Martini e Christian Fittipaldi.

La vettura di proprietà del club, viene esposta egli eventi  benefici  di raccolta fondi. L’impegno del Club non sì è fermato neanche nel periodo della pandemia, e grazia alle numerose attività portate avanti, al supporto della famiglia Regazzoni e alla Clay Honor Room ospitata nel Museo Autobau di Romanshorn sul lago di Costanza, nel 2022 è stato possibile raccogliere ben 50.000 Euro, somma che portato al raggiungimento della ragguardevole cifra di 1 milione di Euro raccolti dalla fondazione nel 1994 ad oggi. Un vero record, come vincere un Grand Prix, ha dichiarato Tansini! La Honor Room di Clay Regazzoni è la sala dei ricordi dedicata al pilota ticinese che ha trovato una nuova collocazione all’interno della prestigiosa collezione di automobili “Autobau Erlebniswelt” a Romanshorn sul lago di Costanza; vi sono esposti cimeli, trofei e alcune auto guidate dal Clay, incluse le monoposto più pregiate. Lo scopo è quello di continuare a far rivivere le gesta del pilota e raccogliere fondi destinati alla ricerca a favore della paraplegia. “Ho incontrato Clay per la prima volta nel 1970, a Monza. Ero un ragazzino appassionato di motori che come tanti scavalcava la recinzione dell’autodromo per andare a vedere le corse. Lui quella volta vinse il Gran Premio con la Ferrari” – racconta Tansini. “Dopo la gara riuscii ad avvicinarlo e a farmi autografare un cappellino. Successivamente sono stato parecchie volte anche a Maranello. Ero diventato amico di alcuni meccanici e frequentavo il Ferrari Club, col quale si raccoglievano fondi per la distrofia muscolare. Le occasioni per incontrare Regazzoni non mancavano, ma solo nel 1982 ho iniziato a dargli del tu e nel 1993 l’ho convinto a fondare insieme a me il Club Clay Regazzoni, che è nato ufficialmente l’anno dopo”. Giacomelli e Caffi hanno intrattenuto il pubblico raccontando aneddoti della loro storia e firmando autografi. Poi hanno consegnato gli assegni ai responsabili medici dell’Unità Spinale dell’Ospedale Niguarda Milano, dell’Istituto Casa Accoglienza Anna Guglielmi di Montecatone (Imola), dell’Associazione Disabili Bergamaschi di Mozzo e dell’Institut du Cerveau di Paris fondato dal Prof. Saillant che lavora con la FIA. Sofia Regazzoni, nipote del grande Clay, ha raccontato le sue impressioni dopo aver svolto di recente un test con una Formula 4 sul circuito di Le Castellet. Le auguriamo tutto il bene, visto che dal prossimo anno si svolgerà la F1 Academy, proprio con monoposto di F.4 e magari tra breve ci sarà anche Sofia: se son rose fioriranno! Adesso bisogna già pensare al 2023, in primis rinnovando il tesseramento al Club Clay Regazzoni che ha oltre 900 iscritti, in una stagione nella quale si celebrerà l’anniversario del 50° della partecipazione del pilota svizzero al Mondiale di F.1 con la BRM. Bastano solo 20 Euro per aderire. Per info: www.clubclayregazzoni.it.

Due Formula 1… preadolescenziali

Testo e foto di Riccardo Fontana

Scriviamo spesso qui su PLIT di come sia apprezzabile, e comunque genuino, l’appassionato che si mette nel suo studiolo con il vecchio Autosprint sulle ginocchia e tenta di riprodurre al meglio delle sue possibilità le auto che ci vede raffigurate.
Ciò è simbolo di un mondo che mai come in questi ultimi anni, con l’invasione di modelli Spark ed anche edicolosi, è andato vicinissimo a scomparire.
Ricordo quando ero bambino, verso i 10-11 anni, quando mi divertivo a sciupare gli Autosprint e i Rombo di mio padre (anche i Motocross ovviamente, ma è un’altra storia), e di tanto in tanto mi imbattevo nei “modelli dei lettori”: che fascino quei modelli completamente autocostruiti, a volte buoni, a volte meno, ma comunque sintomo di voglia di fare e, soprattutto, di una passione non comune.
Mi colpiva talmente tanto ammirare queste opere che, ad un certo punto, mi sono detto “perché non posso provare anch’io?”.

Già perché? Non c’era una valida ragione, e infatti mi ci buttai: con dei fogli di plasticard, e del normale stucco da muratore (un inferno da maneggiare) provai a costruire un abbozzo di Alfa Romeo 182 di Formula 1 in scala simil-1:43, col non troppo bel risultato che potete ammirare, tanto che l’opera venne abbandonata prima di essere completata.
Poco dopo però ritentai, con un’altra F.1 del 1982, la Ligier JS-19 spinta dal motore Matra V12.
Stavolta, oltre al solito plasticard, passai al “putty” Tamiya, e per quanto comunque non ideali, i primi risultati mi incoraggiarono a finire il modello, anche perché trovai ad una borsa di Novegro quattro cerchi torniti in alluminio con le relative gomme, che potevano andare bene, più un volantino.
A completamento dei cerchi disegnai io gli inserti, ricavandoli poi col plasticard.

La parte a vista, anteriore, della monoscocca in alluminio fu ricavata rivestendo la sagoma del modello con un lembo di carta stagnola (del baremetal, ovviamente, ignoravo nella maniera più assoluta l’esistenza, ammesso che già ci fosse).
L’unica concezioni a cose pre-esistenti a parte ruote e volante furono le scritte Gitanes, prese da un foglietto generico di Virages.
È certamente un’ingenuità come modello, e non ho mai avuto il coraggio di esporlo in vetrina (e infatti è ampiamente impolverato, come l’Alfa), però…

Ho sbagliato? Dopotutto, non sarebbe potuto finire anche lui su Autosprint se fosse stato fatto nei primi anni 80?

Un transkit Starter semidimenticato

La storia dei vecchi produttori francesi degli anni ottanta è piena di stranezze e curiosità, ormai dimenticate o quasi. Dopo MRF ci si misero Provence Moulage, Starter e Record, ma anche Graphyland o Automany a produrre diversi transkit di più o meno elevata complessità, da adattare su modelli diecast o sugli speciali. Probabilmente in pochi ricordano questo set prodotto da Starter, che consentiva di trasformare il Norev 1:43 nel veicolo d’assistenza in dotazione allo Skoal Bandit Racing che nel 1984 schierava una Porsche 956 di Gruppo C nel Mondiale Endurance. Il transkit è in questo caso molto semplice: un foglio di decals stampato da Calligraphe di Marsiglia, un set di cerchi in alluminio tornito con inserti fotoincisi e pneumatici scolpiti e istruzioni con una foto del veicolo reale. Verrebbe quasi quasi voglia di metterci mano, decals permettendo…

Ross Brawn e le illazioni da bar

di Riccardo Fontana

Non c’è nulla da fare: tra gli appassionati, o almeno tra quelli che ancora considerano la F.1 (e non è detto che siano troppi), l’affaire Team Principal Ferrari continua a monopolizzare l’attenzione, e ad alimentare i proverbiali “discorsi da bar sport”, il che è un po’ il sale della passione, se vogliamo.

Chiaramente, PLIT è solo l’ultima testata ad essersi occupata, anche se marginalmente, di questa annosa questione: c’è chi, molto più “rinomato” di noi, ne fa ormai da mesi un cavallo di battaglia quotidiano, tra articoli scritti un po’ a tutte le ore e dirette social a non finire.

Ieri, tornando dal ritirare l’auto sostitutiva, ho “sparato” sul bluetooth del mio novello-provvisorio veicolo una di queste dirette, protagonista un illustre decano del giornalismo ed un ancora più illustre ospite d’onore, ormai abituale.

Tema, com’è ovvio che sia, la telenovela piemontese di gialappiana memoria (è per pochi, ma confido che qualcuno la colga) in onda sugli schermi di Maranello in questi giorni.

Si arriva, quasi per caso, a parlare di Ross Brawn, che, forse un po’ a mo’ di fantamercato, è indicato come papabile successore di Mattia Binotto alla guida della Scuderia.

Cavallo di ritorno, dunque.

L’illustre decano della carta stampata tira in ballo una recentissima dichiarazione di Ross Brawn, quella sul famigerato “DRS al contrario” e sulla “pioggia indotta” per livellare i valori in campo, affermando che, se questo è il pensiero dell’inglese, egli non sia ciò di cui la Ferrari ha bisogno.

L’illustre ospite rincara la dose ricordando la passione per i vini italiani di Brawn, e chiedendosi se non abbia molto indugiato dalla sua personale collezione di vini pregiati prima di prodursi in simili dichiarazioni.

Seguono risate di entrambi ed ulteriori battutine, ovverosia emulazione al ricasco.

Seguono, nel pavese, gonadi di un ascoltatore rotolate sotto i pedali di un Nissan Qashqai: più avanti incontrerò un semaforo, e nel frenare me ne accorgerò nel peggiore dei modi.

Ora, tralasciando il fatto che una delle passioni principali degli inglesi è da sempre il perculaggio dei giornalisti, perché non credo che Ross Brawn, che sciocco certamente non è, abbia scientemente espresso simili idee oltretutto irrealizzabili, il punto focale è un altro: un giornalista (il quale, senza nulla togliere alla sua professionalità e merito, ha dovuto attendere che qualcuno, comprando in edicola il giornale che lui stesso aveva appena finito di scrivere, gli telefonasse e gli facesse notare che al volante di Senna ad Imola nel ’94 c’era attaccato mezzo metro di piantone di sterzo) raccoglie una infelicissima battuta di un personaggio che la Ferrari l’ha comunque vissuta da dentro, ed insieme si divertono a tracciare di alcolismo, e fors’anche di demenza senile, un Ross Brawn qualsiasi.

Descrizione spiccia del personaggio Ross Brawn: era già invischiato a piene mani nella Wolf con un altro giovane ingegnere (tale Adrian Newey) e uno un po’ più senior (tale Harvey Postlethwaite).

Tocca la Jaguar in Gruppo C e la Jaguar domina (ricordate l’XJR-14 del ’91? Sua), tocca la Benetton in combutta con Rory Byrne e Schumacher e la Benetton domina, va in Ferrari con gli altri due e si apre il più grande periodo dominante della storia ferrarista, compra il Team Honda di F.1 per una sterlina (una sterlina, repetita iuvant) dalla Honda Motor Company, adotta un motore Mercedes clienti rabberciato alla bell’e meglio sul telaio preesistente, e vince il mondiale al primo anno.

Senza sponsor, coi soldi per aerei e pasti contati.

Con due piloti onesti e nulla più.

Ci fu il doppio diffusore? Certo, bravura sua a crederci e a farlo digerire alla Federazione.

Alla fine dell’anno vende la BrawnGP alla Mercedes-Benz per 170 milioni di sterline, e ciò che è oggi la Mercedes GP è cronaca, non penso nemmeno serva parlarne.

Questo è l’uomo Ross Brawn.

Ad oggi, le scuderie che al debutto si sono fregiate dell’iride sono l’Alfa Romeo nel 1950 (e solo perché era la prima edizione del mondiale), la Mercedes nel 1954, e la BrawnGP nel 2009.

Aveva rischiato anche la Wolf nel ’77, in cui come detto più sopra Brawn era, ironia della sorte, coinvolto.

Io non ho certezze, non lo so se un cavallo di ritorno, quale sarebbe Brawn, possa essere risolutivo nell’odierna GES Ferrari: per il clima umano che traspare anche solo da semplici astanti, temo che la situazione della Scuderia sia più simile a quella del 1991 che a quella del 1996, quindi è assai arduo che con un colpo di bacchetta magica tutto possa tornare al suo posto in meno di cento giorni, come sarebbe nelle speranze di molti.

Ciò che è certo, però, è che prima di prodursi in simili ridicoli sfottò ai danni di uno come Ross Brawn, fare per mezzo secondo un po’ di sana mente locale su cosa si sia permesso di fare costui nell’arco della sua vita non farebbe male.

Non c’è neanche la scusante di essere “analfabeti da social”, quei due sapevano benissimo di chi stessero parlando.

Entrambi, perfettamente.

Ma riuscite, solo per un attimo, ad immaginarvi Denis Jenkinson a deridere il barone Huschke Von Hanstein? O Franco Lini a dare dell’alcolizzato ad Alfred Neubauer?

No, e ciò certamente dovrebbe portare a fare delle amare riflessioni.