foto e documentazione copyright Artcurial Motorcars
Artcurial Motorcars presenterà dal 3 al 5 febbraio al Salone di Rétromobile la più grande vendita francese nella storia di questa disciplina con oltre 80 milioni di euro di stime. Oltre alle quasi 300 vetture di cui la metà senza prezzo di riserva, è praticamente l’intera storia dell’automobilismo che verrà esposta in oltre 5000 mq nella hall 2/2 della Porte de Versailles.
La star dell’evento sarà una Ferrari 250 LM, che potrebbe raggiungere un’offerta finale di circa 25 milioni di euro. Nel corso dei tre giorni di vendita, animati dal famosissimo trio composto da Hervé Poulain, Matthieu Lamoure e Pierre Novikoff, saranno offerte otto collezioni complete, inclusa un’eccezionale raccolta di Facel Vega senza prezzo di riserva e il lotto di vetture di Bart Rosman, con due rarissime Bugatti 35C e 43, una Ferrari 340 America barchetta Touring che partecipò alla 24 Ore di Le Mans 1951.
Fra le vetture da competizione si segnalano una Porsche 962C Gruppo C giunta quinta a Suzuka nel 1991 e la Mercedes 500SLC ufficiale che prese parte al Bandama del 1979 e del 1980. Fra le GT possiamo citare una Bugatti 57 Atalante, un’Aston Martin DB4 Serie IV Vantage e una Ferrari 250 GT Lusso del 1964, certificata da Ferrari Classiche. Fra le creazioni esclusive di carrozzieri, la Delage D8 120 Cabriolet Vanvooren ordinata dall’Aga Khan III o la Mercedes 500 SGS Gullwing AMG del 1984. E poi, scorrendo il catalogo, troviamo Ferrari F40, Porsche 959, una Mercedes SRL Stirling Moss edition con solo 8000km, la Ford Mustang del ’67 guidata da Jean-Paul Belmondo nella celebre sequenza dell’inseguimento nel film Le Marginal di Jacques Deray uscito nel 1983, la Porsche 911 SC del 1979 di Johnny Hallyday preparata dai fratelli Almeras secondo le specifiche dell’artista, la Ferrari Daytona appartenuta al cantante Christophe, il motoscafo Riva Super Florida “Elodie I” del 1964 appartenuto a Belmondo, una Porsche Carrera GT, e la lista delle “celebrità” sarebbe ancora lunga. In totale verranno messe in vendita una quarantina di Porsche e 23 Ferrari, di cui 6 senza prezzo di riserva.
Qui di seguito, sotto la gallery fotografica, potete scaricare il catalogo completo dell’asta.
Alcune delle vetture messe in vendita da Artcurial dal 3 al 5 febbraio, in occasione di Rétromobile, Paris Expo Hall 2.2 / Porte de Versailles – Paris 15
A due giorni dal secondo anniversario dai suoi primi chilometri al volante di una Ferrari, Carlos Sainz è tornato in pista nella seconda giornata del test di “risveglio” organizzato dalla Scuderia a Fiorano. Lo spagnolo si è calato nell’abitacolo della SF21 – la vettura con la quale ha gareggiato nella sua prima stagione a Maranello e a cui è particolarmente legato – uscendo dai box alle 10.08 per assaggiare l’asfalto umido con gomme da bagnato.
Lo spagnolo al mattino ha percorso 26 giri, ancora una volta in condizioni di pista molto difficili a causa dell’asfalto inzuppato d’acqua e del freddo. Carlos quando il tracciato ha iniziato ad asciugarsi ha provato anche le gomme slick, ma si è visto costretto a tornare alle Wet per colpa della scarsa aderenza. Nel pomeriggio la pioggia è caduta nuovamente su Fiorano consigliando alla squadra di non prendere rischi inutili. Carlos ha iniziato a girare con pneumatici Wet ma è poi potuto passare alle slick percorrendo 93 giri che hanno portato il totale di giornata a 119 passaggi pari a 354 chilometri. Anche oggi ad osservare da vicino Carlos c’erano Maya Weug e Arthur Leclerc, piloti della Ferrari Driver Academy.
Il test della Scuderia Ferrari si concluderà domani, quando a girare sulla SF21 sarà Charles Leclerc.
Prima presa di contatto con il circuito di Sebring per la Ferrari 499P che, proprio su questa pista, vivrà il suo debutto in occasione della 1000 Miglia in programma il 17 marzo. La nuova Le Mans Hypercar del Cavallino rampante è stata impegnata in due giorni di test durante i quali tutti i piloti dei due equipaggi che affronteranno il Campionato del Mondo Endurance hanno avuto modo di familiarizzare con i 6 km del circuito.
Nel corso del primo test “oltre oceano” sono state collaudate alcune soluzioni con l’obiettivo di migliorare l’affidabilità della vettura. La particolare natura dello storico tracciato della Florida, famoso per le irregolarità del suo manto stradale, ha consentito di raccogliere indicazioni utili sulle risposte di sospensioni e telaio a sollecitazioni intense.
“Il test di Sebring è stato molto importante per noi perché abbiamo avuto modo di provare la 499P sulla pista dove debutteremo”, ha dichiarato Alessandro Pier Guidi, “un tracciato che oltretutto è molto severo con le componenti meccaniche della vettura. Mi sono divertito tantissimo a guidare la vettura su questa pista. I riscontri di questa due giorni sono positivi, abbiamo accumulato esperienza che sarà importante alla 1000 Miglia e, soprattutto, abbiamo avuto modo di avere dei riferimenti precisi rispetto ai nostri avversari anche dal punto di vista cronometrico. Abbiamo ancora molto lavoro da fare per migliorare ulteriormente, ma sappiamo in che direzione farlo”.
Nato nel 2015, il sito Quelli della Polistil (https://www.quellidellapolistil.it/) ideato e gestito da Mario Casali è il punto di riferimento per la catalogazione e l’inquadramento storico dei prodotti del glorioso marchio nostrano. Il rigore e la completezza delle informazioni hanno sempre fatto di questo sito un esempio per chi voglia affrontare la storia dei modelli obsoleti con uno spirito “scientifico” che vada un po’ oltre le manie di affastellamento acritico che contraddistinguono la maggior parte dei collezionisti.
Al di là della schedatura critica – peraltro impeccabilmente redatta – di ciascuna referenza, QDP offre uno sguardo completo sulle vicende produttive e societarie dell’azienda, con approfondimenti, interviste, curiosità e così via.
Dal 23 gennaio, il sito si presenta in una nuova veste, più agile e meglio leggibile, provvisto anche della funzione di traduzione in francese, inglese, portoghese, spagnolo e tedesco.
Non resta che da augurare a QDP ogni successo per il proseguo dell’attività e invitare tutti i lettori a prendersi il tempo necessario per consultare questa fonte eccezionale con la dovuta calma e attenzione. Vi troveranno una quantità di materiale difficilmente reperibile altrove.
Questa mattina, poco dopo le ore 10, Robert Shwartzman è uscito dal box della pista di Fiorano al volante della SF21 di due stagioni fa, dando così il via alle attività di pista della Scuderia Ferrari nel nuovo anno. Il test di “risveglio” di fine gennaio è ormai un classico della squadra delle ultime stagioni ed è utile a far riprendere confidenza a piloti, meccanici e ingegneri con le procedure e l’atmosfera di pista.
Il “development and reserve driver” – che in questa stagione si alternerà in presenza alle gare con Antonio Giovinazzi – al mattino ha percorso un numero limitato di giri dal momento che la pista era in condizioni tutt’altro che ottimali a causa del bagnato e delle temperature rigide. Alla pausa pranzo Shwartzman aveva all’attivo 35 giri con gomme da bagnato. Nel pomeriggio uno scroscio d’acqua ha ulteriormente rallentato il programma ma Robert è comunque riuscito a completare altri 52 giri montando anche gomme da asciutto nella serie conclusiva, percorrendo in totale 259 chilometri. In garage per buona parte della giornata sono stati presenti anche tre allievi della Ferrari Driver Academy – Arthur Leclerc e soprattutto le due ragazze, Maya Weug e la matricola Aurelia Nobels – che hanno colto l’occasione per vedere da vicino come opera una la squadra corse. Gli altri allievi, al netto di Oliver Bearman, erano in viaggio verso il Kuwait dove saranno impegnati nel secondo appuntamento deicampionati di Formula 4 UAE e di Formula Regional Middle East.
Il test della Scuderia Ferrari prosegue domani, quando in programma al volante della SF21 ci sarà il primo dei due titolari, lo spagnolo Carlos Sainz.
MissionH24, il programma in collaborazione tra Automobile Club de l’Ouest e GreenGT per la promozione dell’idrogeno nelle competizioni, sarà presente a Rétromobile, Porte de Versailles a Parigi, nello stand ACO dedicato ai 100 anni di innovazione nella 24 Ore di Le Mans, dal 31 gennaio al 5 febbraio. Dopo la 24 Ore virtuale di Le Mans, il 14 e 15 gennaio 2023, MissionH24 e LMPH2G partecipano a Rétromobile, esponendo in uno dei due stand dell’Automobile Club de l’Ouest, che celebra il 100° anniversario della prima edizione della 24 Ore. Nella mostra “100 anni di innovazione”, padiglione 2, la LMPH2G si unisce a tre veicoli, la Tracta (trazione anteriore), la Hownet (motore a turbina) e la Lola T600 (innovazione aerodinamica) che hanno partecipato alla 24 Ore di Le Mans facendo, ognuno a suo modo, la storia. Questa LMPH2G è una continuazione nello spirito di ricerca e innovazione tecnologica che ha sempre contraddistinto la corsa della Sarthe.
Un dipinto di Céline Manetta, presentato nel padiglione 1 dello stand della 24 Ore di Le Mans (foto di apertura), farà da collegamento al padiglione 2, per la mostra “100 anni di innovazione” dove sarà appunto esposta la LMPH2G. L’artista presenta così questa macchina pionieristica: “In origine ero un designer automobilistico, trattare il tema dell’auto è stato un piacere. Ho pensato a effetti di velocità che si ispirano al mondo delle corse, come un paesaggio effimero: l’auto appare quasi destrutturata, affusolata, dai contorni indefiniti, non nettamente delimitati, come un occhio che non riesce a fermarsi sull’oggetto quando va veloce. Una cattura retinica insomma. Questa macchina a idrogeno è di per sé un’innovazione e ho composto il mio dipinto con la stessa alchimia: una composizione di striature, forme, linee con una predominanza di colore scelta, tutto su legno. Il legno, materiale vivo e naturale, rappresenta la mobilità sostenibile. I colori dominanti bianco e blu ben si adattavano al principio dell’elettrolisi dell’acqua”.
Se qualcuno, dopo aver letto l’articolo sulla mia elaborazione della Bentley Brumm, ha incominciato a nutrire dubbi sul mio stato mentale, dopo aver letto quello che sto per propinarvi si ricrederà e i dubbi diventeranno certezze!
Anche in questo caso c’è un antefatto, ma di carattere personale. Tempo fa un amico anche di PLIT chiese aiuto su di un forum, per identificare la versione della Talbot Lago T26 C della Brumm, n. R 74 del 1981, quella azzurra con il numero di gara 5, al fine di elaborare e migliorare un poco il modellino.
Cominciai quindi a spulciare il cofanetto “Talbot-Lago de course” di Pierre Abeillon, che riporta la storia agonistica di tutte le Talbot-Lago da corsa e la cronologia delle evoluzioni di ogni esemplare per cercare di capire a quale gara si riferisse quel numero 5 (non voglio pensare e neanche scrivere che si fosse trattato di una “piccola” confusione con la T26 GS prima a Le Mans 1950…), ma non trovai nulla. O meglio, qualche gara con il numero 5 c’ era, ma erano tutti eventi minori, di scarso interesse in genere senza documentazione fotografica.
Iniziammo allora un confronto serrato su come si sarebbe potuto elaborare quel modello in una versione fedele e giungemmo alla conclusione, confrontando i dettagli del modellino con quelli delle monoposto fotografate sui due volumi del cofanetto, che probabilmente riproduceva il telaio 110001, il primo costruito, nello stato in cui si trovava nel 1981, che, tra l’altro, appartiene al Museo Malartre, quello delle RAMI.
Ognuno dei 12 esemplari di quella bella monoposto differiva dagli altri per qualche dettaglio, inoltre hanno avuto quasi tutti una lunga storia agonistica con conseguente elevato numero di modifiche, comunque, studia oggi, studia domani individuai la versione più “comoda” da riprodurre in quella che giunse terza al G. P. di Albi con Giraud-Cabantous nel 1952. Quell’anno il Mondiale era riservato alle formula 2 (nota storica: dal 1950 al 1980, se non erro, si chiamava “Campionato Mondiale Piloti”, senza alcun riferimento alla Formula 1, tanto è vero che si corse a Indianapolis con le F. Indy e parteciparono spesso, non solo nel biennio 1952-53, le formula 2, solo nel 1981 divenne “Campionato Mondiale Piloti di F.1”, con conseguente esclusione di tutte le altre monoposto), quindi il G.P. di Albi fu una delle più importanti competizioni dell’anno per le Formula 1.
Di seguito il modellino originale, insieme al giallo R 113 del 1984, di più certa identificazione, anche se alquanto impreciso, e la versione prescelta.
Analizziamo ora il modello:
-lati positivi: scala tutto sommato rispettata, almeno su passo e carreggiate che sono le principali dimensioni su cui di solito mi baso, prese d’aria e feritoie corrette per la versione scelta, buona qualità dei materiali. Quest’ultimo fattore allora non mi sarei nemmeno sognato di prenderlo in considerazione, davo per scontato che i modellini sarebbero durati per sempre, o almeno più di me, ma al giorno d’ oggi tutto ciò è un po’ meno scontato.
-lati negativi: diversi dettagli non corretti per la versione, ma non è stato impossibile, come si vedrà, rimediare alla maggior parte di essi. Impossibile però rimediare al difetto principale, questo modellino ha linee completamente errate, basta confrontare le prime due foto allegate per rendersene conto,
Quindi, se avessi usato il buon senso, lo avrei rimesso dove l’avevo preso, però mi intrigava la sfida con me stesso per cercare di rendere il brutto anatroccolo, se non un cigno, almeno un passabile paperotto.
Per una versione più importante, come per esempio le vincenti dei G.P. di Francia e Belgio del 1949, avrei ricercato un modello di migliore qualità, ma un terzo posto ad Albi è un risultato buono, ma non eclatante, per il quale può andare bene anche un Brumm scadente come questo.
Ecco ora i vaneggiamenti che mi hanno portato a scegliere proprio questa versione.
Prima, però, è forse il caso di spendere due parole sul tubo che compare sul cofano motore di quasi tutte le T26 C, altrimenti detto “bazooka”, che caratterizza questa vettura e la cui posizione contribuisce non poco a individuare i vari telai e il loro stadio evolutivo. Il bazooka aveva lo scopo di impedire il ritorno di fiamma nei tre carburatori Zenith Stromberg EX32 delle vetture del 1948 e 49. Era un semplice tubo in lega leggera con una rete all’estremità appena accennata anche sul Brumm, montato sopra i carburatori stessi. Nel 1950 si passò agli Zenith Stromberg 50NHDD orizzontali, di conseguenza il bazooka si spostò sul lato destro. Bisogna inoltre considerare che spesso vetture nate con l’ EX32 passarono al 50NHDD, con conseguente spostamento del bazooka durante la loro storia agonistica. Furono occasionalmente impiegati altri tipi di carburatori, come sulla gialla R 113 di Brumm, quella che Claes condusse all’ 11° posto al Gran Premio di Germania del 1951, che non richiedavano la presenza del bazooka, correttamente assente sul modellino. Però questa vettura, telaio 110052, presenta numerose altre differenze di dettaglio rispetto all’altra che il Brumm non riporta.
Ma sto divagando, per la scelta della versione di Albi ho considerato la quantità e la disposizione delle feritoie, la presenza della presa d’aria laterale sul fianco destro e il tipo di scarico, doppio.
E proprio dall’esame di tutti questi dettagli ho dedotto che il modellino riproduce lo stato attuale (o meglio, del 1981…) della vettura telaio 110001, che però in origine aveva il bazooka in alto. Dal cronologico delle modifiche, riportato sul solito cofanetto, si evince che nel marzo del 1952 furono cambiati i carburatori con i 50NHDD e quindi il bazooka si spostò di lato come sul modellino. Anche le varie feritoie e prese d’ aria sono corrette e quindi avanti con la n. 22 che Giraud-Cabantous portò al terzo posto al Gran Premio di Albi del 1 giugno 1952, con la sola accortezza di sostituire lo scarico singolo del modellino con uno doppio.
In realtà che lo scarico fosse doppio è una deduzione indiretta forse arbitraria. La vettura nasce nel 1948 con scarico doppio, ho una foto di Albi 1951 dove si vede che è ancora doppio, ma non ho foto del lato degli scarichi, il sinistro, del 1952. Il cronologico non riporta modifiche al riguardo tra Albi 1951 e Albi 1952 ergo anche nel 1952 era doppio. Tutto bene, non fa una grinza, vero? E invece no! Una grinza la fa eccome! Non ho trovato traccia sul volume, del passaggio allo scarico singolo, ma attualmente (e probabilmente anche nel 1981, vista la scelta della Brumm) lo scarico è singolo. Quando sarà stato cambiato? Boh! In ogni caso ho deciso di affidarmi alla foto del 1951, quindi ne monterò uno doppio!
Come succede quasi sempre, quando si passa alla fase esecutiva le cose da fare aumentano a dismisura. Ecco un elenco degli interventi programmati:
-cambio ruote, quelle originali sono improponibili
-sverniciatura del modello
-eliminazione delle maniglie laterali del parabrezza
-modifica della carenatura dei retrovisori
-aggiunta di due carenature sulla carrozzeria in basso davanti al retrotreno
-aggiunta di un tappo sul cofano davanti al cockpit
-modifica delle chiusure di sicurezza del cofano, fuse con la scocca, dalla forma a I alla forma a V rovesciata (in realtà non realizzerò questa modifica, limare quelle esistenti senza danneggiare la carrozzeria si rivelerà fuori portata per me)
-piccole migliorie all’abitacolo
-realizzazione di un foro sulla mascherina che per fortuna è di plastica
-la modifica più impegnativa, il rifacimento completo dell’ avantreno, con l’eliminazione dell’asse passante, la modifica del braccio superiore che da cilindrico diventerà trapezoidale, l’aggiunta del braccio inferiore, in origine assente, della barra dello sterzo e delle prese di raffreddamento dei freni.
-riverniciatura
-rimontaggio, con un nuovo scarico, e posa delle decals
Forse è il caso di allegare due foto con il bazooka laterale e in alto per chiarire:
Ho incominciato dall’avantreno, che mi sembrava la parte più ostica.
Nella prima foto compare l’avantreno della vera. Il braccio trapezoidale in alto sul modello è cilindrico, quello in basso lamellare che piega in verticale in prossimità delle ruote diventando nero nel modello non esiste e la barra in zona centrale nera è quella dello sterzo. Ho iniziato con il braccio inferiore, che ovviamente non farò lamellare. La seconda foto ritrae il nuovo braccio inferiore e le modifiche di pianale e scocca. Nella altre foto vi sono prove di montaggio del braccio inferiore.
Non è stato facile trovare delle ruote adatte. Alla fine ho scelto delle ruote Tron con cerchi da 10 mm all’ anteriore e da 11,5 al posteriore, con pneumatici identici. Di conseguenza quelli dietro sono rimasti un po’ “stirati” e la spalla si è ridotta un pelo. Si vedono nella prima foto.
Nelle due foto successive un aggiornamento dei lavori all’avantreno. Ho limato e appiattito leggermente i piolini cilindrici che fissano i tamburi alla scocca e li ho “rifasciati” con un piccolo trapezio di lamierino di rame ripiegato ai lati per simulare i bracci trapezoidali superiori delle sospensioni. Il millimetro scarso del piolino rimasto circolare all’estremità si impegnerà nel foro della scocca come in origine.L’assale passante è ovviamente provvisorio, serve per tenere insieme il tutto, ma verrà eliminato.
Nella quarta foto il foro sulla mascherina.
La scocca è stata sverniciata e ho aggiunto due carenature sui fianchi prima del retrotreno che non so cosa siano. Non dovrebbero coprire bracci di sospensioni, che non credo che ci fossero, però sono presenti mi pare in tutte le vetture. La presenza di queste carenature mi ha costretto ad allargare la carreggiata posteriore perché non interferissero con le gomme. Adesso è fuori scala di un paio di millimetri, però a parer mio le ruote maggiormente distanziate dalla carrozzeria stanno meglio. Ho aggiunto anche le prese d’ aria dei tamburi anteriori.
Nella prima foto l’abitacolo, in cui mi sono limitato a cambiare il volante e ad aggiungere la leva del cambio.
Nelle altre la scocca con il fondo e la tinta. Si vedono le nuove carenature rettangolari dei retrovisori, corrette.
Qualche foto del modellino terminato, ma ancora smontato. In realtà mancano ancora gli scarichi:
E finalmente la Talbot è giunta al traguardo!
Il confronto con gialla originale dovrebbe dare un’idea del lavoro svolto:
Il G.P. di Albi del 1952 fu vinto da Louis Rosier con un Ferrari 375. Sia questa vettura che la Talbot terza classificata erano iscritte dalla Ecurie Rosier. Eccole affiancate. La Ferrari n. 8 è un Ixo (credo) per la collezione Ferrari di Formula 1 di Fabbri del 2013 ed è in condizioni originali.
Nella quinta e nella sesta foto i due Brumm.
Nell’ultima foto, infine, si accompagna ad un’altra Talbot-Lago che ho realizzato recentemente, la T26 GS di Levegh che “rischiò” di vincere a Le Mans nel 1952. E’ un kit John Day.
Molte volte, in passato, abbiamo affrontato la tematica degli edicolosi in scala 1:24, soffermandoci spesso sulle varie uscite a tema Rally che, anche in Italia, hanno goduto di ottimo successo.
Ora però è venuto il momento di concentrarci su qualcosa di parecchio diverso, e di forse più “affine” all’indirizzo originario di PLIT: l’Endurance.
In Francia, pochi anni orsono, Hachette vagliò l’idea di proporre nei chioschi una raccolta delle più grandi Sport Prototipo della storia in scala 1:24, un’idea sulla carta ottima, ma che in maniera analoga ad ogni altra iniziativa affine era inevitabilmente condizionata dal gradimento – o meno – del mercato.
Le tre uscite-pilota furono la Matra 670 vincitrice a Le Mans nel 1972 con Graham Hill ed Henri Pescarolo, l’Alpine A442B prima nel ’78 con Pironi e Jaussaud, e la Peugeot 905 Evo del ’92.
Dubbi sul fatto che potessero essere tre francesi?
Ebbene no, ma con la stupida pretenziosità che avanzano i nostrani costruttori in termini di royalties non mi sento di muovere eccessive critiche al riguardo.
Abbiamo avuto l’occasione, in questi giorni, di mettere le mani sulla Matra 670, e di passarla ai raggi-x per voi lettori di PLIT.
Che dire di questo modello? Proporzioni perfette, un colpo d’occhio notevole, ottimo dettaglio anche meccanico (nel retrotreno, il sottoscocca è un po’ meno buono) ed alcuni particolari decisamente “da batticuore” come la fanaleria, sia anteriore che posteriore, e l’assetto pressoché ineccepibile completano un quadro sorprendente: in effetti, sia osservandolo che ancora di più potendoselo passare con le mani, se ne ricava l’impressione di un qualcosa di molto più “prezioso” di ciò che sia realmente.
Certo, ci sono sicuramente dei dettagli abbastanza “tirati via”, come il sedile lato guida e le cinture, ma perbacco, parliamo pur sempre di un modello che non superava i 25€ di costo all’utente (e la Matra, che era la prima, costava anche meno).
In compenso, però, la strumentazione e lo staccabatterie sono pressoché perfetti.
I dischi dei freni, che sugli Ixo “grandi” sono sempre stati una leggera nota dolente, stavolta sono resi a dovere, con delle belle unità “sbarbate” degne anch’esse di fasce di mercato assai più pregiate.
Denotiamo con piacere, una volta di più e dopo averla già potuta appurare molte e molte volte sugli omologhi modello da Rally, una notevole maestria da parte dei prototipisti di casa Ixo, che veramente dimostrano di agire con passione e precisione, rendendo al meglio su dei soggetti solo apparentemente facili, ma pieni di piccolissime insidie, come possono essere queste vecchie Regine dell’Endurance.
In realtà, il modello non sembra così tanto dissimile da un Le Mans Miniatures nella stessa scala, e se non fosse per alcuni dettagli come le cinture di sicurezza, i sedili e qualche sbavatura nella verniciatura dei dadi delle ruote, sarebbe quasi arduo riconoscerli.
Ma vi immaginate se questa serie fosse proseguita e, magari, avesse finito per approdare in Italia? Lancia LC2, Alfa 33 di ogni foggia e forma, Ferrari di ogni tipo, Alpine, Matra, decine di Porsche… In una parola: perdizione.
Lasciamo la parola alle immagini, affinché anche voi possiate farvi una vostra opinione al riguardo.
Sono aperte le iscrizioni per la Coppa delle Alpi 2023, manifestazione organizzata da 1000 Miglia s.r.l.
La gara, in programma dal 1° al 4 marzo, attraverserà i paesaggi nel cuore dell’arco alpino fra Italia, Austria, Svizzera e Germania per complessivi 1100 chilometri. Le iscrizioni si chiuderanno venerdì 3 febbraio.
Nella gallery, alcune immagini dell’edizione 2022 (photo credit 1000 Miglia s.r.l.).