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Svelato il calendario 2021 del WEC: si torna alla stagione unica, presente la 1000km di Monza

2021 FIA World Endurance Championship provisional calendar revealed

• 6 races for 2021 FIA WEC calendar 

• New race venue of Monza added 

• WEC Season 9 will revert to traditional calendar format

The 2021 FIA World Endurance Championship provisional calendar* announced today is aimed at offering the WEC’s manufacturers, teams and partners intercontinental visibility in key regions around the world, while at the same time fully recognising the global economic crisis as a result of the COVID-19 pandemic.

Six races in world-class venues across North America, Europe, Asia and the Middle East, including the 24 Hours of Le Mans, are on the 2021 calendar and all events will take place in one calendar year. The races will vary in length between 6 and 24 hours.

It should be understood that this calendar is subject to further change according to the evolution of the current health crisis, or contingent to the calendars of other FIA World Championships.

As well as the cornerstone of the FIA WEC, the 24 Hours of Le Mans, now back in its traditional June slot, the calendar features popular and iconic tracks such as Sebring, Spa, Fuji and Bahrain. These well-established WEC venues will be complemented in 2021 by the addition of the Italian temple of speed, Autodromo Nationale Monza, which will play host to a round of the world championship on 18th July 2021.

The FIA WEC 2021 calendar has been presented to the FIA Endurance Commission, presided over by Richard Mille, and will be submitted to the FIA World Motor Sport Council for approval in December 2020.

Pierre Fillon, President of the Automobile Club de l’Ouest (ACO) commented: “Six events make up the 2021 season of the FIA World Endurance Championship. To welcome our new top category in endurance racing we needed a calendar that sets the tempo and benchmarks for these new machines. Despite the current difficult circumstances, which may bring with them certain consequences for our championship events and certain economic constraints, it is clear that this ninth season of the FIA World Endurance Championship is more than promising, both for its competitors and for the circuits involved.\”

Richard Mille, President of the FIA Endurance Commission said: “The fact that the day before the 2020 24 Hours of Le Mans the next year’s FIA World Endurance Championship is being announced is very satisfying. I must admit that the promoter has done an incredible job and the six-round schedule is an optimal solution in the current economic climate. A compact calendar will be a more cost-effective exercise for the teams compared with the usual, eightround season, at the same time retaining the iconic races across different continents that give the FIA WEC its unique character. Furthermore, against all odds, the championship is going forward with the addition of another exciting venue. I’m very much looking forward to next year and today’s announcement is the first indication of a successful 2021 season for FIA WEC.\”

Gérard Neveu, CEO of the WEC added: “We listened to our manufacturers, teams and partners and responded with a calendar featuring fewer events than in the past to allow them all time to deal with the current economic crisis. We will revise this upwards again in the future, as and when the health situation and the economy allows us to do so – hopefully from 2022 onwards. The calendar also takes into account our logistical road map as it provides our teams with the most cost-effective package possible.”

2021 FIA WEC PROVISIONAL CALENDAR *

• 13/14 March Pre-Season Tests Sebring (USA) 

• 19 March 1000 Miles of Sebring (USA) 

• 01 May TOTAL 6 Hours of Spa-Francorchamps (BEL) 

• 12/13 June 24 Hours of Le Mans (FRA) 

• 18 July 6 Hours of Monza (ITA) 

• 26 September 6 Hours of Fuji (JPN) 

• 20 November 6 Hours of Bahrain (BAH) 

*Subject to approval by the FIA World Motor Sport Council

La storia di Provence Moulage, parte 1

Provence Moulage, ricchezza e nobiltà

testo di Umberto Cattani e David Tarallo
foto Umberto Cattani, David Tarallo
 

[la seconda parte della storia potete leggerla a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/10/la-storia-di-provence-moulage-parte-2.html 
la terza parte è disponibile qui: 
https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2021/04/la-storia-di-provence-moulage-parte-3.html]

Parafrasando con qualche licenza uno dei film più belli interpretati da Totò, potremmo riassumere in questi termini il debutto di Provence Moulage. Nobiltà, perché il suo fondatore, Xavier de Vaublanc, è un marchese; ricchezza, perché alla base di questa firma c\’era un certa solidità economica. Vi racconteremo per sommi capi ma cercando d\’essere esaustivi la storia di questo fabbricante, partendo dai primi timidi passi. 


Xavier de Vaublanc, protagonista del nostro racconto, si laurea in architettura alla fine degli anni settanta ma non intraprende la carriera professionale. Appassionato di modellismo, raccoglie, come fanno tutti, modelli Solido, Dinky e Corgi, la base di ogni collezione che si rispetti. 

Provence Moulage curò per conto di 
Malot (DM Modèles) lo stampaggio
di questa Alpine A110, la scatola 
stessa portava la firma della
casa marsigliese. 

Sempre in quegli anni aderisce ad un club di Lione e si diletta in semplici elaborazioni per arricchire la sua raccolta: lui stesso amava ricordare i primi soggetti affrontati, come Peugeot 203 coupé e cabriolet o Simca Chatelaine. Con la collaborazione di un amico, Jean-François Croisy, produce una piccola serie di modelli in resina poliestere (XV Modèles), venduti essenzialmente in occasione di borse di scambio. Nulla di eccezionale, la qualità è discreta e grazie a numerosi scambi, la collezione personale diventa sempre più importante al punto che Xavier in breve si trasforma in un vero esperto della materia. E\’ arrivato il momento di fare della passione un lavoro. 

La Talbot Coach, raro transkit su base 
Solido. Questo esemplare non è un factory
built ma ha una storia particolare, perché
fu montato da Monsieur Borja, prototipista
presso Provence Moulage, ma 
soprattutto Norev negli anni novanta e 
fondatore del marchio Azur. 

















Il passo successivo vede quindi l\’apertura di un negozio specializzato a Marsiglia, XVM (Xavier Vaublanc Modèles) in rue Crudère, che è la strada parallela a quella in cui si trova il laboratorio di MRF. All\’inizio XVM si dedica alla vendita di modelli obsoleti ma ben presto imbocca la strada dell\’artigianato. 


I kit di Provence Moulage rispettavano
fedelmente le linee ma non erano 
ricchi di dettagli. Per realizzare questa Talbot
Samba era necessario aggiungere alcuni
particolari indispensabili. Ref. K58. 
















La collaborazione con Calligaro e Gauthier tuttavia si limita inizialmente all\’utilizzo della macchina centrifuga che stampa i particolari in metallo bianco. Per i primi tempi, infatti, XVM prosegue con piccole serie realizzate sullo stile dei Dinky e dei Norev, senza vetri né interni (un genere di prodotto che ha un certo seguito anche nel Regno Unito, con i vari Copycat, Odgi Toys e così via). 

No, non siamo nel Bronx; il 
numero 29 di rue Chateauredon,
a Marsiglia, come appare oggi.
 


Nascono così delle riproduzioni di Peugeot 203 coupé, 203 fourgonnette, 203 break. 

L\’idea di un modello speciale in resina prende corpo e nel 1981 de Vaublanc presenta una Citroën DS21 Chapron Coupé, qualitativamente in progresso, il cui prototipo si deve a MRF, che purtroppo chiude i battenti poco dopo causando qualche problema di produzione. Uno dei dipendenti, François Vaiarello, offre la sua collaborazione, consentendo il prosieguo dell\’attività. Viene siglato un accordo con Gauthier per l\’utilizzazione dei vecchi master MRF. 
Uno dei pochi transkit realizzati per una base
Solido, su cui si adattava la carrozzeria 
in resina. Il modello riproduce la
Ford Thunderbird Coupé. Ref. TK20.
 

La nascita ufficiale del marchio Provence Moulage avviene nella primavera del 1982, e sancisce l\’abbandono del metallo in favore della resina. Un primo laboratorio è approntato nel magazzino del negozio XVM, che nel frattempo, dalla sede iniziale, si è trasferito al numero 6 di cours Lieutaud, sempre a Marsiglia. Il primo modello a catalogo è una Jaguar E-type, una scelta che la dice lunga sulla passione di Xavier per le vetture inglesi e, in particolare, per il marchio di Coventry. 
CCC e Provence si spartirono stampate e
prototipi delle DB Panhard. Questa Coach
finì nel catalogo di Georges Pont (CCC) ma
prima era stata una referenza marsigliese. 
Ref. K35. 

A metà degli anni ottanta, il filone
delle americane era tutto da scoprire. 
Si esaurirà purtroppo entro breve tempo. 
Il kit riproduce la Chevrolet Nomad del 1955
con particolari cromati e fotoincisi. 
Ref. K199. 

La resina poliestere, vetrosa e fragilissima, lascia il posto alla resina poliuretanica, più facile da trattare, ed è forse interessante rimarcare come Provence Moulage sia la prima ditta automodellistica a fare uso di questo materiale. La produzione prende sempre più piede e presto i locali, siti in rue Chateauredon, si rivelano insufficienti ad ospitare un\’attività in costante espansione. Il negozio, una vera mecca per gli appassionati di obsoleti, è ceduto in gestione. Provence Moulage nel 1987 si sposta ad Aubagne, in un capannone di oltre mille metri quadrati.

Belle stampate in resina, particolari
netti e precisi, decals Cartograf: questa
Giulietta SZ coda tronca può ancora
dare dei punti allo Spark uscito in questi
giorni. 

L\’investimento è importante ma il mercato tira che è un piacere, perché non adeguarsi ai tempi? Il passo successivo potrebbe essere una produzione in zamac come ha fatto Vitesse, ridando vita al settore con le sue realizzazioni di ottima qualità; la tentazione è forte ma il nostro architetto dimostra lungimiranza ed abbandona in fretta questo proposito. Vedremo poi più avanti come questa sia stata una decisione davvero lungimirante. Se Calligaro per Starter fu un ragioniere, Xavier de Vaublanc per Provence dimostrò doti da vero uomo d\’affari… 

La collaborazione con MRF
portò in dote varie Alpine A110. 
Questo modello fu uno dei primi
a finire nel listino con la ref. K2
(Rally Sanremo). Questa fotografata
è invece la vincitrice del Monte
Carlo 1973 (ref. K103). 



L\’attività decolla e fra i primi ottimi clienti vi è il belga Bernard Sauvage. In breve, Provence Moulage schiaccia ogni concorrenza, in particolare Record si sente sfuggire rapidamente di mano una bella fetta di mercato che non sarà più riconquistata. Punto forte del marchio di Aubagne è l\’estrema varietà delle proposte, nessuna tematica è tralasciata, ad eccezione delle F.1 e delle vetture da record. Le vetture da competizione costituiscono un filone sempre più seguito, grazie anche all\’arrivo di un bravo modellista di nome Alain Metroz, il cui primo prototipo con Provence Moulage fu la Jaguar MkII (catalogo K54), seguita quasi a ruota dalle Peugeot 205 Turbo 16 e dalle Audi Quattro Gruppo B. 

Se l\’Alpine A110 fu proposta
in numerose varianti, anche la
Gordini 3.0 non si sottrasse alla 
regola. Questa corse la Carrera
Panamericana (Ref. K122).
 


Ma anche le stradali, soprattutto se di marca francese, hanno un ruolo importante, e qui si nota l\’estrazione dello Xavier collezionista, legato agli anni d\’oro di Solido, Dinky, Norev e Corgi. Per le americane (Studebaker, Cadillac e altri marchi classici), Provence Moulage può contare sulla competenza di Chris Boyer. Le cifre di vendita sono impressionanti: ogni mese escono sei novità, la tiratura minima di ogni kit è di un migliaio di pezzi che raddoppiano nel caso di riproduzioni particolarmente interessanti e d\’attualità. 

La Porsche 911, prima al Monte Carlo
1970, aveva decalcomanie francesi, 
presto abbandonate per le più
qualificate Cartograf (Ref. K48). 

Fino al 1990, in seno a Provence Moulage lavorano venticinque dipendenti in grado di sfornare novemila kit al mese. Una parte del lavoro di confezionamento è affidata esternamente ad una cooperativa sociale, che si occupava dell\’inserimento di ragazzi disabili. Così come fa la concorrenza più agguerrita, anche Provence Moulage nel 1986 debutta con un suo catalogo a colori. 

Un modello realizzato per conto
dell\’Equipe Tron, riproduce la
vincitrice della prima edizione 
della Carrera Panamericana. Fu
commercializzata anche la
versione stradale.
 















Al centro è ospitato un elenco dei negozi più importanti che vendono i kit della casa marsigliese. Un quarto oppure un ottavino di pagina e in questo modo tutti ne escono soddisfatti, Provence che copre le spese ed i commercianti che in questo modo promuovono la loro attività. Ad Aubagne si produce anche per conto terzi. 

Progressivamente Provence
Moulage si interessò anche alle
comprimarie che scendevano in pista
a Le Mans. Questa Porsche 930 gr.B
gareggiò nel 1984 (Ref. K73).
 


Tra i clienti, l\’Equipe Tron, Ugo Fadini, Grand Prix Models, BAM, Try Kojima, oltre a Roland Devos e Bertrand de Latude, entrambi purtroppo scomparsi, grandi specialisti delle Citroën Traction Avant e della Peugeot 301. 

Etienne Dhont passò una parte della
sua gioventù nel sud della Francia, prima
di creare Renaissance, il suo
marchio attuale. Questa Renault R8
Gordini nasce da un suo master. Ref. K225. 













La più parte di questi modelli è proposta in kit ma alcune serie speciali montate sono destinate ad Audi, Peugeot, General Motors e Citroën. Provence Moulage allarga inoltre i propri orizzonti dedicando parte della sua forza lavorativa ad ogni forma di colate, ivi comprese le protesi dentali, gli stampi da pasticceria e l\’oggettistica d\’arredamento. Inizialmente le decalcomanie sono d\’origine francese ma ben presto si ricorre a Cartograf per ottenere il massimo della qualità. 

La prima edizione del catalogo fa da
sfondo alla DB Panhard HBR5. Sul pianale, 
in metallo, si legge ancora la sigla MRF. 
Corsi e ricorsi storici. Ref. K26C. 

ABC ed Umberto Codolo (Remember) sono altri partner italiani per fari, gomme e componentistica varia, ma di questo aspetto parleremo nelle prossime puntate; insomma, se i concorrenti marsigliesi fanno tutto in casa, Provence cerca esternamente interlocutori qualificati. 

Il kit della Lancia Delta S4 gr.B fu
tra i più venduti. Oltre la vincitrice
del Monte Carlo 1986, la S4 fu realizzata
anche nelle versioni presentazione, 
1000 Laghi, Mille Pistes, RAC
e Sanremo. Il figurino non era compreso
nella confezione (e vi è andata 
pure bene…). Ref. K147. 

I primi kit in catalogo, dopo la già citata Jaguar E, sono l\’Alpine A110 ali a pagoda, la Citroën SM Cabriolet e Rally Bandama, la Ferrari Daytona in versione Gr.4, stradale e spider oltre la 250 GT SWB ed un gruppo di Porsche 911 quali la 930, la SC in veste coupé e Targa, e la 3.3, in pratica tutti prodotti ripresi dai vecchi stampi MRF grazie alla recente collaborazione con Gauthier. La nostra rassegna fotografica riguarda, per questa prima parte, la produzione iniziale uscita ancora dai locali di Rue Chateauredon. 

Anche la Lancia Delta HF 4WD fu 
commercializzata in diverse varianti. Questa 
è la vincitrice del Monte Carlo 1987. Autore
del master, Patrick Cornu, uno dei più
prolifici prototipisti di Provence
Moulage. Ref. K195. 
Uno dei kit più rari, come tanti di questa
marca. Riproduce l\’Alfa 75 al Rallye
du Var 1986. Ref. K194. 

La battaglia con Record è già iniziata, in attesa di altre contendenti che presto si materializzeranno, generando incroci interessanti e ricchi di spunti creativi.

Sul pianale di molti kit inizialmente
non era presente la firma dell\’autore. 
Resta quindi ignota la mano che scolpì
questa bella Audi Quattro S1 prima a 
Sanremo nel 1985. Ref. K146. 




Prossimamente sul blog: la storia della Provence Moulage in più puntate

Molti ricorderanno le storie sui marchi provenzali pubblicate nel blog ormai diversi anni fa, a cura di Umberto Cattani e del sottoscritto. Abbiamo deciso di riallacciare il filo del discorso, riprendendolo dov\’era stato lasciato a suo tempo, per ricollegarlo ai giorni nostri. Questo significa che potrete presto leggere su queste pagine la storia della Provence Moulage, che era l\’ultimo marchio rimasto scoperto. Da Provence Moulage, le cui vicende occuperanno probabilmente tre capitoli, arriveremo poi agli albori di Spark, e lì il cerchio potrà dirsi concluso. Avremo cioè affrontato l\’intera vicenda – spesso felice, a volte tormentata – dei marchi cardine della Francia mediterranea, da MRF a Record, da Starter a Provence Moulage, arrivando a Spark, che rappresenta un po\’ la sintesi moderna di un\’esperienza sviluppatasi dalla fine degli anni settanta. Questi marchi hanno una storia che si intreccia di continuo. Si sono fatti concorrenza, ma si sono anche sostenuti e oggi di essi restano le centinaia di migliaia di kit prodotti e i tanti montati nelle collezioni di tutto il mondo. Anche Spark è ormai un marchio storico, avendo alle spalle ormai un ventennio di attività. Tornando a Provence Moulage vi proporremo una documentazione più dettagliata possibile e dei testi curati al massimo delle nostre conoscenze. Grazie a tutti voi per seguire il blog con immutata passione da così tanto tempo. 

Livree speciali per le due 911 RSR schierate da Porsche Motorsport alla 24 Ore di Le Mans 2020

Le due Porsche 911 RSR ufficiali che prenderanno parte alla prossima 24 Ore di Le Mans, in programma questo weekend, avranno le livree viste in occasione della gara virtuale svoltasi lo scorso giugno. Com\’è noto, due delle quattro vetture, che erano state iscritte da Porsche of North America, hanno dovuto dare forfait, e restano sono quelle schierate dal team tedesco. 

La particolare decorazione ricorderà il 1970, anno della prima vittoria assoluta a Le Mans per la Porsche. Una delle due auto sarà rossa e bianca, proprio come la 917K vittoriosa cinquant\’anni fa, mentre l\’altra riprenderà gli stessi temi grafici, ma col nero al posto del rosso. 


Lancia Delta HF Integrale EVO Gr.A Martini Rally Monte Carlo 1992 Auriol/Occelli Spark S9015

Quando a metà giugno Spark annunciò la Lancia Delta HF Integrale Evo del 1992, guardando le foto del pre-serie mi cascarono le braccia. Era evidente come i montanti laterali fossero stati trattati nella maniera peggiore che ci potrebbe attendere da un produttore di resincast, ossia con una squallida stampa sull\’acetato. A dire il vero questa tecnica, che va benissimo in altre occasioni ma è opportuna quanto il cavolo a merenda per montanti e listelli, era già stata utilizzata da alcuni produttori di modelli speciali in un passato neanche tanto recente (mi viene in mente Alezan); i marchi made in China (e recentemente made in Madagascar) ne hanno fatto comunque un uso smodato, non solo nell\’1:43, ma anche nell\’1:18 e addirittura nell\’1:12. 

Io vedendo un modello dove per i montanti e le battute delle porte laterali si è usata questa tecnica, avrei voglia di lasciar da parte qualsiasi altro commento, considerando la riproduzione sbagliata, squalificata e basta. Sarebbe l\’ora che qualcuno si facesse sentire, anziché incensare sempre e comunque in modo acritico quello che arriva da Spark o da qualsiasi altro produttore. Su Facebook ci sono gruppi in cui ci si spertica in lodi per questa Delta Integrale. Il tifo nel modellismo non serve a niente. A me viene tristezza pensando all\’ennesima occasione persa. 

Certo, questi modelli si venderanno bene e gli artigiani non avranno troppi motivi per gioire. Spark è in grado, anche con un prodotto non all\’altezza delle aspettative, di fare ombra a realtà troppo piccole anche come visibilità. 

Già perché è anche una questione di visibilità. Se fai un modello buono con un costo competitivo e nessuno sa che lo hai fatto, puoi avere il miglior rapporto qualità-prezzo del mondo ma non lo venderai mai. Certo, se hai una visibilità massima e continui a fare ciofeche, prima o poi andrai a finire in un tombino. Ma credo che Spark sia ancora lontana da questa situazione. Fatto sta che stiamo commentando un mezzo insuccesso. Il modello è fatto bene, per carità. Le forme sono quelle, i dettagli ben curati, il montaggio impeccabile. Ecco perché certe stupidaggini fanno irritare ancora di più. 

Qualche esempio, sicuramente meno evidente dell\’orrendo vetro laterale: la calandra in cui il filetto rosso interno ai \”denti\” è stato realizzato sulla retina e non sulla cornice; i fari di uguale misura (sbaglio o erano di diametro diverso, quelli esterni più grandi, quelli interni più piccoli, anche se di poco?). 

Ci sono tante cose eccellenti su questa Lancia Integrale, ma mai come ora verrebbe voglia di comprare un kit e farselo montare da uno bravo, come si suol dire. Si andrà a spendere – quanto? Duecento, trecento euro, a seconda di chi vai a interpellare, ma si avrà qualcosa di esclusivo e di storicamente attendibile. Pubblico una gallery credo esaustiva su questo modello. Ulteriori commenti li aggiungeranno i lettori del blog, che non mancano e sono anche molto attenti. 

Foto gentilmente inviata da Umberto Cattani, che mi ha fatto pervenire anche un\’immagine del suo kit Racing43, montato venticinque anni fa:

Nota: ne approfitto per ricordare che i commenti ai vari articoli sono i benvenuti ma è necessario firmarsi o loggandosi a Google (a quel punto il nome appare automaticamente) o aggiungendo il nome alla fine del commento stesso se si interviene da \”guest\”. I commenti anonimi vengono cancellati. 


Prossimamente sul blog: Lancia Delta HF Integrale EVO Rally Monte Carlo 1992 di Spark (1:43)

Arrivata oggi, recensiremo presto sul blog l\’attesa Delta Integrale Monte Carlo 1992 di Spark. Disponibile in versione Auriol (vincitore) e Bugalski (quinto classificato), il modello farà come sempre discutere. Sarebbe però meglio di no. Non potrebbero accontentarsi di modelli che non fanno discutere? Avranno pensato a noi giornalisti. 

La strana vigilia della 24 Ore di Le Mans 2020

Le Mans si avvicina. La prima edizione della storia che si correrà a porte chiuse. Senza pubblico quindi, ma anche quasi senza fotografi, senza giornalisti. Inutile per il momento ricordare una lunga e abbastanza triste cronologia degli eventi e delle successive restrizioni, nate da decisioni difficili, che hanno portato a una doppia anomalia: la gara a fine settembre e, appunto, l\’assenza di spettatori. Molti attendono impazienti di seguire la corsa come meglio possono, altri – irritati – hanno deciso di fare tutt\’altro. Nei loro panni avrei preso la seconda decisione. Intanto, con quello che si trova nelle edicole, si possono fare composizioni più o meno originali. Quella classica, direi, è l\’Auto Hebdo con la guida completa (numero 2276S, uscito lo scorso 3 settembre) e il fascicolo numero 16 (settembre-.novembre 2020) di Spirit of Le Mans, sulla cui copertina campeggia la Ferrari 250 LM del NART vincitrice nel 1965. \”Autremans\” è il titolo: un gioco di parole per dire \”altrimenti\”. Riuscire a fare altrimenti, cavarsela lo stesso, trovare alternative. E\’ quello che hanno cercato di fare, dallo scorso marzo, gli organizzatori dell\’Automobile Club de l\’Ouest. Al di là delle tante cose cui dovremo rinunciare in questa strana edizione della 24 Ore, il solo fatto che si svolga è già un successo; farla saltare sarebbe stato un disastro economico per via dei diritti televisivi e degli spazi pubblicitari già venduti. Questa coppia di riviste ci ricorda che – volenti o nolenti – siamo ormai nella settimana di Le Mans, che Janos Wimpffen definì con felice sintesi \”il Natale dell\’endurance\”. Solo che questa sembra più che altro una lunga settimana di quaresima. 

83ma borsa internazionale del "Club Mulhouse 1:43e" (parte 2)

Pubblichiamo la seconda parte della gallery sulla borsa di scambio che si è svolta ieri 12 settembre a Mulhouse. Questa manifestazione, nata nel 1976, è una delle più vecchie d\’Europa. L\’83ma edizione ha visto la partecipazione di circa duecento espositori provenienti dalla Francia (soprattutto il Grand Est), ma anche da Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo, Svizzera. 

La prima parte del reportage è visibile a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/09/83ma-borsa-internazionale-del-club.html
foto David Tarallo

Circa 200 gli espositori intervenuti
ieri per la 83ma edizione della borsa di Mulhouse. 

Parecchio movimento di compravendita
delle serie da edicola, ma non ci si limitava
certo a questo tipo di modelli. 

Nonostante alcuni tavoli già prenotati siano
rimasti vuoti, la partecipazione degli espositori
è stata soddisfacente. 

Un po\’ di letteratura d\’epoca. 

Gama, Schuco, Bizarre ma anche AMR. 

Presente qualche banco specializzato in treni. 

Bella selezione di mezzi movimento terra.

Ixo, Norev e tanto altro ancora. 

Anche se mancavano banchi con obsoleti
di livello assoluto, la scelta non era male. 

Modelli anni sessanta-settanta senza scatola. 

La Hall 3000 del centro esposizioni costituisce
un luogo ideale per la borsa. La distribuzione dei
tavoli non privilegia né penalizza nessuno. 

In primo piano alcuni kit X-AMR: ricordo una Ferrari
250 GT Lusso e una 250 GTO della serie 5000. 

Miscellanea di modelli in varie scale e
condizioni di conservazione. 

Il marchio Dinky era sicuramente il più diffuso
fra gli obsoleti. Per quanto possano valere, molto
vasta era anche la scelta dei nuovi Altas. 

Alcuni treni in grande scala. 

Fascicoli fermodellistici d\’epoca. 

Anche se il tema principale della borsa
di Mulhouse sono gli automodelli, non
mancavano aerei, treni e navi, anche se
in misura molto minore. 

Alcuni banchi meritavano un\’osservazione
più accurata, per scovare la rarità fra modelli
più comuni. 

In Francia è ancora possibile reperire quei
modelli montati in resina degli anni novanta- primi
duemila, i cui produttori sono stati spazzati via
dall\’esplosione del fenomeno cinese. 

Un paio di OttOmobile in 1:18, BMW M3 e
Renault 15 GTL. 

Una scelta di diecast 1:18 privi di scatola originale. 

Spille, portachiavi e stemmini vari. 

Serie di camion da edicola. 

Una bella collezione di Rami, tutti
perfetti con scatola. Oggi hanno quotazioni
piuttosto basse. Ricordo una \”bolla\” intorno
al 2004-2005 in cui arrivavano su eBay a quotazioni
astronomiche. 

Kit e modelli BMW del passato, fra cui
il classico Solido con tre versioni possibili. 

Non molto abbondante il materiale
cartaceo, ma qualche curiosità si poteva trovare. 


83ma borsa internazionale del "Club Mulhouse 1:43e" (parte 1)

Non potevamo iniziare un reportage sulla
borsa di Mulhouse senza un\’immagine della
celebre place de la Réunion. 

Mancavo dalla borsa di Mulhouse dall\’edizione di settembre 2017. Quella di stamani si annunciava critica a causa delle note problematiche legate alla storia del virus. In effetti è mancata soprattutto la partecipazione di espositori tedeschi e qualche buco fra le file dei tavoli prenotati c\’era, ma nonostante questo, gli organizzatori hanno fatto un gran lavoro e la borsa è riuscita davvero bene. Sarà perché ne sono saltate tante altre, sarà perché i collezionisti dalle parti dell\’Alsazia non mancano, fatto sta che l\’affluenza è stata più che soddisfacente e la qualità della merce esposta davvero ottima. 

Per gli espositori, le porte dei padiglioni
dell\’expo si sono aperte alle 7.30. 


Si è sentita anche la mancanza di alcuni venditori spagnoli, abituali frequentatori della borsa organizzata dal Club Mulhouse 1:43e, ma in sostanza si è riusciti a salvare capra e cavoli, conciliando le esigenze degli espositori con quelle dei visitatori. Ovviamente obbligo di mascherina all\’interno, con addetti dei vigili del fuoco che facevano rispettare le norme, ma siamo lontani anni luce dall\’isteria che si vive in Italia con i media che hanno lobotimizzato la stragrande maggioranza della popolazione con un terrorismo psicologico meticolosamente pianificato che imperversa indisturbato da marzo. 

A Mulhouse i visitatori entrano dalle 9.30 pagando
3 euro. Chi desideri un accesso prioritario
può entrare dalle 8 pagando dieci euro (e ce ne sono). 


E no, contrariamente a quello che dicono i professionisti dell\’informazione di regime, qui la gente non muore per strada. Almeno per ora. In futuro vedremo. Tornando alla borsa, essa ha proposto un buon mix fra antico e moderno. Mancavano – è vero – dei \”grandi\” del modello obsoleto di eccezionale qualità, come Erwan Pirot, ma la rappresentativa era più che dignitosa. Diversi i negozi (in primis, Virus, cui mai come quest\’anno fischieranno le orecchie), alcuni venditori di modelli speciali che da decenni calcano le scene, specialisti dell\’accessorio, qualche rappresentante italiano e la presenza come visitatori di gente molto conosciuta da queste parti e non solo, come Michel Ottenwaelder di Vroom, che ho rivisto volentieri dopo otto anni. L\’ultima volta l\’avevo incontrato alla Le Mans Classic del 2012, pensa come passa il tempo. 

Prezzo di un tavolo di m 1,80×0,80: € 36. 


Ha probabilmente contribuito al successo della borsa alsaziana anche una manifestazione automobilistica concomitante organizzata nello stesso parco delle esposizioni, Destination automobile, che ha preso il via oggi alle 14 e che si concluderà domani pomeriggio. 
Vi presentiamo, in due puntate, una gallery della borsa di oggi. La seconda parte del reportage è visibile a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/09/83ma-borsa-internazionale-del-club_13.html
[foto David Tarallo]

Si montano gli stand. Più che discreta la presenza
di kit speciali e di accessori vari in scala 1:43. 

Una scelta di kit speciali (AMR, Arena, Tameo…). 

Selezione di modelli speciali montati, kit, Spark, industriali
in scala 1:87 e alcuni mezzi pesanti di
\”nonomologati\”. 

Come sempre ci si ingegna ad andare in altezza!

Come sempre molto ampia la scelta
di modelli di fascia di prezzo medio-bassa. 

Modelli in vari condizioni, ideali anche
per restauri ed elaborazioni. 

Non erano rari i banchi che presentavano
scelte tematiche coerenti, di vario tipo. 

Un banco… vecchio stile. Alcuni kit X-AMR,
dei montati speciali e altri kit in resina che
ricordavano parecchio i Vroom…

Buona l\’affluenza di pubblico, soprattutto
dalle 10 alle 11 e verso le 14. 

Modellone filoguidato della spagnola
Paya, riproducente la Ferrari 250 LM. 

Molto suggestivo questo stand, in cui spiccavano
vari mezzi militari Solido degli anni sessanta-settanta. 

…ancora modelli un po\’ vecchiotti…

Nuovo e antico si coniugano bene alla borsa
di Mulhouse, ormai un evento classico del calendario. 

Alcuni si sono lamentati di prezzi troppo alti.
Sinceramente, sentendo un po\’ a destra e a sinistra
nessuno mi è parso in vena di rapine. Gli speculatori
ci sono sempre, sono inevitabili, ma quella è un\’altra
storia che non va generalizzata. 

Simpatico oggetto di memorabilia della BP. 

Espositore originale Norev. 

Non mancavano diecast 1:18 recenti di Solido e Norev. 

Alcuni obsoleti in condizioni più che buone. 

In Francia la scelta di vecchi Solido è
ancora molto ampia e i prezzi sono umani. 


Un po\’ di sapore AMR fra un modello e l\’altro…