Arrivata in questi giorni insieme alla versione Martini, la Porsche 917/20 (o 917/30 come la si voglia chiamare, non ha importanza) Hockenheim 1973 sponsorizzata da Jägermeister di Spark era un modello molto atteso. Ancora una volta, però, qualcosa lascia perplessi. Lo scoprirete prossimamente su PLIT.
Il trionfo del panino al salame
Di Riccardo Fontana
Per molti aspetti, il modellismo “moderno” richiama l’andamento malato del resto del mondo che ci circonda: spersonalizzazione, freddezza, grossi numeri, aridità. Spark, direttamente e indirettamente tramite la miriade di altre firme che a lei si appoggiano, ha completamente spazzato via ogni altra realtà (eccetto Ixo) di dimensioni quantomeno “medie”, facendo un effetto simile a quello del gambero della Louisiana quando è arrivato nei corsi d’acqua lombardi. Tradotto: nei ruscelli della bassa è rimasto solo il gambero della Louisiana. Perché? Perché Spark si è affermata, ha intelligentemente attuato una politica commerciale molto aggressiva ed oculata, e si è de facto venuta a trovare in posizione di monopolio, senza rubare nulla a nessuno. Certo. Ma quindi per le altre realtà non ci sono più speranze? Ebbene no, e forse la cosa non è nemmeno così “di nicchia” come siamo abituati a credere.

Questa sera ero in un famoso negozio di Milano, come ogni tanto mi capita all’uscita dal lavoro, ed è entrato un ragazzo di meno di vent’anni che cercava un modello di una Ford GT40 da regalare ad un amico per il suo compleanno. Il titolare gli ha cortesemente mostrato l’ultima Spark edizione speciale, francamente non so quale fosse. Il ragazzo, con un budget di 70-80€ (pari al costo di uno Spark) non si è convinto, ed ha adocchiato alcuni scatoloni con dentro una (magnifica) collezione di speciali anni ’70-’80-’90 splendidamente montati. “Dai, che lì in mezzo qualche GT40 c’è” gli butto lì, e lui inizia a passarseli tra le mani, cercando ciò che doveva. Mi giungono i suoi commenti (stavo “scartabellando” anch’io nelle stesse scatole), cose del tipo “che belle! Sarebbero da prendere tutte!” Ad un certo punto pesca una GT40 Gulf, versione Le Mans 1968, la vincitrice di Lucien Bianchi e Pedro Rodriguez, un magnifico montato Record di inizio anni ’80, stupenda ancora oggi. “Oooh, questa mi piace… Che belle ruote, sono fatte al tornio, vero?” “Sì, una volta si facevano così” “Bella, proprio bella, prendo questa”. Detto ciò prende, paga, e se la porta via, con secondo me più di qualche idea di tenersela lui, con buona pace dell’amico. Ho assistito ad un giovanissimo, appassionato di auto ma profano di modelli, che senza avere problemi di budget ha preferito comprare un kit montato, bellissimo ma certamente antiquato, piuttosto che uno Spark perfetto e nuovo. Tradotto: ho assistito al trionfo del panino al salame del salumiere di paese sul panino del McDonald’s (non me né voglia nessuno a Macao, ma trovo che ormai stiano al modellismo in quegli esatti termini). Quindi, checché ne dicano alcuni illustri ex-luminari del settore, ho “paura” che, se affrontato intelligentemente, il settore degli speciali potrebbe ancora dare belle soddisfazioni, anche commerciali, tanto più alla luce del costo, sempre più esorbitante, che stanno raggiungendo gli Spark, che a fronte di vetri plotterati e pezzi incollati male in Madagascar ormai costano più che dei, ad esempio, Tokoloshe. Memento…
Cocktail d’estate
A volte mi chiedo se la vita del collezionista non sia meglio oggi o magari trent’anni fa, e l’isolamento dell’estate fa sorgere ciclicamente questa domanda. Coll’arrivo della bella stagione, e il conseguente esodo biblico verso le località di villeggiatura, i negozi di modellismo chiudevano. Non c’erano neanche più borse di scambio. Paolo Tron salutava tutti e se ne riparlava a settembre. Al fissato non rimaneva altro che dare fondo ai kit rimasti e rileggersi per la quarantesima volta da cima a fondo il TSSK che era arrivato a inizio giugno, per programmare una telefonata strategica a Loano, e successivamente in Via Boeri a Milano, il giorno di riapertura. Oggi l’attesa estiva non esiste più.




A parte che i negozi sono morti, ma tutto ciò che ti serve lo puoi ordinare a mezzanotte del 15 agosto come alle 5 di mattina del 10 luglio. Non vi tedierò con le osservazioni del tempo che scorreva più lento. L’estate significava attesa ma anche radio. Le trasmissioni radiofoniche – l’ho scritto altre volte – scandivano l’intero corso dell’anno. In estate cambiavano: diventavano più leggere ma non meno indimenticabili. Su Radiodue il 3131 spariva per lasciare posto a Mirabella e Garrani, col loro Italian Magazzino e gli sfondi sonori fatti da gruppi anni cinquanta ormai dimenticati; all’ora di pranzo l’immancabile quiz, magari con Ermanno Anfossi, e la sera le impegnate riflessioni di Marco Guzzi e Maurizio Ciampa passavano la mano a Felice Andreasi col suo Pipistrello Rosa, un piano bar immaginario in cui si davano appuntamento squinternati personaggi della notte. E’ forse una deformazione da collezionista, ma il ricordo di quelle trasmissioni è legato a doppio filo ai modelli che aspettavo nel corso dell’estate.




A fine giugno arrivava il notiziario del Porsche Modell Club, con una ventata di materiale fresco e poco conosciuto. Ricordo di quanto riuscii ad accaparrarmi, nel 1989, uno degli ultimi esemplari rimasti della Porsche 962C Kremer-SAT di Volker Weidler. Nel 1990, Mario Pasquier annunciò (per l’autunno 1991!) una serie di Porsche 962C di Digione 1989, quelle sponsorizzate Hotel Annivers, su base Horbra. Ne ordinai una e, puntuale come solo uno svizzero sa esserlo, il modello arrivò nel settembre del 1991, accompagnato da una sventola di tasse doganali perché il disciplinatissimo mittente aveva dichiarato l’intero valore del modello, che non era per niente economico. Tutto sempre con lo sfondo di Radiodue che diffondeva le informazioni quotidiane per i turisti, in italiano, inglese e tedesco. Ricordo benissimo la sigla.




Nel pomeriggio, le trasmissioni dalle sedi regionali si adattavano alla stagione: in Toscana andava in onda un simpatico varietà, “Cocktail d’estate”, a cura del noto e bravo Santini, ma si potevano ascoltare le voci di Pierfrancesco Listri, Silvana Arata e di tanti altri che caratterizzavano le trasmissioni Rai regionali dell’epoca. A fine programma, sensazionale, la canzone “Quando d’estate”, cantata da Odoardo Spadaro. Ecco, io quella canzone l’associo alle decal MRE che avevo ordinato da Paolo Tron e che mi arrivarono insieme a un libro su Le Mans, quello blu, avete presente?, con tutte le edizioni dal 1923 al 1982. Anche quello, studiato, letto e riletto cento volte nell’agosto del 1988. Già quell’epoca era per me qualcosa di più moderno, in cui con una certa libertà potevo concepire qualche viaggio in treno alla volta di Milano43.




Anni prima, le mie estati erano passate in un inevitabile e ancora più immobile isolamento, in compagnia di qualche “nuovo Solido” (come chiamavano i collezionisti i modelli della serie 1000, non importati in Italia) o di qualche kit SRC: avevo un debole per i kit inglesi in metallo bianco, difficili ma quantomai affascinanti. Niente partite alla radio, al massimo alcuni bislacchi trofei estivi in tv che nessuno guardava. I modelli di quelle estati anni ottanta-inizi anni novanta mi scorrono davanti agli occhi ogni volta che arrivano le settimane del solleone. In queste foto potete vederne alcuni, che con i loro difetti e le loro imperfezioni mi facevano sognare per settimane e settimane.
Norev: due novità “excluweb” in 1:18
Norev continua a sfornare novità speciali in 1:18, disponibili esclusivamente sul sito ufficiale. Da domani 30 giugno a mezzogiorno è annunciata la disponibilità di due Citroën, una DS23 Pallas 1973 in blu metallizzato (catalogo 181722) e una DS19 Cabriolet 1961 in beige (catalogo 181594). Entrambi i modelli sono prodotti in serie limitata a 400 esemplari numerati.

Rétromobile svela l’edizione 2023
La 47ma edizione di Rétromobile si svolgerà dal 1° al 5 febbraio 2023, al Paris Expo, Porte de Versailles (padiglioni 1, 2, 3). Il poster 2023 è stato appena presentato, e raffigura per la prima volta una Porsche, per l’esattezza la 907 telaio 031 del 1968. Dopo la dominante rossa dell’edizione 2020 e la verde del 2022, il poster ufficiale di Rétromobile 2023 passa al giallo. Sullo sfondo, dietro alla Porsche, una tour Eiffel stilizzata. Nei tre padiglioni sono attesi circa 620 espositori e non meno di 1000 vetture, oltre ovviamente a tutto il resto: modelli, accessori, libri, memorabilia. L’asta ufficiale Artcurial Motorcars abbinata a Rétromobile si svolgerà il 3 febbraio. La biglietteria on-line aprirà a luglio, mentre altri dettagli sulla manifestazione saranno resi noti a settembre.
Mario Zodiaco, i Motor Show mai raccontati
Dici Motor Show e pensi subito a Bologna. L’idea di un Salone dell’automobile non più solo statico ma con esibizioni e spettacoli per tutti i gusti viene a Mario Zodiaco, in precedenza primo importatore di dune buggies in Europa tramite la sua azienda Autozodiaco, che nel 1976 trasforma il suo progetto in realtà gestendo la kermesse motoristica bolognese appoggiandosi inizialmente a icone assolute del motorsport quali Giacomo Agostini, campionissimo delle due ruote, Sandro Munari, fuoriclasse dei rally, e Renato Molinari, funambolo della motonautica.
Zodiaco resterà al vertice del Motor Show fino al 1980 compreso, momento del passaggio di consegne con il nuovo patron Alfredo Cazzola. La manifestazione, già ottimamente oliata, andrà avanti pur tra alti e bassi fino al 2017, cedendo poi il passo al Motor Valley Fest, festival che celebra la terra dei motori ma nulla ha a che vedere con la kermesse delle origini.

In Italia nella seconda metà degli anni 70 c’è grande fermento e passione per tutto ciò che riguarda il mondo dell’automobile anche nella sua declinazione sportiva, tant’è che Zodiaco nei padiglioni fieristici di Bologna ospita personaggi del calibro di Niki Lauda, reduce dall’incidente del Nürburgring nel 1976, James Hunt, Mario Andretti, Clay Regazzoni, Jody Scheckter, Nelson Piquet e così via.

Il Gotha della Formula 1 di quei tempi, insomma, al punto che sarà proprio Andretti a proporre a Zodiaco di esportare il “giocattolo” Motor Show negli Stati Uniti d’America, patria delle dune buggies uscite dal film “Il caso Thomas Crown” del 1968 con Steve McQueen protagonista, in una nazione sempre pronta alle novità e agli show più rocamboleschi. Purtroppo non se ne farà nulla, come Mario Zodiaco ha raccontato a Motorphone TV, il canale YouTube di Ermanno Frassoni, anche se resta l’originalità dell’idea e quel desiderio impossibile da soddisfare di scoprire cosa sarebbe potuto essere un Motor Show itinerante nei vari Stati d’America.

Archiviato il sogno del Motor Show a stelle e strisce per le ragioni che scoprirete nel video, ecco che dopo aver salutato Bologna sul finire del 1980 Zodiaco si butta a capofitto nell’ennesima impresa: organizzare un Motor Show a Rio de Janeiro, in Brasile, complici la Riotur che già si occupava del mitico carnevale e i campioni del volante dell’epoca Emerson Fittipaldi e Nelson Piquet. Sarebbe stato possibile bissare il successo travolgente del Motor Show di Bologna anche in Brasile? Questo non lo sapremo mai perché il progetto di Zodiaco, nei primi anni ottanta residente in Brasile e da lungo tempo di stanza a Panama, non superò la fase preliminare. Sarà anche vero che con i se e con i ma non si fa la storia, eppure da questi Motor Show esteri mai realizzati traspare la voglia di esplorare nuovi orizzonti e tracciare confini inediti sia sotto il profilo imprenditoriale che culturale.
Ferrari: record di equipaggi da tutto il mondo per la Cavalcade Riviera
È un itinerario che unisce l’Italia e la Francia quello che la clientela internazionale di Ferrari sta per scoprire alla guida dei modelli della Casa. Luoghi affascinanti della Costa Azzurra e della Riviera di Ponente, passi alpini e località esclusive, paesaggi celebri ma anche angoli meno noti da far conoscere e valorizzare.
La Ferrari Cavalcade, che avrà come base principale Monte Carlo, ha preso il via il 27 giugno a Sanremo, da dove si è avviata sul lungomare fino a Monaco per poi visitare l’antico santuario di Vicoforte. La partenza è stata preceduta da una grande esposizione presso il Forte di Santa Tecla delle 144 vetture partecipanti, un record nella storia dell’evento, fra cui si sono potuti ammirare gran parte dei modelli presentati da Ferrari negli ultimi dieci anni.
La seconda giornata è stata dedicata alla Costa Azzurra, al suo meraviglioso litorale fra Monaco e Saint-Tropez, alle strade che si addentrano nell’entroterra della Provenza. Per domani 29 giugno è stato disegnato un percorso fra i passi della Alpi Marittime, che taglia la frontiera a Isola 2000 e attraversa la campagna piemontese. La quarta giornata di guida, giovedì 30 giugno, vedrà le vetture valicare il leggendario passo del Col de Turini e concludere la Cavalcade con una grande parata a Monaco e un’esposizione finale in Place du Casino.
Previsto nel 2020 e rimandato a causa della pandemia, torna un evento unico nel mondo dell’automobilismo che riesce a riunire sotto il segno del Cavallino Rampante gli equipaggi provenienti da oltre 30 nazionalità, fra cui Stati Uniti, Canada, Cina, Emirati Arabi, Nuova Zelanda e naturalmente l’Europa.
Spark, il programma Le Mans 2022 in 1:43
Mix Diffusion ha annunciato questo pomeriggio le uscite Spark 1:43 delle vetture della 24 Ore di Le Mans 2022. In allegato il documento in pdf con tutti i dettagli.
24 Ore di Le Mans 2022: i dati dell’audience
Dopo due edizioni disputate in un contesto inedito, la 24 Ore di Le Mans 2022 ha ritrovato il suo pubblico. 244.200 spettatori hanno assistito alla quinta vittoria della Toyota, mentre svariati milioni di persone hanno potuto seguire la corsa sui differenti supporti digitali. Nell’infografica che pubblichiamo di seguito potete scoprire le cifre di questa novantesima edizione della 24 Ore.

Rassegna stampa: Alpine la grande aventure depuis 1955
A cura di Cars & Motors Garage esce nelle edicole francesi una pubblicazione di 146 pagine che attraverso sedici modelli (quelli fondamentali ma anche alcuni rari e particolari) traccia la storia del marchio fondato da Jean Rédélé nel 1955, arrivando alla A110 S del 2022. Si tratta di un quasi-libro che probabilmente non dice niente di inedito, ma mette qua e là un po’ d’ordine in un argomento che pochi possono dire di conoscere in modo davvero approfondito. Molto utile, ad esempio, la cronologia completa delle varie versioni della A110, che dal 1963 al 1976 sono parecchio di più di quante normalmente non si immagini. Interessanti anche i capitoli sulle vetture da competizione, come la A110 1800 Gr.4, la A210, la A442 o la A110 Rallycross utilizzata da Bruno Saby, autore tra l’altro della prefazione. Diverse foto d’epoca e di vetture ben restaurate o conservate arricchiscono la pubblicazione, che ha un prezzo di vendita in Francia di € 14,90.




