Spark non si arresta e per il IV trimestre 2022 aggiunge una lunga teoria di modelli 1:43 in varie serie nazionali. Notevoli alcune vetture della 12 Ore di Sebring (Ford GT40, Porsche 904 Carrera GTS, 906 Carrera 6) e della 1000km del Nürburgring. Trovate il dettaglio nel documento ufficiale che pubblichiamo qui di seguito. Simpatiche anche un paio di Ford Sierra RS500 australiane. Insomma, c’è di che accontentare un po’ tutti.
24 Ore del Nürburgring 2022: preparazione del mercoledì sera
Inizia oggi il programma in pista della 24 Ore del Nürburgring 2022: dopo le prove delle “support races”, il primo turno di qualifiche è previsto dalle 12.30 alle 14. Ieri nel paddock fervevano i preparativi, e nella vicina Adenau si è svolta la classica sfilata per il paese, con una selezione di vetture e piloti che parteciperanno alla 24 Ore.
Un giro nel paddock del Nürburgring non è mai qualcosa di banale e in eventi come questo ti capita di incontrare diversa gente del giro, dall’inossidabile Arturo Merzario a Klaus Ludwig, da Jochen Mass a Jim Glickenhaus fino a Olaf Manthey, disposti a parlare e anche a scherzare un po’. Ognuno di loro ha più che validi motivi per essere lì…! Il mercoledì sera si possono osservare nella pitlane varie evoluzioni: dalle prove di cambio gomme agli ultimi aggiustamenti, dalle foto promozionali per brochure e siti (divertente la sessione del Toyota Gazoo Thailand) alla sistemazione dei box, pieni come uova, visto che ogni garage ospita svariate auto, non sempre dello stesso team.
E’ l’aspetto forse più rilassato delle corse, quella che ormai banalmente si definisce la quiete prima della tempesta. Povero Leopardi, gli fischieranno le orecchie; il primo che l’ha detta era divertente, dal secondo in poi anche no. Come quelli che fotografano la frittata che si sono preparati e la mettono su Facebook. Il discorso ci porterebbe lontano.
Gallery copyright David Tarallo / pitlaneitalia.com

































Porsche 911 IMSA-style
Una sorta di “divertissement”, questo su base Pit (1:43). L’ispirazione è americana, e si richiama alle Porsche 911 radicalmente modificate che negli anni ottanta correvano nell’IMSA e in altri campionati simili. Questi soggetti affascinavano molto Fabrizio Pitondo, il cui primo modello – lo ricordate? – fu proprio una Porsche 911 IMSA, con carrozzeria Targa. Montaggio di Gualtiero Negri.











I Porsche Club festeggiano il 70° anniversario
Il marchio Porsche ha sempre aggregato persone provenienti da tutto il mondo. Il primo Porsche Club è stato fondato 70 anni fa, il 26 maggio 1952. Oggi esistono oltre 700 Porsche Club in tutto il mondo, con più di 240.000 soci in 86 paesi. Questa rete globale di club dedicati al marchio non ha eguali nel settore automobilistico, sia per la sua struttura che per le sue dimensioni. Per il 70° anniversario è prevista una serie di iniziative e manifestazioni durante tutto l’anno.
“Porsche non sarebbe Porsche senza la community globale di amici e appassionati che si riuniscono per condividere la passione per il nostro marchio”, ha dichiarato Detlev von Platen, membro del consiglio di amministrazione e responsabile vendite e marketing di Porsche AG. “I Porsche Club mantengono viva la tradizione del Marchio e i loro membri si impegnano in attività sociali, sportive e comunitarie, rappresentando in questo modo i nostri valori. Ciò rende i club interessanti per giovani e meno giovani. Siamo lieti di poter celebrare questo anniversario speciale”.
I Porsche Club: la storia di un successo internazionale
Nel maggio del 1952, appena due anni dopo che il Marchio aveva consegnato la sua prima auto sportiva in Germania, i clienti Porsche si unirono per formare quello che oggi è il Porsche Club Westfalen (anche se il suo nome era originariamente Westfälischer Porsche Club Hohensyburg). Il primo Porsche Club internazionale al di fuori della Germania fu fondato in Belgio nel 1953, mentre il Porsche Club of America, oggi il più grande Porsche Club al mondo, sorse nel 1955. Ogni anno, in tutto il mondo, vengono fondati circa cinque nuovi club. Si tratta di associazioni registrate, autonome e indipendenti, o di strutture giuridiche analoghe, organizzate su base volontaria e congiunta dai loro membri. Ogni club offre quindi un programma e una gamma di servizi esclusivi: dai raduni agli eventi motoristici, dagli eventi sociali ai training tecnici di prodotto e alle conferenze sulla mobilità elettrica, fino ai “concorsi d’eleganza” e alle sfilate Porsche su più giorni. Le vetture dei membri dei club spaziano dalle auto d’epoca all’attuale gamma di modelli Porsche. I Classic Club di tutto il mondo si occupano in particolare della conservazione e della manutenzione dei modelli Porsche storici.
Già inizialmente, ai tempi dei primi “circoli di amici”, il fondatore dell’azienda Ferry Porsche e Fritz Huschke von Hanstein, che all’epoca era il responsabile delle competizioni, decisero di radunare gli “amici di Porsche”. Poiché i primi gruppi sorsero nella comunità delle gare automobilistiche, fu Huschke von Hanstein ad instaurare un legame con la Casa automobilistica e a partecipare attivamente alla fondazione del primo club. Nel 1956, insieme a Ferry Porsche, organizzò un raduno per tutti i clienti europei e americani. Si trattò del primo raduno Porsche, che si tenne a Merano, in Italia, e rappresentò l’inizio delle manifestazioni europee. Negli anni successivi, circa 600 vetture continuarono a riunirsi qui con regolarità. Ferry Porsche continuò a partecipare ai raduni Porsche negli Stati Uniti anche in età avanzata. È una tradizione che Wolfgang Porsche e Hans-Peter Porsche hanno mantenuto fino ad oggi. Nel frattempo, la gestione dei club è stata assunta dal team Global community management, oltre che dagli importatori e dai concessionari Porsche.

Festeggiamenti per il 70° anniversario
Per celebrare il 70° anniversario, Porsche sta predisponendo una campagna mondiale con una serie di comunicazioni ed eventi all’insegna del motto “enduring passion”. Oltre ai tradizionali materiali per i media contrassegnati dal marchio Porsche, la campagna prevede un polo contenutistico centralizzato, dove i soci dei Porsche Club potranno pubblicare le storie dei loro club. La Casa sponsorizza inoltre eventi legati ai Porsche Club, come il 356 Meeting che si terrà in Olanda a maggio, la Porsche Parade USA e la Le Mans Classic.







Novità Spark e Looksmart settimana 21
Mix Diffusion ha comunicato stamani alcune novità Spark e Looksmart in uscita in questi giorni. Fra le cose più interessanti spicca il set celebrativo in 1:43 della doppietta McLaren al GP d’Italia 2021. In arrivo anche due versioni della Ferrari SF21 F.1 dell’anno scorso, in scala 1:18.
| SPARK | |
| REF | DESIGNATION |
| NOUVEAUTES échelle 1:18 | |
| 18S597 | MCLAREN MCL35M N°4 McLaren 3ème GP Monaco 2021Lando Norris avec N°3 Board |
| 18S600 | ALPINE A521 N°31 Alpine F1 Team Vainqueur GP Hongrie 2021 Esteban Ocon avec Pit Board |
| 18S601 | RED BULL Racing RB16B N°33 Honda Red Bull Racing Vainqueur GP Pays-Bas 2021 Max Verstappen avec Pit Board |
| 18S605 | RED BULL Racing RB16B N°33 Honda Red Bull Racing2ème GP Turquie 2021 Max Verstappen |
| 18S606 | RED BULL Racing RB16B N°11 Honda Red Bull Racing3ème GP Turquie 2021 Sergio Perez |
| 18S694 | ORECA 07 – Gibson N°1 Richard Mille Racing Team 24H Le Mans 2021 T. Calderón – S. Flörsch – B. Visser |
| 18S696 | AURUS 01 – Gibson N°26 G-Drive Racing 24H Le Mans 2021 R. Rusinov – F. Colapinto – N. de Vries |
| 18S697 | ORECA 07 – Gibson N°31 Team WRT Vainqueur LMP2 class 24H Le Mans 2021 R. Frijns – F. Habsburg – C. Milesi |
| 18S698 | ORECA 07 – Gibson N°34 Inter Europol Competition 10ème 24H Le Mans 2021J. Smiechowski – R. van der Zande – A. Brundle |
| 18SB022 | BMW M6 GT3 N°10 Boutsen Ginion 24H Spa 2020K. Ojjeh – G. Vannelet – B. Lessennes – J. Klingmann (750ex) |
| 18SB029 | LAMBORGHINI Huracán GT3 Evo N°63 Orange 1 FFF Racing Team 24H Spa 2020 D. Lind – M. Mapelli – A. Caldarelli |
| 18SB030 | MERCEDES-AMG GT3 N°7 Toksport WRT 2ème Silver class 24H Spa 2021 A. Jefferies – O. Tunjo – P. Petiti – M. Dienst (300ex) |
| NOUVEAUTES échelle 1:43 | |
| S7694 | MCLAREN MCL35M N°3 + N°4 McLaren Vainqueur GP Italie 2021 2ème GP Italie 2021 Daniel Ricciardo + Lando Norris avec Pit Board (1000ex) |
| LOOKSMART | |
| REF | DESIGNATION |
| NOUVEAUTES échelle 1:18 | |
| LS18F1038 | FERRARI Scuderia SF21 N°16 Scuderia Ferrari 2ème GP Angleterre 2021 Charles Leclerc |
| LS18F1039 | FERRARI Scuderia SF21 N°55 Scuderia Ferrari GP Angleterre 2021 Carlos Sainz Jr. |
| SCHUCO | |
| REF | DESIGNATION |
| NOUVEAUTES échelle 1:18 | |
| 450018400 | MERCEDES-Maybach Ultimate Luxury 1/18ème Résine |












































EuroBrun, Euroracing e altre avventure: Mino Torazzi
C’è quasi sempre un possibile punto di svolta per ogni piccolo team di Formula 1 che si rispetti. Nel caso della EuroBrun, scuderia italo-svizzera che nel Circus ha ballato dal 1988 al 1990, questa sliding door si è presentata in Canada nella stagione d’esordio complice Stefano Modena vicino a chiudere in zona punti se soltanto il cambio non l’avesse tradito in quel di Montreal.

Un avvio difficile per la compagine gestita dalla Euroracing di Giampaolo Pavanello come testimonia la volontà dell’elvetico Walter Brun di sostituire a un certo punto del campionato Oscar Larrauri, compagno di Modena, con il tedesco Christian Danner. Sostituzione non avvenuta perché, come ricorda Mino Torazzi, socio e team manager EuroBrun nel 1988, Danner sulla ER188 dell’argentino proprio non riusciva ad entrarci. Motorphone TV, il canale YouTube di Ermanno Frassoni, è tornato a interpellare Torazzi per indagare sulle vicende EuroBrun oltre che per scoprire qualcosa di più sul compianto Giovanni Salvati, grande talento dell’automobilismo italiano prematuramente scomparso, sulla Tecno ammazzasette nelle formule minori, sulle differenze di carattere e di approccio alle corse dei fratelli Vittorio e Tino Brambilla e sulla stella lucente di Lella Lombardi, tutti professionisti di un motorsport pane e salame che oggi manca così tanto.


Mino Torazzi, infatti, è stato in diverse fasi della sua carriera, ben prima che l’EuroBrun approdasse in Formula 1, loro manager e consigliere, salvo poi trasferirsi in Brasile a fine anni 80 dove la propensione per l’avventura, vedi il periodo trascorso in una tribù locale nella selvaggia Amazzonia, non l’ha mai abbandonato.
Foto di apertura: Riccardo Patrese con l’Alfa Romeo 184T, progenitrice dell’EuroBrun ER188.
Ferrari al GP di Spagna F.1
Credit: Scuderia Ferrari Press Office






















Toyota da una vita
Testo e foto di Riccardo Fontana (in redazione David Tarallo)
Era un sabato pomeriggio dell’estate 1995, avevo tre anni, e dopo aver accompagnato al lavoro mia madre, di turno in ospedale, mio padre mi aveva portato a fare il solito giretto, tipicamente a tema motoristico: quella volta eravamo passati alla concessionaria Toyota di San Martino Siccomario, e all’entrata ero rimasto folgorato da una grande fotografia appesa al muro dietro al bancone della reception: c’era una macchina in volo, molto staccata da terra, con dietro una montagna innevata e due neri a piedi fermi che la guardavano passare a bordo strada, impassibili e maestosi come lo stesso panorama d’Africa che li circondava.




Io all’epoca non lo sapevo, ma quella foto di McKlein, forse la più straordinaria ed evocativa di tutta la storia dei Rally, ritraeva Ian Duncan in volo con la Toyota Celica GT-Four ST 185 durante le ricognizioni del Safari 1993. Il tarlo di quel momento mi è rimasto a lungo, quindi che fare? In primis procurarsi un bel modello della Celica ritratta, e in secundis, come se n’è presentata l’occasione, procurarsi anche una bella Celica GT-Four Carlos Sainz Limited Edition vera, ma questa è un’altra storia che non approfondiremo in questa sede.
Il modello prescelto è il noto (e vetusto) kit Hasegawa in scala 1:24, nato in contemporanea all’auto reale, ma aggiornato in alcuni dettagli nel corso degli anni. Un modello per nulla privo di difetti, ma che se ben montato è comunque in grado di fare la sua figura. Innanzitutto, cominciamo col dire che il kit di partenza soffre dei tipici difetti della solita produzione Hasegawa: è troppo stretto, ha delle ruote un po’ troppo piccole (anche se sulle versioni da terra, come questa, si nota poco rispetto a quanto accade per i modelli relativi a gare “full-tarmac”), un assetto di fantasia, e dei sedili più vicini alla scala 1:32 che all’1:24 di riferimento.




Finito? No, manca completamente ogni accenno di pedaliera, che comunque non si vede (ma su 50€ tondi tondi di modello di taglia media è una dimenticanza che inizia a lasciare l’amaro in bocca anche a me che sono di bocca buona) e tutta la rete di protezione e le relative fascette di supporto da fissare al bull-bar anteriore. Finito? No, le fotoincisioni sono ridotte al minimo, e gli sponsor tabaccai sono ovviamente censurati, ma questo non è un neo imputabile ad Hasegawa, quanto alle ben note (e incomprensibili) gogne legali.
Come affrontare il montaggio di un simile modello da persona normale? Signori, io non sono Luca Cavicchi, non sono Manuel Olive Sans, ho una manualità buona ma, causa cheratocono, nonostante i miei trent’anni appena compiuti inizio a vederci pochissimo da vicino, quindi un modello per mio conto dev’essere pulito, ben realizzato, ed aderente al reale almeno per le cose “macro”. Tradotto: l’assetto deve essere giusto, la livrea deve essere giusta, i dettagli visibili devono esserci tutti e devono essere ben realizzati. Ho tralasciato la pedaliera, perché veramente, complice l’esiguità dell’abitacolo, non si nota assolutamente, ma tutto il resto ho voluto realizzarlo. Per le referenze fotografiche mi sono affidato sia alla rete che a Rally Cars di McKlein, una vera bibbia per ogni appassionato di Rally. A questo punto, prescelta la versione di Juha Kankkunen, vincitrice di quel Safari e del Mondiale dello stesso anno, c’è stata solo una cura dei dettagli e della verniciatura al massimo delle mie possibilità, con l’aggiunta a parte delle decals Marlboro e della rete anteriore. La griglia di sfogo dell’intercooler, agghiacciantemente realizzata in blocco pieno con la carrozzeria è stata aperta e completata con un pezzo di rete avanzato da un altro kit dello stesso produttore (Lancer Evo I), in modo tale da avere un livello di realismo almeno accettabile.
Il risultato finale è quello che vedete nelle foto: nessuna difficoltà particolare a parte la costruzione delle cinture e il relativo imbocco nelle (troppe) minuscole fotoincisioni che le compongono, ma quello è un problema dei miei occhi, anche se per cinquanta euro una soluzione un minimo più pratica e “pronta all’uso” si potrebbe trovare. Molto apprezzabile, da parte di Hasegawa, il completo rifacimento dei cerchi O.Z. e degli ammortizzatori, disastrosi nella prima edizione di questo kit (datata tardo 1993) ed oggi molto belli.
Confrontate questo modello con le foto che trovate su internet dei montaggi di scatole vecchie, capirete di cosa sto parlando. Come volevasi dimostrare, con ruote e assetto (quasi) perfetti, il modello cambia completamente faccia, e le pecche di forma che lo contraddistinguono (l’Hasegawa è talmente stretto che, più che una Celica GT-Four, sembra una 1.6 a trazione anteriore con la presa d’aria sul cofano della GT-Four) non si notano più.


Ho un altro modello, trovato già costruito, relativo alla vettura di Carlos Sainz del Tour de Corse 1992: il modello all’80% è lo stesso, ma il cambiamento di colpo d’occhio è disarmante. Quindi, ancora una volta possiamo dirlo: le ruote fanno quasi da sole la riuscita o meno di un modello, almeno a livello di percezione di chi guarda. Le fascette di supporto della rete della protezione anteriore sono state realizzate con del semplice fil di ferro sottile e sagomato, una cosa alla portata di molti. Alla fine, il montaggio è stato molto divertente e appagante, restano due punti fermi: il primo è relativo al costo, perché il kit è costato 50€, e poi tra bombolette, ammorbidente, boccette di colore, decals aggiuntive, rete, eccetera eccetera abbiamo superato i 100€ totali, che iniziano ad essere una signora spesa di questi tempi, e il secondo è il tempo e la cura che in simile lavoro richiede: io sono dimissionario, e con le molte ferie arretrate che ho beh, ho del tempo libero che mi permette di perdermi in questi lavori, ma non in molti potrebbero fare altrettanto, e non in molti saprebbero ricavare un modello buono da un simile kit così antiquato, anche con la visione semplice e lineare del sottoscritto.

Quindi, la domanda vera rimane: se Ixo proponesse un simile modello già pronto, anche leggermente meno curato, per una cifra oscillante tra i 25 e i 30€, in quanti semplici appassionati se la sentirebbero di spendere ancora certe cifre per un kit solo per andare incontro all’ignoto? A voi l’ardua sentenza…
Alfa Romeo GTA Varano 1973
Questo interessante kit Arena, uscito nel febbraio del 2020, riproduce la vettura con un inedito spoiler anteriore pilotata dall’altoatesino Brunner a Varano de’ Melegari nel 1973. Montaggio di Gualtiero Negri, che ha ottenuto un gran bel modello con interventi decisivi, fra cui la sistemazione delle cornici dei vetri.












La formula vincente
Qualche anno fa iniziava la coraggiosa avventura di Officina942, marchio della Società Editrice Il Cammello di Torino. L’idea – l’avevamo ribadito anche noi – era originale e audace: riproporre in scala 1:76 modelli nello stile dei primissimi diecast degli anni quaranta. Oggi, a distanza di tempo, si può dire che la scommessa sia stata vinta. Officina942 ha superato le turbolenze del decollo e sta continuando con una buona allure il proprio percorso. Nel frattempo la produzione si è diversificata: alla serie 1000 (modelli italiani dagli anni 30 all’inizio degli anni 60 in diecast) si sono affiancate altre due linee. La serie 2000, nata per coprire soggetti più di nicchia come carrozzerie speciali, prototipi e quant’altro, lascia la zamac per la resina. In questo caso le tirature sono limitate a soli 100 pezzi.

Vi è poi la serie 3000, in diecast, che è l’ultima arrivata: qui siamo nel regno delle Formula 1 anni cinquanta, proposte nelle classiche livree dell’epoca. Troviamo quindi i classici rosso Alfa e Ferrari, ma anche il blu della scuderia di Rosier, il verde del team Whitehead o il gialloblu dell’Equipo Argentino.

Infine, la Serie A, composta da edifici e accessori per valorizzare i modelli in vetrina. Tornando alla Serie 3000, i primi soggetti sono stati la Maserati 4CLT/48, la Ferrari 125, l’Alfa Romeo 159 e la Lancia D50, proseguendo poi con altre vetture iconiche quali Ferrari 500 F.2 e 625 F.1.

La novità più recente non è una monoposto ma una Sport, la Ferrari 125S del ’47, la prima costruita. I modelli Officina942 sono qualcosa di sostanzialmente diverso dalle riproduzioni ordinarie: sono degli oggetti evocativi, adatti anche a persone che non necessariamente si interessano di miniature.

La scala, l’antica e gloriosa “00”, è ricca di suggestioni del passato. Un suggerimento, forse fuori luogo, forse un po’ folle ma la buttiamo là: che effetto farebbe una serie in 1:43, anche semplicemente in resina?
