Ferrari svela le linee della nuova Hypercar

Dopo aver diffuso alla vigilia della 24 Ore di Le Mans i primi tratti della sua LMH (Le Mans Hypercar), vengono tolti i veli al prototipo che prenderà parte nella top class del mondiale FIA World Endurance Championship dal 2023.

È un momento davvero emozionante, atteso con trepidazione tanto dalle persone che hanno lavorato a questo progetto quanto dagli appassionati della nostra Casa”, ha dichiarato Antonello Coletta, Head of Ferrari Attività Sportive GT. “Potere toccare con mano il frutto di tanti mesi di lavoro, progettazione, simulazioni, ci regala nuove energie e nuovi stimoli. Siamo orgogliosi del risultato che abbiamo ottenuto e, nonostante la mascheratura che caratterizzerà la LMH durante i test nasconda i volumi e lo stile della vettura, credo sia innegabilmente riconoscibile come una Ferrari”.

Il percorso che porterà al ritorno nella classe regina del mondiale endurance che culminerà con la partecipazione all’edizione del centenario della 24 Ore di Le Mans, proseguirà con un intenso programma di sviluppo che verrà condotto dai piloti ufficiali di Ferrari Competizioni GT.

Ferrari al GP di Gran Bretagna 2022

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Sette Ferrari per la sfida di casa nel FIA-WEC

L’Autodromo Nazionale di Monza sarà la sede, nel fine settimana, del quarto round del FIA World Endurance Championship dove saranno impegnate sette Ferrari 488 GTE. L’appuntamento sul tracciato brianzolo per l’attesa 6 Ore, rappresenta un momento importante per la Casa del Cavallino Rampante che potrà gareggiare davanti ai propri tifosi dopo l’ottimo doppio podio ottenuto in classe LMGTE Pro alla 24 Ore di Le Mans.

LMGTE Pro. Dopo aver ottenuto il secondo posto al termine della grande classica francese, i campioni mondiali in carica, Alessandro Pier Guidi e James Calado, accusano cinque lunghezze di distacco dai leader provvisori della graduatoria, il duo Bruni-Lietz, a quota 84. Nell’edizione del 2021 della 6 Ore di Monza i due ferraristi furono in lizza fino a pochi istanti dalla bandiera a scacchi per il successo, dopo un avvincente confronto con l’equipaggio Estre-Jani, ma dovettero accontentarsi della seconda piazza. Dopo l’ottima prestazione alla 24 Ore di Le Mans, chiusa sul gradino più basso del podio, Miguel Molina e Antonio Fuoco sono chiamati a confermare il buon momento di forma e la quarta posizione in classifica, con 57 punti. Nella classifica riservata ai Costruttori, Ferrari tallona Porsche in seconda posizione, staccata di 26 punti.

LMGTE Am. Saranno cinque le Ferrari a caccia del podio nel tempio della velocità. La 488 GTE numero 54 di AF Corse, affidata a Thomas Flohr, Francesco Castellacci e Nick Cassidy, proverà a migliorare la sesta posizione in campionato mentre la gemella numero 21, con Simon Mann, Christoph Ulrich e Toni Vilander cercherà di sfruttare la grande esperienza del pilota finlandese su questo tracciato per puntare al primo podio stagionale. Lo scorso anno, proprio a Monza, il terzetto disputò la sua prima gara nel WEC ottenendo un lusinghiero decimo posto alla vigilia della 24 Ore di Le Mans. Due, come di consueto, le Ferrari schierate da Iron Lynx. Sulla numero 60 tornano a dividersi il volante della 488 GTE Claudio Schiavoni, Matteo Cressoni e Giancarlo Fisichella, mentre sulla numero 85, caratterizzata dai colori Iron Dames, si alterneranno Rahel Frey, Michelle Gatting e Sarah Bovy. Le tre ragazze chiusero in ottava posizione l’edizione 2021 di questa gara. Sul tracciato brianzolo Franck Dezoteux, Pierre Ragues e Gabriel Aubry proveranno a raccogliere i primi punti stagionali.

Programma. Venerdì 8 luglio i protagonisti del mondiale endurance affronteranno la prima sessione di prove libere, con via alle 15:30. Sabato, dopo la seconda e la terza sessione di prove non cronometrate, la caccia alla pole scatterà alle 17:30 mentre domenica 10 luglio, alle ore 12:00, prenderà il via la 6 Ore.

La Glickenhaus LMH007 del WEC cambia colore

Alla prossima 6 Ore di Monza, valida come quarta prova del FIA-WEC 2022, la Glickenhaus LMH007 numero 708 si presenterà in un bel colore blu cielo con bianco e banda americana bianco-rossa-blu. Il passaggio dalla livrea bianco-rossa a questa nuova combinazione è stato deciso soprattutto dopo che la Porsche ha presentato a Goodwood i colori ufficiali della 963. Con già due team, Toyota e Porsche, che hanno il rosso e il bianco nelle loro livree, la squadra di Jim Glickenhaus ha deciso di diversificarsi e il risultato finale pare più che azzeccato.

La Fiat 1100E e l’ingegner Ratto

Testo e foto di Riccardo Fontana

Lo confesso, sono un mercatino-dipendente: ne giro ovunque e quantunque riesca, perché in tanti anni ho capito che il Diamante, solitamente, si annida dove meno sarebbe lecito aspettarselo, e per me scovare il modello particolare dove non ci si scommetterebbe una lira è una sensazione che, in ordine di appagamento, viene dopo solo alla guida di traverso e ad un’altra cosa che non si può dire. Pari merito con l’ascolto di un buon LP a tema Rock nelle giuste circostanze. Con quest’ottica, quando mi muovo e non ho tempi particolarmente tirati, controllo sempre se in zona vi siano mercatini dell’antiquariato, in modo tale da farci un salto se possibile, e vedere cosa riserva la giornata. Proprio in questo modo, ieri ho approcciato un raduno di letteralmente dieci banchi al Palazzo Ducale di Genova, mentre addentavo della sana focaccia di quella buona prima di accomodarmi in spiaggia a Recco. Neanche l’ombra di modelli, neanche di scarso o nullo pregio, fino al penultimo banco, dove compare uno stranissimo modello. È una Fiat 1100 E, la classica “Musona”, è in scala grande, sull’1:18 leggermente abbondante (forse anche 1:16) e…

Non sembra né un modello classico (che peraltro non ricordo di aver mai visto riprodotto in simili modalità e dimensioni), è molto fine e proporzionata, ma è in legno, con vetri in acetato. Mi colpisce come abbia delle simmetrie assolutamente perfette, il che mi fa pensare ad una piccola serie realizzata da qualche artigiano. Chiedo il permesso alla gentile espositrice, e sollevo per guardarla: il pianale è composto da sottilissime strisce di balsa sagomate e incollate, e riporta solo poche scritte a pennarello, “Fiat 1100 E – apr.1957-lug.1958. Nov.1958 – Gertrude 1°”. Oibò…

Ma da dove diavolo viene questa 1100? Sembra un incrocio tra un RD-Marmande grosso (con però un grado di fedeltà e finitura neanche paragonabile, senza nulla togliere ai Marmande) e un Mamone, ma davvero è un dilemma. Non può essere un esemplare unico, a meno di non trovarsi di fronte ad un Michele Conti vissuto tutta la vita in pieno anonimato. Segue consulto col buon David, ma anche a lui non dice nulla.

Nel dubbio, visto che costa poco e mi piace un sacco, decido che viene a casa con me. Mentre me la incarta, chiedo all’espositrice se per caso abbia lumi circa l’origine di questo modello così strano, assolutamente certo che non ne abbia nessuno. E invece no, di lumi sta per arrivarne una volta intera…

La 1100 è un esemplare assolutamente unico e non ripetuto, è stata prodotta in un anno e mezzo, tra le date riportate sul fondino, da un ingegnere della Fincantieri, tale ing. Ratto (sappiamo anche il nome) che l’aveva appena comprata vera, e rimastone assai colpito aveva deciso di costruirsela in scala nei minimi dettagli, il che al 1957 voleva ovviamente dire costruzione da zero con materiali e tecniche di fortuna, non essendoci assolutamente nulla di “premasticato” in vendita. Ratto ha costruito la 1100 ad immagine e somiglianza della sua (Gertrude 1° sarà forse il nomignolo che aveva dato alla vera come fosse una barca? D’altronde, siamo a Genova e lavorava per il primo cantiere italiano…) e l’ha conservata fino a pochi mesi orsono, quando si è spento a 92 anni.

La nipote, amica della signora del banchetto, ha chiamato la signora per sgomberare l’appartamento, ed è così che la 1100 è arrivata in Palazzo Ducale. Tralasciando ogni (per me) ovvia considerazione sull’assoluta tristezza di un famigliare che paga qualcuno per portare via un oggetto del genere, faccio una domanda pericolosissima: “Ehm… Ma ne ha fatte altre?” La signora risponde subito: “Oh sì, molte, ma nessuna 1100, altre cose, navi, barche, aerei, attrezzi agricoli, moto… Tutte fatte così da zero”. “Ma che fine hanno fatto?” “Mah, qualcosa ha venduto, tante gliele ha buttate via l’ex moglie quando ha divorziato (rumore del mio cuore che va in frantumi perfettamente avvertibile fino a Varigotti, n.d.r.)… L’unica superstite è questa”. Ringrazio, pago, e vengo via.

In macchina esamino meglio il modello: ha dei dettagli spaventosi, anche come interni, proporzioni perfino innaturali, e una tecnica di costruzione da barcaioli bravi di una volta, con centine e pannelli esterni sagomati. Sarei pronto a scommettere che il nostro Ratto avesse babbo, nonno, o entrambi, mastri barcaioli, perché il pezzo di bravura è di quelli forti. Il modello, di cui potete vedere le immagini, ha solo pochi segni del tempo, meno del minimo visto che ha passato gli ultimi 65 anni in una città di mare, un po’ di polvere e una ruota posteriore mezza scollata (miracolo che non si sia persa in qualche trasporto… A proposito, le ruote sono in legno tornito, con tanto di battistrada).

Il ritrovamento, eccezionale, porta a tutta una serie di riflessioni, dal fatto che ci siano stati dei Brianza o dei Conti completamente sconosciuti in tutti gli angoli d’Italia (e quindi chissà quante cose così ancora ci sono o sono state buttate via da congiunti stupidi) fino a cose meno “pratiche”…

Io ieri li non ci dovevo essere, dovevo essere da tutt’altra parte, poi la scorsa notte sono stato un po’ male e ho deciso di stare più vicino a casa, in Liguria. Io sono un ingegnere, costruisco e autocostruisco modelli di qualunque cosa si muova da sempre, e ho appena compiuto trent’anni, l’ingegner Ratto ha costruito la 1100, se la matematica non è un’opinione, tra i 27 e i 28 anni. Possiamo dire che la 1100 mi abbia cercato e sia “venuta da me”?

Marsh Models: pronta la Porsche 908/2 Targa Florio 1969

E’ disponibile la Porsche 908/2 di Marsh Models in tutte le sei versioni della Targa Florio 1969, kit e montata (MM318B). Il produttore britannico ha anche comunicato che sono iniziati i montaggi delle Ford MkIV di Le Mans ’67 (MM300, disponibili anche in kit); sono appena usciti anche i kit della Ford MkII Sebring 1966 (MM320) e presto inizierà la produzione dei kit e dei montati della Ford MkIV di Sebring 1967 (MM321).

Focus: Porsche 917/30 Jägermeister Interserie Hockenheim 1973 Vic Elford

In questi giorni escono nella gamma tedesca di Spark due versioni molto attese della Porsche 917/30 Interserie, Jägermeister 1973 e Martini 1974, che seguono a poche settimane di distanza la Weisberg 1973. Tutti questi modelli erano già usciti nel 2016 nella gamma Minichamps 1:43, in una serie in resina che a suo tempo era prodotta da Spark. Per essere precisi, la Martini appare in una versione leggermente diversa, mentre la Jägermeister e la Weisberg sono nella configurazione Interserie Hockenheim 1973, già riprodotta da Minichamps. A suo tempo i Minichamps, prodotti in serie molto limitata – 380 esemplari – andarono esauriti in un amen e l’arrivo dei “veri” Spark è l’occasione per i collezionisti di recuperare qualora se li fossero fatti sfuggire sei anni fa. Ma cos’è successo nel frattempo? Gli Spark sono la semplice riedizione dei Minichamps oppure qualcosa è cambiato.

Qualcosa è cambiato. Anzi, molto è cambiato. Il Minichamps era viziato da un problema alla carrozzeria, che aveva fatto giustamente storcere il naso ai più precisi: nel riprodurre la 917/30 Interserie, l’azienda di Aachen aveva semplicemente conservato il cofano posteriore della 917/10 Turbo, che aveva due piccole prese d’aria NACA ai lati della cupole coprimotore, cosa che la “30” non aveva. Il Minichamps aveva altre incoerenze: il supporto dell’alettone posteriore era stato riprodotto in color alluminio, mentre sulla vettura era arancione.

Potete vedere alcune foto del Minichamps nel nostro articolo, apparso il 5 aprile 2016, cui vi rimandiamo anche per le note storiche:

http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2016/04/focus-su-porsche-91720-jagermeister.html

L’assenza delle NACA venne correttamente interpretata sul kit 1:43 di MFH, mentre il modello Minichamps in 1:18, che era un diecast, continuava a presentare le prese d’aria.

Spark è stata quindi attenta a non ripetere gli stessi errori di Minichamps. Lo stampo si direbbe molto simile a quello del Minichamps, ma il modello è stato profondamente riveduto. Se confrontate le immagini del nostro articolo del 2016 con quelle del modello attuale, vi renderete conto di quante siano le modifiche apportate a diversi dettagli della carrozzeria, ma anche all’abitacolo e alla parte posteriore, dove ora spicca una fotoincisione a simulare la struttura posteriore del telaio, mentre il Minichamps presentava un telaietto in plastica. Sullo Spark è stata anche corretta l’altezza del parabrezza in plexiglass, eccessiva sul Minichamps. Sparite le due scritte Jägermeister sulla parte posteriore dell’alettone.

Dicevamo dell’abitacolo: oltre a un diverso stampo della vasca, notiamo la presenza del doppio estintore a sinistra, nonché un diverso colore del fondo: lo Spark è grigio opaco, mentre il Minichamps era di quel caratteristico giallino che ci pareva più realistico.

Lo Spark ha dalla sua il trattamento della presa d’aria anteriore: i due spicchi laterali sono stati correttamente simulati completamente chiusi, mentre sul Minichamps presentavano un fondo nero a riprodurre delle aperture passanti. E’ stata poi aggiunta la rete supplementare al centro. Quanto al nome del pilota, il Minichamps aveva la scritta “Vic Elford” in bianco più un adesivo rettangolare su entrambi i lati del cockpit mentre lo Spark ne è sprovvisto. Parrebbe più corretta una soluzione intermedia, con il nome e l’adesivo presenti sul solo lato destro. Spark ha poi riprodotto anche il nastro di scotch beige che fissava la porta sinistra.

Riassumendo, pensiamo che Spark abbia svolto un lavoro complessivamente migliore rispetto al Minichamps: anche le ruote sono più raffinate, con un dado centrale più piccolo e più realistico, e le razze dei cerchi meno piatte. La lamella anteriore sotto il muso, sullo Spark è riprodotta in fotoincisione, mentre sul Minichamps faceva corpo unico con lo stampo.

Questa serie di Spark, made in China, è limitata a 750 esemplari numerati. Non sono molti ma non sono neanche pochi. Spark, per questa specifica referenza, non ha potuto fornire la quantità di esemplari richiesti dai rivenditori, che all’annuncio della produzione, nel dicembre del 2021, ne avevano preordinate parecchie, considerata anche la livrea. Invece le Porsche 917/30 Jägermeister faticano a terminare sui siti: forse chi aveva acquistato a suo tempo il Minichamps avrà deciso di tenerselo, in barba alle NACA e alle altre inesattezze. Certo è che l’uscita delle tre 917/30 Interserie avrà intrigato quei collezionisti che si ricorderanno del vecchio Minichamps in metallo bianco, praticamente introvabile, uscito negli anni settanta. E se considerate che contemporaneamente a queste 917 sono uscite anche alcune 908/3 inedite o quasi come le due Joest della 1000km di Monza e della 9 Ore di Kyalami, capirete quanto Spark conservi attualmente ben saldo il pallino del gioco, nonostante le bucce di banana sulle quali inevitabilmente scivola.

Il trio delle Porsche 917/30 Interserie di Spark, uscito in queste settimane: in alto, la vettura campione del 1974 con Herbert Müller (SG672, la gara non è specificata); in basso a sinistra, la Jägermeister della Südwestpokal a Hockenheim (15 luglio 1973) di Vic Elford, SG673. A destra, la Felder Racing Team Weisberg di Helmut Kelleners al Preis von Baden-Württemberg a Hockenheim, 30 settembre 1973 (SG675). In realtà è sempre la stessa macchina…

Disponibile il kit Tameo della Lotus-Renault 97T F.1 GP del Belgio 1985

Finalmente disponibile il kit Tameo (TMK442) della Lotus-Renault 97T F.1 con la quale Ayrton Senna vinse il Gran Premio del Belgio 1985 a Spa. Si tratta di un kit completamente nuovo che è stato riprogettato rispetto al TMK020 uscito all’epoca, che riproduceva la versione del GP del Portogallo, per adattarlo agli standard qualitativi attuali. Come d’abitudine è realizzato interamente in metallo bianco con fotoincisioni, pneumatici in vera gomma, vetro termoformato trasparente e varie minuterie. Un manuale di istruzioni a colori è fornito per indicare il montaggio passo passo di questo modello. Da notare la fornitura di due set di decals che permettono di realizzare anche la vettura di Elio De Angelis, e dei pneumatici con il battistrada da pioggia.

Spark SG673 Porsche 917/20 Jägermeister Hockenheim 1973: prossimamente su PLIT

Arrivata in questi giorni insieme alla versione Martini, la Porsche 917/20 (o 917/30 come la si voglia chiamare, non ha importanza) Hockenheim 1973 sponsorizzata da Jägermeister di Spark era un modello molto atteso. Ancora una volta, però, qualcosa lascia perplessi. Lo scoprirete prossimamente su PLIT.

Il trionfo del panino al salame

Di Riccardo Fontana

Per molti aspetti, il modellismo “moderno” richiama l’andamento malato del resto del mondo che ci circonda: spersonalizzazione, freddezza, grossi numeri, aridità. Spark, direttamente e indirettamente tramite la miriade di altre firme che a lei si appoggiano, ha completamente spazzato via ogni altra realtà (eccetto Ixo) di dimensioni quantomeno “medie”, facendo un effetto simile a quello del gambero della Louisiana quando è arrivato nei corsi d’acqua lombardi. Tradotto: nei ruscelli della bassa è rimasto solo il gambero della Louisiana. Perché? Perché Spark si è affermata, ha intelligentemente attuato una politica commerciale molto aggressiva ed oculata, e si è de facto venuta a trovare in posizione di monopolio, senza rubare nulla a nessuno. Certo. Ma quindi per le altre realtà non ci sono più speranze? Ebbene no, e forse la cosa non è nemmeno così “di nicchia” come siamo abituati a credere.

Questa sera ero in un famoso negozio di Milano, come ogni tanto mi capita all’uscita dal lavoro, ed è entrato un ragazzo di meno di vent’anni che cercava un modello di una Ford GT40 da regalare ad un amico per il suo compleanno. Il titolare gli ha cortesemente mostrato l’ultima Spark edizione speciale, francamente non so quale fosse. Il ragazzo, con un budget di 70-80€ (pari al costo di uno Spark) non si è convinto, ed ha adocchiato alcuni scatoloni con dentro una (magnifica) collezione di speciali anni ’70-’80-’90 splendidamente montati. “Dai, che lì in mezzo qualche GT40 c’è” gli butto lì, e lui inizia a passarseli tra le mani, cercando ciò che doveva. Mi giungono i suoi commenti (stavo “scartabellando” anch’io nelle stesse scatole), cose del tipo “che belle! Sarebbero da prendere tutte!” Ad un certo punto pesca una GT40 Gulf, versione Le Mans 1968, la vincitrice di Lucien Bianchi e Pedro Rodriguez, un magnifico montato Record di inizio anni ’80, stupenda ancora oggi. “Oooh, questa mi piace… Che belle ruote, sono fatte al tornio, vero?” “Sì, una volta si facevano così” “Bella, proprio bella, prendo questa”. Detto ciò prende, paga, e se la porta via, con secondo me più di qualche idea di tenersela lui, con buona pace dell’amico. Ho assistito ad un giovanissimo, appassionato di auto ma profano di modelli, che senza avere problemi di budget ha preferito comprare un kit montato, bellissimo ma certamente antiquato, piuttosto che uno Spark perfetto e nuovo. Tradotto: ho assistito al trionfo del panino al salame del salumiere di paese sul panino del McDonald’s (non me né voglia nessuno a Macao, ma trovo che ormai stiano al modellismo in quegli esatti termini). Quindi, checché ne dicano alcuni illustri ex-luminari del settore, ho “paura” che, se affrontato intelligentemente, il settore degli speciali potrebbe ancora dare belle soddisfazioni, anche commerciali, tanto più alla luce del costo, sempre più esorbitante, che stanno raggiungendo gli Spark, che a fronte di vetri plotterati e pezzi incollati male in Madagascar ormai costano più che dei, ad esempio, Tokoloshe. Memento…